La riconquista dell’America

Questa storia comincia circa 175 milioni di anni fa, quando la Pangea comincio’ a frammentarsi. Si spezzo’ prima in due continenti, la  Laurasia a Nord e il Gondwana a sud (vedi gif animata). Il Gondwana si frantumo’ ulteriormente circa 130 milioni di anni fa, e tra l’Africa e il sud America si formo’  l’oceano Atlantico. Questo vuol dire che il sud America e’ rimasto piu’ tempo unito all’Africa che al Nord America, e cosi’ accadde anche per gli animali che vivevano su queste terre.

 

Il continente americano quindi, dal punto di vista della fauna, e’ formato tutt’ora da due gruppi completamente diversi, i laurasiateri al nord, che sono sempre stati liberi di muoversi tra America, Asia ed Europa, e quelli sud americani, che invece si sono dovuti evolvere in solitudine, dato che negli ultimi 130 milioni di anni o quasi il sud-America e’ stato un’isola gigante. E’ bene ribadire pero’ che i mammiferi hanno tutti un antenato comune le cui origini si perdono nella notte del Mesozoico. Questi mammiferi primitivi erano variamente diffusi sulla Pangea in un continuus di specie, ma lo spezzarsi in due del supercontinente causo’ anche lo spezzarsi in due della fauna, e ancora oggi e’ possibile tracciare questa demarcazione evolutiva, dopo quasi 150 milioni di anni.

Gli albori: El Theropode pasa- Sappiamo pochissimo dei mammiferi primitivi che vissero in sud America nel Cretacico perche’ le tracce fossili sono rare e frammentarie. Sappiamo pero’ che alcuni di questi erano animali affascinanti e misteriosi. Gli ordini attualmente viventi di mammiferi sono Theria, che include i placentati e i marsupiali, e  Monotremata, ovvero ornitorinchi ed echidne. Esisteva pero’ un terzo ordine che era una via di mezzo tra i due, anche se piu’ vicini ai Theria, ed erano i multitubercolati, degli animali dall’aspetto di topo ma che topi non erano affatto, ad esempio perche’ partorivano i piccoli immaturi come fanno oggi i moderni marsupiali (ma non abbiamo idea se avessero un marsupio o che altro). I multitubercolati dovevano essere molto comuni in Sud America 65 milioni di anni fa, e occupavano varie nicchie ecologiche, da quelle dei topi a quelle dei castori. Altri mammiferi interessanti erano i Dryolestoidea, un altro ramo estinto dei mammiferi e piu’ imparentato coi Theria che coi monotremi. E’ stato di recente scoperto il cranio di uno di questi misteriosi mammiferi (se ne sa pochissimo per mancanza di fossili), Cronopio dentiacutus, che era praticamente uno scoiattolo insettivoro dai denti a sciabola: somigliava moltissimo a Scrat, lo scoiattolino psicopatico del cartone animato l’Era Glaciale, incluso il muso lungo e appuntito e due misteriosi canini lunghi a sciabola, che non e’ chiaro a cosa servissero. Complessivamente i Dryolestoidea facevano parte di un gruppo piu’ ampio chiamato Sudamericidae. E poi c’erano i monotremi, o almeno c’era un ornitorinco in Patagonia 62 milioni di anni fa, Monotrematus sudamericanum, ma forse era un emigrante proveniente dall’Antartide. Se vi state chiedendo chi si mangiasse tutti questi sorci, la risposta e’ semplice: prima del meteorite i dinosauri, e subito dopo c’erano comunque uccellacci grossi e carnivori e un bel po’ di rettili.

A sinistra: ricostruzione di Cronopio dentiacutus; a destra: Scrat.

 

Il grande interscambio

Fase I: Yankee Doodle. Tra la fine del Cretacico e l’inizio del Paleocene il sud America si riavvicino’ al nord America e lo spostamento verso Est dei Caraibi e la grande attivita’ vulcanica conseguente crearono, per la prima volta dalla fine della Pangea, dopo quasi 100 milioni di anni,  un ponte di isole tra i due continenti. La depauperata, misteriosa e squittente fauna di mammiferi sudamericani rimase dov’era, mentre tre grandi gruppi di mammiferi migravano dal nord: i marsupiali, gli Xenarthra e i Condylarthra, alla faccia di Noe’ e della sua barchetta anti-idrodinamica. I marsupiali spero che sappiate cosa sono, e non vi annoiero’ ancora su di loro, anche perche’ l’ho gia’ fatto in passato, gli Xenarthra sono quelli che prima venivano chiamati edentati, ovvero i formichieri, gli armadilli e i bradipi, e in piu’ c’erano anche i gliptodonti, oggi estinti.

