Vampiri dall’inferno: Vampyroteuthis infernalis

Animula vagula blandula

(M. Yourcenar, Le memorie di Adriano)

E’ buio in quella che viene chiamata la “zona ombra” degli oceani, tra 500 e 1000 metri di profondita’. La luce del sole non vi penetra. Mai. La temperatura, costante, e’ quella di una cripta, tra 2 e 6 gradi, e non cambia neanche d’estate. Manca l’aria in questa tomba sottomarina: la quantita’ di ossigeno presente e’ cosi’ scarsa (circa il 3% contro il 21% dell’atmosfera) che quasi nessun animale puo’ respirarvi normalmente. Per questo, la zona ombra e’ chiamata anche Oxygen Minimum Zone (OMZ). Non c’e’ vita nella zona ombra. E’ un deserto asfittico, buio e freddo dal quale le creature si tengono alla larga, in tutti gli oceani della terra.

Eppure in questo deserto abissale vaga solitario, da centinaia di milioni di anni, un fantasma nero. Una creatura cosi’ meravigliosamente adattata a vivere questo luogo inospitale da sembrare sorprendente, e aliena. Osservate questo video e questo: questo animale e’ cosi’ inquietante che non ci sono sufficienti parlole per descriverlo: occorre guardarlo per crederci.

Non e’ uno scherzo di Halloween. Il ” calamaro vampiro infernale” (questo il significato del suo nome latino) esiste davvero, anche se sembra un mostro triste inventato dalla fantasia di Tim Burton.

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Foto di Vampyroteuthis infernalis catturata da un ROV a 717 m nella Baia di Monterey, California. Foto: Robinson et al., 2003

Il Vampyroteuthis infernalis e’ l’ultimo dei Vampiromorpha, ma non e’ stato sempre cosi’. Gli antenati di queste diafane creature si evolsero nel Triassico a partire dai Nautili, e nel Giurassico, mentre sulla terra i dinosauri erano padroni, i Vampyromorpha abbondavano nel mare in una grande varieta’ di forme. Poi ad uno ad uno, sotto la pressione di specie sempre piu’ veloci e competitive, si estinsero. L’unico sopravissuto, il calamaro-vampiro, e’ giunto sino a noi perche’ e’ riuscito ad andare “all’inferno”, nelle impossibili acque della OMZ, e ad adattarvisi.

A dispetto del suo nome interessante, il calamaro-vampiro non e’ ne’ un calamaro ne’ un vampiro. Non e’ un vampiro perche’ non succhia il sangue a nessuno (anche perche’ non c’e’ nessuno a cui succhiarlo laggiu’, anche volendo): si nutre di copepodi, gamberetti, cnidari, tutti animali piccoli che riescono in qualche modo a compensare almeno per breve tempo la mancanza d’ossigeno. Non e’ un calamaro perche’ possiamo considerarlo l’anello di congiunzione tra i calamari e i polpi, avendo caratteristiche un po’ dell’uno e un po’ dell’altro (ma non e’ detto che ci sia una discendenza diretta, l’evoluzione, si sa, fa cose bizzarre, e noi non abbiamo sufficienti fossili di queste creature mollicce e gelatinose).

Del polpo ha l’aspetto generale, le pinne sulla testa (tipiche di un gruppo piu’ primitivo di polpi, i Cirrata), otto tentacoli, la membrana che unisce gli stessi, le abitudini solitarie. Del calamaro ha altri due tentacoli piu’ lunghi, anche se retrattili e destinati ad altro, una cartilagine interna, residuo della conchiglia del nautilo, la mancanza della cavita’ palleale sotto il mantello.

E poi ci sono naturalmente gli adattamenti all’Inferno. L’adattamento principale riguarda naturalmente la sopravvivenza in un posto anossico: come fa a respirare senza ossigeno? Ci tengo a sottolineare che il calamaro-vampiro non respira dal mantello come dice il primo dei filmati segnalato, respira normalmente dalle due branchie (enormi in proporzione) dove vi arriva il sangue pompato dai tre cuori. Come tutti i Coeloidea anche il vampiro ha il sangue blu contenente emocianina, l’equivalente dell’emoglobina con il rame al posto del ferro. L’emocianina del Vampyroteuthis tuttavia e’ particolare, essendo modificata per catturare il pochissimo ossigeno presente e rilasciarlo gradualmente ai tessuti. Senza questa modifica peculiare, neanche il Vampiro potrebbe vivere nella zona ombra, ma cio’ lo rende inadatto a vivere in qualunque altro luogo della terra: in acquario ad esempio i Vampyroteuthis muoiono dopo un’agonia di un paio di mesi.

