L’effetto Bambi

Abstract: People from western countries have fixed in their minds an instinctive “scala naturae” that makes one consider some animals “cute” or “beautiful” whereas some others are “ugly” or “horrendous” without a reasonable explanation. I call this phenomenon “Bambi Effect” and here I attempt an explanation of why this happens.

E’ da molti anni che osservo l’esistenza di quello che io chiamo “l’effetto Bambi”. Non ho idea se sia un fenomeno studiato in psicologia o in antropologia culturale o in filosofia, ai cui esperti lancio la palla (qualcuno conosce un blog in italiano di antropologia culturale?). Io, al momento, mi limito ad osservare il fenomeno e fare delle ipotesi, applicando alla lettera il metodo scientifico (TM).

Per spiegare l’effetto Bambi, provero’ a fare degli esempi:

Esempio 1

A- Nel negozio YXZ vendono salame felino

B- Oddio! E’ fatto di gatto? E che dice la protezione animali?

A- Ma no, e’ di maiale

B- Ah, meno male, allora lo assaggio.

Esempio 2

A (al telefono) – ma che bello, nel mio giardino e’ appena entrato un cucciolo di capriolo!

B (all’altro capo) – oh, ma che bello, che fortuna! Pensa che io invece oggi nel mio giardino ho trovato un nematode da un cm e mezzo!

A (al telefono) – —————— ah. Ma che schifo!

Esempio 3

Questo blog scrive che i gatti andrebbero eradicati (catturati e uccisi) dalle isole per proteggere le specie endemiche. Seguono commenti (in pubblico e in privato) contro questa idea.

Questo blog scrive che i topi andrebbero eradicati dall’isola di Gough per proteggere le specie endemiche. Nessun commento contro l’idea.

Esempio 4

Conosco molte persone che non vanno allo zoo perche’ gli dispiace di vedere gli animali in cattivita’, e se ci vanno  passano il tempo a chiedere ai keeper notizie sulla gestione e il benessere degli animali. Almeno, mi accadeva spesso che me lo chiedessero quando ero allo Zoo di Londra, dove vi sono principalmente mammiferi e uccelli.

Uno dei curatori di questa affascinante mostra (andateci se siete a Genova)  mi riferisce invece che nessuno del pubblico chiede preoccupato se gli animali hanno spazio sufficiente, se soffrono per la cattivita’, come verranno stabulati alla fine della mostra etc. Anzi, il pubblico osserva compiaciuto il pasto delle creature a base di invertebrati.

Penso che oramai dovreste esservi fatti un’idea di dove voglio andare a parare: noi occidentali abbiamo in testa una inconscia “scala naturae” che ci fa preferire, intenerire, ammirare certi animali piuttosto che altri, con criteri piuttosto irrazionali. Visto che i mammiferi sono spesso preferiti, ho considerato l’ipotesi che preferissimo le specie che ci sono filogeneticamente piu’ affini, ma ho dovuto scartarla: siamo sicuramente piu’ vicini ai maiali e ai topi di quanto non lo siamo ai carnivori, ma cani e gatti restano in cima alla lista. Tra i mammiferi, poi, c’e’ una gerarchia piuttosto bizzarra per cui il grosso dei roditori (topi e ratti di vario ordine e grado),  sono da eliminare (suppongo in quanto competitori alimentari), mentre i predatori, anche quelli potenzialmente pericolosi per noi,  come i lupi e le tigri, sono ammirati e osannati. Il sistema va in tilt quando osserviamo una tigre predare Bambi, non sappiamo da che parte stare, ma nessuno e’ perfetto. Tra gli ungulati, quelli selvatici sono preferiti a quelli domestici (le mucche sono stupide, i cervi sono “nobili”).

Quest’ultima considerazione sugli ungulati mi ha fatto scartare anche il criterio della preferenza per le specie domestiche, a cui ci dovremmo sentire piu’ vicini, su quelle selvatiche. Ci dispiace in genere di piu’ per l’oca lombardella sparata da un cacciatore che per un’oca domestica comprata al supermercato per Natale, piu’ per un muflone che per una pecora.

Gli invertebrati, tutti, stanno in fondo alla lista, con qualche eccezione come le chiocciole, le coccinelle, le farfalle (solo l’adulto, pero), e sotto ancora ci sono gli invertebrati parassiti (non c’e’ competizione tra Bambi e un nematode).

La mia ipotesi allora e’ che si tratti di una forma di neotenia: ci piacciono, anche da adulti, gli animali che piacciono ai bambini, presumo per un meme culturale passato di generazione in generazione. Ci piacciono sicuramente gli animali colorati (i camaleonti sono simpatici, i gechi “fanno impressione”), a dispetto delle loro colorazioni aposematiche che ci dovrebbero avvertire della loro tossicita’. Ci piacciono gli animali con gli occhi grandi: chi sa resistere davandi a questo?

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Come non intenerirci davanti agli occhioni di un bushbaby? Fonte: dailymail.co.uk

Un bambolotto perfetto! E ci piacciono gli animali che veniamo educati ad apprezzare da piccoli: l’hungry caterpillar e’ sicuramente piu’ simpatico di una larva di neurottero, anche se l’hungry caterpillar e’ un competotore alimentare e la larva di neurottero e’ un insetto benefico perche’ mangia gli insetti nocivi per le nostre coltivazioni

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Larva di neurottero. Foto: Jim Kalisch, UNL Entomology

Gli scoiattoli grigi non si possono eradicare perche’ chi non ha letto da bambino le strisce di Cip&Ciop (che invero sono tamia) che fanno i dispetti a Paperino?

La nostra “scala naturae” mentale sarebbe quindi un retaggio infantile basato sugli animali che veniamo educati ad apprezzare da bambini e che a sua volta si basa su un criterio neotenico dell’apprezzamento estetico del piu’ colorato e del piu'”infantile” (occhi grandi, viso piccolo), con qualche aggiunta a seconda della moda del momento (mia nipote di due anni ad esempio adora i porcospini perche’ci sono numerosi libri per bambini che li ritraggono con i caratteri infantili esaltati). Le cince, coloratissime, ad esempio, sono di gran lunga piu’ simpatiche dei corvi, e tra un corvo e un ratto, entrambi scuri e senza caratteri infantili, e’ difficile decidere quale e’ peggio.

Indubbiamente questa e’ solo un’ipotesi, e che non spiega neanche tutto. Se qualcuno ne ha di migliori sarei felice di leggerle.

Sicuramente non si puo’ basare l’ecologia sugli occhioni grandi, ma spesso si e’ posti davanti a scelte che non piacciono ai piu’ solo per “effetto Bambi”. Agli animalisti piemontesi e’ intollerabile l’idea dell’abbattimento selettivo dei caprioli, che in sovrannumero mangiano tutto quello che trovano influenzando la composizione della flora,  e ancora peggio considerano inaccettabile l’eradicazione degli scoiattoli americani, perche’ sembrano Cip&Ciop. Non si fanno troppi scrupoli, invece, quando la regione Piemonte organizza trappole per le cornacchie in sovrannumero o l’abbattimento selettivo dei cinghiali. Ed ecco quindi che anche la ricerca, o gli interventi di risanamento ecologico, devono basarsi sull’emotivita’ infantile del pubblico e non su criteri scientifici, perche’ l’effetto Bambi e’ piu’ basilare nel nostro inconscio di qualsiasi applicazione della logica.

Piccola nota di colore: tra gli zoologi, curiosamente, gli entomologi (che studiano insetti) sono molti, molti di piu’ dei teriologi (che studiano mammiferi).

