Tetratricotomologia: l’arte di spaccare il capello in quattro

Abstract: structure, facts and evolution of mammal hair, with a special eye on human hair

Ispirata da Erba Volant, ho deciso di dedicare un post a quella che e’ la caratteristica piu’ evidente e peculiare dei mammiferi, noi inclusi: i peli. L’importanza che noi attribuiamo a questa caratteristica anatomica del resto salta agli occhi in un semplice supermercato osservando da un lato lo scaffale  con i vari tipi, modelli, marche, formati, colori degli shampoo, balsami, sieri, cere, fissatori, gel etc e dall’altro lo scaffale attiguo con i vari tipi e marche di cerette, strisce depilatorie, creme depilatorie, rasoi, creme da barba, dopobarba etc. Non parliamo ovviamente dell’attrattiva che le pellicce altrui esercitano su di noi come indumenti. Per essere tra i mammiferi terrestri meno pelosi in assoluto abbiamo sviluppato una forma di feticismo verso queste strutture anatomiche, e la ragione verra’ discussa in chiusura di questo post. Per il momento soffermiamoci a capire di che si tratta e come sono fatti, dato che con tutto il nostro feticismo alla fine non ne sappiamo nulla.

Innanzi tutto bisogna dire che i peli sono organi a se’stanti e con una propria genesi e anatomia e fanno parte integrante della struttura dell’epidermide. Non sono quindi, come erroneamente si potrebbe pensare, il prodotto di una ghiandola o un’estensione della pelle.

La formazione dei peli non avviene nei mammiferi necessariamente in fase embrionale e sono sicuramente gli organi piu’ facili da perdere e da guadagnare del nostro corpo. La formazione e l’emergenza dei peli avviene in momenti variabili in base all’eta’, alla specie, al sesso e alla posizione. I peli della barba ad esempio crescono solo alla puberta’ nei giovani maschi umani, i peli corporei crescono a circa dieci giorni di eta’ ad un gattino, i peli della criniera crescono ai leoni maschi solo quando diventano dominanti e cosi’ via. La regolazione di solito e’ sotto controllo sia genetico che ormonale, col testosterone che fa la parte… del leone.

Sezione della cute umana. Oil gland = ghiandola sebacea. Diagramma preso da qui

La pelle e’ formata da due strati, l’epidermide, per lo piu’ formata da cellule cornee morte, tranne gli strati inferiori, e il derma che e’ la parte “viva” della pelle dove ci sono i vasi sanguigni. Quando il momento e’ arrivato, dallo strato piu’ profondo dell’epidermide si forma un “bottone” di cellule che sprofonda nel derma e forma un sacchetto che dara’ vita al follicolo. Le cellule che formeranno il pelo vero e proprio sono al centro del fondo del sacchetto, quelle piu’ ai lati formano due “foderi” concentrici, uno interno piu’ rigido ed uno esterno, che proteggono e danno la forma alla radice del pelo. Ogni singolo follicolo ha un capillare venoso ed uno arterioso che lo irrora, un muscolo erettore del pelo per quando ci spaventiamo o abbiamo freddo (non presente in tutti i mammiferi, pero’) e una ghiandola sebacea. La ghiandola sebacea produce un composto oleoso costituito principalmente di cere, acidi grassi e trigliceridi che lubrifica il pelo e la pelle evitando che si secchi e crea un sottile strato idrorepellente che evita che i peli si bagnino. La composizione del sebo varia da mammifero a mammifero, quella di canidi, equidi e bovidi e’ molto simile tra loro, quella di scoiattoli, procioni e mustelidi estremamente variabile. Nota di colore, il sebo umano e’ ricchissimo di squalene (niente a che fare con gli squali, si chiama  cosi’ perche’ fu trovato la prima volta negli squali ma noi umani ne produciamo in abbondanza), caratteristica che condividiamo solo con le lontre, i castori e i cercoletti (Potos flavus, un mammifero arboricolo sudamericano). Questo sembra essere a favore della vecchia teoria del nostro “periodo acquatico” in cui avremmo perduto il pelo, ma bisogna anche dire che neanche i cercoletti sono mai stati acquatici, sono parenti dei procioni, quindi e’ probabilmente solo una coincidenza. La produzione di sebo e’ sotto controllo ormonale, soprattutto del testosterone (di cui lo squalene e’ un precursore biochimico), il che spiega l’acne (un’infiammazione dovuta a iperproduzione di sebo) degli adolescenti umani: disegno “intelligente”.

