L’effetto gatto spiaccicato

Supponiamo che io sia indecisa se parlarvi, in questo post, di una nuova specie di sanguisuga che scava coi denti in corrispondenza degli orifizi dei mammiferi o se, in alternativa, sarebbe invece meglio scrivere un post sulla necessita’ evolutiva della macchiettatura del pelo del cucciolo di Odocoileus virginianus, per gli amici Bambi. L’esperienza maturata in quattro anni di vita di questo blog (buon compleanno, Orologiaio) e molte altre esperienze piu’ o meno professionali non mi lasciano dubbio alcuno: se desidero che il post abbia traffico devo scrivere della sanguisuga, perche’ Bambi non se lo filerebbe nessuno. Si, certo, tutti si intenerirebbero a guardare questa foto:

Ma alla fine il testo sarebbe accolto tiepidamente e dopo una lettura veloce (se pure) tutti se ne dimenticherebbero.

D’altro canto, un post sulla sanguisuga che  infesta gli orifizi umani (tutti), corredato di foto, mi farebbe facilmente saltare in testa alle classifiche dei blog scientifici, se riuscissi ad entrarvi, perche’ tutti i vari Tumbir, Facebook, liste di discussione etc se lo reimpallerebbero, come e’ gia’ successo per il candiru’, per la Sacculina carcini e per un sacco di altre bestie schifose di cui questo blog vi ha intrepidamente raccontato negli ultimi quattro anni.

Questo e’ un fatto accertato, ma e’ curiosamente in contrasto con quello che io chiamo l’effetto Bambi, una inconscia “scala naturae” che ci fa preferire alcune bestie piuttosto che altre, Bambi ai nematodi, il volpacchiotto al topo, la coccinella al ragno e per cui si e’ “specisti” se si mangia agnello arrosto ma non se si fa derattizzazione.

Non c’e’ dubbio alcuno che dovendo scegliere se salvare la vita a Bambi o alla sanguisuga chiunque sceglierebbe Bambi, ma se si tratta di leggerne notizie in proposito tutti vogliamo saperne di piu’ della sanguisuga trovata a vivere nel naso di una ragazzina, per buona pace di Bambi.

Se poi la scelta fosse tra andare a vedere le sanguisughe delle mucose (ce ne sono diverse specie) e andare a vedere Bambi e’ probabile che ce ne resteremmo a casa, ma se ci imbattessimo nello stesso momento casualmente in Bambi e nella sanguisuga non ho dubbio alcuno su dove si formerebbe il capannello di passanti: Bambi ci rimarrebbe malissimo e la ragazzina peruviana che ospita la sanguisuga nel naso avrebbe la prima pagina di tutti i quotidiani locali.

Questo e’ quello che io chiamo “effetto gatto spiaccicato”, la controparte dell’effetto Bambi, quel misterioso (almeno per me) e insondabile impulso a guardare il gatto investito sul bordo della strada. Lo abbiamo intravisto con la coda dell’occhio, guidando, e lo sappiamo che lo spettacolo ci fara’ star male e ci fara’ tornare a casa con una sensazione spiacevole in sottofondo. Eppure non riusciamo a non guardare, gli occhi, che sino ad un secondo prima erano fissi sulla strada, vengono magicamente calamitati da quella cosetta sbudellata senza che riusciamo a controllarci: abbiamo bisogno di guardare, abbiamo bisogno di SAPERE e di vedere quanto le budella siano sparpagliate sull’asfalto. Questa misteriosa leva psicologica e’, in fondo, quella che induce molta gente a passare da qui nella inconscia speranza che io abbia parlato della sanguisuga piuttosto che del cervo, e tutto sommato e’ quello che spinge anche me a scrivere molti dei post di questo blog. Il terrificante ci attira, piuttosto che respingerci, contrariamente a quello che sarebbe logico aspettarsi.

Io non so nulla di psicologia e di antropologia, purtroppo sono solo una modesta biologa, e ignoro se la forza che ci costringe a guardare il gatto investito e ci fa tornare a leggere degli animali orrendi di cui parla questo blog abbia un nome tecnico e sia parte integrante di qualche meccanismo psicologico ben studiato.

Tutto quello che so e’ che tutti tendono a guardare l’incidente sulla carreggiata opposta, meglio se c’e’ sangue, il gatto sbudellato, il ragno grosso quanto un barboncino alle mostre organizzate dal grande Francesco Tommasinelli e a inquietarsi su questo blog leggendo della pulce penetrante.

