Uomini e ratti (Rattus norvegicus e Rattus rattus)

Ci sono specie di animali con cui dividiamo lo spazio gomito a gomito da secoli e di cui non sappiamo assolutamente nulla. E la non conoscenza genera paure a volte malposte. Mi riferisco, naturalmente, ai ratti.

L’Europa sembra essere al momento il continente con meno specie di ratti, in quanto ne abbiamo solo due ed entrambe importate, il Rattus Norvegicus e il Rattus rattus, in contrapposizione a paesi come la Repubblica Democratica del Congo che ne ha 45 e la Nuova Guinea che ne ha ben 60 (evviva la biodiversita’!). Solo che, come si dice, poche ma buone: Le due specie Europee sono state accidentalmente importate praticamente in tutto il mondo tranne alcune isole e adesso si tratta di specie ubiquitarie che pongono seri problemi per la conservazione di alcune specie locali.

In origine, nel Cretaceo, entrambe le specie si sono evolute nel sud-est asiatico e in Cina, ma da qui i loro destini si sono differenziati. Il Rattus rattus, detto anche ratto nero o ratto dei tetti, si e’ lentamente diffuso in tutto il continente asiatico e da qui in Europa. I primi rinvenimenti di ratto nero europeo risalgono al Pleistocene (circa due milioni di anni fa) a Creta e in Germania. Nel V sec dC era arrivato in Inghilterra. Nel medioevo era decisamente comune in tutta Europa. Il Rattus norvegicus, o ratto grigio o ratto delle chiaviche, invece, a dispetto del suo nome (i tassonomi son gente strana!), e’ arrivato in Norvegia solo nel 1790. In Europa e’ arrivato dall’Asia nella prima meta’ del XVIII secolo e da li e’ arrivato in inghilterra nel 1728 e in nord America nel 1775.

Come distinguere le due specie? Il Rattus norvegicus, quello comunemente chiamato ratto di fogna, rispetto al Rattus rattus, ha le orecchie piu’ piccole, piu’ carnose e piu’ pelose (il ratto nero le ha grandi in proporzione). La coda e’ piu’ spessa, lunga piu’ o meno quanto il corpo e bicolore (piu’ chiara sotto), mentre e’ piu’ sottile e piu’ lunga del corpo dell’animale e di colore uniforme nel ratto nero. Gli occhi del R. norvegicus sono piu’ piccoli. Sebbene entrambi gli animali crescano continuamente nell’arco della vita, a parita’ di eta’ il ratto grigio e’ piu’ grande del ratto dei tetti.

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Rattus norvegicus. Da portaldosindico.com

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Rattus rattus. Si noti la coda piu’ lunga. Da villanova.edu

La nicchia ecologica occupata e’ diversa, il che spesso consente la coabitazione dei due ratti: sebbene entrambi gli animali siano legati agli insediamenti umani, il ratto grigio e’ prevalentemente terrestre e scava lunghe gallerie poco profonde in cui nidifica e che usa per spostarsi. Nidifica anche sotto i pavimenti delle case. Il ratto nero invece e’ prevalentemente arboricolo, e nel mediterraneo arriva ad occupare la nicchia ecologica degli scoiattoli, costruendo nidi rotondi su alberi o palme costiere (di cui mangia i frutti, come si puo’ facilmente rilevare dal mucchietto di noccioli di dattero sotto ogni palma nelle nostre citta’). Nidifica anche nei tetti delle case, il che fa capire perche’ viene chiamato ratto dei tetti.

Ratti e malattie: Sfortunatamente i ratti veicolano diverse malattie agli esseri umani con cui condividono il territorio. Il ratto nero (ma non il grigio!) e’ responsabile della trasmissione della peste bubbonica, causata dal batterio Yersinia pestis, che passa dal ratto all’uomo attraverso il morso della pulce del ratto nero Xenopsylla cheopis. Non tutti sanno che anche i ratti muoiono di peste, cosi’ come diversi altri roditori come gli scoiattoli. Dopo le grandi epidemie di peste dei secoli passati la composizione della microteriofauna (piccoli mammiferi) deve essere stata stravolta notevolmente… Uccidere i ratti per prevenire la peste, tra l’altro, avrebbe peggiorato la situazione perche’ le pulci avrebbero facilmente abbandonato i ratti morti saltando sugli uomini. Dal canto suo il ratto grigio e’ invece responsabile della trasmissione della leptospirosi, o malattia di Weil, causata dai batteri del genere Leptospira e veicolata tramite le urine. Il 50-70% dei ratti grigi inglesi veicola la leptospirosi! Entrambi i ratti portano invece il tifo, nuovamente associato alle pulci (non a caso detto tifo murino). L’agente eziologico e’ la Rickettsia mooseri. Altre malattie associate ai ratti sono la salmonellosi e la toxoplasmosi. Per dovere di cronaca devo sottolineare che le malattie elencate possono essere tutte veicolate da altri animali (peste da altri roditori, leptospirosi dalle mucche e dai maiali, salmonellosi da piu’ o meno qualunque vertebrato, toxoplasmosi dai gatti, tifo da gatti o opossum).