Dal fondo del follicolo le cellule staminali, che si dividono continuamente, formano un ammasso di cellule che cresce attraversando lo strato di sebo all’interno del follicolo. Man mano che le cellule del pelo si allontanano dalla radice, e quindi dai capillari sanguigni, muoiono e si riempiono di una proteina chiamata cheratina, la stessa che forma le unghie e le corna dei ruminanti. Il pelo e’ quindi una struttura fondamentalmente morta e deve la sua esistenza e persistenza solo alle cellule staminali presenti nel follicolo. Una volta ho letto su una rivista che ogni pelo puo’ ricrescere massimo sette volte, il che e’ un’idiozia assoluta, finche’ le cellule staminali restano vive il pelo ricresce, come ben sanno le donne che fanno la ceretta. La stessa rivista (temo fosse Focus, ma dovrei controllare) diceva anche che lo stesso follicolo genera piu’ peli e anche questa e’ una scemenza. Quello che accade e’ che a volte il follicolo “gemma” e si possono costituire dei “cluster” di follicoli vicinissimi che usano lo stesso foro di emergenza dall’epidermide per tutti i peli. Le pecore Merinos ad esempio possono avere sino a nove peli emergenti dallo stesso punto della pelle e intrecciati tra loro, che si originano da gemmazioni del primo follicolo. La stessa cosa temo che accada anche a mio cognato ma preferisco non indagare. I peli ricci come quelli delle pecore o dei gatti Devon rex derivano da follicoli arricciati ma tra i mammiferi sono piuttosto rari. Se il follicolo muore, fine della storia, il pelo non ricrescera’ mai piu’, il che puo’ essere un bene o un male a seconda dei punti di crescita e di vista.

Ogni pelo e’ costituito in media (con alcune eccezioni) da una radice, da una parte piu’ sottile detta “asta” (shaft in inglese) e da una parte piu’ spessa detta “scudo” (shield in inglese). I capelli umani ad esempio fanno eccezione in quanto sono praticamente dei cilindri tutti dello stesso spessore (quelli ricci sono a sezione ovale piuttosto che tonda) ma i peli del vostro gatto  sono fatti cosi’ e la struttura si puo’ vedere anche ad occhio nudo.

Struttura dei peli del topolino delle case, Mus musculus. © Lisa Signorile

Gli animali dotati di pelliccia hanno generalmente due tipi principali di pelo, il sottopelo e i peli di guardia. Il sottopelo (UH, Under Hair) e’ sottile, corto, con l’asta ondulata, scarsamente pigmentato e molto denso in modo da intrappolare l’aria e creare uno strato termicamente isolante per mantenere costante la temperatura corporea. Negli animali acquatici come lontre e castori forma anche uno strato idrorepellente. I peli di guardia (GH, Guard Hair) sono piu’ lunghi, piu’ spessi, di solito diritti, pigmentati e meno densi. Si bagnano piu’ facilmente e aderiscono gli uni agli altri in modo da isolare il piu’ possibile il sottopelo. Esistono ovviamente tutte le possibili forme di transizione dai peli di guardia al sottopelo, ma comunque e’ sempre possibile identificare delle categorie. Le parti piu’ esposte come dorso e coda sono quelle che hanno i peli di guardia piu’ fitti lunghi e pigmentati, le parti piu’ delicate come gola e pancia hanno invece il sottopelo molto piu’ fitto. Noi umani come al solito facciamo eccezione in quanto manchiamo di un sottopelo decente, a parte la peluria bionda dei bambini, e i peli “visibili” sono costituiti da peli di guardia modificati.

