La microvolpe delle Isole del Canale (Urocyon littoralis)

Questa storia inizia circa 14.000 anni fa, durante l’ultima glaciazione, negli Stati Uniti.

Mentre Manfred il mommoth, Sid il bradipo di terra e Diego la tigre dai denti a sciabola salvavano un rampollo della civilta’ Clovis nel film “L’era glaciale”, un volpacchiotto argentato (Urocyon cinereoargentus) si avventurava affamato e infreddolito lontano dalla costa degli Stati Uniti alla ricerca di cibo. All’epoca buona parte delle acque marine era intrappolata come ghiaccio e cio’ aveva fatto scendere il livello delle acque. Di fronte alle coste meridionali della California c’era quindi uno stretto canale attraversabile a nuoto, il Canale di Santa Barbara, che portava ad un’isola piuttosto grande e con buone possibilita’ trofiche, non essendoci altri carnivori.

Alla fine dell’era glaciale, circa 10.000 anni fa, lo scioglimento dei ghiacci fece risalire il livello del mare e cio’ fece indietreggiare la linea costiera. Quell’ isola a due passi dalla terraferma divento’ quindi lontana (da 19 a 60 miglia) e isolata, e si frammento’ in diverse isolette piccole perche’ le zone piu’ depresse furono invase dalle acque. I volpacchiotti rimasero allora isolati sia dai loro cugini della terraferma sia tra di loro, e cio’ diede origine ad un fenomeno di speciazione.

Ci sono diversi modi in cui originano nuove specie. Uno dei meccanismi piu’ classici, quello che fu osservato anche da Charles darwin nel suo viaggio alle Galapagos, e quello che si adatta a descrivere questo caso, e’ quello della speciazione allopatrica. Un gruppo di individui rimane isolato dai conspecifici e col tempo le mutazioni si accumulano, e vengono via via selezionate quelle piu’ adatte al nuovo ambiente. Se il gruppo e’ piccolo, inoltre, si ha quello che in gergo viene chiamato effetto del fondatore, per cui diversi alleli (varianti di uno stesso gene) presenti nella popolazione originaria vengono tagliati via e restano solo quelli presenti nella piccola popolazione originaria. Ad esempio, e’ per questo che non ci sono individui di gruppo sanguigno B tra gli aborigeni australiani: anche loro passarono da un collo di bottiglia.

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Volpe delle Channel Islands. Da: islandfox.org

Il risultato e’ che il nostro volpacchiotto delle isole del canale non e’ piu’ interfertile col suo cugino di terraferma, la volpe argentata (tristemente nota in Italia per aver a lungo adornato il collo di donne diversamente intelligenti), e ha alcune differenze fenotipiche, il colore ad esempio tende molto piu’ al bruno rossiccio. La caratteristica che piu’ salta all’occhio tuttavia sono le dimensioni di questa volpe: e’ grande piu’ o meno come un gatto di taglia piccola, essendo lungo meno di 50 cm e pesando meno di 2 kg. Complessivamente, dopo il fennec, la volpe del deserto dalle gigantesche orecchie a sventola, la volpe delle isole del canale e’ la specie di volpe piu’ piccola al mondo. Entrambe queste micro-volpi, il fennec e la volpe delle isole condividono la poco invidiabile caratteristica di vivere in un ambiente povero di risorse trofiche, e questo spiega le modeste dimensioni.

A complicare il tutto c’e’ da aggiungere che ognuna delle isole del canale, tranne due che hanno un ambiente inadatto ad ospitare un mammifero predatore, ha la propria sottospecie di microvolpe, distinte dal numero di vertebre della coda e cosi’ distribuite:

  • Urocyon littoralis littoralis dell’isola San Miguel
  • Urocyon littoralis santarosae dell’isola Santa Rosa
  • Urocyon littoralis santacruzae dell’isola (ovviamente) Santa Cruz
  • Urocyon littoralis dickeyi dell’isola San Nicolas
  • Urocyon littoralis catalinae di Santa Catalina
  • Urocyon littoralis clementae dell’isola San Clemente.

A parte questo le volpi delle isole hanno conservato grosso modo le abitudini opportuniste delle cugine di gfox.gifterraferma, mangiando sia piccoli mammiferi che lucertole che granchi che frutta e vegetali, ed anche la spazzatura lasciata in giro dalla gente all’occorrenza. Occupano indifferentemente tutti gli ambienti disponibili nelle isole, dalle dune costiere alle marcite ai boschi di macchia mediterranea, che da quelle parti si chiamano “chaparral”. Come le volpi argentate, anche le volpi delle isole sono crepuscolari e monogame. Danno pero’ in media alla luce meno figli (2-3 contro fino a 7) e si arrampicano un po’ meno bene sugli alberi (caratteristica, questa di arrampicarsi sugli alberi, condivisa tra i canidi solo coi cani-procioni).

