Scopritemi, per favore! Il ratto arboricolo di Santa Marta (Santamartamys rufodorsalis)

“Ehiiiii! Sono qui! C’e’ qualcuno?”

 

E’ quello che sembra aver pensato il misterioso ratto arboricolo di Santa Marta, in Colombia, quando si e’ parato all’inizio di Maggio di quest’anno (2011) di fronte a Lizzie Noble e Simon McKeown, due volontari della fondazione ProAves che lavorano nella riserva naturale El Dorado nella Sierra Nevada di Santa Marta in Colombia.

I due volontari, che lavorano ad un progetto sugli anfibi endemici della zona, stavano rientrando alla base verso le 9.30 di sera ed erano quasi all’uscita della riserva quando hanno pensato di sedersi un attimo sulla passerella di legno. Quando li ha scorti, il sorcio e’ trotterellato verso di loro (!) camminando in bella evidenza sul corrimano della passerella ed e’ rimasto li’ per ben due ore a farsi fare un servizio fotografico, incurante del casino che facevano i due volontari. Quando e’ stato sicuro che almeno una foto fosse venuta decente ha trotterellato tranquillo di nuovo verso il folto della foresta, felice di aver violato la Prima Direttiva.

Questa storia e’ gia pazzesca di suo perche’ gli animali di solito non passano due ore in posa sulle passerelle di legno dove sono esposti ai predatori, ma c’e’ dell’altro.

Il sorcio in questione in realta’ non e’ affatto un sorcio, e’ piu’ imparentato con le cavie peruviane e con le nutrie che con i nostri topi del Vecchio Mondo ed oltre ad essere mostruosamente carino e peloso era anche considerato estinto. La specie era nota solo per due pelli con i corrispondenti crani conservati all’ American Museum of Natural History e prese da Allen nel 1898 solo a poche miglia di distanza da dove il sorcio ha tentato un primo contatto coi due biologi. Dopo di allora, per i successivi 113 anni, nessuno lo ha mai piu’ visto o sentito parlare di lui.

In questa e nelle altre foto di questo post: Santamartamys rufodorsalis. Foto (C) Lizzie Noble/www.proaves.org

Non per mancanza di tentativi, a dire la verita’. Nel 2005 Louise Emmons della Smithsonian Institution riesaminando le due pelli si rese conto che non si trattava solo di una specie diversa, ma addirittura di un genere unico e a se’ stante con solo questa specie conosciuta all’interno della famiglia degli Echimyidae, o ratti spinosi. I denti del Santamartamys rufodorsalis, cosi’ Emmons chiamo’ il nuovo genere e specie (vuol dire: topo di Santa Marta dal dorso rosso), sono completamente diversi da tutti quelli degli altri ratti spinosi, la bulla timpanica e’ molto piccola (carino e un po’ sordo?), la disposizione delle mammelle unica  e anche il pelo e’ unico: oltre a essere lungo, denso, morbido e lanoso, il che deve rendere al tatto la bestiolina morbida morbida e setosa come un pelouche per neonati, ha anche una inconfondibile criniera di pelo lungo e rosso sulla testa come se fosse un leoncino e una lunga coda pelosa e bicolore, nera alla base e bianco candido nella parte terminale. Non esiste niente del genere di attualmente vivente. Probabilmente pero’ c’erano dei ratti arboricoli simili nelle Antille prima dell’arrivo di Colombo (si parlera’ di cio’ in un prossimo post) e il nostro ratto colombiano e’ un relitto, ultimo sopravissuto di una fauna precedente ora virtualmente estinta.

Dopo la pubblicazione del lavoro della Emmons Paul Salaman, il direttore della tutela della fauna del World Land Trust USA, organizzo’ una spedizione di un anno intero in Colombia per cercare il ratto arboricolo dalla cresta rossa, come lo chiamano gli americani, tra il 2007 e il 2008. “Avevamo due biologi colombiani sul campo” Dice Paul Salaman in un’ intervista per USA Today, “Hanno provato ovunque, hanno messo trappole sugli alberi, per terra, hanno cercato ovunque”. La spedizione non ebbe successo e la specie fu classificata come estinta dalla IUCN.

