L’invasione degli alieni continua

L’Italia e’ invasa dagli alieni. Giorno dopo giorno, subdolamente, arrivano nella penisola e si diffondono sul territorio senza che ce ne accorgiamo . Come la letteratura di fantascienza ci insegna, sono pericolosi, e a volte cercano di assumere il controllo del territorio eliminando i rivali e i potenziali concorrenti. Sono resistenti alle malattie, e sanno come sopravvivere anche in un ambiente ostile. Ne bastano pochi per cominciare l’invasione. Non c’e’ scampo.

Non ci credete? guardatevi intorno. Specie aliene sono ovunque, nei laghi, nei fiumi, nei boschi, nei mari e a volte anche nelle nostre citta’. Aliene pero’ nel senso anglosassone del termine: sto parlando di specie alloctone, ovvero che non sono native.

Tutti i gruppi di vertebrati e molti di invertebrati contano oramai specie alloctone, e cosi’ pure le piante.

Solo tra i vertebrati ci sono, tra gli altri: (i dati sono presi dal sito del DAISIE)

Pesci: Trota Iridea, Salmerino di fonte, Abramide, Pseudorasbora, Rodeo, Siluro, Pesce gatto, Pesce gatto americano, Pesce gatto africano, Persico trota, Persico sole, Acerina, Luccioperca, Carpa erbivora, Carpa argentata, Carassio, Tilapia, Rutilo, Gambusia, Barbo danubiano; ci sono in tutto finora 25 specie censite;

Anfibi: Rana toro (Rana catesbeiana), Xenopus laevis, Rana balcanica, Rana ridibunda, Proteus anguinis

Rettili: Tartaruga orecchie rosse (Trachemys scripta), Agama agama (lucertola africana), Mediodactylus kotschyi (geco dei balcani), Testudo Greca e Marginata (Tartarughe terrestri greche);

Uccelli: Ibis sacro, Coturnice orientale, Colino della virginia, Parrocchetto dal collare, Parrocchetto monaco, Usignolo del Giappone, Bengalino comune, Becco a cono golacinerina, Paradoxornis webbianus e Paradoxornis alphonsianus etc (l’elenco e’ molto lungo);

Mammiferi: Scoiattolo grigio, scoiattolo variabile, tamia siberiano, visone, nutria, cane procione, topo muschiato, minilepre.

Tra gli invertebrati ricordo solo il gambero americano e la zanzara tigre, ma anche qui l’elenco e’ molto lungo.

Magno cum gaudio, notizia recentissima e’ che all’elenco si e’ aggiunto il procione (Procyon lotor), si, proprio quello che ornava il cappello di Davy Crocket e le spalle di Candy-Candy.

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Il procione e’ arrivato in Italia. Foto: www.clayberry.org

Ora i problemi sono tre:

1) da dove vengono tutti questi animali?

2) e’ davvero necessario intervenire per bloccare l’invasione?

3) si puo’ realisticamente fare qualcosa?

Affrontiamoli uno per volta.

1) Da dove arrivano? Domanda piuttosto complicata, perche’ ci sono diversi modi. Ad esempio, arrivano con le proprie zampe da paesi vicini, come si pensa sia il caso dello sciacallo dorato e del cane procione, attraverso la Carnia il primo e la valle del Ticino il secondo. Oppure vengono presi da paesi vicini e liberati di proposito in natura, come e’ successo alla Testudo greca e al Proteo, ma anche a quasi tutti i pesci. I piu’ pero’ scappano dalla cattivita’, per incidente come i parrocchetti o di proposito come e’ il caso dei visoni e degli scoiattoli grigi, rilasciati dagli ambientalisti i primi, e da un ex-console con idee peregrine i secondi.

