Una patella nell’orto: Ceroplastes japonicus

Normalmente, pensando agli insetti, li immaginiamo liberi di volare, o almeno di camminare velocemente e di infrattarsi in qualche anfratto.

Esistono invece insetti che hanno una vita praticamente sessile, come quella di alcuni moluschi come le patelle, ovvero non hanno zampe o occhi e passano la vita ancorati al substrato.

Gli insetti a cui mi riferisco appartengono al grande gruppo degli emitteri, il quinto piu’ grande e diversificato gruppo di insetti (i primi sono i coleotteri) e alla famiglia dei Diaspididae, e sono dette comunemente cocciniglie o in inglese, con un termine molto piu’ descrittivo, “armored scales”, ovvero scaglie corazzate . Questo nome deriva dalla singolare struttura di cui sono ricoperti questi insetti dal corpo incredibilmente modificato, una placca fatta di cera estremamente dura, secreta dall’animale stesso. Questa copertura non e’ parte integrante del corpo dell’insetto, come lo e’ il guscio di una tartaruga, si limita a ricoprire l’insetto che vive e si nutre al di sotto di questo scudo.

La placca ha in genere un diametro di pochi mm e un colore variabile in base alla specie, dal bianco al nero passando per il rosso e tutte le sfumature intermedie. La forma e’ anche molto variabile, andando dal circolare all’ovale all’oblungo o anche a pera. Al di sotto di essa l’insetto ha perduto le ali, gli occhi e buona parte della segmentazione. Quello che resta e’ un lungo stiletto, praticamente un pungiglione, che vienen insinuato nella venatura di una foglia per suggerne continuamente la linfa, e l’apparato digerente e riproduttore. Un lento stillicidio per la pianta ospite, che puo’ soccombere ad un’infestazione di questi parassiti. Oltre a succhiare la linfa (con conseguenti disseccamenti della pianta), infatti, le cocciniglie producono come metabolita di scarto una sostanza zuccherina (melata) che provoca infezioni secondarie di funghi neri (detti fumaggine) sulla pianta e copre i tessuti fotosintetici.

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Femmina adulta di Ceroplastes japonicus su una foglia di alloro. (C) L. Signorile

Ceroplastes japonicus e’ una cocciniglia infestante nel nostro paese dove e’ oramai pressoche’ ubiquitaria. Come il nome stesso suggerisce e’ originaria dell’estremo oriente, Cina, Giappone e Corea. Il primo avvistamento in Italia risale al 1984 al nord, da dove poi si e’ diffusa al resto della penisola, alla Francia e alla Slovenia. In Europa e’ presente anche in Gran Bretagna, ma e’ diffusa anche in molte done dell’Asia e dell’America

L’ospite primario di questo parassita e’ l’alloro (Laurus nobilis), seguito dal kaki (Diospyros kaki) e dalla camelia (Camelia sinensis). Quasi tutte le piante da frutto possono pero’ essere colpite, come i meli o i limoni, ma anche l’agrifoglio (IIex aquifolium), l’edera (Hedera helix), l’acero (Acer spp.) per un totale di specie oscillante tra 95 e 121 piante: un piccolo disastro corazzato, insomma.

L’adulto ha un incredibile dimorfismo sessuale: la femmina infatti e’ sessile, ricoperta da una spessa scaglia cerosa di forma ovale, lunga 2-4 mm, piu’ spessa al centro che ai bordi, il che le da un aspetto conico. Negli esemplari piu’ giovani si puo’ osservare in realta’ che e’ composta dalla giustapposizione di otto scaglie piu’ piccole, che si fondono con l’eta’. Il colore e’ rosa-brunastro, piu’ chiaro ai bordi. Il corpo dell’insetto, al di sotto della scaglia, e’ rosso, composto da 7 segmenti e dotato di zampette e antennine atrofizzate. Mentre la femmina depone le uova, queste restano sulla superfice ventrale della madre, protette dalla scaglia, mentre il corpo si assottiglia. Alla fine dell’ovoposizione la femmina si trasforma praticamente in un sacchetto contenente le uova e null’altro.