Gliptodonte (Doedicurus clavicaudatus) Foto

I Condylarthra erano un ordine di mammiferi relativamente molto poco specializzato che approfitto’ dell’assenza di dinosauri per evolvere dal loro primitivo aspetto topomorfo e avere una immensa radiazione adattativa in tutto il mondo, ad eccezione dell’Australia. Diedero origine tanto ai moderni ungulati come le mucche, i cavalli, le pecore, i maiali o i cammelli quanto ai Meridioungulata, gli strani mammiferi che si evolsero in sud America “in meraviglioso isolamento”, come disse Simpson, uno dei primi studiosi di questa fauna. Eccone descritti alcuni.

Gli Astrapotheria (= mammiferi fulminanti, chissa’ perche’: Ameghino, che fu il primo ricercatore che descrisse questa fauna, era un po’ esuberante con la nomenclatura) erano ungulati di grandi dimensioni caratterizzati dall’avere le zampe anteriori forti e robuste e quelle posteriori  graciline, incisivi da mucca che li rendevano adatti a brucare erba, forti molari per masticare piante dure e quattro immensi canini che continuavano a crescere per tutta la vita formando delle zanne. Forse avevano anche la proboscide. Non avevano gli zoccoli come i moderni ungulati ma un piede plantigrado con cinque dita. Un esponente tipico era Astrapotherium magnum, che era un incrocio tra un elefante piccolo e un tapiro grosso, essendo lungo due metri e mezzo e pesante circa una tonnellata. A differenza di questi animali, pero’ aveva il collo relativamente lungo. Forse era semi-acquatico e occupava la nicchia ecologica di un moderno ippopotamo, con in piu’ la proboscide.

Astrapotherium magnum

Se un esploratore del XIX secolo si fosse imbattuto in un Litopterna vivo (= col tallone liscio) lo avrebbe scambiato quasi certamente o per un equino o per un cammello. Pur non essendo imparentati ne’ con gli uni ne’ con gli altri (infatti sono Meridioungulata, il taxon che include tutti questi strani ungulati estinti sudamericani), evoluzione convergente e abbondanza di pianure modellarono il corpo di questi animali rendendoli erbivori corridori per eccellenza. Lungo tutto il Terziario il piede di quasi tutti i Liptoterna perse via via le dita laterali riducendosi a tre dita o in casi estremi a uno solo, esattamente com’e’ accaduto ai cavalli, che camminano sul dito medio. Avevano il collo lungo e la struttura corporea complessiva dei cavalli o dei cammelli moderni. L’unica differenza e’ che molte specie avevano una proboscide, caratteristica che si puo’ arguire dalla posizione delle narici nel cranio. Il riferimento all’esploratore non e’ casuale; Charles Darwin ebbe l’opportunita’ di vedere i resti fossili del rappresentante piu’ noto dei Liptoterna, Macrauchenia, nel 1834. Noto’ immediatamente la somiglianza del fossile con lama e guanaco (che sono camelidi) che popolano oggi la Patagonia, ma per via del numero dispari di dita associo’ Macrauchenia ai Perissodattili (equini, tapiri e rinoceronti, tutti con un numero dispari di dita), ma fu uno dei tasselli che aiutarono a mettere insieme la teoria dell’evoluzione.

