Mammiferi velenosi

Esistono mammiferi velenosi? La risposta e’ si, ma se ne sa pochissimo. Vediamo un po’ di passare in rassegna quel che se ne sa.

Occorre innanzi tutto fare una premessa e distinguere. Sfortunatamente la lingua italiana classifica tutto cio’ che e’ tossico come “velenoso” mentre l’inglese opera una distinzione molto utile: poisonus e’ l’animale che se mangiato e’ tossico, come il pesce palla o il pitohui; venomous e’ l’animale che morde e inietta del veleno. Cio’ di cui si vuol parlare sono mammiferi velenosi nel senso di venomous, cioe’ capaci di iniettare veleno.

Seconda premessa: che vuol dire velenoso? Questa e’ una domanda da un milione di Euro (basta essere filoamericani) e anche nel mondo accademico c’e’ molto dibattito su questo punto. Il pipistrello vampiro, ad esempio, quando morde inietta un potente anticoagulante: dobbiamo considerare l’anticoagulante un veleno? Il loris lento (Nycticebus coucang) produce da una ghiandola posta nel gomito una sostanza che viene leccata e permane nella saliva per cui il morso di questo animale provoca una reazione allergica e, in casi estremi, uno shock anafilattico. Dobbiamo considerare un allergene come un veleno? Il varano di Komodo (che non e’ un mammifero, ma il meccanismo si sospetta sia diffuso anche tra i mammiferi) ospita nella canalizzazione dei denti dei batteri patogeni e quando morde la sua vittima muore di setticemia nel giro di qualche giorno. Sono forse i batteri considerabili alla stregua di un veleno? E’ discutibile, per cui in questa occasione mi atterro’ alla visione classica di veleno come prodotto di ghiandole opportunamente modificate che producono una sostanza capace di immobilizzare e sottomettere la preda.

Tra i mammiferi, ci sono solo due taxa di animali capaci di produrre autonomamente veleno. I primi sono gli ornitorinchi:  il maschio ha uno sperone  sulle zampe posteriori collegato ad una ghiandola che secerne un veleno chimicamente estremamente complesso (e doloroso), ma i monotremi sono una categoria di animali un po’ a se e fanno un po’ quello che vogliono, quindi in questa sede non verranno presi in considerazione. Gli altri monotremi esistenti, le echidne, non sono velenose in alcun modo anche se alcune specie hanno uno sperone funzionale.

Il secondo gruppo di animali che ospita specie velenose sono gli Eulipotyphyla, una parola complicata che sta semplicemente ad indicare gli insettivori. L’ordine Insectivora era una specie di bidone aspiratutto in cui si metteva quello che non si riusciva a classificare, come ad esempio le Tupaie o i sengi, e questo generava troppe confusioni per cui ora i Lipotyphyla  sono solo i toporagni, le talpe, i ricci, i gimnuri e i solenodonti.

Non tutti questi animali sono velenosi e probabilmente alcuni lo sono in modo a noi ancora impercettibile, esaminiamoli con ordine.

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Blarina brevicauda, il mammifero piu’ velenoso. Fotocredit

Tra i toporagni ci sono tre specie riconosciute come velenose, in ordine di velenosita’ Blarina brevicauda, il toporagno a coda corta americano, Neomys fodiens, il toporagno d’acqua europeo, e Neomys anomalus, il toporagno d’acqua mediterraneo (di Miller). Entrambe le ultime due specie sono presenti e ben distribuite in Italia. Noto con disappunto che la Fauna d’Italia (ed. 2008), l’opera enciclopedica che descrive tutte le specie di animali italiani, non fa cenno alla velenosita’ dei duetoporagni. Disappunto, ma non sorpresa, ma di questo si discutera’ oltre.

