Siamo un popolo di santi, ignoranti e poeti

Mi viene da piangere. O da ridere, non lo so.

Una volta un ragazzo di un istituto tecnico mi chiese: “perche’ a scuola studiamo scienze solo per due anni, e religione per cinque?”. La domanda e’ ottima e fui molto impressionata che un ragazzino di quindici anni si fosse posto il problema, ma come spiegargli, senza lanciarmi in una crociata, dei Patti Lateranensi e della visione crociana del mondo?

Di sicuro invece i vari ministri dell’Istruzione che si sono succeduti  non si sono posti il problema, e neanche si son presi la briga di guardare questo grafico:

ocse-pisa.jpg

L’Italia e’ al quintultimo posto come conoscenze scientifiche di base tra i quindicenni, comparando tra trenta paesi di tutto il mondo. Grafico  da  questa UK powerpoint presentation.

Siamo nel G8 e ci possiamo permettere di competere a malapena con la Turchia in quanto a conoscenze scientifiche delle nuove generazioni. Viviamo in un paese che gia’ ora usa quasi esclusivamente tecnologia e scienza d’importazione in quanto i nostri livelli di ignoranza scientifica sono tali da non consentirci di fare altro, e la situazione futura mi sembra sara’ ancora peggiore di quella attuale. E intanto il progresso scientifico ci avanza intorno.

Ma a tutto c’e’ rimedio, ovviamente. Gli studenti italiani non conoscono le scienze, e neanche la matematica (siamo quart’ultimi in matematica, giusto sopra Grecia, Turchia e Messico)? Riformiamo la scuola. Giusto. E come la riformiamo?

Riporto le illuminate parole di un documento di Carla Olivari Flick del CIDI, Centro di Iniziativa Democratica Insegnanti:

“La mancanza nella popolazione italiana , e non solo, di una adeguata conoscenza scientifica di base ha
portato ad un inserimento non corretto della nostra specie nell’ambiente con conseguenze fortemente
negative (inquinamento, manipolazioni genetiche..), mentre le recenti scoperte scientifiche, soprattutto nel
campo biologico, sottopongono all’umanità problemi sempre più complessi, per la cui risoluzione
necessitano conoscenze più approfondite Non è più rinviabile l’obiettivo di rendere i cittadini consapevoli che
la specie umana è parte integrante del mondo naturale , verso il quale è necessario il rispetto, e coscienti dei
possibili effetti a lunga scadenza del nostro agire.”

Il resto ve lo risparmio. La prossima volta che mi dovesse venire l’idea di guardare un film dell’orrore, leggero’ invece questo documento per intero. E questo spiega uno dei problemi dei nostri poveri quindicenni: se gli insegnanti non conoscono neanche la grammatica italiana, come ci si aspetta che gli studenti conoscano cosa sono e a che servono le “manipolazioni genetiche”? (Stendo un velo pietoso sulla frase: “ha portato ad un inserimento non corretto della nostra specie nell’ambiente”).

Ma per fortuna, a dispetto della agghiacciante ignoranza dell’insegnante di scienze medio (di tutti quelli che ho conosciuto se ne salvava uno solo, che poi ha cambiato mestiere) ,  c’e’ il ministero della (d)istruzione che provvede. Sarebbe stata ad esempio una buona idea fornire regolari corsi di aggiornamento ai prof di scienze in modo che, ad esempio, sappiano di che parlano quando citano le “manipolazioni genetiche”. Troppo buona per il Ministero medio, scartiamola. Sarebbe stata un’idea ancora migliore esaminare le conoscenze dei prof, oltre che quelle degli alunni, e rimandare a studiare quelli che non passano un minimo di standard di qualita’. Ma il governo, almeno quello attuale, sembra troppo occupato dal mandare a casa le visite fiscali, e poi a qualcuno potrebbe venire la balzana idea di testare le conoscenze tecniche di chi ci governa).

Che fare allora? Riformiamo la scuola pasticciando con il numero di  ore di lezione e con le classi di concorso degli insegnanti, due al prezzo di uno.