Macrauchenia

Se i liptoterni erano l’equivalente corridore di quel che si trovava nel resto del mondo, i Notoungulata (= animali con lo zoccolo meridionali) erano il compenso endemico dei non-corridori. Una definizione indubbiamente molto generica e dovuta al fatto che i Notoungulata erano un ordine molto diversificato che comprendeva almeno 150 generi in 13 famiglie (certamente di piu’). C’erano notoungulata piccoli che sembravano conigli (es. Pachirukhos) e notoungulata grandi (es. Trigodon) che sembravano rinoceronti, con tutte le sfumature intermedie di lunghezza, struttura delle zampe, del cranio e di nicchia ecologica, incluso uno che sembrava una talpa e viveva sottoterra. Li accomunava la struttura dei molari, il che indica che erano tutti dipendenti da una dieta vegetariana, e dell’orecchio. Erano divisi in due gruppi, i Toxodontiae, i pesi massimi, e i Typotheria, quelli piu’ piccoli.

Toxodon

Riassumendo, sinora abbiamo gli equivalenti di ippopotami, cavalli, cammelli, conigli, rinoceronti, ma anche maiali, iraci e via cosi’. Si direbbe che le analogie con la moderna fauna africana si sprechino, quindi giusto per rilanciare mettiamoci anche gli elefanti, che erano rappresentati dai Pyrotheria (= mammiferi di fuoco;  questa volta il nome ha quasi senso perche’ i resti del primo Pyrotheria scoperto furono trovati in sedimenti di ceneri vulcaniche). Per il resto, niente da aggiungere, la somiglianza di Pyrotherium con gli elefanti e’ davvero impressionante, zanne proboscide, zampe colonnari e tutto.

C’erano anche altre variazioni sul tema, come Xenungulata e Trigonostylopoidea, sempre grossi ungulati tozzi e pesanti, ma non vi annoiero’ oltre, le descrizioni erano solo per dare qualche pennellata allo sfondo del quadro.

Tutta questa ciccia semovente doveva pur essere mangiata da qualcuno, adesso che i dinosauri erano spariti, e mentre gli ungulati crescevano di dimensioni, parallelamente crescevano i predatori. I sorci e gli ornitorinchi preesistenti male si adattavano nel ruolo e gli Xenarthra erano troppo rincoglioniti e soprattutto mancavano di denti, che possono far comodo ad un predatore, quindi gli unici candidati idonei ad occupare la nicchia dei predatori erano i marsupiali e gli uccelli (ma ahime’ abbiamo deciso di lasciar fuori i pennuti da questa storia). I moderni marsupiali sudamericani sono tutti piccoli, carini e dall’aria sognante, ma non e’ stato sempre cosi’. Nel terziario i marsupiali sudamericani erano molto diversificati e occupavano nicchie ecologiche che andavano da quella del topo a quella della tigre e potevano mangiare erba, carne o entrambe. I carnivori si evolsero da antenati arrivati dal Nord america, piccoli e poco specializzati e somiglianti a manguste, come Cladosictis (= donnola ramificata), piu’ o meno arboricoli. A loro volta questi derivavano da creature come Alphadon, simili a opossum. Tutti gli estinti marsupiali carnivori sudamericani apparteneveno all’estinto ordine degli Sparassodonti, ora visto come un gruppo parallelo rispetto agli altri marsupiali non carnivori.

