Lo scinco delle sabbie (Scincus scincus)

I miei polmoni respirano l’aria del Tempo

Che soffia oltre le sabbie che ricadono

Frank Herbert, Dune

 

La saga di Dune, il capolavoro di Frank Herbert, e’ stata descritta come “the first planetary ecology novel on a grand scale” (James, Edward and Farah Mendlesohn, 2003, The Cambridge Companion to Science Fiction). Uno dei motivi per cui gode di grande popolarita’ al di fuori dei cultori di fantascienza e’ proprio l’attenzione “ante litteram” per l’ecologia a livello planetario e le interazioni tra l’uomo e l’ambiente.

In tutta sincerita’, a me l’ecologia di Dune non ha mai convinto, e non perche’ abbia trovato che la saga sia una supponente alternativa al Valium, ma perche’ si intuisce che Frank Herbert, di ecologia (e di genetica), ne sapeva piu’ o meno quanto ne so io di astrofisica. Bisogna riconoscergli pero’ l’impegno nel cercare di creare una struttura che stesse in piedi, anche se, per citarlo, ha tentato e ha fallito.

dune__drive_the_sandworm_by_leywad.jpg L’animale alla base della vita sul desertico e sabbioso pianeta Dune e’ una specie di lombricone gigante lungo qualche centinaio di metri, immortale e indistruttibile salvo che al contatto con l’acqua, che vive spostandosi nelle profondita’ della sabbia da cui non emerge quasi mai. Si nutre di plankton delle sabbie, la sua stessa forma embrionale, che a sua volta si nutre di spezia, che e’ il prodotto dell’escrezione metabolica della trota delle sabbie, la larva del vermone; praticamente Frank Herbert ha inventato il moto perpetuo. A volte l’adulto si nutre di macchine per l’estrazione della spezia. Ingerisce accidentalmente esseri umani, per creare suspence narrativa, ma gli procurano dei fastidiosi bruciori di stomaco perche’ contengono acqua. Il vermone esce in superficie solo quando percepisce vibrazioni generate dagli esseri umani, chissa’ perche’.

Fotocredit

Non preoccupatevi, durante la pausa natalizia non ho deciso di trasformare questo blog in uno di critica letteraria, anche perche’ non conosco abbastanza parole altisonanti allo scopo. Questa premessa mi serviva per introdurre la versione terrestre -e reale- del vermone di Dune: lo scinco delle sabbie, Scincus scincus. Chissa’ se frank Herbert vi si e’ ispirato o si tratta di un caso.

Gli scinchi sono una famiglia di rettili simili alle lucertole, ma piu tozzi, con le zampe cortee la coda tozza. Diversi scinchi mancano completamente di zampe e/o di occhi e vivono sottoterra, piu’ o meno come le Amphisbaene.

Scincus scincus, tuttavia, e’ dotato sia di zampe che di occhi.  Questa lucertolina (circa 20 cm di lunghezza da adulto) vive nell’Africa sahariana e nella penisola Araba, in pieno deserto sabbioso, a temperature elevatissime e in quasi totale assenza di acqua, dove la sabbia e’ meno compatta. Per sopravvivere all’ambiente inospitale del deserto e per sfuggire ai predatori, il sandfish, pesce delle sabbie, come lo chiamano gli anglosassoni, si “tuffa” letteralmente muso in avanti nella sabbia e si sposta “nuotando” nella sabbia con una facilita’ eccezionale. L’adattamento e’ tale che questo animale passa sotterrato nella sabbia almeno il 90% del suo tempo.

