Storia di principesse, droghe e batracomiomachie: il rospo delle canne (Bufo marinus)

Ricordate la storia del Principe Ranocchio? La principessa perde la palla d’oro e il rospo gliela restituisce in cambio di mangiare dal suo piatto, dormire sul suo cuscino ed essere baciato dalla principessa. A questo punto il rospo si trasforma in un bellissimo principe. Quello che i Grimm non ci dicono e’ che la principessa abitava in Sud America, il rospo era un rospo delle canne (Bufo marinus) e che nel fervore del bacio la principessa deve aver leccato un po’ il rospo e inghiottito un po di bufotossina. A quel punto si capisce com’e’ che abbia visto il rospo trasformarsi in principe.

I rospi delle canne infatti secernono dalle ghiandole parotidi, le ghiandole salivari ai lati della testa, una sostanza lattescente ricca di tossine tra cui la bufotenina. Chimicamente si tratta di un alcaloide simile alla psilocina, sostanza contenuta nell’Amanita muscaria e in altri funghi allucinogeni. L’effetto fisiologico che se ne ha chiaramente e’ allucinogeno, ma ci sono effetti secondari: la bufotossina infatti contiene anche altre sostanze di effetto poco piacevole. Il batticuore che deve aver provato la principessa alla vista del principe era senz’altro dovuto a glicosidi cardiaci chimicamente simili alla digossina, l’estratto di digitale purpurea, presenti insieme alla sostanza allucinogena. Gli effetti di tale sostanza possono essere letali, come hanno scoperto quei contadini peruviani che si son fatti una zuppa di uova di Rospo delle canne.

honduras2-104.jpg

Tutti gli stadi vitali del nostro rospo infatti, uova girini e adulti, producono bufotonina, come difesa contro i predatori, e capita che una cinquantina di cani l’anno alle Hawaii muoia avvelenato per aver giocato troppo rudemente con un Bufo marinus. In Australia questa tossina e’ classificata in classe I, ovvero insieme ad eroina e cocaina, proprio per la pericolosita’ dei suoi effetti collaterali.

Ma cosa c’entrano le Hawaii e l’Australia con un rospo Centro-Sud-Americano? Semplice, il nostro rospo delle canne e’ stato oggetto di uno di quegli episodi di umana stupidita’ che tanto fanno sfolgorare la nostra specie sulle altre.

honduras2-106.jpg

Essendo che questo enorme rospo (lungo fino a 38 cm) mangia di tutto, carogne e spazzature inclusi, ed e’ voracissimo (con la sua lingua appiccicosa ci mette in media 143 msec a divorare una preda), pensarono bene nel 1920 di importarlo a Porto Rico, dove la larva di un coleottero (Phyllophaga spp.) stava causando problemi alle coltivazioni di canna da zucchero, nella speranza che mangiandone gli adulti facesse diminuire anche il numero delle larve. L’operazione ebbe successo, ma il senno di poi ci suggerisce che probabilmente la popolazione di coleotteri declino’ per altri fattori, presumibilmente climatici (contemporaneamente all’introduzione ci furono annate di intense piogge).

Visto il “successo” dell’introduzione a Porto Rico, le compagnie che coltivavano canna da zucchero pensarono bene di introdurre il rospo in australia, Papua-Nuova Guinea, Filippine, numerose isole Caraibiche, le Fiji, le Hawaii e persino il Giappone. Ovunque il rospo sia stato introdotto, non solo non ha distrutto i parassiti, ma non avendo predatori naturali ha cominciato a porre seri problemi alla fauna locale sia per predazione diretta (ad esempio sulle api mellifere) sia per competizione per il cibo.

honduras2-108.jpg

Particolarmente drammatica, e famosa, e’ la situazione in Australia. Nel 1935 furono introdotti in Queensland, nel nord-ovest dell’Australia, un centinaio di rospi dalle Hawaii e fatti riprodurre. Del milione e mezzo di uova che deposero se ne schiusero 72.000 e i rospetti furono rilasciati nell’ambiente a ondate. L’idea era che divorasse un altro coleottero autoctono parassita della canna da zucchero, Dermolepida albohirtum.

Purtroppo, le piantagioni di canna da zucchero erano troppo esposte per i gusti di questi rospi di sottobosco, e i batraci decisero saggiamente di spostarsi oltre le piantagioni, invadendo giardini, orti e piu’ o meno tutto il Queensland, migrando al ritmo di circa 40 km l’anno, raggiungendo il Nuovo Galles del sud e i Territori del Nord. In alcune zone ce ne sono qualcosa come 1000-2000 per ettaro: la notte i giardini delle case si trasformano in uniformi distese saltellanti. Cio’ naturalmente e’ un dramma sia per le popolazioni di rospi autoctone, sopraffatte dalla competizione con questo rospone che mangia anche i croccantini dei cani, sia per molti animali selvatici, in particolare il quoll settentrionale (Dasyurus hallucatus), l’equivalente marsupiale di un gatto, in alcune zone ormai estinto sotto la pressione del rospo, ma anche varani, serpenti e persino coccodrilli marini!

