Un mostro in casa: Felis catus

Country roads, take me home
To the place I belong
West Iraqi, mountain momma
Take me home, country roads

 Preghiera del gatto alloctono

(quasi tutto) John Denver

Quasi sempre la presenza di una specie alloctona e’ dannosa per gli ecosistemi, ma ci sono specie piu’ deleterie di altre ed una di queste sono proprio i nostri beneamati mici di casa.  Questo infatti non e’ un post sui gatti, ma sulle conseguenze dell’importazione dei gatti in piccoli ecosistemi.

I felini domestici, Felis domestica, Felis catus, Felis sylvestris, Felis Libyca o comunque vi piaccia chiamarli (essendo interfecondi, tecnicamente sono la stessa specie e propriamente andrebbero visti tutti come sottospecie di F. sylvestris), sono stati addomesticati tra 10000 e 5000 anni fa tra la Turchia e la Mesopotamia, forse (molto forse) col contributo genetico minimo di altre specie di felino selvatico.

Piu’ che di domesticazione vera e propria, si dovrebbe in qualche modo parlare di simbiosi (avanzi di cibo e rifugio in cambio dell’eliminazione dei roditori, competitori troppo pericolosi per i coltivatori), o al massimo di  commensalita’ (avanzi di cibo e Hill’s Very Expensive Scraps of Cheap Meat in Synthetic Jelly (TM)  in cambio di… avere una cosa calda e pelosa sul letto nelle fredde notti d’inverno), laddove i roditori non costituiscono una minaccia. I gatti insomma vivono intorno e negli insediamenti umani non per vera domesticazione, ma piu’ che altro per convenienza.

Questo ha fatto si che per gli ultimi 4900 anni non ci sia stata una effettiva selezione da parte dell’uomo per ottenere una specie piu’ antropicamente adatta, come e’ successo per l’uro, per il cavallo, per il lupo, per i canarini, per le capre, per i lama, per i polli etc etc. Quello che il gatto doveva fare, cioe’ uccidere i topi e fare le fusa se gli garbava, lo faceva gia’ egregiamente senza grossa pressione selettiva artificiale. Il risultato di cio’ e’ che i gatti hanno una enorme facilita’ a rinselvatichirsi e ad adattarsi in un ambiente ferale, anche sopravvivendo in condizioni estreme, dato che il grosso dei geni del fenotipo selvatico sono ancora li pronti a saltar fuori nel giro di due o tre generazioni di selezione naturale. L’unico tratto che sembra fortemente legato alla domesticazione e’ la capacita’ di formare colonie dove c’e’ abbondanza di cibo, mentre i veri gatti selvatici restano comunque solitari (e quasi certamente cio’ e’ dovuto a selezione naturale e non artificiale: se tolleri la presenza di un conspecifico, comunque c’e’ del cibo facile per te vicino all’uomo, se no te ne vai per asparagi a fare il gatto selvatico).

silver2.jpg

La prima introduzione del gatto in un ecosistema insulare risale a circa 9500 anni fa a Cipro, ma qui la faccenda e’ complessa: si trattava quasi certamente di animali selvatici e non domestici, introdotti come sistema lotta biologica contro i topi (Mus musculus) che erano stati a loro volta introdotti accidentalmente (ratti all’epoca ancora non ce n’erano in Europa). Non e’ impossibile che questa introduzione abbia portato all’estinzione di qualche specie di piccolo roditore o di uccello (una specie di topo selvatico effettivamente si e’ estinta a Cipro nel neolitico in concomitanza con la comparsa dell’uomo, e quindi del gatto), ma considerando che l’arrivo degli esseri umani coincise con la perdita di habitat a scopo agricolo e per incendi  e con l’introduzione di cani, capre, pecore, cervi, volpi e maiali non mi sento di accusare i gatti in particolare. Lo stesso dicasi per gli isolotti della Grecia, dove il gatto arrivo’ nel 1400 a. C. , a danni umani gia’ fatti.

