Scolytus sp. e la strage degli olmi

Questa e’ una storia bella, triste e complicata, e anche leggermente OT. E’ la storia di uno sterminio sistematico e silenzioso che e’ avvenuto sotto gli occhi di tutti senza che molti se ne rendessero conto. Una epidemia che ha sterminato intere popolazioni di una creatura bella e meravigliosa, ma muta alle nostre orecchie, e che pertanto non ha potuto gridare a noi colpevoli le sue paure a la sua sofferenza.

La vittima della nostra storia e’, un po’ di varieta’ finalmente, un albero, per la precisione si tratta di diverse specie di olmo (Ulmus sp.) . Il killer e’ un fungo. E che c’entra con un blog che parla di animali? Semplice: il mediatore tra il killer e la sua vittima e’ un insetto. Abbiamo quindi tre regni coinvolti e il risultato e’ stata la quasi totale scomparsa degli olmi europei nel giro di una decina d’anni, negli anni sessanta. Cio ho pensato e ci ho ripensato, ma da quando ho imparato qualche anno fa a distinguere gli alberi tra di loro non ho MAI visto un olmo in natura. Se il Graal e’ di legno (come dovrebbe essere la coppa di un falegname, Indiana Jones docet), e’ sicuramente di legno d’olmo.

E’ deprimente pensare alla scomparsa di una specie che per i nostri nonni era familiare come il cane nell’aia: moltissime fattorie e moltissimi campi coltivati avevano il loro olmo, che forniva ombra nelle estati calde, legno come tutore per le viti (gia’ raccomandato per questo scopo da Columella nel 50 d.C.) e per vari lavori di falegnameria, frasca per il foraggio del bestiame e germogli per le insalate. L’intera Venezia si regge su pali di olmo, il cui legno e’ resistente alla marcescenza dovuta all’umidita’, e il taglio delle piante forestali era spesso riservato all’esercito perche’ vi si facevano gli affusti di cannone, dato che il legno oltre che duro e resistente all’umidita’ e’ elastico e assorbe bene gli urti. Che volere di piu’?

constable4.jpg

John constable, 1826, The Cornfield. Il filare di olmi sulla sinistra era un’immagine bucolica comune ai tempi di Constable.

elmleaf.jpgIn Italia e un po’ in tutta l’Europa occidentale ce ne sono  (ce n’erano?) tre specie native, l’olmo campestre (Ulmus minor), l’olmo montano (Ulmus glabra) e l’olmo cigliato (Ulmus leavis) e di questi l’olmo campestre era sicuramente il piu’ diffuso. L’identificazione e’ semplicissima, gli olmi hanno tutti le foglie fortemente asimmetriche vicino alla base e l’orlo seghettato.

 Gli olmi sono sempre stati parassitati da dei coleotteri ultraspecializzati del genere Scolytus, Scolitus multistriatus e Scolytus scolytus, che vivono subito sotto la corteccia degli olmi (e solo di questi). Per la precisione si tratta di curculionidi, la famiglia di animali che conta piu’ specie in assoluto e ad occhio nudo assomigliano un po’ al Tribolium castaneum, quell’insettino marrone che a volte alla fine dell’estate troviamo a infestare la pasta nelle nostre dispense. A distanza ravvicinata pero’ gli Scolytus sono ancora piu’ piccoli e brutti, ma questo e’ per via della loro ultraspecializzazione (2-3 mm S. multistriatus e 3-4 mm S. scolytus).

E adesso occorre fare una premessa per coloro i quali non siano esattamente ferrati in anatomia vegetale.  La parte cruciale e vitale del tronco di un albero e’ un anellino largo pochi mm contenente i fasci vascolari, tutto il resto e’ solo legno di sostegno. Questo strato si trova subito sotto la corteccia e contiene i vasi di trasporto della linfa e dell’acqua, detti floema (verso l’esterno) e xilema (verso l’interno) rispettivamente e che anatomicamente corrispondono vagamente alle nostre arterie e vene. Lo strato vascolare presenta all’interfaccia tra floema e xilema anche un altro elemento molto importante, ovvero le cellule del cambio, responsabili dell’accrescimento in diametro dell’albero e quindi della formazione degli anelli di crescita. Se qualcosa danneggia il cambio o i fasci vascolari, tipo un esteso rosicchiamento da parte di un mammifero, l’albero e’ morto.

treesection.jpg

Sezione di un albero. Schema da: pc.gc.ca

Esistono una ventina di specie di Scolytus, e da bravi “pidocchietti” sono tutti specializzati a vivere su una specifica specie di albero. Le due specie in questione vivono unicamente parassitando gli olmi, ma non sono gli unici coleotteri che infestano gli olmi: esistono infatti altri coleotteri non specifici per gli olmi ma che occasionalmente li infestano e portano loro la malattia, tra cui il mio preferito e’ un coleottero dall’improbabile nome latino di Ips typographus, per via delle “decorazioni” che fa al legno scavando.