E allora abbiamo la Legge 133/2008, art. 64, che predispone un aumento del numero degli alunni per classe. I ragazzi non capivano la matematica o la chimica gia’ quando ce n’erano 20 per classe (l’ultimo controllo sistematico OCSE-Pisa risale al 2006), dal 2011 ce ne saranno 30 e passa tutti insieme. La motivazione data dalla legge (comma 1) e’ :”per un accostamento di tale rapporto ai relativi standard europei”. Peccato che noi siamo molto al di sotto di tali standard europei. Il comma 3 e’ ancora meglio perche’ dopo aver tagliato del 17% il personale non docente, (comma 2), predispone “un piano programmatico di interventi volti ad una maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, che conferiscano una maggiore efficacia ed efficienza al sistema scolastico”. E come ottenere tutto cio? Ce lo spiega il comma 4:

a) razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti.

b) ridefinizione dei curricoli [sic] vigenti nei diversi ordini di scuola anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;

Tradotto: riduciamo il numero di insegnanti tagliando ore di lezione (da 36 a 32 a settimana) e quelli che restano insegnano quello che capita. Cosi’ sono state partorite le “scienze integrate” da insegnare nel Biennio degli istituti tecnici: laddove prima in tre ore a settimana per due anni si insegnavano Biologia e Scienze della Terra, ora in due ore a settimana per due anni si insegnano Biologia, Scienze della Terra, Chimica e Fisica. E dato che gli insegnanti sono stati “accorpati”, un laureato in fisica si trova ad insegnare la tassonomia, mentre ad un laureato in Biologia tocca spiegare le equazioni di Maxwell. Ma cio’ ovviamente non e’ un problema: i programmi giocoforza diventano una farsa, e in realta’ la biologia o la chimica che cosi’ si insegneranno saranno a livello di cio’ che viene insegnato in Germania o in Australia alle scuole elementari. Se non ve ne siete accorti, signori, hanno appena eliminato l’insegnamento dell’evoluzione dalle scuole superiori: chi avra’ piu’ il tempo di spiegarla?

In compenso sono leggermente aumentate le ore di matematica e fisica nel triennio degli istituti tecnici e altre scuole appena nate (nel nuovo “liceo musicale”, ad esempio,  si studiera’ fisica per tre anni. Dopo che hanno imparato la teoria delle onde, perche’ mai i musicisti dovrebbero conoscere il terzo principio della termodinamica? In compenso biologia, che include l’anatomia del corpo umano, prevenzione dalle malattie, educazione sessuale etc va nel calderone delle scienze integrate del biennio, cioe’ viene azzerata).

Va da se’ che le ore di religione restano una a settimana  per cinque anni in tutte le scuole e che quindi, a conti fatti, ai ragazzi degli Istituti Tecnici vengono impartite molte piu’ ore di religione che di  Biologia nel corso di studi superiore, nonostante in alcune scuole anche il 25% degli alunni non si avvalga dell’ora di religione. In quell’ora ovviamente si resta a spasso nei corridoi.

Il papa sara’ contento,  cosi’ finalmente gli studenti italiani quindicenni potranno confrontarsi in teologia con quelli iraniani, anche se dubito farebbero bella figura con gli iraniani in scienze.

Non e’ che io pensi che da adulti ci si ricordi quello che si e’ imparato a scuola, ma il modo in cui una nazione predispone l’istruzione delle nuove generazioni la dice lunga sugli effetti a lungo termine e sulle ricadute che chi ci governa pianifica.

Queste nuove generazioni di analfabeti scientifici, ministro Gelmini, sono quelli che saranno neurologi quando Lei avra’ il morbo di Alzheimer, e che saranno addetti alle telecomunicazioni quando a Lei verra’ un colpo e Le tocchera’ chiamare un’ambulanza, e che saranno su quell’ambulanza, o che le staranno cercando la cura contro il cancro. Ah, gia’, ma Lei andra’ a farsi curare all’estero, ovviamente, coma gia’ fa il suo inclito capo.

Published by tupaia on marzo 14th, 2010 tagged informazione, riflessioni


22 Responses to “Siamo un popolo di santi, ignoranti e poeti”

  1. falecius Says:

    “tocca spiegare le equazioni di Maxwell”
    Ti piacerebbe, vero, che si studiassero, adesso, le equazioni di Maxwell (parlo dei licei, natuarlmente).

  2. tupaia Says:

    Mah, allo Scientifico credo si studino ancora. Ma se no in tre anni che spieghi a ‘ste’ creature?