I resti dei primi sparassodonti grandi sono stati trovati in Brasile e risalgono a meta’ del Paleocene (55 milioni di anni fa). Includono un animale di media taglia del genere Patene, che significa “volpe” in una delle lingue indigene dell’Amazzonia e un predatore dalla taglia di lupo non meglio chiarito,  poiche’ spesso l’unico resto che si trova sono i denti. A proposito di denti, pur conservando le mandibole e i muscoli della mandibola ultrapotenti comuni a tutti i marsupiali, la conformazione dei denti si evolse, per convergenza evolutiva, in modo da essere molto simile a quella dei carnivori placentati, anche se avevano 4 paia di incisivi invece di tre. La differenza principale semmai risiedeva nella struttura delle zampe, che non si adatto’ mai alla corsa veloce: gli sparassodonti erano piu’ o meno tutti plantigradi, poggiavano il peso del corpo sulle cinque dita e sul palmo come gli  orsi moderni, non esattamente noti per correre come Usain Bolt. I carnivori placentati, al contrario (orsi a parte), poggiano il peso del corpo solo sulla punta delle dita, il che gli conferisce molto piu’ sprint nella corsa, e hanno anche le zampe lunghe e mancano di clavicola, tutti adattamenti alla corsa assenti negli sparassodonti. Evidentemente per acchiappare tutte quella montagna di carne elencata sopra non occorreva un velocista. I carnivori marsupiali di grossa taglia appartenevano a tre gruppi principali,  i Thylacosmilidae, le Borhyaenidae e le Proborhyaenidae, ma poi c’erano anche quelli tipo lontre, manguste, volpi etc. Dio non gioca a dadi, ma non perde neanche troppo tempo ad inventare nuove forme. C’e’ da chiedersi come passi il tempo. Al primo gruppo apparteneva Thylacosmilus, la tigre dai denti a sciabola marsupiale, una bestia che accudiva i piccoli ben dopo che avevano lasciato il marsupio e  canini che continuavano a crescere per tutta la vita formando per l’appunto i denti a sciabola. Cosi’ lunghi che la mascella inferiore aveva dei supporti ossei per quando l’animale teneva la bocca chiusa e cosi’ larghi da non esserci spazio per gli incisivi. N0n era un animale enorme, a dire la verita’, era grande piu’ o meno quanto un tilacino, il lupo marsupiale che si e’ estinto in Tasmania nel XX secolo, non arrivava ai 30 kg di peso.  Piu’ grandi erano invece alcune Borhyaenae: le  dimensioni di questo gruppo, il piu’ diversificato tra i predatori marsupiali, andavano dalla volpe all’orso. Alcuni sembravano vagamente lupi, altri a diavoli di Tasmania, altri chissa’. Ancora piu’ grandi eraqno le Proborhyaenae, tutte piu’ o meno di foma e dimensioni compatibili con un orso moderno.

Cranio di Thylacosmilus

 

Per riassumere  nell’Eocene, diciamo ad occhio 40 milioni di anni fa e circa 25 milioni di anni dopo che ci fu il primo, breve contatto tra le due Americhe, la biodiversita’ era enormemente aumentata (almeno per quello che ne sappiamo) grazie al fortuito arrivo di alcuni animali (marsupiali, Xenarthra e Condilarthra) che ebbero una immensa radiazione adattativa diversificandosi in centinaia di nuove specie endemiche per via del nuovo isolamento del sud America.

Che ne fu degli altri, di quelli che c’erano prima? Gli ornitorinchi probabilmente furono i primi a non reggere la pressione dei nuovi arrivati, ma abbiamo un solo fossile di 62 milioni di anni fa ed e’ difficile a dirsi. Il fatto di non averne trovati altri comunque e’ un buon indizio. I multitubercolati e i Dryolestoidea seguirono immediatamente e per la meta’ del Paleocene non rimaneva assolutamente piu’ nulla della fauna originale, Mesozoica, del sud America.

Fase II. Out of Africa. Tra i 40  i 30 milioni di anni fa, tra la fine dell’eocene e l’inizio dell’oligocene, accadde un fenomeno strano, uno di quelli per cui farebbe comodo poter rispolverare dall’Armenia l’arca di Noe’, se la logica ce lo consentisse. In quel periodo infatti arrivarono dall’Africa  i roditori caviomorfi e le scimmie. Non ci arrivarono passando dal Nordamerica (le scimmie oggi presenti in America Centrale vengono dal sud), e neanche passando dall’Antartide. L’anatomia e la paleontologia ci dicono che vengono proprio dall’Africa, passando attraverso l’Oceano Atlantico. Se si sia trattato di ponti di isole, zattere di mangrovie, di intervento alieno o che altro e’ difficile a dirsi ma l’ho gia’ discusso qui e non mi dilunghero’ oltre.

Comunque siano arrivati, da pochi se ne ottennero molti: anche in questo caso ci fu, per entrambi i gruppi, una enorme radiazione adattativa che porto’ tanto alla differenziazione di moltissime specie di scimmie, quanto a una immensa diversificazione dei roditori. I roditori in questione, va sottolineato, non sono topi o ratti: se proprio vogliamo trovargli un parente Del Vecchio Mondo dovremmo cercarlo tra gli istrici. Comunque sia i moderni cincilla’ possono vantarsi di avere avuto come nonno Phoberomys pattersoni, il mostruoso roditore lungo tre metri e pesante 600 kg, o Telycomys gigantissimus, grosso quanto un rinoceronte, o il piu’ grosso di tutti, Josephoartigasia monesi, un sorcio gigante da una tonnellata. Adattamenti necessari a difendersi dall’attacco di coccodrilli e tartarughe giganti, ma anche da quello delle tigri dai denti a sciabola, che infestavano le acque di quello che era all’ora un enorme sistema fluviale che connetteva l’Orinoco al rio delle Amazzoni.