Poi, sempre in ordine di velenosita’, c’e’ il solenodonte di Hispaniola (Solenodon paradoxus), mentre la velenosita’ non e’ dimostrata nell’altra specie di solenodonte esistente, Solenodon cubanus. Tutte e quattro queste specie velenose hanno le ghiandole salivari submascellari, che producono il veleno, grandi e granulari. Il solenodonte ha il secondo incisivo inferiore canalicolato, quasi completamente chiuso, come quello dei serpenti (nei toporagni invece la superficie interna degli incisivi si limita ad essere concava), e questo condotto si apre alla base del dente, dove sbocca il dotto della ghiandola velenifera, e all’estremita’ apicale. In pratica quando morde la ghiandola salivare si contrae e inietta il veleno a pressione nella vittima attraverso il dente. La differenza coi serpenti e’ che nei serpenti il veleno e’ prodotto dalle due ghiandole parotidi e i denti canalicolati sono i due canini superiori, mentre in tutti i mammiferi l’apparato velenifero e’ in basso, nella mandibola. Il terzo paio di ghiandole salivari, le sublinguali, potrebbe cooperare nella produzione del veleno oppure no, non e’ chiaro. Non vuol dire nulla, ma anche il mostro del Gila, una lucertola velenosa, ha l’apparato velenifero nella mandibola e produce veleno con le submascellari.

Poi ci sono i casi strani. I ricci sono protetti dagli aculei, ma evidentemente ritengono che cio’ non sia sufficiente. Utilizzano infatti il veleno (bufotossina) dei rospi  ingeriti, lo rimescolano alla propria saliva e si leccano assiduamente gli aculei. Cio’ rende velenosa la punta degli aculei, un po’ quello che fanno gli indigeni dell’amazzonia quando intingono le frecce nel veleno estratto dalle rane, ed e’ un ulteriore deterrente nei confronti dei predatori. Devono essere o molto paranoici o molto buoni da mangiare.

Infine ci sarebbero le talpe, ma occorrono sicuramente degli studi definitivi. Blarina brevicauda,  il piu’ velenoso dei toporagni, paralizza le lumache col veleno e ne fa scorta nella sua tana sotterranea anche per 15 giorni. Questo perche’ un animale vivo ma paralizzato non scappa via e rimane a disposizione per essere mangiato senza decomporsi, e’ come avere l’arrosto in frigorifero. Considerando che i toporagni devono mangiare ogni giorno una quantita’ di cibo pari al loro peso (come se voi doveste mangiare, in media, 70 kg di cibo al giorno) per non morire immediatamente di fame, avere delle scorte di cibo e’ sicuramente una buona strategia evolutiva. Anche le talpe fanno scorta di lombrichi che rimangono immobili nella tana della talpa, dopo essere stati morsi, ma ancora non si sono trovate evidenze di tossine nella saliva delle talpe, anche perche’ gli animali in cattivita’ che vengono studiati non si comportano mai come farebbero in natura. Di sicuro pero’ le submaxillari delle talpe sono grandi e granulose

Il veleno ha dei costi metabolici, soprattutto per animali al limite dell’inefficienza del metabolismo come i toporagni. Che se ne fanno quindi i due toporagni d’acqua del veleno? E’ stata una mossa corretta rimuovere i toporagni dagli insettivori in quanto solo una percentuale della loro dieta e’ costituita da insetti. Blarina preda attivamente, col suo veleno potente, anche topi e arvicole mentre i due Neomys predano rane e pesci uccidendoli con un morso alla nuca come fanno i gatti. Considerando pero’ che le rane spesso sono piu’ grandi dei toporagni, e’ come cercare di uccidere una mucca con un morso alla nuca, senza veleno iniettato vicino al cervello sottomettere una preda cosi’ grande e’ quasi impossibile, e l’appetito di un insettivoro e’ insaziabile: un singolo Neomys e’ stato visto divorare un fringuello e sette mezze rane, mentre una talpa in cattivita’ (peso: 36-130 g) in tre giorni ha mangiato: 3-4 dozzine di vermi, una grossa rana, un po’ di carne di manzo cruda, un pulcino e mezzo di tacchino e due lumache (Dufton 1992); sembra la favola del bruco affamato! Rimane un mistero invece a cosa serva il veleno al solenodonte, dato che e’ il predatore piu’ grosso presente ad Hispaniola. Le ipotesi spaziano dalla necessita’ di uccidere grossi uccelli (polli, essenzialmente) alla competizione intraspecifica (il solenodonte non e’ immune al proprio veleno, come non lo sono i tre toporagni) al residuo vestigiale di quando il solenodonte cacciava prede piu’ grosse ad Hispaniola, che avrebbe fatto estinguere, provocando cosi’ un collasso anche nella propria popolazione e permettendo la sopravvivenza degli individui meno velenosi e piu’ avvezzi a mangiare insetti.