Published by tupaia on giugno 30th, 2009 tagged comportamento, neotenia, riflessioni


75 Responses to “L’effetto Bambi”

  1. Masque Says:

    Ci ho pensato spesso anch’io ed in termini simili. Talvolta, per scherzare, quando qualcuno fa esclamazioni come quella sul salame felino che hai scritto, gli rispondo “ah, sei di quelli che non mangiano mai animali che compaiano nei cartoni della disney”. quando lo faccio è per far notare ironicamente l’assurdità di discernere cosa sia giusto o sbagliato mangiare in base alla graziosità della bestia in questione. e, per la cronaca, sono un vegetariano ideologico ;-)

    Penso che la distinzione potrebbe venire fatta per una questione di abitudine e luoghi. Mi spiego: certi animali si è abituati a vederli in determinati ambienti e situazioni (animali domestici, come pure personaggi di storie inventate) e, forse ancora di più, ci si è abituati ad assegnare loro una “funzione” (cioè: un dato animale è lui perché è quello che fa quella determinata cosa). Da questo, ci si fa un idea (diciamo) aprioristica (una specie di versione prototipale dell’animale) di quello che ci si aspetta intorno a quell’animale. Quando qualcosa (anche la realtà), si dimostra diversa da questa nostra idea, scatta una sorta di rifiuto.

    Abbiamo l’idea che il gatto sia quell’animale di quell’aspetto che vive in quel luogo, che agisce in quel modo e viene trattato in quel modo perché con noi ha quell’abituale rapporto.
    Come abbiamo l’idea che una tarantola sia quell’animale di quell’aspetto che vive in quel luogo, agisce in quella maniera e viene trattato in quel modo.

    Quindi, ci si aspetta che tutto ciò che sta intorno ad un gatto, sia quello che a priori abbiamo in mente. Quando ciò non accade, scatta il rifiuto.
    D’altro canto, degli animali, che dall’aspetto sono simili a ciò che noi riteniamo un mostro, ci si aspetta che si comportino mostruosamente, per questo accettiamo di guardare un boa che s’ingoia un topo intero: è proprio ciò che ci aspettiamo lui faccia!
    Al contrario, se vedessimo uno scoiattolo fare la stessa cosa (e non ce l’aspettassimo), troveremmo la scena piuttosto “sbagliata” e “sinistra”.
    Idem riguardo al mangiare animali a cui solitamente abbiamo dato la funzione di essere accarezzati, di giocare, e così via.

  2. maus Says:

    concordo in pieno con quanto hai scritto; sulla visione disneyana della natura ho scritto -eoni fa- alcuni post e (ehm…) diversi flames.

    per quanto riguarda la nota di colore: anche gli insetti sono molti di più dei mammiferi.

  3. Masque Says:

    uh… dato che la cosa mi incuriosisce, ho segnalato l’articolo sul newsgroup moderato it.discussioni.psicologia.

    appena viene pubblicato, vedrò che mi rispondono :-)

  4. tupaia Says:

    Masque: un’idea archetipale, dici? Non sono convinta. Prova a far vedere lo spettacolo di un pitone che ingoia vivo un gattino e vedrai che l’archetipo non viene accettato. Oltretutto questo non risolve il problema del criterio della scelta della posizione degli animali lungo la nostra “scala naturae” mentale.
    Tienimi al corrente su idp, se ci sono commenti interessanti faccio io un salto.

  5. Masque Says:

    ni, non proprio archetipale, almeno non nel senso inteso da Jung. :-)
    è più un incrocio fra una percezione dipendente dall’azione (l’oggetto lo riconosco per ciò che più fare/ci si più fare) e l’idea dei prototipi mentali.

    succede però, che il gatto mangiato dal pitone faccia un effetto diverso del topo mangiato dal pitone. perché?

    forse, potrebbe essere perché il nostro gatto ideale, normalmente non viene mangiato, mentre il nostro topo ideale sì. quello che influisce, non è solo il ruolo del pitone mostro, ma anche quello del gatto/topo nelle vesti di vittima. :-)

    su idp per ora non hanno ancora pubblicato il post. staranno ancora leggendolo, forse. o ci saranno i moderatori a nanna :-)

  6. Masque Says:

    ops… errore ripetuto: più fare = può fare :-)

  7. tupaia Says:

    No, non condivido. Il punto non e’ il pitone, ma il valore del topo rispetto al gatto. E’ la stessa cosa dell’esempio 3: la derattizzazione e’ moralmente accettabile, la degattizzazione no, per il valore intrinseco che si da ai due animali.
    Forse i moderatori di idp si sono assopiti leggendo questo post :-P

  8. restodelmondo Says:

    Bambificazione: Il trasformare creature viventi in personaggi dei fumetti dotati degli atteggiamenti e della moralità di una borghesia giudaico-cristiana”. (Douglas Coupland, Generazione X).

    Interessante poi come i gatti diventino cattivi se uccidono un uccellino. Eppure è nella loro natura – io li amo anche per quello, ma probabilmente io sono una perversa senzacuore.

  9. falecius Says:

    Discussione interessante, è un problema che mi sono spesso posto anche io.
    In filosofia è una questione che si posta varie volte.
    Alla faccenda della scala della natura come criterio d’azione morale accenna Ibn Tufayl (con tratti molto moderni di responsabilità ecologica, e tra l’altro senza collegare la cosa alla distinzione coranica tra animali puri ed impuri, che pure ha presente).
    Facendo un esempio completamente diverso, la questione emerge in modo prepotente dalla discussione di Nozick sui diritti degli animali, che lui affronta in termini di utilitarismo. Utilità “per chi”? (Ad esempio curare un vertebrato malato con gli antibiotici significa sterminare milioni di organismi unicellulari). Secondo me Nozick già nel parlare di “animale” intende più o meno un vertebrato.

  10. falecius Says:

    Restodelmondo: sei spietata, sadica e crudele. :D

  11. Candide Says:

    Gli animali sono fortissimi catalizzatori dei processi d’identificazione e di proiezione nell’età evolutiva, molti test come il C.A.T. o le favole della Duss si fondano proprio su questo, e beh, si resta sempre un po’ bambini.
    La possibilità di antropomorfizzare ovviamente agevola questi meccanismi, ed evidentemente i mammiferi in generale ed alcuni di essi in particolare si prestano meglio alla proiezione di caratteristiche umane. Personalmente sospetto dipenda da una correlazione con la presenza delle cure parentali, probabilmente il criceto e il passerotto fanno scattare più empatia del geco o dell’anellide a causa di segnali che nel club degli omeotermi emettiamo e cogliamo.