Che fare? Innanzi tutto sterminarne un po’, e gli australiani non sono secondi a nessuno quando si tratta di questo. A parte conciarne la pelle e farci delle borse, che va bene, e passarci su con la macchina, che va bene, e farne souvenirs per turisti idioti, che va un po’ meno bene, li usano come palla da cricket o da golf, il che e’ francamente inutilmente crudele. Le autorita’ suggeriscono di fargli una rapida eutanasia mettendoli in freezer. Tra i metodi di cattura, oltre la raccolta manuale (non brillano per agilita’ e furbizia) li si puo’ attirare con luci ultraviolette che attirano le falene, uno dei loro cibi preferiti. E’ allo studio un programma basato sull’indroduzione di un gene che mascolinizza le femmine.

Nel frattempo, i predatori piu’ svegli stanno cominciando la rimonta: il nibbio nero (Milvus migrans) ha imparato a rivoltarli sulla pancia, non protetta dalla tossina, per mangiarli. La rana arboricola di Dahl (Litoria dahlii), e qui arriva la batracomachia, ovvero la battaglia delle rane, riesce a mangiarne i girini senza rimanere avvelenata. Inoltre, nella loro marcia verso la conquista dell’Australia, molti dei rospi sono diventati piu’ pesanti e con le zampe piu’ lunghe, il che causa loro, nel 10% dei casi, malattie artritiche. Chissa’ chi vincera’?

L’angolo del tassonomo. Questo rospo si chiama Bufo marinus, Bufo perche’ e’ imparentato col nostro rospo comune Bufo bufo, e marinus… per un errore di Linneo! Il buon vecchio zio Carl non si sposto’ mai molto fuori dalla sua Svezia, arrivando alla peggio in Germania, e del nostro rospo tutto quello che vide fu un disegno fatto dal farmacista e naturalista olandese Albertus Seba. Questi a sua volta si faceva portare esemplari morti di animali dai marinai e cerusici delle navi nella speranza di ricavarne medicinali, e credeva che il rospo delle canne potesse vivere sia sulla terraferma che in mare, da cui l’errore di Linneo (in realta’ come molti anfibi tollera, ma non predilige, acqua salmastra).

Published by tupaia on marzo 22nd, 2008 tagged alloctoni, Anfibi, anuri


22 Responses to “Storia di principesse, droghe e batracomiomachie: il rospo delle canne (Bufo marinus)”

  1. Marco Ferrari Says:

    Eccomi qua, il sabato di pasqua, a leggere del Bufo marinus. Sempre meglio del piccione pasquale. Questo mostro davvero meriterebbe un libro intero, ma quello che hai scritto è più che sufficiente. Aggiungo solo che mi ha fatto discutere con il professore di fisiologia, che affermava non esistessero anfibi marini perché la loro pelle non sopportava il potenziale osmotico dell’acqua di mare. “E il rospo marino?” faccio io. “Non esiste”, dice lui. Io insisto, gli dico anche il nome latino, ma finisce l’ora. Ecco com’ero rompipalle, all’università.

    P. S. Le ghiandole sono accanto alla testa di chiamano parotidi

  2. tupaia Says:

    Grazie per il sei e mezzo, prof! ;-)
    Sono stata un po’ combattuta se parlare del rospo marino o no, perche’, anche se e’ brutto, e’ piuttosto famoso anche in Italia. Poi, visto che avevo delle foto mie e non dovevo chiedere permessi a nessuno, mi son detta “massi'”.
    E’ vero, su questa bestiaccia (che pero’ a me e’ simpatica) hanno scritto libri e hanno dedicato film. Ma non e’ quello il mio compito.
    Correggo subito le ghiandole, grazie.
    Sulla salinita’ degli anfibi, ebbi piu’ o meno la reazione del tuo prof quando la ditta per cui lavoravo mi mando’ a cercare tritoni in riva al mare. Dovetti constatare che anche i tritoni tollerano acqua salmastra e da allora non mi stupisco piu’ di niente.

  3. Marco Ferrari Says:

    La ditta per cui lavoravi ti mandava a cercare tritoni in riva al mare? Ma per chi lavoravi?