Il ciclo vitale degli Scolytus comincia quando riescono a penetrare nell’albero scavando una galleria larga pochi mm alla biforcazione di un ramo giovane. Questi insetti, si sara’ capito, si nutrono di legno e preferiscono quello molto giovane o marcescente, piu’ tenero, per cui non sono mai stati un reale problema per gli olmi in buona salute in quanto solo gli alberi ammalati subivano infestazioni serie.

Quando un maschio e una femmina si incontrano si accoppiano nella cosiddetta “camera nuziale” scavata sotto la corteccia, dopodiche’  la femmina comincia a scavare una galleria verticale lunga 3-10 cm, sempre sotto la corteccia, dove c’e’ il  cambio, e depone le uova isolate in nicchie lungo la galleria.

galleries.JPGQuando le uova si schiudono le larve, dei bacarozzi bianchi e senza zampe con una testolina ambrata piccola piccola, cominciano a scavarsi ognuna la propria galleria ad angolo retto con quella materna, disperdendosi. Le gallerie laterali delle larve aumentano di diametro man mano che si allontanano dalla galleria centrale, poiche’ la larva cresce e diventa sempre piu’ larga. Questo stadio larvale dura circa un mese dopodiche’ gli insetti si impupano e gli adulti emergono da forellini simili a quelli da cui sono entrati inizialmente i loro genitori ed essendo alati si disperdono andando ad infestare altri olmi. Le larve, nel loro cammino verso l’eta’ adulta, lungo una quindicina di cm, si lasciano dietro ingenti quantita’ di deiezioni e muri di cacca le separano quindi dalla madre che risiede ancora nella galleria centrale. La madre, dal canto suo, finche’ risiede nella galleria, protegge la sua ingrata progenie contro eventuali intrusi, un raro esempio di cure parentali tra gli insetti. Di solito questi animali si riproducono una volta l’anno ma in condizioni particolarmente buone la femmina puo’ deporre anche due volte, in posti diversi. A fianco: le gallerie scavate dalle larve. Foto: dutchelmdisease.org

scolytus.jpg

Scolytus sp. Fonte: dutchelmdisease.org

E fino a qui tutto normale, e’ un ciclo che e’ andato avanti per centinaia di migliaia di anni. Verso la fine del XIX secolo tuttavia un fungo della specie Ophiostoma ulmi venne importato in Europa occidentale probabilmente dall’Himalaya e probabilmtente tramite importazione di legname dalle Indie Olandesi. Il percorso e’ stato ricostruito poiche’ gli olmi della regione Himalayana sono immuni a tutti questi funghi e l’epicentro della malattia in Europa fu l’Olanda (per questo gli inglesi chiamano la malattia Dutch Elm Desease, malattia olandese degli olmi , mentre in italiano si chiama grafiosi, in nome che ricorda l’Ips typografus). Questo fungo causo’ una moria di olmi dal 1910 al 1940 circa prima di estinguersi ma non era particolarmente virulento e “solo” il 10-40% degli olmi europei mori’ in questa ondata epidemica. Nel 1930 l’infezione arrivo’ negli USA tramite casse di legno di olmo infetto e fece strage anche li delle specie locali di olmo, sterminandone circa una meta’.

Le donne hanno sempre avuto un posto quasi pari a zero nella scienza sino a pochi decenni fa,  quindi e’ necessario ricordare le eccezioni: fu una giovanissima ricercatrice olandese, Bea Schwarz, a scoprire nel 1922 che la causa della morte degli olmi era un fungo esotico, lavorando in un team a capo di un’altra donna, Johanna Westerdijk. Peccato che dopo il dottorato la Schwarz si sia sposata e abbia lasciato la scienza per diversi anni, sino alla morte del marito, quando meritatamente riprese gli studi sulle infezioni fungine degli alberi.