Struttura di un pelo di opossum comune, Didelphis marsupialis: i peli dei marsupiali hanno esattamente la stessa struttura dei peli dei placentati. © Lisa Signorile

Se lo guardiamo in sezione, ogni pelo e’ composto da tre strati concentrici: al centro la medulla, costituita da uno o piu’ strati ordinati di cellule morte cheratinizzate e pigmentate, e’ responsabile per lo piu’ del colore del pelo. Intorno alla medulla c’e’ la corteccia, formata da cellule cheratinizzate la cui struttura non e’ piu’ riconoscibile, per cui si vede solo uno strato omogeneo con a volte granuli di pigmento. Lo strato piu’ esterno e’ la cuticola, formata da scaglie cornee ordinatamente disposte come le brattee di una pigna. La forma e la disposizione delle scaglie, insieme allo strato di sebo che le ricopre e le tiene insieme, e’ responsabile della riflessione della luce e puo’ influire sul colore e sulla lucentezza (i miei capelli ad esempio diventano castano-rossicci se uso la piastra elettrica, che chiude le scaglie, tendono al biondo se li faccio asciugare all’aria aperta, cosa che apre le scaglie. Tendenzialmente sono biondi e molto disordinati perche’ passo il mio tempo libero a scrivere questo blog invece che andare dal parrucchiere come pare facciano le donne normali).

Struttura delle scaglie di un pelo di topo. © Lisa Signorile

La sezione del pelo, la struttura della medulla e il rapporto lineare cortex/medulla variano da mammifero a mammifero, in base al tipo di pelo (sottopelo o pelo di guardia), all’eta’ del soggetto e alla posizione, il che e’ grandioso in teoria perche’ e’ sufficiente esaminare la struttura di pochi peli per risalire alla specie del possessore. In pratica e’ molto piu’ complicato di cosi’, gli unici peli utili per l’identificazione sono quelli di guardia del dorso, ma comunque i peli restano un favoloso metodo di indagine per compiere studi non invasivi sulla presenza/assenza di una specie o censimenti sulla fauna di una determianta zona. In alcuni casi permettono anche di risalire alla densita’ di una determinata popolazione di mammifero, senza doverli catturare e traumatizzare. Lo strumento usato dai ricercatori  e’ di solito, per i piccoli mammiferi, un tubo in pvc di quelli usati per le condutture dell’acqua (il diametro dipende dalle dimensioni dell’animale) alle cui estremita’ c’e’ del nastro biadesivo a cui restano appiccicati i peli, detto anche in italiano “hair tube”. Il sorcio/piccolo marsupiale/insettivoro  entra attratto da un’esca e in cambio si fa la ceretta sulla schiena o sulla coda, se pelosa. Per gli animali grandi si usano invece delle “scratch pad”, qui descritte, cambia la struttura ma il principio e’ identico. La scientifica usa gli stessi criteri dei ricercatori se per caso trova peli sulla scena di un delitto per identificare la specie del possessore (uno in fondo potrebbe anche essere assassinato da un orango, come nei Delitti della via Morgue). Per risalire all’identita’ dell’assassino pero’ bisogna far ricorso al DNA, contenuto solo nella radice del pelo per cui se si e’ spezzato nella lotta con la vittima non c’e’ niente da fare.

Modifica del pelo per formare una spina in Heteromys desmarestianus, un topo spinoso centro-americano. © Lisa Signorile

E ora passiamo ad una questione spinosa: cosa sono le spine? Tutti i mammiferi spinosi, dalle echidne agli istrici ai ricci, usano lo stesso trucco: ipercheratinizzano i peli per ottenere delle strutture rigide che penetrino attraverso la pelle dei potenziali predatori. Naturalmente ci sono vari gradi di adattamento, i pocket mice americani (peli nella foto sopra) hanno delle spine piuttosto modeste e ancora si puo’ riconoscere bene la struttura del pelo da cui evolutivamente hanno avuto origine, mentre gli aculei di un istrice sono strutture perfezionatissime che sembrano abbiano poco a che fare col soffice manto di un ciincilla’, roditore pure lui. La densita’ anche cambia, in molti roditori le spine sono inframmezzate a peli piu’ o meno “normali”, in altri il pelo e’ ridotto al minimo come nei ricci. Di sicuro la soluzione e’ cosi’ semplice, elegante e poco dispendiosa che e’ stata inventata molte volte indipendentemente tra gli animali appetitosi: i topi spinosi hanno evoluto le spine indipendentemente dagli istrici, solo per rimanere tra i roditori. Poi ci sono i ricci che sono insettivori, i tenrec che sono Afrotheria, le echidne che sono monotremi. Le spine dei ricci di mare invece nulla hanno a che fare, sono formate di carbonato di calcio e non di cheratina.