  12. Alessandra Says:

    Si’, aspetto interessante da rilevare… cui spesso ho pensato anch’io.
    E’ tardi e non sono certo al massimo della lucidita’, quindi non mi esibisco in tentativi di esprimermi con parole personali che risulterebbero in ogni caso piu’ oscure … semplicemente ho tirato fuori dalla libreria questo testo di psicologia dello sviluppo ( Patricia H. Miller ), da cui traggo cio’ che segue :
    ‘ Uno dei contributi piu’ importanti della spiegazione etologica dell’attaccamento è che sia gli adulti sia i bambini sono predisposti biologicamente a sviluppare l’attaccamento. Nelle specie in cui i piccoli dipendono dai loro genitori per la sopravvivenza, nel corso dell’evoluzione, dovrebbero essersi conservate negli adulti risposte innate di offerta di cure. Il comportamento di attaccamento dell’adulto puo’ essere stimolato da comportamenti di segnalazione o anche solo dall’aspetto infantile del cucciolo. [ ... ]
    L’idea che anche l’aspetto infantile stimoli sentimenti materni fu proposta da Lorenz [ 1943 ]. Egli notò che i cuccioli di molte specie, specialmente mammiferi, condividono certe caratteristiche fisiche. Queste caratteristiche includono una testa grande in rapporto al corpo, la fronte larga in rapporto al resto della faccia, degli arti relativamente corti e occhi grandi all’altezza della linea mediana della testa o sotto di essa, e guance rotonde e prominenti. Questa descrizione è semplicemente una descrizione oggettiva di che cosa fa considerare grazioso un bambino. L’aspetto infantile è esagerato nelle bambole e nei piccoli degli animali dei cartoni animati di Disney. Gould [ 1980 ] ha osservato che Topolino, diventando piu’ amabile ed ducato nel corso degli anni, ha assunto un aspetto fisico piu’ infantile : una testa piu’ ampia con caratteristiche piu’ morbide e piu’ arrotondate e occhi piu’ grandi.[ ... ]‘
    Certo, non è che con cio’ si possa proprio spiegare tutto…. ma un po’ di vero ci deve essere.
    ( Ah, io comunque adoro anche i TOPI! Li trovo bellissimi. Ovvio che se mi trovassi in casa una pantegana proverei un certo brivido di orrore… ma perche’ purtroppo la collegherei immediatamente alla peste e dintorni ! ).
    Good night, per ora.

  13. popobawa Says:

    …Ti fara’ piacere l’appello firmato da Cristina Nadotti, oggi pubblicato sul sito de la Repubblica.
    Nel link che riporto http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/animali-brutti/1.html una galleria di “brutte bestie” da salvare.
    Ciao Tupaia, e complimenti per il blog

  14. tupaia Says:

    @ Falecius: interessante, sospetto che l’effetto bambi in culture diverse abbia diversi valori. cosa dice esattamente Ibn Tufayl? Comunque per la stragrande maggioranza delle persone animale=mammifero

    @ Candide: normalmente i segnali colti sono quelli infantili riportati da Alessandra, che pero’ non sono presenti in tutti gli animali favoriti. I topolini delle case, ad esempio, hanno gli occhioni grandi e la testa grande in proporzione, e ai bambini in genere piacciono. Agli adulti invece per niente, anche se il segnale del topo rimane lo stesso. Le civette hanno il segnale infantile, ma non piacciono, mentre i colombi, a cui manca, sono simpatici.
    Evidentemente non sono (o non sono solo) i caratteri infantili il criterio di scelta, per quello postulavo anche i colori. sospetto pero’ ci sia dell’altro, qualcosa di funzionale e/o di puramente culturale, e l’ultima frase nel commento di alessandra ne e’ la conferma.

  15. Masque Says:

    “No, non condivido. Il punto non e’ il pitone, ma il valore del topo rispetto al gatto. E’ la stessa cosa dell’esempio 3: la derattizzazione e’ moralmente accettabile, la degattizzazione no, per il valore intrinseco che si da ai due animali.”

    infatti! :-)
    nel secondo post, ho scritto che la nostra impressione dipende sia dal nostro pitone ideale che dal nostro topo, oppure gatto, ideale. la vedo come una cosa abbastanza dinamica, nel senso che in base agli elementi in gioco, emerge una impressione diversa.

    gatto mangia topo: entrambi gli “attori” fanno la loro parte. non c’è rifiuto (anche se, ovviamente dipende dal nostro rapporto con il topo ideale. se siamo amanti dei topi o di animali simili, la cosa facilmente ci infastidirebbe).

    derattizzazione: il nostro ratto ideale (il ratto ideale, non è detto che corrisponda con il ratto ratto, ma sia invece vicino all’idea di roditore-molesto-probabilmente-portatore-di-malattie-che-causa-danni-in-casa.) solitamente ha un copione nel quale viene scacciato (o ucciso) per evitare che causi guai.
    degattizzazione: il gatto ideale ha un copione (o una funzione se vuoi, ma che è la nostra idea della funzione che abbia, non quella sua vera), completamente diversa dal ratto ideale.

  16. Masque Says:

    vabbeh… a scrivere velocemente, come al solito mi sono scappati gli errori :-D

    derattizzazione: il nostro ratto ideale (il ratto ideale, non è detto che corrisponda al ratto ratto. è invece la rappresentazione dell’idea di roditore-molesto-probabilmente-portatore-di-malattie-che-causa-danni-in-casa.) solitamente ha un copione nel quale viene scacciato (o ucciso) per evitare che causi guai.
    degattizzazione: il gatto ideale ha un copione (o una funzione se vuoi. ma si tratta sempre della nostra idea riguardo alla sua funzione che abbia, che non è detto corrisponda a quella reale), completamente diversa dal gatto reale.

  17. michele Says:

    salve,
    devo proprio dire che l’articolo e i commenti che ne sono seguiti sono veramente interessanti.
    ora vorrei porre una domanda:
    perchè i miei genitori mi lasciano allevare vermi, grilli, insetti vari, e rettili tra cui gechi e tartarughe, ma non mi lasciano allevare un topo (nel mio caso proprio un ratto)?
    gli ho spiegato che il ratto è un animale molto pulito, se vive in condizioni igeniche da permetterglielo, ma non ne vogliono sapere.
    grazie

  18. Masque Says:

    il post è uscito su i.d.psi e ci sono già un paio di risposte.

    link su groups google: http://groups.google.com/group/it.discussioni.psicologia/browse_thread/thread/534eec8aae26ed5b/42830d4bb71bd5fa?q=effetto+bambi

    meglio comunque utilizzare un news reader :-)

  19. Alessandra Says:

    Pero': sulla pantegana in casa posso provare reazioni simil-horror in modo piu’ o meno consapevole, nel senso appunto che davvero SO che quell’essere puo’ legarsi a malattie e orrori vari, ma per il resto la morfologia del topo e anche del ratto mi piace e non avrei particolari problemi, se non forse al primissimo impatto, a prendere in mano e fare qualche carezza a un bell’esemplare di ratto che sapessi essere pulito-sano-etc.
    Niente affatto cosi’ sarebbe, almeno per me, il discorso degli insetti, in particolar modo le blatte. Quelle mi fanno, purtroppo, orrore PRIMA di qualsiasi valutazione ( cosciente, almeno ) sullo sporco e via dicendo ; li’ è proprio la loro morfologia, seppure “perfetta” da un punto di vista evolutivo, a suscitarmi l’orrore puro.

  20. tupaia Says:

    Masque: sisi, sto lurkando silenziosamente :)

    Alessandra: le pantegane non portano la peste, quelli sono i ratti neri. Anche le blatte secondo me fanno orrore per motivi culturali e non reali: non hanno niente di molto piu’ alieno di altri insetti, e’ solo che le associamo allo sporco. Comunque, anche le blatte piangono: nessuno e’ “perfetto” dal punto di vista evolutivo. Prima o poi ci faro’ un post su quelle bestiacce, devo solo recuperare delle foto.
    C’e’ nessuno che mi passa delle foto di scarafaggio? Karol?

  21. Lupabianca Says:

    Scusa tanto, ma io i problemi per il topo e il cinghiale me li faccio eccome, così come per gli insetti anche se non sono carini e colorati, così come per i maiali e per le mucche. Sono totalmente antispecista. Secondo me riteniamo maiali e mucche meno nobili di cani e cervi o le galline stupide solo per mettere a tacere il senso di colpa per il fatto che li sfruttiamo e mangiamo anche se sono animali non certo meno intelligenti di quelli che chiamiamo “da compagnia”. Certamente gli uomini sono attratti dai fenomeni di neotania, non per nulla con la selezione artificiale queste caratteristiche si accentuano molto, ma secondo me il problema di certa gente è che indagare troppo su certi animali potrebbe far sorgere degli spiacevoli problemini di coscienza…

  22. tupaia Says:

    Lupabianca: beata te che sei un’illuminata. Io invece sono specista, carnivora e soffro di effetto Bambi, solo che lo ammetto.