In Europa continentale il gatto arrivo’ grazie ai Fenici che li vendevano ai Romani come pet esotici (contro i topi e per la caccia ai conigli i romani avevano appositamente selezionato il furetto dalla puzzola, ma il gatto effettivamente e’ molto piu’ efficiente, amichevole, e profumato) e si stabili’ definitivamente tra 2500 e 2000 anni fa. L’Europa continentale (cosi’ come tutti gli altri continenti ad eccezione dell’Australia) non ha mai avuto problemi ad ospitare questa specie in quanto tutte le potenziali prede (piccoli uccelli, piccoli roditori e piccoli rettili) erano gia’ adattati a sopravvivere in un ambiente in cui predavano il gatto selvatico (F. sylvestris sylvestris), la faina, la martora, la donnola, la puzzola, l’ermellino etc. piu’ una gran quantita’ di rapaci diurni e notturni. La Corsica pero’ potrebbe aver pagato il suo tributo al gatto: piu’ o meno in concomitanza con l’apparire del gatto, scomparvero un toporagno endemico (Episoriculus), due roditori giganti, Rhagamys orthodon e Tyrrenicola sp., e un leprotto (Prolagus sardus) ma e’ piu’ probabile che il misfatto sia stato compiuto dai cani: i gatti sembrano essere scagionati sia da Simon J. Davis (The Archeology of animals) che da J.A. Alcover (Extinctions in near time). Meglio cosi’. Anche delle altre severe estinzioni che occorsero alle Baleari e nelle altre isole del Mediterraneo i gatti sembrerebbero essere innocenti, salvo compartecipazione per una lucertolina (Podarcis lilfordi) (Corti et al., 1999) . In Gran Bretagna, altresi’, non ci furono danni, sebbene OGGI gli inglesi dicano che i gatti di casa portano gli uccelletti sull’orlo dell’estinzione nella loro isola. Un modo come un altro per non guardare al fatto che non esistono piu’ boschi in questa nazione, suppongo, e non credo siano i gatti a tagliare gli alberi (i castori sono estinti da oltre un migliaio di anni, ma li stanno reintroducendo!).

Nelle Isole Canarie si deve presumibilmente ai gatti (arrivati con gli spagnoli nel XV secolo) l’estinzione di  una quaglia, Coturnix gomerae. Quattro specie inoltre sono direttamente a rischio di estinzione per via della predazione felina, un uccello endemico, Saxicola dacotiae, e tre lucertole giganti endemiche, Gallotia simonyi, Gallotia intermedia, e Gallotia gomerana. Oddio, un piccolo prezzo se comparato all’estinzione del popolo dei Guanches in meno di un secolo per colpa di Homo sapiens.

Dall’altro lato dell’Atlantico due sono i danni principali dovuti ai nostri amici felini: la scomparsa di una decina di specie di hutia nelle varie isole dei Caraibi e la scomparsa di un topolino delle sabbie in Florida. Gli hutia sono dei sorcioni arboricoli simili a cavie buoni da mangiare e pare che anche l’equipaggio di Cristoforo Colombo li abbia potuti apprezzare. Della ventina di specie esistenti prima dell’arrivo del genovese se ne sono estinte una decina sotto la pressione di gatti, cani, ratti, manguste e, ovviamente, umani buongustai. Essendo pero’ gli hutia arboricoli occorre un predatore arrampicatore e temo che l’unico dell’elenco sia il gatto. Nelle isole di Anastasia e Santa Rosa, al largo della Florida, i topolini delle dune Peromyscus polionotus sono prossimi all’estinzione e una sottospecie, P.p decoloratus, e’ gia’ scomparsa. Oltre ai soliti gatti questa volta sono imputati anche le volpi e i palazzinari della Florida che distruggono le dune.

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L’isola dell’Atlantico  che ha sofferto di piu’ l’invasione dei gatti e’ pero’ Ascension. I felini arrivarono sull’isola nel 1815 insieme agli umani (inglesi), che li introdussero deliberatamente per controllare i ratti che erano sbarcati dalle navi. All’arrivo degli inglesi c’erano circa 20 milioni di uccelli marini nidificanti sull’isola. Nel 2000 non ce n’era piu’ neanche uno e le ultime colonie (circa 400.000 individui) si erano spostate sugli isolotti al largo dell’isola. Il rallide di Ascension (Mundia elpenor) si e’ estinto completamente, preda facile dato che era inetto al volo. Quanto agli uccelli, la fregata di Ascension (Fregata aquila) nidifica solo ed esclusivamente ad Ascension ed e’ ora sull’orlo dell’estinzione, e cosi’ pure, localmente, la sula (Sula sula). La berta di Audubon (Puffinus lherminieri) e’ estinto completamente. La sterna fuligginosa (Sterna fuscata) era predata dal rallide estinto e sopravvive ancora, ma anche lei ne e’ uscita decimata dall’incontro coi gatti.

