Le vipere italiane

Perche’ un post sulle vipere in un blog che parla di animali strani? Le vipere sono animali piu’ che ben conosciuti da millenni, in fondo. Questo  vuol essere in realta’ solo un omaggio ai milioni di coronelle e di natrici uccise perche’ erroneamente scambiate per vipere, e a tutte quelle vipere uccise perche’ scambiate per… pericolosissime vipere. Sapere che le vipere esistono non significa che ci sembrino meno aliene.

In Italia ci sono quattro specie di vipera: Vipera ammodytes (vipera dal corno), Vipera berus (marasso), Vipera aspis (vipera comune) e Vipera ursinii (che e’ la piu’ sfigata e di conseguenza non ha un nome popolare a parte “vipera dell’Orsini”). Queste quattro specie sono distribuite variamente nella penisola italiana. Vediamole in dettaglio, magari con qualche aneddoto curioso su di loro.

La Vipera ammodytes vive in Italia sulle Alpi Nord-Orientali: Friuli Venezia-Giulia, Veneto settentrionale, Alto Adige (dove c’e’ una sottospecie isolata, V. a. ruffoi). In Trentino e’ considerata estinta. L’Italia rappresenta in realta’ la parte piu’ occidentale del territorio di distribuzione di questa vipera, a diffusione prevalentemente balcanica (dalla Croazia fino alla Grecia, a sud, al Caucaso ad Est.

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Vipera ammodytes (foto per gentile concessione di Karol Tabarelli de Fatis (C). Tutti i diritti riservati.

La caratteristica distintiva di questa vipera, che ne rende immediato il riconoscimento, e’ il cornetto sul naso, caratteristica in comune con altre vipere caucasiche come Vipera pontica e Vipera darevskii. Il corno e’ lungo fino a 5 mm, soffice e flessibile, formato da una prominenza carnosa ricoperta di scaglie; in base alle sottospecie puo’ puntare verso l’alto o diagonalmente in avanti (questo e’ il caso delle due sottospecie italiane). Il significato evolutivo di questo carattere non sembra essere ben chiaro. Di sicuro non e’ derivato per selezione sesuale, perche’ entrambi i sessi lo sfoggiano equivalentemente, mentre il dimorfismo si manifesta nel colore, del fondo e delle ornamentazioni (piu’ tenue e sfumato nelle femmine), e nelle dimensioni, con le femmine in genere piu’ grosse dei maschi. La lunghezza media di questo serpente e’ sui 75 cm. Il nome ammodytes significa “che si nasconde nella sabbia”, ed e’ sbagliato. Questa vipera infatti vive tra le rocce, in pietraie e boscaglie in ambiente montano. La colpa dell’equivoco e’ di Linneo. Questi era ben noto per non muoversi mai dalla sua scrivania ad Uppsala e di descrivere solo animali che altri gli spedivano dai quattro angoli del mondo. La vipera dal corno che gli fu inviata era un giovane che era stato casualmente avvistato ed ucciso su un mucchio di sabbia nel castello di Duino (oggi provincia di Trieste, all’epoca parte dell’impero Austriaco) da un funzionario di ambasciata che evidentemente non si distingueva per le sue doti di etologo. E’ inutile descrivere la livrea di questa vipera in poche righe, e’ il secondo serpente piu’ variabile d’Europa sia come colore di fondo che come variegazioni. Se vi state chiedendo qual e’ il primo, continuate a leggere.

Il caleidoscopico primato del serpente europeo piu’ variabile spetta infatti a Vipera aspis, la cui livrea passa dal bianco candido al nero passando dal giallo al rosso al grigio con tutte le possibili ornamentazioni. Il motivo di questa enorme variabilita’ e’ presto detto: questa e’ la vipera piu’ adattabile della penisola e la si ritrova negli ambienti piu’ disparati, da quello montano a quello planiziale, dai boschi alle pietraie, in quasi tutta Italia (esclusa la Sardegna e alcune zone delle Alpi) e in Francia. Per distinguerla dalle altre specie con cui e’ simpatrica (cioe’ con cui coesiste) io personalmente guardo il profilo del muso:

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Vipera aspis. Foto per gentile concessione di Fabio Pupin (C). Tutti i diritti riservati

Se ha il nasino all’insu’ un po’ alla francese, senza avere il corno, e’ una aspis, con buona probabilita’ (e non a caso la specie e’ diffusa anche in Francia). La lunghezza media si aggira sui 55-70 cm.