Ora che siamo piu’ familiari con questi piccoli gioielli evolutivi dell’architettura dei mammiferi possiamo porci due domande:

1) a cosa servono?

2) perche’ noi umani li abbiamo persi?

A cosa servano e’ abbastanza ovvio, servono a intrappolare l’aria che fa da isolante e prevenire sbalzi di temperatura interna all’animale, dato che i mammiferi sono quasi tutti omeotermi, mantengono costante la temperatura corporea. Mantenere costante la temperatura e’ cosi’ importante che abbiamo rinunciato alle scaglie protettive dei rettili da cui deriviamo. Animali come il pangolino e l’armadillo hanno rinunciato al pelo per farsi ricrescere le scaglie, ma il clima tropicale in cui vivono evidentemente glielo consente. Gli animali che vivono in zone torride, sia ben chiaro, hanno bisogno di pelo folto anche loro per proteggersi dal calore e quelli che vivono nei deserti, dove ci sono enormi sbalzi di temperatura, contrariamente a quello che qualcuno pensa hanno un pelo foltissimo, anche se corto. Unica controindicazione, dove ci sono i peli non ci sono molte ghiandole sudoripare e quindi per disperdere il calore in eccesso ai cani tocca stare con la bocca aperta e traspirare tramite la lingua e i polpastrelli. I mammiferi marini hanno dovuto rinunciare ai peli perche’, come i nuotatori ben sanno, fanno attrito col flusso d’acqua che passa sul corpo e rallentano il movimento. Per compensare questa sciagura e mantenere costante la temperatura hanno dovuto sviluppare un enorme strato di grasso sottocutaneo.

Ed ora, la domanda da un milione di dollari: se i peli sono cosi’ importanti nel mantenere costante la temperatura corporea, perche’ noi li abbiamo persi? Non lo so, e di sicuro non lo sa nessuno, ma sono stati versati i proverbiali fiumi di inchiostro sull’argomento. Sono a conoscenza di quattro ipotesi, di cui nessuna mi convince completamente, ma e’ possibile che ce ne siano altre.

1) Scimmia acquatica: Avremmo perso i peli durante un non meglio identificato periodo in cui i nostri antenati erano diventati semi-acquatici. Pro: spiega come mai i peli della schiena sono orientati in un verso idrodinamico. Contro: Non si hanno tracce paleontologiche di questo periodo acquatico; non si hanno tracce di aumento del grasso sottocutaneo parallelamente alla scomparsa dei peli come e’ accaduto agli altri mammiferi acquatici che hanno perso i peli; essere acquatici non significa dover perdere il pelo, altrimenti come si spiegano le lontre, le foche e le otarie? Gli occhi, inoltre, non sono all’altezza delle narici.

2) scimmia sudante: Il caldo  e l’esposizione al sole diretto della savana avrebbero causato la perdita dei peli e l’evoluzione delle ghiandole sudoripare su tutto il corpo per scongiurare il rischio di ipertermia. Come si e’ detto, se c’e’ pelliccia non ci possono essere ghiandole sudoripare che inzupperebbero il pelo rendendolo inutile. Pro: Schwartz et al (1981) hanno determinato che piu’ e’ grossa la scimmia e meno denso e’ il suo pelo, indipendentemente dall’habitat. Questo perche’ se la scimmia e’ grande l’elevato volume rende difficile disperdere il calore. In pratica noi umani avremmo avuto un preadattamento nella foresta ad essere poco pelosi; I capelli sarebbero rimasti per proteggere la testa indipendentemente dalla necessita’ di traspirazione. Contro: siamo gli unici animali Africani della savana ad aver perduto il pelo, e sudiamo soprattutto dove abbiamo i peli come la testa, le ascelle e l’inguine

