Lo famo strano Parte I: una rassegna degli organi copulatori dei vertebrati

Data l’importanza della fertilizzazione interna per assicurarsi la certezza della paternita’ della progenie e la trasmissione dei propri geni, l’evoluzione sembra essersi sbizzarrita in questo settore come in nessun altro: gli organi copulatori maschili si sono evoluti molte volte indipendentemente nel corso dell’evoluzione e con la piu’ sfrenata diversita’ di forme e dimensioni.

Non e’ quindi con l’ottica del voyeur zoofilo che vorrei che fosse letto questo post, ma con quella dell’evoluzionista che riesce ancora a stupirsi della incredibile (e perversa, ammettiamolo) fantasia della natura. Ho dovuto restringere il campo ai vertebrati per ragioni di semplicita’ e brevita’, ma cio’ , beninteso, non significa certo che gli invertebrati siano da meno.

Tra i vertebrati i pesci, bisogna ammetterlo, non sono noti per le loro capacita’ amatorie, preferendo di solito la riproduzione esterna, dato che hanno l’acqua a fare da mezzo di trasporto per le cellule della riproduzione, i gameti. Il sistema tuttavia e’ svantaggioso perche’ non solo non elimina la difficolta’ di cercare e corteggiare un partner, ma richiede anche la dispendiosa produzione di un numero altissimo di uova e spermatozoi. Se non altro pero’ elimina il problema di fondo, che consiste nel convincere una femmina riottosa, poco intelligente e poco collaborativa a stare ferma durante il “rifornimento in volo”, e quindi, con un paio di eccezioni, viene preferito.

Laddove tuttavia le femmine hanno evoluto viviparita’, cioe’ ritengono gli embrioni nel proprio corpo per proteggerli e nutrirli, i maschi hanno dovuto evolvere un pene per non doversi affidare al caso e garantirsi la paternita’ dei pochi embrioni. Cio’ e’ avvenuto in diversi casi esemplari tra i pesci, in maniera indipendente e adottando la stessa soluzione all’annoso problema: da quale parte del corpo evolvere le tubature per il trasferimento dello sperma? La risposta a quanto pare e’ sempre la stessa: dalle pinne anali, le stesse da cui derivano le nostre gambe.

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 Claspers © George Burgess. Foto: flmnh.ufl.edu

Tutti i condroitti, cioe’ i pesci cartilaginei come squali e razze, hanno un pene anche se non tutti sono vivipari (ma evidentemente lo era l’antenato comune, oppure sto confondendo la causa con l’effetto e l’evoluzione di un pene puo’ portare alla viviparita’). Ad essere precisi gli squali non hanno un pene, ma ben due emipeni (in termini tecnici, pterigopodi), per via che le pinne anali sono due e si sono solo modificate, e sono permanentemente rigidi. Sul lato interno di ciascun emipene  c’e’ una specie di grondaia e al momento della copula i due emipeni entrano singolarmente o si possono unire facendo combaciare le grondaie e formando un solo organo dotato di un canaletto entro cui scorre lo sperma. Gli emipeni in inglese si chiamano “clasper” (afferratore), ma il nome e’ scorretto dato che non servono a tener ferma la femmina durante la copula, che in realta’ spesso somiglia piu’ ad uno stupro di massa che ad un atto d’amore. Per tener ferma la sventurata femmina i maschi le afferrano le branchie coi denti e molto spesso le lasciano profonde ferite che cicatrizzano vistosamente. Le chimere invece, un gruppo che si e’ separato molto presto dal resto degli squali e che depone le uova, hanno un terzo clasper retrattile sulla fronte, e forse neanche questo serve davvero a tener ferma la femmina. Mi vengono in mente almeno una decina di battute che si potrebbero fare, ma le risparmio per decenza.