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Parte ventrale di femmina adulta di C. japonicus. Si notino il colore del corpo rosso ciliegia, le zampe atrofizzate e un uovo (in arancione). (C) L. Signorile

Il maschio adulto (che in Italia a quanto pare non e’ ancora stato osservato, le femmine si riproducono solo per partenogenesi) ha l’aspetto complessivo di un moscerino, con solo due ali anziche’ quattro come la maggior partmale-ceroplastes.jpge degli insetti e un piccolissimo scudo ceroso sul dorso, niente di comparabile con la femmina. Non ha l’appartato boccale, il che significa che non puo’ nutrirsi e vive solo qualche giorno: il tempo necessario per svolazzare in giro e fecondare quante piu’ femmine possibile, li aggrappate saldamente alla loro foglia d’alloro. Per ottenere le ali il maschio deve fare due mute in piu’ rispetto alla femmina, che e’ quindi da considerarsi una forma neotenica (per una discussione sulla neotenia si veda qui). La riproduzione insomma e’ letale sia per il maschio che per la femmina. Particolare curioso, la sex-ratio in paesi come l’ex-URSS varia in base alla pianta su cui si trovano le uova: il rapporto femmine:maschi e’ 1:4 sul melo, 1:1 su kaki, mandarino e foglie d’alloro, 2.5:1 sul gelso, e 1000:1 sui rami d’alloro!

Una femmina depone in media in tarda primavera 400 minuscole uova (in Europa sono sempre univoltini), ma puo’ arrivare a produrne fino a 2500. Da queste uova, dopo un mesetto, circa a giugno, nascono i “crawlers“, il primo stadio larvale dotato di zampe e molto mobile, che si disperdono sulle foglie accanto o, con l’aiuto del vento, anche ben piu’ lontano. Appena giungono su una foglia o un ramo adatti, piantano lo stiletto in una venatura, cominciano a succhiare e gli cresce lo scudo dorsale di cera. Ambo i sessi restano sessili per tre mute, dopodiche’ si ha la differenziazione in maschi alati e femmine sessili. Le larve al secondo e terzo stadio hanno una caratteristica e inconfondibile forma di stellina bianca, invero molto decorativa su un albero di natale, poco su un gelso. L’accoppiamento avviene ad ottobre, dopodiche’ le femmine si spostano dalle foglie ai rami e passano cosi’ l’inverno, resistendo a temperature anche molto basse (anche -10 ^C).

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Neanidi di Ceroplastes japonicus. Foto tratta da Bassova T.

Questi insetti, per la loro natura parassita, sono estremamente dannosi tanto per le coltivazioni arboree che per i parchi e giardini, e per via della corazzatura gli insetticidi funzionano poco e gli interventi devono essere mirati a colpire le neanidi. Esistono tuttavia diversi sistemi di lotta che comprendono l’uso di vespe predatrici, di imenotteri parassitoidi (vespe che depongono le uova nel corpo dell’insetto ospite e di cui le larve si nutrono), di feromoni che attirano i maschi (solo in serra, e non da noi), ma anche usando specifici funghi.

Ok, si sara’ intuito fin qui che le cocciniglie fanno schifo, non sono neanche riconoscibili come insetti, sembrano cozze patelle parassite, uccidono gli alberi, pero’, come sempre, c’e’ l’altra faccia della medaglia.

