Post 175, in cui si discute di tartarughe rare (Carettochelys insculpta) e centri commerciali

Tra tutti i vertebrati, quelli per cui ho sempre provato un reverenziale rispetto sono i cheloni (le tartarughe), poiche’ mi sembrano l’immagine stessa della resistenza, intesa sia come forza che come abilita’ nel sopravvivere.

Dal punto di vista cladistico, le tartarughe sembrerebbero imparentate piu’ con i Lepidosaura (Sfenodonti, lucertole e serpenti) che con gli Archosaura, antenati di dinosauri, coccodrilli, pterosauri e roba simile, ma non e’ ben chiaro. Secondo altre ipotesi sono un clade a se’ stante che non ha granche’ a che spartire con gli altri rettili. La separazione dei cheloni dagli altri rettili e’ avvenuta tra la fine del Permiano e l’inizio del Triassico, ovvero prima dei primi dinosauri, circa 250 milioni di anni fa o prima, ma il primo fossile risale “solo” a 220 milioni di anni fa e cosa incredibile ha gia’ grosso modo l’aspetto di una tartaruga moderna. Non male, soprattutto considerando che la struttura generale del corpo da allora non si e’ modificata di molto, a differenza ad esempio di quanto accadde per i rettili mammalomorfi, oggi tutti estinti, e di cui noi mammiferi siamo i variegati discendenti.

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Uno dei possibili alberi filogenetici degli Amnioti. Notare la posizione delle tartarughe (Testudines), isolata sia dagli altri rettili che dai mammiferi (tutti e tre i blu nello schema). Da tolweb.org, modificato da Laurin & Reisz (1995)

Se quindi tutte le tartarughe sono filogeneticamente antichissime, ce ne sono alcune che sono ancora piu’ “fossili viventi” delle altre. E’ questo il caso delle tartarughe del continente Oceanico, che come tutti sanno si separo’ presto dal Gondwana, il supercontinente meridionale, trascinando alla deriva nel suo naufragio gli animali che erano su di esso, come il tuatara in Nuova Zelanda o i marsupiali in Australia. Questi, rimanendo isolati, si evolsero un po’ a modo loro, senza subire le pressioni evolutive delle specie che rimasero nel resto delle terre emerse, permettendoci di “ereditare” specie incredibili e diversissime.

E’ questo ad esempio il caso di una tartaruga che vive nei fiumi del sud della Nuova Guinea e del nord dell’Australia, Carettochelys insculpta. La famiglia dei Carettochelydidae era di fatto molto diffusa nel Triassico ma oggi ce ne resta solo la specie citata, unica sopravissuta all’estinzione grazie al suo areale particolare.

Carettochelys insculpta e’ una tartaruga inconfondibile per via del suo grugno di porco, del guscio vellutato ricoperto di pelle e delle pinne da tartaruga marina (anche se vive nelle acque dolci interne).

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Carettochelys insculpta. (C) Lisa Signorile

Queste tartarughe sono formalmente conosciute dalla scienza solo dal 1886 da un reperto incompleto proveniente dal fiume Fly, in Papua-Nuova Guinea (motivo per cui in inglese questi animali si chiamano “Fly River Turtles, oltre che, naturalmente, Pig-nosed Turtles). Il fatto che il reperto fosse incompleto pose non pochi problemi ai tassonomi, per cui dobbiamo aspettare il 1905 prima dell’istituzione della famiglia delle Carettochelidae, cha ha una sola specie in un unico genere. In Australia invece la specie e’ stata descritta solo nel 1970. Esistono tuttavia pitture rupestri degli aborigeni che ritraggono la nostra bestiola, risalenti a circa 7000 anni fa, quindi forse sarebbe bastato chiedere informazioni agli aborigeni in merito alla sua presenza (ma magari avrebbero risposto di nuovo “kangaroo” (non capisco) e cio’ avrebbe causato altri problemi ai tassonomi…)

Nota interessante, nonostante la frammentazione dell’areale tra l’Australia e la Nuova Guinea non esistono sottospecie. Cio’ fa pensare ad una immigrazione recente della tartaruga, buona nuotatrice, dalla Papuasia all’Australia.

Al giorno d’oggi restano solo circa 3000 di queste tartarughe in Australia ed un numero imprecisato, ma decisamente basso e in diminuzione, in Nuova Guinea. Tra i motivi del declino vi sono la caccia indiscriminata compiuta dagli aborigeni (e non solo loro, naturalmente) per le uova e la carne, lo sfruttamento dei fiumi a scopo industriale (miniere, trasporto di tronchi, pesca) che ha un’incidenza su tutto l’ecosistema, l’inquinamento, le mandrie dei bufali d’acqua che calpestano i nidi e distruggono la vegetazione ripariale, il prelievo per il mercato dei collezionisti.

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Queste tartarughe sono onnivore, piu’ tendenti al vegetariano che al carnivoro, e a giudicare dal loro comportamento aggressivo in cattivita’ sono molto territoriali. Sono completamente acquatiche e piuttosto grandi, fino a 70 cm di lunghezza: la versione d’acqua dolce di una Caretta caretta, insomma. A parte cio’, poco altro e’ noto del loro comportamento allo stato selvatico. Non si riproducono in cattivita’, a parte che in tre documentate occasioni in zoo e centri di ricerca, e al momento non si hanno notizie di successi nei centri di riproduzione del sud-est asiatico a scopo commerciale.