  23. tupaia Says:

    Masque: certo che i commenti su idp sembrano quelli del Bar Sport…

  24. Masque Says:

    un po’ sono rimasto sorpreso anch’io, più che altro dalla brevità delle risposte. e ho avuto l’impressione che avessero capito un senso diverso dal tuo post. è un po’ strano, perché di solito, lì ci scrive gente molto in gamba e trovo spessissimo discussioni interessanti. :-)

    prova a intervenire, magari si ravviva un po’. ;-)

  25. Candide Says:

    Io sono antispecista, blandamente carnivora e assolutamente soggiogata dall’effetto bambi…è una vitaccia eh. Però è palese che attribuiamo più valore alle specie in correlazione alla nostra percezione d’intelligenza e, forse, anche alla loro posizione nella piramide trofica (magari perchè tendiamo ad un pensiero più gerarchico che sistemico o magari per la curva di crescita dei consumatori primari).

  26. tupaia Says:

    Candide: in che senso sei antispecista, scusa? Se una comitiva di scarafaggi, quelli rossi, grossi e americani (che secondo me sono piu’ schifosi), ti invade il mobiletto della pasta tu te li adotti amorevolmente come pet dicendo al tuo uomo: “mi hanno seguita fino a qui, posso tenerli?”
    A me e’ successo (mobiletto del lavandino e bagno, risalivano dalle tubature), anni fa, e ti posso assicurare che la ciabatta e’ partita senza che neanche l’informazione passasse dall’emisfero destro.
    Fossero stati topolini li avrei spostati. Fossero stati gattini li avrei adottati.
    L’effetto Bambi e lo specismo sono lo stesso lato della stessa medaglia…

  27. Alessandra Says:

    Tupaia : ok, grazie della precisazione… pero’ allora ti chiedo quando puoi di precisarmi meglio anche i termini, che io probabilmente uso in maniera un po’ impropria. Cioè : tu cosa intendi per pantegana ? e,d’altra parte, per ratto nero ? fai pure uso dei termini scientifici… cosi’ è tutto piu’ chiaro.
    Si’, fallo prima o poi l’articolo sulle blatte ( credo di aver presenti quelle americane – brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr )….. lo leggero’ con interesse e una certa morbosita’….. la stessa che entra in gioco qaundo guardo un horror o quando leggo un racconto di Stephen King.

  28. Candide Says:

    Tupaia…per anni ho avuto la cucina inagibile per qualche giorno ogni primavera perchè una colonia di formiche l’aveva eletta come luogo più opportuno per (boh, forse?) sciamare. Anzi volevo chiederti lumi su questa loro pratica che per fortuna non ripetono da molto, praticamente avevo il pavimento della cucina invaso da formiche alate e nemmeno ci passavo per non calpestarle, poi un sacco ne morivano e le altra sparivano. Se mi trovassi delle blatte probabilmente cambierei casa.

  29. tupaia Says:

    Alessandra: http://www.lorologiaiomiope.com/?p=58

    Candide: immagino tu avessi un formicaio nei pressi di casa. Ogni anno le giovani regine sciamavano portandosi dietro il seguito nuziale (i maschi sono alati; le regine le ali le perdono quando si stabiliscono e fondano una colonia) e alcuni individui entravano per sbaglio in casa tua. I maschi erano comunque destinati a morire, potevi anche pestarci su cosi mettevi subito fine alle loro sofferenze.
    Poi un bel giorno la regina del formicaio originale dev’essere morta e cosi’ son finite le sciamate. Se stata fortunata. Capita a volte che la regina decida che casa tua e’ un buon posto per fondare una colonia a allora sono cazzi amari: finche’ la regina e’ viva ti tocca convivere con le colonne di formiche.

    Comunque le formiche hanno un posto alto tra gli insetti nella scala di Bambi, son simpatiche a molti, niente a che vedere con gli scarafaggi o i pesciolini d’argento, o un bel Tenebrio molitor nel panino, come mi e’ successo una volta

  30. tupaia Says:

    Insisto, il motivo per cui ci sono simpatiche le formiche e’ che fin da bambini veniamo bombardati dal modello culturale di “guarda la formichina com’e’ zelante e diligente e mette via le provviste per l’inverno”. Le formiche sono bestie feroci e senza scrupoli

  31. Candide Says:

    Tupaia: alcuni? Erano legioni e non si vedevano più le piastrelle. Pur muovendosi casualmente tendevano ad orientarsi tutti come polvere di ferro verso un magnete. Pensavo che in quella direzione, dove erano ancora più fitti, ci fosse la regina, ma non sono mai riuscita ad individuarla (anche per non disturbare i loro riti sperando che concludessero in fretta). Delle pulizie che ne seguivano ricordo ancora l’odore di acido formico. Comunque sì, ho dall’infanzia una passione per gli insetti sociali, evidentemente nascondo un lato nazifascista.

  32. Alessandra Says:

    Wow, grazie !

  33. Lupabianca Says:

    @ Tupaia: io invece, non essendo specista, non ho bigogno di ammetterlo ;)

  34. falecius Says:

    Tupaia: su Ibn Tufayl dovrei scrivere una cosa lunghetta sul mio blog, quindi ti rimando a quando l’avrò buttata giù. Intanto, in sintesi, stiamo parlando di un libro in cui un bambino viene allevato da una gazzella e poi da solo, in un’isola deserta, arriva a comprendere i segreti della filosofia, tra cui il fatto che lui, in quanto essere razionale, è responsabile per gli altri. Di fondo c’è una concezione aristotelica dei tipi di anima (razionale, appetitiva -tipica degli animali- e vegetativa – la sola che hanno le piante). Comunque questo personaggio comincia ad aiutare i diversi animali che vivono sull’isola, capisce che non deve ucciderli se non per mangiarli (e quindi non più di quanto possa mangiarne), a far scorrere l’acqua per irrigare le piante, ecc…

  35. tupaia Says:

    Falecius: ok, quando scrivi il post segnalamelo, per favore

  36. Luis Says:

    Sono d’accordo, però la mia conclusione è diversa. Mangerei senza problemi maiali, gatti, topi, insetti, pure uomini se fossero cucinati bene. Non mi impressiono.
    Quanto ad animali da compagnia, beh, un uomo è troppo intelligente, un maiale è troppo peso da accudire, un insetto non mi riesce a dare tutta quella soddisfazione di cui ho bisogno, gli uccelli cagano in giro, ecco, mi compro un cane.
    Non so bene cosa c’entri la disney, ma sarà che io sono strano…

  37. tupaia Says:

    Luis: ma il pitone e le pogone li tieni per soprammobile, allora? O sei un altro luis? Nel qual caso, mi pare stiamo esaminando una scala di valori e non decidendo quale pet preferiremmo adottare

  38. Luis Says:

    Infatti sscherzavo, nel parlare di una scala di valori son d’accordo col tuo discorso; l’espediente dialettico della Disney però non mi torna, trovo si confonda causa-effetto: la Discney fa il film su Bambi PERCHÈ il capriolo è tenero e commuovo, non il contrario.

