Un’apologia di Erode: l’infanticidio tra i primati

Questo post e’ stato scritto per il Carnevale della Biodiversita’, VI edizione, Dicembre 2012, dal tema: “Parenti, serpenti”. Qui trovate la review degli altri post di questa edizione. Il riferimento ad Erode mi sembrava appropriato per entrare nello spirito del Natale.

Per gli Homo sapiens dell’emisfero occidentale degli ultimi 2-3 secoli l’infanticidio e’ uno dei principali tabu’, insieme al cannibalismo e all’incesto. Questo pero’ non vale necessariamente per gli altri primati piu’ o meno antropomorfi e, per dirla tutta, non vale neanche per gli Homo sapiens. Gli infanticidi di solito finiscono ai nostri giorni in prima pagina sui giornali come pazzi pericolosi. C’e’ da chiedersi pero’ se, sotto sotto, questo avviene perche’ sono davvero inadatti psicologicamente o se hanno semplicemente infranto un tabu’ culturale che impone al sapiens di comportarsi secondo etica e non secondo il suo istinto di primate aggressivo.

I primati infanticidi piu’ studiati sono i langur Presbytis entellus, una specie di Colobine che vive nel subcontinente indiano. Questi primati sono abbastanza rigidamente vegetariani ed hanno una struttura sociale basata su un gruppo di femmine imparentate tra loro che fanno da harem per un maschio dominante. A volte uno o due maschi giovani sono tollerati, ma di solito prima della maturita’ il maschio allontana tutti i potenziali concorrenti. I giovani maschi si riuniscono allora in gruppi erratici che contano da 2 a 60 individui e che possono entrare in conflitto con i gruppi riproduttivi con le femmine. A volte alcuni di questi maschi erratici scacciano via il maschio dominante di un gruppo di femmine ed un nuovo maschio si insedia al suo posto. Quello che succede e’ che il nuovo maschio uccide a morsi tutti i piccoli non svezzati, anche se nati dopo il suo insediamento. Il motivo di questa brutale strage di innocenti e’ stato chiarito abbastanza in dettaglio ed e’ in comune con altre specie di mammiferi che hanno una struttura sociale simile come i leoni e, in minor misura, i gatti. L’usurpatore ha fretta, non sa quanto riuscira’ a rimanere in quella posizione di dominanza prima che il precedente leader o un nuovo maschio gli sottraggano la possibilita’ di riprodursi. Una femmina in allattamento non va in estro, quindi per generare i suoi primi cuccioli l’usurpatore deve aspettare che il piccolo sia completamente svezzato e che la madre sia abbastanza in forma da entrare di nuovo in estro per lui, e cio’ puo’ richiedere molti mesi o addirittura 2-3 anni. Uccidendo il piccolo la madre torna in estro entro pochi giorni e puo’ accoppiarsi con lui, garantendogli successo riproduttivo e la possibilita’ di tramandare i propri geni.


Langur, femmina con cucciolo. Fotolink

E’ interessante notare che le femmine di langur sono madri devote e sono state viste tenere tra le braccia il loro piccolo anche per giorni dopo che e’ morto, in circostanze normali. Nel caso di piccoli feriti dai morsi del nuovo maschio, invece, le femmine si sono limitate ad abbandonarli al loro destino. Non per crudelta’ ovviamente, questa e’ un’antropizzazione. Semplicemente, in termini puramente evolutivi, devono investire in una nuova generazione se vogliono tramandare il loro DNA, perche’ per i figli non svezzati del vecchio capo non ci sono comunque speranze. A loro discolpa c’e’ da dire che cercano comunque, per quanto possibile, di difendere il piccolo dagli attacchi del maschio sino a che il baby-langur non viene ferito. Se il vecchio maschio torna in possesso del branco uccide a sua volta tutti i nuovi nati, i potenziali  figli del rivale, per le stesse ragioni. In periodi di instabilita’ del maschio dominante e’ quindi facile che il grosso dei piccoli soccomba.

Gli albori degli studi sulla socialita’ e sul comportamento dei primati, intorno alla meta’ del XX secolo, erano principalmente condotti da esperti in scienze sociali umane piu’ che da primatologi con un background da biologi. Per almeno un ventennio, quindi, le ripetute segnalazioni di infanticidio vennero ignorate o, nei casi migliori, interpretate come casi di patologia sociale dovuti a stress, sovraffollamento, deforestazione, urbanizzazione o altro. La colpa dell’infanticidio insomma sarebbe stata nostra e non delle scimmie, perche’ “ogni societa’ sana deve avere una struttura sociale intrinsecamente integrata”. Una revisione primatologica del mito del buon selvaggio, insomma, con l’infanticidio visto come una patologia e non come un meccanismo evolutivo.