Io penso che uno dei motivi per cui tanta gente prova ribrezzo per i ratti e’ che in fondo noi siamo i discendenti di quelli che sono sopravissuti alle pestilenze: chi si teneva ben alla larga dai ratti aveva meno probabilita’ di essere morso dalle loro pulci, e quindi di prendere la peste o il tifo. Non so se un comportamento del genere sia culturale o genetico, e neanche ho referenze alla mano per affermarlo, ma come ipotesi di lavoro mi pare sostenibile.

La struttura sociale dei ratti e’ estremamente complessa. Entrambe le specie comunicano in una varieta’ di modi che non possiamo percepire, ad esempio emettendo ultrasuoni altamente direzionali inudibili dai predatori o, soprattutto, tramite la marcatura fatta con le urine. L’urina contiene lipocaline, che sono speciali piccole proteine secrete apposta per la comunicazione intraspecifica. Le femmine ne producono circa il 30% in piu’ dei maschi. La grande necessita’ di aminoacidi per produrre proteine puo’ portare al cannibalismo in caso di carenze dietetiche. La colonia parte con una coppia riproduttiva o da una singola femmina incinta. Finche’ il gruppo e’ piccolo il clan si mantiene unito e vive in armonia. Ogni clan e’ in genere composto da un maschio dominante, dall’harem di femmine coi cuccioli e dai maschi subordinati. Gli estranei sono attivamente allontanati, o uccisi, dai maschi. Se la colonia cresce si divide in piu’ clan, ognuno col suo maschio dominante. Le grosse colonie sono normalmente piu’ tolleranti nei confronti degli estranei. In condizioni di carenza di cibo o di pericolo, i maschi dominanti sono notturni, mentre i maschi subordinati escono a mangiare di giorno o quando le condizioni sono meno vantaggiose. Tramite le marcature odorose i ratti possono riconoscere i loro parenti anche di grado lontano (io ho gia’ problemi a riconoscere i miei cugini!), il loro stato riproduttivo, il territorio, la posizione del nido, la presenza di pericoli, l’eta’ dei conspecifici e cosi’ via. I maschi dominanti inoltre insieme alle lipocaline secernono sostanze volatili che attirano le femmine: piu’ pipi’ fanno piu’ hanno successo con le compagne… i ratti adulti passano praticamente la vita a fare pipi’…

Non so a voi, ma a me i ratti ricordano qualcuno… aggressivi, sociali, portano un sacco di malattie, passano la vita a dimostrare il loro machismo, hanno invaso ogni angolo del globo… sara’ che li temiamo tanto perche’ sono cosi’ simili a noi?

Testi consultati per scrivere questo articolo:

Macdonald, D., Barrett, P. (1993) Field Guide Mammals, Collins, London

Macdonald, D. W., The encyclopedia of mammals

siti web:

http://www.hpa.org.uk/infections/topics_az/zoonoses/leptospirosis/gen_info.htm

http://en.wikipedia.org/wiki/Typhus

Published by tupaia on luglio 10th, 2007 tagged mammiferi, roditori


21 Responses to “Uomini e ratti (Rattus norvegicus e Rattus rattus)”

  1. Giam Says:

    Come mai il R. Norvegicus è arrivato così in “ritardo”? Ed attraverso quali percorsi (habitat, attività umane, etc,)?

    Ciao :-)

  2. tupaia Says:

    abbi un po’ di pazienza, sto avendo casini sul lavoro, la sera sono morta e non sono riuscita a trovare il tempo di finire il post. Il fine settimana si avvicina, per fortuna…

  3. giorgio Says:

    Mi rivolgo al creatore del blog,tralascio le lodi e vorrei che dessi un occhiata al mio blog

    http://ildiodeipiccolimondi.blogspot.com/

    Meno professionale e più megalomane ma dacci un occhiata

    è una epopea formato formiche

    Mi interessa il tuo parere

    ciao

  4. Madscientist Says:

    Ho letto da qualche parte che i ratti grifi sarebbero attivati in massa in Europa dall’Asia nel 18° secolo, non si sa cosa li abbia spinti alla migrazione. Sta di fatto che da allora le epidemie di peste che avevano colpito l’Europa sono cessate.

  5. danilo Says:

    Scambi commerciali fra Europa e Cina, dice, uh, coso…
    Le carovaniere, insomma.

  6. tupaia Says:

    Giao, Giorgio, come noterai dal fatto che ho linkato il blog lo trovo davvero carino! facile da leggere, interessante e originale. complimenti.

  7. tupaia Says:

    Giam: io penso che sia perche’ durante l’ultima di pandemia di pestilenza del 17mo secolo la popolazione di ratti neri sia anche molto declinata, visto che anche i ratti muoiono di peste. Cio’ evidentemente ha liberato la nicchia ecologica per il ratto grigio, piu’ aggressivo e immune, che si e’ spostato verso occidente.

  8. falecius Says:

    Questo blog è STUPENDO! Ti linko subito.

