Turista per caso: lo scoiattolo variabile (Callosciurus finlaysonii)

In Italia ci sono, stanziali, quattro specie di scoiattolo di cui una sola autoctona, lo scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris).

Essendo gli scoiattoli bestioline tanto carine, ogni tanto qualche testa fine pensa di prendere una specie esotica e di tenersela in giardino a “scopo ornamentale”. Al grido di “oggi il parco, domani il mondo” gli scoiattoli ci mettono naturalmente pochissimo a colonizzare le aree confinanti, e quindi a diffondersi a macchia d’olio sul territorio.

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Uno scoiattolo variabile domestico, come quelli rilasciati ad Aqui Terme e a Maratea. Foto da: About.com:exotic pets

 

Abbiamo cosi’ lo scoiattolo grigio americano (Sciurus carolinenis) in Piemonte, Lombardia e a Genova, il tamia siberiano (Tamia sibiricus) a Belluno, Verona e Roma, e lo scoiattolo variabile (Callosciurus finlaysonii) in Basilicata e ad Aqui Terme (Alessandria).

Lo scoiattolo di Finlayson, o scoiattolo variabile, si chiama cosi’ per l’estrema variabilita’ della sua colorazione che puo’ andare dal nero al rosso al bianco al grigio con tutte le tonalita’ intermedie e vari pattern di colori. E’ originario della Cambogia, Talilandia, Laos, Vietname e Myanmar, in pratica l’ex Indocina, e nel suo paese di origine e’ una specie minacciata, soprattutto dalla deforestazione: e’ infatti inserita dal 1996 nella lista rossa della IUCN, sebbene localmente possa essere abbondante. Nel suo paese ha un ruolo biologico importante come dispersore dei semi di alcuni alberi e coesiste senza problemi sia con un’altra specie di scoiattolo, Menetes berdmorei, che pero’ e’ piu’ terrestre, sia con la Tupaia belangeri, che occupa piu’ o meno la stessa nicchia ecologica, salvo che la Tupaia e’ piu’ crepuscolare. Mangia grossi semi e frutti, e’ diurno e scende raramente a terra, sebbene possa farlo se c’e’ abbondanza di cibo al suolo. Si contano 16 diverse sottospecie, distrubuite in differenti localita’ geografiche.

In Italia e’ stato Introdotto in due localita’ all’inizio degli anni ottanta del secolo scorso.

La prima e’ un parco cittadino ad Aqui Terme, in provincia di Alessandria, dove le due coppie originarie hanno dato origine alle decine di individui attualmente presenti (si contavano 40-50 individui nel 1998, ora probabilmente saranno di piu’). I pattern di colore fanno supporre che si tratti della sottospecie bocourti. Non si hanno notizie di espansione territoriale e tutti gli animali sembra siano concentrati nei due ettari del parco. L’unico problema e’ che in inverno il 36.5% della loro dieta e’ costituito da linfa e corteccia. Lo scortecciamento pare stia provocando ingenti danni agli alberi del parco, ma non mi pare siano ancora riportati casi di “girdling”, ovvero scortecciamentodi un’area circolare che provoca la morte dell’albero.

Piu’ preoccupante e’ invece la situazione della seconda area, in Basilicata. I primi esemplari (non si sa esattamente quanti) sono stati rilasciati a Maratea a meta’ degli anni ottanta, si pensa da un parco privato. Neanche la sottospecie e’ ben chiara, probabilmente perche’ si tratta di ibridi di piu’ sottospecie derivanti da esemplari venduti come animali da compagnia. Nel 2004 l’areale di questi animali si era espanso fino a 26 km quadrati e comprendeva il terirtorio intorno a Maratea e la Campania Meridionale. Per di piu’, visto che sono tanto bellini, qualcuno li ha catturati e portati distanti, nella valle del Noce, sempre in Basilicata, aiutando la specie a passare oltre le barriere ecologiche che li confinano nella zona costiera.

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Lo scoiattolo variabile di Maratea. Foto di G. Nuovo da: Argonauti.org 

Al momento pare si contino danni su varie specie di alberi, come ulivi, pini, querce e carrubi, ma non e’ chiara l’entita’ di questi danni.

La situazione e’ sicuramente incresciosa, ma non so quanto sia allarmante. Non mi sembra neanche comparabile con quella dello scoiattolo grigio in Piemonte, dove questa specie aliena si sta espandendo. In realta’ lo scoiattolo grigio in Italia non fa danni agli alberi, giusto qualcosina alle coltivazioni di pioppi, che sono comunque per loro natura poco redditizie, essendo gli alberi di poco valore e tagliati ogni dieci anni, ma gode di triste fama perche’ in Inghilterra invece e’ distruttivo per le piantagioni da reddito. Non sono al corrente di alcuna stima numerica dei danni effettuata in Basilicata per lo scoiattolo variabile, e sinceramente non so se sia davvero il caso di essere allarmisti prima di avere dei numeri alla mano. I dati sui danni di Aqui Terme mi pare siano influenzati dalla densita’ molto elevata degli animali in un’area piccolissima e con poco cibo, situazione che non si verifica invece a Maratea dove gli animali dispongono di corridoi naturali per cercare fonti alternative di cibo e diminuire la densita’.