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Neomys fodiens. Foto: mammalogy.org

Ma che tipo di sostanze sono queste tossine? Dalla saliva di Blarina brevicauda sono state individuate ben due sostanze, la soricidina, che ha effetti paralizzanti, e la Blarina toxin (BLTX), che invece abbassa la pressione sanguigna.  Entrambe le sostanze sono oggetto di intensi studi per applicazioni medicinali: dalla soricidina si potrebbero ottenere farmaci contro le emicranie, i dolori miofacciali, le malattieneuromuscolari e le rughe (ora trattate con la tossina bolulinica, che e’ peggio); dalla BLTX si potrebbero ottenere farmaci contro l’ipertensione e la malattia di Raynaud, una patologia che limita la circolazione sanguigna alle estremita’. Sul veleno dei Neomys e del solenodonte non ci sono studi tossicologici disponibili ma penso che la saliva dei due toporagni d’acqua non sia molto dissimile da quella di Blarina. Il solenodonte invece penso che potrebbe riservare sorprese.

Riguardo la tossicita’, i sintomi variano abbastanza in intensita’ in base alla sede di inoculo, alla specie e alle dimensioni della vittima e allo stato metabolico dell’insettivoro. La sensibilita’ al veleno decresce nella serie arvicole – conigli – topi – gatti – esseri umani, ma purtroppo non ci sono dati sulle prede tipiche di questi animali, topi nordamenricani, rane, uccellini nidificanti per terra, pesci, lombrichi, lumache. La sintomatologia negli esseri umani morsi e’ piuttosto lieve e si limita a bruciore intorno alla zona del morso, gonfiore nel giro di un’ora circa, e dolore che permane per alcuni giorni. Nell’estremamente improbabile caso in cui un toporagno d’acqua vi dovesse mordere, ricordate che le tossine dei mammiferi sono poco sensibili al calore ma si denaturano in ambiente alcalino, per cui metteteci su dell’ammoniaca (ma non dell’urina, che e’ acida). Per quanto riguarda gli altri animali da laboratorio, invece, come topi, arvicole, gatti e conigli, un’iniezione in vena causa depressione generale, difficolta’ respiratorie, disturbi cardiaci, paralisi, convulsioni e infine morte (in base al dosaggio: la dose minima letale a cui muore meta’ delle cavie (LD50) col veleno di Blarina e’ 22 mg/kg nel topo, nel giro di 20 minuti).

