L’ultimo dei Rincocefali: il Tuatara (Sphenodon punctatus)

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Un tuatara. da: Pukaha Mount Bruce

Quando penso al concetto di fossile vivente, non posso fare a meno di sorridere stupidamente tra me e me perche’ mi torna sempre alla mente una esilarante scenetta dei Monty Python in cui l’attore John Cleese cerca di dimostrare al supponente commesso del negozio di animali in cui ha appena comperato un pappagallo che il pappagallo e’ morto. Ebbene, secondo me un animale fossile, come dice Mr. Praline nella scenetta a proposito del pappagallo, e’ passato a miglior vita, non e’ piu’, ha cessato di essere, e’ spirato ed e’ andato a incontrare il suo creatore, e’ morto, e’ stecchito. Ha saltato il fosso. Ha abbandonato le sue spoglie mortali. Ha calato il sipario e si e’ riunito al coro invisibile. E’ un EX-ANIMALE!

Insomma, a farla breve secondo me le parole “fossile” e “vivente” nella stessa frase proprio non ci stanno. Sarebbe come aspettarsi che i processi evolutivi di quella specie si sono fermati per centinaia di milioni di anni, che non si e’ adattato, che ha lasciato che tutto cambiasse intorno a lui senza muoversi, che il suo DNA non muta.

Ciononostante, agli zoologi piace questo concetto del fossile vivente e lo applicano un po’ qua e un po’ la, al limulo, al celacanto, alla salamandra giapponese, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Basta che siano antichi filogeneticamente e che somiglino esteriormente ai loro antenati fossili. Fa scena.

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Sphenodon punctatus. Da Pukaha Mount Bruce

Il tuatara e’ una di queste sfortunate creature considerate fossili viventi. E’ un rettile che appartiene all’antichissimo ordine dei Rincocefali (testa a becco), detto anche degli Sfenodonti (denti a cuneo), comparso sulla terra 220 milioni di anni fa, nel Triassico, (contemporaneamente ai dinosauri piu’ antichi) e di cui oggi rimangono solo due specie, lo Sphenodon punctatus e lo S. guntheri. Malgrado oggi i due ultimi Sfenodonti vivano entrambi in Nuova Zelanda, nel Triassico erano diffusi un po’ ovunque, e ce n’erano anche in Europa. Poi, sotto la pressione dei dinosauri, si estinsero in Laurasia circa 110 milioni di anni fa, ma rimasero prosperi in Gondwana ancora per un po’, sopravvivendo in Argentina, allora ancora tutt’uno con l’Antartide e la Nuova Zelanda, almeno fino a 65 milioni di anni fa, quando si estinsero i dinosauri.

Nel Cenozoico l’ultima roccaforte degli Sfenodonti rimase allora il frammento di Gondwana che, spostandosi verso ovest, diede origine alla Nuova Zelanda, su cui non c’erano predatori pericolosi come i mammiferi placentati.

Malgrado assomigli ad una lucertola, non e’ piu’ imparentato con le lucertole di quanto lo sia con i serpenti. Dall’antenato comune infatti discesero due rami, uno che alla fine ha portato ai tuatara, ed uno che era quello dell’antenato comune tra le lucertole e i serpenti.

In comune con lucertole e serpenti ha la capacita’ di staccarsi la coda se e’ in pericolo, il cambio periodico della pelle, squamata, la fessura della cloaca trasversa. Di differenze ce ne sono moltissime.

Innanzi tutto cammina come un anfibio piu’ che come un rettile. Il cervello e il cuore sono anche piu’ da anfibio che da rettile. Ha delle costole ventrali dette gastralia, caratteristica insolita tra gli squamati. Anche il pene e’ rudimentale, con grande disappunto delle “tuatare”, suppongo. Alcune ossa e articolazioni somigliano piu’ a quelle dei pesci che a quelle dei rettili. Ha due file di denti nella mascella superiore, e una in quella inferiore che si incastra nello spazio tra le due file superiori, e i denti, saldati nell’osso, si consumano nel tempo tanto che gli animali piu’ anziani devono mangiare cose piu’ morbide, tipo lombrichi. Anche l’orecchio e’ rudimentale.

La caratteristica piu’ incredibile in assoluto e’ tuttavia il terzo occhio sulla volta cranica del tuatara. Questo occhio, dotato di cornea, cristallino, retina e innervazione, non vede in realta’ molto bene (non si puo’ avere tutto dalla vita!) distingue piu’ luci e ombre che movimenti, probabilmente.

