L’albero degli cnidari, ovvero il pomodoro carnivoro (Actinia equina)

Scena: interno giorno, ambiente scolastico; rumore di chiacchierio di fondo; alcuni ragazzi adolescenti ascoltano musica coi lettori MP3, altri ripassano le lezioni. L’insegnante legge seduta alla cattedra. Si intuisce che e’ un’ora di supplenza, di quelle in cui puo’ capitare di tutto. Un gruppo di quattro ragazzi sui 15 anni gioca a “nomi, cose e citta'”.

Un fragoroso scoppio di risate proveniente dal gruppetto di giocatori interrompe il mormorio di fondo.

Alunno A: prof, guardi questo che scemo, ha scritto che le vongole sono animali!

Prof: …..!

Alunno A (rivolgendosi al compagno): Uaglio’, ma sei proprio ‘gnorante (sguardo smarrito del ragazzino sbugiardato davanti alla classe)

Prof: scusa, ma secondo te le vongole cosa sono?

Alunno A (un’ombra di offesa sicurezza gli passa davanti agli occhi): frutta, no? Sono frutti di mare! (mormorio di assenso proviene dalla classe).

Prof (reprimendo una risata e umettandosi nervosamente le labbra nel dubbio da dove cominciare): Le vongole sono animali, molluschi per la precisione. Hai mai visto un albero di vongole? I frutti sono gli organi riproduttori delle piante, e “frutti di mare” e’ un modo di dire per identificare gli invertebrati commestibili.

Alunno B (perplesso): scusi, prof, ma allora vuol dire che anche le cozze sono animali!

Prof: certamente! tutti quelli che chiamate “frutti di mare” sono animali.

Alunna C (allarmato): ma i taratuff [nome dialettale di Microcosmus sulcatus] no, vero? sono fatti di scoglio!

Prof: Ehm, no, anche i taratuff sono animali, e anche piu’ complessi delle vongole

Alunna C (con la mascella pendula) : ma sono uguali agli scogli!

Alunno D: prof, ma i pomodori di mare no, vero? sono uguali ai pomodori di terra, sono anche rossi!

Prof: no, assolutamente, anche i pomodori di mare sono animali, sono parenti delle meduse.

Classe: impossibile!

Suono della campanella. I pomodori di mare restano frutta. La sistematica deve cedere il passo all’orario scolastico che incombe.

In effetti, sono grandi quanto pomodori, sono rossi come pomodori, hanno la consistenza di pomodori, devono essere pomodori! Il fatto che abbiano i tentacoli, che siano urticanti e che vivano attaccati agli scogli sono dettagli irrilevanti, suppongo.

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Actinia equina. Foto da: br.geocities.com

I pomodori di mare appartengono in realta’ al taxon degli Cnidari, in particolare al gruppo degli Antozoi, lo stesso a cui appartengono i coralli. Non sono solo rossi, ma anche possono essere arancio, bruni o verdi, a volte con vistosi puntini o strisce blu (detti acrorhagi).

Si tratta in pratica di stomaci con dei tentacoli, senza neanche un ano. La cavita’ del corpo e’ a forma di sacco con una sola apertura, che serve sia per l’assunzione del cibo che per l’eliminazione delle scorie, ed e’ ornata di circa 200 tentacoli (sempre in multiplo di sei) piuttosto brevi e tutti uguali, disposti in sei file (sono in fondo pur sempre esacoralli). La parete del corpo e’ formata da due strati di cellule sovrapposti, l’endoderma e l’ectoderma, con nel mezzo uno strato gelatinoso detto mesoglea. Una rete nervosa e’ responsabile della contrattilita’ e del movimento. Tutto qui, all’apparenza.

Siccome e’ pero’ ben noto che le apparenze ingannano, i nostri raggiati amici hanno diversi trucchi da insegnarci.

Innanzi tutto sono dei campioni di resistenza: vivendo nella zona intertidale, ovvero dove l’acqua marina incontra la terraferma, resistono benissimo al disseccamento, alle alte temperature, alle variazioni di temperatura e alle variazioni di salinita’. Quando si trovano in condizioni sfavorevoli, ritraggono i tentacoli all’interno del corpo e aspettano con l’osculo (l’apertura) chiuso e la cavita’ piena d’acqua (per evitare la disidratazione) che il peggio passi, il che conferisce loro l’aspetto globoso del pomodoro. Con l’alta marea, riprendono il loro delicato aspetto di fiore variopinto.

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Pomodoro di mare con i tentacoli retratti. Foto da: www.pagurus.it

Al contrario dei fiorellini, pero’, i pomodori di mare sono cacciatori micidiali. Ci si potrebbe chiedere come fa una forma di vita praticamente sessile (si fissano col disco pedale ad un substrato e stanno li a far niente, all’apparenza), ad essere un cacciatore attivo.

