Pipistrelli a luci rosse e cinesi guardoni: Cynopterus sphynx

Uno studio interessante apparso di recente ci rende edotti sulle abitudini sessuali di un pipistrello che mangia frutta che vive nel sudest asiatico, dal Pakistan alla Cina, il Cynopterus sphinx.

Tan M, Jones G, Zhu G, Ye J, Hong T, et al. ci spiegano che questo pipistrello e’ l’uncico animale finora riscontrato  al di fuori delle scimmie superiori (Homo e Pan) a praticare quella che credevamo un comportamento eslusivamente umano sino a non molto tempo fa: la fellatio.

Da esperti e meticolosi voyeurs il team cinese ci spiega che:

“We observed that females were not passive during copulation but performed oral sex, licking their mate’s penis during copulation. This paper will provide information on the copulatory behavior and the duration of copulations of C. sphinx.”

c-sphinx.JPG

“Ain’t done nuffing, guv!” C. Sphynx che ha l’aria di essere appena stato beccato ad essersi aperto l’impermeabile ai giardinetti pubblici. Foto: bio.bris.ac.uk

Il maschio di questa specie di solito e’ poliginico e forma un harem. A tal fine si costruisce una tenda intrecciando foglie di palma masticate o, se queste mancano, rametti di piante pendule tipo Vernonia scandens, abitudine comune ad alcuni altri pipistrelli, come ad esempio  diversi Fillostomidi. L’operazione di costruire la tenda e’ lunga e laboriosa e porta via diversi giorni al maschio. Quando il “nido d’amore” e’ stato completato, il maschio invita le femmine di passaggio sotto la tenda, immagino invitandole a vedere la sua collezione di francobolli. Sino a 19 esemplari sono stati rinvenuti sotto un’unica tenda. Siccome pero’ le pipistrelle sono tutto tranne che mogli fedeli e virtuose, se il padrone di casa non e’ di loro gradimento si accoppiano con lo sconosciuto alto e bruno di passaggio (ce n’e’ anche una decina di maschi gregari in attesa dell’occasione buona, sotto una tenda) e, come spesso accade, il padrone dell’harem non e’ il padre di tutti i cuccioli, pur essendo il maschio dominante della zona.

Lo studio cinese riguarda pipistrelli in cattivita’ isolati in coppie e con solo alcune foglie di palma a disposizione, che venivano cambiate regolarmente impedendo quindi al maschi di farsi una tenda come si deve. Gli atteggiamenti aggressivi del maschio nei confronti della femmina, quindi, che assomigliano piuttosto a degli stupri, potrebbero essere devianze comportamentali dovute alle condizioni di cattivita’.

Comunque sia, Tan e gli altri, pulendosi le lenti appannate degli occhiali , ci dicono che:

“During copulation, the pair appeared to move forwards and backwards uninterruptedly and rhythmically”

e sino a qui, niente di nuovo data la struttura del pene dei pipistrelli (gli ungulati ad esempio non hanno bisogno di muoversi su e giu’, vedi qui per ulteriori dettagli sull’argomento). L’accoppiamento avviene faccia contro schiena, e anche questa non e’ una novita’, e’ quello che accade in tutti i quadrupedi per ragioni anatomiche.

La scoperta del team cinese e’ che durante la copula la maggior parte delle femmine osservate  si piega per leccare la base e il corpo del pene del maschio, la cui estremita’ e’ gia’ nella vagina femminile. Sospetto che questo sia il sogno proibito di molti umani maschi, dato il giro del mondo che ha fatto questa notizia, a mio motivo non piu’ rilevante di molte altre che invece passano sotto silenzio.

Se volete i dettagli, i cinesi hanno cronometrato tutte le prestazioni:

“The average duration of penis licking was 19.14 +/- 3.45 s, representing about 8.7% of the average duration of copulation (220.29 +/- 26.19 s (N=14))”

Praticamente 20 secondi di fellatio addizionale su quattro minuti di scopata.

“When copulation was completed, the male licked his penis for several seconds. This self-licking occurred after all of 20 copulations, but was absent after three instances in which intromission failed to occur. Subsequently, the male often groomed himself or licked the inner surface of the tent, yet seldom flew away. Also, the female groomed herself and typically stayed close to her mate.”