La parte piu’ interessante di tutta questa storia pero’ viene adesso: non ci sono studi recenti e decenti su questi mammiferi velenosi. La scienza sembra aver snobbato le tossine prodotte dai mammiferi per concentrarsi su quelle prodotte dai serpenti, forse perche’ sono tanto piu’ facili da ottenere. Negli anni ’40 e ’50 del secolo scorso furono svolti molti lavori pionieristici e interessanti, brevemente ripresi negli anni ’60 e poi quasi piu’ nulla. Nell’ultimo decennio l’interesse sembra essersi un po’ risvegliato, almeno in termini di struttura dei denti dei mammiferi potenzialmente velenosi, ma ancora c’e’ molto poco dal punto di vista tossicologico, salvo l’isolamento chimico delle tossine di Blarina e dell’ornitorinco. Perche’ la scienza ignora la tossicita’ degli Eulipotyphila? Molto probabilmente perche’ queste specie sono estremamente elusive in natura e quasi impossibili da allevare (e osservare) in cattivita’. Oltretutto sono piccolissimi ed estrarre le ghiandole salivari da una cosetta che sta nel palmo di una mano e’ un’impresa certosina. Il solenodonte, che invece e’ grande come un coniglio nano, e’ rarissimo ed ultraprotetto, per cui certamente non lo si puo’ uccidere per estrargli le ghiandole salivari.Diciamo che negli anni ’50 gli scienziati non andavano molto per il sottile in quanto al procurarsi materiale per le ricerche, ma oggi quei metodi sarebbero impraticabili, e i bastardissimi toporagni non si fanno certo spremere il veleno come i molto piu’ stupidi serpenti. Non e’ un caso che la parola inglese “shrewd”, astuto e maligno, derivi da shrew, toporagno.

E gia’ che ci siamo, un po’ di folklore sui toporagni. Le societa’ contadine, a differenza degli scienziati moderni, osservarono con interesse i toporagni eintuirono la loro potenzialita’ velenifera. La parola stessa toporagno riecheggia il nome latino dei toporagni comuni, Sorex araneus: topi come ragni, piccoli, neri e soprattutto velenosi, caratteristica indiscussa dei ragni.

Nel 1598 John Florio, linguista italo-inglese alla corte di Elisabetta I e possibile candidato all’identita’ di Shakespeare (tradotto: non capiva una mazza di animali), cosi’ descrive nel suo dizionario i toporagni:

A kinde of mouse, deadlie to other beasts if he bite them, and laming any bodie if he but touch them, and of which that curse came, I beshrew thee

(un tipo di topo, mortale per le altre bestie se le morde e invalidante qualunque corpo non appena lo tocca, e da cui viene la maledizione “I beshrew thee”).

Qualche anno dopo, nel 1607, il reverendo Topsell nella sua “The Historie of Foure-Footed Beasts” rincara la dose:

“It is a ravening beast, feynging it selfe to be gentle and tame, but being touched it biteth deepe, and poisoneth deadly. It beareth a cruell minde, desiring to hurt any thing, neither is there any creature that it loveth, or it loveth him, because it is feared by all

(E’ una bestia feroce,  che finge di essere gentile e domestica ma se toccata morde profondamente e avvelena mortalmente. Ha una mente crudele che desidera far male a tutto e non c’e’ nessuna creatura che egli ami o che lo ami, poiche’ da tutti e’ temuto)

Insomma, per essere una cosetta da 20 g nel migliore dei casi forse si esagera un po’. In Inghilterra era temuto piu’ delle vipere e il solo tocco di una zampa di toporagno era considerata presagio di sventure. Lo stesso *reverendo* Topsell spiega pero’ che con le ceneri di un toporagno trovato morto sul sentiero, mescolate a grasso d’oca, si puo’ fare un unguento contro gonfiori e infiammazioni, e dalle ceneri di coda di toporagno si ottiene un linimento contro i morsi di cane: una spendida commistione di stregoneria praticata da un religioso.

Per guarire dal terribile morso del toporagno stesso, invece, il procedimento era molto piu’ complicato: bisognava praticare un foro con un succhiello in un frassino e murarvi dentro un toporagno, recitando delle formule magiche. Dopo il trattamento l’albero sarebbe diventato uno “shrew-ash”, un frassino-toporagno, e una verga proveniente da questo albero avrebbe guarito con un semplice tocco dal morso del toporagno. L’incantesimo si applicava soprattutto al bestiame: una delle maggiori preoccupazioni dei contadini inglesi del XVII secolo era infatti che il bestiame, mucche e cavalli, potesse essere morso dai toporagni. I sintomi del morso, per la verita’, si sovrappongono in modo impressionante a cio’ che accade ai topi morsi da Blarina: difficolta’ a reggersi sui quarti posteriori, paralisi e in alcuni casi morte. L’Inghilterra dell’epoca era effettivamente abbastanza piu’ paludosa e il bestiame spesso pascolava con le zampe immerse nell’acqua, ambiente ideale per i toporagni d’acqua. Dufton (1992) arriva a postulare la presenza di una specie piu’ simile a Blarina che a Neomys che potesse effettivamente infliggere morsi pericolosi al bestiame e che si sarebbe estinta per le bonifiche e il cambiamento delle tecniche agricole, ma e’ un’ipotesi che mi lascia perplessa.

