La truffa perfetta: Maculinea rebeli (Post di Giulio)

Questa è la storia di una truffa, di un inganno tanto geniale e ben congegnato da far impallidire Danny Ocean e i suoi degni compagni. Il truffatore è una piccola, graziosa farfalla, la vittima … un’intera colonia di formiche!

I ricercatori dell’università di Torino, del Centre for Ecology & Hydrology (Regno Unito) e dell’università di Oxford (Regno Unito) hanno scoperto che un lepidottero chiamato farfalla blu (Maculinea rebeli) completa il proprio ciclo di sviluppo all’interno dei formicai, ingannandone gli occupanti grazie alle sue straordinarie doti di parassita sociale. La farfalla blu è presente in Europa occidentale (Italia compresa), ma è piuttosto rara. Inoltre i cambiamenti nel suo habitat ne stanno riducendo drasticamente il numero, tanto che secondo i ricercatori la si può trovare ormai solo nei prati di alcune regioni di montagna, dove un tipo particolare di formiche coabita con le piante di genziana necessarie alla crescita dei giovani bruchi. La Maculinea rebeli è dunque nella lista delle specie in pericolo d’estinzione, a causa anche della complessità del suo ciclo biologico.

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Maculinea rebeli. Foto: macman-project.de

I bruchi infatti possono svilupparsi solo su alcune  piante di genziana (genziana minore e genziana germanica), e hanno bisogno delle formiche rosse della specie Myrmica shencki per completare la loro crescita; gli adulti depongono le uova nei boccioli della pianta, e le larve vivono e mangiano nei calici dei fiori per circa due settimane.

A questo punto la truffa può iniziare: il bruco si lascia cadere dalla pianta nutrice e resta a terra immobile, iniziando a produrre sostanze chimiche simili a quelle emesse dalle larve di formica. Una formica operaia di passaggio viene attratta da tali sostanze e raccoglie il bruco per portarlo nel nido. Quest’ultimo, una volta nel formicaio, inizia a produrre suoni simili a quelli della larva di formica regina (mimetismo acustico), e di conseguenza viene trattato come tale dalle operaie. Questa scoperta è stata realizzata grazie all’uso di un minuscolo microfono, con il quale i ricercatori hanno potuto captare i suoni emessi dal bruco e osservarne gli effetti sulle formiche. I suoni registrati sono stati poi riprodotti all’interno dei formicai usando un micro-altoparlante, con risultati analoghi. Queste ricerche hanno inoltre dimostrato che il ruolo della comunicazione acustica nelle colonie di formiche è stato sempre sottovalutato, poiché in realtà essa è importante quanto l’emissione di sostanze chimiche.

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Bruco di farfalla blu accudito da Myrmica Shencki. (C) Jeremy Thomas; foto: Foto: macman-project.de

Grazie a questo inganno sonoro, il bruco di Maculinea rebeli viene accudito, nutrito e protetto, e gode di tutti i privilegi di una vera larva di regina: in caso di pericolo viene tratto in salvo per primo, e se c’è scarsità di cibo mangia prima delle altre larve. In mancanza di alimenti le operaie arrivano addirittura ad uccidere le loro larve per dargliele in pasto! Negli 11-12 mesi in cui vive nella colonia la farfalla acquista il 98% del suo peso. Ma come fa a rinnovare la truffa al momento di chiudersi in bozzolo? Sempre grazie ai suoni! La pupa dunque viene ancora accudita dalle operaie, che la trasportano nella parte più alta del nido (forse per questioni di temperatura). Da qui la farfalla adulta, finalmente fuoriuscita dal bozzolo, può facilmente fuggire, grazie anche alle ali ripiegate e bagnate che la aiutano ad attraversare gli stretti cunicoli del formicaio. La fuga della farfalla inoltre avviene al mattino, quando le formiche sono meno vigili, così da minimizzare i rischi. Se non è genio questo…

Fonti:

http://www.scienzeonline.com/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=407;

http://archiviostorico.corriere.it/2009/febbraio/14/farfalla_imbroglia_traveste_formica_co_9_090214049.shtml;

http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?Code=Pikaia&IDLYT=283&ST=SQL&SQL=ID_Documento=4426

Published by tupaia on aprile 25th, 2009 tagged comportamento, Insetti, invertebrati, parassiti


18 Responses to “La truffa perfetta: Maculinea rebeli (Post di Giulio)”

  1. tupaia Says:

    Giulio: ma chi e’ Danny Ocean?

  2. falecius Says:

    Non riesco a capire il vantaggio evolutivo di sistemi così macchinosi. E nemmeno come un sistema tanto complesso abbia potuto evolvere. Voglio dire che se fossi creazionista userei questo essere come esempio. (e tu mi dirai, il cuculo. Va bene, ma come si è evoluto il comportamento del cuculo?).
    Anche se… hai presente “Mimic”, non il film, ma il racconto di Wollheim? E’ la stessa identica storia, solo applicata a noi e non alle formiche.

  3. Giulio Says:

    tupaia: Danny Ocean è il personaggio interpretato da George Clooney in Ocean’s eleven…mi sembrava un paragone adatto! Nel film Danny e la sua banda riescono a svaligiare un casinò di Las Vegas con un sofisticato inganno!

