Racconto del parente povero: il potto (Peridicticus potto)

Il potto e’ solitario, nutturno, arboricolo e si fa i fatti suoi. Tra i primati, e’ uno dei meno conosciuti.

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Il potto e’ un ottimo arrampicatore e, a differenza dei bradipi, tende a muoversi sopra i rami piu’ che stare appeso. Questa foto e’ stata scattata allo zoo di Londra: in gabbia non c’e’ molto spazio e il potto e’ costretto ad appendersi alla grata sul soffitto. Si noti che, come i personaggi della Disney, la mano ha solo quattro dita

Come accade nelle migliori famiglie (ordine per la precisione), anche  tra i Primati ci sono alcuni esponenti di successo (noi) e un vecchio zio che e’ rimasto nel villaggio natio e continua a condurre placido la sua esistenza semplice, disturbato solo ogni tanto dal parente ricco che torna in visita. E come tutti i cugini ricchi e presuntuosi, siamo una calamita’ per i nostri parenti, anche quelli alla lontana.

E il potto in effetti e’ un parente di secondo grado, quello che si chiamava in altri tempi “proscimmia” e oggi Strepsirrina, piu’ imparentato coi loris e con i lemuri che con noi scimmie antropomorfe. A vederlo sembrerebbe per la verita’ piu’ un orsacchiotto di pelouche con gli occhi da ipertiroideo che un’agile scimmia, ma il pollice opponibile non lascia dubbi sulla sua parentela coi primati. Il parente piu’ prossimo del potto e’ il galago, quell’animale con gli occhi immensi chiamato anche “bushbaby”, entrambi africani, seguiti dai loris che vivono in India e nel Sud-Est asiatico e piu’ alla lontana dai lemuri del Madagascar. I tarsi, che vivono in Malesia, sono invece in un’altra famiglia anche se appartengono ai primati strepsirrini anche loro.

Tutti questi primati hanno in comune gli occhi a piattino, conseguenza delle abitudini notturne e di un’incidente nel nostro percorso evolutivo: l’antenato comune dei primati era diurno, e ha perso quindi il tapetum lucidum, quello strato di cellule riflettenti all’interno dell’occhio che fa brillare di verde al buio gli occhi dei gatti, e che quasi tutti i mammiferi possiedono. C’e’ una regola empirica nell’evoluzione chiamata legge di Dollo che dice che indietro non si torna, o almeno che se si torna indietro non lo si fa per la stessa strada da cui si e’ venuti. Il motivo di questa regola e’ presto detto: se l’evoluzione procede per mutazioni casuali selezionate di volta in volta dalle circostanze contingenti, la probabilita’ che si possa riottenere lo stato di partenza ripercorrendo all’indietro tutte le mutazioni sono scarse. Di conseguenza, quando questi primati si sono riconvertiti alla vita notturna hanno dovuto inventarsi altri espedienti per poter vedere al buio. Il modo piu’semplice era ingrandire gli occhi per catturare piu’ luce possibile, e pian pianino cercare di sviluppare un po’ di strati riflettenti. Il potto in effetti ha uno strato di cellule riflettenti tra la coroide e la retina, ma ha dovuto reinventarsele e non sono efficienti come quelle dei gatti. Cio’ lo costringe a basarsi piu’ sull’olfatto che sulla vista, anche perche’ tra l’altro ha perso anche la capacita’ di vedere a colori

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Un’altra differenza rispetto a noi scimmie e’ che il potto ha il naso bagnato come i cani, che lo aiuta a sentire meglio gli odori, e la faccia pelosa (tutta pelosa; anche mio cognato dovrebbe radersi piu’ spesso, ma non e’ quello che intendevo). Come tutti i loridi inoltre ha delle strutture specializzati a farsi bello e tenere in ordine la folta pelliccia: un’unghia del piede e’ modificata a forma di pettine e i denti anche: i canini e gli incisivi hanno una forma di pettine e sotto la lingua c’e’ una struttura cartilaginea che rimuove le schifezze rimaste intrappolate tra i denti del pettine.

