Lo famo strano Parte III: Monotremi assatanati e Marsupiali col bifido attivo

I mammiferi, tutti indistintamente, si riproducono per fecondazione interna e di conseguenza il loro apparato riproduttore maschile ha grosso modo sempre la stessa struttura di base:

1) un paio di testicoli, che possono essere esterni, come nel caso dei primati o dei carnivori (boreoeuteri terrestri), o interni (della posizione se ne parlera’ in seguito);

2) vasi efferenti, che si raccolgono a formare l’ epididimo intorno ai testicoli, dove il liquido seminale matura, e vasi deferenti, che portano lo sperma verso l’esterno durante l’eiaculazione. In tutti i mammiferi i vasi deferenti confluiscono nella porzione terminale dell’uretra, adattamento convergente con gli animali dotati di cloaca come rettili e uccelli per cui nei maschi dei mammiferi, ma non nelle femmine, liquido seminale e urina fuoriescono dalla stessa apertura.

3) tre set di ghiandole che formano il medium adatto per la sopravvivenza e il cammino degli spermatozoi lungo le vie genitali femminili: vescicole seminali, prostata e ghiandole bulbouretrali

4) un organo intromittente (pene) al cui centro passa l’uretra circondata dal corpo spugnoso (mentre negli altri amnioti, ad eccezione dei serpenti e delle lucertole, il canale che porta lo sperma e’ una grondaia esterna); e’ dotato di: a) ben due corpi cavernosi (una sola struttura erettile negli altri amnioti) che consentono l’aumento di volume dell’organo in erezione; b) di fibre collagene a strati alterni che conferiscono rigidita';  c) a volte,  di un osso penico (baculum) per aumentare ulteriormente la rigidita’, di cui si parlera’ nel prossimo post; d) spesso, di ornamentazioni interessanti per trattenere la femmina e/o aumentare la durata della copula; e) una porzione terminale allargata ed erettile detta glande. Il pene dei mammiferi non deriva, dal punto di vista embriologico, dalla cloaca, che non esiste piu’, ma da connettivo posto tra l’ombelico e l’ano. Per un certo punto della vita embriologica di un mammifero, tuttavia, l’uretra e’ a grondaia sulla superficie ventrale. La mia prof di embriologia diceva che l’embriogenesi ripercorre la filogenesi, ma non mi sembra sia questo il caso.

penis.jpg

Questa la struttura di massima. Esistono pero’ notevoli variazioni in base ai gruppi, e molteplici differenze anche all’interno dei vari gruppi. Ricordo che nella classe dei mammiferi esistono tre ordini: i monotremi, i marsupiali e i placentati; vediamoli in rassegna.

I monotremi superstiti sono le quattro specie di echidna e l’unica specie di ornitorinco e mi sono sempre chiesta che ci fanno tra i mammiferi, visto che fanno le uova. Si, ok, allattanechidna.JPGo e sono pelosi, ma non hanno neanche le ghiandole mammarie che danno il nome al clade. Comunque, non importa. La parte interessante in questo contesto e lo stranissimo (come se non bastasse il resto) pene dell’echidna, dotato di ben quattro (!) punte sul glande, laddove la femmina ha solo due vagine. Unici tra i mammiferi, i monotremi hanno la cloaca come i rettili e all’interno di questa cloaca vi e’ il pene, esattamente come accade per rettili ed uccelli, che viene estroflesso solo durante la copula; ovviamente embriologicamente il pene deriva dalla cloaca. Le somiglianze tra monotremi e rettili sono moltissime e impressionanti, per questo qualcuno parla (impropriamente ed erroneamente) di anello di congiunzione tra rettili e mammiferi; io ho una mia idea su cosa sono i monotremi, ma la ometto perche’ e fuori luogo in questo contesto.