3) scimmia pulciosa: Secondo Pagel e Bodmer avremmo perso il pelo per ridurre il carico dei parassiti che compromettevano la nostra salute. Pro: abbiamo in effetti meno specie di ectoparassiti che ci infestano rispetto agli altri primati e i pidocchi proliferano solo nelle esigue zone pelose. Contro: di nuovo, se e’ tanto una buona idea perche’ siamo gli unici che l’hanno adottata? Un animale in buona salute inoltre ha meno parassiti e un bel pelo. Un pelo in ordine e’ l’equivalente di una coda di pavone per dire “sono sano, puoi fidarti dei miei geni, sposami” e non si capisce perche’ le femmine avrebbero dovuto preferire uno scimmione spelacchiato, potenzialmente tignoso e che non si capisce se e’ ha buoni geni o no.

4) Scimmia sociale: La perdita del pelo, specie quello facciale, era un preadattamento indispensabile ad acquisire muscoli facciali che indicassero gli stati d’animo e permettessero agli altri di capire cosa stiamo pensando. Il pelo inoltre e’ una barriera al contatto “pelle contro pelle” che rende piu’ intimi i rapporti tra gli individui. Contro: il “grooming”, l’attivita’ di spulciarsi il pelo a vicenda, e’ la base del consolidamento dei rapporti sociali tra i primati. Perso il pelo, perso il grooming, rimaniamo scimmioni frustrati che si fanno la ceretta.

Ovviamente il pelo non lo abbiamo perso tutto. Ci rimangono i capelli, orrendamente inframmezzati da ghiandole sudoripare, per proteggere la testa dal sole, i peli pubici per disperdere feromoni sessuali, i peli ascellari per lo stesso motivo (sempre ammesso che poi i feromoni riusciamo a sentirli), la barba e i peli toracici negli uomini caucasici. Di solito gli africani e gli altaici hanno una barba esigua, i nativi americani assolutamente niente barba. L’idea che mi sono fatta e’ che la barba e i peli toracici siano quello che Zahavi avrebbe chiamato un segnale onesto: essendo sotto controllo del testosterone, segnala anche in posti freddi dove e’ necessario coprirsi che il maschio e’ sessualmente maturo e capace di fecondare, e in piu’ sa resistere ai pidocchi, quindi e’ un compagno potenzialmente adatto. La mia teoria crolla miseramente se si guardano gli uomini Sami, che sono quasi glabri, ma diciamo che sono un errore sperimentale. Sarebbe interessante sapere quanto fossero pelosi i Neanderthal, per un confronto, ma gli uomini barbuti mi sembrano decisamente un adattamento out-of-Africa.

Ultima bizzarria dei peli umani, anche in questo caso virtualmente unica tra i mammiferi, e’ di perdere completamente i melanociti, le cellule che producono la melanina, e diventare completamente bianchi con l’eta’. Altri mammiferi come i cavalli o i cani mostrano lievi variazioni del colore dei peli con l’eta’, ma nessuno diventa completamente bianco. Anche in questo caso si potrebbe trattare di un segnale intraspecifico per dire che l’individuo potrebbe essere troppo vecchio per riprodursi, ma mi sembra improbabile: tutti i geni fenotipici che si esprimono dopo l’eta’ riproduttiva non sono soggetti a selezione, quindi o si tratta di una semplice deriva genetica casuale o e’ un segnale che indica status sociale (e quindi rispetto) nella comunita’, un po’ come accade nei gorilla maschi con la schiena argentata.

References
LINDHOLM, J, J MCCORMICK, S COLTONVI, and D DOWNING. “Variation of skin surface lipid composition among mammals.” Comparative Biochemistry and Physiology Part B: Biochemistry and Molecular Biology 69, no. 1 (1981): 75-78. doi:10.1016/0305-0491(81)90211-X. http://dx.doi.org/10.1016/0305-0491(81)90211-X.

Schwartz, G G, and L A Rosenblum. “Allometry of primate hair density and the evolution of human hairlessness.” American journal of physical anthropology 55, no. 1 (May 1981): 9-12. doi:10.1002/ajpa.1330550103. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/6789685.

Teerink, B. J. Hair of West European Mammals: Atlas and Identification Key. Cambridge University Press, 2004. http://books.google.com/books?id=exlhpOZ__BEC&pgis=1.