Se non siete ancora terrorizzati dal morso del toporagno vi consiglio la visione di questo spettacolare film comico d’orrore degli anni ’50:  The Killer Shrews, in cui dei collie travestiti miseramente da zoccoloni attaccano un gruppo di scienziati intrappolati sull’isola da un uragano, giusta punizione per aver aumentato di qualche centinaio di volte le dimensioni dei toporagni isolani.

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Referenze:

Dufton, M.J. (1992) Venomous mammals, Pharmac. Ther. Vol. 53, pp. 199-215

KAILA E. FOLINSBEE, JOHANNES MÜLLER, and ROBERT R. REISZ (2007) CANINE GROOVES: MORPHOLOGY, FUNCTION, AND RELEVANCE TO VENOM Journal of Vertebrate Paleontology 27(2):547–551

CALEY M. ORR, LUCAS K. DELEZENE, JEREMIAH E. SCOTT, MATTHEW W. TOCHERI, and GARY T. SCHWARTZ, (2007) THE COMPARATIVE METHOD AND THE INFERENCE OF VENOM-DELIVERY SYSTEMS IN FOSSIL MAMMALS Journal of Vertebrate Paleontology 27(2):541–546

Published by tupaia on maggio 5th, 2010 tagged Insettivori, mammiferi, notturni


27 Responses to “Mammiferi velenosi”

  1. AndreaZ Says:

    Per prima cosa COMPLIMENTI, il tuo blog è incredibilmente interessante! Ti leggo silenziosamente da alcuni mesi e ho scoperto il tuo blog grazie all’articolo sul proteo (ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo in una grotta in croazia). Anche quest’ultimo articolo è eccezionale! Sono un appassionato di scienza (purtroppo mi sono fermato al secondo anno di biotecnologie industriali…) e volevo porti una domanda. Domenica scorsa, verso le ore 23, mentro ero in macchina nella tangeziale di milano mi è planato a pochi metri dal parabrezza uno strano volatile: inizialmente l’ho preso per un pipistrello a causa delle ali ma 10 secondi dopo, quando ormai era sparito ho realizzato che aveva qualcosa di strano: una coda lunga e sottile rigonfia in punta che ondeggiava durante il volo planato (non sbatteva le ali). Sono 3gg che cerco di capire che diavolo di animale fosse… sembrava una sorta di draghetto poco più grande di un piccione. La sagoma sembrava quella di un pesce diavolo… Probabilmente ti sembrerò stupido, ma hai qualche suggerimento su che animale possa essere?

  2. tupaia Says:

    AndreZ: un pulcino di pterosauro? Un fagiano visto al buio guidando?

  3. Marco Ferrari Says:

    Fagiano maschio, 100%. Sono abbastanza stupidi da volare ad altezza macchina sulla tangenziale di Milano.