scincus.jpg

Scincus scincus. Fotocredit

Gli adattamenti consistono in squame piccole e molto lisce, foro timpanico piccolissimo per evitare che la sabbia entri nelle orecchie, narici chiudibili per lo stesso motivo. Le squame sono formate da una particolare cheratina (la sostanza che forma anche le nostre unghie) ricca di zuccheri e zolfo e priva di cariche elettriche in modo da non attirare con forze ioniche i granelli di sabbia e ridurre l’attrito. Soprattutto: come fa a respirare sotto la sabbia? Eissa e Ihmied hanno dimostrato che l’emoglobina di questo scinco e’ particolare, poiche’ cattura molto piu’ facilmente del normale l’ossigeno e lo restituisce lentamente. Inoltre i tessuti sono adattati per tollerare livelli molto alti di anidride carbonica nel sangue sia venoso che arterioso. Detto terra-terra, sta in apnea, zitto e marcia. Le zampine sono munite di frange per aumentare la superficie di appoggio sulla sabbia friabile.

Lo scinco delle sabbie si nutre di insetti e scorpioni che vivono sulla superficie della sabbia, e di qualche occasionale lucertola. E’ troppo piccolo per gli esseri umani e penso che darebbero bruciori di stomaco anche a lui. Esattamente come fa il vermone di Dune con i Fremen, e’ in grado di percepire le vibrazioni sul terreno quando le prede si spostano e sbuca da sotto la sabbia all’improvviso per catturarle.

Per molti anni gli scienziati si sono chiesti che tipo di propulsione usasse questo animale per “nuotare” nella sabbia. Baumbartner et al, nel 2008, pensavano di aver risolto il mistero osservando i movimenti dell’animale con la risonanza magnetica nucleare. Il loro studio concluse che lo scinco compie movimenti ondulati del corpo, senza rotazioni assiali, accompagnati da movimenti delle zampine tipo “nuotatore”. Queste conclusioni tuttavia sono state smentite da uno studio del 2009 (Maladen et al, 2009) che osserva uno scinco che nuota sotto la sabbia coi raggi X. Il filmato ottenuto mostra senza ombra di dubbio che l’animale tiene le zampine attaccate al corpo e compie un movimento intermedio tra quello di un serpente su una superficie solida e quello di un pesce tipo anguilla in acqua, il che rende il nome “sandfish” piu’ che mai appropriato. Se volete vederlo, qui ci sono due impressionanti filmati. La sabbia si comporta come un “frictional fluid”, un fluido che fa attrito, dalle proprieta’ particolari e differenti da quelle dell’acqua: l’attrito sviluppato tra i granelli di sabbia e il corpo dello scinco e’ infatti indipendente dalla velocita’ dell’animale (al contrario di quello che succede con acqua e con aria) , ma solo dalla densita’ della sabbia, ovvero la proporzione tra aria e granelli di sabbia (che allo stato ottimale dovrebbe essere tra il 58 e il 62%). In ogni caso lo scinco non modifica mai il suo stile di “nuoto” e anzi la sabbia piu’ compatta sembra incrementarne la velocita’, anche se ovviamente e’ un substrato piu’ faticoso.

Se dunque lo scinco si limita a movimenti ondulatori del corpo per spostarsi, che se ne fa delle zampe? Questo animale, come la sua vista eccellente testimonia, non ha rinunciato a cacciare attivamente sulla superficie del deserto, di notte.

Ci sono poche notizie relative alla riproduzione di questi rettili. Si sa che depongono le uova in gruppi di circa sei, ma non saprei dire quanto la temperatura del deserto, cosi’ variabile tra il giorno e la notte, influenza la sex-ratio (rapporto numerico tra maschi e femmine).

E ora, la buona notizia: e’ possibile allevare gli scinchi delle sabbie a casa, con i dovuti accorgimenti, come ad esempio una lampada riscaldante molto potente e un buon coperchio per ridurre l’umidita’. Il substrato e’ costituito da sabbia, ovviamente, ma la difficolta’ e’ che lo strato inferiore deve essere piu’ fresco ed umido di quello superiore. Un tubicino che porta giu’ acqua dovrebbe servire allo scopo.  In ogni caso io lascerei queste bestiole nel loro deserto, a cui, come i Freman di Dune, appartengono.