Il secondo gruppo di pesci superdotati (o, se non altro, dotati, a differenza degli altri) e’ quello dei Poeciliidae, che comprende i guppy, i platy e i black molly, pesci d’acqua dolce e calda comunissimi nelle vasche degli acquariofili dilettanti, ma anche le gambusie che si usano nella lotta alle zanzare. Tutti i pecilidi americani sono vivipari (la madre provvede anche nutrimento per l’embrione) e a fecondazione interna, mentre tutti quelli africani sono ovipari e a fecondazione esterna. In questi pesci la pinna anale alla puberta’ si modifica: il terzo, quarto e quinto raggio si allungano moltissimo, gli altri raggi si accorciano e le due pinne si uniscono formando un gonopodio, una struttura tubolare che ha sia forma che funzioni di pene ed e’ in contatto con i vasi deferenti che portano lo sperma dai testicoli. Mi divertivo a osservare i guppy che avevo in acquario, dato che questi pesci sono dei veri e propri maniaci dei giardinetti, gli manca solo l’impermeabile: appena passava una femmina il gonopodio veniva eretto e portato in avanti, o lateralmente, puntando verso la femmina. Degli uncini terminali fanno si che l’aggancio regga anche se l’acqua e’ turbolenta, e lo sperma viene trasferito: basta che la femmina resti ferma accanto al maschio pochi secondi. Come compenso per la velocita’, il gonopodio dei pecilidi puo’ essere lungo anche meta’ della lunghezza totale del corpo del maschio. Anche i pesci delle famiglie Anablepidae, Goodeidae e Cottidae hanno il gonopodio che usano come organo copulatorio, e tutte le volte sembra si sia evoluto indipendentemente: come dire che la necessita’ crea l’organo. I Poeciilidae africani, piu’ romantici e meno pratici, usano invece il gonopodio come ventaglio, per spingere gli spermi verso la femmina.

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Guppy (Poecilia reticulata) col gonopodio puntato in avanti. Foto: © Mollymonticello

Gli anfibi non sono molto diversi dai pesci sotto questo aspetto, e la fertilizzazione esterna e’ quasi la norma, con al meglio un contatto tra la cloaca del maschio e quella della femmina. Quasi, pero’. Ci sono infatti due eccezioni singolari: la prima riguarda una famiglia molto primitiva di rane nord-americane che comprende solo due specie (Ascaphus montanus e Ascaphus  truei) dette saggiamente”rane con la coda”, solo che la coda non e’ una coda. Si tratta invece di una estensione della cloaca che viene usata come organo copulatore per la fertilizzazione interna di queste rane: una mossa saggia, visto che vivono in corsi d’acqua molto veloci che porterebbero via le uova. Ne consegue che le rane con la coda femmine non hanno la coda, e che ancora una volta la “coda” si e’ evoluta del tutto indipendentemente, questa volta da un organo differente, la cloaca, che in queste rane e’ permanentemente estroflessa.

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Ascaphus sp. con la “coda” ben evidente. Foto: K. Petersen

Il secondo gruppo di anfibi “con la coda” e’ costituito dalle cecilie. L’organo copulatorio del maschio in questo caso si chiama phallodeum ed e’ costituito dalla parte terminale della cloaca che viene estroflessa e poi reintroflessa alla fine della copula grazie a muscoli specializzati. La forma del phallodeum cambia da specie a specie, in alcune cecilie africane e’ addirittura spinoso, mentre la forma della cloaca femminile varia poco tra le specie. La copula nelle cecilie dura anche diverse ore, quindi i muscoli che evertono e tengono eretto il phallodeum devono essere possenti, ed infatti sono coinvolti anche i muscoli della parete del corpo. E’ presente anche una ghiandola (Mülleriana) il cui secreto crea il medium adatto per gli spermatozoi, un primitivo tentativo di prostata, se vogliamo, laddove negli squali lo sperma viene semplicemente mescolato ad acqua di mare. Diciamo che rispetto alle salamandre, che fanno sesso per corrispondenza dato che il maschio passa un pacchetto con gli spermi alla femmina, le cecilie sono da Kamasutra. Guarda un po’, molte cecilie sono vivipare o ovovivipare. Come punizione divina per questa vita libidinosa, le cecilie si beccano ben due specie di vermi piatti (trematodi) parassiti nel phallodeo.