La mia personale interpretazione dell’effetto gatto spiaccicato e’ la seguente, per semplice che possa essere:

Se siamo in una foresta, chi e’ piu’ probabile che sopravviva, quello che guarda affascinato le tarantole e cerca di capire come e quando attacchino, o chi le rifugge a priori? Se troviamo un animale morto nella stessa foresta, la conoscenza di come e’ morto puo’ tornare molto utile, soprattutto il sapere se cio’ che l’ha ucciso possa uccidere anche noi. Quello che voglio dire e’ che l’effetto gatto spiaccicato e’ la conseguenza di una carattere positivamente selezionato dall’evoluzione in quanto la conoscenza della pericolosita’ dell’ambiente e’ sicuramente un’informazione utile per uno scimmione curioso, intelligente e soprattutto senza pelo e senza armi naturali di difesa. Bambi non e’ un pericolo, la sanguisuga da orifizio potenzialmente si: su chi conviene focalizzare la nostra attenzione?

Published by tupaia on giugno 26th, 2011 tagged comportamento, misteri, riflessioni


29 Responses to “L’effetto gatto spiaccicato”

  1. lamb-O Says:

    Come immaginavo, sono inadatto a sopravvivere: sono quasi immune dall’effetto.

  2. Okami Says:

    Bel post, ma adesso sento il bisogno impellente di cercare informazioni sulle sanguisughe da orifizio…

  3. Nicola Says:

    mmmmh… mi hai quasi convinto. So già che mi ci arrovellero un po’ su…

  4. Networm Says:

    Ok, ho visto la foto all’inizio e ho cercato sanguisuga nel testo ma non ho trovato niente di collegato, quindi il post parla di bambi, quindi non sto nemmeno a leggerlo. Allora, sta sanguisuga?

    Scherzo ovviamente, e conoscendomi l’avrai capito, però “Questo blog parla di creature strane, a volte brutte e poco simpatiche”, quindi che problema c’è, il cerbiatto maculato sarebbe molto off topic, quindi è perfetto così!

    approposito, sta sanguisuga? :D

  5. tupaia Says:

    Il post sulle sanguisughe ovviamente arrivera’ presto ;-P

  6. tupaia Says:

    Lamb-O:P allora che ci fai qui? Non ho mai conosciuto nessuno veramente immune, e son vent’anni che rimugino su questa storia. Vari gradi e vari livelli, ma non ho mai conosciuto nessuno immune, checche’ ne dicesse

  7. Marco Says:

    Naaa… La spiegazione evolutiva non mi convince. Fra uno scimmione fifone che si spaventa per nulla e fugge subito e uno che incuriosito si attarda a indagare sul gatto spiaccicato e potenzialmente ancora pericoloso, chi ha maggiori probabilità di sopravvivenza?
    Una spiegazione che spiega un fatto ma anche il suo contrario non è una spiegazione.
    Marco

  8. rosalucsemburg Says:

    Con il curioso effetto evolutivo imprevisto di una sovraproduzione di filoni cinematografici che ci insegnano a guardarci da zombie, vampiri e mummie assassine. Un po’ come l’obesità da abuso di zuccheri e grassi, insomma.
    Bellissimo post…

  9. tupaia Says:

    Marco di Stukhtra: ottimo, punti di vista differenti dal mio erano proprio quello che speravo di ottenere. Non mi e’ chiaro perche’ la mia spiegazione di un tratto positivamente selezionato spiegherebbe il fatto ed il suo contrario, a dire la verita’. Cioe’, se tu ammetti che il fenomeno esiste (e non mi pare tu lo abbia negato), ma escludi che sia dovuto ad un fenomeno di selezione perche’ secondo te la selezione premierebbe i fifoni, rimane solo un approccio culturale per spiegare il fatto. Non mi spieghi pero’ quale sia il vantaggio culturale. Posto che chi frena in autostrada per guardare l’incidente sull’altra corsia e’ probabilmente poco adatto a sopravvivere, non vedo quale sia il vantaggio culturale nel farlo. Se pero’ posso spiegare la frenata in autostrada come un retaggio genetico dei tempi in cui le autostrade non esistevano, non posso spiegarlo come fatto culturale dato che i memi si evolvono molto piu’ velocemente e andrebbero al passo con la costruzione delle autostrade.
    Non necessariamente la fuga premia, secondo me. Se la fuga premiasse sempre noi probabilmente staremmo ancora sugli alberi e saremmo noi a fuggire dai leopardi anziche’ viceversa. Per come la vedo io la fuga premia solo dove i comportamenti sono meccanici, come negli insetti.

