Niente da dichiarare

Ricordate l’uomo dai colibri’ nelle mutande?

Era sicuramente un temerario, e per fortuna non contrabbandava picchi. Ma perche’ rischiare beccate ai gioielli di famiglia se si puo’ confortevolmente importare animali esotici in modi meno personali? Molti hanno provato, alcuni, per fortuna, hanno fallito. Ecco qui alcuni esempi clamorosi che danno un’idea sia dell’entita’ del traffico di animali,  sia del giro di quattrini che c’e’ dietro l’importazione illegale di animali, sia dei danni ecologici e delle sofferenze individuali provocate. L’unico onore al merito di una tratta altrimenti disprezzabile e’ l’inventiva nell’escogitare sistemi di contrabbando a volte davvero fantasiosi.

Un viaggiatore di nazionalita’ Bangladeshi imbarcato a Dhaka e diretto a Bangkok (Thailandia) a giugno 2011 ha imbarcato in quattro borse 451 tra tartarughe terrestri e di acqua dolce appartenenti a una mezza dozzina di specie rare e protette in lista I e II del CITES, piu’ sette rarissimi e ultraprotetti gaviali. Le autorita’ di frontiera all’arrivo hanno notato ad un controllo di routine tante piccole cose a forma di tartaruga dentro una delle borse e hanno deciso di controllare. Il direttore generale delle dogane tailandesi ritiene che gli animali fossero destinati al tristemente noto Chatuchak Market di Bangkok, dove sarebbero stati venduti come pet. Evidentemente la bustarella non e’ stata di gradimento dell’ufficiale di dogana, vista la corruzione media del posto. L’anno precedente due spedizioni per complessive un migliaio di tartarughe rare erano state intercettate sulla via dal Bangladesh alla Thailandia. Gli animali confiscati vengono ridistribuiti tra parchi nazionali e centri di recupero fauna selvatica.

La Thailandia pero’ non e’ necessariamente la destinazione finale. A settembre 2009 un sudafricano e’ stato bloccato all’areoporto internazionale di Johannesburg, proveneinte dalla Thailandia, con circa 70 animali vivi nella valigia. La collezione comprendeva otto caimani neonati (che da adulti arrivano a 2.5 m circa), alcune dozzine di serpenti, una tartaruga, lucertole, rane, ragni e scorpioni di cui molti appartenenti a specie non commerciabili, rare o seriemente a rischio. Gli animali sono stati portati allo zoo di Pretoria, ed erano tutti piu’ o meno in condizioni accettabili

Sino a qui tutto bene. Quello dell’ecotrafficante pero’ e’ un mestiere pericoloso e non privo di rischi professionali, rischi che invero corre qualsiasi viaggiatore all’areoporto, ma se si trasportano animali vivi i risultati sono molto piu’ emozionanti: che succede se sul nastro che trasporta i bagagli si apre una valigia piena di Boa constrictor? E’ successo in Malesia, all’areoporto di Kuala Lampur. Se siete in transito tra due localita’ e’ gia’ seccante dover ritirare il bagaglio, non parliamone se siete vittime dell’allucinante esperienza di una valigia che si frammenta sul nastro trasportatore disseminando mutande con gnomi e pinguini. Se invece delle mutande, pero’, dalla veligia escono 95 boa, due rare vipere rinoceronte e una tartaruga matamata la faccenda si fa ancora piu’ imbarazzante e, oltre a spargere il panico tra i passeggeri, termina con sei mesi di carcere e una multa di 65.000 dollari.

Non sempre il contenuto delle valigie viene esposto in modo cosi’ plateale, ma sicuramente viene controllato. Dev’essere stato uno shock per gli ufficiali di dogana all’areoporto Ezeiza di Buonos Aires quando hanno controllato la valigia rigonfia di un cittadino della Repubblica Ceca diretto a Madrid dall’Argentina: ai raggi X si vedeva della materia organica in movimento. All’ispezione la suddetta materia organica apparteneva a 247 tra rettili e molluschi e il movimento era quello dei numerosi serpenti tra cui crotali e vipere (tutti velenosi) di ben nove specie, tutti in sacchetti di plastica. Per fortuna solo due dei serpenti erano gia’ morti ma la mancanza di ossigeno ne avrebbe uccisi molti altri durante il volo transatlantico.