Trovo degno di nota, a questo proposito, il caso di un importatore/rivenditore di animali, Zoovarese, che con gli zoo non ha niente a che fare: e’ uno dei principali rivenditori di esotici in Italia. Fonti ben informate mi riferiscono che il “titolare vende illegalmente specie protette dalle normative comunitarie e italiane”, ad esempio, procioni, e che pare sia “responsabile del popolamento dei Paradoxornis webbianus, o Panuro di Webb e Paradoxornis alphonsianus, o panuro golacinerina, scappatigli da una gabbia e ora a migliaia nella palude Brabbia e nelle zone circostanti”. Ha all’attivo diverse denunce delle principali associazioni ambientaliste italiane ma a quanto pare ne e’ sempre uscito indenne. Ritengo inoltre che potrebbe non trattarsi di un caso se proprio da quelle parti in pochi anni sono comparsi dal nulla ben tre specie di mammiferi esotici, lo scoiattolo grigio, il cane procione e il procione.

Insomma, mi sembra un quadro piuttosto banale, un cliche’ che si ripete di continuo anche per i comuni animali d’affezione come cani e gatti: famiglia in visita accontenta bimbo che vuole tanto un orsetto lavatore, e’ un cucciolo cosi’ carino, e poi scopre che non e’ un animale domestico dopo aver trovato la casa a soqquadro. A questo punto che fare? Semplice, lo si libera nei boschi, cosi’ sara’ felice. Lui.

Ma se la famigliola felice lo fa per ignoranza, le associazioni dei cacciatori, dei pescatori e degli “ambientalisti” lo hanno fatto per diversi anni per pura, assoluta e blanda stupidita’. I cacciatori ci hanno cosi’ regalato il rilascio della minilepre e dei cinghialoni ibridi che nessuno capisce piu’ se sono autoctoni o alloctoni, ma anche delle coturnici, che ovviamente gli “avanzavano” alla fine della stagione venatoria. I pescatori ci hanno omaggiati di suliri di due metri e tilapie dei laghi africani. Gli ambientalisti di nutrie e visoni dopo i blitz negli allevamenti di pellicce, ma anche della mancata eradicazione dello scoiattolo grigio (e di quello variabile di conseguenza) finche’ si era in tempo.

E cosi’ la biodiversita’ aumenta. Ma aumenta davvero? Questo ci porta all’interrogativo numero due: e’ davvero necessario fare qualcosa?

La risposta e’, come sempre: “dipende”, e comunque la questione e’ aperta e molto controversa. In principio piu’ biodiversita’ c’e’ meglio e’. Tuttavia e’ auspicabile che la fauna (e la flora) presente si sia anche evoluta nel posto dove la si rinviene, per vari motivi. Un motivo essenziale e’ che una specie non evolve mai isolata come una monade, ma coevolve con parassiti, predatori, prede e cosi’ via in un compesso interscambio. Spostando repentinamente una specie sola da un ambiente a uno del tutto diverso questa non avra’ piu’ ne i suoi predatori ne’ le sue malattie a controllarne il numero, e c’e’ il rischio di un’esplosione demografica che andrebbe a spese delle risorse delle specie locali, che invece subiscono la pressione dei competitori. Esempi di questo problema si possono ritrovare tra lo scoiattolo grigio americano e quello rosso europeo, ma anche tra la rana toro e le rane locali, o tra il gambero americano e quello europeo, o tra il visone e la lontra. A proposito del visone, c’e’ poi da aggiungere anche il rischio della predazione diretta su specie che non si sono evolute con un predatore cosi’ attivo e che quindi soccombono, (altro caso esemplare e’ il siluro nei nostri fiumi). Ci sono poi anche i rischi di danni ambientali, come gli scortecciamenti sui carrubi dello scoiatotlo variabile, o il presunto deterioramento degli argini ad opera delle nutrie. Potenzialmente anche specie innocue come la testuggine greca o i parrocchetti hanno un impatto sul nuovo ambiente e andrebbero eliminati.

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Scoiattolo grigio americano. Foto: (C) Lisa Signorile

Questa naturalmente e’ la posizione ufficiale dei tecnici faunisti e di chi si occupa professionalmente di conservazione degli ambienti. In pratica l’idea e’ conservare gli habitat come sono eliminando tutte le specie alloctone. Si apre pero’ a questo punto la spinosa questione di cosa e’ alloctono. Il ratto grigio, che viene originariamente dall’oriente ma oramai e’ ovunque, e’ alloctono? E il gatto domestico, che viene dal nord Africa? E il cinghiale, che e’ ibridato con quelli sloveni e della Carinzia? Dovremmo eliminare anche loro? E i pomodori? Le patate? Qual’e’ lo spartiacque per dire questo e’ alloctono, questo e’ autoctono? Noi umani, che veniamo dall’africa, siamo alloctoni?