    Ma magari ho capito male quello che intendevi

  10. tupaia Says:

    Rosaluxemburg: credo che per i film dell’orrore ci sia dell’altro, immagino che sia l’adrenalina che inducono a produrre che piace o meglio, l’effetto rilassante che si ha dopo una scarica di adrenalina. Droga fisiologica, come dire.

  11. rosalucsemburg Says:

    A me sembra che sia un po’ un meccanismo tipo la lingua che batte dove il dente duole. Se l’istinto primario (e quello c’è di sicuro) è di evitare i malati visibilmente infetti, questo istinto porta necessariamente ad un’attenzione verso ciò che vuoi evitare, e di certo non ad una indifferenza. (in pratica dal basso della mia gnuranza a me pare che Tupaia abbia ragione).

  12. taro Says:

    …mah, io la chiamerei ipocrisia. Di solito guardiamo quello che vogliamo, il più delle volte non sappiamo nemmeno cosa stiamo vedendo, qualche volta sappiamo che quello che stiamo per vedere ci disturberà, lo si risolve distogliendo lo sguardo, come quando vedi alla tele le immagini dei bambini che muoiono di fame o le stragi televisate della guerra. Se sono in macchina io di solito mi fermo e deposito l’animale sul bordo della strada.

  13. Marco Says:

    @Tupaia:
    Ho fatto casino. In realtà la tua ipotesi non spiega il fenomeno e anche il suo contrario. Mi accorgo di dover riformulare e precisare il mio pensiero.
    L’effetto gatto spiaccicato esiste. Tu lo spieghi con la selezione evolutiva: lo scimmione curioso è favorito rispetto allo scimmione fifone, perché il curioso impara qualcosa che poi gli servirà.
    Ammettiamo ora per ipotesi che l’effetto gatto spiaccicato non esista. Tu lo spiegheresti con la selezione evolutiva: lo scimmione fifone è favorito rispetto allo scimmione curioso, perché il curioso si espone a una situazione di potenziale pericolo.
    Insomma, in questo senso a me sembra che la selezione evolutiva spieghi il fenomeno, cioè l’effetto gatto spiaccicato, ma anche il suo contrario. Ma allora che spiegazione è? Si tratta di una teoria non falsificabile, ergo non scientifica.
    M.C.

  14. tupaia Says:

    Marco: detto cosi’ non esiste neanche l’evoluzione, o la gravita’. Mi spiego: io ho delle osservazioni, e cerco di dare loro un senso. Tu puoi certo dire che le mie osservazioni non hanno un peso statistico e quindi sono dei non-fenomeni, e come tale una spiegazione che spiega un fenomeno inesistente e’ certamente vana. Il problema e’ che dovresti partire dal dirmi che l’effetto gatto spiaccicato non esiste e che ho trovato correlazioni che non ci sono. Io ammetto di non aver mai fatto delle statistiche degne di questo nome, e confesso anche di non possedere materialmente gli strumenti antropologici per quantificare delle osservazioni qualitative (ma so che tutto cio’ esiste e conosco anche chi lo usa). In pratica, non sto facendo della scienza perche’ non posso portare dati quantitativi. Mi sono limitata ad osservare qualitativamente un fenomeno e a provare a dare una spiegazione, rimanendo sempre nel campo delle ipotesi e del dato puramente qualitativo. Falsificare cio’ e’ chiaramente come falsificare la teoria del big bang, cioe’ un puro sforzo dialettico, in assenza di dati.
    Il punto e': hai delle osservazioni contrarie alle mie? A me sembra di no perche’ mi ricordo di qualcuno che mi chiedeva di parlare di animali schifosi piuttosto che bellini… ;-P
    Detto questo, cioe’ accettando l’esistenza del fenomeno, possiamo speculare sulle cause, ma io continuo a non vedere la contraddizione logica di cui tu parli.

  15. danilo Says:

    Opinione personale.
    L’effetto bambi ha un’evidente funzionalità evolutiva. Se consideriamo che originariamente è molto probabile che gli esseri umani vivessero in comunità che non superavano i cinquanta individui, e che avessero rapporti al massimo con un’altra decina di comunità (legge del 50/500), allora ogni cosa che sembrasse un cucciolo d’uomo andava accudita, perchè molto probabilmente conteneva i tuoi geni, i quali dicono che va accudita. D’altro canto, non puoi guardare tutto. Testa grande, occhi grandi, aria indifesa? Ok, basta. Fa tenerezza. Il che, incidentalmente, ha portato alla domesticazione.
    L’effetto gatto spiaccicato è completamente diverso. Certo, puoi vivere la tua breve vita felice e spensierato, senza preoccuparti di nulla. E morire spiaccicato. Oppure puoi prestare estrema attenzione ad ogni cosa morta, perchè la prossima potresti essere tu. E in quel caso potresti arrivare all’età di riprodurti, e i tuoi figli potrebbero ereditare la paranoia. E anche questa mi sembra un’evidente funzionalità evolutiva.
    Non dico che sia un bel modo di vivere, dico solo che sia il modo di arrtivare a riprodursi. E che quindi sia il modo in cui i figli arriveranno a riprodursi.
    Per citare non ricordo chi “Ok, sono paranoico, ma lo sono abbastanza?”