Comunque sia, i conti non tornano: quattro terminazioni del pene su un tronco unico, e due vagine. Come mai? Per un lungo periodo di tempo e’ rimasto un mistero. Le elettrostimolazioni applicate alle povere bestie per cercare di indurre l’eiaculazione non servivano, tutto quello che si riusciva ad ottenere era che il pene con tutte e quattro le punte a “rosetta” si ingrandisse enormemente, al punto di non entrare nelle vagine femminili. Ancora una volta e’ un carattere rettiliano a spiegare l’enigma, grazie ad un maschietto di echidna particolarmente… porcello, di uno zoo australiano. Questo esemplare diciasettenne infatti esibiva d’abitudine erezioni quando veniva manipolato per esibizioni davanti al pubblico e venne allora condizionato dai keeper ad arrivare all’eiaculazione. Steve Johnston dell’Universita’ del Queensland ha dimostrato, studiando questo animale, che il pene dell’echidna, che e’ lungo ben un quarto del corpo dell’animale,  si comporta come quello dei serpenti, ovvero e’ duplice e ogni emipene viene usato alternativamente. In questo caso pero’ i due emipeni dei serpenti sarebbero fusi nel pene unico dell’echidna, ma rimangono “biforcuti” all’estremita’. Ogni estremita’ a sua volta e’ biforcuta per consentire la doppia penetrazione nelle due vagine femminili

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Come masturbare un’echidna. Si noti lo “shut-down” progressivo delle due terminazioni a sinistra. Foto da: Johnston et al (2007)

In pratica, ad ogni atto sessuale o le due punte di destra o le due di sinistra, alternativamente, ruotando in posizione centrale, penetrano la femmina, mentre le altre due scompaiono.  Ogni femmina di echidna e’ seguita da un treno di anche 11 maschi in fila indiana, col dominante avanti. Con tanta competizione, la possibilita’ di paternita’ e’ difficile. Di conseguenza, tocca agli spermatozoi lottare per gli ovuli (competizione spermatica). Cio’ e’ reso possibile dall’aggregazione degli spermatozoi in fasci che nuotano con un battito coordinato conferendo una grande velocita’ ai gameti. La copula in se dura anche molto, dai 30 minuti alle tre ore, per dare tempo agli spermatozoi di arrivare a destinazione. Tutta la mia solidarieta’ all’undicesima echidna. Tra l’altro, le ghiandole accessorie che facilitano la vita agli spermatozooi nelle echidne sono poco o niente sviluppate per cui i fasci spermacici servono anche a proteggere gli spermatozoi centrali dall’acido delle vie genitali femminili. I testicoli dei monotremi sono interni al corpo e posizionati nella cavita’ addominale, come accade per rettili ed uccelli.

Per quanto riguarda l’ornitorinco, poche informazioni sono disponibili. Il pene comunque dovrebbe avere solo due punte, anche in considerazione del fatto che nella femmina una sola ovaia, la sinistra, e’ funzionale, mentre la destra degenera un po’ come accade negli uccelli.

marsupialvagina.jpg

L’apparato riproduttore maschile dei marsupiali e’ condizionato dall’anatomia femminile, com’e’ logico aspettarsi. Dalle due ovaie si dipartono due uteri connessi a due vagine, messe in comunicazione da un canale centrale attraverso il quale passa l’embrione al momento del parto. Essendoci quindi due uteri, e’ necessario fertilizzare entrambe le vagine, ed e’ quindi necessario avere due peni allo scopo, o meglio un unico pene biforcuto con un’uretra in ogni terminazione. A prima vista quindi il pene dei marsupiali ricorda quello biforcuto di alcuni serpenti ma a differenza di questi entrambe le terminazioni vengono usate contemporaneamente. Tutti i marsupiali sudamericani e molti di quelli australiani hanno il pene bifido; nei koala e nei wombat e’ solo parzialmente suddiviso; i macropodidi invece (canguri vari, wallabies, bettong, potoroos, canguri arboricoli e pademelons) hanno  il pene unico come e’ accaduto per evoluzione convergente nei mammiferi placentati; infine, il possum del miele, Tarsipes rostratus, non ha neanche il glande.

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Genitali maschili di un opossum americano: la coda e’ a destra, la pancia a sinistra; si noti lo scroto in posizione anteriore rispetto al pene, e il glande bifido. Foto: life.umd.edu

I testicoli sono generalmente all’interno del corpo dell’animale nei marsupiali piu’ piccoli, ma nei canguri, di solito, i testicoli sono posti esternamente alla cavita’ addominale in uno scroto. A differenza dei mammiferi placentati, tuttavia, lo scroto e’ posto anteriormente al pene: se vi sembrava che i vostri testicoli fossero in una posizione scomoda, pensate quindi al canguro grigio (quello tipico australiano) quando salta e smettete di lamentarvi. Nel ratto-canguro muschiato, addirittura, una estensione posteriore dell’epididimo, separata da una strozzatura dal resto del contenuto dello scroto, ha l’apparenza di un secondo scroto dietro il pene.