  4. Carlo Says:

    confermo quello che dice Marco, a volte sono capaci di planare per brevi tratti e ti spuntano davanti poco più che ad altezza d’uomo e il paragone col draghetto allora ci sta tutto

  5. tupaia Says:

    Marco: riguardo la velenosita’ del varano di Komodo ti avevo risposto, ma e’ stata ovviamente cancellata anche la mia risposta. In sintesi ti dicevo che non credo piu’ molto negli studi pionieristici pubblicati da PNAS, perche’ basta avere un amico nell’accademia per avere il lavoro pubblicato indipendentemente dalla qualita’. Per quanto riguarda la presunta tossina, ci credero’ quando la vedro’ su un gel elettroforetico, mi sembra piu’ probabile che sia velenosa la talpa che il varano di Komodo, a parita’ di aneddotica. Se un uccellino e’ preso in bocca da un gatto muore, nel 100% dei casi nella mia esperienza. Escludendo che i gatti siano velenosi, propendo per setticemia dovuta ai batteri del cavo orale dei gatti. Perche’ per il varano dovrebbe essere diverso?

  6. AndreaZ Says:

    Grazie a tutti (e ovviamente a tupaia) per le cortesi risposte! Beh… il pulcino di pterosauro non l’avevo preso in considerazione :) però nelle ricerche in internet mi è capitato il pipistrello dalla lunga coda (che non vive certo a milano) che un po’ assomigliava… Sul fagiano ero scettico, non l’avevo preso in considerazione neppure lui: è un animale che ho avuto modo di vedere da vicino in molte occasioni (da piccolo ne ho tenuto uno ferito sul balcone per 1 mese per poi liberarlo guarito in un’oasi della LIPU) ma mai in volo planato. Poi spinto dalle vostre risposte ho cercato alcune immagini e ho trovato questa: http://us.123rf.com/400wm/400/400/jeffbanke/jeffbanke0701/jeffbanke070100123/735148.jpg

    Direi che avete ragione: era decisamente un fagiano!
    GRAZIE!

  7. tupaia Says:

    AndreaZ: ho aggiunto un twitter sulla tua domanda, ma scherzo, su!
    Era giusto per aprire la serie dei “Rieducascionalwatchmaker”, a cui pensavo da un po’.
    Devo dire che mai pesce d’aprile mi e’ riuscito meglio, 31 persone seguono il twitter dell’orologiaio adesso! Persino Pikaia si e’ molto preoccupata che chiudessi davvero il blog per Twitter :D

  8. AndreaZ Says:

    “Vedete un drago sulla tangenziale di Milano e non avete cambiato spacciatore? Chiedetelo a… Rieducascionalwatchmaker!”

    Sei geniale! Ho riso per mezz’ora!

    Comunque non pensavo a strani animali estinti o provenienti dallo spazio nè tantomeno ai draghi… SOLO NON CAPIVO CHE DIAVOLO FOSSE QUEL COSO CHE VOLAVA!

    :)

  9. Marco Ferrari Says:

    Grazie per la risposta. Invece io te l’avevo detto perché mi sembrava convincente. Andrò a rileggermi il tutto e cercherò di capire di più o, più che altro, se qualcuno ha seguito il suggerimento. Per quanto riguarda Pnas, è vero, ma fino a scrivere cose campate in arie non lo pensavo. Vabbeh, c’è sempre una prima volta.

  10. Carlo Says:

    comunque tupaia mi sbaglio o una volta la BBC ha dichiarato che nel corso di un autopsia avevano trovato nel varano quella che sembrava una ghiandola velenifera ?

  11. tupaia Says:

    avere anatomicamente una ghiandola non dice nulla riguardo la funzionalita’ dell’organo. Non dico che sia impossibile, beninteso, come non e’ impossibile che le submaxillari granulose delle talpe siano velenose. Pero’ e’ scientificamente sbagliato trarre conclusioni affrettate senza uno straccio di prova che non sia aneddotica, se no si finisce col pubblicare che le farfalle discendono dagli onicofori.
    Oltretutto, il varano avrebbe dovuto rievolvere il veleno poiche’ le lucertole hanno perso la velenosita’ come carattere plesiomorfico. Le uniche due lucertole velenose hanno evoluto autonomamente il veleno. Perche’ il predatore al vertice della catena alimentare sulla sua isola ha bisogno del veleno? Ricadiamo nella stranezza del solenodonte. Il solenodonte ci diche che non e’ impossibile che il varano di Komodo sia velenoso dal punto di vista ecologico, ma mentre nel solenodonte il veleno puo’ essere un relitto ancestrale del progenitore comune degli insettivori, perche’ il varano avrebbe sviluppato il veleno apposta?