    (Uhm, penso di essere un altro Luis, anche se tendo a dire agli altri di essere altri Luis ed io quello “vero”…)

    P.S.
    Cosa sono le pogone?

  39. Luis Says:

    “scherzavo-Disney-commuove”

  40. tupaia Says:

    Si, evidentemente sei un altro Luis. Si, hai ragione sulla causa e l’effetto, ma sul momento non mi veniva un nome migliore

  41. Dimitri Says:

    Argomento un pò complesso. L’effetto bambi mi sembra che abbia anche una certa importanza in ambito naturale. Servirebbe a smorzare l’aggressività degli adulti.
    Il rapporto uomo animali ha, secondo me, una base naturale imprescindibile. Che detta con parole povere suona come: gli animali utili (per mangiare, per proteggerci, per proteggere le nostre derrate) sono anche simpatici, agli altri non dedico le stesse attenzioni.
    Così anche se analizziamo solo gli animali da mangiare, spesso le preferenze solo solo di origine culturale
    (vedi M. Harris – Buono da mangiare), tanto che noi italioti ci scandalizzammo molto quando (mi pare per il calcio) venimmo a sapere che in Corea mangiavano i cani. E da ignoranti, non sappiamo che il cavallo non è che sia poi così tanto consumato nel resto del mondo. E lo mangiamo spesso crudo.
    Su questo argomento si potrebbere giungere al radicalismo di P.Singer, se si dice di amare gli animali, almeno non li si dovrebbe mangiare.
    Personalmente considero l’anatra uno degli animali più simpatici che esista ma, per contro, certamente la carne che apprezzo di più. Il mio modesto parere è che dobbiamo trovare un equilibrio interiore personale, magari, mangiare meno carne e fare il possibile per “preservare” anche l’animale meno simpatico. Siamo intrisi di evoluzione culturale, e il mondo animale è giudicato da noi anche per questo fattore. Lo scoiattolo nostrano che sta grattando i resti di un topolino schiacciato da una macchina non è lo stesso che si mangia le noccioline.

  42. Renato Says:

    Trovo che sia tutto un controsenso o un non senso. I coniglietti si possono mangiare i gatti no. Lo stesso esempio si può fare per il povero tonno e il privilegiato delfino.
    La caccia deve essere abolita, la pesca no. Tra l’altro la selvaggina mediamente provoca danni seri all’agricoltura e all’ambiente, i poveri pesci non disturbano nessuno e quando vengono pescati muoiono nel modo peggiore: soffocati.
    Per proteggere le balene si movimentano apparati costosissimi (chi li finanzia?), la povera acciuga, o alborella, o carpa, non disturba i sonni di nessuno.
    Credo che tutto questo sia indicativo di una sorta di “ignoranza” dei media, che si preoccupa di seguire gli umori delle masse, che si scandalizzano quando vengono a sapere, ad esempio, che alcuni popoli mangiano i cani. E gli italiani “magnagatti”, li scordiamo? Non era solo una necessità, ci sono tutt’ora.
    Qualcuno, in una discussione mi disse che i delfini, le balene, erano mammiferi, quindi più vicini a noi dei pesci. Mi pare una teoria pericolosa, per estensione si può arrivare alla “razza pura”, a cui abbiamo già dato un tributo pesante.
    Potrei continuare all’infinito, ma a questo punto più o meno è chiaro come la penso.

  43. Dund Says:

    Renato: permettimi di dirti che hai fatto qualche fascio di troppe erbe.
    non so in Giappone o in Norvegia, ma in Islanda la caccia alle balene è totalmente improduttiva e sostenuta artificialmente dallo stato (ora poi non so come, col disastro economico che hanno subito) e gran parte della carne in commercio non la compra nessuno. uno spreco infinitamente maggiore di quellli (?) perpetrati dai paladini dei cetacei.
    i guai della pesca eccessiva, da noi come altrove, sono sotto gli occhi di tutti: per dire la cosa meno grave, il Mediterraneo straripa di meduse a causa dello sterminio di pesci che si nutrono di cnidari o del plancton che li alimenta.
    sulla caccia è vero che c’è più sentimentalismo, ma una cosa è abbattere gli ungulati di troppo, un’altra è sparare ai rapaci sullo stretto di Messina.
    non che le servano avvocati, ma credo che il post di tupaia fosse un tentativo di indagine e di riflessione anche sulle ragioni affettive e culturali del due-pesi-due-misure che giustamente denunci.
    il tuo blog è bellissimo ed è finito dritto nei miei bookmark.

  44. tupaia Says:

    Dimitri e Renato: mi piacciono i vostri commenti. Non ho risposto sinora perche’ li trovo inappuntabili. Renato: il tuo blog sembra molto interessante

  45. Renato Says:

    Dund, mi riferivo alla caccia e pesca “sportive”.
    Il progetto di questo mondo purtroppo prevede che ogni essere vivente debba vivere a scapito di qualcun altro. Non è mai successo che animali, anche i più evoluti come l’uomo, usino una certa saggezza per non impoverire la terra, a loro futuro discapito. Per fortuna come disse, mi pare, un capo indiano, l’uomo è della terra, non la terra dell’uomo. Il giorno che la terra si stuferà di sopportare questo fastidioso parassita con il vizio di riprodursi continuamente, con un piccolo starnuto ci farà fare la fine dei dinosauri, e poi ricomincerà a evolversi qualche nuova razza.
    Io tifo per la terra, non per l’uomo.
    Grazie per i complimenti.

  46. Luis Says:

    Bah.

  47. danilo Says:

    Mi assocerei al “bah”…

  48. tupaia Says:

    Danilo: com’era? Lana, latte e carne?

  49. danilo Says:

    Tupaia: il mio non era un belato, ma un tentativo pacifista di esprimere dissenso nei riguardi del più bel cumulo di stronzate che io abbia letto ultimamente e che non sia stato scritto dal papa.
    Posso argomentare, se vuoi, ma mi pare inutile visto che potresti farlo anche tu, e non l’hai fatto.
    Comunque, tanto per stringere, mi pare che in quel commento non ci sia una sola frase che potrebbe essere sottoscritta da un evoluzionista.
    Ovviamente, nessuna legge prevede che questo debba essere un blog di evoluzionisti…

  50. tupaia Says:

    Danilo: si ovviamente quello che scrive renato e’ piu’ che opinabile e se uno non e’ daccordo fa cosa giusta a dirglielo. E’ che purtroppo renato e’ in compagnia di gente come Lovelock, che insomma qualcosa piu’ del papa, a suo tempo, la sapeva, quindi la sua opinione non e’ originale: andrebbero contestate le scemenze su Gaia con piu’ forza per far si che persone come Renato, che non sono esattamente degli addetti ai lavori, ci caschino.
    E poi ti preferisco guerrafondaio. Il ruolo di pecorella pacifista ti arride veramente poco :)

  51. danilo Says:

    Sì, Lovelock…
    L’ipotesi _forte_ di Gaia la contestava già lui, senza parlare di cosa ne pensava Gould.
    Ma io sono ospite, qui, e Renato pure. E siccome _tutte_ le obiezioni che potrei fargli io le potresti fare anche tu, lascio alla padrona di casa la scelta se farle o non farle.
    Mi pare corretto, no?

    Se avesse scritto qualcosa del genere sul _mio_ blog, l’avrei cancellato, punto. Se lo fa sul tuo, a me va bene.