Nota di folklore 1: Cleopatra, checche’ lei ne dica nel film di Mankiewicz del 1963, non puo’ suicidarsi col morso di un’aspide per il semplice motivo che questa serpe manca in Egitto. E’ invece probabile che abbia usato un cobra egiziano (Naja naja, che non ha niente a che vedere col servizio di leva).

Nota di folklore 2: La tassonomia delle sottospecie delle varie vipere e’ un incubo e non ne faro’ menzione neanche sotto tortura. Mi limitero’ ad un aneddoto interessante. Sull’isola di Montecristo si trova una sottospecie di vipera comune, la V. a. montecristi, che si e’ dimostrato, dal fenotipo e dall’analisi del DNA, essere in realta’ la stessa identica bestia della vipera della Magna Grecia, la V. a. hugyi. Com’e’ arrivata questa vipera dalla Sicilia a Montecristo? Sembrerebbe trattarsi di un primo caso di guerra biologica. I fenici infatti pare avessero l’abitudine di lanciare sui ponti delle navi nemiche ceste piene di vipere per disorientare gli avversari. La cattura delle serpi veniva effettuata in Sicilia, base fenicia, e gli animali stoccati a Montecristo, base di approvvigionamento nel Mediterraneo. Evidentemente qualche animale deve essere scappato e la specie si e’ diffusa sull’isoletta.

La velenosita’ della Vipera aspis e’ anche piuttosto variabile in base all’eta’, alle dimensioni, alla provenienza e  allo stato di salute dell’animale.

Il primato della velenosita’ spetta invece a Vipera berus,  la vipera piu’ diffusa nel Paleartico settentrionale (dalla Norvegia ai Bacani, dall’Inghilterra alla Kamchatka, e’ il serpente con l’areale piu’ grande in assoluto). In Italia e’ diffusa solo sulle Alpi centrali e orientali e in poche zone della Pianura Padana: tollera bene il freddo, meno bene il caldo, stranamente per un rettile. Vista l’enormita’ del suo areale, anche il marasso e’ una vipera estremamente adattabile a tutti gli ambienti, da quelli montani (la si ritrova sulle Alpi fino a 2800 m s.l.m) a quelli litoranei ed e’ l’unica vipera europea che nuota senza grossi problemi, se deve (ad esempio in Scozia nuota tra un’isoletta e l’altra nei Lochs, i laghetti glaciali.

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Vipera berus. Foto per gentile cncessione di Michele Menegon (C). Tutti i diritti riservati

 Per distinguerla dalla ammodytes e dalla aspis, ancora una volta, un buon trucco e’ guardare il naso: il muso della berus e’ piatto e tondeggiante, e la testa e’ meno triangolare che nella altre due specie di vipera. Inutile descrivere la livrea perche’ anche in questo caso e’ molto variabile. E’ anche la vipera piu’ notturna e se vi imbattete all’imbrunire o di notte in una vipera e siete sulleAlpi, non c’e’ bisogno di guardare il naso, avete di fronte un marasso.

Il veleno delle vipere e’ un cocktail di almeno una dozzina di enzimi con azione di vario tipo (fosfolipasi, L-aminoacido-ossidasi, fosfodiesterasi, nucleotidasi, fosfomonoesterasi, DNAsi, RNAsi, ATPasi, ialuronidasi, NAD-nucleosidasi, arilamidasi, peptidasi, arginina-estere idrolasi, chininogenasi, enzima trombinosimile, attivatore del fattore X e attivatore della protrombina). Occasionalmente a questi se ne aggiungono altri. Tradotto significa che lesiona i tessuti (per quello fa cosi’ male) , da’ emorragie, allo stesso tempo accelera e inibisce la coagulazione (solo V. aspis e berus). In piu’ il veleno di V. ammodytes e berus contiene anche delle neurotossine. Se si comparano i vari effetti, quindi, mediamente quello del marasso e’ il veleno piu’ attivo (ne basterebbero 20-25 mg ad uccidere un adulto, mentre ce ne vorrebbero 30-40 mg della aspis. Per fortuna questi animali ne producono al massimo la meta’, in fondo gli serve solo ad uccidere i topi, e il morso di una vipera non e’ MAI in grado di uccidere un adulto in buona salute (anziani, malati e bambini si, potrebbero essere a rischio).