Il dibattito sull’infanticidio nei langur, oltre ad essere stato sviante per l’etologia di questa specie, ebbe anche lo spiacevole effetto collaterale di distrarre l’attenzione del mondo scientifico dal crescente numero di evidenze che suggerivano che l’infanticidio e’ un elemento comune nell’organizzazione sociale dei primati.

E’ ad esempio considerato frequente tra le scimmie urlatrici ed e’ stato studiato in particolare per le scimmie urlatrici rosse del Venezuela (Alouatta seniculus), quando vi sono variazioni nella composizione maschile del branco o cambiamenti nel loro stato riproduttivo. Queste scimmie hanno una struttura sociale piu’ aperta rispetto ai langur e in un branco vi possono in alcuni casi essere piu’ maschi adulti che fecondano le femmine. I maschi possono anche essere non imparentati e gli invasori possono inserirsi in un branco in modo piu’ o meno forzato. Le femmine, dal canto loro,  si accoppiano con piu’ maschi ma sembra che le chances di paternita’ siano piu’ alte per il maschio residente e dominante che per quelli di passaggio. Gli infanticidi osservati erano praticati dai maschi solo su figli di altri maschi, mai sui loro, ma come facciano a sapere chi e’ il padre, visto che le femmine si accoppiano con piu’ maschi, non e’ chiaro. A volte anche giovani non riproduttivi uccidono i neonati, e le madri spesso non si accoppiano con l’infanticida; in alcune occasioni sono state osservati uccisioni di piccoli gia’ in svezzamento, quando la madre era gia’ in estro. Tutto questo porta alla conclusione che l’infanticidio  a scopo di vantaggio riproduttivo non si applica alle scimmie urlatrici del Venezuela e le cause sono da ricercare altrove. Si ipotizza di fatto che l’infanticidio per queste scimmie sia dovuto a pura e semplice competizione per le risorse: il cibo e’ il fattore limitante per queste scimmie di savana, non altrimenti stressate, non ad alta densita’ e non disturbate dagli uomini. Uccidere un cucciolo non tuo che diventera’ presto un competitore alimentare e’ una buona mossa strategica che garantisce non solo a te, maschio piu’ o meno dominante, la possibilita’ di sopravvivere, ma anche ai tuoi cuccioli, sempre posto che sopravvivano all’infanticidio perpetrato da altri maschi. L’accoppiarsi ‘ndo’ cojo cojo delle femmine potrebbe essere di fatto una manovra strategica per confondere la paternita’ e garantire al cucciolo di non essere ucciso perche’ non e’ chiaro chi sia il padre.

Scimmia urlatrice rossa del Venezuela. Fotolink

I langur e le scimmie urlatrici del nuovo mondo sono nostri cugini, certo, ma non sono scimmie antropomorfe. L’unica antropomorfa che ha una struttura sociale ad harem con un maschio dominante e’ il gorilla. Non sorprendentemente, il pattern e’ lo stesso. Le osservazioni di Dian Fossey e di altri ricercatori ci dicono che se muore il silverback e’ facile che i cuccioli siano uccisi da altri maschi per far si’ che le femmine tornino feconde, ma e’ anche possibile, sebbene piu’ raro, che i cuccioli muoiano durante scontri tra maschi non imparentati per la dominanza di un gruppo. Complessivamente, l’infanticidio da parte di conspecifici causa un terzo delle morti infantili tra i gorilla. Le femmine non hanno modo di opporsi all’uccisione dei gorillini, che deve essere una cosa veramente frustrante per animali cosi’ intelligenti e che portano in braccio per settimane il figlio morto. Nei gorilla vale la spiegazione classica dell’infanticidio per vantaggio riproduttivo: dato il lungo periodo di svezzamento dei cuccioli e la struttura ad harem il nuovo maschio dominante ha fretta che alle femmine ricominci il ciclo mestruale. Un piccolo aneddoto a riprova di cio': Lo zoo di Londra era riuscito ad ottenere un maschio riproduttivo di gorilla per le tre femmine residenti, ma il maschio mori’ lasciando una delle femmine in attesa di un piccolo, e fu presto rimpiazzato da un altro maschio. La nascita del piccolo fu accolta con orgoglio dai keepers, quest’anno (2011) e i visitatori accorsero numerosi per vedere il piccolo Tiny, che significa “Piccolo”. Il nuovo silverback fu tenuto fisicamente separato dal cucciolo per sette mesi, sebbene lo avesse potuto vedere da dietro un vetro e annusarlo, ma poi i keepers decisero di mettere Kesho in contatto con madre a cucciolo. Al secondo contatto diretto, ovviamente, il maschio ha caricato Tiny ed e’ passato sull’inerme cucciolotto, il figlio di un altro maschio. Il piccolo non e’ sopravvissuto alle lesioni ed e’ morto nonostante l’intervento dei veterinari.