  52. tupaia Says:

    Danilo: non cancello quasi mai i post, salvo che non siano evidenti provocazioni di troll. Il post di renato mi pare esprima la sua opinione e per quanto io non la condivida non vedo motivo di cancellarla. Non sentivo pero’ neanche la pulsione di aprire una discussione sull’argomento, ma se qualcun altro vuole puo’ farlo.
    Lovelock mi pare che, lungi dal contestare l’idea di Gaia, cerchi invece ultimamente di calcare la mano sulla faccenda.

  53. Renato Says:

    Devo aver sbagliato qualcosa…
    Un errore è stato quello di aver posto un commento su un blog senza prima averlo esaminato a fondo, capito gli orientamenti, ma mi erano piaciuti un paio di articoli su cui ero capitato e “a pelle” mi pareva di aver colto diverse opinioni che in qualche modo condividevo.
    Penso che doveva essere chiaro che non sono un esperto di evoluzionismo, non sono uno studioso, non sono tante cose. Mia però grande ricchezza, questo sì, la cultura contadina, che mi porta ad essere osservatore attento, soprattutto verso la natura.
    Sono in età matura, e negli anni ne ho viste e sentite di tutti i colori, non da contadini, capi indiani, o sciamani, che raramente parlano e ancor meno scrivono, ma da esperti, grandi studiosi e scienziati.
    Ho riletto con attenzione il mio commento incriminato, non mi pare che esprima teorie e richieda sottoscrizioni.
    Il mio era un pensiero che potrei definire di “bassa filosofia contadina”.

    Ma davvero c’è qualcuno che pensa che la terra (la vita) non possa continuare dopo la scomparsa dell’uomo?
    A proposito di evoluzione, poco tempo fa ho declinato l’invito a partecipare a un incontro per il bicentenario della nascita di Darwin come esperto di piante, perché non avevo tempo.
    Non scomoderei Lovelock e Gould, di cui conosco molto poco. Certamente quanto ho scritto non è stato influenzato da nessuno, la colpa è solo mia; tra l’altro, malattia a parte, sono difficilmente influenzabile.
    Tranquillizzo Danilo, e anche altri, esaurita questa coda, che mi è un po’ fastidiosa, provocata dal mio commento, credo che mi asterrò nel futuro dal farne altri.
    Un saluto cordiale

  54. tupaia Says:

    Renato: hai ragione in effetti, e ti chiedo scusa per la mia prima risposta. Hai scritto la tua opinione ed io (e anche danilo) siamo andati sopra le righe, ed e’ stato scorretto soprattutto da parte mia. Continuo a non condividere quello che hai scritto ma spero che possiamo discuterne pacificamente e magari sorridendo, anche perche’ probabilmente ti abbiamo frainteso. Il mio auspicio e’ che gli scambi di opinione possano essere sempre un’occasione di crescita per tutti, e che tu voglia rimanere qui a discutere con noi. Invito anche Danilo, se possibile, a non azzannare la gente con cui e’ in disaccordo, visto che alla fine il tutto e’ poco costruttivo.
    Renato, il fulcro a mio avviso opinabile in quello che hai scritto e’ che mi pare di capire che tu vedi gli esseri umani come un qualcosa al di fuori della natura, un corpo estraneo fastidioso e non degli animali integrati in una catena alimentare. Tutte le creature devono sfruttare le risorse dell’ambiente per vivere, e’ il concetto su cui si basa l’ecologia. E la terra non si stufa per il semplice motivo che non pensa, e che l’orologiaio e’ cieco. Se arriveremo, com’e’ probabile, al collasso ecologico, non sara’ ne’ la prima ne’ l’ultima volta nella storia del pianeta, ma non sara’ colpa di nessuno se non nostra.
    Spero che tu abbia voglia di continuare la discussione perche’ potrebbe essere magari interessante anche per altre persone che non vedono il mondo in un’ottica strettamente scientifica e meccanicista come faccio io

  55. danilo Says:

    Senti, Tupaia, facciamo così: d’ora in poi, invece che postare direttamente sul tuo blog, ti scrivo il post in mail, e tu decidi se quel giorno lì mi preferisci guerrafondaio o pacifista, ok?
    Mi pare una soluzione ragionevole.

  56. umberto Says:

    Caro Tupaia, ho seguito con interesse questa discussione di “esperti”. Ma ancora qualcuno considera l’uomo parte della catena alimentare? Cosa sarebbe l’uomo? È quello che nella scala alimentare si trova tra i McDonald’s e Danilo? ;)

  57. danilo Says:

    Cioè il parcheggio, intedi?

    Danilo

  58. tupaia Says:

    umberto: mi pare che ci sia una corrente new age che dice che l’uomo si possa nutrire di luce e spiritualita’, ma fino a che qualcuno non me lo dimostra io continuo a mangiare sia come consumatore secondario (insalata e cantalupi) sia come superpredatore (ieri sera ho mangiato parillada ed era pure buonissima)

  59. Cercoletto Says:

    Mi scuso per il ritardo con cui scrivo, ma sono appena rientrato dall’estero e inoltre, mesi fa, me n’ero anche andato da questo interessante sito “sbattendo la porta”. Confesso che dopo aver letto il precedente articolo sul gatto predatore, laddove si parla di eradicazione del medesimo, volevo chiedere a Tupaia perché non si eradicano anche i negri, gli ebrei, gli albanesi, i rumeni, i gay, ecc. ecc. ma me ne sono astenuto, perché sarebbe stata presa come una provocazione, sarei stato preso per un “troll” e non avrebbe dimostrato le mie reali intenzioni nei confronti di questo sito, che sono quelle di imparare, ma anche di insegnare, semmai trovassi qualcuno disposto a imparare qualcosa da me.
    Questo era solo il preambolo. Il nocciolo della questione è che, checché ne dicano gli psicologi chiamati in causa, la mente umana è un coacervo di contraddizioni. E questo è l’unico dato certo. Sapevo di Konrad Lorenz e della sua spiegazione degli occhioni e del mento arrotondato che ci porterebbe a difendere un cucciolo di mammifero per un impulso arcaico e istintivo, e avevo già sentito parlare di “effetto Disney”, da Danilo Mainardi, se non ricordo male. La mia personale opinione è molto complessa e preferirei rimandarla ad altre occasioni, ma alcune cose le posso dire subito. L’effetto in oggetto esiste, ma è piuttosto variabile. Variabile nello spazio e nel tempo, nel senso che cambia a seconda della regione geografica e a seconda delle epoche storiche. Quest’ultimo punto mi sta particolarmente a cuore, perché da anni auspico un cambiamento di mentalità che porti i miei concittadini a rispettare i diritti degli animali. E devo dire che qualche cambiamento in meglio c’è stato, dall’alto del mio trentennale osservatorio. Anche a livello geografico qualche cambiamento c’è stato perché è notizia recente che un’associazione animalista cinese (cosa che non avrei mai ritenuto possibile esistesse) ha fatto sequestrare un certo numero di gatti destinati ad essere mangiati dai loro connazionali. Riguardo ai miei, di connazionali, da qualche mese conduco strenue battaglie virtuali sul Gazzettino on line, nella parte riservata ai commenti, e devo ammettere che se si da’ la notizia di un cane ucciso, il 100 % dei lettori si schiera contro chi lo ha ucciso, ma se di parla del provvedimento di un sindaco per uccidere i colombi, già i lettori si dividono al 50 % su chi è a favore e chi contro, (qualcosa di simile avviene nel caso di cinghiali dannosi ai campi), ma se si parla di topi come in questo caso:
    http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=77084&sez=NORDEST
    la percentuale di chi è contro i topi schizza al 99 %. E via discorrendo. Non sono in grado per ora di spiegare perché ciò avvenga, ma la cosa è in continua evoluzione e questo significa che i “valori” che finora hanno fatto da padrone stanno per essere sovvertiti e che ne vedremo delle belle nel prossimo futuro, ne sono sicuro. Mi fermo qui, per ora. Grazie.