  4. NetWorm Says:

    E qui si spiega come fanno a riconoscere la regina morta :D

  5. tupaia Says:

    networm: dici perche’ non emette piu’ suoni? e ci mettono tre giorni per accorgersi che sta zitta? :-P

  6. danilo Says:

    Beh, comunque Ocean’s eleven è un buon film…

    E il problema dei finalisti è quello di capire il vantaggio. _Non_ c’è un vantaggio, in un’ottica futura. Era solo la cosa che è successa in quel momento lì. Contingenze.

    Tanto per ripetere l’ovvio, non è possibile un adattamento ad una situazione futura.

    Danilo

  7. falecius Says:

    Danilo, non stavo parlando di un’ottica futura.
    Mi sembra di aver capito che la base della teoria evolutiva è che vengono selezionate le caratteristiche che favoriscono la sopravvivenza in una data situazione contingente. Chiamavo questa cosa “vantaggio evolutivo”, ma posso chiamarla anche “Carlo”, se preferisci.
    Ora, non riesco a capire in che modo i passaggi necessari ad evolvere questo comportamento abbiano potuto favorire la sopravvivenza.

  8. tupaia Says:

    falecius: immagino ci siano messi di mezzo dei preadattamenti: per puro caso quel bruco li odorava di formica gia’ per i fatti suoi, e sicuramente la protezione offerta dalle formiche era un vantaggio rispetto a rimanere bello in vista sulle genziane

  9. falecius Says:

    Sì, ma è un vicolo cieco, e pure rischioso. Voglio dire, se non odora _esattamente_ di formica, ho come il sospetto che le formiche non prendano bene l’inganno e mangino il bruco.
    Certamente il bruco non lo sa, infatti si è evoluto così, :).
    Più o meno è la domanda che ti ponevi tu sui nematomorfi terrestri parassiti obbligati di insetti come i grilli.

  10. danilo Says:

    Falecius: come giustifichi “vicolo cieco” e “ottica futura” nello stesso ragionamento?

    Danilo

  11. falecius Says:

    Danilo: facile, “vicolo cieco” si riferisce ad un’ottica futura. Solo che erano due ragionamenti diversi: il primo è “cosa ha permesso la sopravvivenza di un comportamento del genere” non comporta nessun tipo di finalismo.
    Il secondo è “ok, si è evoluto così, e in prospettiva si tratta di una strada senza uscita, che conduce ad una probabile estinzione”.
    Il nesso tra le due cose è che per funzionare, secondo me, il comportamento del bruco deve essere un’imitazione praticamente perfetta, altrimenti il rischio di infilarsi in un formicaio è troppo grande. Questo vale sia rispetto al capire come si sia evoluta, sia nel ragionare sul possibile futuro della specie.

  12. danilo Says:

    Falecius: _secondo me_ sbagli su entrambi i punti.

    In primo luogo, un’imitazione non ha la necessità di essere perfetta fin dall’inizio, perchè il riconoscimento, finchè non c’è l’imitatore, non ha la necessità di essere perfetto. E questa si chiama coevoluzione. Costi e benefici.

    In secondo luogo, il possibile futuro della specie dipende dalle future contingenze. Una specializzazione portata all’estremo può trasformarsi in un generalismo aperto a tutte le possibilità, col cambiare delle condizioni contingenti. Preadattamenti, o exaptation, se preferisci.
    Ma niente che noi si possa prevedere.

    Sempre _secondo me_ il tuo modo di ragionare è falsato dal finalismo, anche se ti do il credito di cercare di evitarlo.

  13. falecius Says:

    Danilo, non lo so, può darsi, però vorrei evitarlo.

    Sul secondo punto, in linea teorica hai ragione, specialmente sul fatto che non possiamo prevedere le contingenze future. Non è questione di finalismo, ma ammetto che non riesco a immaginare una contingenza che trasformi questa specializzazione estrema in un generalismo aperto. Limite mio, eh.

    Sul riconoscimento, ho detto che l’imitazione deve essere “praticamente perfetta” nel senso di riuscire quasi sempre ad ingannare la formica, ma continuo ad avere difficoltà nello scorgere i vantaggi del processo evolutivo che ha condotto a questa situazione nelle sue fasi iniziale. Eppure leggo su Pikaia che esistono altre larve che fanno la stessa cosa.
    Per coevoluzione intendi che la presenza di questi bruchi abbia indotto le formiche ad affinare le capacità di riconoscimento? C’è qualche evidenza di un fenomeno del genere?

  14. danilo Says:

    http://www.daniloavi.splinder.com/post/4833866

    E’ un po’ lungo, e scritto male, ma se ti va di leggerlo…

  15. Arriviamo sempre secondi « Digito Ergo Sum Says:

    […] La truffa perfetta… […]

  16. falecius Says:

    Domanda OT rispetto al post ma non rispetto al blog: qual’è la ragione del successo della olometabolia degli insetti (intendo dire degli insetti olometaboli, naturalmente)?

  17. Giulio Says:

    falecius: Forse (e dico forse) perchè negli insetti olometaboli gli adulti e le larve occupano nicchie ecologiche completamente diverse (es: il bruco vive a terra, la farfalla vola) con alimentazioni diverse, e dunque non entrano in competizione per le risorse. Anche le libellule, che non sono olometabole, godono di questo vantaggio (le larve, o ninfe, sono acquatiche mentre gli adulti volano), ma penso che negli olometaboli questa strategia sia ancora più perfezionata.

  18. tupaia Says:

    giulio: concordo

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