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Phallodeum di un maschio di cecilia. Foto: caudata.org

Anche tra gli uccelli gli organi copulatori non sono tenuti in particolare riguardo, dato che la maggior parte si limita al breve contatto tra le due cloache, detto romanticamente “bacio cloacale”. Esistono comunque eccezioni molto interessanti anche in questo caso: gli uccelli con un pene ammontano a circa il 3% di tutte le specie. Una spiegazione comune che viene data per la preferenza del bacio cloacale e’ che in questo modo le femmine possono evitare meglio accoppiamenti forzati e controllare con piu’ facilita’ quale spermatozoo raggiungera’ l’uovo. Io aggiungerei che nessun uccello e’ viviparo o ovoviviparo, e ancora una volte i due eventi (oviparita’ e assenza del pene) sembrano collegati, sebbene gli uccelli abbiano cure parentali estese.

Un gruppo di uccelli interessante per la presenza di un vero e proprio pene (ma sarebbe piu’ corretto parlare di fallo, a quanto pare il termine pene andrebbe riferito solo agli esseri umani) sono i ratiti, ovvero gli struzzi, gli emu’, i nandu’ i casuari, i kiwi e i tinamou, piu’ gli estinti uccello elefante e moa. Se le dimensioni dell’uccello sono in proporzione a quelle dell’… uccello, non oso immaginare cosa doveva essere il fallo del moa, che era alto tre metri. Quello dello struzzo misura una ventina di cm a riposo e una quanrantina quando eretto. L’organo copulatore anche in questo caso deriva da un’estroflessione della cloaca, ma a questo punto dobbiamo fare un passo indietro, visto che sto usando un po’ troppo questo termine: cos’e’ la cloaca? E’ l’apertura unica di quasi tutti i vertebrati, dove sfociano sia l’apparato riproduttore che quello escretore che quello digerente. Insomma, serve sia al passaggio di urina e feci che di spermatozoi e uova. Nome molto appropriato, direi. Noi mammiferi abbiamo invece un’uscita per ciascun apparato.

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Fallo estroflesso per prolasso in uno struzzo morto. Si noti il canaletto per lo sperma sulla superficie superiore. Foto: © tbd1

Il fallo e’ un tubo di tessuto contenuto all’interno della cloaca, di colore rosso vivo per via dei vasi sanguigni. Al momento della copula si gonfia non per il sangue come accade a noi ma per la linfa, e si rovescia fuoriuscendo. Immaginate il dito di un guanto rigirato all’interno che viene spinto verso l’esterno nella sua posizione normale: la superficie a contatto con la femmina e’ quella che a riposo e’ all’interno. Su questa superficie c’e’ un canaletto aperto, in cui scorre lo sperma proveniente dai tubuli seminiferi che sboccano nella cloaca. Per la prima volta in questo post, finalmente, anche le femmine hanno un organo comparabile, che viene per l’appunto detto clitoride ed e’ molto simile come struttura, solo piu’ piccolo. Non saprei dire pero’ se l’analogia e’ del tutto sovrapponibile con gli esseri umani, e quindi se durante la copula il clitoride svolge lo stesso compito di eccitabilita’ nelle femmine di struzzo e di uomo. Nel casuario il clitoride e’ cosi’ grande che la femmina viene considerata androgina o ermafrodita dalle tribu’ locali.