Per quanto l’emocianina del vampiro sia speciale, altri adattamenti si sono resi necessari. Ad esempio, il metabolismo e’ sceso a livelli incredibili, ed e’ il piu’ basso possibile per un animale di quella taglia. Per nuotare, anziche’ usare la spinta a getto esalando acqua dal sifone come tutti gli altri cefalopodi, usa le due pinne ai lati della testa e sembra che voli dolcemente nel suo mare nero. Cio’ consente movimenti piu’ lenti e quindi un risparmio energetico. Il corpo e’ gelatinoso, della consistenza di una medusa, e ricco di ammonio (il che toglie ogni dubbio se vi stavate chiedendo se e’ buono da mangiare: no, sa di pipi’ di gatto), che gli conferisce la stessa densita’ dell’acqua con nessuno sforzo per galleggiare. Soltanto i vampiri giovanissimi usano la spinta a getto per spostarsi: si sa che i giovani sono pieni d’energia.

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Posizione di difesa “a zucca”. Foto da Pharingula . Didascalia originale: Figure from The Deep(amzn/b&n/abe/pwll), by Claire Nouvian.

Se minacciato, il vampiro usa sistemi di difesa energy-saving: si capovolge come un guanto esponendo la parte ventrale del mantello ricca di cirri che sembrano spine (ma sono chitinosi), assumendo quasi l’aspetto di un riccio, in quella che viene chiamata “posizione a zucca”. In alternativa, “accende” i due grandi fotofori bioluminescenti alla base delle pinne, che sembrano occhi (e ai predatori non piace farsi fissare, come ben sa chi ha a che fare con le tigri); poi, gradatamente, li spegne, dando l’impressione di allontanarsi anche se in realta’ resta li perche’ a correre si consuma ossigeno. In alternativa usa un sistema che si chiama contro-illuminazione: accende i fotofori bioluminescenti sparsi sulla superfice del corpo, sopratuttto all’estremita’ dei tentacoli, e “diffonde” la sua silhouette rendendola vaga e confusa agli occhi di un predatore adattato a vedere al buio. Il sistema di produzione della luce usa due sistemi, la luciferina, lo stesso usato dalle lucciole, e la coelenterazina, tipico dei cefalopodi di profondita’, ed entrambi i sistemi usano ATP, quindi necessitano di un dispendioso uso di ossigeno per essere prodotti. Se nessuno di questi sistemi funziona, invece che inchiostro spruzza un muco fatto di minutissime palline bioluminescenti che restano li ad abbagliare il predatore mentre il vampiro, lentamente, si sposta perdendosi nell’oscurita’. Con moderazione, pero’, perche’ rigenerare le particelle bioluminescenti costa. Che ne e’ della capacita’ di cambiare colore degli altri cefalopodi? Rimane, anche se ci sono meno cromatofori, per lo piu’ neri o rossi, che mancano dei muscoli circolari che consentono i cambiamenti di colori. Il vampiro, degno del suo nome, ha un colore che varia dal rosso scuro al nero.

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Le particelle luminose emesse dal calamaro-vampiro. foto da: Robinson et al., 2003

Dal canto suo il vampiro non ha bisogno di nessuna luce: i suoi occhi sono enormi, i piu’ grandi in proporzione al corpo del regno animale. Quando guarda in alto per lui il mondo e’ un cielo stellato fatto di vaghe forme diafane, possibilmente commestibili. In piu’ possiede file di piccoli organi composti che sono fotorecettori che gli consentono di guardare anche dorsalmente. Per cacciare probabilmente individua le prede con i due lunghi tentacoli retrattili, detti filamenti velari, che sono recettori tattili. Poi, da bravo vampiro, le circonda col mantello intorno ai tentacoli e con l’eburneo becco corneo le azzanna.

Sulla riproduzione del calamaro vampiro si sa pochissimo. Dall’esame delle ghiandole associate agli organi riproduttori si intuisce che le uova sono piccole, contrariamente a quello che si credeva. Dato che i giovanissimi vengono tutti pescati in profondita’, si intuisce che le uova devono essere deposte negli strati piu’ bassi del range dell’animale, ma non si sa molto altro e nessuno ha mai osservato la riproduzione.