Volpe argentata. Foto da clayhillforest.org

Per via del lungo isolamento, questi bellissimi animali non hanno paura dell’uomo, anzi dopo una iniziale perplessita’ con qualche ringhio, diventano curiose e si lasciano avvicinare e spesso addomesticare come pet.

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Volpi delle Isole del Canale in cattivita’ in uno zoo dello Huta. E’ la cattivita’ la loro unica speranza? foto da: www.hoglezoo.org

E, come sempre, in cauda venenum: la nota dolente. Neanche a dirlo, questi animali sono a rischio di estinzione e il loro numero e’ diminuito in maniera drastica nell’ultimo ventennio: a san Miguel il numero di adulti e’ passato da 450 nel 1994 a 15 nel 1999. A Santa Cruz si e’ passati da 2000 nel 1994 a meno di 135 nel 2000. A santa rosa da 1500 nel 1994 a 14 nel 2000.

Il motivo per cui sono in estinzione e’, tanto per cambiare, colpa nostra, ma questa volta la faccenda e’ ancora piu’ sottile e complicata del solito. La maggiore causa di mortalita’ delle volpi delle isole e’ la predazione da parte delle aquile reali (Aquila chrysaetos), ma questo e’ un cambiamento recente, cominciato nel 1990 circa.

Prima di allora le isole del canale erano popolate dall’aquila di mare testabianca (Haliaeetus leucocephalus) quella che, essendo il simbolo degli USA, e’ stata allegramente quasi portata sull’orlo dell’estinzione. La prima causa di declino di questo rapace, senza menzionare le comuni cause accessorie di caccia indiscriminata e furto delle uova (chi ricorda il film “Il nido dell’aquila” con Rutger Hauer che parla proprio di questo?) e’ stato l’avvelenamento da DDT negli anni ’50 e ’60. Il DDT in se non e’ velenoso per gli uccelli, ma per via che l’aquila e’ al vertice della catena alimentare si bioaccumula nei tessuti adiposi del rapace e interferisce col metabolismo del calcio, rendendo fragili o assenti i gusci delle uova e compromettendo quindi gravemente la riproduzione. Dato che l’aquila di mare mangia prevalentemente pesci, non ha mai rappresentatgo un problema per i nostri volpacchiotti.

Una volta scomparsa l’aquila dalla testa bianca dalle isole del canale, il suo posto e’ stato preso dalla altrettanto a rischio e protetta aquila reale. L’aquila reale tuttavia preda mammiferi e non pesci. Fortunatamente per i volpacchiotti, pero’, la preda preferita di questo rapace erano dei piu’ succulenti sebbene alloctoni maiali selvatici, mentre le volpi venivano sdegnosamente ignorate. Nel 1990, tuttavia, l’amministrazione locale ha furbescamente deciso di eliminare la popolazione di maiali selvatici dell’isola. Non avendo altro da mangiare, l’aquila reale ha dovuto ripiegare sulle volpi.

Adesso siamo nella situazione che bisognerebbe catturare e rilocare le aquile reali, che essendo protette non possono essere eliminate, e contemporaneamente rilanciare le aquile di mare testabianca (la cui popolazione attualmente e’ per fortuna in ripresa grazie a un intenso programma di ripopolamento) per tenere lontane le aquile reali. Cio’ tuttavia e’ costoso e pare abbiano in programma di tagliare i fondi per questo programma. Speriamo che il prossimo presidente USA, chiunque sia, sia meglio di Bush da questo punto di vista. Del resto la IUCN non ha ancora aggiornato i dati e non considera le volpi delle isole a rischio. Per fortuna si riproducono in cattivita’, ma finche’ l’aquila reale e’ in giro non e’ possibile rilasciarle.

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Biologi in California studiano la volpe grigia delle isole del canale. da: www.britannica.com

Altro pericolo per questi sfortunati volpacchiotti e’ costituito dalle malattie. Dopo 10.000 anni e passa di isolamento, il loro sistema immunitario e’ incapace di difenderle da diverse parassitosi e malattie dei canidi, primo tra tutti il cimurro, e cio’ e’ causa di ulteriori problemi, visto che e’ impossibile vaccinare le volpi in liberta’.