Nel 1966, forse proveniente dagli USA, forse dall’Asia,  il fungo torno’, mutato e incredibilmente piu’ pernicioso e virulento. In dieci anni ha spazzato via 20 milioni di olmi solo in Gran Bretagna, su 30 milioni che erano in origine, e al momento il conto ammonta a 25 milioni di perdite, senza che il fungo accenni ad andarsene. In Italia il primo caso di grafiosi risale al 1930 e da allora la perdita di olmi adulti si avvicina al 100%

La mutazione subita e’ stata tale che gli scienziati hanno dato a questo nuovo fungo un altro nome, Ophiostoma novo-ulmi, mentre quello del 1910 era solo Ophiostoma ulmi.

scolytus_head1.jpeg

Primo piano di Scolytus scolytus: si noti la frangia da “Beatle” su cui si attaccano le spore del fungo. Source: Simon Hinkley & Ken Walker Museum Victoria

Come funziona l’infestazione? I giovani Scolytus e gli Scolytus adulti che emergono dal letargo raccolgono sul loro corpo le spore del fungo se l’albero in cui hanno vissuto era infetto. La prima cosa che fanno all’inizio della primavera e’ cercarsi un olmo che sta emettendo getti laterali, teneri e freschi, e cominciano a rosicchiare la corteccia lasciando delle ferite esterne. Scolytus scolytus in particolare, la specie peggiore da questo punto di vista, produce nella corteccia delle lesioni piuttosto estese. Non si sa bene perche’ faccioano questo, ma sicuramente nel fare cio’ raggiungono i delicati vasi del cambio e vi depositano le spore che hanno sulla loro simpatica frangetta anni sessanta. Giunte nello xilema (i vasi che portano l’acqua e i sali minerali dalle radici alle foglie), le spore germinano nell’ambiente umido e cominciano a lesionare il legno. L’albero non rimane passivo di fronte a questo attacco ma il solo sistema che conosce per difendersi, purtroppo,  e’ produrre bolle d’aria nel vaso xilematico attaccato, il che interrompe il flusso d’acqua verso le foglie. Le foglie che ricevevano acqua da quel vaso a questo punto muoiono e man mano che l’infezione fungina si diffonde sempre piu’ vasi xilematici vengono interrotti e pian piano tutta la chioma muore.

Le radici pero’ sopravvivono, e questo e’ un bene ma e’ anche un male: e’ un male perche’ se le radici di due olmi vengono in contatto l’infezione passa da un albero all’altro senza bisogno dell’insetto; e’ un bene perche’ le radici sopravissute emettono polloni che ricominciano la crescita delle aprti aeree dell’albero. Era proprio questa capacita’ rigenerativa degli olmi a renderli cosi’ preziosi, soprattutto come produttori di tutori per gli innesti delle viti, dato che fabbricavano pali dritti e robusti a volonta’. Sfortunatamente, appena i polloni raggiungono i 10 cm di diametro vengono nuovamente attaccati dagli Scolytus riportando l’infezione fungina e ricausando la morte delle parti aeree e a lungo andare la morte dell’albero. Il motivo per cui gli olmi non si sono estinti e’ proprio che riescono a rigenerarsi, ma cio’ comporta che da alberi di 30 m che erano ora sopravvivono solo sino a che sono cespuglietti.dead-elm.JPG

E’ interessante sottolineare la simbiosi che si e’ instaurata immediatamente tra il fungo e il coleottero ai danni dell’albero: l’insetto e’ un ottimo vettore per le spore del fungo, ed in cambio il fungo danneggia l’albero rendendolo piu’ incline all’infestazione da Scolytus. Naturalmente il sistema si mantiene se la malattia non e’ troppo virulenta: l’estinzione locale degli olmi causa infatti anche l’estinzione locale degli Scolytus e del fungo, ma questo sembra che riesca a sopravvivere bene anche come saprofita e riemerge piu’virulento che mai appena la popolazione di olmi sembra leggermente riprendersi, in cicli epidemici di infezione tipo quelli del nostro morbillo. Una situazione da cui sinora non si vede soluzione, e che sta portando alla lenta ed inesorabile scomparsa di tutti gli olmi nativi europei.