    P. S: Non era un sei e mezzo, era più che sufficiente nel senso che serviva a soddisfare più che ad abundantiam le curiosità del visitatore.

  4. danilo Says:

    Scusate l’ignoranza, ma io credevo che Bufo marinus fosse europeo, e che quello oriundo sudamericano fosse qualche altra bestia. Ricordo di aver letto di Bufo marinus in area lagunare (beh, insomma, nei dintorni…) a Venezia. E’ sempre lui, o i tassonomi ne hanno combinata un’altra delle loro?

  5. tupaia Says:

    Nel caso specifico, Thomson Ecology. Anche in riva al mare, ma non solo. Il committente era l’acquedotto inglese, Thames Water, dovevamo monitorare la presenza di GCN ovunque Thames Water avesse impianti di drenaggio delle acque reflue, per ottemperare richieste legali sulle specie protette. La cosa interessante e’ che i maledetti tritoni c’erano veramente nei sewage works. Peggio dei coccodrilli nelle fogne di New York!

  6. tupaia Says:

    Danilo: no, ho controllato sull’atlante degli anfibi e rettili italiani, il bufo marinus da noi non c’e’. Nel dubbio ho cercato di controllare sulla checklist della fauna italiana:
    http://www.minambiente.it/index.php?id_sezione=1929&sid=fb26af8351e506aba8165cb3eeebbed7
    ma con linux da qui non posso aprire un file di access.

  7. Marco Ferrari Says:

    No, i bufonidi italiani sono decisamente due (comune e verde) e in più in Europa c’è il rospo calamita. Che non so se è magnetico o no, ma non è il Bufo marinus.
    Forse danilo ti confondi con la rana toro, ma qui vado a memoria, che mi pare sia piuttosto grossa e diffusa anche in alcuni laghi italiani. Ma anch’essa è alloctona.

  8. tupaia Says:

    Mark: il mio controllo infatti era volto a vedere se fosse un’importazione recente, non mi sorprenderebbe perche’ li si usa anche come pet, ma per ora e’ andata bene, si direbbe

  9. Finrod Says:

    in realtà i bufonidi italiani oggi sono.. o sarebbero almeno 4: oltre al classico Bufo bufo, il “vecchio” Bufo viridis è stato sia spostato di genere, a Pseudepidalea (o Epidalea), che diviso tra un P. viridis limitato al nord Italia, P, balearica nel sud, Sardegna, provincia di Messina (!), Corsica e ovviamente Baleari, e un’entità non ancora determinata nella Sicilia occidentale che o è il “viridis” Nord Africano e quindi P. boulengeri oppure proprio una specie nuova… mah!

  10. Marco Ferrari Says:

    x Finrod
    Cosa, cosa? E questo dove l’hai visto? Hanno modificato la tassonomia di una bestia italiana e non me l’hanno detto?
    Vedo qui:
    http://www.herp.it/index.htm
    che hanno messo il verde insieme al calamita, però il verde è ancora una sola entità. E’ stato accettata la divisione, e se sì, quando?

  11. tupaia Says:

    Mark:
    http://taxonomicon.taxonomy.nl/TaxonTree.aspx?id=988842

    Finrod: in realta’ non e’ che siano aumentate le specie di rospo esistenti. Il rospo smeraldino e’ semplicemente stato classificato come tre cose diverse…

  12. Finrod Says:

    la separazione di Epidalea da Pseudepidalea è quanto meno discutibile (lo è, imho, anche la continua creazione di nuovi generi praticamente monospecifici, ma comunque ha già più un senso). Mi pare ci sia stato un pronunciamento “ufficiale” della SHI dove (per quel che vale) approvano il balearicus per l’Italia meridionale. Tupaia: mi sfugge quello che vuoi dire, se i vari gruppi in cui si possono classificare i viridis italiani (e questi gruppi esistono) vengono elevati a specie, allora aumentano anche le specie (di rospo, o di qualsiasi cosa d’altro) esistenti, o no? Ora vi lascio, affronto la pioggia e vado a pranzo.

  13. Leonardo Says:

    Bellissimo blog, davvero, ormai passo spesso a controllarlo :) complimenti!

    ma il rospo allucinogeno non era anche Bufo schneideri(Rospo rococò)?

    a presto

    le’

    PS
    una ditta ti mandò a cercare tritoni?? ma allora anche in Italia c’è lavoro per i biologi???