Dopo insomma ci si lava e si fuma una sigaretta. Anche qui, niente di strano.

Il succo del discorso pero’ e’il seguente:

“The longer the female licked the penis of her mate, the longer they copulated for. Furthermore, we found that whether a female licked her mate’s penis during copulation had a significant influence on the duration of copulation. The pairs spent more time copulating if the female licked her mate’s penis than on occasions when females did not show licking behavior. This result suggests that the licking behaviour may play an important role in copulation by prolonging intromission[…] Each second of
licking results in approximately 6 extra seconds of copulation”

Insomma, piu’ dura la fellatio, piu’ dura la copula. Accoppiamenti con fellatio durano di piu’ di accoppiamenti senza. Tutto cio’ e’ molto tantrico e avrebbe dovuto essere scolpito sul Khajuraho o illustrato sulle miniature del Kamasutra.

Il problema pero’ e’ spiegare il significato etologico di questo comportamento. Lo studio cinese fornisce quattro ipotesi:

  1. il leccamento serve a lubrificare il pene e aumenta l’eccitazione del maschio, aumentando cosi’ la durata della copula e garantendo il passaggio degli spermatozoi verso l’ovidotto, o magari la produzione di ormoni femminili per aumentare le chances di procreazione. Non e’ chiaro secondo me perche’ la femmina dovrebbe prendersi la pena di fare un simile favore al maschio: se non e’ capace di fare tutto cio’ da solo non e’ un buon maschio.
  2. L’aumento della durata della copula permette di controllare piu’ a lungo il susseguente comportamento del partner, dato che dopo l’accoppiamento la coppia si separa.  Di nuovo, questo e’ piu’ un problema del maschio che della femmina, non spiega perche’ la femmina debba darsi da fare per stare piu’ a lungo col maschio che tanto dopo un po’ se ne va per i fatti suoi con gli amici.
  3. La saliva agisce da disinfettante contro le malattie sessualmente trasmesse. In quel caso pero’ i germi sono nello sperma, e non sul pene: che senso ha sterilizzarne la base?
  4. il leccamento puo’ facilitare l’individuazione di particolari recettori chimici del sistema MHC associati alla scelta del partne. Mi sembra un po’ tardi, francamente…

Personalmente, io avrei un’altra spiegazione che mi sembra piu’ probabile, associata con la bologia di questi animali. Le femmine di C. sphynx hanno un utero biforcuto che funziona a momenti alterni: al primo accoppiamento, che avviene tra ottobre e febbraio, ovula l’ovario di destra e la gravidanza avviene nel corno destro dell’utero, senza coinvolgimento della parte sinistra. Dopo la gravidanza parte del corpo luteo rimane e blocca l’ovulazione a destra. Subito dopo il parto le femmine si accoppiano di nuovo, e questa volta ovula l’ovario di sinistra e la gravidanza avviene nel corrispondente corno sinistro dell’utero. In questo modo la femmina, controllando per via ormonale ovari e corni dell’utero, fa si che la parte che e’ stata soggetto a stress si riposi.

Non saprei se c’e’ lateralizzazione, non credo sia stato studiato, per vedere se le gravidanze a destra o a sinistra sono equivalenti dal punto di vista della sopravvivenza del cucciolo o dell’embrione (viene partorito un baby-pipistrello alla volta). Sicuramente pero’ con una gravidanza ogni quattro mesi queste devono essere soggette alla stagionalita’ monsonica, e suppongo questo influenzi la sopravvivenza degli embrioni o dei cuccioli. La prima gravidanza e’ dal lato destro nel 72% dei casi, cifra che mi ricorda molto da vicino il numero di umani che usano la mano destra: non sarei stupita se lateralizzazione ci fosse anche nei pipistrelli

Io suggerisco che il leccamento, laddove non sia un comportamento deviante dovuto alla cattivita’, sia il modo che ha la femmina per prolungare la copula del maschio e far si che, in una specie parzialmente promiscua, con competizione spermatica e accoppiamenti forzati, sia proprio il maschio scelto dalla femmina il padre dei cuccioli, quello giusto in quel particolare momento: la copula piu’ lunga darebbe tempo agli spermatozoi “giusti” di fecondare l’ovulo prima che allo straniero di passaggio venga in mente di tentare un accoppiamento forzato. Bisognerebbe vedere se, in caso di accoppiamenti multipli, a tutti i maschi viene praticata fellatio o solo a uno. Dall’articolo si evince pero’ che dove l’accoppiamento e’ forzato non ci sono leccamenti e questa mi sembra una parziale conferma di quanto affermo.