Soluzioni? alcune, ma nessuna realmente efficace. A scopo industriale si stanno selezionando varieta’ di olmo resistenti all’infezione, ma nessuna sinora sembra funzionare perfettamente. Contro gli Scolytus sono state create trappole a base di feromoni che li attirano lontano da olmi da proteggere e li uccidono. Contro il fungo si stanno selezionando virus e altri funghi che sembrano efficaci nel contrastare l’infestazione (la prima epidemia si esauri’ proprio grazie alla presenza di un virus che uccide Ophiostoma ulmi ma non sembra funzionare contro O. novo-ulmi.

Al momento pero’ la situazione rimane drammatica e non si intravedono molte speranze per questi bellissimi alberi.

Foto: scriptorsenex

Published by tupaia on febbraio 21st, 2010 tagged alloctoni, Insetti, parassiti, Varie ed eventuali


32 Responses to “Scolytus sp. e la strage degli olmi”

  1. danilo Says:

    Ogni post è migliore del precedente. Voglio proprio vedere dove arrivi…

  2. Landolfi Says:

    Ecco, questo è un esempio perfetto per capire il nostro ruolo nell’universo. Una volta tanto non è (tutta) colpa dell’uomo se una specie rischia l’estinzione. Che si fa? Dobbiamo cercare di mutare artificialmente il corso della selezione naturale perché ci piacciono gli olmi? Dobbiamo farlo perché è Giusto? O dobbiamo starcene in disparte e ammirare Madre Natura e il Suo meraviglioso lavoro?

    P.S. Ottimo post. Complimenti

  3. Franco Says:

    In realtà il cambio non contiene floema e xilema, ma li genera (xilema verso l’interno e floema verso l’esterno), anno dopo anno.

    Gli Scolytus, essendo Scolytidae, non fanno parte dei Curculionidae.

    E i cannoni non hanno “fusti”, ma “affusti”… credo dipenda dal fatto che parlavi di alberi…;-)

    A parte questi piccoli dettagli, ottimo post.

  4. tupaia Says:

    Franco:
    1) si parla regolarmente di vasi del cambio. Le cellule del cambio sicuramente generano le varie strutture di trasporto, ma il tutto spesso viene sinteticamente chiamato cambio dagli addetti ai lavori
    2) mi dispiace ma ti sbagli, la famiglia e’ Curculionidae, guarda qui se non credi a me: http://www.itis.gov/servlet/SingleRpt/SingleRpt?search_topic=TSN&search_value=114952
    3) sugli AF-fusti di cannone hai ragione, ho ripreso la cosa pari pari dalla mia fonte (guida alle specie spontanee del Piemonte), avrei dovuto controllare ma non capisco niente di armi e fusti mi suonava bene, appunto, parlando di alberi.

  5. claudio Says:

    iniziavo a preoccuparmi per la tua latitanza :-D
    come sempre…bell’articolo! e in effetti neanche io ho mai visto un olmo….

  6. accurimbono Says:

    Bellissimo articolo, la grafiosi ci ha derubato dell’albero più bello e poderoso delle nostre campagne, nel mio caso campagne marchigiane.
    Io un albero di olmo l’ho visto, è un albero isolato in una casa di campagna, non so come abbia fatto a scampare alla strage, per il resto solo cespugli, uno mimetizzato nella siepe di fronte a casa mia.
    Veramente triste vedere la fine fatta da questo essere vivente che un tempo era protagonista della vita quotidiana.

    Alcune foto di un gigantesco olmo, un tempo famoso nei pressi di Senigallia:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Ostra_%28Italia%29#Curiosit.C3.A0

    “Vicino alla frazione Casine sorgeva, fino al 1935, un olmo di dimensioni eccezionali, conosciuto con l’appellativo di Olmo Bello. L’albero misurava 28 metri di altezza, la circonferenza della chioma era di 110 metri mentre quella del tronco, alla base, di oltre 6 metri. Queste misure eccezionali resero l’Olmo Bello un vero e proprio luogo di ritrovo per Ostrensi e cittadini dei comuni limitrofi, che erano soliti ritrovarsi all’ombra dei suoi rami per trascorrere ore spensierate. La notorietà dell’albero era tale che esso compariva anche su molte cartoline dell’epoca, alcune delle quali riportavano l’erronea scritta “saluti da Senigallia”, ed era citato da diversi testi enciclopedici. Il giorno del suo abbattimento, resosi necessario in quanto divenuto ormai secco, il tronco rivelò nella sua sezione 400 cerchi concentrici, a testimonianza di una vita durata oltre quattro secoli. Da esso si ottennero ben 70 quintali di legna.”

    http://www.naturamediterraneo.com/Public/data6/elafo/olmo%20di%20lando.jpg_20084620328_olmo%20di%20lando.jpg

    http://www.acasadifabio.it/immagini/Olmosm.jpg

    La speranza di rivedere le nostre campagne ripopolate da questi giganti è sempre viva!