Referenze:

Baumgartner W, Fidler F, Weth A, Habbecke M, Jakob P, et al. (2008) Investigating the Locomotion of the Sandfish in Desert Sand Using NMR-Imaging. PLoS ONE 3(10): e3309. doi:10.1371/journal.pone.0003309

Maladen RD, Ding Y, Li C, Goldman DI (2009) Undulatory Swimming in Sand: Subsurface Locomotion of the Sandfish Lizard Science. 325(5938):314-8.

http://qspace.qu.edu.qa/bitstream/handle/10576/8015/078202-0022-fulltext.pdf?sequence=4

Published by tupaia on gennaio 10th, 2010 tagged Insettivori, notturni, rettili, vermi


31 Responses to “Lo scinco delle sabbie (Scincus scincus)”

  1. Formalina Says:

    Un articolo leggero e curioso per iniziare bene il nuovo anno. Mi ci voleva proprio per allietare la pausa-studio!
    Molto carini i filmati (buono l’espediente di impiegare i traccianti posti sugli arti per dimostrare la teoria… semplice ed efficace!)

  2. Marco Ferrari Says:

    Bentornata. Mi pare che Herbert abbia passato un certo periodo in Arabia, e abbia ammirato il sistema sociale dei nomadi là. Gli scinchi mi fanno venire in mente anche l’evoluzione dei serpenti che, secondo alcuni, hanno iniziato a perdere le zampine proprio andando sotto la sabbia. È ancora vero?
    Marco

  3. falecius Says:

    Questa è sincronia.
    Stavo proprio pensando oggi, in mezzo alle sabbiose polveri cairote, (ma non è sabbia del deserto in cui nuotare come scinchi. E’ smog) “che peccato che Tupaia scriva così poco ultimamente”.
    E stavo anche dicendo a Roseau che devo proprio leggere Dune, per una serie di ragioni che non hanno niente a che fare con gli scinchi. Peccato che lo trovi palloso, spero di non fare la stessa fine.
    Quanto ai paroloni altisonanti, vengo fresco fresco da una lettura di S.J. Gould e ti assicuro che anche voi biologi evoluzionisti a volte non scherzate: ci ho messo un po’ a capire la differenza tra anagenesi e cladogenesi.

  4. falecius Says:

    Marco: non so se Herbert abbia passato del tempo in Arabia, ma so per certo che ha fatto i bene compiti, nel senso che il mondo arabo nomade è stato una sua fonte primaria d’ispirazione. E islamologi molto bravi mi assicurano che ha fatto un lavoro molto raffinato sulla religione dei Fremen (che è abbastanza evidentemente un Islam appena mascherato).

  5. falecius Says:

    Dissento comunque sulla priorità di Herbert nel dipingere in dettaglio un’ecologia planetaria. Un racconto intitolato “Nonno”, di cui mi sfugge l’autore, l’aveva già fatto, con risultati probabilmente più convincenti, almeno vent’anni prima, e credo che potrei trovare altri esempi (diverse cose della Le Guin, per dire, ma non giurerei che siano precedenti a Dune).

  6. falecius Says:

    (ok, mi era sfuggito il “grand scale”. In tal caso, potrebbe essere vero, ma resto un po’ perplesso).

  7. Marco Ferrari Says:

    Immagino che abbia fatto bene i compiti, ma a Tupaia, e a me, non è mai andato giù che una specie si nutrisse della sua prole che a sua volta si nutriva di spezia che proviene dalla larva della specie di origine. Ecologicamente impossibilia. Anche se a me poi Dune non è dispiaciuto del tutto – i primi due o tre dico.

  8. falecius Says:

    Marco: parlavo dei compiti di islamistica, non di quelli di ecologia. Anche a me ‘sta roba sembra una vaccata, messa giù così.