Non si sa se arrivarono insieme o fecero il viaggio separatamente. La cosa strana, pero’, e’ che mentre i roditori si differenziarono subito, ci sono pochi fossili di scimmie sino a tempi relativamente recenti, quando finalmente cominciarono a diversificarsi nel Miocene. L’arrivo di questi nuovi immigrati clandestini non sembra abbia drammaticamente sconvolto l’assetto della fauna endemica, ne’ che abbia causato grandi estinzioni. Fondamentalmente quelli che patirono di piu’ furono i piccoli marsupiali che occupavano nicchie simili, e che si spostarono piu’ a sud. La boriene e i protilacini invece si chiesero a chi mandare un biglietto di ringraziamenti per l’apertura del nuovo fast-food.

Fase IIIA. To the Halls of Montezuma. All’inizio del Pliocene, 6 milioni di anni fa, arrivarono dal Nord America i primi carnivori placentati, una famiglia di Procionidae chiamati Cyonasua, che somigliavano a moderni coati e da cui si evolse Chapalmalania, un procione gigante  simile ad un panda. Arrivarono anche i primi roditori a forma veramente di topo,  ad occupare una nicchia che fino ad allora era stata dei Caenolestidae, un gruppo di piccoli marsupiali. Per tutto questo tempo la fauna endemica del sud America si era evoluta in santa pace e per i fatti suoi, con le sue normali estinzioni e speciazioni, ed era diversificata e ricca, ricca almeno quanto quella africana. Ovviamente, non si riesce mai a stare in pace quanto si vorrebbe e prima o poi arriva qualcuno a rompere gli equilibri (scusate il luogo comune, non volevo scrivere “rompere i coglioni”). Non lasciamoci ingannare dal punto caldo di biodiversita’ che e’ la foresta amazzonica, la moderna fauna sudamenricana e’ depauperata, ad esempio mancano tutti i grossi ungulati e molti  grossi carnivori. Avere tante specie tutte simili significa che c’e’ biodiversita’, ma non che la biocenosi e’ stabile (geologicamente parlando).

Fase IIIB. Il grande interscambio:  When Johnny comes marching home. La rottura degli “equilibri” fu di natura geografica: 3 milioni di anni fa le due Americhe si avvicinarono per la seconda volta dall’inizio dell’era terziaria, e il Canale Bolivar che le separava si chiuse, formando l’Istmo di Panama, ovvero un’autostrada per mammiferi in cerca di nuove avventure. Questo e’ il migliore e piu’ completo esempio di quel che accade quando due biocenosi completamente diverse vengono in contatto, e c’e’ piu’ di una lezione da imparare da questa storia.

Al momento della formazione dell’istmo  c’erano 8 ordini di mammiferi in 26 famiglie in nord America e 7 ordini in 26 famiglie in sud America. In nordamerica 7 ordini e 16 famiglie parteciparono all’interscambio mentre al sud furono 5 ordini e 16 famiglie.

Dal nord al sud migrarono: cervi, cammelli, peccari, tapiri, cavalli, mastodonti, conigli, scoiattoli, toporagni, topi, canidi, orsi, mustelidi, felidi, puzzole e smilodon.

Le famiglie meridionali invece ebbero meno successo e inizialmente solo 7 riuscirono a migrare a nord e rimanerci, almeno per un certo tempo: due armadilli, un gliptodonte, due bradipi di terra, un porcospino, un capibara, due coccodrilli ed un orango-tango.  Altri ci provarono in seguito, ma con scarsi risultati. Le cose non andarono cosi’ per gli uccelli e gli altri vertebrati, ma questa e’ un’altra storia.