L’altro grande gruppo di uccelli superdotati sono gli anatidi (anatre, oche e cigni), che necessitano di un fallo per via delle abitudini sessuali spesso promiscue: in diverse specie, all’estremita’ del fallo a forma di cavatappi c’e’ uno “spazzolino” che serve a pulire le vie genitali femminili dallo sperma dei concorrenti, e aumenta le probabilita’ di successo di essere il padre dei pulcini; una specie di scovolino sessuale, insomma, che nelle anatre e’ in media tra i 5 e i 9 cm, nelle oche e’ piu’ ridotto. Ed e’ proprio tra le anatre che si ritrova il John Holmes dei vertebrati, il gobbo rugginoso argentino (Oxyura vittata), di cui e’ stato rinvenuto un esemplare con un fallo di 42.5 cm, piu’ lungo del corpo dell’animale, e per giunta ricoperto di spine lungo tutta la sua lunghezza. Le vie sessuali femminili, corrispondentemente, sono contorte e convolute, in modo da garantire alla femmina un minimo di controllo sulla paternita': se il maschio non imbocca la strada giusta, che si apre a sinistra nella cloaca, il che puo’ accadere se il maschio ha fretta perche’ sta forzando l’accoppiamento, le possibilita’ riproduttive diminuiscono. Non efficace come uno spray al peperoncino negli occhi, ma ci si prova. E’ dimostrato pero’ che i maschi con un organo copulatore piu’ lungo, nelle anatre, hanno un maggiore successo riproduttivo, il che spiega la selezione di organi tanto anomali. Non e’ noto quale porzione di questo lunghissimo organo riproduttore venga introdotto nella femmina, ma l’ipotesi che l’enorme fallo venga utilizzato come una coda di pavone per impressionare la femmina e’ stata contestata come antropocentrica. In ogni caso, l’organo (come negli struzzi)  e’ contenuto in una tasca all’interno della cloaca e presenta dei canali laterali a grondaia per il trasporto dello sperma.

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Oxyura vittata con il pene estroflesso

Altri uccelli, come i fenicotteri, hanno un pene, ma e’ in generale di dimensioni piu’ modeste.

Un’ultima considerazione: l’antenato comune degli amnioti, rettili, uccelli e mammiferi, aveva un pene. Questo significa che quest’organo e’ andato perso nel 97% degli uccelli, e probabilmente la “scelta”evoluzionistica di questa perdita e’ stata fatta dalle femmine. Se pensate che vostra moglie sia castrante, ringraziate di non essere un passero.

Adesso prendiamo un po’ di fiato, visto che le immagini diventano sempre piu’ porno e rimandiamo alla prossima puntata osservazioni e commenti sugli organi copulatori dei rettili e dei mammiferi.

Published by tupaia on ottobre 4th, 2009 tagged anatomia, Anfibi, Pesci, Squali, Uccelli


24 Responses to “Lo famo strano Parte I: una rassegna degli organi copulatori dei vertebrati”

  1. nick the old Says:

    ben tornata!
    e come sempre molto interessante.
    ma a che servono le spine (vedi gobbo rugginoso argentino)?
    e non producono lacerazioni?

  2. Mr. Tupaia Says:

    Evvai. La regola 34 colpisce l’orologiaio miope :)

  3. dund Says:

    if it exists, there is pr0n of it.

    venuto benissimo (pun intended). ora aspetto i rettili che lì ce n’è delle belle, sul versante BDSM.

  4. tupaia Says:

    Nick: non pensarle come spine di cactus, ma come spicole cartilaginee. Dovrebbero servire tanto a bloccare la femmina durante la copula (in genere hanno un orientamento), tanto ad agire da scovolino contro lo sperma altrui. In alcuni mammiferi come gatti e conigli, il dolore provocato dall’estrazione del pene dopo la copula induce l’ovulazione nella femmina

    Dund: si i rettili sono fenomenali sotto questo punto di vista, per questo in questo post ho messo gli uccelli al loro posto: la trattazione sui rettili ha bisogno di spazio

  5. dund Says:

    è sempre bene tenere gli uccelli al loro posto

  6. Livio L. Says:

    Bentornata. E che post!
    :-D

  7. Disperso Says:

    Grande Sballo!!!

    Bentornata ^^

  8. Guidus Says:

    Un piccolo dettaglio: dici che il termine “fallo” andrebbe preferito a “pene”. Quando studiavo certi invertebrati, trovavo sempre il termine pene. C’e’ qualche motivo tecnico preciso per utilizzare un termine o l’altro?

  9. tupaia Says:

    Guidus: in effetti hai ragione, non sono sicura al 100% della sfumatura nella lingua italiana. Rilancio la palla ad eventuali linguisti di passaggio (Lord Byron? Dund? Falecius?).
    La distinzione tra phallus e penis pero’ e’ netta e marcata in inglese

  10. Yossarian Says:

    Ciao Tupaia

    Due cose

    In primis: post spettacolare. Mi sono goduto ogni singola riga e fotografie.