Nota di folklore: Il veleno della Vipera berus e’ cosi’ interessante che sin dall’antichita’ veniva utilizzato (insieme alle carni dell’animale)  per  fabbricare una specie di panacea universale, la teriaca (il nome theriaca pare risalga a Galeno, ma la leggenda ne attribuisce l’invenzione a Mitridate, Re del Ponto, quello che aveva la paranoia dei veleni e infatti da lui deriva la parola “mitridatizzazione”, cioe’ assuefazione ai veleni). Se qualcuno volesse prodursi una teriaca in casa qui ci sono ricette che non implicano l’uso delle povere bestie, ma ricordatevi che contro il veleno dei serpenti non c’e’ teriaca o siero antiofidico che tenga: il trucco che funziona sempre e’ non farsi mordere, e il modo per attuarlo e’ non acchiappare le vipere a mani nude, se non lo si sa fare.

Quando pensiamo alle vipere, in effetti, la prima cosa che ci viene in mente e’ che sono velenose. La Vipera ursinii, invece, povera bestia, ha solo la brutta nomea ma non e’ per niente velenosa e si nutre di cavallette. Quando viene massacrata “perche’ e’ una vipera ed e’ pericolosa” oltre al danno riceve pure la beffa. In Italia questa piccolissima vipera (lunghezza media 45 cm) e’ presente solo sull’Appennino centrale (Monti Sibillini, della Laga, del Velino e della Meta, del Gran Sasso, Maiella, Monte Marsicano) come residuo post-glaciale. Un tempo (dopo il Wurmiano) probabilmente il suo territorio era esteso a gran parte della penisola. Oggi comunque il suo territorio e’ ancora molto vasto, occupando tutta la zona paleartica meridionale dal Caucaso alla Cina, con delle sacche in Europa occidentale). In pratica in Asia nella zona Boreale c’e’ la berus, nelle steppe meridionali c’e’ la ursinii e nelle steppe centrali c’e’ un po’ di simpatria (coesistenza).

Per distinguerla dalle altre vipere, il naso e’ ottuso e superiormente piatto, la testa e’ piccola, le dimensioni sono piccole. E’ attiva soprattutot il mattino.

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 Vipera ursinii. Foto per gentile concessione di Fabio Pupin (C). Tutti i diritti riservati

Anche questa vipera all’occorrenza nuota bene. Al contrario del marasso, tendenzialmente solitario (anche se sverna in compagnia di rane, bisce, rospi, lucertole), questo rettile puo’ raggiungere densita’ molto elevate (nelle steppe umide ce ne possono essere anche 60 per ettaro). Come si diceva, il 95% della sua dieta e’ costituito da ortotteri che vengono ingoiati vivi se piccoli, avvelenati, lasciati andare e poi mangiati se grandi. Un solo individuo puo’ mangiare anche un centinaio di cavallette al giorno e quindi e’ in teoria un buon rimedio biologico contro le invasioni di locuste.

Nota di folklore: il nome ursinii richiama dal latino ursus ma non ha niente a che vedere con gli orsi: deriva da A. Orsini,  un naturalista ruspante di Ascoli Piceno che trovo’ un esemplare della specie (di cui si conosceva l’esistenza, ma sino al 1835 non era ancora stata “ufficialmente” classificata) e lo consegno’ al classificatore ufficiale. Il classificatore in questo caso non fu il solito Linneo, ma Carlo Luciano Bonaparte, un nipote dell’imperatore dei francesi (infatti si fregiava del titolo di principe anche dopo la Restaurazione) che fu un grande naturalista. Avra’ avuto in comune con lo zio la perspicacia e la capacita’ di osservazione.

Adesso che siamo familiari con le vipere italiane, e che sappiamo distinguerle tra loro, ci rimane il problema di come distinguerle dagli altri serpenti. Se abbiamo modo di osservarle con calma e da vicino, sicuramente la pupilla  ci aiuta (verticale nelle vipere, tonda nei colubridi). Il problema e’ che io personalmente eviterei di avvicinarmi a sufficienza, nel dubbio. La forma del corpo e’ gia’ una caratteristica piu’ utile: se vedete una salsiccia che striscia e’ probabile che siate di fronte ad una vipera, mentre gli altri serpenti sono generalmente piu’ sottili ed agili. La forma della testa triangolare non e’ invece molto utile in quanto e’ una caratteristica posseduta anche da alcuni serpenti innocui come il colubro viperino, ed e’ poco accentuata nel marasso. La coda invece e’ utile per distinguere i maschi dalle femmine: e’ corta nelle vipere femmine, lunga nei maschi che l’attorcigliano intorno alla compagna durante l’accoppiamento. Un buon metodo per i meno inesperti potrebbe essere osservare le squame sul capo: aspis è ricoperta da squamette piccole, come quelle del resto del corpo, berus ne ha un paio di più grandi ma perlopiù è simile ad aspis, mentre natrici e coronelle hanno il capo ricoperto di squame grandi, simmetriche e ben disegnate, come quelle di ramarri e lucertole. Rimane il fatto che se vi lasciano avvicinare tanto da distiguere bene i particolari del capo, son vipere quasi di sicuro.

