La vacca marina di Steller (Hydrodamalis gigas)

Questa e’ una storia triste. E’ la storia di come 60 milioni di anni di evoluzione possono essere annientati in poche decadi, ventisette anni, per la precisione, da poche decine di uomini.

E’ il novembre del 1741. La nave russa St Peter, in missione esplorativa al comando del capitano danese Vitus Bering (quello dello stretto omonimo), naufraga su quella che e’ ora l’isola di Bering. Tra i naufraghi c’e’ Georg Wilhel Steller, il medico naturalista di bordo. Le cose si mettono male per i naufraghi: a quella latitudine, con l’inverno davanti, non c’e’ molto cibo, ad eccezione delle scorte sulla nave. Poi, il colpo di fortuna.

Steller riferisce che all’inizio non riusciva a capire esattamente di che si trattasse, vedeva una sagoma scura in acqua tipo una barca rovesciata e una pelle come “la corteccia di una vecchia quercia”. Ma non ci volle molto a capire in cosa i naufraghi erano incappati: in animali estremamente docili che non avevano alcun timore nell’uomo, e tanto grandi che ognuno di loro poteva dar da mangiare a 33 uomini per un mese. Vivevano inoltre aggrappati alle rocce vicino a riva o nell’estuario dei corsi d’acqua, a portata di mano per i naufraghi.

Caccia alla vacca di mare

Disegno tratto da: http://www.petermaas.nl/extinct/speciesinfo/stellersseacow.htm

Si trattava di un sirenide, di un parente degli ancora viventi ma piu’ piccoli e tropicali dugonghi e lamantini. Era lungo fino a otto metri e pesante fino a 5.9 tonnellate. Steller riferisce che la sua carne era migliore del manzo e che emanava un odore incredibile una volta cotta. C’era anche uno strato di grasso di 10 cm sotto la pelle paragonato al burro per la sua ricchezza, con un aroma di mandorle dolci e che bruciava con una fiamma senza fumo, inodore e chiara. Una vera manna.

Gli esemplari censiti da Steller erano circa 1500 (si stima tra 1000 e 2000) dispersi su due isolette, ed erano gli ultimi della loro specie. Evidenze fossili dicono che 100.000 anni fa il range della vacca di mare andava dalla California al Giappone, attraverso le isole Aleutine. I nativi di entrambe le coste del Pacifico avevano, evidentemente, gia’ dato un pesantissimo contributo alla decimazione della specie.

Tutto quello che ci e’ rimasto di questo animale colossale, il cui unico parente terrestre e’, non a caso, l’elefante, sono le descrizioni di Steller e un po’ di ossa fossili.

Gli arti posteriori ed il bacino erano completamente scomparsi, lasciando il posto ad una coda bilobata. Gli arti anteriori, invece, erano corti, senza falangi, simili a monconi, e la cui estremita’ era ricoperta da pelle cosi’ spessa da sembrare lo zoccolo di un cavallo, solo un po’ piu’ appuntiti e percio’ adatti a scavare. Al di sotto, erano ricoperti da fittissime setole. Si nutrivano di Kelp, un’alga marina ricca in silicio. Per via della durezza del cibo, i pochi denti (solo molari negli adulti, molari e premolari nei giovani) erano continuamente erosi ma sostituiti da altri che crescevano in fondo alla bocca e che si spostavano man mano avanti orizzontalmente.

Cosi’ steller descrive le abitudini di questi animali:

“Questi animali, come bovini, vivono in greggi nel mare, maschi e femmine insieme guidando il giovane davanti a loro vicino a riva. Non si interessano di altro che del cibo [ignoravano, infatti, anche le barche che erano pronte ad arpionarli, NdR]. La schiena e meta’ del corpo sono sempre visti fuori dall’acqua. Mangiano nello stesso modo di animali terrestri, con un lento movimento in avanti. Strappano le alghe dalle rocce con la zampa e le masticano ininterrottamente… Mentre mangiano muovono la testa e il collo come un bue e dopo qualche minuto sollevano la testa fuori dall’acqua e inalano aria fresca con un rumore molto simile a quello di un cavallo che sbuffa”

Steller inoltre riferisce che:

“quando un animale veniva attaccato con l’uncino e iniziava a dimenarsi violentemente, quelli del branco iniziavano anch’essi ad agitarsi e a sentire il bisogno di prestare soccorso”.[…] Il mattino dopo, quando si andava a tagliarne la carne per portarla al rifugio, il maschio era ancora la’ vicino alla femmina. Si ebbe modo di osservare questo comportamento perfino dopo il terzo giorno, quando sulla spiaggia erano rimaste solo le interiora, da esaminare, dell’animale.”

Nell’agosto del 1742 Bering riusci’ a costruire un’altra nave e a tornare in patria con le storie e un po’ di carne delle “vacche di mare”. Cacciatori di pelle di lontra accorsero allora in quelle regioni gli anni successivi, non avendo piu’ il timore di dover provvedere per le scorte di cibo, in quanto c’era il fast food di vacche di mare.

Nel 1754 Jakoleff, un ingegnere minerario russo che cercava rame a Cupper Island, fece una petizione presso le autorita’ di Kamchatka per cercare di fermare lo sterminio, ma fu invano: nel 1767 nelle isole di Bering fu ammazzato l’ultimo esemplare di vacca marina di Steller.

Libri consultati per scrivere questo articolo:

Day, D. (1981) L’enciclopedia delle specie estinte. Edison Editore, Bologna (trad)

Siti web:

http://explorenorth.com/library/yafeatures/bl-seacow.htm

Published by tupaia on giugno 28th, 2007 tagged Estinti!, mammiferi

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