Pagel, M., & Bodmer, W. (2003). A naked ape would have fewer parasites Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, 270 (Suppl_1) DOI: 10.1098/rsbl.2003.0041
ResearchBlogging.org

Published by tupaia on febbraio 8th, 2011 tagged uncategorised


20 Responses to “Tetratricotomologia: l’arte di spaccare il capello in quattro”

  1. Antonio Says:

    Il nostro essere glabri (parzialmente) e` ben strano. Da profano non mi risulta che ci siano altri animali che, in salute, abbiano la tendenza a perdere il pelo. Cosa che trovo ancora piu` strana e` che, noi maschi, li perdiamo solamente dalla testa, e non da altre parti del corpo. In Italia e penso anche in Europa, ci sara` circa un terzo/la meta` della popolazione maschile che soffre di calvizie, mentre in altre parti del mondo, penso agli indios del sud america, non esiste. Se e` un adattamento non riesco a capirne l`utilita`.

  2. dund Says:

    uno dei tuoi migliori, questo.
    rimpiango di non averti mandato in tempo i peli dei topi satin (che sono ancora in frigorifero).
    leggendoti mi è venuto in mente i gerbilli sudano, strangely enough.

  3. danilo Says:

    Il fatto che i capelli siano “orrendamente inframezzati da ghiandole sudoripare” non lo trovo strano. La testa dev’essere riparata dal sole diretto, ma anche raffreddata per bene. Ogni altra parte del nostro organismo sopporta temperature maggiori di quelle che sopporta il cervello. Se un lupo sudasse su tutto il corpo, al momento di fermarsi continuerebbe a raffreddarsi. Tutto. Finchè non si asciuga completamente. Se un uomo ha i capelli sudati, la testa si raffredda, solo quella, il resto del suo organismo mantiene il sangue alla giusta temperatura, visto che il sudore sulla pelle evapora subito.
    I capelli bagnati sono un ottimo scambiatore di calore con l’ambiente che, non dimentichiamolo, era la fossa del Rift. Centrato sull’organo che ha maggior bisogno di protezione dal calore, senza compromettere il sistema nel suo insieme.
    Potrei (just so story) pensare che i capelli bagnati nel Nord Europa, specie quando non sei più giovane e il tuo sistema immunitario non è al massimo, possano essere anche pericolosi. Voglio dire, da giovane mi asciugavo i capelli andando in moto, se lo faccio adesso minimo mi si inchioda la cervicale :-)

    Piuttosto, io punterei sul fatto che l’andatura bipede, pur più lenta di quella quadrupede, almeno in potenza, richiede però meno energie, fa lavorare meno muscoli e gioca di più sull’accumulo e rilascio di tensione dei tendini. E’, quindi, più adatta ad un inseguimento prolungato. A patto di poter raffreddare adeguatamente il corpo durante l’inseguimento, e recuperare velocemente la temperatura a inseguimento concluso. Cosa che, come i Koi-San sanno, a loro riesce meglio che all’antilope.

  4. tupaia Says:

    Anche I cavalli Sudano senza bisogno di essere pelati. Non ho capito qual è il punto

  5. tupaia Says:

    Antonio: grazie speravo che qualcuno tirasse fuori la faccenda calvizie non ne ho accennato per non appesantire il post ma c’e spazio nei commenti. Non é vero che noi siamo gli unici animali che perdono il pelo, accade anche ad altre specie di scimmia i cui maschi diventano calvi con lo stesso pattern degli umani. Il motivo non è chiaro ma sembra che la pelata conferisca autorevolezza e venga selezionata positivamente nella popolazione per scelta femminile, quindi i geni si sono fissati. Per inciso la genetica della calvizie è complicata, c’é un gene sul cromosoma x, il che spiega perché i calvi sono più uomini che donne, un gene sul cromosoma 20 e un gene che controlla un recettore degli androgeni responsabile di un generico diradamento ma non del pattern.
    I samurai comunque avevano capito tutto e si radevano apposta per sembrare calvi, geni o non geni

  6. F66 Says:

    A me risulta che l’alopecia stessa abbia derivazione etimologica proprio dalla volpe (a-lòpex, ho appena controllato) che è soggetta a spelacchiatura: a sentire chi di volpi s’intende (cacciatori) la perdita di pelo è molto frequente proprio sulla testa.