La risposta e’ facile se accidentalmente li si calpesta: il contatto e’ dolorosissimo, piu’ o meno l’effetto di toccare un’ortica, ma piu’ duraturo. Devono solo stare li pazientemente ad aspettare che qualcosa gli passi a portata di tentacoli, tipo un pesciolino, un piccolo crostaceo, un mollusco o uno sventurato bagnante. Appena giunge a contatto… ZAK! centinaia di microaghi iniettano le tossine e la preda resta li in balia dell’attinia, pronta per essere digerita con comodo.

Il meccanismo di iniezione del veleno e’ un meraviglioso esempio di complessita’ evolutiva, e la sua scoperta ha una storia affascinante alle spalle.

Nel 1902 il medico francese Charles Richet, che qualche anno dopo vincera’ il premio Nobel per le sue scoperte, viene invitato a bordo dello yacht del Principe Alberto di Monaco e su suggerimento dello stesso principe viene incoraggiato a studiare le proprieta’ tossiche delle caravelle portoghesi, Physalia sp., che si rinvenivano nei mari australi. Tornato in Francia, e impossibilitato a trovare fisalie in patria, decide di utilizzare i tentacoli delle attinie, che lui sapeva essere filogeneticamente affini. Estrae cosi’ la tossina dai tentacoli solubilizzandola in glicerina, ed inietta la soluzione nei cani per valutarne la tossicita’. I cani sopravissuti erano mantenuti in vita per essere riutilizzati come cavie. Si accorge allora che, come racconta lui stesso, “i cani sopravissuti erano diventati straordinariamente sensibili e soccombevano entro pochi minuti per dosi piccolissime di tossina”[Charles Richet, L’Anaphylaxie. Librairie Felix Alcan, Paris, 1923]. Era stata scoperta l’anafilassi e le reazioni da shock anafilattico.

La scoperta dell’anafilassi richiamo’ l’attenzione dei ricercatori su questi strani animali che prima di allora avevano goduto di poco credito e intensifico’ lo studio e l’estrazione delle tossine e di varie altre sostanze da essi prodotte. D. Ackerman dal 1923 in poi isolo’ da Actina equina l’idrato di trimetilammonio, l’idrato di metil-piridinio, l’adenina, la gamma-butirrobetaina, l’omarina, la trigonellina, l’istamina, l’acido imidazil-acetico, l’agmatina. Nel 1974, infine, e’ stata isolata l’equinatossina, una proteina piuttosto piccola.

Come fanno queste tossine ad essere inoculate nel corpo della preda? Ne’ Richet ne’ Ackerman se ne erano mai resi conto perche’ si limitavano ad estrarre le sostanze senza studi morfologici, ma gia’ allora si sospettava che le biotossine fossero localizzate in cellule particolari dei tentacoli, gli cnidociti. Queste cellule possiedono all’interno un corpuscolo, detto nematociste, costituito da un lunghissimo filamento cavo avvolto a spirale e chiuso nella nematociste. All’esterno del cnidocite c’e’ un peletto sensibile detto cnidociglio; quando la preda sfiora lo cnidociglio un meccanismo poco conosciuto ma chimicamente selettivo (difficilmente scatta a vuoto) fa scattare la nematociste come una molla, il filamento viene estroflesso e la sua parte terminale si conficca nella preda, coadiuvato da alette laterali contenenti serotonina.

L’effetto del veleno e’ dermatonecrotico, in quanto forma pori nel doppio strato lipidico delle cellule dell’epidermide delle prede, interferendo nelle normali funzioni celulari. In aggiunta il veleno e’ anche cardiotossico, emolitico, citolitico e citotossico. Insomma, se “punti” da un’adeguata quantita’ di nematocisti, i pesciolini non hanno speranze, e noi sentiamo un male pazzesco.

La tossina tuttavia e’ termolabile, cioe’ perde la sua azione al calore. Per questo motivo, in alcune zone dell’Adriatico tipo il golfo di Manfredonia o il Veneto, i pomodori di mare vengono cotti (generalmente fritti) e considerati una delikatessen.

Oltre ad essere predatori formidabili, questi animali sono anche degli aggressivi difensori del loro territorio. Il comportamento aggressivo e’ indotto dal contatto di tentacoli adiacenti di individui diversi e favorisce gli individui piu’ grandi (le dimensioni medie sono intorno ai 5 cm di diametro). L’aggressore punge la vittima con le nematicisti e cio’ porta il malcapitato o a strisciare via (si possono sposare col piede, non sono forzatamente sessili) o a lasciarsi cadere al fondo

La riproduzione e’ inerna a sessi separati ed in genere piuttosto complessa. Gli embrioni fuoriescono dall’osculo e si trasformano in una larva planctonica e ciliata detta planula. A sviluppo completo la larva si fissa ad un substrato, emette i tentacoli ed inizia la sua vita adulta, che puo’ dirare anche diversi anni. Una riproduzione asessuata e’ pure possibile.