La ragione di questa disparita’, secondo Patterson & Pascual (1968), e’ da ricercarsi nel clima: gli invasori da nord erano preadattati a climi caldi, dovendo passare comunque per l’America centrale, e si adattavano bene al clima tropicale del sud. I migranti meridionali invece, arrivati al Nord, si trovavano a dover fronteggiare intermittenti periodi di glaciazione, che erano molto piu’ severe a nord che a sud, e quindi avevano home ranges che si contraevano periodicamente. Inoltre secondo i due autori le Ande offrivano un corridoio per gli animali non adattati al freddo. Entrambe le ipotesi non mi convincono. Altre ipotesi che sono state fatte per spiegare l’asimmetria includono una maggiore resistenza all’estinzione e piu’ elevati tassi di colonizzazione e diversificazione degli animali del nord, massa corporea come fattore di resistenza all’estinzione, l’istmo come fattore di selezione che escludeva animali adattati a climi aridi e tante altre ancora. A farla breve come al solito gli americani (del nord) l’hanno fatta da padroni, e non si capisce neanche bene perche’.

Game of thrones. Quando giochi al gioco dell’evoluzione, o vinci o ti estingui. Mentre la fauna nordamericana si limitava ad aumentare la sua biodiversita’ aggiungendo Xenarthra, roditori e anche un toxodonte, al sud una sanguinosa guerra per la sopravvivenza stermino’ una buona percentuale della fauna endemica vissuta per oltre 50 milioni di anni in (quasi) completo isolamento. Dei 153 generi documentati di mammiferi di terra, il 37% (56) si estinse in breve tempo di cui 54 (il 96%) erano mammiferi di taglia grande. Il gruppo che ne risenti’ di piu’ fu quello degli Sparassodonti, i predatori marsupiali, che scomparvero completamente sotto la pressione e la competizione degli smilodon, dei felini e dei canidi. I Meridioungulata si trovarono improvvisamente faccia a faccia con dei predatori grandi, agili e adattati ad avere a che fare con prede molto piu’ scaltre come i cavalli, e fu un massacro. Astrapotheria, Condilarthra, Xenungulata, Pyrotheria, Trygonostylopoidea perirono tutti nello scontro anzi, nell’incontro. Macrauchenia fu l’unica superstite tra i Liptoterna e anche tra i diversissimi notoungulati la strage fu quasi totale. Si salvarono solo alcuni toxodonti, i Mesotheridia (una roba che ricordava vagamente i moderni wombat, ma adattati a scavare e con denti da roditore), gli Hegetotheriidae (uno di quegli ungulati piccoli tipo coniglio). Anche gli arrivi piu’ recenti dovettero pagare pesanti tributi: tutti i roditori giganti si estinsero, quelli formato ippopotamo, e i procioni Cyonasua incluso lo pseudo-panda gigante. Tra i marsupiali sopravvissero solo quelli di piccola taglia. A sorpresa, il gruppo che riusci’ a cavarsela meglio fu quello degli Xenarthra, formichieri, armadilli, bradipi arboricoli e di terra, gliptodonti e pampateri. Lenti e stupidi, ma evidentemente troppo ben corazzati/armati/grossi/mimetici per essere appetibili da predatori distratti da ben piu’ succulente prede.