Tiny con la sua mamma Mjukuu, prima dell’assalto infanticida del silverback Kesho allo zoo di Londra. Fotolink

La facenda non si complica di molto nel caso di scimmie a struttura sociale complessa in cui maschi e femmine condividono lo stesso gruppo. Nei babbuini ad esempio, scimmie a gruppo misto ma con un maschio dominante, l’infanticidio ricorrente (il 37% dei casi di mortalita’ infantile) viene spiegato con l’ipotesi del vantaggio riproduttivo del nuovo maschio alfa, che di solito e’ un estraneo al gruppo e deve sbrigarsi ad eliminare l’amenorrea da lattazione nelle femmine per generare figli suoi prima di cambiare status sociale. Bisogna dire che non tutti i babbuini sono infanticidi. Nello studio di Palombit et al (2000), ad esempio, solo tre maschi alfa su otto erano infanticidi (e cannibali: alcuni dei piccoli uccisi sono stati divorati dai maschi uccisori). La differenza in questo caso e’ che le femmine adottano una controstrategia per difendere i loro piccoli: stringono “amicizia” con un determinato maschio che, pur non essendo il padre, aiuta la femmina a salvare il piccolo se questo viene preso da un maschio in scalata sociale.

Che dire dei nostri stretti cugini scimpanze’, con cui condividiamo il 98% del patrimonio genetico e con cui eravamo interfecondi sino a 5 milioni di anni fa? Non c’e’ ovviamente neanche bisogno di chiederlo, gli scimpanze’ sono i piu’ complicati (tra i primati non umani). E sono, naturalmente, anche cannibali (due tabu’ in uno) perche’ spesso (ma non sempre)  il piccolo ucciso finisce divorato. Il problema con gli scimpanze’ e’ che le cause dell’infanticidio, comune e osservato direttamente in diversi casi, non sono sempre chiare. Non solo i maschi sono infanticidi, infatti, ma anche le femmine, e c’e’ almeno un caso osservato direttamente di un cucciolo ucciso da una coppia, maschio e femmina. La femmina,madre di un cucciolotto di sei settimane a sua volta, all’inizio simpatizzava con la madre vittima ma dopo essere stata attaccata dal maschio ha cooperato attivamente nell’uccisione del piccolo, mentre suo figlio guardava appeso sotto la sua pancia. La madre aggredita, invece di ritornare al suo gruppo da cui si era allontanata, e’ stata vista in giro col maschio infanticida almeno per un anno, segno che l’infanticidio in questo caso e’ da interpretarsi con l’ipotesi del vantaggio riproduttivo. Il pattern di infanticidio e’ estremamente variabile. Puo’ essere perpetrato sia da individui di gruppi differenti che tra individui dello stesso gruppo; sia da gruppi che da individui singoli; le madri o stringono i legami con gli infanticidi o scompaiono; i piccoli o sono mangiati o abbandonati.

Il comportamento infanticida delle femmine si puo’ spiegare, secondo Jane Goodall,  in termini di eliminazione di competitori per le risorse e come fonte di proteine. Per i maschi c’e’ indubbiamente un vantaggio riproduttivo, ma nel caso riportato sopra di attacco di una coppia su un cucciolo lui era probabilmente il padre del piccolo. La madre pero’ si era allontanata dalla zona per un po’ e l’incertezza della paternita’ puo’ avere agito come causa scatenante.

Bisogna dire, comunque, che anche tra altri primati e’ possibile l’infanticidio da parte di altre femmine ma le cause sono completamente differenti. In quelle scimmie infatti in cui i legami tra femmine del gruppo non sono strettissimi e’ possibile che una femmina senza figli rapisca un cucciolo per puro istinto materno. Se la rapitrice e’ dominante non ci sono speranze che la madre recuperi il cucciolo, che muore di fame perche’ la madre adottiva non e’ in lattazione. Tra i primati infatti le “nurseries” sono rare, ovvero quei contesti sociali in cui una femmina si occupa di cuccioli non suoi mentre le madri biologiche cercano cibo. Questo comportamento e’ molto comune tra i pipistrelli,  tra i gatti e tra alcuni canidi, ma e’ piuttosto raro tra i primati perche’, diciamocelo, di noi non ci si puo’ fidare. Il rapimento con conseguente morte dei cuccioli e’ stato osservato tra i macachi, le scimmie-scoiattolo, i colobi e i cercopitechi. Le colobine come i langur e le femmine umane sono le uniche scimmie che affidano tranquillamente i loro piccoli alle nonne e alle zie per via della struttura sociale tra femmine, piu’ rilassata rispetto ad altre scimmie ad elevata struttura gerarchica.