Un problema sicuramente, ma niente in confronto ai problemi dell’antechino marrone (Antechinus subropicus), che spende talmente tante energie alla ricerca di una femmina, nella lotta con gli altri maschi, nella copula che dura 12 ore, che muore poco dopo, soccombendo anche all’innunodepressione indotta dallo sbilanciamento ormonale: per quando tutte le femmine in media sono incinte, non ci sono piu’ maschi in giro. ancora una volta, noi umani abbiamo poco di cui lamentarci.

Ok, sta diventando una soap opera, me ne rendo conto, ma l’ora e’ tarda e dei mammiferi placentati si parlera’ nella prossima (e spero ultima) puntata.

Published by tupaia on ottobre 11th, 2009 tagged anatomia, mammiferi, marsupiali


32 Responses to “Lo famo strano Parte III: Monotremi assatanati e Marsupiali col bifido attivo”

  1. Networm Says:

    Sulla vecchia e tradiszionale carta d’identità avevo scritto, sotto la voce professione, “programmatore”, quando ero benconscio di saper appena programmare qualche giochino numerico in Basic. Ora posso farci scrivere “Masturbatore di monotremi”…

    Son cose che possono sempre essere utili, nella vita.

  2. Carlo Says:

    è un problema leggere questi postin ufficio

  3. tupaia Says:

    Networm: in effetti… :)

    Carlo: attento che il tuo boss non pensi che leggi siti porno per monotremi

  4. Tom Tomburo Says:

    Bellissima serie di articoli, trattazione brillante come di consueto.
    Mi fa ridere che l’apparato riproduttore sia considerato argomento scabroso, e il pre-prima serata televisivo sia invece infarcito di dimenamenti e vacchette varie in bikini.

    Poi un giorno, magari in breve post dedicato, ci renderai partecipi delle tue ipotesi sulla natura dei monotremi :)

  5. danilo Says:

    Tom, sono in disaccordo con te sulla prima parte, e in assoluto accordo sulla seconda.

    Beh, la seconda non va spiegata, ma la prima… Voglio dire, “Il masturbatore di monotremi”? Sai quanto ti resta appiccicata una cosa così?
    E non c’è neanche quello spirito d’avventura che si potrebbe intuire se uno masturbasse rinoceronti, per dire… Maschi, intendo.
    (Vabbè, questa l’ho rubata da Bo Grace)

  6. Tom Tomburo Says:

    Danilo: così dici, non per malinteso pudore, ma per noia non si trasmette la masturbazione dell’echidno in tivì?
    Perché l’esserino ti resta sulla mano finché non è soddisfatto della prestazione? Ma è ovvio che per la tivì si taglia :D
    Solo, se la capa mi scopre su questa pagina al lavoro, dovrebbe essere (non)grave esattamente come qualsiasi altra, questo intendevo dire prima senza spiegarmi, e in effetti non l’ho detto…

  7. Tom Tomburo Says:

    “… ovvio che per la tivì si taglia.”
    IL FILMATO

  8. Tom Tomburo Says:

    Tupaia: a proposito del latte dei monotremi: per quanto ne so non hanno le mammelle, ma ghiandole mammarie non agglomerate sì, sparse nella pelle del ventre, che secernono direttamente sulla pelliccia, dalla quale poi i piccolini attingono… ma magari non sono le stesse ghiandole dei veri mammiferi (se ben ricordo, ghiandole sudoripare evolute), questo non lo so. Non è forse vero che anche i pinguini maschi nutrono i puppi con un secreto ghiandolare? In sostanza: chi non ha i capezzoli, fuori dai mammiferi.

    Scusate OT: la miciotta che vive con me da luglio, ogni tanto si fa sorprendere a succhiare appassionatamente la pelliccia di Casu, un maschio, perché la sorella del suddetto non ne vuole sapere (non che abbia latte, comunque). Questo comportamento è normale? A quattro mesi non è un po’ grande per cercare il latte?