Le dimensioni sono quelle di un gatto piccolo (circa 35 cm per 1 kg di peso), con una coda corta e una pelliccia folta e lanosa rossiccia, marrone o grigia con considerevole variabilita’ individuale. Le mani e i piedi sono modificati in modo che l’animale non perda mai la presa dall’albero, neanche quando dorme: il pollice e l’alluce sono spostati in modo da formare un’angolo di 180 gradi rispetto alla mano e il dito indice e’ vestigiale, cosicche’ l’opposizione si ha tra il pollice e tutte e tre insieme le dita rimaste. Inoltre le caviglie e i polsi hanno un adattamento speciale he consente al potto di rimanere appeso ad un ramo anche per un’intera giornata senza stancarsi: i capillari si allargano e ramificano in quella che si chiama rete mirabile arteriosa e poi si ricompongono a formare non una vena ma un’altra arteria, come succede nel nostro fegato. Cio’ serve a rimuovere l’acido lattico dell’affaticamento muscolare e portare piu’ ossigeno ai muscoli che tengono ancorato l’animale al suo ramo.

L’areale di distribuzione sono le foreste dell’Africa Occidentale Equatoriale, dalla Guinea al Congo al Kenia.

Di suo il potto e’ tendenzialmente vegetariano (frutta e resina), ma ha un’inclinazione per il junk-food: si ciba infatti anche di bruchi irritanti, coleotteri pestilenziali e millepiedi velenosi, riuscendo a detossificarsi dalle sostanze che questi animali usano per difendersi con uno stratagemma: ha un metabolismo lentissimo, il 40% in meno rispetto ad un animale del suo peso, e cio’ fa si che le tossine vengano degradate nell’intestino prima di essere assorbite nel sangue. Inoltre ha enzimi nello stomaco (chitinasi) che gli consentono di digerire bene la chitina che riveste gli insetti. Il galago, che condivide col potto l’habitat, evita invece queste “leccornie” e preferisce insetti piu’ tradizionali: un buon espediente per non accavallare le nicchie e avere cibo per tutti. All’occorrenza, anche uccelli, topi  o pipistrelli forniscono uno snack per il potto, che si dimentica un attimo di essere lento e colpisce velocissimo.

A loro volta anche i potto devono essere buoni da mangiare (ed infatti sono considerati in Africa tra la “bush meat”, non solo dagli umani ma anche da una tribu’ di scimpanze’ che aveva imparato a cacciarli di giorno). Per difendersi, si sono inventati diversi stratagemmi.

Innanzi tutto hanno lasciato perdere gli agili salti e le corse dei loro cugini . Come il bradipo, il potto si muove mooolto lentamente, con un’andatura descritta come simile a quella di un camaleonte, anche se quando vuole, appunto, sa fare movimenti inaspettatamente rapidi: se stai fermo, e’ piu’ difficile essere notato. Non scende MAI dagli alberi, rimanendo sempre ad una trentina di metri d’altezza, dove i grossi predatori non arrivano. Tra i suoi pochi predatori abituali, infatti, c’e’ lo zibetto delle palme africano che e’ appena poco piu’ grande. Ha un odore strano, per via di una secrezione ghiandolare che usa anche, insieme all’urina, per marcare il territorio. Le prime tre vertebre cervicali hanno dei processi spinosi molto lunghi posteriormente, che si intravedono quasi fuoriuscire dal collo, in quella zona priva del pelo lanoso ma con una pelle molto spessa. Se il potto vede un potenziale predatore avvicinarsi, si immobilizza. Se il predatore si avvicina ancora, il potto si appallottola con la testa tra le zampe e la nuca esposta con queste “spine” visibili. Non e’ chiaro in realta’ se le spine servano da difesa o se siano sensibili ai movimenti del predatore e permettano al potto di schivarlo all’ultimo momento, nella speranza che il predatore perda la presa e cada dall’albero (da cui il potto non cade mai). Se lo stratagemma non funziona, il potto infligge morsi dolorosi difficili da remarginare. Lo stufato di potto deve essere veramente buono, se si e’ dovuto inventare tutti questi sistemi!

Anche se di solito cammina rimanendo al di sopra dei rami e non appendendosi sotto come un bradipo, il potto quando si accoppia lo fa a testa in  giu’ e faccia a faccia con il partner. Inoltre l’accoppiamento dura molto tempo, il che favorisce il primo maschio che si accoppia con la femmina, per cui il potto ha perso le strutture spinose sul pene degli altri loridi sostituendole con delle placche di cheratina. Di solito e’ poligamico, con un maschio che sorveglia il territorio anche di 8-9 femmine. Dopo sei mesi di gestazione nasce un unico cucciolo che pesa 50 g alla nascita e si attacca sotto la pancia della madre per tre settimane, dopo di che viene lasciato su un ramo immobile in attesa che questa torni. Lo svezzamento dura altri 4-5 mesi e ad un anno e mezzo sara’ sessualmente maturo. In cattivita’ la massima longevita’ riportata e’ di 26 anni.