Alcune cocciniglie sono estremamente importanti dal punto di vista economico: Dactyloplus coccus e’ una cocciniglia usata sin dai tempi degli Atzechi e dei Maya per ottenere il colorante rosso carminio: l’insetto produce infatti acido carminico come deterrente alla predazione da parte di altri insetti e questa molecola puo’ essere estratta dal corpo dell’insetto e dalle uova. Tutt’oggi e’ usato come colorante alimentare (E 120) e nell’industria cosmetica in quanto e’ un prodotto naturale e non tossico. Dactylopius si nutre sull’Opuntia, ovvero il fico d’India. Nel secolo scorso in Australia il fico d’India fu importato dall’America e crebbe a dismisura, formando inestricabili foreste spinose. Introdurre il suo parassita naturale, ovvero questa cocciniglia, fu allora una buona idea per controllare l’espansione incontrollata della pianta.

Altra cocciniglia importante commercialmente e’ Kerria lacca, il cui nome non a caso ricorda quello della ceralacca: gli insetti producono un pigmento resinoso che viene raccolto, filtrato lavorato per produrre la lacca con cui si rivestono violini, cofanetti e altri oggetti di legno lavorato.

Referenze:

Bassova, T.,Data sheets on forest pests, Ceroplastes japonicus. European and Mediterranean Plant Protection Organization

Daly H.V., Doyen J.T., Purcell A.H. (1998)Introduction to Insect Biology and Diversity, Second ed., Oxford University Press, New York


Published by tupaia on giugno 19th, 2008 tagged Insetti, invertebrati, neotenia, parassiti


19 Responses to “Una patella nell’orto: Ceroplastes japonicus”

  1. tupaia Says:

    a me i ragnetti rossi piacciono, avevo trovato un muretto che ne era pieno ma mi dimenticavo sempre di portare la macchina fotografica…

    grazie per i complimenti, mi confortano dopo che mi e’ stato detto che queste bestie sono noiose perche’ stanno li e non fanno niente. Solo perche’ non sono allori, loro…

  2. tupaia Says:

    by the way, ho controllato il mio alloro e ce le ha tutte, dai ragnetti rossi ai leaf-roller, ma le cocciniglie no. forse qui fa troppo freddo (sembra autunno, piove, c’e’ il vento ed e’ grigio) e l’alloro e’ effettivamente un po’ fuori dal suo areale.

  3. Dund Says:

    La faccenda del carminio mi ha fatto tornare in mente l’interrogativo sulla porpora dei murici, su cui poi avevo cercato: la molecola è il 6,6′ dibromoindaco, che è stata anche sintetizzata da 1903 ma mai su scala commerciale. E’ contenuta in una secrezione mucosa della ghiandola ipobranchiale del murice, che la usa in vari modi (es. come film antimicrobico con cui rivestire le uova deposte). Il suo valore e il costo derivano, oltre che dalla resistenza della tinta fissata all’ossidazione (si è già ossidata a contatto con l’aria diventando appunto porpora)e all’insolubilità in quasi tutti composti organici, dal fatto che per ottenere un millilitro di tinta servono più di 8000 molluschi di grosse dimensioni.

    E’ una fortuna che gli antichi non abbiano sterminato i murici per estrarne la porpora, perchè io quell’insalata me la sogno ancora la notte.

    (E’ tutto preso da wikipedia alla voce ‘Tyrian purple’ più un po’ di articoli sparsi in rete).

  4. tupaia Says:

    Dund: Molto interessante, grazie. A proposito di sfoggi di cultura, ti ho risposto sull’omologia della furca di forbicine e collemboli, sotto il post delle forbicine ;-P

  5. Dund Says:

    hehehe ok messaggio ricevuto :-þ ho letto la spiegazione sulla furca, grazie mille. E ora vado a mettere l’insetticida sistemico alla sarracenia con le cocciniglie :-þ

  6. Stefano Says:

    Oh no! un altro messaggio smarrito!

  7. Stefano Says:

    T: hai messo al bando la parola Sarracenia? Stavo dicendo che odio i ragnetti rossi in quanto si mangiano i fiori delle mie Sarracenie.

    Sarracenia! (un po’ come “Blucher!”)

  8. Dund Says:

    Stefano: veramente io l’ho appena detto nel mio commento precedente: sarracenia!