Fase IV – Arrivano i nostri. La quarta fase dell’invasione del sud America comincia circa 12.000 anni fa, nel Pleistocene, con l’arrivo di un altro gruppo di primati della specie H. sapiens. Dalla chiusura del canale Bolivar erano passati circa tre milioni di anni e le specie che erano passate dell’istmo di Panama avevano trovato grandi foreste e pianure relativamente libere dalla fauna precedente, il che aveva permesso tanto a loro quanto ai superstiti di diversificarsi molto. La nicchia dei Meridioungulata era ad esempio stata presa dai bradipi giganti di terra, gliptodonti e quel che rimaneva dei toxodonti. I carnivori si erano differenziati andando verso il gigantismo, con orsi da una tonnellata e mezzo (Archtotherium angustidens) e uno smilodon da 600 kg (S. populator). La specie di scimmia che passo’ dallo stretto di Bering (questa volta non occorrono zattere di mangrovie, piu’ o meno sappiamo com’e’ andata) era una specie altamente invasiva che si diffuse nell’arco di solo un migliaio di anni dall’Alaska alla Patagonia minando immediatamente tutti gli ecosistemi che occupava. Sotto la pressione di questa scimmia predatrice si estinse Macrauchenia, tutti i gliptodonti, i pampateri, tutti i bradipi di terra, tutti gli smilodon,  tutti i notoungulati superstiti, toxodonti inclusi, e anche quasi tutti i carnivori di grossa taglia, con l’eccezione di qualche gatto e pochi orsi. In compenso, al seguito della scimmia arrivarono altri ungulati ad occupare la nicchia che era stata del liptoterni, come cavalli e bovini, pecore e maiali e anche cani, gatti, ratti, pollame e castori. Nei prossimi milioni di anni anche questa nuova fauna si diversifichera’ in una miriade di nuove specie, soprattutto visto che la nicchia dei grandi ungulati e dei grandi predatori e’ pressoche’ vuota, come e’ sempre successo negli ultimi 100 milioni di anni, per poi estinguersi per l’arrivo di altri animali ancora. L’unico dubbio che rimane e’ cosa ne sara’ del pericolosissimo scimmione invasore, speriamo che si diversifichi in specie piu’ intelligenti.

 

Alcune referenze consultate

ResearchBlogging.orgRougier, G. W. , Apesteguia, S., Gaetano, L. C. (2011). Highly specialized mammalian skulls from the Late Cretaceous of South America Nature

Krause, D.W., Prasad G. V. R., von Koenigswald W., Sahni A. & Grine F. E. (1997) Cosmopolitanism among Gondwanan Late Cretaceous mammals. Nature, 390 (4) 504-507

Pascual, R. & Jaureguizar, E.O. (1992) Evolutionary pattern of land mammal faunas during the Late Cretaceous and Paleocene in South America: a comparison with the North American pattern. Ann. Zool. Fennici 28:245-252

Patterson, B. Pascual, R. (1968) The fossil mammal fauna of South America. The Quarterly Review of Biology. 43 (4): 409-451

http://scienceblogs.com/tetrapodzoology/2008/07/04/borhyaenoids-part-three/

Lessa EP, Van Valkenburgh B, Fariña RA (1997) Testing hypotheses of differential mammalian extinctions subsequent to the Great American biotic interchange. Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, 135, 157-162.

Published by tupaia on agosto 1st, 2012 tagged Ecologia, Erbivori, Estinti!, evoluzione, mammiferi, marsupiali, predatori, primati, roditori


16 Responses to “La riconquista dell’America”

  1. Fausto Says:

    Ma come mai il link sotteso a bradipi giganti punta ad un video degli Inti Illimani???

  2. tupaia Says:

    Perche’ mi ero sbagliata, ho corretto. Ora non posso controllare ma non oso chiedermi a cosa punta quello che avrebbe dovuto essere il link agli inti illimani ;-P

  3. claudio Says:

    post fantastico e come sempre ironico :-D

  4. Danius Says:

    Fantastica la riconquista dell’America! Avevo letto un testo tempo fa, di E.O Wilson mi pare, ma vedo che ci sono degli aggiornamenti strabilianti, strani esseri. E poi finalmente sappiamo chi era Scraft.

  5. tupaia Says:

    Oh ciao Danio, benvenuto da queste parti :). Testi su questo argomento ce ne sono molti, ma per qualche motivo sono tutti un po’ datati, ho avuto difficolta’ a trovare paper recenti

  6. Fabio Says:

    Bellissimo articolo! Una curiosità: io sapevo che un orso è in grado di correre a una velocità paragonabile a quella di un cavallo, il che rende piuttosto inutile puntare sulla velocità per sfuggirgli :/ Certo, è lento se paragonato ad un ghepardo, ma comunque parecchio più veloce di un primate umano. Il quale ha come punto di forza la durata (si pensi agli ultramaratoneti). Ti risulta?