    Grazie

  9. tupaia Says:

    tom tomburo # comment 4:
    Il sottotitolo non ufficiale di questo blog dovrebbe essere “quello che Piero angela non vi dice”. Molti documentari della BBC sono infatti “censurati” dalla RAI per eliminare le parti scabrose che mostrano gli accoppiamenti: dei leoni del Serengeti sappiamo tutto, tranne che come si riproducono, perche’ quello si taglia.
    Siamo una succursale del vaticano, ed e’ un tabu’ parlare apertamente di sesso e di organi genitali, anche dal punto di vista scientifico, tanto la scienza non e’ cultura.
    Ovviamente le veline, letterine, quadratine o come si chiamano sono accettabili perche’ la nudita’ e’ tale da non mostrare punti socialmente “scabrosi” come gli organi genitali, e comunque gli organi sessuali secondari femminili (leggasi: tette) sono socialmente piu’ esibibili, in una societa’ patriarcale, di quelli maschili (leggasi: pisello). E’ qualcosa con cui si fanno i conti tutti i giorni.

  10. tupaia Says:

    Danilo: confondi Networm con Tom

    Tom: da qualche parte c’e’ il video dell’echidna, se ti interessa, ma non lo guarderei al lavoro

    #commento 8: la micia e’ in svezzamento ma in effetti e’ grandina per volere ancora il latte. Il fatto che ciucci il pelo di un maschio e non vada da sua madre pero’ mi fa pensare ad altro, tipo un comportamento nevrotico o chissa’ cosa. Il punto che viene leccato e’ sempre lo stesso?

  11. Tom Tomburo Says:

    La madre della piccolina è lontana, sono state separate quando lei aveva poco più di due mesi e adesso ne ha poco più di quattro. Non si attacca proprio nello stesso punto, ma sempre sul petto o alto ventre e succhia proprio come se avesse in bocca un capezzolo. In effetti saranno tre settimane che non la vedo farlo, ma questo non è indicativo, visto che la mia presenza a casa è quantomai rarefatta o dormiente.

  12. Formalina Says:

    L’Antechino! Anni fa vidi un simptico documentario su Geo&Geo che parlava di questo piccolo roditore, o di uno con abitudini sessuali simili, e rimasi impressionato da questo animalino al quale, dopo una vita tranquilla, scatta qualcosa che lo induce a questo comportamento. Lo si vedeva che zompettava da una tana di una femmina all’altra senza mangiare o dormire, uno stupratore seriale! Il filmato finiva con lui ormai irriconoscibile, magro e col pelo irto, si lascia cadere da un ramo e rimane a terra stecchito! =)
    L’ho sempre ricordato con i miei amici con ironia lamentandomi di non riuscire più a trovare il nome o il grottesco filmato. Ora ha un nome! Grazie Tupaia. =)

  13. tupaia Says:

    Tom tomburo: scrivimi in pvt cosi’ non ammorbiamo il blog con storie feline

    Formalina: eccoti il tuo video sull’antechino, ahime’ la versione in inglese
    http://www.youtube.com/watch?v=zv7b-KPg9hY.
    Direi che la serie originaria e’ Weird Nature della BBC, mi piace molto quella serie di documentari.

    P.S. l’antechino e’ un marsupiale e non un roditore, anche se somiglia ad un sorcio per evoluzione convergente

  14. Fabristol Says:

    Molto interessante quest’ultimo post, forse ancor più degli altri due perché ci riguarda da vicino. Infatti sono rimasto molto colpito dalla diversità nell’apparato riproduttivo tra mammiferi monotremi, marsupiali e placentati. Quello che mi stupisce di più è la bifidità che poi si è persa nei placentati e il fatto che il pene (e di conseguenza il clitoride) non derivano embriologicamente dalla cloaca!! Sei sicurissima di questo? A me pare incredibile: insomma la bifidità peniena è in comune con i rettili quindi parrebbe che il pene abbia la stessa origine embriologica.

    Un’altra cosa: mi piacerebbe sapere la tua teoria sulla classificazione dei monotremi :D

  15. tupaia Says:

    Fabristol e Tom Tomburo: magari ci faccio un post sulle mie (e non solo mie) opinioni suo monotremi quando finisco la telenovela penica.

    Si, sono abbastanza sicura di avere tre buchi in posti separati e non una cloaca unica, penso che me ne sarei accorta, o almeno se ne sarebbe accorto Mr Tupaia. Scherzi a parte, si l’origine embriologica e’ differente ed e’ piu’ evidente nelle femmine che hanno gli sbocchi separati che nei maschi in cui uretra e vasi deferenti confluiscono. questa e’ anche la ragione per cui di solito nei mammiferi il pene e’ parzialmente esterno, non avendo una cloaca in cui rientrare.
    Nei monotremi pero’ deriva dalla cloaca. Quando scrivero’ il famoso post sui monotremi forse capirai dov’e’ il problema nel tuo ragionamento, ma per ora non ti anticipo niente.