  3. Seles Says:

    Mah. A mio avviso anche aumentando le ore di lezione di scienze non cambierebbe affatto il risultato. In Italia vi sono ancora sacche di ignoranza globale, presso aree estese del territorio – mi par riduttivo definirle “quartieri”, quando si tratta di vere e proprie cittadelle – in cui il concetto stesso di “istruzione” è relativo. Secondo una stima del 2007 sarebbero proprio queste aree a costituire la fetta più grossa della cittadinanza italiana e da qui proverrebbero circa un terzo del corpo studentesco italiano, interessato alla sola scuola dell’obbligo.

    Quindi ipotizzare un aumento di ore di lezione delle materie scientifiche non migliorerebbe affatto la soluzione, non finché non si migliorano le condizioni sociali del Paese.

  4. tupaia Says:

    Seles: non hai capito: non si sta parlando di aumentarle, ma di non ridurle. Che ci siano anche problemi sociali e’ vero ma, credimi, ho insegnato in una scuola di frontiera dove succedeva di tutto, dalle rapine allo spaccio e ti posso dire che l’unico tipo di servizio sociale nei dintorni era svolto dalla scuola. Castrare l’unico ente che a volte tiene dei ragazzini lontano dalla galera mi sembra idiota. Non che debbano essere scienziati, ma almeno sapere che tipo di problemi causa la droga che hanno appena comperato nel bagno della scuola e’ gia’ qualcosa. E ti posso anche assicurare che ignorante non e’ sinonimo di stupido e si e’ ignoranti solo in quanto sembra che qualcuno desidera fortemente che si resti tali. Come diceva un vecchio slogan, la cultura e’ potere.

  5. antonio Says:

    Con un ictus andare all’estero non ti serve a niente, ultima e amara consolazione

  6. Andrea Says:

    Credo che il problema della scuola italiana vada inquadrato in più un ampio scenario di patologie che affliggono a vario titolo il sistema del nostro triste Paese, presentandosi nella forma “circolare” così ben descritta nelle ultime righe del post, dove si legge “…Queste nuove generazioni di analfabeti scientifici sono quelli che saranno neurologi, addetti alle telecomunicazioni…etc.” ed io aggiungerei anche insegnanti, pronti a formare un’ulteriore, ennesima, generazione di ignoranti, un poco peggiore della media della precedente. Ossia, si garantisce con strumenti di valutazione di dubbia efficacia, sfrondamenti di organico, accorpamenti ed altra “fuffa” simile, una facciata di efficienza ad una scuola, intesa nel suo complesso e non guardando a poche isole felici generalmente inserite in contesti altrettanto “felici”, funzionale per progetto alla creazione di una forza lavoro poco esigente, destinata a scarsa mobilità sociale e disposta, in quanto non in condizione di capire, proporre o scegliere di meglio, ad accettare il totale appiattimento e persino bearsene, spianando la strada alla discesa ulteriore delle leve venture. Il tutto alla faccia p. es. del mio vecchio Professore di impianti petrolchimici, botanico e raffinato pittore dilettante che riusciva a infilarere la bellezza persino in una colonna di distillazione e dei tanti come lui che hanno sempre regalato, con fatica, strumenti utili a vedere più in là del proprio naso. Scusate la concione da bar… posso offrire uno spumantino??

  7. tupaia Says:

    Andrea: sottoscrivo tutto quello che hai scritto. Saranno anche discorsi da bar questi che stiamo facendo, ma a mio modo di vedere e’ sempre meglio che stare zitti

  8. semplice Says:

    Condivido molto di quello che hai scritto, soprattutto sulla valutazione degli insegnanti, questa sarebbe la vera riforma. Quanti insegnanti sono disposti a farsi valutare? Partirebbero scioperi a raffica, come del resto sono partiti tutte le volte che si è cercato di “toccare” la classe insegnante!

  9. Marco Ferrari Says:

    Ti spiace ne approfitto del tuo post per una considerazione sul mio blog?

  10. (T)OTILLAF Says:

    Si ok, non abbiamo la generazione preparata in scienze, ma vuoi mettere il loro livello di preparazione sul numero di edizioni del GF (con relativi vincitori) o su chi è stato l’ultimo “talento” sfornato dall’officina di Amici?!! I nostri ragazzi ne uscirebbero vincitori e spargerebbero sale sul loro cammino.

    Ne avessero un po’ nella zucca…non farebbe male.