C’e’ poi un’altro problema, piu’ “filosofico”, volendo. A tutti sta bene che una specie espanda da sola il proprio areale, ad esempio come hanno fatto i fenicotteri rosa stabilendo delle colonie in Italia. Una specie puo’ navigare su una zattera di mangrovie e raggiungere un altro continente, come avrebbero fatto le scimmie platirrine quando dall’Africa raggiunsero l’America del Sud, e gli antenati del fossa quando raggiunsero il Madagascar dall’Africa. Non va bene se una nave sostituisce la zattera di mangrovie, come e’ accaduto per il ratto grigio. Non va bene, insomma, se l’introduzione e’ perpetrata dall’uomo e non dalle mangrovie. Perche’? noi siamo al di fuori delle “rerum Naturae”? Ritorna la solita ottica antropocentrica per cui noi siamo in cima a tutto?

In entrambi i casi il risultato e’ che potrebbero esserci delle estinzioni di specie locali. Non si tratta forse di sopravvivenza del piu’ adatto? Il gambero americano sopravvive anche in acque inquinate, quello europeo no. Chi e’ “the fittest”? Perche’ negare l’evidenza di un semplice meccanismo evolutivo? Perche’ la lontra e’ piu’ simpatica del visone? Mi pare un po’ poco…

Certo, e’ vero che a volte gli alloctoni fanno danno, basti guardare le malattie portate dalla zanzara tigre. Ma un salmerino che male fa? E un colino della virginia? E un cane procione, chi disturba? I presunti danni della nutria sugli argini  non penso siano maggiori di quelli dell’arvicola terrestre o di un comune ratto. E quando c’erano i castori, allora?

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Con questo non voglio dire che questo repentino arrivo di nuove specie sia auspicabile, o che si debba rimanervi indifferenti. E’ anche vero che gli spostamenti nell’ultimo secolo si sono moltiplicati, e che in conseguenza di cio’ numerose specie, soprattutto insulari, si sono estinte. Quello che voglio dire e’ che piuttosto che fare distinzione tra “alloctoni” e “autoctoni” forse sarebbe piu’ saggio distinguere tra “dannosi” e “non dannosi” per l’ecosistema, e che l’abbattimento selettivo degli ungulati e dei cinghiali dovrebbe probabilmente passare in primo piano rispetto all’eradicazione della nutria, che poverina si prende tutte le colpe.

Quello che voglio dire, e questo ci porta finalmente al terzo punto, e’ che le politiche di conservazione dovrebbero adeguarsi. L’introduzione di alloctoni e’ innegabile. L’eradicazione non sempre e’ possibile, anzi in Italia sui mammiferi e’ praticamente fuori discussione per via di alcuni precedenti incresciosi. Sulle altre specie gli interventi sono costosi e difficili, e difficilmente riescono. A volte lo sforzo non e’ giustificato da un effettivo rischio ecologico.

Nutria. Foto: wikimedia

Quello che voglio dire e’ che i tecnici faunistici preoccupati dell'”inquinamento delle zoocenosi” dovrebbero prendere atto del fatto che gli ecosistemi cambiano, ma dovrebbero anche rendersi conto che, come suol dirsi, prevenire e’ meglio che curare. E allora il loro mestiere piu’ che pensare di abbattere qualche centinaio di nutrie dal dubbio impatto ecologico, dovrebbe essere di lavorare attivamente per prevenire l’ingresso di esotici nel nostro paese e il loro rilascio. Cominciando dalla normativa italiana, senza aspettare la grazia ricevuta della Comunita’ Europea.

Al momento non esiste alcuna norma nel nostro paese che vieti la detenzione di animali esotici, salvo alcuni ritenuti pericolosi. E’ vietato il rilascio in natura, ma non la vendita. Il blocco della vendita delle tartarughe orecchie rosse in Italia lo dobbiamo ad una legge europea, e anche quella passata per un soffio. In pratica, nei prossimi anni dobbiamo aspettarci che il numero di alloctoni continui ad aumentare grazie alla “pet trade”, al traffico di animali da compagnia, senza che ci sia nessun progetto in cantiere per bloccare l’importazione di nuove specie. Il quadro mi sembra complessivamente desolante.