  7. Giù Says:

    Commosso, dal bel post mi son detto:
    corro subito a comprare un olmo da piantare in giardino…
    ma li vendono solo bonsai?

    Giù

  8. Livio L. Says:

    Di olmi qui dalle mie parti onestamente ne vedo ancora, anche se non molto grandi. Parlando qualche tempo fa con dei botanici della grafiosi mi era però sembrato di capire che l’olmo si stava adattando alla malattia. La situazione potrebbe essere paragonata, questa però è una mia illazione, a quella di alcune specie come Poecilia reticulata, che in alcune località in presenza di predatori, raggiunge la maturità presto rispetto ad altre località dove la pressione predatoria è ridotta. Che ne dici?

  9. Formalina Says:

    -Bel post trasversale! Quel disegno prodotto dalle larve e il modo stesso in cui si genera è impressionante…

    -“L’albero non rimane passivo di fronte a questo attacco ma il solo sistema che conosce per difendersi, purtroppo, e’ produrre bolle d’aria nel vaso xilematico attaccato, il che interrompe il flusso d’acqua verso le foglie. Le foglie che ricevevano acqua da quel vaso a questo punto muoiono e man mano che l’infezione fungina si diffonde sempre piu’ vasi xilematici vengono interrotti e pian piano tutta la chioma muore.”
    …se fossero uomini, mutatis mutandis, si direbbe che la causa di morte è microembolia gassosa polmonare! (un pò come accade a certi sub che risalgono in superficie troppo rapidamente… Che la soluzione a questo problema sia una camera iperbarica di 30 metri?) =)

  10. Gilberto Says:

    Puoi chiarirci meglio il meccanismo per cui, pur con la scomparsa degli olmi, rimane alta la popolazione di parassiti?
    Grazie.

    Gilberto

  11. fabristol Says:

    Una soluzione potrebbe essere individuare i geni della resistenza al fungo negli olmi himalayani e inserirli nel genoma dell’europeo. Ah no dimenticavo: gli ecologisti parlerebbero di ibridi olmi-yeti!

  12. Giù Says:

    Li ho trovati!!! la comunità montana dell’ossola li regala :-)

    Livio secondo me il paragone con i Poecilidi non calza… da quanto ho visto nelle mie vasche loro sviluppano in tempi molto brevi varie caratteristiche (maturazione precoce, cambio di sesso, cambio di colori) non solo in funzione di predatori, ma anche di temperatura, valori d’acqua o ambiente… poi magari per le piante è lo stesso ma senza dubbio in tempi diversi.

    Giù

  13. Livio L. Says:

    @Giù: sicuramente non calza, ma volevo richiamare solo l’attenzione sul fatto che la specie sta cercando di rispondere con un cambiamento delle caratteristiche del ciclo vitale.

  14. lefttheleft Says:

    “E adesso occorre fare una premessa per coloro i quali non siano esattamente ferrati in anatomia vegetale”

    “Il cambio si trova subito sotto la corteccia e contiene i vasi di trasporto della linfa e dell’acqua, detti floema e xilema”

    “si parla regolarmente di vasi del cambio. Le cellule del cambio sicuramente generano le varie strutture di trasporto, ma il tutto spesso viene sinteticamente chiamato cambio dagli addetti ai lavori”

    Gli “addetti ai lavori” che definiscono “regolarmente” “cambio” (cribro-vascolare, subero-fellodermico?) sia le cellule cambiali propriamente dette (tessuto meristematico secondario), sia le cellule differeziate xilematiche e floematiche (tessuto conduttore), sono degli ignoranti che sbagliano e probabilmente sono addetti a qualche lavoro che con la botanica non centra nulla.

    Non si possono confondere i “tessuti meristematici” con i “tessuti conduttori”, se la mia professoressa di botanica generale all’università, avesse sentito una cosa del genere mi avrebbe spezzato le gambe! e non scherzo!

    http://www.atlantebotanica.unito.it/page.asp?xsl=tavole&xml=tessuti.meristematici&tavola=Cambio

    P.S. Gli olmi esistono ancora, sia il campestre sia il montano e prolificano anche abbondantemente.