La preoccupazione semmai dovrebbe essere che possa competere con lo scoiattolo rosso nostrano, come fa lo scoiattolo grigio, ma al momento attuale i territori dei due animali non si sovrappongono, quindi e’ difficile prevedere se ci possa essere competizione. Sicuramente non e’ da escludere

Al momento l’opzione migliore sarebbe eradicare questa specie aliena dal territorio, e probabilmente il numero di individui e’ ancora sufficientemente basso da consentirlo, ma a quanto pare in Italia se un animale e’ bellino e fa tenerezza agli “animalisti” puo’ fare quello che vuole, anche fare estinguere altre specie, perche’ e’ troppo crudele uccidere qualche esemplare di Cip & Ciop per salvare un’intera specie (ma gli scoiattoli rossi non sono Cip& Ciop anche loro?). Gli esseri umani sono bizzarri…

Articoli consultati:

S. SUZUKI, S. KITAMURA, M. KON, P. POONSWAD, P. CHUAILUA, K. PLONGMAI, T. YUMOTO, N. NOMA, T. MARUHASHI and P. WOHANDEE (2007) Fruit visitation patterns of small mammals on the forest floor in a tropical seasonal forest of Thailand. Tropics vol 16(1)

S. BERTOLINO, I. CURRADO, P. J. MAZZOGLIO and G. AMORI (2000) Native andAlien Squirrels in Italy. Hystrix, (n.s.) 11 (2): 65-74

G. ALOISE, S. BERTOLINO (2005) Free-ranging Population of the Finlayson’s Squirrel Callosciurus finlaysonii (Horsfield,
1824) (Rodentia, Sciuridae) in South Italy. Hystrix It. J. Mamm. (n.s.) 16 (1): 70-74

Published by tupaia on settembre 16th, 2007 tagged mammiferi, roditori


10 Responses to “Turista per caso: lo scoiattolo variabile (Callosciurus finlaysonii)”

  1. restodelmondo Says:

    Propongo una soluzione: gli “animalisti” non sono carini, quindi…

  2. Giulio Says:

    La soluzione proposta è sicuramente la migliore, ma in quanto tale certamente la meno adatta per le italiche “verdi” menti (maledetta empatia). Chissà forse qualcuno tra qualche tempo dirà di sterilizzare tutti i maschi o le femmine come proposero qualche anno addietro per il cinghiale in maremma…

  3. giam Says:

    A Prato c’è il Centro di scienze naturali dove vanno a finire decine di animali esotici comprati perchè tanto fichi da mostrare agli amici e poi tanto noiosi da accudire. E non hanno neanche il buongusto di portarli al Centro, ma spesso li abbandonano in un parchegio o in parchi pubblici. E mica scoiattoli: Boa, pitoni…

  4. falecius Says:

    Restodelmondo, come sei crudele! E poi non è vero. Ne conosco un paio strafighe ;)

  5. tupaia Says:

    @restodelmondo: quello degli animalisti ignoranti che urlano a pieni polmoni cose che non sanno e’ purtroppo un male necessario: una volta su mille la imbroccano, come la campagna per i cuccioli di foca. Se solo si riuscisse a instillargli una scintilla di intelligenza, o almeno a fargli leggere l’introduzione di un libro di ecologia, vivremmo tutti meglio.

    @ giam: varani, coipu, iguane, granchi tropicali, chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Oramai girare per boschi e’ come andare allo zoo, ci si trova di tutto di piu’.
    Ma anche questo fa parte dell’evoluzione delle specie, tutto sommato. Noi facciamo parte dell’ecosistema e il nostro contributo non e’ piu’ innaturale di molte altre cose. Penso che salvare il salvabile sia uno sforzo doveroso che va compiuto ad ogni costo, ma sono fatalista sui risultati.

  6. chiara e patrizia Says:

    gli scoiattoli sono bellissimi
    noi li abiamo visti oggi a aqui terme
    due

  7. Max Says:

    vogliamo parlare dei “fenomeni” che allevano animali e che quando il business non è più redditizio li liberano un po’ dove capita? (leggi: nutrie… con i danni connessi) per non parlare di chi si è inventato di portare il gambero rosso della Louisiana in Italia, così abbiamo gli argini dei fiumi ridotti a colabrodo con un certo rischio… per on parlare dei pesci gatto e dei pesci siluro non italiani che stanno facendo danni pazzeschi alle biodivesità italiche….

  8. Max Says:

    L’unica soluzione è l’eradicazione!!! con buona pace degli animalisti integralisti della domenica…
    Io sono animalista ma prima di tutto il rispetto di un ambiente passa dal non inquinamento genetico delle specie e dalla non introduzione INNATURALE di specie competitive…

  9. danilo Says:

    Mh… definiresti “innaturale”, per favore?

  10. darkrat Says:

    Ma finchè si tratta ancora di un numero circoscritto, non si potrebbero catturare e portare dove non facciano danni?
    Strutture chiuse ove “conservarli”, visto che nel loro ambiente sono minacciati, decidendo se possano essere reintrodotti nel loro paese d’origine o rappresenterebbero un pericolo per le popolazioni rimaste.

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