 

Published by tupaia on agosto 11th, 2008 tagged alloctoni


10 Responses to “L’invasione degli alieni continua”

  1. sphaerichthys Says:

    Condivido moltissimo della tua lucida disanima. Mi è piaciuta anche l’analisi schietta sul ruolo della biologia della conservazione con gli alloctoni (sono un problema/non sono un problema).

    Non credo però che un divieto a tutto campo nel mondo del pet possa essere la soluzione. Al di la del problema giuridico (che legge fare; cosa fare dei mille regolamenti comunali/provinciali/regionali/
    nazionali/europei. L’esempio CITES e l’anarchia interpretativa che ne è derivata sono da monito ), il mondo dei pet esotici muove troppi soldi per essere liquidato in questo modo. In un a logica di conservazione in situ poi, sono favorevole allo sfruttamento “intelligente” delle specie tropicali in paesi in via di sviluppo.

    Fabio

  2. tupaia Says:

    Giusto te: che tu sappia, qualcuno ha mai provato a sterilizzare pesci con le radiazioni, come si fa con gli insetti? se i killi non sono un problema perche’ anche se rilasciati non passerebbero l’inverno, le gambusie lo sono perche’ oltre alle zanzare mangiano anche tutto quello che si muove.
    La proposta di Danilo su Vertebrati (non so se segui la m-l) di sterilizzarli prima di entrare mi sembra sensata, ma come sterilizzare dei pesci?
    Per il problema giuridico, io che giurista non sono potrei suggerire almeno un paio di soluzioni, immagino che se ci fosse la volonta’ si potrebbe cominciare a lavorare (ad esempio chiudere posti “a rischio” come lo zoovarese).
    Con tutte le sue pecche, il CITES funziona ed e’ sicuramente meglio avere un CITES fallace che non averlo affatto

  3. sphaerichthys Says:

    >Giusto te: che tu sappia, qualcuno ha >provato a sterilizzare pesci con le >radiazioni, come si fa con gli insetti?

    Che io sappia no. Ma a dir la verità non mi sono mai interessato. Quando torno faccio qualche ricerca. Hai qualche link sulla sterilizzazione degli insetti?
    Prima ero iscritto a quella ML poi le troppe polemiche mi hanno fatto abbandonare. Vedo se riesco a recuperare i messaggi di Danilo.
    Però, cosi tanto per parlare eh, in Italia vengono importati circa 10 milioni di pesci tropicali l’anno. Ammesso che sia possibile (anche se poi ci sarebbero alri problemi sull’avere pesci sterilizzati nelle proprie vasche), chi, a livello operativo si prende la briga di farlo? In Italia hanno tolto il vincolo sanitario sui pesci importati ciò vuol dire che non c’è più quel passaggio di controllo che c’era un tempo (vet che controllano l’acqua per il colera, enterococchi, salmonella e altre cosucce). In soldoni i pesci entrano direttamente in Italia senza alcun controllo (transhipping); sterilizzarli mi sembra davvero difficile.
    Le Gambusie non sono un problema del pet ma un eredità della lotta alla malaria (so che lo sai ma ci tenevo a dirlo). Cosi come le tilapia derivano dall’ittiocoltura.
    Insomma, e parlo solo dei pesci alloctoni, il pet non mi sembra l’orco cattivo che molti descrivono.

    Non sto dicendo che il problema non esiste eh. Anzi, anche io per il pet sarei per leggi draconiane sopratutto per chi vende. E si, anche io farei chiudere molti esercizi commerciali. Ma non credo che far saltare i ponti per paura di essere invasi sia una soluzione.

    Per il CITES forse hai ragione.