Se ancora non siamo convinti dell’impatto dei gatti, spostiamoci in Messico. Angel de la Guardia e’ un isola relativamente grande tra la costa pacifica e la penisola di California. Qui viveva una specie endemica di topolini del genere Peromyscus guardia. Nell’Ottobre 1995 la popolazione fu censita ed era relativamente abbondante. Nel 1998 fu avvistato un gatto, uno, e da allora di topolini angel de la guardia  non ce n’e’ piu’ neanche l’ombra. Il 90% delle deiezioni di gatto trovate nel 1998 conteneva pelo del topolino in questione. Il gatto fu poi “eradicato” nel 1999 ma era troppo tardi. Questa volta non si puo’ dare la colpa a volpi o a cani, dato che sull’isola, miracolosamente, non ci sono predatori alloctoni.

Un po’ piu’ a sud di Angel de la Guardia, sempre in Messico, sull’isola di Socorro i gatti ferali si stanno allegramente mangiando una specie endemica di lucertola, Urosaurus auriculatus (che a dire la verita’ soffre anche della presenza di pecore selvatiche che si mangiano tutto sino all’erosione del suolo) e sono stati imputati come responsabili dell’estinzione della colomba endemica di Socorro, Zenaida graysoni. A Guadalupe si riporta l’estinzione, sempre ad opera felina, del picchio ramato di Guadalupe ( Colaptes cafer rufipileus), del pipilo dai fianchi rossastri (Pipilo maculatus) e complessivamente di un buon 40% degli uccelli originariamente presenti: in tutte queste estinzioni c’e’ sempre lo zampino unghiuto di un gatto.

Finche’ ci si accorge del problema poco male. Ci sono posti, tipo l’isola di Socotra nell’oceano indiano, dove invece non si hanno dati. Socotra e’ una di quelle isole che pullulano di endemismi locali e gli unici due mammiferi predatori, ovviamente importati, sono i gatti e uno zibetto indiano. Il gatto di Socotra, addirittura, pare presenti un fenomeno di gigantismo insulare (tipo i topi dell’isola di Gough) ed e’ di taglia piu’ grande della media. Si mormora che questi gatti facciano strage di tartarughini marini appena sguciati dall’uovo, e di sicuro hanno un impatto pesante sulla vastissima popolazione di uccelli endemici, ma non ci sono dati in proposito e le autorita’ yemenite mi sembrano ignorare il problema.

E ora, affrontiamo  il problema piu’ serio: l’Australia, la Nuova Zelanda e le isole del Pacifico. Secondo l’ISSG Database i felini domestici sono stati introdotti in 40 isole al largo dell’Australia, 7 al largo della Nuova Zelanda e diverse dozzine di isole e isolotti sparsi nel Pacifico; sono ritenuti responsabili del declino di almeno sei specie di uccelli endemici in Nuova Zelanda (inclusi lo scricciolo dell’Isola Stephens, Xenicus lyalli e il kapapo, Strigops habroptilus) e di almeno 70 estinzioni locali di uccelli insulari. Voi direte: ok il Kakapo, il pappagallo piu’ gosso del mondo lo conoscono tutti. Ma lo scricciolo dell’isola di Stephen che avra’ di particolare da essere nominato come caso esemplare? L’uccellino, endemico dell’isola, fu contemporaneamente scoperto e dichiarato estinto grazie al gatto del guardiano del faro. Riporto dalla sempre eccellente Enciclopedia delle specie estinte di Day: “Ad un recente (1895) convegno del Club degli Ornitologi di Londra, l’onorato Mr W. Rothscild, il ben noto collezionista, descrisse questi esemplari veramente unici che aveva ottenuto da Mr Henry Travers di Wellington, che a sua volta li aveva avuti dal guardiano del faro dell’Isola di Stephen che, da parte sua, si dice abbia sostenuto di essere in debito con il proprio gatto per questa importante scoperta.” Abbiamo gia’ visto, a proposito dell’Isola di Angel de la Guardia, come un solo gatto possa far estinguere un’intera specie, e cosi’ avvenne anche sull’Isola di Stephen: dopo il 1895 questi uccelli sono scomparsi, e gli unici 16 esemplari presenti nelle varie collezioni di tutto il mondo sono stati tutti sottratti alla ciotola del gatto del guardiano del faro. Nella fredda isola di Macquarie, a sud della nuova Zelanda, cio’ che non riuscirono a fare il freddo e i feroci collezionisti vittoriani poterono i gatti abbandonati sull’isola dai cacciatori di foche e pinguini: il parrocchetto dell’isola di Macquarie, Cyanoramphus novazelandiae erythrotis fu spazzato via in soli 14 anni ed era estinto nel  1890.

