Olio extravergine di uccello: il guacharo (Steatornis caripensis)

humboldt.jpg18 settembre 1799. L’esploratore tedesco barone Alexander von Humboldt (nella foto, tratta da wikimedia) , insieme al suo compagno di viaggio il botanico Aimé Bonpland, visita la foresta del Venezuela, scortato da guide della tribu’ dei Chaima. Al tramonto giungono, non casualmente, all’imboccatura di una grande caverna e vi si fermano per la notte. Humboldt aveva sentito alla missione francescana dei racconti relativi a quella grotta e voleva verificarli, e il momento migliore era, appunto, la notte.

La grotta, oggi chiamata Cueva del Guacharo, aveva un profondo significato mistico per i Chaima: era considerata l’imboccatura del regno dei morti, poiche’ le anime dei trapassati soggiornavano nelle profondita’ dei cunicoli, e alla sua imboccatura gli sciamani e gli avvelenatori praticavano dei rituali per scongiurare Ivoriokiamo, il capo degli spiriti maligni. Per questo motivo, gli indios non si addentravano mai in profondita’ nella grotta, che oggi sappiamo essere lunga oltre dieci chilometri, e lo stesso Humboldt pote’ visitarne solo la porzione anteriore: addentrarsi verso le anime dei morti, per i Chaima, sarebbe stato un viaggio senza ritorno.

All’imbrunire il gruppo comincia a sentire dei suoni acuti, striduli e lamentosi e degli schiocchi, e il rumore si fa via via piu’ assordante. Ad un certo punto nella penombra si intravede un movimento, un frullo d’ala, e subitaneamente migliaia di sagome nere s’involano nella grotta, dirette verso il cielo scuro che sovrasta la foresta silenziosa.

Si trattava di guacharo (che in spagnolo significa “colui che geme”), grandi uccelli della famiglia dei Caprimulgiformi, (morfologicamente una via di mezzo tra rapaci notturni e rondoni), e osservarli era lo scopo del soggiorno di Humboldt nella grotta. Se la grotta era il Tartaro, gli uccelli erano i suoi guardiani.

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Coppia di guacharo nella grotta di Dunston a Trinidad. Foto da: www.wbtrs.org

I Chaima oggi non esistono piu’, spazzati via anche loro da armi, acciaio, malattie e cultura cattolica come molte altre tribu’ di Indios sudamericani. Quasi tutto quello che sappaimo di loro lo dobbiamo all’enciclopedico resoconto di viaggio del naturalista tedesco. Una particolarita’ curiosa e’ che, nonostante i Guacharo fossero cosi’ “sacri”, la cosa non impediva agli indios di ucciderli per ricavarne olio.

Come olio -direte voi-? In effetti il nome inglese dei guacharo e’ oilbird e sebbene oggi siano protetti, fino a poche decadi fa erano funzionali a questo scopo.

La prima volta che ho sentito parlare degli oilbirds, nella mia testa e’ partito il cartone animato di una immensa macina trainata da due capibara che girano in tondo e da cui provengono delle strida e un frullare di penne. Dal fondo, escono olio e piumette. Ho una fantasia malata, lo so.

In realta’ si tratta di questo. I guacharo sono i soli membri della loro famiglia non insettivori. Si nutrono dei semi di alcune decine di piante tutti piuttosto ricchi di acidi grassi, come palma da olio, allori tropicali e caffe’. Avendo piedi piccoli e poco funzionali, come i rondoni, i guacharo costruiscono su affioramenti delle pareti verticali delle grotte dei nidi fatti di guano, piu’ o meno come fanno i colombi di citta’, e vi depongono 2-4 uova tondeggianti. I pulcini che nascono vengono nutriti dai due genitori con i semi ricchi di grassi di cui sopra, e diventano in breve tempo enormemente grassi, fino a pesare il doppio dei genitori. Steatornis caripensis e’ il nome che fu dato a questi grandi uccelli (fino a 90 cm di apertura alare) da Humboldt e significa “uccello grasso di Caripe”.

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L’ingresso della Cueva del Guacharo in Venezuela. Foto da: www.rutahsa.com

Gli indios una volta l’anno, in agosto, usavano penetrare nella grotta con delle lunghe pertiche e tirare giu’ i nidi con tutti i nidicoli, ancora inetti al volo, e ucciderli una volta a terra. Dai pulcini veniva preso il grasso tra le cosce e tradizionalmente veniva messo in paioli di terracotta sul fuoco. Al calore, si otteneva un olio incolore e insapore che veniva usato sia per accendere le lanterne che per cucinare.