    Chapeau

    In secundis : anche tu con “tette e culi” ? E non se ne puo’ piu’, sono dappertutto ormai. Tracimano anche nella biologia.

    Scherzi a parte, spettacolare.

    Ciao

    Attendo la II parte

  11. falecius Says:

    Bellissimo post. Per quanto riguarda fallo/pene, per quanto mi riguarda nebbia fittissima, in effetti pensavo che in biologia si potessero usare indistintamente.

  12. tupaia Says:

    Yossarian: culi e tette nella fattispecie non mi interessano molto, essendo donna ed etero. Allora mi sono concentrata su parti anatomiche piu’ divertenti, e di cui, almeno in biologia, si parla pochissimo :-P

  13. Formalina Says:

    …certo che da questo post più che di “orologiaio” sarebbe meglio parlare di “idraulico miope”! =P

    Complimenti a Tupaia!

  14. Ivo Silvestro Says:

    Post molto interessante.
    Per le spine: io avevo sentito (credo nel libro di Andrea Pilastro Sesso ed evoluzione) che hanno lo scopo di danneggiare la femmina in modo da farle evitare accoppiamenti successivi – e assicurarsi la paternità.

  15. Valpur Says:

    Adoro questo genere di argomenti, sono perversa secondo alcuni e me ne vanto ma il “sesso bestiale” è così affascinante…
    Non sapevo che le anatre fossero così dotate, anche se dopo aver visto due germani accoppiarsi violentemente con una femmina morta annegata non mi sarei dovuta stupire. Le apparenze ingannano quasi sempre.
    Attendo con ansia la prossima puntata, so -sempre troppo vagamente, ahimè- di abitudini curiose nei serpenti e nei leopardi.
    (Sì, io sono un po’voyeur-il femminile è “voyeuse?”-lo confesso^^)

  16. Formalina Says:

    Beh, per chi fosse interessato oltre alle argomentazioni anatomiche di questo post anche a bizzarre dinamiche etologiche affini, quì potrete trovare un sunto: http://en.wikipedia.org/wiki/Animal_sexual_behaviour

    In più segnalo un articolo riguardante un caso di massima perversione animale, che lessi tempo fa sulla meravigliosa rivista “Annals of Improbable Research”, dal titolo “The first case of homosexual necrophilia in the mallard Anas platyrhynchos (Aves: Anatidae)” apparso sul DEINSEA 8,2001, che valse al suo autore il premio Ig Nobel per la biologia del 2003!
    http://improbable.com/about/people/KeesMoeliker.html
    questo è l’articolo: http://www.nmr.nl/nmr/pages/showPage.do?instanceid=16&itemid=1930&style=default

  17. Fabristol Says:

    Complimenti interessantissimo.
    volevo farti alcune domande:
    1. la linfa dello struzzo di cui parli proviene dal sistema linfatico?
    2. a quanto mi risulta anche i galliformi compreso il pollo domestico hanno una sorta di pene. E questo dato combacerebbe dal punto di vista evolutivo visto che i galliformi e i ratiti sono molto vicini evolutivamente. Confermi?
    3. come hanno fatto a scoprire la presenza di un fallo nell’antenato comune di uccelli, rettili e mammiferi? Tramite la presenza di un osso penieno? O forse dal riotrvamento di tessuto molle fossilizzato? (vabbè questa del tessuto molle meriterebbe una serie di battute da bar esilaranti!) :D
    grazie :D

  18. tupaia Says:

    @ Ivo silvestro: non mi sembra funzioni cosi’, alla fine gli animali con il pene provvisto di spicole sono spesso molto promiscui. Sicuramente un partner con il pene uncinato non ferma la gatta dall’accoppiarsi decine di volte, ad esempio.

    @ Valpur: i germani reali sono avvezzi allo stupro di massa, e pare sia frequente che la femmina venga affogata nel tentativo, cosa che non ferma i maschi impazziti di testosterone, evidentemente. Questo suggerisce anche la necrofilia citata da formalina, anche se quello e’ un caso estremo.