Che dire di noi umani? L’infanticidio e’ ovviamente parte della nostra struttura sociale e lo e’ sempre stato, da Sparta, a Erode, alle campagne cinesi d’oggigiorno, ma forse e’ piu’ prudente se a trattare l’argomento sia un sociologo che parla di patologia sociale e non uno zoologo che parla di vantaggi evolutivi nell’infanticidio, quindi mi ritiro in buon ordine per non scandalizzare nessuno.

 

Referenze:

Hrdy, Sarah Blaffer (1977) Infanticide as a Primate Reproductive Strategy: Conflict is basic to all creatures that reproduce sexually, because the genotypes, and hence self-interests, of consorts are necessarily nonidentical. Infanticide among langurs illustrates an extreme form of this conflict. American Scientist , Vol. 65, No. 1, pp. 40-49

Agoramoorthy, G. and Rudran, R. (1995), Infanticide by Adult and Subadult Males in Free-ranging Red Howler Monkeys, Alouatta seniculus, in Venezuela. Ethology, 99: 75–88. doi: 10.1111/j.1439-0310.1995.tb01090.x

 

Watts, D. P. (1989), Infanticide in Mountain Gorillas: New Cases and a Reconsideration of the Evidence. Ethology, 81: 1–18. doi: 10.1111/j.1439-0310.1989.tb00754.x

 

Palombit, R., Cheney, D., Seyfarth, R., Rendall, D., Silk, J., Johnson, S., and Fischer, J. (2000). Male infanticide and defense of infants in chacma baboons. In van Schaik,C., and Janson,C. (eds.), Infanticide by Males and Its Implications, Cambridge University Press, Cambridge, pp. 123–152.

ResearchBlogging.org
Arcadi, A., & Wrangham, R. (1999). Infanticide in chimpanzees: Review of cases and a new within-group observation from the Kanyawara study group in Kibale National Park Primates, 40 (2), 337-351 DOI: 10.1007/BF02557557

Published by tupaia on dicembre 11th, 2011 tagged Carnevale della Biodiversita', comportamento, primati


9 Responses to “Un’apologia di Erode: l’infanticidio tra i primati”

  1. Fausto Says:

    Sempre bello leggere qualcosa “senza filtro”, quindi riguardante argomenti volutamenti trascurati, inusuali, perché ritenuti “pericolosi” per chi scrive.
    Grazie.

  2. tupaia Says:

    Fausto: se vuoi sapere cosa penso se vuoi te lo racconto a voce la prima volta che passo dalle tue parti. Internet e’ un posto pieno di gente che non ha nulla da fare e non intendo imbarcarmi in flames OT :)

  3. orlando Says:

    Un bellissimo articolo, sembra di leggere il grande Richard, complimenti e grazie, lo considero un adatto regalo per il Santo Natale.

  4. Dimitri Says:

    Torno appena adesso dalla cena pre Natale.Grande discusione famigliare sulle aspettative del raziocinio umano. Io,naturalmente, portavo il mio contributo sul cervello (coscienza) legato indissolubilmente ai recenti sviluppi della biologia, neuroscienza e tutto quello che ne segue. E’ inutile, è molto difficile intendersi con persone che abbiano superato i cinquant’anni. Se la scienza vale pet telefonino e computer, sui concetti di biologia evolutiva etc rimane la variabile del dubbio. Dopo uno torna a casa e legge questo post, ne condivide contenuti e concetti.Poi si sente solo, inascoltato. E si sente triste, e si sente imnpotente. Come se questa mancanza di finalitè, non sia uno stimolo per viverla, questo cazzo di vita.

  5. Dimitri Says:

    Mi scuso per gli errori di ortografia. Buone feste a tutti.

  6. danilo Says:

    Credo che potrebbe sorpenderti quanto un quasi cinquantaquattrenne potrebbe farti sentire cretino. Se ne avesse voglia, e se ne vedesse motivo, intendo.

  7. Vera Says:

    Dai inventiamo le famiglie in kit di montaggio…
    Mi offro come zia di mezza età che non si occupa di scienza ma la trova interessante e stimolante.
    Così forse mia nipote trova una zia sostitutiva che la ascolta parlare di come sono bellini i biiiimbi e i fiocchetti; e io acquisto una nipote pazza che insegue geni e gerbilli e trasloca rospi.

  8. Vera Says:

    Perdono mi ricordavo male: non rospi, (che quelli li trasloco io come san cristoforo dal centro della strada al campo affianco) ma tritoni

  9. tupaia Says:

    Vera: Secondo me il problema si risolverebbe cominciando a passare il natale con chi ti pare anziche’ per forza con la famiglia

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