  16. Formalina Says:

    L'”effetto gatto spiaccicato” potrebbe essere trasmesso come meme!

  17. Formalina Says:

    (continua) mi piace la teoria di Tupaia!

  18. Morrigan Says:

    Ciao Tupaia, è da un po’ che non mi riconnettevo ai vari blog che leggo e oggi mi cade l’occhio sul tuo e sul gatto spiaccicato: me pija ‘n coccolone; poi leggo e … aaahh!
    Ad esser sincera io non mi soffermo più di tanto sui gatti spiaccicati perché altrimenti mi viene in mente la mia micina e immagini di lei spiaccicata si sovrappongono a quelle in cui lei saltella felice per casa… meglio de no.
    Sulla sanguisuga attendo il prossimo post O.o
    Sull’utilità di questo mio commento: 0 pari a 0 ma volevo partecipare. Un saluto a Mrinminoranza! ^__^
    Cris

  19. Marco Says:

    @Tupaia:
    Non c’è contraddizione logica, difatti.
    E’ solo che mi pare che la selezione evolutiva spieghi il fenomeno ma, potenzialmente, potrebbe spiegare altrettanto bene anche il fenomeno contrario. Ergo, se Popper ha ragione, la selezione non offre una spiegazione scientifica, perché non è falsificabile.
    Vediamo se riesco a chiarire con un altro esempio…
    Supponiamo che tu mi mostri un oggetto cadere per terra. Io ti dirò: “Certo, è per via della legge di gravità. Tutti gli oggetti cadono per terra”. A questo punto tu mi mostri un palloncino pieno di elio, che invece sale verso il soffitto. E io: “Certo, è una conseguenza della legge di gravità”. Eh? Com’è ‘sta cosa? Che legge è, se spiega un fenomeno e il suo esatto contrario?
    Insomma, se io scoprissi un’esotica popolazione umana del tutto indifferente all’effetto gatto spiaccicato, tu ammetteresti che la selezione evolutiva è una spiegazione sbagliata per il fenomeno osservato nella nostra popolazione?

    @Danilo:
    La citazione mi sembra sia da attribuire a Stalin, che disse qualcosa del tipo: “Il fatto che tu sia paranoico non significa che hai sempre torto”.

    M.C.

  20. Guido Says:

    Sono d’accordo con Marco. Trovo tra l’altro più pericoloso fermarsi a osservare animali morti col rischio di prendersi una malattia (magari las stessa che ha ucciso l’animale) o di venire uccisi da qualche predatore (magari lo stesso che ha ucciso l’animale che era andato in bagno!).
    Credo che l’effetto gatto spiaccicato sia dovuto al piacere delle emozioni forti, che ci fa compiere molte altre azioni apparentemente antievolutive come il bungee jumping, le corse in moto o guardare il grande fratello…

  21. firmato winston diaz Says:

    Per quanto riguarda il gatto spiaccicato, considerato che, nel riconoscere in lui noi stessi, lo equipariamo mimeticamente ad un cadavere spiaccicato, credo c’entri l’invidia nel suo rovescio: e’ nel confronto con chi sta peggio, e nello scampato pericolo, che siamo felici! Verificare nell’esperienza quotidiana della pratica della compassione, per credere.
    Per quanto riguarda il resto, vedrei invece l’essenziale importanza dell’avere informazioni su cio’ che puo’ essere nocivo se non letale.
    Quindi due fenomeni piuttosto diversi, di cui solo il primo inquietante.

  22. Iacopo Leardini Says:

    leggendo i commenti non posso che dire che stare ad arrovellarsi su fantomatiche spiegazioni adattative su ogni briciola della nostra vita quotidiana è una sciocchezza. Soprattutto su un carattere complesso quale il “guardare le cose schifose meglio se morte”..