    @ Fabristol:
    1) si, linfa linfatica
    2) a me veramente non risulta, probabilmente il pavimento della cloaca si estroflette, ma non credo ci sia un vero e proprio pene canalicolato: a cock without a cock…
    3) solo analisi filogenetica. Se ho spazio posto l’albero filogenetico nell’altro post che sto scrivendo, ma non garantisco. Per inciso, a me questa teoria non convince, mi sembra piuttosto che si sia evoluto indipendentemente molte volte.

  19. Valpur Says:

    Uhm… ho dato un’occhiata al link sulla necrofilia e rimango un po’perplessa.
    In teoria, al necrofilo piacciono i morti in quanto tali (oh, scusate se la metto giù così, ma coi giri di parole mi incarto); un qualsivoglia animale che per caso si accoppi con un suo simile ormai defunto lo fa perché non si agita, sta fermo, è comodo insomma.
    Ho visto elefanti marini copulare con gommoni, barili vuoti, cuccioli di qualche mese e pure coi morti, ma da qui a parlare di necrofilia animale mi sa che ce ne passa un po’. Nel caso dei germani, appunto, si fanno prendere la mano (l’ala?) e obbediscono solo al testosterone…
    Che dite, straparlo o ha un qualche senso?

  20. Formalina Says:

    Il dubbio di Valpur è legittimo (anche se un pò fine a se’ stesso; sarebbe un po’come chiedersi se una persona che si sia nutrita di carne umana inconsapevolmente o per necessità, come a volte è accaduto a seguito di disastri aerei o naufragi, sia da considerarsi cannibale o meno…)
    Comunque, non conoscendo la risposta, ho consultato alcuni dizionari, medici e non, della biblioteca biomedica durante la pausa di studio e ci sono fonti discordanti: alcuni riportano la necrofilia semplicemente come raggiungimento dell’orgasmo su cadaveri tramite accoppiamento o masturbazione, altri invece indicano la n. come vera e propria attrazione sessuale verso il cadavere. L’encecolopedia medica USES, orientata per la seconda ipotesi, ad esempio indica che nel caso di morte del partner a seguito di violenze durante l’atto sessuale, l’accoppiamento con il cadavere fino al raggiungimento del coito non potrebbe dirsi “necrofilia vera”.
    …si potrebbe andare avanti ma non è questo l’argomento di questo post.

  21. danilo Says:

    Concordo che la definizione di necrofilia sia più un problema dell’accademia della crusca che di questo blog. Ma suppongo che un atteggiamento percepito come passivo (e i morti sanno essere parecchio passivi) possa essere preso come accettazione del rapporto da parte della femmina. Voglio dire, qualche giorno fa ho visto un piccione che cercava entusiasticamente di accoppiarsi con una femmina la quale non si reggeva sulle zampe. L’accucciarsi, evidentemente, veniva inteso come disponibilità.

  22. Formalina Says:

    Mentre stavo navigando sul sito degli Improbables per vedere i vincitori degli Ig Nobel di quest’anno ho visto che c’è il filmato intervista all’autore dell’articolo del quale parlavamo:
    http://www.youtube.com/watch?v=NfWiqdlmsm4&feature=player_embedded

    PS: …come dice lui stesso, chiunque può contattarlo e chiedergli direttamente quale sia il suo parere in proposito alla questione necrofilia propriamente detta o meno! =)
    (tra l’altro nel filmato c’è una ragazza che pone una domanda simile, ma nel montaggio non hanno inserito la risposta…)

  23. Di Avatar e di organi intrudenti « Fabristol Says:

    […] seconda segnalazione riguarda una serie di posts in progress (uno, due e tre) sul blog de L’orologiaio miope riguardanti gli organi intrudenti degli animali. […]

  24. peppo Says:

    “Se non altro pero’ elimina il problema di fondo, che consiste nel convincere una femmina riottosa, poco intelligente e poco collaborativa a stare ferma durante il..”
    Mi viene in mente che io in vita mia devo aver corteggiato un sacco di femmiene di pesce e non lo sapevo :-/

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