  60. tupaia Says:

    Cercoletto: ti trovo inquietante

  61. Cercoletto Says:

    Se sembro inquietante non lo faccio apposta. Volevo solo dire che il potenziale affettivo umano può indirizzarsi, col tempo, anche verso specie non ortodosse. Come si può vedere nel seguente filmato.

    http://tv.repubblica.it/copertina/gb-un-maiale-per-amico/38279?video&ref=hpmm

  62. marco Says:

    Differenze soggettive moralmente insensate andrebbero indi sostituite con egualitarizzazione totalizzante o, qualora sia eticamente fondato, con una discriminazione oggettiva, basata sul valore intrinseco dell’individuo e sulla sua capacità di essere soggetto della propria vita, al di là della specie a cui appartiene (homo sapiens incluso).

  63. danilo Says:

    Tipo vediamo se vive o muore? E non è esattamente quello che succede comunque?

  64. ttsbpiadmscdp Says:

    Non desidero entrare nel dibattito, si è praticamente già detto tutto… volevo solo segnalarvi questa pagina che parla dell’ argomento in modo molto chiaro.

    http://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/It/QuantoContaUnNonBello

  65. ttsbpiadmscdp Says:

    No, mi correggo, desidero intervenire anch’io :-)

    Secondo me una base biologica esiste nell’effetto bambi….la posizione nell’albero filogenetico influisce eccome, magari a livello inconscio: però a questa base naturale si sovrappone l’elemento culturale che è responsabile di tutte le eccezioni e deviazioni che ben conosciamo (per cui ad esempio le farfalle sono preferite a certi uccelli).

    Comunque, come diceva cercoletto, l’effetto bambi è molto variabile nello spazio e nel tempo, e spesso è bastato una singola apparizione nei media a creare un clichè permanente (esempio, appunto, Bambi). Per questo secondo me i media hanno una grossissima responsabilità nel determinare la percezione pubblica degli animali, quindi auspico che gli autori e produttori si decidano a diffondere maggiormente informazioni più veritiere sul mondo animale invece di inseguire sempre gli ascolti a tutti i costi e, come dice Renato, assecondare le inclinazioni dell’opinione pubblica.

    Detto francamente, non se ne può davvero più di vedere sempre e solo appelli e investimenti a favore degli animali “privilegiati” a scapito di altre specie; vorrei vedere anche qualche presa di posizione a favore di creature impopolari (anzi, ancora di più PROPRIO perchè non sono popolari).

    So che ci sono persone che si impegnano proprio in questa direzione, ma desidererei che fossero più numerose e più incisive nel loro messaggio…

    Ah, complimenti per questo articolo e per i commenti :-)

  66. daniel Says:

    Mi sembra affascinante la tua teoria, ed immagino lo sarebbe ancor di più sotto la luce di una ricerca a dati incrociati (antropologica psicologica e biologica)per capire quale sia la nostra percezione della fauna in relazione alla nostra dicotomica percezione dell’ambiente naturale (ce ne sentiamo fuori, urbanizzati, “evoluti) e dell’eredità psicologico-percettiva dei nostri avi predatori.

    Tuttavia ciò che più mi affascina scoprire, conseguentemente alla tua ipotesi – e che spesso mi sono chiesto- è la relazione tra l’universo immaginativo infantile e il gusto dei bambini, ammesso che ne esista uno innato; cioè precedente al cristallizzarsi di un gusto infantile per influenza di immagini indotte.

    In altre parole ai bambini piace bamby perchè è piaciuto loro il film o ai bambini piace il film perchè piace loro il cerbiatto (anche se molti entrano in contatto con l’idea di cerbiatto solo dopo aver visto bamby). O ancora ai bambini piacciono i cartoni animati perchè questi ultimi corrispondono più di altro ai canoni estetici ed intellettuali propri di un gusto infantile o perchè si è insegnato loro che i cartoni animati sono fatti per i bambini perchè piacciono ai bambini?

    In entrambi i casi probabilmehte la mia riflessione può offrirti spunti per quanto riguarda il permanere di un ipotetico gusto infantile nell’adulto.

  67. ttsbpiadmscdp Says:

    Ciao daniel, a proposito di quello che dici posso raccontarti la mia esperienza personale. All’università di biologia (corsi di matrice zoologica) ho notato che le preferenze e le “avversioni” per questo o quel gruppo/specie animale tra studenti e i docenti sono sorprendentemente variabili; ho incontrato persone “tradizionali” che apprezzano soprattutto i “bambi” e altre che invece “invertono” la tradizione prediligendo proprio creature “non disneyane” solitamente poco gradite. Naturalmente la mia esperienza non conta troppo, perchè è noto che l’università rappresenta un po’ un luogo a parte; quello che volevo dire è che i fattori in gioco per determinare le preferenze sono davvero moltissimi, e sono stati già tutti elencati: i tratti infantili, la percezione di “indifeso”, il colore, la percezione di una “superiorità” rispetto agli altri animali (per forza, velocità, posizione nella piramide alimentare ecc.), l’influenza delle storie apprese nell’infanzia oppure semplicemente dai mass-media moderni ecc.: insomma, tutti motivi “culturali” che come detto nel post sopra causerebbero deviazioni a quella base biologica che secondo me esiste, derivata dalla percezione inconscia della posizione nell’albero evolutivo. Insomma, è una faccenda davvero intricata…

    Vorrei però fare una nota a Tupaia: a me sembra che gli elementi da lei citati si riferiscano soprattutto ai gusti più diffusi tra le donne e le ragazze (comprensibile, visto il genere di appartenenza dell’autrice); per esperienza personale però posso affermare che i maschi (sia adulti che ragazzi) sembrano piuttosto preferire caratteri diversi da quelli tipici del personaggio “Bambi”: di solito gli animali preferiti dalle persone del mio sesso sembrano essere quelli che danno una sensazione di forza e/o di dominio sulle altre specie (felini, elefanti, lupi, orsi, grandi scimmie, balene, e anche rettili e squali godono di una discreta popolarità, mentre tra gli insetti i coleotteri sembrano preferiti alle farfalle). Ripeto, parlo per esperienza personale, in realtà la distinzione di gusti tra uomini e donne è molto più sfumata di come l’ho descritta; sono più che altro delle tendenze che mi sembra di percepire, ma forse mi sbaglio.

  68. ttsbpiadmscdp Says:

    Rispondendo più specificamente a quanto detto da daniel… tendo a preferire l’ipotesi “il cerbiatto piace perchè abbiamo guardato Bambi da piccoli” piuttosto che l’opposto.

    Come Tupaia aveva già segnalato in uno dei suoi commenti, esistono molti animali che hanno tratti analoghi a quelli di un “Bambi” ma non compaiono di solito nei cartoni animati disneyani o di stile disneyano… tanto per dirne una, i cuccioli di cinghiale o di iena sono graziosi tanto quanto quelli di capriolo e di leone rispettivamente (i tratti infantili sono comuni a tutti i cuccioli di mammifero), tuttavia nessuno ha mai fatto un cartoon aventi loro come protagonisti. E infatti cinghiale e iena generalmente piacciono molto meno di cervo e leone, anche agli adulti. Discorso simile si può fare anche per i non-mammiferi (es. gli insetti)…

    Anche gli animali che di solito sono considerati più “belli” di altri tendono ad essere quelli che si è imparato ad apprezzare in giovane età, sono perfettamente d’accordo con Tupaia; la bellezza è sempre qualcosa di soggettivo, e i canoni estetici sono un semplice prodotto culturale e variano da persona a persona, da cultura a cultura e da epoca a epoca.