  12. Cachorro Quente Says:

    “perche’ il varano avrebbe sviluppato il veleno apposta?”

    Per essere ancora più kattivo.

  13. pietro Says:

    volevo fare una piccola osservazione sui ricci, dalle mie parti ( zona Varese ) è noto che sono buonissimi da mangiare, e non vengono troppo sterminati solo perche pochi sanno come cucinarli e poi mi risulta siano anilami protetti, in Italia non sono certo ma in Francia dove li mangiavano in grande quantità ci sono forti multe.
    Tornando al riccio in cucina mi decevano che è come un maialino da latte, ma piu saporito….

  14. Carlo Says:

    non è un caso che il suo nome inglese sia porco della siepe allora : hedgehog

    per quel che riguarda il varano tupaia beh io sono il grado zero della biologia ma il veleno è una grossa “spesa” in termini di calorie ma ha l’innegabile vantagio che basta dare un morso alla preda e aspetare che muoia snza affannarsi

  15. danilo Says:

    Carlo: porco della siepe è un buon nome.
    Il riccio viene comunente mangiato dagli zingari, ma non quando gironzola, bensì quando è in letargo, e lo si trova infrattato e addormentato nelle siepi. Il motivo consiste nel modo in cui lo si cucina. Non lo si apre per pulirlo, lo si uccide con una bastonata, lo si avvolge in una palla di argilla, e lo si cuoce, intero, nel fuoco di campo. Quando è in letargo, le interiora sono pulite. La funzione dell’argilla è di imprigionare le spine, cosicchè basta rompere l’argilla cotta per avere un riccio spellato senza pungersi, e probabilmente piuttosto saporito.

    E’ solo uno dei tanti animali, il riccio, che mi dispiace di trovare simpatico. Perchè altrimenti lo assaggerei volentieri.

  16. tupaia Says:

    Danilo: sapevo anche io questa ricetta ma sei sicuro che lo ammazzano prima?

  17. Carlo Says:

    ah tu mangi morto per questo ti puzza il fiato mangi cadafero

    :-D

  18. danilo Says:

    No, no, puzzo di mio, proprio.

  19. danilo Says:

    E sì, lo ammazzano prima. Sennò se ne va, come dire.

  20. Carlo Says:

    nessuno ha colto la dotta citazione da “Attila flagello di Dio”

  21. danilo Says:

    Anche la mia era una citazione, tanto che tu lo sappia.

  22. carlo Says:

    da dove ?

  23. danilo Says:

    Non lo saprai mai.

  24. Enzo Caputo Says:

    Segnalo che anche un autore italiano del Cinquecento, l’archiatra palatino Pierandrea Mattioli (1501-1578), riferisce della velenosità dei toporagni (In “Discorsi di Pier Andrea Mattioli sull’opera di Dioscoride”).

  25. rene Says:

    Hola, vi en un programa de animal planet, que el veneno de las musarañas`para ser exacto, la SORICIDINA, que es un componente del veneno, sirve para tratamientos medicos en nervios afectados, mencionaon a un medico de canada.
    Me gustaria saber en donde encontrar esas investigaciones.

  26. aurora Says:

    sono interessata alle notizie sul veleno curativo per le patologia neuromuscolari, è affascinante! questo articolo è favoloso, nel senso stretto del termine, quasi fantastico

  27. La natura ce l’ha già: l’arcolaio di Maleficient | Erba volant Says:

    […] stratagemma del rendersi velenosi non è una novità in ambito animale ed esistono intere catene alimentari specializzate, con bruchi e insetti adulti che mangiano piante velenose trattenendone le tossine e animali, resi […]

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