    Insomma pensate davvero che ci sia un gene per il gusto dell’orrido? mi sembra solo una “just so story”.
    Non sarà piuttosto sarà che siamo curiosi in generale? Il che spiegherebbe anche perché ci arrovelliamo su spiegazioni che non possiamo dare. ;)

    Vabbé tutto questo per dire cara lisa che ti propongo un post su un bambi spiaccicato, che così prendiamo capra e cavoli e schizzi in cielo nelle classifiche! :D

  23. illo Says:

    Concordo con winston … ed aggiungo, l’unica cura all’effetto gatto spiaccicato (dato per scontato che la bestiaccia di starsene in casa al sicuro non ne vuole sapere) è quella di farsene un’overdose: o subentra l’asuefazione o il felide defunto ritorna a d essere ciò che è: un felide defunto (in maniera violenta, solitamente).

    Più problematico l’effetto bambi … per quanto comprenda la spinta evolutiva che chiamerò “istinto puccioso” (ok: linciatemi), come la mettiamo con quegli individui che guardano la tenerissima foto dell’artiodattilo maculato e ci vedono solo tenere bistecche da affiancare alla polenta?

  24. Emanuele Says:

    Non so se l’effetto gatto spiaccicato sia genetico o memetico ma sono sicuro che possa essere utile perchè l’ho “testato”.
    Ero piccolo, facevo la seconda elementare, e andavo sempre sul fiumiciattolo del mio paese con i miei amici.
    Un giorno trovammo una nutria malamente sventrata, terminate le attività di prassi sul cadavere, tra cui spicca l’averle infilato due stecchi dentro per far strillare una nostra amica, ci mettemmo a discutere sul come fosse morta e dopo aver vagliato varie ipotesi, tra cui i vampiri e i lupi mannari, passamo ai più prosaici cani randagi e decidemmo di tornare a casa.
    Morale: una muta di tre cani della taglia di un pastore maremmano scorazzavano per la zona e per due mesi facero molti danni a animali, cose (pollai ecc) e misero a rischio persino le persone.

  25. Pierangelo Says:

    Ciao, bellissimo blog.
    La storia del candirù l’avevo già sentita anni fa, forse su quark. Quella della sacculina mi è nuova però, parlando di similitudini, avevo visto un documentario “molto Alien” che mostrava una tipo di vespa che inietta le uova nei bruchi ed un altro relativo ad un fungo che si “impossessa” del cervello delle formiche.
    Sono d’accordo sulla teoria del gatto spiaccicato, che nel nostro caso potremmo anche chiamare dell’uomo spiaccicato, basti pensare a come sono stati sconfitti 2 dei nostri più terribili nemici: il batterio della lebbra ed il batterio della peste. Il nostro vantaggio evolutivo è la parola, non tutti infatti dobbiamo guardare il “gatto spiaccicato”, basta che lo faccia qualcuno che poi diffunde la voce.

  26. Miguel Martinez Says:

    Concordo sull’esistenza dell’effetto gatto spiaccicato.

    Però quando lo racconti, ci viene da ridere, e anche da vergognare un po’, e anche da sperare di non essere così.

    Cioè, assieme al fascino di guardare un gatto spiaccicato (o di leggere di fattacci di cronaca, se è per questo), c’è la vergogna di farlo: quindi abbiamo sviluppato non solo quell’interesse, ma contemporaneamente il divieto ad avere quell’interesse.

    E anche questo è un fatto curioso.

  27. boc Says:

    ehm… si potrebbero avere più info sul “ragno grosso come un barboncino”, per favore? tipo: va in giro con la museruola, può essere addestrato a riportare bastoni o a fare la guardia ecc.
    grazie e sempre complimenti per il bel blog di fantascienza ;-)

  28. tupaia Says:

    @Boc: Cito da Wiki: “L’iperbole (dal greco ὑπερβολή, hyperbolé, «eccesso») è una figura retorica che consiste nell’esagerazione nella descrizione della realtà tramite espressioni che l’amplifichino, per eccesso o per difetto.
    Dagli studiosi è stato messo in luce che l’iperbole presuppone la “buona fede” di chi la usa: non si tratta infatti di un’alterazione della realtà al fine di ingannare ma, al contrario, allo scopo di dare credibilità al messaggio, attraverso un eccesso nella frase che imprima nel destinatario il concetto che si vuole esprimere.”

  29. Francesco Says:

    Posso denunciarLa per interruzione colposa di sonno altrui?
    Per le prossime sette notti sognerò Sanguisughe degli Orifizi (tutti), per le successive sette Ragno grossi come Barboncini, per le altre sette Barboncini (orridi quanto i ragni), poi dovrei essere morto per mancanza di sonno.
    Vabbè, nomimo mio legale per la vendetta post-mortem l’ottimo Miguel Martinez,colpevole della mia presenza qui.

    PS complimenti per il coso informatico da Lei messo in piedi. Molto bello e tendenzialmente inevitabile.

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