L’unicorno da mangiare con la buccia: Il narvalo (Monodon monoceros)

I primi resoconti, in Occidente, su di un animale con un grande corno sulla fronte sono molto antichi e sono dovuti allo storico greco Ctesia nel 400 a.C. Ctesia per la verita’ si ispirava sicuramente a qualche descrizione di rinoceronte indiano, trasfigurata dal passaparola tra i viaggiatori, in quanto lo descrive come un asino, con la testa di un cervo, il corpo di un cavallo, la coda di leone, gli occhi blu e un corno, su una testa color porpora, lungo una cinquantina di cm a bande nere, bianche e rosse. Praticamente un Miominipony in acido. Anche un orice del deserto, visto di profilo, potrebbe aver contribuito alla costruzione dell’animale leggendario.unicorn_46_small.gif

Nel tempo l’unicorno acquisto’ l’aspetto ben noto di cavallo bianco con il lungo corno sulla fronte, e divento’ simbolo di purezza incontaminata, capace di guarire piaghe e malattie, purificare l’acqua avvelenata e in grado di essere toccato solo da una vergine.

Grande fu quindi lo stupore quando i commercianti vichinghi cominciarono a mettere sul mercato europeo i primi, costosissimi, corni di unicorno, che venivano usati sia dalle famiglie nobili per dimostrare la verginita’ di una sposa, sia alla corte di Francia per saggiare i cibi a scanso di avvelenamenti. Chissa’ quante fregature avran preso! Soprattutto dato il prezzo. Elisabetta I d’Inghilterra ne compero’ uno per 10.000 sterline, il prezzo di un intero castello, ancora oggi custodito nel tesoro della corona. Anche lo scettro del trono d’Inghilterra e’ costruito con un “corno di unicorno”. Evidentemente Elisabetta aveva una fama da mantenere e non badava a spese.

Ma che c’entrano i vichinghi con l’unicorno? Semplice, com’e’ ben noto il corno dell’unicorno altro non era che il dente del Narvalo, e da bravi commercianti pensarono bene di utilizzare il bellissimo dente a spirale dell’animale per lucrare sugli stolti.

Ma cos’e’ un Narvalo? la parola Narvalo viene dal norvegese antico Nar whal che vuol dire “balena cadavere”, per via dell’aspetto grigio-verde, chiazzato e bruttino della pelle di questo cetaceo, che pero’ non e’ una balena. E’ invece un Monodonte, ordine di cui ci sono solo due specie, i narvali e i beluga entrambi i quali tuttavia, a dispetto del nome che significa “un solo dente”, di denti ne hanno ben due nella mascella superiore (persone bizzarre, gli zoologi!).

Le femmine del Narvalo hanno i due denti lunghi ciascuno una ventina di cm che pero’ non sporgono mai dalle labbra. Nei maschi invece uno dei due denti (il sinistro) cresce a dismisura: tre metri di corno per cinque metri di balena. Un maschio su cento sviluppa la crescita di entrambi i denti, anche se il destro non e’ mai lungo come il sinistro.

narwhal2.jpg

Narvalo maschio affiorante. Da The narwhal

Il dentone risulta essere piuttosto scomodo per il narvalo: la sua dieta e’ costituita da calamari, gamberetti e merluzzi (pescati a grandi profondita’), che per via dell’impedimento del dentone e’ costretto a risucchiare in bocca e ingoiare interi non avendo denti funzionali per masticare. Ma allora che se ne fa di un attributo cosi’ scomodo?

Sicuramente lo usa per combattere con altri maschi, come l’occasionale ritrovamento di una punta di zanna nel teschio di un narvalo fa capire. Il combattimento, pero’, non e’ l’unico scopo. Recenti studi condotti dal ricercatore di Harward Martin Nweeia sembrerebbero dimostrare che sia un organo sensoriale capace di percepire differenze di pressione, temperatura e concentrazione dell’acqua. Il “tusking” osservato nei maschi, in cui incrociano le zanne una contronarwhal1.jpg l’altra come due spadaccini, servirebbe allora a disincrostare dai balani i denti in modo da tenerli puliti, e non sarebbe una forma di combattimento ritualizzato. Francamente mi lascia abbastanza perplessa, perche’ non si capisce perche’ allora le femmine non debbano avere un organo tanto utile e sensibile.