I pomodori di mare sono sensibili all’inquinamento, e sempre piu’ raramente compaiono sugli scogli delle nostre coste.

Bibliografia:

Ghiretti, F., Cariello, L. (1984) Gli animali marini velenosi e le loro tossine. Piccin, Padova.

Published by tupaia on aprile 17th, 2008 tagged invertebrati, marini, predatori


19 Responses to “L’albero degli cnidari, ovvero il pomodoro carnivoro (Actinia equina)”

  1. Mr. Tupaia Says:

    Cnidociglia, cnidocisti, cnidociti… i naturalisti utilizzano la tecnica di Batman per la nomenclatura? Bat-cintura, Bat-caverna, Bat-mobile, Bat-tacchio (del campanello di casa di Barman)… non ne avevo idea.

    Comunque io non potrei mai fare l’insegnante, vado sempre per la spiegazione più interessante, raramente per quella vera. Per dire, avrei raccontato agli studenti che i taratuff’ sono il sistema di riproduzione degli scogli, tipo delle uova.

  2. Dund Says:

    O magari avrebbe detto loro dawkinsianamente che gli scogli sono quella cosa che i taratuff usano per moltiplicare se stessi.

    “She’s still smarter than you, she studied biology!”.

    (dove you=me :D)

  3. Marco Ferrari Says:

    Bentornata!
    @Mr Tupaia. Se riesci a dirmi la differenza tra cnidociti e cnidocisti e cnidoblasti e nematociti riscrivo sul tuo blog invece di leggerlo solo.
    Marco F

  4. tupaia Says:

    marco: grazie! ultimamente non riesco a trovare il tempo per dormire, figuriamoci scrivere sul blog…

  5. tupaia Says:

    Mr. Tupaia: mi dicono che i pargoli pensano che quando due continenti si scontrano per la deriva dei continenti si riproducono. Abbiamo ipotizzato che le isole siano le figlie dei continenti…

  6. Mr. Tupaia Says:

    @Tupaia: è quasi vero. Si danno anche alle perversioni, se è per questo. Tipo, sono almeno due secoli che l’Europa sodomizza l’Africa.

  7. Mr. Tupaia Says:

    @Marco: non c’è una domanda di riserva?

  8. tupaia Says:

    @Mr Tupaia: dal punto di vista della tettonica e’ l’africa che spinge su verso l’europa…
    bisogna suggerire a leo ortolani un nuovo personaggio dei fumetti: cnidoman, l’uomo pomodoro di mare, con in dotazione la cnido-auto, la cnido-arma etc…

  9. NetWorm Says:

    Mr. Tupaia, come hai potuto dimenticare la divertentissima divisa di batman, ossia la bat-tuta?

  10. Mr. Tupaia Says:

    @Tupaia: fantastico, quindi l’Europa può anche addurre la scusa che in realtà era l’Africa a venire verso di noi e a farci capire che tutto sommato lo voleva, quella zoccola.

    @NetWorm: Argh, l’età incalza

  11. Marco Ferrari Says:

    @Mr Tupaia. No, o meglio, vorrei la tassonomia dei cnidari…

    Marco

    P. S. ti si è spento il troll?

  12. carmelina Says:

    questo blog è assolutamente il mio preferito!!!!!!!!

    fantastico!!
    ps ho appena finito d leggere “Il racconto dell’antenato” sono senza parole

  13. tupaia Says:

    Ciao Carmelina. Se sei la stessa che mi ha scritto per gli esami di maturità mi chiedevo: hai poi ricevuto la mia risposta?

  14. carmelina Says:

    si l’ho ricevuta e più o meno sono riuscita a fare un percorso interdisciplinare.. ho dimenticato di ringraziarti per la disponibilità.. garzie mille, ti farò sapare come andrà a finire

    carmelina

  15. Stomaci con i tentacoli | Forme di vita Says:

    […] che nel web si è già parlato di loro abbondantemente ed in modo molto particolareggiato (leggi l’orologiaomiope o […]

  16. Gestatten Stygiomedusa, die Riesenqualle Says:

    […] Gifte erreicht, die sich üblicherweise in den Nesselzellen der verbreitetsten Quallen befinden (hier findet ihr einen Artikel über diese Giftstoffe). Bei unserer Qualle dagegen bleibt die Beute an […]

  17. Stygiomedusa, la medusa gigante Says:

    […] de inmovilizarlas con las toxinas presentes en las células urticantes de las medusas comunes (aquí se habla de dichas toxinas), pegándolas y “fluyéndolas” con un mecanismo digno de una […]

  18. Meet Stygiomedusa, the giant jellyfish Says:

    […] needing to immobilize it with the toxins contained in the stinging cells of the common jellyfish (here is some more information about these toxins), sticking to them and “entangling” them with a […]

  19. Découvrez la méduse géante des mers Says:

    […] toxines, habituellement contenues dans les cellules urticantes, chez les méduses communes (vous trouverez ici des informations sur les […]

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