In Australia continentale i gatti hanno messo in ginocchio il cacatua dalla coda rossa (Calyptorhynchus magnificus) e contribuito all’estinzione o alla rarefazione di decine di altri uccelli e mammiferi come ad esempio il quoll, e almeno tre specie di topi saltatori (Notomys sp.), ma il grosso dei danni ovviamente e’ avvenuto nelle isole. Nell’isola di St Francis nella Baia Grand, ad esempio, i gatti furono introdotti volutamente dall’unica famiglia residente nel 1890 per controllare una specie endemica di potoroo, un marsupiale simile ad un minuscolo canguro. La colpa del potoroo: rubacchiare i prodotti dell’orto. La sentenza: estinzione totale nel giro di una ventina di anni. Il lavoro fu cosi’ pulito che non ci e’ rimasto neanche uno scheletro per la scienza. Di questa specie sappiamo solo che non temevano l’uomo ed erano diurni. Altre due specie di piccoli potoroo sembrano essere state eliminate dai gatti in Australia continentale, il Potorous gilberti e il Potorous platyops.

Passando alle isole del Pacifico, rimarchevole e’ la storia del colombo crestato di Choiseul (Macrogoura meeki), un’isola dell’arcipelago delle Salomone. All’epoca gli indigeni erano ostili (come dargli torto?) e non vi erano spedizioni all’interno dell’isola. Un collezionista australiano, tale A.S. Meek, acquisto’ sei esemplari di questo coloratissimo uccello in un mercato, e quindi non venne mai a conoscenza della loro esatta provenienza. Cedette dopo questi esemplari al solito Rotschild, il predatore vittoriano per eccellenza, nel 1904. Spedizioni successive per trovare questi uccelli nell’isola sono sempre fallite e la specie fu dichiarata estinta nel 1910. I nativi malanesiani, comunque, attribuirono la loro scomparsa alla predazione dei gatti che erano stati introdotti sull’isola: la specie viveva prevalentemente a terra ed era quindi una preda molto facile in un posto dove non vi erano mai stati prima mammiferi. Sempre a Choiseul i gatti potrebbero aver fatto estinguere anche Zoothera heinei choiseuli, un tipo di storno, noto per un unico esemplare e probabilmente estinto intorno al 1940. E’ molto probabile che il lavoro dei gatti su quest’isola (e su tutte le altre) abbia fatto estinguere anche molte altre specie di cui non conosceremo mai l’esistenza.

In cauda venenum, arriviamo alle isole Hawaii. L’arcipelago fronteggia una violenta estinzione di massa sin dall’arrivo dei primi esseri umani, 1600 anni fa circa. Da allora caccia spietata, distruzione dell’habitat, introduzione di malattie e introduzione delle specie alloctone piu’ improbabili hanno lavorato per eliminare la meravigliosa e diversissima fauna che vi era presente. Ai gatti in particolare e’ imputata la minaccia diretta a due specie di uccello, per via della dimostrata predazione dei nidi: Palila (Loxioides bailleui, 60% degli esemplari scomparso dal 2003 al 2008 a Mauna Kea) e  alala (Corvus hawaiiensis); inoltre sono responsabili anche delle minacce a:  rampichino delle Hawaii (Oreomystis mana), procellaria hawaiana dal dorso scuro (Pterodroma phaeopygia sandwichensis), anatra hawaiana (Anas vylvianna), oca hawaiiana (Branta sandvicensis), falco hawaiiano (Buteo solitarius), cavaliere hawaiano (Himantopus knudseni), berta di Newell (Puffinus newelli, 60% degli esemplari scomparsi dal 1993 al 1999), Nuku pu’u (Hemignathus lucidus affinus), storno maggiore kaua’i (Myadestes myadestinus), storno minore kaua’i (Myadestes palmeri). Come mai alle Hawaii piu’ che nel resto delle isole pacifiche? Semplice: oltre al fatto oggettivo di avere una elevatissima quantita’ di specie endemiche, le Hawaii appartenegono agli USA e quindi la loro fauna e’ molto piu’ studiata perche’ il governo mette a disposizione fondi.