Deriva da un organo che abbiamo anche noi umani nel cervello, l’organo pineale, che nel tuatara e’ diviso in due, l’occhio e la ghiandola pineale, mentre noi abbiamo sviluppata solo la ghiandola pineale. Questa ghiandola, di notte, secerne melatonina che negli animali e’ responsabile dei ritmi sonno-veglia, ma le funzioni esatte della ghiandola sono ancora avvolte dal mistero sia per i tuatara che per noi. A cosa serva il terzo occhio al tuatara non e’ chiaro, probabilmente a controllare il livello di esposizione alla luce solare. Sfortunatamente e’ visibile solo nei giovani, attraverso una porzione traslucida di osso parietale che poi diventa opaca e ricoperta da squame e pelle.

A dispetto di coloro che gli danno del “fossile”, il Tuatara e’ perfettamente adattato al clima relativamente freddo della Nuova Zelanda, anzi, forse deve a questo preadattamento la sua sopravvivenza: nel Creataceo quella porzione di terra emersa si trovava ancora piu’ a sud di oggi (tra 60 e 70 gradi di latitudine sud) e il clima rigido la rendeva inospitale per i mammiferi e, soprattutto, per altri rettili. Quando la Nuova Zelanda si e’ separata dal resto delle masse continentali il tuatara si e’ trovato a non avere competitori in quanto era l’unico preadattato ad un clima mediamente molto piu’ freddo.

Il suo metabolismo lentissimo gli permette non solo di poter cacciare, di notte, a temperature tra i 7 e gli 11 gradi C, temperatura improponibile per ogni altro rettile, ma anche di essere estremamente longevo, sicuramente piu’ di 100 anni ma c’e’ chi sostiene anche 200 o 300. Smette di crescere a circa 35 anni ma il maschio e’ lungo circa 50 cm, circa la meta’ dei suoi antenati. Per via del metabolismo lento, la maturita’ sessuale e’ raggiunta solo a 15-20 anni di eta’ e le femmine depongono 6-10 uova membranose e morbide solo ogni 2-5 anni. I maschi sono territoriali, molto piu’ grossi e con la crestina da draghetto sulla schiena piu’ pronunciata, che rizzano dirante il corteggiamento. Le uova sono deposte in tunnel di circa 20 cm scavati dalla femmina e la madre resta di guardia al nido per qualche giorno, dopo di che non ci sono altre cure parentali. Il sesso dei nascituri dipende dalla temperatura: sopra i 20 gradi nascono per l’80% maschi, sotto i 20 gradi nascono per l’80% femmine, e sotto i 18 gradi nascono solo femmine.

Nonostante il freddo i tuatara hanno abitudini  notturne, e si attivano dopo l’imbrunire a caccia per lo piu’ di invertebrati, ma anche di rane, uova di uccelli marini e se ne trovano anche tuatara piu’ giovani. Vivono lungo le coste e spesso usano come rifugio le tane scavate dagli uccelli marini. Di giorno tuttavia preferiscono scaldarsi al sole se fa freddo piuttosto che rimanere nella tana.

Ci sono due specie di tuatara, entrambe punteggiate, a dispetto del nome. Lo Sphenodon punctatus e’ piu’ comune, ce ne sono circa 60.000 sparsi nelle isole intorno alla Nuova Zelanda. Sulle due isole principali, invece, e’ estinto sotto la pressione del Ratto polinesiano (Rattus exulans), arrivato circa mille anni fa insieme ai primi uomini, ma e’ stato di recente reintrodotto in aree protette. Dello Sphenodon guntheri, invece, ce ne sono solo circa 400 esemplari su di un’isoletta, ed e’ stato introdotto su altre due. E’ considerato specie a rischio (Vulnerable nella classificazione IUCN) perche’ sempre sotto la minaccia di ratti, bracconieri e incendi.

Nota di folklore: tuatara, nella lingua Maori, significa “Spine sulla schiena”. Alle donne maori era proibito mangiarlo ma lo tatuavano in prossimita’ dei genitali. Era considerato il messaggero di Whiro, dio della morte e dei disastri.

Testi consultati:

Cree, Alison. 2002. Tuatara. In: Halliday, Tim and Adler, Kraig (eds.), The new encyclopedia of reptiles and amphibians, Oxford University Press, Oxford, pp. 210-211.

Huggett, R.J. 2004. Fundamentals of Biogeography (Second Edition), Routledge Taylor and Francis Group, London adn New York, p.63

Siti web:

Musico, B. 1999. “Sphenodon punctatus” (On-line), Animal Diversity Web. Accessed August 18, 2007

Published by tupaia on agosto 18th, 2007 tagged rettili


One Response to “L’ultimo dei Rincocefali: il Tuatara (Sphenodon punctatus)”

  1. Tuatara | AllZoon Says:

    […] L’ultimo dei rincocefali articolo sul blog “l’orologiaio miope” […]

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