La tupaia alcolizzata (Ptilocercus lowii)

“There [may be] some evolutionary background to human drinking that goes much farther back than the invention of brewing,” Wiens said. Dudley of UC-Berkeley agreed.

da National Geographic News

Traggo spunto dal buon Leucophaea per parlare di un animale che mi sta a cuore, una tupaia, lo ptilocerco dalla coda piumata.

Di questa piccola tupaia (peso medio 50 g, grande poco piu’ di un comune topolino) si potrebbero dire parecchie curiosita’, oltre a quelle generiche che si sono gia’ scritte sulle tupaie in questo blog.

ptilocerco.jpg

Ad esempio, e’ l’unica tupaia notturna, l’unica ad avere orecchie grandi e non pelose (adattamento alla vita notturna) e una coda non da scoiattolo, l’unica ad avere gli occhi posti frontalmente come noi e non lateralmente, il che le da una buona visione tridimensionale. E’ anche la piu’ arborea delle tupaie ed e’ capace di camminare sui rami a testa in giu’. Si puo’ anche dire che e’ cosi’ diversa dalle altre che i tassonomi le hanno creato una famiglia tutta per se.

Dire che vive in Thailandia, Brunei, Singapore, Malaysia e’ quasi scontato, cosi’ come che e a volte la si ritrova ospite nelle case, sui tetti. Si potrebbe omettere invece che di questo animale si sa molto poco perche’ e’ estremamente elusivo, che si suppone sia onnivora dall’analisi del contenuto dello stomaco e che vive in piccoli gruppi.

No, non diro’ tutte queste cose del piccolo ptilocerco. Mi accodo invece ai giornali citando lo studio del ricercatore tedesco Wiens su Proceedings of the National Academy of Sciences, ma non lo faro’ passivamente.

In Malesia occidentale cresce una particolare palma da cocco detta in inglese bertam palm, o Eugeissona tristis. Il triste del nome suppongo si riferisca alle spine feroci che proteggono questa pianta, ma non ad altre sue caratteristiche peculiari: questa palma ospita infatti nelle gemme fiorali dei lieviti che, fermentando parzialmente gli zuccheri prodotti durante la fotosintesi, creano un gradiente alcolico del 3.6-3.8%, ovvero quello di una birra leggera.

Diversi mammiferi leccano la linfa da queste gemme ingerendo quindi insieme agli zuccheri anche l’etanolo, e il nostro ptilocerco e’ tra questi. Altri mammiferi sono la Tupaia belangeri e il lori lento (Nycticebus sp.), un primate.

Cio’ che rende unico lo ptilocerco e’ pero’ la quantita’ di alcol ingerita (in proporzione alle dimensioni corporee), che pare sia equivalente ad otto bicchieri di vino per un uomo e fa di questa tupaia il mammifero che in assoluto assume piu’ alcol nella dieta.

E’ necessario specificare che l’alcol non interferisce minimamente con la lucidita’ dell’animale, che continua a correre e saltellare in giro senza problemi anche dopo essersi nutrito per due ore dei boccioli. Il fatto che il mattino dopo sia torpido e difficile da svegliare (per fortuna questo dettaglio i giornalisti non lo conoscono) non dipende dall’hang-over (come si dice hang-over in italiano?) ma dal fatto che e’ strettamente notturno: provate a svegliare un astemio ghiro di giorno, se ci riuscite! Altro importante dato e’ che dall’analisi del pelo e’ emerso che la probabilita’ che questa tupaia si nutra dei boccioli dell’Eugeissona e’ del 36%, ovvero una notte su tre, e l’alcol non e’ l’unica fonte di cibo di questo Scandentia (l’ordine delle tupaie, come dire roditore se si trattasse di un topo). Si nutrono infatti anche di frutti, semi, insetti vari (grilli, cavallette, formiche, scarafaggi, coleotteri, forbicine, insetti stecco), e anche in uno stomaco e’ stato trovato un giovane geko (del resto gli occhi frontali gli servono proprio a cacciare: se si nutrisse solo di nettare gli farebbe piu’ comodo averli sui lati come le altre tupaie per difendersi dai predatori).

eugeissonia.jpg

Eugeissona tristis. Foto da: yalanama.blogspot.com

E allora come mai beve tanto? Avra’ qualcosa da dimenticare? Di sicuro la pianta trae beneficio da cio’, perche’ lo ptilocerco agisce da impollinatore passando da una gemma all’altra mentre beve al bar della jungla. Anzi, la palma potrebbe aver evoluto la simbiosi coi lieviti che producono l’alcol proprio per attrarre il suo impollinatore. Ma la tupaia che vantaggio ne ha? L’alcol viene metabolizzato da un metabolismo velocissimo, come e’ quello di tutti i piccoli mammiferi, e probabilmente l’animale e’ dotato di qualche enzima che elimina i metaboliti secondari dell’alcol (quelli che danno mal di testa il mattino dopo, come l’acetaldeide) e converte immediatamente l’etanolo in qualcosa di utile.

Il problema e’ se e’ venuto prima l’uovo e la gallina, mi spiego: Scenario 1: la tupaia trae giovamento dall’alcol, allora la pianta con cui si e’ coevoluta per attirare l’impollinatore fermenta parte dei suoi zuccheri. Scenario 2: i lieviti sono commensali dell’Eugeissona e la tupaia ha dovuto evolvere dei sistemi per neutralizzare l’alcol per potersi nutrire di questa fonte di zuccheri a buon mercato.