La pressione degli indios sulla popolazione di guacharo fortunatamente non era critica, anche perche’ gli uccelli si riproducono da marzo a settembre, ed oggi nella sola Cueva del Guacharo in Venezuela si contano circa 15.000 uccelli. L’areale di distribuzione comprende anche Guyana, Trinidad, Colombia, Equador, Peru’, Bolivia e parte del Brasile, in tutte quelle foreste dove ci siano grotte. Cio’ che oggi preoccupa di piu’, in realta’, sono i bracconieri.

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Ma come fanno questi grandi uccelli a volare tra le strettoie delle grotte al buio completo senza schiantarsi? e come mai sono cosi’ chiassosi?

I guacharo hanno effettivamente due sistemi per orientarsi al buio, entrambi eccellenti e raffinatissimi.

Il primo e’ una vista eccezionale. La loro retina e’ unica tra i vertebrati terrestri, essendo costituita prevalentemente da bastoncelli molto piccoli fittamente allineati l’uno all’altro, costituendo la piu’ alta densita’ di fotorecettori mai registrata in un vertebrato (un milione per mm quadrato). L’apertura della pupilla e’ anche eccezionalmente grande in proporzione agli occhi che non sono enormi (9 mm su una lunghezza assiale dell’occhio di 16), consentendo la massima capacita’ di raccogliere la luce tra gli uccelli. Ciononostante, se la sensibilita’ visiva (la capacita’ di cogliere la luce) e’ la massima registrata, Martin et al. (2004) suggeriscono che invece la risoluzione (la capacita’ di vedere due punti vicini come distinti) dev’essere scarsa, essendo connessa alla quantita’ di fibre nervose del nervo ottico (molti bastoncelli sono raggruppati insieme intorno alla stessa fibra del nervo ottico e costituiscono un’unica unita’ visiva). Il numero di coni, che sono quelli che aumentano la risoluzione, e’ invece molto scarso, per cui questi animali vedono probabilmente in bianco e nero (ma tanto sono notturni e di giorno se ne restano nelle grotte) uscendo solo, come abbiamo visto, all’imbrunire).

Per ovviare al problema della scarsa risoluzione, i guacharo hanno dovuto evolvere un sistema alternativo: sono capaci infatti, quasi unici tra gli uccelli, di ecolocare come i pipistrelli! Gli schiocchi che si percepiscono nelle grotte abitate dai guacharo sono dovuti ai “click” emessi usando una siringe bronchiale asimmetrica (la gola, quindi, e non il becco come erroneamente si ritiene) per poterne percepire gli echi di ritorno e poter manovrare con agilita’ nelle strettoie al buio completo. Anche le strida agonistiche vengono usate allo stesso scopo. Il range di frequenza dei rumori emessi varia tra 1 e 15 kilohertz (ovvero nella nostra soglia di udibilita’, non sono ultrasuoni) e il minimo ostacolo evitato e’ un disco di 20 cm di diametro. Non male, ma il sistema non e’ raffinato come quello dei pipistrelli, e del resto i guacharo non devono acchiappare zanzare.  Ma chissa’ che l’evoluzione non ci riservi sorprese…

In aggiunta, per poter trovare i semi di cui si nutrono, tutti piuttosto aromatici, i guacharo hanno anche un senso dell’odorato molto ben sviluppato e specializzato.

Nota di folklore: Alfred Hitchcock mando’ una troupe del suono nella Cueva del Guacharo a registrare i suoni tenebrosi emessi dagli oilbirds per il suo film “Gli uccelli”.

Fonti:

Martin, Graham; Rojas, Luz; Ramírez, Yleana; McNeil, Raymond (2004). The eyes of oilbirds (Steatornis capensis): pushing at the limits of sensitivity. Naturwissenschaften, Volume 91, Number 1, January 2004 , pp. 26-29(4)

www.venezuelanodyssey.blogspot.com

Published by tupaia on marzo 19th, 2008 tagged notturni, Uccelli


18 Responses to “Olio extravergine di uccello: il guacharo (Steatornis caripensis)”

  1. Mr. Tupaia Says:

    Approfitto della mia proverbiale pignoleria per testare anche la capacità di Internet Exploder di lasciare commenti.

    “Il range di energia dei rumori emessi varia tra 1 e 15 kilohertz”

    I kilohertz sono un’unità di misura della frequenza, non dell’energia (l’energia é funzione della frequenza, ma nelle onde elettromagnetiche)

  2. Marco Ferrari Says:

    Molto bello, davvero. Grande la discussione sulla vista. Aggiungo solo che in Venezuela le grotte si chiamano “Cuevas de las lechuzas”, se ricordo bene, e in Ecuador “Cuevas de los tayos”. Aggiungo anche, sempre se ricordo, che la grotta in riproduzione è piena di ammoniaca, e che i piccoli hanno un metabolismo che sopporta bene l’ammoniaca stessa. Come prevedi, mi piacerebbe sapere di più sulla tassonomia…