Evidentemente la decisione non e’ stata di gradimento del Nostro, oppure i colombiani gli stanno antipatici, visto che ha deciso di farsi riscoprire da una ragazza inglese. Lizzie Noble pero’ non e’ un’esperta di mammiferi e cosi’ mando’ le foto a Paul Salaman ma per quattro lunghi giorni non ottenne risposta. Il Dr. Salaman infatti era anche lui sul campo in Colombia in quel periodo e non aveva accesso ad internet. Al ritorno alla civilta’, quando ha visto le foto che Lizzie gli aveva mandato, gli e’ venuto un colpo perche’ e’ impossibile confondere il nostro ratto con qualsiasi altra cosa. Chiamandola da Washington D.C. su Skype e, suppongo, rosicando come una mandria di capibara inferociti, le ha detto: ‘You just rediscovered these animals we spent years trying to find!'” (“Hai appena riscoperto gli animali che abbiamo cercato per anni!”). Le foto sono state anche mandate alla Emmons per conferma e pare non ci siano assolutamente dubbi.

Non e’ difficile intuire che sulla biologia di questo animale non si sa assolutamente nulla. Si sa solo che vive nelle foreste pluviali d’alta quota tra i 1200 e i 1700 m, e’ arboricolo ed e’ lungo circa 45 cm (coda inclusa) e da una stima ad occhio di Lizzie Noble dovrebbe pesare sui tre etti (circa quanto uno scoiattolo rosso), quindi non e’ neanche una bestia piccola, anche se e’ riuscito a passare inosservato per tutto questo tempo.

La mia unica speranza e’ che se riusciranno a catturare altri individui di questa specie elusiva e notturna non facciano la solita gara dei trofei da portare a casa. Spero che li lascino vivere, magari in cattivita’ per osservarli, va bene, ma spero che la riscoperta non segua il sacrificio di tutti gli esemplari catturati come si fa di solito quando si trova una nuova specie. Una femmina incinta, secondo me, potrebbe salvare la specie dall’estinzione come e’ gia’ successo ai criceti: i ratti arboricoli dalla cresta rossa sono cosi’ carini che potrebbero facilmente diventare degli ottimi animaletti da compagnia. Non e’ il massimo sicuramente per la specie, sperare che vadano avanti in Colombia come hanno fatto negli ultimi 20 milioni di anni e’ senz’altro piu’ auspicabile, ma chi non vorrebbe accarezzare uno di questi?

P.S. Un grazie a Mar Gallego che mi ha segnalato la vicenda

Referenze

ResearchBlogging.org
Emmons, L. (2005). A revision of the genera of arboreal Echimyidae (Rodentia: Echimyidae, Echimyinae), with descriptions of two new genera Mammalian Diversification: From chromosomes to phylogeography, 247-309

 

http://www.usatoday.com/tech/science/discoveries/2011-05-18-rodent-species_n.htm

Newsletter della Fundacion ProAves Colombia

Published by tupaia on maggio 28th, 2011 tagged misteri, rari, roditori


3 Responses to “Scopritemi, per favore! Il ratto arboricolo di Santa Marta (Santamartamys rufodorsalis)”

  1. Networm Says:

    Che puccioso! Dalla coda sembra più un gerbillo che una cavia, ma è carino forte. Sarà mica un pokémon?

  2. tupaia Says:

    si hai ragione ha una coda da gerbillo ed e’ snche piu’ carino di un gerbillo. Vedo grandi prospettive per il mercato dei pet :)

  3. madibà Says:

    ma è troppo carino,però non credo che si possa tenere in casa,io ci ho provato con una fantastica coppia di conigli nani,che oltre che aver prolificato,mi hanno divorato tutto!però erano bellissimi.sono vissuti qualche anno,poi poveretti se ne sono andati nel paradiso dei conigli liberi:-)

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