I giovani vampirelli alla nascita, come si diceva, nuotano con la spinta a getto ma sono dotati di un paio di pinne sulla testa. Con l’eta’ si sviluppa un secondo paio di pinne, per cui ad un certo stadio di sviluppo i vampirotti, come le farfalle, “volano” con quattro “ali”. Successivamente il primo paio di pinne viene riassorbito e rimane definitivamente solo il secondo paio, che pero’ si sposta all’indietro e cambia leggermente forma. Tutti questi cambiamenti di pinne avevano fatto in origine pensare all’esitenza di tre specie di Vampyroteuthis. E’ difficile studiare una specie che vive cosi’ in profondita’ ed e’ quasi invisibile, nero in un oceano nero. Tutto cio’ che si sa dell’etologia di questa specie lo dobbiamo a rari incontri casuali con ROV (Remotely Operated Vehicles) per le esplorazioni delle zone di scarpata continentale o delle zone abissali. E’ difficile svelare i segreti dei vampiri dell’inferno!

Per saperne di piu':

http://www.biolbull.org/cgi/content/full/205/2/102

http://www.knowledgerush.com/kr/encyclopedia/Vampyromorpha/

http://www.springerlink.com/content/xj5x22l017552117/

http://tolweb.org/Vampyroteuthis_infernalis

Published by tupaia on ottobre 31st, 2008 tagged invertebrati, marini, rari


22 Responses to “Vampiri dall’inferno: Vampyroteuthis infernalis”

  1. falecius Says:

    “e noi non abbiamo sufficienti fossili di queste creature mollicce e gelatinose”
    Ma un’analisi genetica comparata, non c’è? E se ci fosse, sarebbe sufficiente?

    Altre domande:
    quanto sono grossi questi “vampiri”?
    Che se ne fanno degli occhi? Loro nella zona di profondità in cui stanno, ci vedono?
    Se quelle profondità sono già “infernali” i pesci abissali, che per quel che ne so stanno anche molto più in basso, come fanno?

  2. tupaia Says:

    falecius: fino a 30 cm. Gli occhi gli servono per le bioluminescenze proprie e altrui. Oltre la OMZ c’e’ molto piu’ ossigeno, portato da correnti profonde di origine polare, e non consumato da batteri. Il problema e’ questa zona intermedia tra le acque profonde e quelle superficiali, dove c’e’ poco ricambio d’acqua e i batteri consumano tutto l’ossigeno

  3. danilo Says:

    Falecius: come ti dice Tupaia, il fondo degli oceani non è poi un posto così malvagio. Poca densità di individui, ma grande biodiversità. Bisogna considerare che la densità dell’acqua è massima attorno ai cinque gradi. Vero che non è molto, ma significa che gli organismi di fondo possono ottimizzare tutte le reazioni biochimiche, visto che possono contare su una temperatura stabile. Poi il fondo marino, o almeno buona parte del fondo, va visto come un fiume più che come un mare. Correnti forti e stabili. Inoltre _tutto_ quel che c’è sopra prima o poi arriva sul fondo, e lì si ferma. Mentre nel tratto intermedio passa solamente, e se non lo prendi al volo l’hai perso.

  4. tupaia Says:

    Danilo: non funziona esattamente cosi’. Da quello che capisco io nella OMZ avvengono due fenomeni: ambiente stabile che consente il proliferare di batteri e molto cibo che cade dall’alto. Questo induce i batteri a consumare questo cibo in modo aerobo, il che sottrae l’ossigeno. In piu’, visto l’ambiente, ci sono molti batteri anaerobi denitrificanti che convertono ammonio, nitriti e nitrati in N2 inutilizzabile agli organismi. In pratica nella OMZ gli aerobi abbattono l’ossigeno, gli anaerobi l’azoto organico che serve agli organismi alla base della catena alimentare a costruire proteine. Le OMZ sono una specie di sacche chiuse dove il ricambio avviene solo grazie a correnti verticali, ma non sono toccate ne dalle correnti profonde ne da quelle superficiali. Nella zona sottostante c’e’ ossigeno e nutrienti portati dalle correnti profonde orrizzontali, di provenienza polare (e le acque fredde sono molto ricche di ossigeno), e in piu’ non ci sono i batteri, o almeno non ce ne sono ad elevata concentrazione perche’ come dici anche tu la biomassa e’ minima per fia della pressione. Il risultato e’ che sotto la OMZ c’e’ sia molto piu’ cibo che molto piu’ ossigeno, che non arrivano tanto da sopra quanto dal lato.