  15. tupaia Says:

    Livio: per come la capisco io (ma potrei sbagliare ovviamente) si tratta piu’ di cicli epidemici alternati a periodi di relativa stasi che di adattamenti veri e propri, difficili da pensare in specie longeve come gli alberi. Adesso saremmo in un momento di stasi relativa, allungata dalle nostre migliori conoscenze della malattia e dalla lotta al vettore.

    Giu': che varieta’ di olmo ti hanno regalato? E’ un ibrido resistente o una specie selvatica?

    Fabristol: credo che molti degli obridi olandesi in giro siano ibridati con l’olmo himalayano

    Gilberto: la popolazione di insetti ovviamente crolla parallelamente a quella di olmi, e si puo’ anche estinguere localmente (mi pare di averlos critto), ma ovviamente bastano pochi individui che sopravvivono in un tronco morto per ricominciare il ciclo

    Lefttheleft: di alla tua prof di cominciare a prenotare il volo per venirmi a spezzare le gambe, che poi ci parlo io e le spiego due o tre cose sulla differenza tra preziosismi tecnici e necessita’ di semplificazione divulgativa, e le mostro anche l’immagine che ho aggiunto per eventuali puristi che guardano il dito anziche’ la luna. Son contanta, per altro, che tu viva in un bosco pieno di alti e maestosi olmi secolari. Posso chiederti pero’ dove vivi?

  16. Fausto Says:

    http://www.regione.veneto.it/Economia/Agricoltura+e+Foreste/Servizi+Fitosanitari/Bollettini+fitosanitari/Schede+fitosanitarie/Malattie+colture+ornamentali/grafiosi_olmo.htm

    “La situazione è a tutt’oggi allarmante. Si prevede per l’immediato futuro una ulteriore rarefazione dell’olmo nel contesto agricolo ed ornamentale urbano, ipotizzando perlopiù una sua permanenza residuale in ambito forestale e di macchia marginale.

  17. Fausto Says:

    Troppa veemenza nei toni per un blog che insegna (a me, perlomeno, parecchio).
    Non mi trattate male tupaia, please, che se si stufa poi non scrive più.

  18. Giù Says:

    Tupaia non lo so… per ora l’ho solo prenotato, ma penso sia selvatico.

    Giù

  19. lefttheleft Says:

    “Gli olmi esistono ancora, sia il
    campestre sia il montano e
    prolificano
    anche abbondantemente”

    è diventato

    “Son contenta, per altro, che tu viva in un bosco pieno
    di alti e maestosi olmi secolari.”

    Interessante prova
    dialettica.

  20. lefttheleft Says:

    In origine Lei afferma:
    “Il cambio si trova subito sotto la corteccia e contiene i vasi di trasporto della linfa e dell’acqua, detti floema e xilema rispettivamente e che anatomicamente corrispondono vagamente alle nostre arterie e vene. Il cambio contiene in se’ anche un altro elemento molto importante, ovvero le cellule del cambio”.

    Frase che merita sicuramente una menzione negli annali della logica assieme al paradosso di Zenone, a quelli di Russell ed ai teoremi di incompletezza di Godel.

    Stabilito (spero che anche questa affermazione non la consideri un preziosismo) che sia lo xilema, sia il floema, sia le sue “cellule del cambio” sono formati da “cellule”, seppur profondamente diverse le une dall’e altre, ne deriverebbe:

    cellule del cambio= cellule xilematiche, cellule floematiche, ‘cellule del cambio’
    riscrivibile come
    cellule del cambio= cellule xilematiche, cellule floematiche, (cellule xilematiche, cellule floematiche e ‘cellule del cambio’)
    riscrivibile come
    cellule del cambio= cellule xilematiche, cellule floematiche e (cellule xilematiche, cellule floematiche e (cellule xilematiche, dalle cellule floematiche e ‘cellule del cambio’))

    ecc. ecc. in una regressione infinita.

    Vede che un utilizzo corretto dei termini non è una questione di “puristi” che si baloccano in “preziosismi tecnici”?
    Wittengstein sosteneva che la filosofia è una terapia del linguaggio.
    Le consiglio infine di leggersi un interessante libro del prof. Odifreddi “Il diavolo in cattedra. La logica da Aristotele a Gödel”.
    Saluti.