  9. tupaia Says:

    falecius: grazie!

  10. Palmiro Pangloss Says:

    Interessantissimo post, grazie. Ed interessante paragone tra ratti e uomini, riguardo al quale ti do un consiglio librario:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Harry_Harrison#The_Stainless_Steel_Rat_series

  11. tupaia Says:

    palmiro: grazie per il suggerimento, ma al momento la pila dei miei libri da leggere e’ prossima al soffitto… :(

  12. elisabetta Says:

    ho vissuto l’immensa gioia di allevare un rattus norvegicus ma non di allevamento bensi trovato in giardino.ho urgenza di sapere se qualcuno ha avuto la mia stesssa magica esperienza,

  13. Tiziana Says:

    bellissimo l’articolo, veramente complimenti!!! Il paragone finale è azzeccatissimo!!! io sono molto curiosa di sapere perchè rattus rattus è strettamente erbivoro mentre r. norvegicus no…ossia l’ambiente di vita avrà esercitato una pressione selettiva ma a livello di ap.digerente che tipo di cambiamenti ci saranno stati? devo fare qualche ricerchina…

    quasi dimenticavo…. io ho 2 splendidi rattus norvegicus sono dei pet meravigliosi, dolci, buffi e giocherelloni :-)

  14. tupaia Says:

    Tiziana: AFAIK anche R. rattus e’ onnivoro, anche se in effetti e’ piu’ tendenzialmente erbivoro del norvegicus. Immagino sia un adattamento alla vita arboricola. Credo oltretutto che se ci sono differenze tra i due per via della dieta siano piu’ a livello biochimico e fisiologico che anatomico

  15. elisabetta Says:

    ho trovato in giardino un cucciolo di ratto l’ho allevato lasciandolo libero in casa.E morto ma non riesco a dimenticarlo,per questo motivo vorrei mettermi in contatto con chi abbia avuto la mia magica esperienza ed anche trovare un allevamento per trovarne uno simile.contattatemi grazie

  16. tupaia Says:

    elisabetta: sospetto che se vuoi un ratto grigio non dovrebbe essere difficile procurartene uno da laboratorio.

  17. vladimiro Says:

    Ciao Elisabetta, meno male che non sono l’unico ad amare i ratti. Io ne ho trovato uno abbandonato (una femmina)… e dopo un mese abbiamo cercato le abbiamo cercato una compagna.
    Io vivo in spagna e faccio parte di un foro di gente che ha Ratti in casa (principalmente il norvegicus)… Se vuoi un ratto, potresti provare in negozi di animali che vendono (purtroppo) ratti che servono da “pranzo” a pitoni.
    Se vuoi entrare nel foro spagnolo del “rattus Norvegicus” mandami un mail e sarò felice di inviarti il link (non so se posso metterlo qui). il mio email: vandreini(chiocciola)gmail.com
    Ciao

  18. vladimiro Says:

    DIMENTICAVO: complimenti a TUPAYA per questa web molto ben fatta :-)

  19. tupaia Says:

    Vladimiro: puoi postare senza problemi il link del tuo forum qui, visto che magari interessa anche ad altri, anche se deve passare prima dalla moderazione.
    Grazie dei complimenti, sono contenta che ci sia qualcuno a leggermi fuori dall’Italia!

  20. vladimiro Says:

    Ciao Tupaia,
    ebbene sì!! qualcuno ti legge anche dalla lontana Spagna :-).
    Pensa que il tuo blog l’ho trovato proprio grazie al mio “amore” per i ratti… infatti cercavo alcune cose sul “norvegicus” e mi sono incontrato con il tuo blog (che tra le altre cose parla di tanti altri animali) che ho provveduto immediatamente a mettere tra i miei link favoriti. Molto probabilmente (tempo e impegni permettendo) farò una pagina dedicata proprio a questi piccoli esserini che sono i topi e che, putroppo, nel passato non hanno certo goduto di buona fama.

    Il link che ti metto qui sotto è del foro che sto frequentando qui in spagna: è completamente dedicato al “ratto norvegese”; ci si possono trovare fotografie di tutti i nostri amici roditori, e anche video. Anche se qualcuno non “domina” la lingua spagnola… potrà in ogni caso vedere alcuni video dove l’intelligenzae l’affetuosità del ratto farà innamorare!

    Ciao a te e a tutti i lettori della tua ottima pagina!!

    http://ratas.forogeneral.es/foro/index.php?c=3 (entrare dove dice NUESTRA RATITAS per vedere foto e video)

    http://ratas.forogeneral.es/foro/viewtopic.php?t=832 (foto di una delle mie ratte)

    Il mio nick nel foro Spagnolo è: LOSTFOREVER…così mi potete lasciare un messagio :-)

    CIAOOOOOOOOOO

  21. Silvia Says:

    Ciao A tutti…ho trovato un piccolissimo ratto dei tetti e sto provando a farlo sopravvivere….latte di capra e tuorlo d’uovo mi hanno detto…ma qualcuno di voi sa darmi indicazioni piu’ precise?
    Grazie

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