Come tutte le Strepsirrine, il cervello del potto non compete certo con quello dei suoi cugini antropoidi ma sembra tuttavia sia piu’ curioso dei galago e dei loris, anche se meno di un lemure, e in cattivita’ mostra un comportamento altruistico.

A coloro i quali vedere una creatura pelosa disgustosamente carina fa venire voglia di prendersene uno in casa, ricordo che il potto e’ protetto in Appendice II del CITES. Cio’ nauralmente perche’ il cugino ricco (e stupido) gli sta rapidamente distruggendo l’habitat, tagliando le foreste per piantare alberi da reddito.

Published by tupaia on dicembre 7th, 2008 tagged mammiferi, notturni, primati


23 Responses to “Racconto del parente povero: il potto (Peridicticus potto)”

  1. falecius Says:

    Ehmmm…. strutture spinose sul pene ??????

  2. tupaia Says:

    si, e’ un vecchio espediente usato da molti mammiferi per prolungare la copula (la femmina si fa male se sfugge nel momento sbagliato), gatti inclusi

  3. NetWorm Says:

    …e gli stegosauri, lo sapevo che non era la coda quella :D

  4. falecius Says:

    Argh…

  5. Dund Says:

    @falecius: se vedi gli emipieni degli squamati e di alcuni squali vomiti.

  6. Dund Says:

    errata corrige: emipeni.

  7. falecius Says:

    Perchè? Cos’hanno?

  8. falecius Says:

    P.S. Dund: sarò a Roma da fine febbraio, stay tuned.

  9. falecius Says:

    Sono capovolte le foto o i potti?

  10. tupaia Says:

    i potti. Le foto le ho fatte allo zoo e la povera bestia poteva solo stare appesa al soffitto della gabbia.

  11. ferrigno Says:

    L’incipit mi ricorda tanto “Il più grande uomo scimmia del pleistocene” ;)

  12. Dund Says:

    ok, è diversi giorni che tento di inserire un commento di risposta a falecius più un paio di altre cose, ma non riesco. lisa, posso mandarti il testo via mail e magari bypassiamo il tuo superfiltro?
    grazie

  13. tupaia Says:

    dund: Manda pure. Strano pero’!

    Ferrigno: se c’e’ un’analogia questa volta non e’ volontaria

  14. Dund Says:

    falecius: cerca in google immagini con ‘emipene’ o ‘hemipenis’ lo vedi. sono delle cose irte di creste, tubercoli e spine che fanno rabbrividire. credo – spero, per loro – che le femmine degli squamati abbiano le mucose completamente insensibili.
    P.S. allora ti aspettiamo a roma a fine febbraio, fammi un fischio e magari pranziamo insieme vicino alla FSO.

    tupaia: invece sempre a proposito dei genitali dei Lorisidae, c’è questa pagina interessantissima (come tutto il sito):
    http://www.loris-conservation.org/database/captive_care/Sex_Loridae.html
    il post è fantastico e spero tanto che preluda ad altri su galaghi, lori e folletti vari :-D
    ma il tarsio è strepsirrino o aplorrino? :-O

  15. tupaia Says:

    Grazie per la segnalazione, dund, effettivamente la pagina e’ molto interessante (e anche un po’ impressionante)

  16. Palmiro Pangloss Says:

    Spine varie a parte e’ molto carino, enormemente di piu’ della media delle bestiole quivi descritte. Una domanda, la femmina del Potto si chiama Potta? La parola viene di li?

  17. tupaia Says:

    Non so come si chiami la femmina del potto, ma dubito che la parola in questione venga di li: e’ difficilissimo distinguere i maschi dalle femmine anche osservando i genitali, perche’ le “potte” hanno uno pseudoscroto e un clitoride molto sviluppato, per cui i genitali femminili assomigliano moltissimo a quelli maschili (guarda i disegni “porno” sul link di dund)

  18. alekhine Says:

    finalmente un post con foto che sono riuscito a guardare. non che le bestie schifose non mi piacciano :), ma le foto le guardo veloce :P

    alek

  19. Dund Says:

    palmiro: vedi http://www.etimo.it/gifpic/10/7dd037.png

  20. tupaia Says:

    dund: mi piace la definizione poetica “pudenda muliebre”. Sembra latino.

  21. Dund Says:

    sono scansioni di un dizionario del 1907…

  22. Dund Says:

    pardon: vocabolario.

  23. Palmiro Poangloss Says:

    @Dund: Eccheccazzo! Scherzavo!

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