Se siete preoccupati che gli ufficiali di dogana notino ai raggi X che nella vostra valigia c’e’ una cosa a forma di tigrotto, tutto quello che dovete fare e’ procurarvi tanti tigrotti di pelouche con cui mimetizzarne la sagoma, tanto figurati se ai raggi X si vedono le ossa e il cuore che batte del tigrotto vero! E’ successo, guarda caso, in Tailandia, dove una donna che non aveva le idee molto chiare su come funzionano i raggi X ha cacciato nel bagaglio un tigrotto di tre mesi drogato e diretto, nel bagaglio in stiva, verso l’Iran. Il tigrotto e’ stato portato ad un centro di recupero per animali selvatici in pessime condizioni, ma le notizie lo riportano in ripresa. Se fosse riuscito ad arrivare vivo in Iran avrebbe fruttato alla donna circa 2000 sterline (2500 euro), mentre cosi’ le frutta sino a 4 anni di carcere e una multa di un migliaio di euro. Speriamo che nel frattempo buttino via la chiave.

La signora del tigrotto era  in effetti una dilettante. Un vero professionista non si avvicinerebbe ad un areoporto per meno di una mezza dozzina di specie in lista I della Cites. Un caso limite e’ stato il signore degli Emirati Arabi  beccato all’areoporto di Bangkok con quattro valige contenenti due leopardi, due pantere, un orso malese del Borneo, un gibbone dalle guance bianche, una uistiti’ dai pennacchi neri, un orso dal collare e due macachi, tutti cuccioli di un paio di mesi. Le povere creature erano tutte sedate e hanno accolto con sbadigli l’apertura delle valigie che li portavano verso Dubai, non si sa se in transito verso altre destinazioni. Il trafficante,  Noor Mahmoodr, sembra essere dentro una rete estesa di traffici illeciti di animali e sicuramente ha gia’ fatto questo tipo di volo (in prima classe) altre volte. Questa volta pare sia stato arrestato perche’ c’e’ stata una “soffiata” alla polizia e perche’ c’era una NGO coinvolta, FREELAND Foundation. Sfortunatamente in Thailandia all’arresto per questo tipo di illecito quasi mai segue il carcere.

Il primato dell’originalita’ spetta pero’ secondo me a Jereme James, di Long Beach, Los Angeles. L’americano aveva scavato un apposito alloggiamento nella sua gamba artificiale per rubare delle superprotette iguane bandeggiate delle Fiji durante una sua visita ad una riserva dell’arcipelago. Pare che tre di questi animali siano stati venduti in patria per $32.000 l’uno e altri quattro sono stati trovati a casa del trafficante durante una perquisizione. L’uomo e’ stato processato nel 2007 ma gli esisti del processo non hanno avuto gli onori della stampa. anche in questo caso sospetto che un buon avvocato riesca facilmente a spuntare mezz’ora di arresti domiciliari, nel peggiore dei casi.

E per chiudere, torniamo alle mutande, da sempre il mezzo di trasporto favorito degli eco-trafficanti. Un tedesco e’ stato arrestato nel 2009 in Nuova Zelanda mentre gia’ pregustava 21 ore di volo con 44 tra gechi e scinchi neozelandesi nelle mutande, in otto compartimenti appositamente cuciti per tener compagnia ai gioielli di famiglia. World News riporta che 14 delle 15 femmine adulte di geko e 12 delle 14 femmine adulte di scinco erano incinte. Per correttezza mi preme sottolineare che il padre non era il tedesco. I gechi gli avrebbero fruttato $2800 l’uno e tutti gli ornamenti della biancheria intima gli avrebbero fruttato qualcosa come $100.000. Ha ricevuto invece 14 settimane nelle galere neozelandesi e una multa di $3450.

Troppo poco, sempre troppo poco. Sino a che non si riconoscera’ l’impatto ecologico pesantissimo di questi traffici e sino a che non si inaspriranno (o applicheranno, come nel caso della Thailandia) le pene, gli ecotrafficanti hanno tutto da guadagnarci e poco importa se una volta su dieci devono passare in carcere qualche settimana a cucire tasche nelle mutande per il prossimo viaggio.

 

 

Published by tupaia on aprile 14th, 2012 tagged Ecologia, rari, rettili, Tartarughe, Varie ed eventuali


7 Responses to “Niente da dichiarare”

  1. Vera Says:

    Come minimo le multe dovrebbero essere assai superiori agli eventuali profitti.