Complessivamente, conviene quindi guardare l’atteggiamento del serpente: le vipere infatti, confidando nel loro veleno, sono serpenti poco attivi e poco mobili e se pensano di essere ben nascoste non si spostano. Se minacciate scappano, come tutti i serpenti, e attaccano solo quando davvero non hanno scelta: il veleno ha un costo metabolico e serve per mangiare, quindi non e’ che abbiano molta voglia di sprecarlo su di voi, al punto che spesso mordono “a secco”, cioe’ senza inoculare il veleno. Gli altri serpenti invece scappano con molta piu’ celerita’. La lentezza delle vipere e’ sicuramente una caratteristica distintiva che ha origine nello stile di vita di questi animali, che cacciano all’agguato da postazioni fisse (se vedete questa estate una vipera in un dato posto la probabilita’ che sia esattamente ancora li l’anno prossimo sono altissime), e confidano nel mimetismo e nell’immobilita’ per difendersi dai predatori.

Vista la lentezza e la docilita’ di questi rettili, quindi, le probabilita’ che vi mordano sono molto, molto piu’ basse del fare un incidente tornando a casa dalla scampagnata: per essere morsi casualmente e’ necessario che la vipera non abbia sentito le vibrazioni dei vostri passi in avvicinamento e che le abbiate messo un piede su. Considerando che in Italia la densita’ di vipere e’ bassa ed in diminuzione per via delle uccisioni insensate e dei pesticidi, l’evento e’ davvero improbabile. Se dovesse accadere, comunque, la prima cosa da fare e’ stare calmi e ricordare che il veleno delle vipere non e’ mortale per gli uomini. La prima cosa da NON fare, invece, e’ inoculare il siero antiofidico che ogni anno uccide, per shock anafilattico, molte piu’ persone del veleno stesso. Portate la vittima in ospedale e non ci saranno problemi, ma soprattutto non date fastidio alle vipere, se ne vedere una, e vedrete che non ci saranno fastidiosi incidenti. Uccidere le vipere perche’ potrebbero mordere, infatti, oltreche’ insensato e’ anche sciocco perche’ sono un anello importantissimo della catena alimentare. Se proprio avete un giardino e siete terrorizzati dai serpenti, piuttosto invitate un riccio a risiedere presso di voi: sono immuni al veleno delle vipere e se trovano un giovane se lo mangiano di gusto.

Ultima peculiarita’, questa volta che riguarda tutte le vipere. Insieme alla coronella austriaca e al boa delle sabbie, le vipere sono gli unici serpenti europei vivipari, cioe’ non depongono le uova ma partoriscono i figli dopo averli nutriti attraverso qualcosa di molto simile ad una placenta. La parola vipera si pensa derivi infatti da una contrazione del latino vivi pera (dal verbo parere) (partorsce figli vivi) , ed e’ logicamente imparentata con la parola puerpera. Questo e’ sicuramente un adattamento evolutivo vantaggioso (noi mammiferi la sappiamo lunga in materia), ma ha dei costi metabolici molto alti. E se ha dei costi per animali attivi e omeotermi come noi, a maggor ragione e’ uno sforzo enorme per un animale che si nutre si e no una volta a settimana come un serpente. Persino gli uccelli non sono riusciti ad evolvere questo sistema. La caratteristica determinante per la viviparita’ pare che sia il peso della femmina, e di fatto il ciclo ovarico di una vipera e’ in media addirittura triennale, con variazioni da due a quattro anni in base all’ambiente e alla specie: ci vuole tempo per ripristinare le riserve spese per la gestazione e il parto dei viperotti.

Ringraziamenti: un ringraziamento a Karol Tabarelli de Fatis per l’aiuto nel reperire le fotografie per questo post

Referenze:

Bruno, s., Maugeri, S. (1990) Serpenti d’Italia e D’Europa, Giorgio Mondadori ed, Milano

Bruno, S. (1985)  Le vipere d’Italia. Edagricole, Bologna

Published by tupaia on giugno 9th, 2009 tagged predatori, rettili


26 Responses to “Le vipere italiane”

  1. roseau Says:

    Un’ amica laureanda in medicina studia il veleno delle vipere.
    Che impiego farmacologico ha?