benazir1.JPG

E ora veniamo alla domanda cruciale: c’e’ rimedio? Probabilmente e’ tardi, ma qualcosa per salvare il salvabile si puo’ e si deve tentare. La risposta e’ una sola, ed e’ messa in atto piu’ o meno in tutte le isole minacciate: per quanto sia crudele, bisogna eradicare i gatti. Eradicare significa per lo piu’ catturare e uccidere, non ci sono molte altre soluzioni. Alle Hawaii il governo gestisce i gatti in apposite colonie feline, ma penso che una buona fetta dei gatti ferali venga soppressa. Campagne del governo invitano i proprietari a tenere i gatti domestici in casa il piu’ possibile. Non credo tuttavia che l’approccio pietoso funzioni. Ad Ascension, ad esempio, la comunita’ locale ha accettato di fare sterilizzare tutti i gatti di proprieta’ presenti sull’isola e di non interferire con l’eliminazione dei 500-600 gatti ferali che erano presenti. Dal 2006 non ci sono piu’ gatti sull’isola e le popolazioni di uccelli sono in lenta ripresa. Cosi’ e’ stato anche per molte isole australiane e neozelandesi. L’eradicazione dei gatti, ad esempio, ha consentito di salvare gli ultimi esemplari di kakapo. Va da se che insieme ai gatti devono essere eradicati anche tutti i ratti e i topi, e possibilmente anche le manguste, i conigli, le capre, le pecore, i cani e i maiali, che sono quasi sempre coresponsabili delle estinzioni.

E, naturalmente, la specie piu’ importante di tutte da eradicare dai piccoli ecosistemi insulari e’ sempre la stessa, la cui identificazione lascio come utile esercizio per il lettore.

Disclaimer: nessun passerotto e’ stato portato sull’orlo dell’estinzione per scrivere questo post: i tre gatti nelle foto non sono mai stati capaci di uccidere neanche una falena moribonda

http://www.issg.org/database/species/impact_info.asp?si=24&fr=1&sts=〈=EN

http://www.ingentaconnect.com/content/bsc/cbi/2004/00000018/00000002/art00007?crawler=true (eradication)

http://209.85.129.132/search?q=cache:CiFbCJm6AZcJ:www.ecologia.unam.mx/laboratorios/eycfs/faunos/Publicaciones/Gerardoceballos/gc1_files/AA04.pdf+cats+faunal+extinctions+canary+islands&cd=9&hl=en&ct=clnk&gl=uk

http://birds.suite101.com/article.cfm/cats__birds__and_ascension_island#ixzz0JUEpJ4KM&D

Published by tupaia on giugno 27th, 2009 tagged alloctoni, Estinti!, mammiferi, predatori, Uccelli


24 Responses to “Un mostro in casa: Felis catus”

  1. restodelmondo Says:

    Allora è vero, i gatti stanno progettando la dominazione mondiale! (sbroc sbroc)

    Sbaglio o riconosco Golda e Benazir?

  2. tupaia Says:

    Si, stanno progettando anche la nostra estinzione…
    Il primo gatto e’ (era) Silver, poi si, diciamo che non ho dovuto attingere a googleimages per le foto di questo post :-)

  3. isci Says:

    scusa ma alla fine se i gatti sterminano la fauna locale …a noi che cazzo ce ne frega ? Cioè se una specie non ce la fa a sopravvivere alla competizione di un’altra … beh amen. Quante migliaia, milioni di specie sono scomparse da quando la vita è apparsa sulla terra ? Un altra specie ripopolerà l’isola, le altre specie autoctone abbastanza furbe da sfuggire al gatto si diversificheranno e occuperanno le nicchie ecologiche rimaste libere….
    Io capisco il concetto: “non distruggiamo la foresta perché senno non ci sarà biodiversità”, ma se una specie proprio non ce la fa, se non è capace di sviluppare delle contromisure evolutive perché dobbiamo giocare allo stato sociale del mondo della natura ? Lasciamoli estinguersi e via andare.
    Il massimo della follia è secondo me è cercar di salvare il diavolo tasmaniano dal tumore infettivo che lo ammazza, li non è nemmeno una specie introdotta artificialmente a portarlo all’estinzione sono loro ad aver incocciato un vicolo cieco evolutivo….beh cazzi loro, la loro nicchia ecologica se la piglierà qualcun’altro.