  7. tupaia Says:

    Fabio, ti riferisci allo scatto o alla velocita’ media? Sulla velocita’ media direi che gli orsi sono molto piu’ lenti di un cavallo, sullo scatto magari ci puo’ anche stare. Se metti Usein Bolt a correre i 10000 lo uccidi probabilmente, povera bestia. Tra l’altro la nostra andatura bipede e plantigrada e’ comunque piu’ lenta di quella quadrupede digitigrado, il che ci sfavorisce rispetto a tutti i grandi predatori moderni e sospetto ci avrebbe sfavoriti anche rispetto ad una boriena. Oscar Pistorius e’ digitigrado, ed infatti vince ;-P

  8. danilo avi Says:

    Credo che Fabio si riferisse alla resistenza. Qualcosa tipo i Boscimani che prendevano le gazzelle per sfinimento (delle gazzelle). Qualcosa tipo che l’andatura bipede punta al risparmio di energie più che alla velocità di punta. Vedi i canguri, per esempio.

  9. luigi Says:

    mi ha sempre affascinato, più dei dinosauri la fauna estinta mammalia, ma devo dire gli esseri umani sono arrivati in sudamerica trecentomila e più anni fa come ho letto da qualcheparte provenienti non dallo stretto di bering ma dall’australia dando vita poi a quella fantastica sottospecie india affascinante ma cannibalehai da dire ninete in merito? sempre perchè mi attirano i mammalia e la loro storia,a già che ci sei ;ora dirai a ragazzi ma che vuoi?i nostri cugini neandertaliani un tuo parre illuninante, anche se io già so che se li mangiarono i primi sapiens con grandi rutti, è vero che avevano le caviglie fino al polpaccio coperte da una fitta peluria simile ad una pelliccia?

  10. Robo Says:

    Come sempre la tua capacita’ narrativa è splendida. Trasformi in “storie” le sequenze evolutive di speciazione, di selezione naturale etc. così come la patogenesi e la sintomatologia delle parassitosi. Una sola cosa vorrei chiederti: mi ricordo di aver letto da qualche parte che non tutti sono d’accordo sul fatto che l’unica causa dell’estinzione della megafauna sia stata l’uomo, anche se non rammento quali fossero le motivazioni che supportassero tale posizione. Mi pare che tu sposi invece l’ipotesi sapiens-centrica tout-court. Puoi motivarmela? Grazie, ciao

  11. sam Says:

    bellissimi i tuoi articoli, è un pò che ti seguo (da semi-profano) e devo dire che il tuo stile ha sempre il pregio di “alleggerire” (senza impoverire) l’argomento trattato. Non smettere!

  12. tupaia Says:

    Roberto: veniva bene nell’esigenza narrativa ;-P
    Le altre cause che ricordo sono cambiamenti climatici (e mi sembra strsno che siano selettivi solo all’America) ed epidemie portate dagli animali al seguito dell’uomo (quindi siamo comunque responsabili). Comunque che l’uomo abbia avuto le sue responsabilita’ credo che nessuno lo discuta, semmai si cercano concause. Almeno tra quelli di noi che hanno smesso di credere nel mito del buon selvaggio e che non devono far vedere al proprio finanziatore che sono politically correct si puo’ dire che siamo responsabili, allora come oggi, spero.

  13. danilo avi Says:

    Perchè c’è qualcuno che ha smesso di credere al buon selvaggio? Tu sai che a Trento dopo vent’anni ti sloggiano dal cimitero, e che negli USA non puoi fare scavi archeologici perchè disturbi il sonno eterno degli indiani? Era una buona risposta, la tua, Tupaia, ma io ci sarei andato giù più duro. Voglio dire, la new age è carina, se hai dodici anni o una paralisi cerebrale, altrimenti sarebbe forse meglio attenersi ai fatti. E i fatti sono che, per una bizzarra coincidenza, appena gli esseri umani sono arrivati in un qualche posto che non sia quello in cui si sono evoluti, la gran parte del resto delle bestie è scomparsa. Gli indiani si incazzano se glielo dici, i maori altrettanto, ma, oh, così è.

  14. Opocio Says:

    Anche se non c’entra con l’articolo (bello comunque), visto che qui ogni tanto se ne parla, vorrei segnalare questa vignetta che mi sembra fantastica:

    http://www.smbc-comics.com/index.php?db=comics&id=2703#comic

  15. Tommaso Says:

    Grazie per lo sforzo enorme, bellissimo post.

  16. Saghe preistoriche « oh tempo le tue piramidi Says:

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