  2. Marco Ferrari Says:

    Il nome vipera deriva proprio dalla parola (vi)vipara. Credo; e se non è vera è ben trovata.
    La Vipera ursinii mi ricordavo che si chiamasse in italiano vipera dell’Orsini. Non ti risulta?

  3. lordbyron Says:

    ipotetica nota folkloristica: la non velenosità della vipera ursinii può essere stata alla base della leggendaria invulnerabilità al veleno dei serpenti dei Marsi?
    Plinio dice che le vipere non li mordevano perché costoro erano protetti dalla Dea Angizia :) e la festa dei serpari a Cocullo (AQ) si svolge ancora adesso, ma sotto la protezione di San Domenico.

  4. Gianluca Says:

    Giusto per farti sapere che trovo il tuo blog interessantissimo, scritto bene e con competenza. E che ti metto tra i linkZ. Gianluca

  5. falecius Says:

    Tupaia: Duino parte dell’Impero Ottomano? Sei sicura? Probabilmente era quello austriaco.

  6. tupaia Says:

    Danilo mi ha inviato in pvt un commento molto interessante che non riesce ad inviare, eccolo:
    Non riesco ad inviare il commento al tuo blog:

    Un buon metodo per riconoscere le vipere da altri ofidi innocui sono le squame sul capo. Aspis è ricoperta da squamette piccole, come quelle del resto del corpo, berus ne ha un paio di più grandi ma perlopiù è simile ad aspis, mentre natrici e coronelle hanno il capo ricoperto di squame grandi, simmetriche e ben disegnate, come quelle di ramarri e lucertole, per dire.
    (Rimane il fatto che se ti lasciano avvicinare tanto da distiguere bene i particolari del capo, son vipere all’ottanta per cento…)

  7. ONQ Says:

    finalmente un post al quale posso contribuire con una delle mie foto!

    http://img14.imageshack.us/i/img4391jpgresize.jpg/IMGhttp://img14.imageshack.us/img14/6536/img4391jpgresize.th.jpg

  8. Alessandra Says:

    Molto interessante ! Non ho altro da dire… ma volevo dirlo.

  9. tupaia Says:

    roseau: ha molte potenzialita’ farmacologiche per via dei numerosi enzimi contenuti, ma non ti saprei dire se ha al momento impiego pratico in medicina

    falecius: hai ragione, ho corretto.

    Gianluca: grazie :)

    Marco: mi risulta ma non e’ un nome popolare, e’ un nome derivato da quello scientifico. Niente di dialettale come marasso, insomma, che pare sia una parola veneta. Comunque ho corretto “comune” con “popolare” a scanso di equivoci, grazie per la precisazione.

    lordbyron: non credo, perche’ ursinii e’ simpatrica con aspis in abruzzo, che invece e’ velenosa eccome!

  10. tupaia Says:

    onq: ti ho corretto il link, come lo avevi scritto l’indirizzo non si apriva.
    Mi sembra una aspis…

  11. ONQ Says:

    grazie e scusa per la mia ignoranza informatica :)

  12. Fabio Says:

    Complimenti per l’ottimo articolo.
    Ho un paio di dubbi: dove hai reperito le info che citi riguardo alla pericolosità del veleno?
    a quel che risulta a me, e potrebbe benissimo essere aneddotica poco accurata, tenendo conto di quantità potenzialmente inoculabile e tossicità, le vipere italiane in ordine di velenosità dovrebbero essere: ammodytes>aspis>berus>ursinii
    Altra precisazione: il motivo per cui le vipere spesso rimangono immobili è dovuto sì alla loro sicurezza -scocciami e ti mordo, poi vediamo…- ma anche alla loro attitudine, per così dire: a differenza della maggior parte degli altri serpenti nostrani, le vipere sono cacciatori “sit&wait”: non cacciano attivamente -salvo quando devono dimostrare che tutto può essere- ma attendono all’agguato le loro prede. Perciò è probabile che adottino una strategia naloga quando sono potenzialmente in pericolo, dal momento che non si distinguono per agilità e velocità, confidando invece su immobilità e mimetismo.
    Che facciano affidamento sulla loro pericolosità agli occhi di un predatore è sicuro, ma ai più pavidi farà piacere sapere che nella stragrande maggioranza dei casi, come già tu accenni, quando sono costrette a mordere spesso lo fanno “a secco” cioè senza in realtà inoculare veleno (che è costoso, eccetera).
    Dopodichè, mia esperienza, le vipere sono tra i nostri serpenti più tranquilli e davvero arrivano a mordere solo come ultima ratio. Perciò hikers, fungaioli e affini possono star tranquilli.