  7. tupaia Says:

    F66: si, ma la volpe si spelacchia per malattie tipo la rogna, non e’ un fenomeno naturale, che io sappia

  8. Uriel Says:

    UN mio collega siberiano sostiene che i capelli lunghi e le barbe siano un problema d’inverno perche’ inizialmente si bagnano e poi gelano accrocchiandosi, e in “estate” sono un problema perche’ si bagnano e poi ti fanno venire degli accidenti quando tira vento fresco. Insomma, a sentire lui sembra che i “peli umani” non siano granche’ dove il freddo e’ DAVVERO freddo. Immagino che con peli diversi sarebbe diverso, ma quelli umani sembrano non essere il massimo contro il vento freddo e contro la neve, a detta sua.

    Uriel

  9. Flèp66 Says:

    Io credevo fosse legata a una muta stagionale delle volpi (con caduta del pelo a chiazze) col difetto però che, in alcuni soggetti, fatica a ricrescere o non ricresce affatto. Sempre sentendo i cacciatori. :(

  10. falecius Says:

    Noi abbiamo perso il pelo perché Il Disegnatore Intelligente ci ha progettati con pochi peli, facile, no? :D

  11. tupaia Says:

    Filippo: questa l’ho sentita dire di diversi mammiferi, ma tendo a pensare che non sia vero. Gli unici che ho visto con i miei occhi perdere il pelo a chiazze sono i cammelli della battriana dello zoo, ma anche cosi’ la pelle non gli rimane mai nuda, diventano solo disordinati

  12. tupaia Says:

    Uriel: C’e’ anche da dire che i capelli li abbiamo evoluti nella savana africana…

  13. meristemi Says:

    Vedi? I tricomi delle piante hanno molte funzioni in più. E tutte utili. I mammiferi sono bestie terribilmente out. :-)

  14. heteroteuthis Says:

    Io punto un euro sulla teoria della scimmia sudante (l’Homo ha da puzzà).
    Il fatto che altri mammiferi della fascia equatoriale non hanno perso il pelo potrebbe essere spiegato dalla funzione protettiva oltre a quella isolante. Animali che caciano o si muovono in mezzo agli arbusti africani, da un pelo folto ne trarrebbero un bel vantaggio.
    P.s l’elefante è glabro come un Sami

  15. tupaia Says:

    @Heteroteuthis: Vero, l’elefante e’ glabro, non ci avevo pensato. Anche il rinoceronte e l’ippopotamo, se e’ per questo. Nel loro caso sospetto pero’ si tratti di un problema di dispersione del calore, dato che il rapporto superficie/volume e’ molto basso: il pelo rallenterebbe la dispersione, gia’ complicata di suo vista la mole degli animali. Il nostro rapporto S/V invece e’ molto piu’ alto

  16. lapis Says:

    Pensavo che il tagliare il capello in quattro fosse definito tetraTRICOtomia.
    E naturalmente il ragionare circa lo spaccare il capello in quattro fosse la tetratricotomosofia.
    Mentre il ragionare circa la filosofia dello spaccare il capello in quattro infine potesse essere definito Metatetrotricotomosofia

  17. Shichinin Says:

    La variazione liscio-ricciuto (con il ricciuto gene semidominante) è tipicamente umana o no? E’ vero che il ricciolo è la variazione più primitiva, per l’aerata protezione dai raggi solari che offre, e il liscio un adattamento ai climi freddi?

  18. tupaia Says:

    @lapis: hai ragione, ho corretto. A mia discolpa, ho fatto il liceo scientifico

  19. lapis Says:

    ehehehe :-)
    ho fatto lo scientifico anche io, e queste follie vocabolarie le ho imparate in decenni di lettura di Topolino.
    Quasi solo i topolinomani ad esempio sanno (senza cercare con google o su wikipedia) cosa è la triscaidecafobia.

  20. tupaia Says:

    Questa la so! E’ la fobia del venerdi’ 13! Leggevo Topolino anch’io!

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