  14. onq Says:

    Solo una piccola correzione: Amanita muscaria NON contiene psilocina. i funghi allucinogeni propriamente detti appartengono ai generi Psylocybe, Conocybe, Stropharia e altri (ma non Amanita), e i principi attivi sono Psilocibina, Psilocina e Baeocistina in diverse percentuali (la psilocibina è comunque la più importante).
    Amanita muscaria è responsabile di un tipo diverso di intossicazione, detto appunto “muscarinica” e causato dalla muscarina in esso contenuta, con effetti del tutto diversi dalla psilocibina, solo raramente allucinogeni.
    La puntualizzazione è importante perché i più sprovveduti tra i tuoi lettori potrebbero andare a mangiare A.muscaria cercando effetti allucinogeni, ottenendo solo orribili diarree.

  15. tupaia Says:

    Onq: Non lo so. Sembrerebbe che almeno un autore citi la bufotenina tra gli alcaloidi dell’amanita muscaria: WASER, P.G. (1979) The Pharmacology of Amanita muscaria. In: Efron, D.H.,
    Holmstedt, B. & Kline, N.S.eds. Ethnopharmacological Search for Psychoactive
    Drugs. U.S. Public health Service Publication, No.1645:419-439.
    poi non so se questo studio sia stato confermato o meno, visto che e’ un po’ vecchio. In ogni caso, io credo fortemente nell’evoluzione naturale: se uno legge questo blog e si va a mangiare un’amanita muscaria, vuol dire che e’ un bene se non lascia i suoi geni nel pool genetico dell’umanita’ ;-P

  16. tupaia Says:

    Leonardo: molti rospi (Bufo sp.) contengono tossine. Non era una ditta italiana, ovviamente, ho aggiunto i dettagli dopo.

  17. Leonardo Says:

    tupaia: sì sì so che molti Bufonidae producono tossine (se non tutti?), mi riferivo al particolare appellativo di “rospo allucinogeno”…
    nessuna sorpresa che lavoravi per italiani dunque, posso tornare al mio stato depressivo solito!:D

    ah, e grazie per la visita e il commento!:)

    FinRod: penso che tupaia intendesse che ai rospi non importa molto come li chiami, rimarrà sempre quel numero di entità (le vogliono chiamare specie? ok, lo facessero!), almeno in tempi “umani”…
    certo se poi si rischia di avere “specie” scoperte da protezione perchè sulla carta della legge il nome è diverso…bè allora andiamoci piano…no?

  18. Finrod Says:

    a parte che imho bisognerebbe “andarci piano” comunque, a me questa faccenda della perdita di protezione legale quando cambia il nome, anche se l’ho sentita più volte, è sempre sembrata discutibile. Se la tal regione (o stato, o provincia o quello che è) decide che il Bufo viridis merita protezione, lo fa perché sarà particolarmente raro, o magari perché nella cultura locale è qualcosa di molto importante o per ancora altri motivi, ma di certo non per il suo nome. Se il nome cambia per la legge non dovrebbe cambiare nulla, certo prima o poi una nuova legge o una qualche integrazione non guasteranno, ma nel frattempo lo status per la legge non cambia perché non sono cambiati i motivi che hanno portato alla protezione. Inoltre l’autorità politica a chi dovrebbe dar retta? A chi continua ad usare Bufo viridis? A chi usa Epidalea? O Magari Pseudepidalea? O a chi mette Pseudepidalea tra parentesi come sottogenere?!?

  19. tupaia Says:

    Finrod: e’ uno scontro tra classificatori, mi vengono i brividi solo a pensarci. Come spiega benissimo dawkins nel racconto dell’antenato, le spiecie non sono entita’ discontinue, perche’ spesso si trovano le varie forme di transizione, come mi sembra questo essere il caso. Ti faccio una sola domanda: queste tre “specie” sono interfeconde tra loro?

  20. Finrod Says:

    credo di sì, tieni presente che nessuno ha ancora (che io sappia) iniziato a campionare per vedere fin dove arriva il viridis, dove il balearicus e il “siculus”, ma gli studi sono piuttosto qualcosa del tipo: ho un campione pugliese, uno di Messina, uno di Palermo, uno tunisino, uno piemontese e uno austriaco, gli ultimi due clusterizzano assieme, il pugliese con Messina, e Palermo con la Tunisia, che per inciso sono anche dati interessanti… poi cosa capiti lì in mezzo è un altro paio di maniche, e comunque mi pare che un certo flusso genico ci sia (ma dovrei controllare)

  21. tracina Says:

    chissà se matt groening s’è ispirato a lui per la creazione dell’hypnotoad di futurama:http://www.youtube.com/watch?v=0_BD_WBg9aA
    :)

  22. Finrod Says:

    http://www.biomedcentral.com/1471-2148/8/56
    comunque non l’ho ancora letto

Leave a Comment