  16. Fabristol Says:

    “Nei monotremi pero’ deriva dalla cloaca. Quando scrivero’ il famoso post sui monotremi forse capirai dov’e’ il problema nel tuo ragionamento, ma per ora non ti anticipo niente.”

    Sì forse è una mia ingenuità però pensavo che ano e uretra derivassero dalla suddivisione della cloaca in due vie e quindi il pene e il clitoride fossero migrati verso la parte anteriore.

  17. Networm Says:

    “Buongiorno, sono Bob, sono qui per masturbare il vostro echidna. Dov’è il pupo?”

    Oh, cavolo, è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo dovrà pur fare!

  18. Lopo Says:

    Questa della masturbazione dell’echidna mi ricorda una battuta di “Clerks”.

  19. dund Says:

    ogni volta che credo di aver esplorato a fondo il rapporto tra masturbazione e internet, questa donna mi sposta il confine un po’ più in là.

    seriamente, tutta la parte embriologica è interessantissima, e il pdf sull’echidna è delizia (io riprodurrei le foto degli sperm bundles, straordinarie).

  20. Formalina Says:

    Tupaia: Sì, il video è esattamente quello! Sono ringiovanito di qualche anno! =) Provvedo subito a scaricarlo e a condividerlo! Grazie, ormai avevo perso la speranza!

    PS: ho provato a inserire un commento con un link ma non me lo inserisce, neanche in attesa di essere valutato. Te lo invio via email poi vedi te se pubblicarlo…

  21. tupaia Says:

    Questa volta la roulette russa dei commenti e’ toccata a Formalina. Ecco il suo commento

    “Per un certo punto della vita embriologica di un mammifero, tuttavia, l’uretra e’ a grondaia sulla superficie dorsale. Come diceva la mia prof di embriologia, l’embriogenesi ripercorre la filogenesi (o almeno lo fa in questo caso).”

    Forse l’equivoco nasce dal fatto che il pene è un organo piuttosto mobile allo stato di riposo e non si trovano bene punti di riferimento per il sopra, sotto, avanti ecc.. comunque, nell’uomo, l’uretra forma una grondaia sulla faccia “ventrale” durante lo sviluppo fetale… e a volte non si chiude completamente. Questo difetto congenito, detto “ipospadia” (che esiste in vari gradi di gravità: dallo sbocco dell’uretra sulla superficie ventrale del glande, fino a uno sbocco appena sopra allo scroto), ci riavvicina in una sola generazione ai rettili & CO. =)

    Comunque a dire il vero, a proposito di anomalie congenite, anche Homo sapiens non si fa mancare la possibilità di peni bifidi o doppi (rarissime). Questo è un link tratto dalla “Illustrated Encyclopedia of Human Anatomic Variation” che trovai mentre studiavo per l’esame di anatomia:

    (Sono foto e disegni, riprodotte a scopo scientifico, di peni umani con variazioni congenite. Ingranditele solo se non siete scandalizzabili!)

    http://www.anatomyatlases.org/AnatomicVariants/OrganSystem/Text/Penis.shtml

  22. tupaia Says:

    Formalina: ok, grazie per la precisazione che la superficie e’ quella ventrale anziche’ quella dorsale, correggo. Questo comunque significa ancora piu’ profondamente che lo sviluppo embriologico del pene dei mammiferi non e’ connesso con quello dei rettili, che non solo hanno una grondaia dorsale, ma la grondaia trasporta solo lo sperma e non l’urina (e di conseguenza la malformazione di cui parli non e’ l’espressione di un carattere ancestrale ma una semplice somiglianza anatomica).
    La mia prof di embriologia, a pensarci bene, si sarebbe sbagliata, in questo caso non c’e’ nessuna filogenesi nell’embriogenesi. Ho corretto il testo perche’ mi ci hai fatto riflettere, e non e’ questo il caso
    Riguardo i peni doppi, nascono anche umani con due teste ma cio’ non vuol dire che in passato eravamo bicefali. Supporre che i geni Hox a volte impazziscano mi riconcilia di piu’ con un eventuale rasoio di Occam.