Trovo invece piu’ affascinante la spiegazione che fa rientrare il dentone nella teoria dell’Handicap del ricercatore israeliano Amotz Zahavi, che sostiene che: “in una popolazione in cui i maschi variano in qualita’, alcuni dei maschi possiedono un handicap -un carattere costoso o deleterio, come la coda del pavone [o il dente del narvalo, nel nostro caso, ndr], che riduce la sopravvivenza. Se solo i maschi con geni di elevata quantita’ possono sopravvivere possedendo un handicap, una femmina che si accoppia di preferenza con maschi con l’handicap si accoppiera’ solo con maschi con buoni geni. Posto che il vantaggio dei geni migliori superi il costo dell’handicap, la qualita’ netta della progenie della femmina di gusti difficili sara’ superiore a quella della femmina che si accoppia a caso. L’handicap agisce come indicatore di qualita’ genetica e deve essere costoso per garantire che il segnale sia onesto: altrimenti maschi di bassa qualita’ potrebbero altrettanto bene mettersi in mostra e le femmine non sarebbero capaci di fare una distinzione”. [traduzione mia da Evolution]. In pratica un dentone lungo sarebbe un segnale per le femmine che quel maschio e’ forte e robusto e trasmettera’ buoni geni alla prole.

I narvali sono animali molto sociali che vivono nei mari artici dell’emisfero boreale in enormi gruppi, anche di migliaia di individui. Passano la maggior parte del tempo al largo, ma periodicamente entrano nei fiordi, e li avviene la mattanza. Gli esquimesi, oltre a mangiarne le carni, consideravano prelibata la pelle del narvalo che e’ ricca di vitamina C, nutriente difficile da procacciarsi dove la frutta scarseggia.

Se a questo si aggiunge lo sterminio per procacciarsi il prezioso dente, si capisce come mai oggi restino al mondo solo 25.000-30000 narvali, divisi in tre branchi.

Tutt’oggi il narvalo e’ cacciato da bracconieri per il corno, richiesto da musei e collezionisti privati. Se non si riuscira’ a porre un freno, ben presto il narvalo diverra’ raro come un… unicorno.

Published by tupaia on novembre 4th, 2007 tagged mammiferi, marini


11 Responses to “L’unicorno da mangiare con la buccia: Il narvalo (Monodon monoceros)”

  1. giam Says:

    La teoria dell’ “handicap da esibire” la lessi trovai in Jared Diamond “Il terzo scimpanzè”. E’ noto (azz…) che non sono certo nè uno specialista nè un conoscitore di qualsiasi branca dell’umano scibile, ma personalmente la trovo macchinosa, quasi tesa alla dimoastrazione che tutto deve avere una ragione funzionale, in particolare nell’ambito del “diffondi più geni che puoi”. Lo chiedo con una certa leggerezza da ignorante qual sono: questa (e tante altre cose) non potrebbe essere una cazzata combinata dalla natura, rimasta lì senza eliminazione per selezione perchè per fortuna, caso, incidente, non si sono verificate pressioni ambientali anti-dentone?
    Capisco che tre metri di dente è roba che implica tutta una serie di riorganizzazioni, che so, nella mascella, nella muscolatura, etc… ma quanto devono essere strette le pareti della necessità per non far esprimere il caso…?
    Abbiate pazienza e non spellatemi

  2. danilo Says:

    La teoria della selezione di segnale di Zahavi, secondo me, è buona. Ma, come molte teorie, ha un tantinello preso la mano all’autore, che la usa per spiegare tutto e di più.
    Se si limita a dire che lo “stotting” dell’antilope ha una funzione utile, perchè risparmia al predatore la fatica di inseguire una preda che non raggiungerà, e alla preda la fatica di sfuggire ad un predatore, sono completamente d’accordo.

    Ma in questo caso si tratta di un handycap in senso golfistico, cioè di un vantaggio che _puoi_ dare al predatore, ma che non _devi_ dare, quindi una comunicazione onesta. E il recepirla è nel vantaggio sia della preda che del predatore, quindi non c’è motivo per cui non debba mantenersi.

    Un handycap reale, però, non in senso golfistico ma in senso di tara genetica (a mio parere, beninteso) _non può_ essere criterio per una scelta sessuale ottimale. Voglio dire, in quella generazione di maschi ci sarà certamente un esemplare sufficientemente buono e, contemporaneamente, privo di un dente che fuoriesce di tre metri dalla bocca. E soprattutto, che non porti i geni per cui i suoi figli maschi somiglino a tanti cavatappi senza nulla da stappare.