Sono considerate specie “vulnerable” dalla IUCN e sono protette dal CITES in Appendice II. Ciononostante, sono molto ambite dai terrariofili come insolita rarita’, malgrado sia difficile tenerle in cattivita’ per la loro mole e il loro carattere poco docile. Trattandosi di una specie protetta, e che non si riproduce in cattivita’, lascio all’immaginazione dei lettori il modo di proicurarsi un esemplare di questa specie.

Ho visto il mio primo esemplare di Carettochelys insculpta un paio di settimane fa, andando al cinema in un centro commerciale, all’O2 Centre a Londra, per la precisione.

La bestiola aveva a disposizione un grande acquario in cui nuotava e sembrava tranquilla, al punto che non si e’ ribellata neanche per le molestie di alcuni pesci dell’acquario (dei red parrot) che la seguivano. Tuttavia mi chiedo: che senso ha tenere un animale cosi’ raro in un centro commerciale, e per giunta senza un cartello o un rigo di commento? Non sarebbe sufficiente tenere pesci d’allevamento? La maggior parte dei clienti del centro commerciale la vede ed esclama: “A turtle!”, e poi se ne va distratta a fare acquisti.

D i questi animali ne restano 3000 in Australia, un numero imprecisato, e sicuramente basso, in Nuova Guinea, e non si riproducono in cattivita’. Perche’ tenerla a girare in tondo in una vasca in un centro commerciale?

Devo pensare che la tartaruga stia cercando di espandere tardivamente il proprio areale fino alla vecchia Inghilterra?tarta_3.jpg

Chissa’ se e’ arrivata fin li’ nuotando attraverso l’Atlantico…

Bibliografia:

Laurin, M. & R. R. Reisz. 1995. A reevaluation of early amniote phylogeny. Zoological Journal of the Linnean Society 113: 165-223

Published by tupaia on gennaio 14th, 2008 tagged Cheloni, evoluzione, rettili, Tartarughe


10 Responses to “Post 175, in cui si discute di tartarughe rare (Carettochelys insculpta) e centri commerciali”

  1. Sphaerichthys Says:

    Ho letto, capito e rabbrividito.
    Cmq leggendo questo post e quello sui licaoni mi sono venute in mente un paio di domande sulla biologia della conservazione di questi vertebrati.
    Rispolvero il Pullin e se non trovo risposte ti rompo le scatole qui.

    Fabio

    P.S.
    Nelle foto non ci sono ciclidi africani e grossi caracidi neotropicali. I parrot sono in ottima compagnia :-(

  2. Sphaerichthys Says:

    Nel poscritto il “non” è un refuso.
    :-)

  3. tupaia Says:

    Ho la foto dei red parrot che inseguono la tartaruga sul computer di londra, poi magari appena la recupero te la invio in pvt.
    Se e’ per questo ci sono anche pesci australiani la dentro. Il tutto in acqua dura di rubinetto (c’e’ un cartello che spiega, orgoglioso, che e’ stata usata acqua di rubinetto, che a londra e’ durissima e alcalina). Chissa’ che contenti i caracidi sudamericani…

  4. Harmachis Says:

    Nell’albero i poveri euriapsidi sono stati omessi perchè senza eredi?

  5. Harmachis Says:

    Ah ok sono andato a controllare…scusa la mia ignoranza.

  6. Tom Tomburo Says:

    Perdonate, off-topic.
    Ho notato un dettaglio interessante solo rileggendo il post dopo mesi e mesi: “…i rettili mammalomorfi, oggi tutti estinti tranne uno, di cui noi mammiferi siamo i variegati discendenti.”
    Ho letto dei terapsidi e dei cosiddetti rettili-simili-a-mammiferi (sono questi i mammalomorfi?) del triassico… ma li credevo tutti estinti nel mesozoico. Chi è arrivato fin qui? Sono curiosissimo,
    Grazie

  7. tupaia Says:

    Oddio… non mi ricordo! sospetto che intendessi parlare non di singola specie ma del clade arrivato sino a noi sotto forma di… mammiferi. Se intendevo questo hai ragione, la frase e’ infelice. Mi riguardo le fonti e nel caso sistemo la frase

  8. Tom Tomburo Says:

    Mi rendo conto che è passato più di un anno dalla stesura dell’articolo; ti comprendo, considerato che io non ricordo che cosa ho mangiato a pranzo ieri. La mia ignoranza mi porta a fare confusione, ma un’occhiata a wikipedia mi è stata sufficiente a comprendere il senso della tua affermazione.
    Grazie

  9. Tom Tomburo Says:

    un’occhiata a wikipedia successiva alla lettura della tua risposta, ovvio :)

  10. tupaia Says:

    mi consola che a distanza di un anno ancora riesco a decifrare quello che intendevo dire.
    Ti riferisci per caso a questa pagina di wiki?
    http://en.wikipedia.org/wiki/Synapsid
    comunque ora aggiusto per evitare altri fraintendimenti, grazie per la segnalazione.

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