  3. tupaia Says:

    Marco: tutto quello che so della loro tassonomia e’ che sono caprimulgiformi separatisi molto presto dal ramo primcipale, per cui prove fossili indicano che la famiglia degli Steatornidae esisteva gia’ isolata ai neotropici 50 milioni di anni fa. Sono l’unica specie della loro famiglia.
    Ah, si, quelli venezuelani sono passati da un collo di bottiglia (prove da mtDNA). Sfortunatamente non so altro. Interessante la faccenda dell’ammoniaca. Evidentemente e’ per quello che non se ne mangiano le carni. So pero’ che hanno delle penne particolari, ma non so in cosa consista la particolarita’.

  4. cek Says:

    >>>I Chaima oggi non esistono piu’, spazzati via anche loro da armi, acciaio, malattie e cultura cattolica

  5. cek Says:

    Il mio commento è stato tagliato.

    Comunque, riferendomi alla frase del post copincollata nel commento 4, desideravo informare che anche la teoria darwinista fu utilizzata per giustificare massacri di popoli indigeni.

    Particolarmente dai protestanti inglesi in Australia e Sudafrica, ma anche (per restare in sudamerica)in Patagonia e Terra del Fuoco, dove le compagnie britanniche possedevano gran parte delle terre mantenendo piccoli eserciti di tagliagole (quasi sempre guidati ed in parte composti da inglesi) pagati un tanto a scalpo, cosa che causò l’estinzione dei popoli della Terra del Fuoco e uno spaventoso calo numerico dei patagoni.

    Situazioni molto simili a quelle verificatesi negli USA (in gran parte protestanti) e in Germania (anch’essa prevalentemente luterana) che con la teoria darwinista giustificò i massacri degl’indigeni in Namibia e pure il suo imearialismo militarista nei confronti dei popoli europei.

    Saluti

  6. tupaia Says:

    Cek. niente e’ stato tagliato da questo blog, evidentemente hai premuto su “submit” per sbaglio.

    Il mio riferimento alla cultura cattolica non era tanto da intendersi come danno fisico alle popolazioni locali, quanto come danno culturale perche’ le missioni cattoliche hanno dato un energico contributo a spazzare via le usanze, i riti e le lingue degli indios, assimilandoli alla cultura spagnola. Che poi i missionari fossero anche piu’ sanguinari dei soldati in alcuni casi e’ facilmente verificabile dai documenti dell’epoca.

    Al contrario, mi pare che nessun evoluzionista sia andato in giro per il mondo a fare “sterminiamoli tutti, l’evoluzione riconoscera’ i suoi”, primo perche’ un buon darwinista sa che solo il piu’ adatto sopravvive, comunque, e secondo perche’ alla peggio a bordo delle navi c’era un botanico che stava li e guardava.
    La compagnia delle indie era un impresa commerciale che nulla aveva a che fare con il darwinismo. non confindiamo la cacca con la nutella, per favore.
    La teoria darwinista non giustifica nessun massacro, per il semplice motivo che una teoria scientifica interpreta dei fatti, non fornisce programmi politici umani.
    Quello che tu confondi e’ quella cosa che mi pare si chiami “darwinismo sociale” che e’ un aborto che niente ha a che fare con la teoria dell’evoluzione, e che comunque non c’entra nulla col massacro dei tasmaniani e dei namibiani

  7. falecius Says:

    Tupaia: come mostra in particolare Lindqvist, il discorso evoluzionista ha prodotto, oltre al darwinismo sociale, un “darwinismo coloniale” (espressione impropria) che giustificava gli stermini dei nativi distorcendo alcuni concetti evoluzionisti (non solo darwiniani).
    Questo non ha molto a che vedere con la teoria dell’evoluzione in sé, quanto con quella pseudoscienza che era l’antropologia razziale.

  8. Marco Ferrari Says:

    Per cek. Da quando in qua la bontà di una teoria scientifica si giudica dalle conseguenze sociali e politiche? La relatività ha prodotto, fra le altre cose, anche la bomba atomica. Vogliamo dire che Einstein aveva torto? Ogni “idea” umana può essere usata per giustificare qualsiasi nefandezza; nella Bibbia c’è anche la giustificazione dello schiavismo e della persecuzione degli omosessuali. Per dire.

  9. Mr. Tupaia Says:

    Cek, direi che risposte ne hai avute più che a sufficienza, ma visto che a sparare sulla Croce Rossa sono sempre 50 punti, ecco i miei 0.02$

    Prima di tutto, non sono le “teorie darwiniste” a fare da base ideologica agli stermini coloniali ma una bufala chiamata darwinismo sociale. Pretendere che l’uno derivi dall’altro è come cercare di giustificare l’omeopatia in base al fatto che “anche le vaccinazioni curano il simile col simile”. Panzane.