  9. Marco Ferrari Says:

    @falecius Non mi sono spiegato bene. Ho capito cos’hai detto e ti dò ragione. E’ che per me l’ecologia è più importante dell’islamistica… 8-)

  10. falecius Says:

    Marco: unicuique suum :D

  11. Franco Says:

    Ho tenuto per molti anni una coppia di Scincus scincus, e sono in effetti creature simpatiche e affascinanti.
    Ma a me, più che Shai-ulud, ricordavano un sacco i vermoni di “Tremors” ;-)

  12. Palmiro Pangloss Says:

    Il primo Dune e’ una pietra miliare della fantascienza, i volumi successivi diventano esponenzialmente sempre piu’ pallosi.

  13. tupaia Says:

    Falecius: sono d’accordo con Marco su tutta la linea per motivi di forma mentis, ovviamente, eccetto che sull’apprezzare i primi tre libri. Salverei al massimo il primo. La cosa raggelante e’ che negli anni settanta, secondo wiki, Herbert lavoro’ come consulente ecologo in estremo oriente, per il semplice merito di avere scritto Dune.
    Sull’antropologia e la religione non mi pronuncio perche’ non ne so nulla, prendo per buono quello che mi dici, ma come sedicente ecologo herbert andrebbe di molto ridimensionato.
    Secondo lui Dune era un pianeta acquoso prima dell’invasione dei vermoni, alloctoni. Poi le trote delle sabbie avrebbero circondato tutti gli oceani del pianeta nascondendo le masse d’acqua e trasformando il pianeta in desertico-sabbioso. Non e’ chiaro dove sia finita l’acqua, ma la pochezza della cosa e’ assai. Non si spiega ad esempio come mai, se l’acqua e’ nel sottosuolo, non riemerge quando i gas spingono la spezia in superficie.
    Ce ne sono molte altre di scemenze, tipo la pelliccia di balena, ma il libro l’ho letto almeno 15 anni fa e i dettagli ora mi sfuggono.
    Goditi la vacanza in Egitto e a presto

  14. tupaia Says:

    Franco: si sono riprodotti? A che temperatura li tenevi? Tremors non l’ho visto

  15. Walt Says:

    Chissà se Paperon de’ Paperoni utilizza una strategia simile per nuotare tra le monetine del deposito? Mi sono sempre chiesto come possa riuscirci…

  16. falecius Says:

    Tupaia: non è una vacanza.

  17. Franco Says:

    No, purtroppo non si sono mai riprodotti, nonostante fossero una coppia. La femmina mi è morta dopo circa otto anni, mentre il maschio ha superato i dieci. Essendo entrambi esemplari adulti WC, non ho alcun modo di sapere che età avessero al momento dell’acquisto. Li tenevo in un terrario abbastanza ampio, con una zona riscaldata da una lampada “spot” e un’altra più “fredda”. Il classico allestimento da “deserticoli”, insomma.

    “Tremors” è una discreta porcheria di film, ma piuttosto divertente. Il primo episodio, quantomeno.

  18. Francesco Says:

    Un po’ OT, lo so, ma:
    Il verme enorme nel deserto che mangia la prole ovviamente non sta in piedi dal punto di vista ecologico ma è un simbolone dal punto di vista della psicologia analitica.. sembra che Herbert fosse stato un fan di Jung fra le altre.

    torno nel silenzio :)

  19. Stefano Says:

    Tupaia: alla luce del tuo post devo ricollocare Dune un po’ più in basso nella mia personale classifica di bibbie della fantascienza.
    Accecato dalla storia e dalla maestosità dei Creatori (i vermoni) non riuscivo a cogliere le ecoballe di Arrakis.
    Però, ammetterai che è un po’ come smettere di credere a Babbo Natale…. ma per la Scienza questo ed altro.

  20. tupaia Says:

    Francesco: il tuo blog e’ troppo criptico per me, ma sembra interessante. Cerchero’ di trovare il tempo per leggerlo in modo piu’ approfondito.
    Non avevo pensato al simbolismo, in effetti. Forse avrei apprezzato il libro molto di piu’ se non ci fossero state tutte le millantate pretese scientifiche.