In tutta onesta’, tuttavia, dato che questo pipistrello in Cina e’ considerato quasi “vulnerable”, al momento io cercherei piu’ di concentrarmi su come non farlo estinguere che sulle sue abitudini sessuali. Sicuramente pero’ questo e’ stato un buon sistema per farlo conoscere al mondo, chissa’ che non ne derivino anche stanziamenti per assicurargli una strada contro l’estinzione.

Per gli zooguardoni:  un video della copula dei pipistrelli lo si puo’ osservare qui: doi:10.1371/journal.pone.0007595.s001

Referenze:

Tan M, Jones G, Zhu G, Ye J, Hong T, et al. (2009) Fellatio by Fruit Bats Prolongs Copulation Time. PLoS ONE 4(10): e7595. doi:10.1371/
journal.pone.0007595

Balashing J., Suthakar Isaak, S., Subbaraj, R. (1993) Tent-roosting by the frugivorous bat Cynopterus sphynx (Vahl, 1797) in Southern India. Proceedings of the Indian Academy of Science, Section A, 16 (5)

http://animaldiversity.ummz.umich.edu/site/accounts/information/Cynopterus_sphinx.html

Published by tupaia on novembre 8th, 2009 tagged comportamento, mammiferi, notturni, ricerca


11 Responses to “Pipistrelli a luci rosse e cinesi guardoni: Cynopterus sphynx”

  1. Landolfi Says:

    Come dice Dawkins, non dobbiamo pensare che gli altri animali siano lì per insegnare a noi come si vive… Però ogni tanto si potrebbe anche prendere spunto!

    Complimenti, come al solito un post bellissimo.

  2. Yossarian Says:

    Sto post e’ bellissimo: io impazzisco per i pipistrelli.

    Sono molto belli ( lo so che molti su questo non saranno d’accordo con me) e molto utili.

    La foto e’ spettacolare, lo ripeto spettacolare: un vero vampiretto.

    Senti, io adoro le ali dei pipistrelli; fra l’altro, fosse solo per il fatto che sono entrate nell’iconografia classica di tutto cio’ che e’ “cattivo” per definizione”.

    Ma di cosa sono fatte? E’ una membrana vascolarizzata o cosa?

    Funziona tanto bene quanto le ali degli uccelli o ha delle limitazioni?

  3. dund Says:

    Yossarian: in breve, il patagio lo hanno anche colughi, cinocefali e scoiattoli volanti, ma ci planano e basta. il patagio più specializzato, e il vero volo tra i mammiferi, lo hanno i chirotteri. il volo è tutt’altro che limitato rispetto agli uccelli, avendo ali più sottili e manovrabili, recettori specializzati e la capacità di fare hovering (rimanere sospesi in volo).

    ti lascio un po’ di risorse qui.

    da http://www.ars2000.it/pipistr.htm

    Il Patagio è una membrana molto elastica e percorsa da fasci muscolari assai sottili, terminazioni nervose e vasi sanguigni: questi ultimi presentano una pulsazione indipendente, con cui viene assicurata l’uniforme irrorazione sanguigna anche nelle zone più marginali.
    L’omero e l’avambraccio, ma soprattutto le ossa metacarpali e le falangi, si sono fortemente sviluppate in lunghezza, così da formare una struttura di sostegno per il patagio, assai elastico. Questo viene distinto in varie zone: viene chiamato propatagio quella parte che si estende dal collo al pollice, dattilopatagio quella compresa tra il 2° e il 5° dito, endopatagio quella che va dal 5° dito al tarso, e infine l’uropatagio che si estende tra gli arti inferiori, includendo in tutto o in parte anche la coda.
    Il pollice, piuttosto corto, resta libero dal patagio ed è munito di un artiglio acuminato e fortemente ricurvo, simile a quello delle dita posteriori. Le altre dita sono invece prive di artigli. L’articolazione scapolare è un “giunto sferico” dalla struttura assai complessa, che consente all’ala di compiere i necessari movimenti di rotazione, e le articolazioni del gomito, della mano e delle dita, hanno una struttura a cerniera e servono a mantenere tesa la superficie dell’ala.