  23. Formalina Says:

    Sono d’accordo con te! Le mie ipotesi erano ironiche

  24. roseau Says:

    Molti documentari della BBC sono infatti “censurati” dalla RAI per eliminare le parti scabrose che mostrano gli accoppiamenti: dei leoni del Serengeti sappiamo tutto, tranne che come si riproducono, perche’ quello si taglia.
    Siamo una succursale del vaticano, ed e’ un tabu’ parlare apertamente di sesso e di organi genitali, anche dal punto di vista scientifico, tanto la scienza non e’ cultura. […]

    Allora, dev’ essere un problema solo di quei bacchettoni della RAI…su Sat2000 giorni fa ho visto un bel documentario sulle otarie in cui lui, un otaria maschio riconoscibile dal muso sfregiato, si accoppiava con lei, sguainando un organo di tutto rispetto. Il commentatore, impassibile, diceva che i testicoli dell’ otario sono interni alla cavità ventrale e refrigerati, per poter produrre spermatozoi, da un sistema di capillari che veicolano sangue più freddo, se non ho capito male.
    Tanto che ho scherzato con mia madre: “Ma che fanno vedere mai???!, schandalo !!! e Ratz??”
    Il bello doveva ancora venire, però: subito dopo, c’era un documentario sui Lepcha del Sikkim, sulla loro schiavizzazione nel Bhutan e sulle loro conversioni al cristianesimo come modo di sfuggire al sistema schiavile, che però ingenerava altre questioni, tipo la sessuofobia diffusa che inibisce adulti e bambini….boh…non ci capisco nulla.
    La TV vicina al Vaticano più “liberale” su certi temi della tv di Stato.
    Il guaio, lo dico sempre, è la Binetti, non i monsignori di Curia che fanno il loro mestiere.

  25. tupaia Says:

    Roseau: ma Sat2000 e’ la TV via satellite del vaticano?

  26. roseau Says:

    sì, penso di sì….
    asp…

    Qui risulta essere legata piuttosto alla CEI. Ora sta cambiando nome in TV2000.

  27. madi Says:

    ma porcaccia la misericcia che storia incredibile!!!e poi dicono che gli esseri umani sono molto più evoluti fra la specie animale!!!???
    fantastico!!!

  28. Cla "Lutra lutra" Says:

    L’Echidna!!! Mi hai aperto un fiume di ricordi!!!
    E’ stata la domanda finale di un brillante esame di zoologia: “e mi dica sig. Lutra quale mammifero fa le uova?” a quel punto San Piero Angela da Quark mi apparve in sogno e, schiudendo il pugno mi rivelò un piccolo Echidna…
    L’esame finì così negli annali…tuttora si narra di alcune apparizioni misteriose nell’aula 101…

    Aloha e come sempre complimenti!
    Cla

  29. Emiliano Says:

    Ho scoperto oggi questo sito e questi bellissimi articoli e per leggerli sto rubando spazio alla mia tesi su tutt’altro argomento. Sei bravissima, complimenti!
    Approfitto dello spazio per chiederti un’informazione, ho da sempre una curiosità sulla tasca dei marsupiali: dentro com’è fatta? Io così, ma solo a naso, ho sempre avuto l’impressione che si tratti in realtà di un ambiente molto più simile a quello di una vagina piuttosto che a quello normalmente diffuso di una “comodo borsello peloso”. Qual è la verità?

  30. tupaia Says:

    Ciao Emiliano, ne’ l’uno ne’ l’altro, la tasca dei marsupiali non e’ foderata di pelo da dentro, c’e’ direttamente pelle, piuttosto rugosa per permettere l’espansione del tessuto quando il piccolo cresce, e i capezzoli sporgenti a cui si attaccano i baby. Non ci sono fluidi come accade invece in un utero o in una vagina. Ci sono invece i bisogni dei cuccioli accumulati, dato che non c’e’ un sistema di sciacquone incorporato. Complessivamente come stare rinchiusi in una sacca di pelle

  31. Emiliano Says:

    Grazie mille, gentilissima! Mi chiedo a questo punto come funzioni la “pulizia”, in mancanza, giustamente, dello sciacquone. Oppure l’Orologiaio non s’è messo proprio il problema?

  32. Echidna. Il pene più strano del mondo Animal Instinct Says:

    […] questo caso –spiega la biologa Lisa Signorile sul suo blog “L’orologiaio miope”- però i due emipeni dei serpenti sarebbero fusi nel pene unico dell’echidna, ma rimangono […]

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