    Stefano: Io ho espresso una mia personale opinione, naturalmente, e non e’ detto che sia una verita’ assoluta. Rimane del resto un racconto di fantascienza, quindi ci possono essere tutte le “ecoballe” dell’universo, purche’ non siano spacciate per “ecologia”

  21. tupaia Says:

    Franco: grazie, sei l’unico in questi commenti che ancora parla di animali. Ma si trovano in commercio? Come ce li si procura?

  22. tupaia Says:

    Falecius: ti sei trasferito in Egitto????

  23. falecius Says:

    Per un po’ di tempo sì. Ma intendevo dire che non sono qui in vacanza, ma per studiare/lavorare.

  24. Mar Kino Says:

    Torno tra i commenti dopo molto tempo… ma non ho smesso di leggere!
    Gli scinchi si possono trovare in “commercio” nei normali circoli di erpetofili. Sono più rari da trovare rispetto gli altri rettili più commerciali, come gechi e serpenti del grano, ma gli aficionados ci sono, e sono anche ragionevolmente sicuro che qualcuno che riesce a riprodurli in cattività esista.
    Prova a guardare su http://www.sanguefreddo.net

  25. tupaia Says:

    Mar Kino: ti ringrazio per l’informazione ma, come ho scritto, forse e’ meglio che continuino a vivere nel deserto

  26. Mar Kino Says:

    Non posso che essere d’accordo con te!

  27. Andrea Says:

    …non occorre andare in nord Africa per vedere qualcosa di simile: in Italia abbiamo rettile che è parente di questa meraviglia e che adotta in certi casi uno stile di vita fossorio assolutamente analogo. E’ il gongilo (Chalcides occellatus), scincide diffuso – credo – in Sardegna e Sicilia. Mi sono fatto comunnque l’idea che più di un rappresentante dell stesso genere abbia questa dote – anni fa allevai dei Chalcides provenienti dal nord Africa ed erano dei veri pesci, nella sabbia.
    ne approfitto per farti i miei complimenti per il blog: è bellissimo! Lo seguo da tempo. Continua così!

  28. Andrea Says:

    oops! volevo dire oCellatus! sorry!

  29. tupaia Says:

    Andrea: immagino che sia un fenomeno di convergenza laddove ci sono ambienti desertici e sabbiosi, solo che mi sfuggono i deserti siciliani ;-P

  30. Andrea Says:

    …in Italia meglio mantenere un profilo basso: i deserti sono troppo ingombranti – o meglio troppo “importanti” da portare con disinvoltura. te lo immagini?
    “Con cosa l’hai abbinato quell’Etna?”
    “Ma, con un po’ di deserto…”
    “Ma cara come sei retrò… poi non ti si nota più…togliti subito quel desertaccio che t’abbotta e mettiti ‘sta frangia di dune sabbiose che ti svacca…”
    Già, molto meglio un’ampia frangia di dune sabbiose, che si abbina sempre con tutto. E poi è abbastanza ampia da farci una nuotatina, per un esserino non ancora troppo specializzato ma già con qualche buon adattamento fossorio ;-)!

  31. Franco Says:

    Ai tempi (parlo di più di vent’anni fa) li avevo comprati in un banalissimo (e nemmeno tanto specializzato) negozio di animali del centro di Milano. Ma mi pare di averne visti esemplari in vendita a diverse fiere di terraristica negli ultimi anni.

    Non sono intervenuto sul discorso di Dune per due semplici motivi:
    a – sono da sempre un fan di Herbert e non volevo generare alcuna polemica off-topic
    b – credo che il discorso “ecologico” di Dune sia un semplice pretesto (se pur ricorrente) per introdurre temi e argomenti di tutt’altro genere, che infatti allontanano progressivamente la storia da sabbie e vermi…

    Per Mar Kino:

    Mi sa tanto che ci conosciamo…:-)

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