    Non mi viene altro da aggiungere, almeno per il momento…

  69. ttsbpiadmscdp Says:

    No, mi correggo, desidero aggiungere molte altre cose.

    I mass-media hanno un influenza decisiva nel determinare la nostra scala gerarchica mentale, non si puù negarlo. Dopotutto, i giudizi che diamo agli animali sono basati su come le creature vengono presentate in televisione, nei libri, nei prodotti di divulgazione scientifica eccetera, più che per come li “percepiamo” nel mondo reale, visto che la stragrande maggioranza degli animali li possiamo vedere raramente dal vivo (a parte ovviamente i pets come cani e gatti); non solo, ma di solito non osserviamo i loro comportamenti seguendo la logica, ma ci facciamo influenzare dalla nostra emotività.

    Inoltre noi abbiamo in testa degli “stereotipi”, delle “idee archetipali” sui “tipi” animali più conosciuti (anche se queste idee non sono rigide ma variano nel tempo e sono influenzati dalle mode); idee che ci vengono trasmesse già nei nostri primi anni di vita dalle favole, e poi successivamente dai libri “educativi” per ragazzi e da certi documentari “popolari” che tendono a descrivere i comportamenti animali in maniera antropomorfa per accattivarsi il favore del pubblico, forse giudicato “troppo stupido perchè riesca ad ragionare con la logica sul comportamento animale” (sigh!!!)

    Ma la cosa che a me dà più fastidio è che molti di questi prodotti informativi sembrano quasi pretendere di insegnarci quali animali sono da apprezzare e quali no: se dovessi un giorno scrivere un libro sugli animali per ragazzi, eviterei a tutti i costi di mettere considerazioni di natura estetica o culturale su questo o quell’animale, lasciando che sia il ragazzo a farsi un’idea personale (e dunque non viziata da pregiudizi) sull’animale in questione. Mi rifiuterò sempre di scrivere, ad esempio, che “la tigre/uccello del paradiso/farfalla tropicale sono creature meravigliose” oppure che “il facocero/marabù/ragno migale sono animali brutti e spregevoli” e così via: è contrario ai miei principi.

    Devo confessare che da adolescente ho avuto la fortuna di rimanere “immune” a questa influenza, ossia non mi sono mai fatto condizionare dalla cultura dominante e ho sempre apprezzato un po’ tutti gli animali, senza distinzioni o preferenze; anzi, di fatto non sapevo neppure a quel tempo che molte persone avessero un atteggiamento così “specista” verso quelli che io chiamerei i “zimbelli” del mondo animale.

    Adesso che ho 30 anni sono più consapevole di come i miei gusti non siano sempre corrispondenti ai canoni dettati dalla nostra cultura, ma rimarrò sempre fiero delle mie idee. Forse gli animali denigrati mi ringrazieranno un giorno…

    Mi dispiace soprattutto il fatto che moltissime persone “di cultura” (compresi grandi scienziati, filosofi e educatori) sembrano non avere alcun interesse per questo argomento così importante che è di natura non solo scientifica ma anche filosofica e sociale; sembrano non considerare il fatto che gli animali sono esseri senzienti e non oggetti, e che quindi meritano un’attenzione più scientifica da parte di tutti noi.

    Perdonatemi il lungo sfogo, ma era da tempo che volevo comunicare queste idee a qualcuno che fosse interessato all’argomento; devo ammettere che nella vita reale è un’ardua impresa trovare qualcuno disponibile a parlare con me di questi fatti…

    Ciao a tutti.

  70. Manu Says:

    riflessioni e domande filosofiche davvero interessanti e senza tempo.
    Non son riuscito a leggere tutti i post, ma vi lascio ugualmente qualche mio pensiero sparso e disordinato.
    Spero tra l’altro fra qualche decina d’anni di potervi fornire qualche ulteriore utile spunto: sto cercando di educare mio figlio (non ha neanche 2 anni: ma non è mai troppo presto) ad appassionarsi all’osservazione ed al rispetto delle forme di vita cercando di essere il più imparziale possibile.
    Mi pare che le cose stiano cambiando relativamente a quanto espresso, rispetto ad anni fa, credo soprattutto a causa dei mass media. Quand’ero piccolo per animale domestico si intendeva il cane o il gatto. Qualcuno aveva il criceto, il pappagallo o un acquario in casa, ma niente di più. Oggi le specie di animali “che vivono in casa” credo siano aumentate in maniera esponenziale.
    Possibile che l’attuale generazione animalista ed ecologista discenda da chi da piccolo è stato traumatizzato da “Bambi”?
    Tornando ai film per bambini, credo che chi lavori per Disney/Pixar non abbia nulla a che vedere con chi realizzò “Bambi”.
    Recentemente ho infatti avuto modo di vedere “bug’s life” e da allora mio figlio ogni volta che vede un formicaio si avvicina puntando le formiche e mi chiede “flick?”. Tra l’altro è stato contentissimo quando un paio di settimane fa gli ho messo un ragnetto sulla manina, o quando ha avuto modo di carezzare il pitone di un mio amico.
    Credo che alla fine sia solo una questione di meme culturale passato di generazione in generazione. Fortuna che curiosità, passione e cultura condivisa stanno aprendo la mente di un numero sempre maggiore di persone.
    Ah, un’ultima considerazione personale. Credo che molta gente abbia schifo di animali piccoli ed insetti per il timore inconscio che questi possono invadere il proprio ambiente, controllato e sterile. Non so come si definisca questo in psicologia ma anch’io osservo affascinato uno scarafaggio nella natura (son sempre convinto che sia una sorta di corazza biomeccanica di qualche alieno) mentre se me lo ritrovo in casa mi assale una sorta di preoccupazione innata.
    Grazie ancora e ciao a tutti

  71. Daniele Manga-Man Lucinato Says:

    sono sempre più felice di trovare articoli così interessanti sul comportamento umano in base ad altalene di idee sulla fauna. Lisa sei una fuoriclasse!

  72. Massimo D'Angeli Says:

    Da psicologo, seppure in pochi secondo, posso affermare che gli occhi grandi, specie se frontali, sono un irresistibile richiamo affettivo per la specie umana. Non è una scelta o una cosa culturale, ma una preferenza innata.
    Fa scattare empatia.
    L’etica però è un’altra cosa, e presuppone razionalità e responsabilità.

  73. tupaia Says:

    Massimo d’angeli: il discorso e’ piu’ ampio e non si limita agli occhioni: ne’ coccinelle ne’ larve di neurottero hanno gli occhioni, mentre sia le farfalle che i ragni hanno gli occhi grandi. Il pundo della questione e’ chiaramente altrove.

  74. Mousse Says:

    Articolo molto interessante. E mi fa venire spontanea una riflessione: ritenere “eticamente corretto” mangiare un maiale e non un gatto non c’entra niente coi “sensi di colpa” perché il maiale o il pollo sono intelligenti..

    C’entra col discorso di necessità/uso. Polli e maiali non li uccidiamo così perché è bello, ma per mangiarli.

  75. Il cucciolo di giraffa e i mostri » L’orologiaio miope - Blog - NATIONAL GEOGRAPHIC ITALIA Says:

    […] ai cervi come a companatico per la polenta la cosa non ci scandalizza piu’ di tanto. Gli occhioni da Bambi della giraffa (non frequente pietanza sulle nostre tavole) sono invece motivo di scandalo. Per […]

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