  21. Walt Says:

    Per favore lasciate fuori Odifreddi almeno da questo blog…
    Grazie
    ps ottimo post

  22. Livio L. Says:

    @tupaia: il problema è che parlo di queste cose (grafiosi tra le tante cose) durante le uscite di campo e quindi non mi danno mai i riferimenti bibliografici. Questo comunque non mi ferma dal lanciarmi in ipotesi ardite.

  23. Formalina Says:

    …io non me ne intendo, ma spero che i botanici non siano tutti così bacchettoni e frustrati da arrivare al punto di accanirsi sugli errori altrui in un blog di divulgazione/passatempo per il gusto di fare i puntigliosi!

  24. tupaia Says:

    Lefttheleft: ho modificato il testo in modo da farti passare le crisi: mi preme che passi il messaggio della moria degli olmi, mi sembra poco costruttivo fissarsi su dettagli (per me) poco rilevanti: e’ meglio appianarli e andare avanti col resto.
    Se posso fare altro per te o per la tua prof non hai che da chiedere.

  25. tupaia Says:

    Walt: su Odifreddi dai un’occhiata qui:
    http://www.lorologiaiomiope.com/horror-vacui/
    Su Wittgenstein e sugli altri filosofi elencati in nome di non si capisce bene quale principio d’autorita’ da Lefttheleft preferisco non pronunciarmi io. Mi avesse citato Robert Brown o Melvin Calvin avremmo almeno potuto avere una piattaforma di discussione, ma sparare a caso nomi di filosofi e matematici in questo contesto mi sembra volersi fare del male.
    C’era un solo filosofo che aveva senso citare, e non e’ stato fatto: Occam, e il suo principio di parsimonia. Non sono stupita.

  26. danilo Says:

    lefttheleft: una volta conoscevo un imbecille che si poneva, sistematicamente, in chiave polemica su ogni e qualsiasi argomento. Anche arrampicandosi platealmente sugli specchi. E citava un mucchio di filosofi, perlopiù senza aver letto i testi che linkava.
    Tu non puoi essere lui, per via che non vedo i suoi indimenticabili errori di grammatica e ortografia.

    Quindi, non sei imbecille.

    Attendo con ansia che tu demolisca logicamente questa mia affermazione. (Usa pure quanti = vuoi).

  27. Michele Fornasari Says:

    Io ho un grande olmo nel giardino, deve avere almeno 40 anni, e ricordo che quando ero piccolo mio nonno era molto preoccupato perchè a Parma e dintorni ne erano rimasti non più di una decina… però non so se sia ibrido, naturale o altre cose strane.. so che è molto bello ^^

  28. tupaia Says:

    michele: e’ anche un olmo fortunato, tienitelo caro!

  29. lefttheleft Says:

    Sig. Danilo
    un fraterno e
    caloroso
    abbraccio.

  30. badadaba Says:

    Salve mi presento, inserisco un post non sapendo nulla di botanica, ma chiedendo solo lumi su un problema che mi affligge, anzi affligge un olmo presente sul terreno che ho da poco acquistato. Ho notato nel casale(vicino alla pianta in questione) la presenza di numerosissimi insetti; ricercando su internet ho scoperto su questo sito http://www.umbraflor.it/olmo.html
    che l’insetto in questione è un parassita dell’olmo il cui nome è Galerucella luteola.
    E’possibile capire se il mio olmo è stato colpito anche dal fungo letale di cui si parla nell’articolo? Ho notato che i rami sono pieni di “germogli” che sono di colore marroncino chiaro, sembrano bruciati e gli insetti dentro casa sono veramente un’infinità! Perdere quest’albero per me sarebbe un colpo durissimo. Ribadisco la mia ignoranza e mi chiedo se potrebbe essere utile inviare delle foto. Ringrazio anticipatamente e saluto…. speranzoso..

  31. Simone Says:

    Grazie! Finalmente chiarita la moria del mio boschetto d’olmi in toscana (vicino Pi). Molto triste

  32. MARIO VIRZI' Says:

    Salve,
    vivo a Roma nelle adiacenze del Parco della Caffarella e vi posso assicurare che il fenomeno io l’ho colto quest’anno colpito non solo dal colore marroncino del fogliame residuo ma anche dal tappeto delle foglie cadute e che si presentano tutte bucherellate. Siete sicuri che si tratti della stessa ” malattia ” ?
    Ringrazio e trasmetto la mia tristezza per questo fatto.
    Mario Virzì

Leave a Comment