    Beh, la questione è un po’ lunghetta da spiegare. Se ti interessa, e non ti pesa lo sbadigliare, puoi provare a dare un’occhiata qui:
    http://www.daniloavi.splinder.com/

  3. giam Says:

    per danilo:
    ho letto il tuo articolo e mi ha molto interessato (non faccio complimenti…). Non me la sento certo di esprimere un giudizio, data sia la complessità dei tuoi argomenti (e deglle argomentazioni altrui da te “criticate”) ed anche a causa di una non agevolante esposizione: credo che tu abbia scritto l’articolo parlando a te stesso, cioè per “fissare” delle tue idee, più che per esporle agli altri. Comunque a me ha interessato proprio perchè c’è dentro una visione particolare e particolareggiata della cosa a cui accennavo: caso e necessità. Perchè non provi a dare una “aggiustata” espositiva al tuo articolo? Sono Mr. Nessuno, ma credo che il web sia pieno di Mr. Nessuno che cercano risorse fruibili anche da loro e non signorine discinte o trattati strettamente specialistici…
    Excuse me la logorrea :-)

  4. tupaia Says:

    Per Danilo: mi unisco al coro del “riscrivi quell’articolo” perche’ il contenuto e’ estremamente interessante, e meriterebbe una forma che gli renda piu’ giustizia. Per ora lo linko cosi’ com’e’, ma magari nel frattempo gli dai una rispolverata.

    Per giam: se il dentone fosse solo frutto del caso, perche’ una narvala si dovrebbe accoppiare col mostro di notre dame anziche’ con un aitante narvalone con i denti dentro la bocca? e’ troppo scomodo per tramandarsi attraverso le generazioni senza una funzione. Poi puo’ avere una funzione diversa da quella dell’handicap, certo, ma non si spiega allora perche’ le femmine ne sono sprovviste.

  5. maisele Says:

    non posso fare a meno di ammetterlo: da quando ho memoria voglio possedere un dente di narvalo.

    a roma, nell’ingresso del ristorante “la pergola del cavalieri hilton” ce ne sono due.
    complice cercasi.

    cambiando argomento, tupaia, mai scritto nulla sulle scimmie di mare?

  6. tupaia Says:

    maisele: anche tu, come Elisabetta prima, vuoi far sapere a tutti che sei vergine e puoi toccarlo? :-P

    Per scimmie di mare che intendi? io con quel nome conosco solo le Artemie saline, quelle le cui uova venivano vendute in bustine per i bambini negli anni settanta.

  7. maisele Says:

    la mia verginità è talmente evidente che non mi serve il dente (fa pure rima).

    si, le scimmie di mare di cui parlo sono quelle; quando ero pischello le spacciavano come esempio di generazione spontanea e dicevano si potevano ammaestrare… bei tempi, c’era anche il binocolo che vedeva attraverso i vestiti.

  8. Palmiro Pangloss Says:

    @Tupaia: Tutte le spiegazioni mi piaono troppo macchinose e meccanicista. IMHO il narvalo ha il dentone perche’ Dio aveva finito i pezzi nella sua scatola del lego celeste e l’ha fatto con gli avanzi. Un po’ come l’ornitorinco.

    @Maisele: Ce lo aveva, l’ha ancora spero, il mio liceo e da allora lo voglio. Quasi, quasi la notte tra il 17 e il 18…

  9. maisele Says:

    @palmiro: ne ha uno o due? se ne ha uno solo lo potrei accettare al posto del netsuke (pago un conguaglio pari a una cena, va’).

  10. tupaia Says:

    @palmiro e maisele: ma poi, che ve ne fate del dente?
    Se volete fare le cose legalmente, comunque, date un’occhiata qui: http://snipurl.com/1tgwe
    6000 dollari e via.
    Si vendono comunque anche ottime repliche, non provano la verginita’ di maisele ma fanno la loro figura in soggiorno.

    @maisele. L’occhio naupliare delle artemie saline potrebbe essere interessante, ci penso un po su, raccolgo info e magari ci scribacchio qualcosa. Le “scimmie di mare” ho viste un paio di mesi fa ancora in vendita a londra, ma per meta’ prezzo te ne procuro io una camionata, se vuoi ;-P

  11. Palmiro Pangloss Says:

    @Maisele: ne ha uno se ben ricordo. Inizia pr favore a pensare ad un sostituto del netsuke, quello la non l’ho piu’ visto.

    @Tupaia: Legalmente non diverte: o ammazzo la bestia o lo rubo, preferibilmente ad una istituzione. La replica non la prendo nemmeno in considerazione.

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