  5. danilo Says:

    Grazie per la spiegazione. Come sai, la biochimica non è esattamente il mio elemento.
    Ma la biomassa sui fondi oceanici non credo dipenda dalla pressione.
    Direi scarsità di nutrienti (dopo tutto, eccetto le fumarole, la produzione primaria è in superficie, e quello che cade giù passa un bel po’ di opportunisti) e lentezza metabolica, per via della temperatura.
    Leggevo che la biodiversità è paragonabile a quella delle foreste pluviali, solo moooolto più sparpagliata.

    (Comunque questa bestia è pazzesca. Voglio dire, nuota con le orecchie e fa l’imitazione di un riccio di mare…)

  6. tupaia Says:

    E’ vero, la scarsita’ di nutrienti e’ sicuramente la causa prima, in fondo alla pressione entro certi limiti ci si puo’ adattare. Mi pare di capire pero’ che tolti i batteri agli altri organismi della OMZ non resti granche’ da magiare, quindi tra niente ossigeno e niente cibo la biodiversita’ e la biomassa di quest’area e’ molto ridotta. Praticamente paragonabile ad una pozza eutrofizzata. Invece il fondo oceanico e’ un tanganika freddo…

  7. danilo Says:

    Esattamente. Un tanganika freddo, enorme, e immutabile.

  8. Stefano Says:

    Viva il phylum Mollusca!
    Le creature degli abyssi mi hanno sempre affascinato, anche se questi non li conoscevo proprio.
    Si dice che la luminescenza sia usata dai Vampyromorpha anche nel corteggiamento, come accennato qui:

    http://blogs.discovery.com/deep_sea_news/2008/10/the-27-best–20.html

    In pratica, come le lucciole. In effetti è anche logico: laddove più che altro c’è solo buio, i colori sgargianti non servono per attirare attenzione, occorre accendere una luce.

  9. falecius Says:

    Altra domanda: perché c’è la membrana tra i tentacoli? che utilità/vantaggio evolutivo ha?

  10. Stefano Says:

    Sono soggetto ad altri fenomeni di filtro poltergeist..

  11. tupaia Says:

    Stefano: la membrana credo serva ad avviluppare i gamberetti. almeno, e’ stato osservato una volta in acquario che la usava cosi’.
    Questa volta non era il poltergeist, era il filtro anti-spam che mette in moderazione i commenti con dei link. Adesso dovresti vedere l’altro commento

  12. alekhine Says:

    meraviglioso! brava lady, bel post, bel blog :)

    alek

  13. Palmiro Pangloss Says:

    Secondo me e’ mangiabile: insomma, anche il Sauvignon Blanc sa di pipi’ di gatto eppure e’ buono.

  14. tupaia Says:

    Alek: grazie davvero! non sapevo che ai linux guru interessassero queste cose…

    Palmiro: in effetti da uno che mangia tartufi e che non capisce neanche le differenze tra questi mi aspetto di tutto.

  15. Palmiro Pangloss Says:

    Tupaqia: ma di che parli?

  16. tracina Says:

    che animale affascinante!e che bel post gli hai dedicato!i video mi hanno lasciato a bocca aperta!..e lo confesso,mi sono chiesto quale sapore potesse mai avere!tutta colpa dei giapponesi che quando vedono un pesce la prima cosa che chiedono è se si può mangiare -_-‘

  17. danilo Says:

    Fosse così, le balene se la caverebbero meglio…:-P

  18. tupaia Says:

    ciao Tracina, ben tornato! com’era il sushi?

  19. alekhine Says:

    guru linux io? lo pensi davvero?? immagino che per le proposte di matrimonio sia tardi ;P.

    cmq queste cose mi interessano molto, leggo sempre il tuo blog. io non ho la tv, cosi queste pagine sono il mio national geographic channel :)

    alek

  20. tracina Says:

    grazie^^
    il sushi?ne ho mangiato a tonnellate,ogni volta che ho potuto!

  21. Vampyroteuthis infernalis Says:

    […] informazioni al seguente link: L’OROLOGIAIO MIOPE […]

  22. Il calamaro vampiro infernale | Lega Nerd Says:

    […] Fonte con ulteriori info. animali (29), calamari, polpi (2), vampiri (13) Share Tweet Effettuare il login per lasciare un commento 0 […]

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