  9. falecius Says:

    Dund: gli antichi, a sterminare i murici, mi pare che ci siano andati molto vicini.

  10. tupaia Says:

    Stefano: curiosa questa cosa che ti filtra le risposte. uhm… ma c’era scritto qualcosa tipo sessuale, o tettogonide? a questo punto sono davvero perplessa… mi mandi per vavore in pvt il messaggio? voglio capire se dipende dalla blacklist o abbiamo un problema di comunicazione…

  11. tupaia Says:

    dund: era ironico quel “ricevuto il messaggio”? non c’era dietrologia nel mio post…

  12. Dund Says:

    no no, lo so che non c’era dietrologia, sono io che devo levarmi il vizio di mandare OT le discussioni pubbliche :D
    poi ti scrivo con più calma con le famose foto e domande varie (for a change :-P)

    Stefano libero! Filtro boia e censore!
    lol

  13. Stefano Says:

    Dundy: hihi.. anche i blog zoologici sono portaborse del potere! Sarracenie contro l’oscurantismo!

    T: il messaggio è bell’e andato, non me lo ricordo, ma non penso ci fossero parole “sensibili”. Cumunque se ricapiterà te lo farò sapere

  14. tupaia Says:

    POST PERDUTO DI STEFANO:
    di tassonomico sulle piante carnivore c’è ben poco e per lo più frammentato in diverse pubblicazioni, alcune delle quali possono anche essere diventate obsolete. I riferimenti che ha dato Dund sono certamente validi.
    Un discorso molto aggiornato e ben fatto, ma limitato alla famiglia delle Sarraceniaceae (Sarracenia, Heliamphora, Darlingtonia), si trova in “Pitcher plants of the Americas” di S. McPherson:

    http://www.redfernnaturalhistory.com/ppotascatpage.htm

    Consigliatissimo per gli amanti di Sarraceniaceae. Per le altre, temo che attualmente ci sia da recuperare pubblicazioni su riviste specialistiche, da ricercare quindi su PubMed, Blackwell, SpringerLink, PubCrawler etc.
    Per altro, se interessati potete richiedere in privato

  15. maus Says:

    i ragnetti rossi mangiano sarracenie?!

    sul muro del terrazzo c’è la trantor dei ragnetti rossi, e le sarracenie sono lì a un passo (mio)…

    come si sterminano quei simpaticissimi ragnetti rossi?

  16. Dund Says:

    maus: anche sul mio muro del terrazzo ci sono miliardi di ragnetti rossi e le sarracenie non ne hanno mai sofferto. stefano si riferiva ai fiori (magari spiegherà meglio), e le tue piante ora sono oltre il periodo di fioritura, per cui puoi stare tranquillo :D

  17. Giulio Says:

    Ma la piastra dorsale della cocciniglia è in qualche modo ancorata al corpo o vi è semplicemente appoggiata?

  18. canz Says:

    divertente! ma qualcuno mi spiega per favore come faccio a liberarmi di queste disgraziate nullafacenti cocciniglie. si sono prese tutti i miei due allori e da anni provo a combatterle con preparati anticocciniglie. ma si vede che ste giapponesi sono speciali. non c’è verso. diminuiscono, ma restano là, imperterrite. e gli allori poverini, patiscono, anneriscono, e tuttavia resistono. qualche consiglio da amico?

  19. tupaia Says:

    Canz: hai provato anche con la lotta biologica? So che non dovrei fare pubblicita, ma c’e’ questa ditta abbastanza seria, http://www.defenders.co.uk, uno dei titolari e’ un mio ex-prof dell’Imperial College. Vendono un prodotto specifico contro le cocciniglie, ho qui il loro volantino sulle ginocchia. Piu’ che dirti di provare non posso, io qui cocciniglie non ne ho, ma un problema di afidi me lo risolsero.
    Dubito che il vecchio trucco dell’acqua e sapone nebulizzato funzioni con queste bestiacce.

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