  4. tupaia Says:

    isci: il tuo discorso non farebbe una piega, se non ci fossero dei problemi collaterali: non sappiamo quanto siamo effettivamente lontani dal collasso. Sicuramente la biosfera finora si e’ egregiamente ripresa da sei estinzioni di massa, non vedo perche’ non dovrebbe superare una settima. Quel che mi darebbe fastidio sarebbe estinguermi, cioe’ io proprio io o la mia organizzazione genica piu’ generale. Aggiungi che le estinzioni di massa portano alla diminuzione generale di piani strutturali, ovvero di Regni e Phyla, e non sappiamo quanto questa perdita possa influire sulla effettiva possibilita’ di vita sulla terra.
    Insomma, a me inquieta. Beato te che non te ne frega un cazzo.

  5. dund Says:

    tupaia: cos’ha in bocca silver? golda si porta i suoi anni splendidamente. benazir è sempre più bella.

    isci: premesso che questo blog è letto da gente molto più qualificata di me, e che la padrona di casa ti ha già risposto, ti inviterei anche a studiarti, tra gli altri, i concetti di semplificazione della catena trofica e di biomagnificazione.
    il primo è quella cosa per cui tu introduci dei bei perca del nilo e dei bei pesci gatto in un lago ricchissimo di specie ittiche endemiche. i perca e i pesci gatto li sterminano, la catena alimentare si semplifica, nel giro di qualche decennio il lago è ridotto a una pozza eutrofica di melma e batteri dove non vive più nulla, perca e siluri compresi. la sussistenza della popolazione vacilla. carestia. epidemie. tensioni politiche. guerra. milioni di vite umane perse.
    il secondo è quella cosa per cui una singola alga o batterio o plancton secernente una tossina contamina una popolazione, tuo figlio mangia del pesce che contiene miliardi di volte quella dose di tossina e finisce in ospedale.

    come ha detto tupaia, dalla prima estinzione di massa a oggi il numero di piani anatomici che si ipotizza esistesse originariamente si è ridotto di moltissimo (leggere Gould e altri). un altra estinzione o due, e se a te piace l’idea di un mondo in cui gli unici pluricellularei terrestri sono artropodi, mandami una cartolina.

  6. tupaia Says:

    Dund: silver ha in bocca un pelouche

  7. mick78 Says:

    Ciao!
    Capito per la prima volta qui e vorrei, se posso permettermi dal basso della mia assenza di competenze specifiche, commentare.
    Direi che alla fine sono dei bei problemi, e sono dei problemi dovuti alla solità superficialità dei comportamenti umani.
    Cioè io adoro i gatti, ma se vado in un’isola dove ci sono specie animali che non sono adatte a difendersi dai preedatori o dove comunque non cìè mai stato un gatto prima, non ci porto il gatto! Farò amicizia con qualche coniglio/tartaruga/topo/parrocchetto autoctono…
    Noi umani, soprattutto europei siamo specializzati a portare lo sterminio diretto ma soprattutto indiretto, dovunque andiamo…

  8. mick78 Says:

    Scusate, ho notato solo ora una serie di refusi…

  9. Alessandra Says:

    Bell’articolo e splendidi felini quelli in foto…. in particolare Benazir rappresenta il mio ideale di gatto domestico !

  10. Alessandra Says:

    Al di la’ delle considerazioni fatte da Tupaia e da qualche altro sui possibili effetti collaterali, sicuramente piu’ inquietanti e degne di nota, a me dispiacerebbe sinceramente che nel giro di tempi piu’ o meno brevi dovessero sparire, ad esempio,per fare il caso piu’ eclatante, diverse splendide specie di marsupiali australiani per colpa dell’introduzione di gatti e volpi …. specie che prima o poi, tra l’altro, nell’arco di quel che mi rimarra’ da vivere, mi piacerebbe tanto vedere di persona……… dai piccoli canguri ai bandicoot ai mirmecobi ai quoll……. un florilegio di varie bellezze ! ( non dico superiori ai gatti e alle volpi, che mi piacciono pure molto…. ma certamente molto diversi ).