  2. Robo Says:

    Quando leggo queste notizie mi rendo conto di come la lotta contro il depredamento selvaggio di specie protette e a rischio, sia una lotta ardua, poiché gli interessi economici rappresenteranno sempre un volano così potente da spingere alcuni a correre i rischi correlati al trafugamento, anche a sprezzo di forti inasprimenti delle pene. Bloccare tutti i passaggi illegali, in particolare per le più piccole e trasportabili, diventa sicuramente molto complicato, in particolare considerando il forte potere di convincimento della “mazzetta”, che per fortuna, da ciò che tu dici, non esce sempre vittoriosa. Mi viene da pensare che il forte incremento nei controlli agli imbarchi legato alla paura di atti terroristici possa contribuire a salvare un maggior numero di animali, ma penso che lo scacco maggiore al traffico illegale verrebbe dalla capacita’ di operare programmi di allevamento in cattività che aumentando da disponibilità sul mercato di queste “merci”, ne abbasserebbero il valore commerciale, rendendo di fatto non conveniente il trafugamento. Immagino le enormi difficoltà tecniche di una cosa del genere operata, oltretutto, per un gran numero di specie diverse, eppure credo che sarebbe necessario perseguirla, per il bene degli animali che desideriamo proteggere. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, Tupaia.

  3. tupaia Says:

    Non e’ pensabile avere programmi di allevamento di tutte le specie rare, anche perche’ molte non si riproducono in cattivita’, e soprattutto perche’ trovo inaccettabile l’idea che un privato possa farsi lo zoo a casa. Gli animali devono rimanere li’ dove sono, e bisogna fare azione di lobby per stroncare i traffici. Inutile parlare di educazione del pubblico perche’ uno che si tiene la tigre in casa e’ fuori di testa, c’e’ poco da educarlo. Bisognerebbe fare severe pressioni internazionali sulla Thailandia e possibilmente mandare osservatori. Bisognerebbe rendere certe le pene per i trafficanti se beccati, e severe a livello di quelle della cocaina, se non peggio. Bisognerebbe punire severamente anche chi detiene illegalmente animali cites, dal pesciolino all’orso dal collare, il compratore tanto quanto il venditore. So che la repressione serve a poco, ma non vedo altra strada. E forse bisognerebbe parlare di piu’ di questi traffici, che e’ il motivo per cui ho scritto questi due post.

  4. tupaia Says:

    P.S. nessuno lo sa, ma l’Italia e’ il paese al mondo che piu’ riceve scoiattoli importati illegalmente dalla Thailandia, scoiattoli che almeno in un paio di casi poi sono stati liberati diventando infestanti. Ora, io i signori italiani che vendono e comprano questi scoiattoli (e a volte li liberano) in nome di “Cip&Ciop sono tanto carini” davvero li manderei a contare alberi in un campo di rieducazione in Siberia

  5. Orlando Says:

    Credo che il manicomio criminale per gli acquirenti di queste povere bestiole sia una proposta tanto giusta quanto, purtroppo, irrealizzabile. Ma per ringraziare Tupaia per il suo bellissimo sito e per quello che ci fa conoscere, a mo’ di consolazione le ricopio qui quello che scriveva Leonardo a proposito degli umani:
    Da: -Gli scritti letterari- par.117
    DELLA CRUDELTA’ DELL’OMO. Vedrassi animali sopra della terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni grandissimi e spesso morte di ciascuna delle parte. Questi non aran termine nelle lor malignità; per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte delli alberi delle gran selve dell’universo; e poi ch’e’ saran pasciuti, il nutrimento de’ lor desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e paure e fuga a qualunche cosa animata. E per la loro ismisurata superbia questi si vorranno levare inverso il cielo, ma la superchia gravezza delle lor membra gli terrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra, o sotto la terra e l’acqua, che non sia perseguitata, remossa o guasta: e quella dell’un paese remossa nell’altro; e ‘l corpo di questi si farà sepoltura e transito di tutti i già da lor morti corpi animati.
    O mondo, come non t’apri? e precipita nell’alte fessure de’ tua gran balatri e spelonche, e non mostrare più al cielo sì crudele e dispietato monstro.”

  6. Karol Tabarelli de Fatis Says:

    Caimani dalla Thailandia…sure?

  7. tupaia Says:

    Hai ragione, ma mi sono limitata a riportare la fonte, non so che dire

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