  11. tupaia Says:

    Semplice: se non te ne sei accorto la classe insegnante e’ appena stata stangata pesantemente e io tutti questi scioperi non li ho visti.
    Ma tu per caso vai ancora a scuola? :-P

  12. semplice Says:

    No, purtroppo, ma ho un figlio che ci và…. nel settembre/ottobre scorso ci sono stati scioperi e occupazioni…come da diversi anni…sempre perchè si vuole riformare la scuola e gli insegnanti come qualcuno qualche anno fa’ propose…..

  13. Panofski Says:

    Quoto tutto.
    E aggiungo che:
    – alle elementari le ore di religione cattolica sono due (DUE) a settimana. E lo saranno pure l’anno prossimo, quando le ore totali saranno obbligatoriamente 24 a settimana dalle 27 attuali.
    Non puoi NON far fare religione ai figli, almeno da me, perche’ la scuola non ha i soldi per organizzare i corsi alternativi.
    – alle medie inferiori (o come caspita si chiamano adesso le scuole dopo le elementari) la riforma Gelmini ha l’effetto di attivare un meccanismo che ricorda la cerimonia del Cappello di Hogwarts: lo smistamento di almeno tre classi ogni giorno per carenza di insegnanti e assoluta impossibilita’ di pagare un sostituto. Mio figlio, in seconda media, ha di default la classe di smistamento assegnata: una prima. Se manca un professore, lui e un suo compagno vanno in 1F, altri due in 3A, e cosi’ via.
    Una bellezza…

    BP

  14. falecius Says:

    Dico la mia: la scuola è messa da panico, e non da oggi. Il governo ci sta mettendo del suo per peggiorare le cose, e devo dire che non è, in partenza, semplice. Ci vuole del genio per rendere gli alunni di domani ancora più impreparati di quanto non siano quelli di oggi.
    Roseau mi dice spesso che la scuola italiana andrebbe abbattuta, sulle macerie sparso il sale, e poi ricostruita da zero. Io non sono d’accordo: sulle macerie va sparso il NAPALM.
    Scherzi a parte, la scuola italiana avrebbe bisogno di essere rivoltata come un guanto, e naturalmente, avrebbe bisogno di PIU’ ore. Di scienze, di lettere, di tutto quanto. Di più insegnanti, di più risorse, di più edifici, di più TUTTO. L’unica cosa di cui potrebbe fare a meno, o che perlomeno non mi sembra particolarmente in alto nella scala delle priorità, sono le lavagne elettroniche, che vengono elargite come se piovesse, facendo finta che possano coprire una situazione fatta di insegnamenti ridicoli, di gente che arriva alla maturità con un’idea ottocentesca dell’universo e del pianeta Terra (quando va bene), di programmi senza senso, di classi sovraffollate, di mancanza cronica degli strumenti di base.

  15. as Says:

    Ciao,

    una considerazione, che faccio da molto tempo, è che di fatto vengono abilitati all’insegnamento molti soggetti che non hanno la minima capacità di trasmettere la loro conoscenza.

    Questo rende vano, anche nel caso di insegnanti preparati nella loro materia, l’apprendimento da parte degli studenti.

    Mi viene in mente che a mia moglie, quando insegnava in USA, ogni singolo anno veniva richiesto un esame per confermare una determinata “certificazione” ed abilitazione all’insegnamento (per altre abilitazioni era 2 anni).
    Senza di quello non poteva, semplicemente, insegnare.

    ale

  16. falecius Says:

    Ale: in linea di massima sono d’accordo, ma il modello americano mi sembra eccedere nell’altra direzione. Una certificazione all’anno, secondo me, rischia di significare un eccesso di lavoro fatto solo per poter continuare a fare lo stesso lavoro l’anno dopo. Sull’idea generale invece che agli insegnanti si possa chiedere una certificazione delle competenze (sia nella materia che nella capacità di trasmetterla) a scadenze periodiche dopo l’abilitazione, sarei concordo. Questo però presupporrebbe anche, per essere portato avanti con una logica, investire risorse per una seria formazione continua degli insegnanti, altra cosa in teoria assai auspicabile. E che in passato si faceva anche in Italia, sebbene ad mentulam canis.

  17. as Says:

    Ovviamente non sto propugnando una certificazione all’anno, riportavo solo un modus operandi straniero.

    Tra un eccesso e l’altro ci sono sicuramente tutta una serie di possibilità, non ultima quella da te citata con formazione costante (ed obbligatoria) del corpo docente.