  11. Lupabianca Says:

    Sì, è un problema serio, ma la soluzione secondo me non sta di certo nello sterminare i gatti. La cosa migliore è appunto la sterilizzazione.
    Comunque non mi dispiacerebbe affatto l’estinzione di un certo mammifero terrestre bipede di nostra conoscenza…

  12. tupaia Says:

    Alessandra: il nomignolo di Benazir e’ “she’s so cute” :D
    Faccio notare comunque che non solo a socotra speciano i gatti, ma anche nelle isole Britanniche. Benazir (il gatto bienco e nero delle foto) e’ una micia inglese (presa al gattile di North London) e rispetto a Golda (randagiona anche lei, ma italiana), e’ molto piu’ tarchiata, ha il muso piu’ corto, le orecchie piccole e il pelo molto lungo. Adattamenti al freddo, sospetto, aiutati dall’isolamento genetico dei felini inglesi (per via della rabbia e’ quasi impossibile portare gatti dal continente).

  13. maasoius Says:

    ma perchè non li mangiamo ? so robba bbona , com se dise a vicenza !

  14. lamb-O Says:

    > un altra estinzione o due, e se a te piace l’idea di un mondo in cui gli unici pluricellularei terrestri sono artropodi, mandami una cartolina.

    Ha senso dare giudizi estetici a un mondo che sarà, e che si può pensare che nessuno di noi vedrà coi propri occhi? Chiedo.
    Poi non penso che la vita sia destinata a essere indefinitamente, per quanto si sforzi. Lo si mette nel conto, pazienza, non è nemmeno alcunché di grave.

  15. lamb-O Says:

    Auff, l’ho fatto di nuovo.
    Chi può mi cancelli questo commento e il precedente, please.

  16. tupaia Says:

    lamb-o? cosa hai fatto di nuovo? perche’ vuoi che cancelli i post?

  17. Mr. Tupaia Says:

    E da un paio di giorni possiamo aggiungere all’elenco delle specie portate all’estinzione dai gatti anche quella dei cronisti non prostrati davanti al Vaticano…

  18. tupaia Says:

    @ Mr Tupaia: forse non tutti conoscono la storia…

  19. Mr. Tupaia Says:

    Mah, credo che chiunque viva in Italia e abbia letto ungiornale nelle ultime due settimane la storia la conosce, comunque…

    http://www.uaar.it/news/2009/07/15/papa-quattro-gatti-giornalista-sospeso-gli-atei-indignano-solidarizzano/

  20. Bruno Says:

    Io sono per il potere felino, quindi non posso approvare che i gatti vengano “eradicati” da alcun luogo. Perché non eradichiamo i topi o le zanzare invece? Gli uccelli tonti che non sanno volare e le lucertolone lente e imbranate o si danno finalmente una mossa, o meritano di fare da spuntino per chiunque se li voglia magnare.

  21. madi Says:

    questo blog è davvero spaziale!bellissimo!
    ciao:-)

  22. lapis Says:

    Posso dissentire da questo? “se ne sono estinte una decina sotto la pressione di gatti, cani, ratti, manguste e, ovviamente, umani buongustai. Essendo pero’ gli hutia arboricoli occorre un predatore arrampicatore e temo che l’unico dell’elenco sia il gatto.”
    I ratti spesso sono ottimi arrampicatori, dipende solo da come è la corteccia degli alberi.Se è ruvida, ci vanno come in pianura.
    Più precisamente i ratti vivono magnificamente (dal loro punto di vista) sui pini della costa sud della Sardegna. Rosicchiano le pigne come noi facciamo con le mele, lasciando il torsolo, e corrono sui rami e lungo i tronchi con grande facilità.

  23. Astrid Says:

    Bellissimo blog! Sono arrivata a questo vecchio post dalla lettera aperta a Fermare Green Hill. Una domanda per pura curiosità: i gatti ti piacciono? :-)

  24. tupaia Says:

    Li preferisco crudi, a dire la verita’ :)
    Ne ho tre al momento e tutti i gatti delle foto sono miei, anche se due di loro ora non ci sono piu’. L’amare i gatti non mi impedisce pero’ di vederli per quello che sono, ovvero macchine per uccidere.

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