    Ciao,

    f.

  13. tupaia Says:

    Ciao Fabio, grazie per i complimenti e per le foto. Quasi tutte le informazioni vengono dai due libri che cito, e in particolare i dati sul veleno vengono dalla monografia sulle vipere di Silvio Bruno che riporta dati numerici per tutte le specie. Non so quanto sia attendibile, in effetti: il capitolo sull’evoluzione delle vipere e’ un disastro. Se hai dei riferimenti differenti per favore citameli che eventualmente modifico, non mi piace fornire dati inaccurati.
    Visto che e’ poco chiara anche la parte sulla pericolosita’ delle vipere, magari rimaneggio anche quella. Ho scritto questo post nel mezzo di un trasloco e sicuramente ne risente…

  14. danilo Says:

    Io sapevo la cosa del morso a secco per quanto diguarda i crotali, ma non per le vipere. Mai sentita prima. Interessante.
    Per quel che riguarda l’ordine di velenosità, devo aver letto la stessa cosa di Fabio. Ammodytes per prima, sia per le dmensioni sia per i principi attivi, aspis per seconda perchè sebbene più piccola mediamente della berus funziona un po’ meglio.
    Poi, dipende da un mucchio di cose, non ultima il fatto di avere morso o meno recentemente.

  15. tupaia Says:

    Fornite dei riferimenti, se possibile

  16. dund Says:

    hai fatto un lavoro della madonna, for a change, e rimediato delle immagini splendide (complimenti ai signori Pupin e Menegon), una sintesi fantastica delle distribuzioni e delle morfologie.
    dal Bruno-Maugeri sapevo delle ceste di vipere lanciate dai fenici in guerra ma non la cosa della montecristi, è pazzesca!
    per quello che vale, non ho la monografia di Bruno, ma secondo me il Bruno-Maugeri, con l’unico limite della tassonomia dei colubridi ormai obsoleta, è un dignitosissimo atlante degli ofidi europei.

  17. Karol Tabarelli de Fatis Says:

    A chi interessato, suggerisco “Vipere ed altri serpenti italiani”, di Sergio Abram e Michele Menegon.

  18. tupaia Says:

    Karol: di che casa editrice?

  19. Furjo Says:

    Vipere e altri serpenti italiani / Sergio Abram , Michele Menegon – Trento : Siste, 1994 – III, 176 p. : ill. ; 22 cm. – Naturalia

    Purtroppo è fuori commercio

  20. tupaia Says:

    Furjo: ecco :(

  21. Emanuele Biggi Says:

    Ciao a tutti e complimenti sia per l’articolo e sia per il blog (per le foto complimenti solo al Menegon e al De Fatis perchè Fabio poi sennò si monta la testa! :-) ).
    Complimenti e scherzi a parte consiglio anche il bel libro “Vipers of Europe” di Johan De Smedt, che se non altro ha molte belle foto e moltissime informazioni sulla biologia ecc.. Essendo un tedesco da anche informazioni sull’allevamento, ma in generale il libro è un libro dedicato all’ecologia delle specie e alle schede con distribuzione.

    Ovviamente anche il libro del Menegon è ottimo se lo trovate.Ciao!!
    ema

  22. marno Says:

    possibile che ne abbia viste due non più lunghe di 30/40 cm sui pratoni sotto il rifugio d’asti sul sentiero per il rocciamelone (val di susa)? molto sottili e piccoline ma invisibili….

  23. tupaia Says:

    molto sottili=colubro, non vipera

  24. Antonio Says:

    Grazie per questa dettagliatissima e smitizzante pericolosità delle vipere,cosa che mezzo sapevo ,male vostre spiegazioni teno-scientifiche mi consentiranno di averne ancora più rispetto.Grazie Antonio Pesce San Lorenzo Bellizzi (Cs) Calabria
    Parco Naz.Pollino

  25. walter Says:

    da dove deriva il nome RUFFOI.(vipera ammodytes ruffoi)

  26. Karol Tabarelli de Fatis Says:

    Il Colubro liscio (Coronella austriaca) dovrebbe essere più propriamente ovoviviparo (non viviparo).

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