    Fabio

  4. NetWorm Says:

    Scusate, ma non sarebbe più semplice eliminare del tutto le mangrovie? :)

  5. Manu Says:

    secondo me ha ragione tupaia. Ma c’è da fare anche un’altra dissertazione piuttosto interessante: e se noi fossimo le mangrovie di quest’epoca? Spero di essere chiaro anche se non mi riesce proprio facilissimo: nel bene e nel male, volenti o meno noi come razza umana facciamo ormai la parte del leone, anzi dell’uomo, nell’ecosistema mondiale. Abbiamo contribuito all’estinzione di diverse specie animali, credo che nell’evoluzione naturale qualcosa stia andando storto se consideriamo che ormai l’uomo vive ovunque sulla Terra pur essendo un animale obiettivamente debolissimo ed indifeso. Sarebbe utile se si riuscissero a realizzare vaste zone “human free” (deumanizzate?) per lasciare lo spazio necessario agli altri animali, cosa che credo ormai impossibile nella maggioranza dei Paesi europei. Temo purtroppo che sia solo un’utopia, perchè negli interessi economici in gioco la variabile ecosistema naturale non umanizzato non viene minimamente tenuta in considerazione. Insomma, l’uomo si sta sostituendo a Dio ma non ha ancora sviluppato la coscienza necessaria per poter governare il pianeta. Comunque realizzare le leggi, nonostante ci sia poi sempre qualcuno pronto a violarle, sarebbe comunque un gran bel passo avanti.

  6. Mike Says:

    Per quanto riguarda i procioni c’è una spiegazione diversa dal solito proliferare di animali da compagnia lasciati in libertà. In Germania dopo un bombardamento negli anni 20 furono disperse alcune ecine di coppie. Oggi se ne contano in libertà circa 300 mila esemplari che si sono diffusi in Bielorussia, Francia e Svizzera. Si saranno diffusi anche qui?? E le nutrie?? Chi non ha una zia o una nonna con una bella pelliccia di castorino? Questi animali si sono diffusi dopo che, finita la moda, i grandi produttori di pellicce se ne sono disfati aprendo semplicemente le gabbie.

  7. Biodiversiche? « L’orto di carta Says:

    […] e, anche se letto a posteriori grazie alla già menzionata Equipaje, L’orologiaio miope […]

  8. Roberto Says:

    Da pescatore a mosca, mi sento di dire due parole sul siluro. Siti archeologici hanno trovato fossili nella Pianura Padana, quindi tanto straniero non è. L’ignoranza popolare che riteneva il luccio un mostro che si nutriva di micini, cagnolini e bambini, ha ora spostato l’attenzione su questo predatore. Guarda caso, nei paesi vicini al nostro viene allevato a scopo alimentare e seminato nei corsi d’acqua. Pertanto, questo “grande divoratore di pesce” è colpevole della scomparsa di altri pesci in certe acque italiane, o invece la causa è da riscontrare nella cattiva politica di salvaguardia del patrimonio fluviale dall’inquinamento?
    Le cattive credenze dovute ad ignoranza sono pesanti da cancellare, come lo sono le bustarelle in Italia elargite a chi dovrebbe controllare e salvaguardare lo stato di salute delle acque italiane. Io ho detto la mia dopo anni di documentazione.Ciao a tutti.

  9. Francesco "Becco" Mocellin Says:

    Complimenti per l’articolo, illuminante.
    Per Roberto: il siluro sarà anche un pesce “nostrano” ma, se probabilmente non è il colpevole della scomparsa delle specie ittiche italiane, sicuramente è un sintomo del deterioramento della qualità dei nostri fiumi; deterioramento al quale i pescatori con immissioni ittiche scellerate contribuiscono (penso ad esempio alle immissioni di novellame di Salmo trutta fario in fiumi dove era endemica S. marmoratus).

  10. Sergio Onofri Says:

    Roberto ma quali castronerie dici!! Ma che siti archeologici del piffero!!. Possibile che anche tu, pescatore a mosca e quindi di solito informato e attento, sia caduto nelle trame della disinformazione. Non esiste nessun studio del genere è una panzana grossolana messa in giro dal GSI che diffonderebbe il siluro anche nelle Oasi Naturali protette se fosse per loro. Il siluro è la specie alloctona più infestante di acqua dolce ed ha creato problemi enormi in tutto il bacino del mediterraneo.
    Colpa solo sua? Sicuramente no, evitiamo però di diffondere altra disinformazione.

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