    http://www.ucmp.berkeley.edu/vertebrates/flight/bats.html

    http://www.nurseminerva.co.uk/adapt/bat.htm

  4. tupaia Says:

    Yossarian: sull’anatomia ti ha gia’ risposto magistralmente Dund. Per quanto riguarda le differenze funzionali,cioe’ chi vola meglio se gli uccelli o i pipistrelli, e’ una domanda complessa. Innanzi tutto perche’ potrei chiederti: chi vola meglio, una rondine o una gallina? Se pero’ ci sono uccelli inadatti al volo, e’ vero che non ci sono pipistrelli incapaci di volare. D’altro canto un buon uccello volatore e’ capace di andare dal polo nord al polo sud due volte l’anno senza grossi problemi, mentre le migrazioni dei pipistrelli sono piu’ modeste.
    Complessivamente, sia negli uccelli che nei pipistrelli la forma e la grandezza dell’ala dipendono dall’habitat: animali che vivono in foresta hanno le ali piu’ larghe e piu’ corte di animali che vivono in spazi aperti per questioni di portanza e di manovrabilita’ tra i rami, quindi dal punto di vista ingegneristico l’evoluzione adotta le stesse strategie per entrambi i cladi.
    Tuttavia gli uccelli hanno un adattamento che ai pipistrelli e’ ancora sconosciuto: la possibilita’ del volo planato. Il volo planato fa si che gli uccelli possano sia migrare per lunghe distanze senza sforzo, sia andare -e rimanerci per giorni- a quote dove nessun pipistrello ha mai neppure osato sognare di andare (tipo 10.000 m), sia raggiungere velocita’ record in picchiata (mi sembra sia il pellegrino il recordbird di velocita’).
    Overall, quindi, dissento dall’opinione di Dund. A me sembra che sulla media le prestazioni siano analoghe, per evoluzione convergente, ma gli “estremi”, gli “outliers” appartengono tutti agli uccelli, a cui aggiudicherei il primato. A discolpa dei pipistrelli, bisogna pero’ dire che sono un clade relativamente nuovo rispetto ai dinosaurotti volanti e pennuti, quindi hanno avuto molto meno tempo per evolvere strategie adattative.

  5. Yossarian Says:

    Grazie di cuore Dund e Tupaia. Ho apprezzato molto entrambe le risposte e ora nelle tenebre della mia ignoranza talpina intravedo un tenue bagliore.

    Gracias ancora.

    :-)

  6. dund Says:

    yossarian: per quanto mi riguarda, di niente. era solo una risposta veloce e compilatoria in attesa di un intervento approfondito della tenutaria. sono stato impreciso nel dire “il volo è tutt’altro che limitato rispetto agli uccelli”. diciamo che appunto i chirotteri, per quello a cui gli serve il volo, se la cavano splendidamente. poi appunto, volano da poco. se ‘decidessero’ di usare le ali per planare su distanze enormi, salire in quota etc, ne avrebbero di strada da fare (e troverebbero solo nicchie già occupate da uccelli, da milioni di anni). first come, first serve.

  7. danilo Says:

