Lo strano caso di “testa di vetro”: Macropinna microstoma – Post di Giulio

A volte la realtà supera di gran lunga la fantasia. Prendiamo ad esempio le profondità dell’oceano, con tutti i loro misteri ancora da svelare; innumerevoli scrittori di fantascienza (e non solo) si sono sbizzarriti nell’immaginare strane e terrificanti creature marine, tentando di renderle il più originali e realistiche possibili. Ma nessuno di loro avrebbe mai potuto concepire l’esistenza di un essere strambo come Macropinna microstoma (dal greco “grossa pinna, piccola bocca”), il pesce dalla testa trasparente. La bestiola in questione vive nel  Pacifico del nord tra i 500 e i 1000 metri di profondità, ed è senza dubbio una creatura unica al mondo. Si tratta di un pesce Attinopterigio lungo circa 15 cm appartenente all’ordine degli Osmeriformes, più precisamente alla famiglia degli Opisthoproctidae.

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Macropinna microstoma che guarda verso l’alto.  © 2004 MBARI Foto: mbari.org

E’ l’unico rappresentante noto del genere Macropinna, ma non è certo questo a renderlo tanto speciale; il suo cranio è infatti completamente trasparente, così da rendere perfettamente visibili gli organi interni della testa (i quali grazie alla luce che filtra attraverso l’acqua assumono un colore  violaceo, in contrasto con lo scuro del resto del corpo). Un’altra stravaganza è costituita dai grandi occhi tubulari di colore verde situati all’interno della calotta trasparente,  che sono valsi all’animale il soprannome di “barreleye”. Ad un primo sguardo gli occhi sono difficili da notare ed è facile confonderli con le due piccole fessure situate nella parte alta del muso, che hanno in realtà funzione olfattoria. Ma le sorprese non finiscono qui! I grandi occhi sono infatti capaci di raccogliere ed immagazzinare luce, conferendo al pesce una sorta di “vista a tunnel” con cui orientarsi nelle oscure acque in cui vive. Oltre a ciò possono ruotare lungo l’asse longitudinale permettendo all’animale di guardare in tutte le direzioni attraverso la copertura trasparente ( il che spiega la sua straordinaria abilità nel catturare le prede con movimenti rapidi e precisi). Le pinne larghe e piatte gli permettono di restare sospeso in acqua nella quasi totale immobilità, e di compiere manovre estremamente accurate.

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Macropinna microstoma.  Le due fossette non sono gli occhi ma le narici. © 2004 MBARI Foto: mbari.org

La piccola bocca suggerisce una grande precisione e selettività nella cattura di piccole prede natanti, ma d’altro canto la notevole ampiezza del tubo digerente indica una dieta molto varia composta da molte specie di piccole creature pelagiche. Secondo gli studiosi il Macropinna microstoma avrebbe sviluppato anche una notevole abilità nel rubare il cibo dai tentacoli delle grandi meduse coloniali (sifonofori) appartenenti al genere Apolemia; il pesce, nuotando con movimenti cauti e precisi fra i tentacoli della medusa, riuscirebbe a catturare crostacei copepodi e altri animaletti intrappolati fra i tentacoli stessi. In questa delicata operazione un ruolo fondamentale sarebbe svolto dalla calotta trasparente, che proteggerebbe gli occhi del pesce dal veleno dei tentacoli permettendogli al tempo stesso di localizzare le prede intrappolate. Lo strano essere era noto alla scienza già dal 1939, quando fu descritto per la prima volta, ma sul suo conto si avevano pochissime informazioni. Ancora oggi non è chiaro se sia una specie rara o ad ampia diffusione. Recentemente però è stato studiato da vicino dal Monterey Bay Acquarium Research Institute (MBARI), che lo ha ripreso con un robot subacqueo al largo delle coste della California. Grazie a questo lavoro disponiamo di un gran numero di immagini e di un incredibile filmato che mostra il Macropinna microstoma mentre nuota placidamente davanti alla telecamera, chiedendosi probabilmente il perché di tanta curiosità da parte degli umani. Che ci sarà di strano nell’avere la testa trasparente, dopotutto?

Published by tupaia on maggio 24th, 2009 tagged marini, Pesci, ricerca


4 Responses to “Lo strano caso di “testa di vetro”: Macropinna microstoma – Post di Giulio”

  1. Ok api Says:

    Leggo il blog sempre con molto interesse, davvero bello. Ora una battuta stupida è fuori luogo, ma ho appena letto il post sul calamaro gigante e sto ancora ridendo; adesso vedendo il muso del Macropinna microstoma non posso fare a meno di scrivere che mi ricorda il primo mac os, quello con il monitor trasparente!
    Ora mi ricompongo e mi accingo a leggere il post.

  2. tupaia Says:

    Vero :-)

  3. Luca Says:

    Cara Tupaia, grazie per l’ossigeno in più che il tuo blog concede alla mia antica formazione di biologo. Volevo sottoporti una domanda: questi pesci dotati di occhi così speciali di quali fonti luminose fanno uso? Come localizzano le loro prede in un ambiente completamente buio? si nutrono solo di animali luminescenti?

  4. tupaia Says:

    Luca: la fonte luminosa e’ bioluminescenza, per lo piu’, che dona all’ambiente una penobra impercettibile per noi. Non credo che si sappia ancora con certezza come si nutrono questi pesci.

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