    Aggiungerei anche che non è molto chiaro dove cerchi di arrivare con le tue osservazioni. Cercare di giustificare gli innegabili massacri incoraggiati dai missionari cattolici con il vecchio giochetto del “signora maestra, anche i protestanti sono cattivi” mi sembra veramente patetico – e oltretutto non fa che mostrare una volta di più che fra le varie confessioni cristiane, e se è per questo, fra le varie religioni, c’è poco da scegliere e quando ce ne liberiamo è comunque tardi.

  10. Dund Says:

    Ogni post qui è una madeleine imbevuta di tiglio. Anche i guacharos erano nei miei libri da piccolo, ma non sapevo ad esempio che fossero così grandi. I caprimulgiformi, tra succiacapre, bocca di rana, guacharos sembrano l’oasi di un ornitologo caricaturista.

    Mi dundomandavo se inversamente, la proverbiale vista dei rapaci diurni, che cacciano in piena luce ma vedono distintamente il topolino tra l’erbe da grandi altezze, sia caratterizzata da bassa sensibilità alla luce e altissima risoluzione (+ coni , – bastoncelli).

  11. tupaia Says:

    Dund: la risoluzione e’ dovuta sia alla quantita’ di coni nella fovea, la parte centrale della retina, sia al numero di fibre nervose sottostanti, sia al resto dell’integrazione che vien dopo a livello di cervello. A priori, quindi, non saprei dirtelo, ma a rigor di logica presumo (anche) di si.

  12. Gaetano Calabrese Says:

    Scusate se vi disturbo, ma vorrei sapere di un rapace notturno del Venezuela: il SAMURO e vederlo in qualche foto, oltre a sapere della leggenda che bercca per prinma cosa gli oggi di una sua vittima.Ringrazio con gratitudine e salutoi cordialmente

  13. tupaia Says:

    Gaetano: non hai diea del nome latino di questo uccello? magari e’ un nome locale o dialettale…

  14. Gaetano Calabrese Says:

    Ascolta amico Tupaia, grazie della risposta. Scusami per il ritardo, ma posso dirti che ho trovato da qualche parte il nome latino di questo uccello del Venezuela, solo che ho lasciato il bigliettino in quadernetto e adesso non l’ho sottomano. Penso stasera di fornirti il nome di classificazione zoologica e tu potrai farmi la cortesia di cercarmi qualche illustrazione e darmi tutte le migliori informazioni. Comunque ti dico che il nome “samuro” me lo ha fornito una signora italo-vezolana ( città Calaboso, parte interna del Venezuela), ivi compresa la leggenda che questo rapace becchi gli occhi delle sue vittime agonizzanti nella foresta.
    Posso dirti che è un vulturide (famiglia degli avvoltoi) e che, sempre dalla nota del foglietto, è un uccello diurno, ma la signora venezolana diceva notturno, come le civette o il gufo. Ascolta, caro amico, ti lascio il mio indirizzo e mail: gaetanocalabrese @ tin.it, così mi potrai madare il materiale fotografico e informativo.Io ti farò omaggio di un mio disegno di fantasia di questo uccello al quale non ho voluto fare il becco adunco ma come quello del tucano perché ho scritto un racconto per gli amici per il prossimo reading di Luna piena. Io digito dalla provincia di Avellino e non sono bravo con internet. A presto e scusami per il disturbo e gli errori di digitazione, Gaetano Calabrese, grato.

  15. Gaetano Calabrese Says:

    Per Tupaia da Gaetano Calabrese: il nome scientifico, di classificazione zoologica è CATHARES AUREA, aspetto e grtaze, G.C.

  16. tupaia Says:

    Gaetano calabrese: eccolo qui!
    http://en.wikipedia.org/wiki/Turkey_Vulture (il nome latino era scritto male, per quello non si trovavano info). Saguro, come pensavo, dev’essere un mome dialettale locale.

  17. Gaetano Calabrese Says:

    Molte grazie e complimenti per il blog.
    Ho scritto una novella su “samuro” e, a fantasia, ho fatto un disegnino di un uccello mezzo rapace, dimmi come posso mandarti il disegnino ed in seguito la novella dopo che l’avrò pubblicata in un concorso letterario. Ti prego, Tupaia, di scrivermi all’indirizzo e mail (ok? > perché non sono un bravo internauta e ho un vecchio computer che carica le pagine con molta molta lentezza. Grazie per tutto e attendo. Ti sorrido, Gaetano Calabrese.

  18. tupaia Says:

    il mio indirizzo email e’ nella colonna di sinistra, ma non c’e’ bisogno che ti disturbi se non riesci a scrivermi, non preoccuparti.

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