    Quelle che seguono sono solo ipotesi mie, una just-so-story.
    Allora, i meccanismi evolutivi del volo sono completamente diversi, fra mammiferi e uccelli.
    Gli uccelli partono da dinosauri bipedi corridori diurni. Gli arti anteriori sono poco utilizzati, e si prestano ad avere una copertura di piume, in modo da poter termoregolare facilmente (come fanno adesso, ad esempio, gli struzzi), allargando le protoali o tenendole accostate al corpo. Nella corsa veloce, le ali allargate producono una certa portanza, cioè rendono l’animale più leggero e quindi, a parità di muscoli, più veloce. Questo è un vantaggio, che può essere incrementato alleggerendo anche le ossa. Inoltre la coda, che fa da timone, può essere utilizzata per virate rapide. Abbiamo adesso un preadattamento al volo. Spiccare balzi in corsa e planare un po’ mi pare una conseguenza quasi inevitabile, e sbattere un po’ le braccia per prolungare la planata anche. Ecco gli uccelli, con le piume e le penne, con i primordi delle ali, dei muscoli pettorali idonei a farle funzionare, con l’articolazione scapolare che serve, con le ossa cave, con il timone di coda. Tutto il resto è perfezionamento.
    I pipistrelli vengono da insettivori (e/o frugivori?) notturni arboricoli. Si sa che a stare in alto ogni tanto si cade. Niente di sorprendente, quindi, che molti cladi di mammiferi arboricoli abbiano sviluppato dei paracadute. E a un paracadute non serve il timone, perciò niente coda. Perfezionando il paracadute in questione, i protopippi si trovavano a planare anche abbastanza a lungo. Ma, in un bosco, di notte, questa può non essere un’ottima idea. Voglio dire, si va a sbattere con una certa facilità. Una ecolocalizzazione, anche primitiva (analoga a quella di un essere umano cieco) può bastare per evitare un albero. Ecco i pipistrelli, notturni, con tanto di patagio, di ecolocalizzatore, senza timoniera posteriore, con l’articolazione scapolare preadattata per arrampicarsi su e giù. Tutto il resto è perfezionamento.

    Entrambi i cladi volano, ma le somiglianze finiscono lì. Sono voli diversi, sviluppati da preadattamenti diversi, funzionali ad esigenze diverse. Comunque, tanto per segnare un punto a favore dei pippi, nella mia spensierata gioventù cacciavo con la fionda ogni cosa si muovesse (e anche alcune ferme). Ho colpito due volte una rondine in volo, ma _mai_ un pipistrello. I pipistrelli evitavano il sasso e poi lo rincorrevano, scambiandolo per un insetto. Certo, non volano altrettanto in alto o altrettanto lontano, ma come riflessi e capacità di manovra non sono poi così male.

  8. tupaia Says:

    Danilo: sono assolutamente daccordo con quello che scrivi. due commenti pero’, tanto per fare l’avvocato del diavolo:
    1) i velociraptor sono certo come dici tu, ma i primi fossili di dinosauri alati sono piccoli e unghiuti, il che fa pensare ad una bestia che si arrampica. Da cosa dici che invece i protouccelli fossero corridori? Ok, alcuni corridori tipo l’utharaptor, erano pennuti, ma pennuto non e’ sinonimo di alato.
    2)i toporagni emettono ultrasuoni per comunicare. Non mi stupirei se il sonar dei pipistrelli fosse un preadattamento alla vita notturna che poi e’ andato perso secondariamente nelle volpi volanti. In fondo anche i delfini e il guacharo hanno il sonar.
    I pippi evitano i sassi grazie al sonar, che gli uccelli (in genere) non hanno

  9. danilo Says:

    Beh, ho premesso che si trattava di una just-so-story…
    Comunque
    1) Mi serve che siano bipedi corridori per liberare gli arti anteriori, in modo che possano essere cooptati per altro uso, e anche per giustificare la portanza in corsa. Inoltre il baricentro spostato in avanti e gli adattamenti muscolari e scheletrici mi fanno pensare ad una corsa che si trasforma in volo battuto, con il volo planato come evento successivo. E poi, è vero che i primi dinosauri alati erano piccoli, ma piccoli per essere dinosauri, non in assoluto. Mi sembrano (arbitrariamente) meno convincenti dei primi mammiferi, come insettivori arboricoli.
    2) Possibile, certo. Ma che in origine fossero suoni o ultrasuoni non cambia molto.

    Le rondini non hanno il sonar, ma hanno gli occhi e volano di giorno. Se loro prendono insetti proprio come i pipistrelli, direi che i due sistemi sono funzionalmente uguali. No, io credo si tratti di riflessi e manovrabilità (dovuta anche al volo più lento).

  10. tupaia Says:

    Danilo: l’archeopterix era grosso piu’ o meno come un colombaccio. Certo, si piu’ essere piccoli e corridori come le pavoncelle, non discuto. Ti ho gia’ detto che l’idea mi sembra buona, anche se.

  11. walter Says:

    Questa ricerca ha ottenuto i più grandi onori scientifici, ricevendo nientepopodimeno che il premio IgNobel per la biologia 2010!

    http://improbable.com/ig/ig-pastwinners.html#ig2010

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