Non saprei quale dei due scenari sia quello corretto, magari un po’ l’uno e un po’ l’altro. Sicuramente lo scenario 1 fa piu’ scena sui giornali che cosi’ possono ridere del “topo” (sic! saran topi loro!) alcolizzato.

Ma se fosse vero, che vantaggio ne ottiene la tupaia dall’alcol? Wiens saggiamente non si spinge a ipotizzare nulla ma Robert Dudley dell’Universita’ di California, secondo quanto riportato dal National Geographic, ipotizza che l’alcol serve o come cardiotonico come protezione dai rischi cardiovascolari (in un animale che vive poco e ha un battito velocissimo? Ma dai, professore! dici che i grilli sono ricchi in colesterolo?) o che serve da aperitivo per far venire piu’ fame alla tupaia, farla mangiare di piu’ e aumentare l’apporto calorico giornaliero. Ma che si fumano a Berkley? Lo sanno tutti che nella jungla non crescono le olive, come lo fa il Martini?

Se io dovessi fare un’ipotesi, suggerirei che l’alcol viene semplicemente usato come scorciatoia per produrre molecole ad alta energia come NADH da cui ricavare lipidi e tirar su le calorie necessarie ad un metabolismo molto veloce; in alternativa, l’alcol produce metaboliti secondari come l’acetaldeide, l’acido lattico e i chetoni che potrebbero rendere la carne della tupaia sgradita ai predatori, non sarebbe il primo ne’ l’ultimo caso di animale che ingerisce tossine a questo scopo; non essendo pero’ strutturata a Berkeley non mi azzardo a fare ipotesi.

L’altro aspetto divertente di questa storia riguarda la nostra parentela con le tupaie. Fino all’altro giorno non era ancora chiaro se ci fosse una parentela diretta tra gli Scandentia e i Primati, ma adesso che si sa che alle tupiaie piace bere il dubbio sembra sciolto e improvvisamente e’ saltato fuori un antenato comune vissuto 55 milioni di anni fa, dal quale avremmo ereditato la propensione a bere alcol e a fabbricare birra, come si vede dalla citazione che apre questo post. Si omette di ricordare che non tutti i primati (cosi’ come non tutti gli scandentia) bevono alcol e che invece altri animali con cui non siamo imparentati come i ricci hanno una passione per la frutta fermentata. Si omette anche di dire che lo ptilocerco e’ cosi’ diverso dalle altre tupaie che hanno dovuto creargli una famiglia tutta per se’ e che sicuramente questa simbiosi con la palma e’ una specializzazione secondaria (carattere apomorfo) avvenuta dopo che la specie si e’ separata dal pool comune degli scandentia, o e’ la cuasa della speciazione stessa, e quindi noi non possiamo averla ereditata direttamente dall’antenato comune. Ereditato cosa poi, visto che noi ci ubriachiamo e le tupaie no?

Se questo e’ cio’ che dice la scienza, mi sembra molto piu’ serio e dignitoso leggere questo articolo, che vi raccomando caldamente, dal Dailymash. Se non altro l’intento di far ridere e’ voluto.

Published by tupaia on agosto 1st, 2008 tagged comportamento, informazione, mammiferi, notturni, ricerca


10 Responses to “La tupaia alcolizzata (Ptilocercus lowii)”

  1. Palmiro Panglosss Says:

    Questa notizia mi ha finalmente chiarito lo scopo dell’ingegneria genetica: ibridarci con lo ptilocerco.

  2. tupaia Says:

    Palmiro: non vedo perche': la gente beve alcol al fine di ubriacarsi…

  3. falecius Says:

    Sì, ma evitare il mal i testa la mattina dopo sarebbe carino… :D

  4. falecius Says:

    Di testa, volevo dire

  5. Palmiro Pangloss Says:

    @tupaia: per farte lo sborone con gli amici, ovviamente. Mi stuopisci: fare lo sbvorone con gli amici, secondo solo al trombare, e’ la molla che muove il maschio.

  6. Adriano Says:

    Per sua fortuna questa specie non vive in Svezia: il tasso alcolico delle sue gemme fiorali sarebbe al limite della legalità, a meno che non superasse i 20 anni (quanto vive?).

    Comunque, da semplice docente dell’Aldo Moro Technology Institute (AMTI), azzardo l’idea che l’etanolo serva semplicemente come precursore del ciclo di Krebs. La simpatica tupaia lo ossida a piruvato e, come hai detto tu, si pappa pure un bel po’ di potenziale riducente dalla produzione di NADH.

  7. tupaia Says:

    Adriano: Ma ROTFLASTC! Aldo moro technology institute! questa, se non ti dispiace, me la rivendo. Ti ho scritto in pvt

  8. Animali che si drogano | Lega Nerd Says:

    […] utente denominato “tupaia on August” ipotizza un’ altra […]

  9. falecius Says:

    hang-over

    “Postumi di sbornia” direi, oppure “doposbronza”.

  10. danilo Says:

    O, al limite, “mattino”, generico…

Leave a Comment