    Però, però, ricordiamoci che siamo in Italia, una mia amica insegnante (lettere), l’anno scorso, ha potuto scegliere come corso di formazione che dava diritto a punteggio, un corso di balli latino americani. E non è uno scherzo, purtroppo.

    Personalmente, ho fatto anche l’insegnante, molti anni fa, ed oggi mi dedico ancora in parte alla formazione (privata e per consulenza), e ti posso assicurare che “tu” puoi essere anche il massimo esperto in un determinato settore ma, se ti mancano gli “strumenti” (capacità), come insegnante, valere zero, e chi ci soffre sono gli studenti.

    L’arretratezza del modello di scuola pubblica qui in Italia, credo sia sotto gli occhi di tutti, anche se fai bene a sottolinearlo con post a tema e grafici indipendenti, ma questo deriva (anche) da una “deriva” (genetica?) :-) del livello culturale medio, e so di dire una banalità, ma concedimela.

    Superficialità sopra a tutto ed innanzi tutto.

    Dai, mi viene in mente una piccola diatriba sbocciata qualche giorno fa in ambito felino e le varie risposte che ho letto dai partecipanti.

    ale

    p.s. non ti avevo ancora fatto pubblicamente i miei complimenti per il blog. Rimedio.

  18. as Says:

    è domenica e sono ben stanco direi, scusa falecius e scusa tupaia, ho risposto pensando di rispondere ad uno scritto di tupaia.

    ale

  19. falecius Says:

    Vabbé, succede. :)
    Comunque, ho scritto “seria formazione continua” proprio perché la formazione continua degli insegnanti c’è già, ma in parecchi casi non è seria (né, che io sappia, obbligatoria).
    Chi si forma davvero lo fa in molti casi (ho parecchi insegnanti di varie materie in famiglia, e parlo in base alla loro esperienza) per proprio conto, con proprie forze e a proprie spese.

  20. tupaia Says:

    Ciao as, benvenuto ufficialmente, allora :)
    Penso che tra te e Falecius abbiate gia’ detto tutto, e non mi resta che condividere quietamente quello che avete scritto. Scusate, sono stremata, ho passato la domenica a scrivere una lettera idiota richiestami dalla burocrazia della Comunita’ europea. Speriamo che lo spreco di una domenica porti a qualche piccolo frutto, almeno.
    Se la valutazione degli insegnanti deve andare in mano a dei burocrati meglio di no, e’ tempo perso. Dopotutto, quis custodiet ipsos custodes?

  21. giam Says:

    Piccola presentazione: fui studente svogliato ed ora non lavoro nella scuola. Sono un moderato lettore di libri. Sono genitore.
    Estendo la considerazione di as.
    Forse pensare alla scuola come luogo unico di educazione ci porta fuori strada. Non credo che la scuola possa funzionare “bene” se è l’avamposto nel deserto, chiuso ed assediato, se non c’è, intorno, un humus, un orientamento favorevole alla “conoscenza”. Quando fui giovane, almeno in molti e vasti ambienti, se citavi Rimbaud avevi una qualche marcia in più con le ragazze. Oggi: un amico mi diceva che suo figlio legge qualche libro, ma se ne guarda bene dal dirlo agli amici. Roba da froci o giù di lì.
    I giovani rispecchiano (e, magari, estremizzano) atteggiamenti del mondo “adulto”.
    Che fare? Naturalmente non ho ricette geniali e risolutive, ma forse si potrebbe cominciare iniziando ad “aprire” la scuola e l’università: organizzare corsi per ADULTI, magari con persone particolarmente comunicative e “divertenti” (una Tupaia ce la vedrei proprio bene); cercare “sinergie” con enti, associazioni, istituzioni, etc. private e pubbliche per incuriosire e “presentare” quello che vuol dire “cultura” (non solo scientifica… l’umanistica non è messa certo meglio…); valorizzare e connettere le (poche) esperienze di auto-educazione (gruppi di lettura, circoli, associazioni di astrofili, etc.).
    Ciao :-)

  22. Leonardo Rubino Says:

    Certo che se la scienza continua a mostrarci le performances criticate al seguente link:

    http://altrogiornale.org/request.php?46

    mi sa che fanno bene quelli che optano per l’ignoranza; almeno risparmiano tempo.

    Ciao.

    Leonardo Rubino.

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