Che dire? Vote for Hillary: e’ l’unica dei candidati alla casa bianca che crede apertamente nell’evoluzione e non nel creazionismo e che ritiene importante lo studio delle discipline scientifiche. Magari con lei le volpi delle isole dal canale avrebbero qualche speranza di sopravvivere all’estinzione.

Published by tupaia on febbraio 12th, 2008 tagged evoluzione, mammiferi, predatori


10 Responses to “La microvolpe delle Isole del Canale (Urocyon littoralis)”

  1. Marco Ferrari Says:

    Siamo già a due (o tre) animali rotondetti e pelosetti. Ti stai rammollendo?
    Due note. Secondo me l’Haliaeetus leucocephalus dovrebbe chiamarsi aquila di mare dalla testa bianca, non aquila calva (anche perché bald deriva da una parola indiana che significa bianca), ma è una finezza. Poi se ricordo bene il Ddt indeboliva la struttura calcarea delle uova, tanto che spesso si rompevano a metà della cova. Ti risulta?
    Marco

  2. tupaia Says:

    Marco: grazie per la dritta sull’aquila, rimediero’. in effetti, non e’ calva…
    Dunque, sul DDT ci arebbe da discuterne. Gli effetti del DDT dovrebbero essere molteplici, dal diminuire la fertilita’ all’indebolire il guscio, come dici tu, fino a una vera e propria teratogenia. Tempo fa mi sono interessata agli effetti dei PCB sui gabbiani reali e ricordo queste orribili tabelle comparative col DDT, ma trattandosi di tanti anni fa potrei sbagliarmi. Se hai dati o indicazioni alla mano e puoi darmi dei riferimenti mi interesserebbero, se no me li cerco io.

    Sul rammollimento: il volpacchiotto era una richiesta. e poi le schifezze erano diventate monotone

  3. NetWorm Says:

    Tupaia sta attraversando la fase denominata “palla de pelo”. Prima di tornare alle salamandre e ai parassiti attraverserà ancora la fase “Trudi” e poi, se la patologia dovesse peggiorare, la fase “miominipony” che, spero per lei, non sopraggiunga.

  4. Marco Ferrari Says:

    Sai, sto facendo una bella ricerchina sulla storia del Ddt e dell’assottigliamento delle uova. Mi pare che ci sia un bel casino, anche andando molto indietro nel tempo. Alcuni lo considerano un mito, altri una realtà. E guarda caso chi lo considera un mito sono gli “industrialisti” americani e la destra repubblicana. Chi dice che c’è qualcosa di vero sono alcuni ecologi (non tutti) e alcuni enti statali statunitensi. Ma a quanto ho capito la certezza non c’è.
    Quando ho finito magari lo posto sul MIO blog. 8-)

    Marco

  5. tupaia Says:

    Marco: in effetti ho controllato, evidentemente confondevo coi PCB e i gabbiani. Ho corretto il post. I miei dati di allora non li ho a portata di mano, ma forse posso reperirli il prossimo week end, anche se ormai dovrebbero essere datati. Ne approfitto anche per ringraziarti delle tue osservazioni sempre precise e puntuali. Oltre ad essere un insostituibile aiuto per migliorare i miei post, mi confermi che l’idea della open source peer review non e’ poi cosi’ peregrina.

  6. tupaia Says:

    Networm: in effetti passo i miei pomeriggi aprendo borre di barbagianni, piu’ palle di pelo di quelle… :P
    e poi sei specista, che hai contro i miominipony?
    non mi provocare o posto la lacrimevole storia di Micron, il mio pet-Apodemus, altro che trudini!

  7. Marco Ferrari Says:

    Guarda questo post (bieco tentativo di guadagnare qualcosa con Google) per il Ddt. La storia è complicata e molto interessante (Anche e soprattutto dal punto di vista giornalistico)

    Marco

  8. Janko Says:

    Si sa perché furono eliminati i maiali?

  9. danilo Says:

    Beh, per salvaguardare l’ecosistema autoctono, no?
    Voglio dire, se uno è convinto che un ecosistema sia costituito di parti singole che non interagiscono fra loro, leva quella che non gli pare giusta e tutto torna come prima.
    Se invece si capisse che un ecosistema è in equilibrio dinamico e _non esiste_ un “come prima”, magari ci si penserebbe un po’ di più, invece che metterci mano così ad occhio.

    Danilo

  10. danilo Says:

    Tanto per essere più chiari, la mentalità corrente può essere sintetizzata con un esempio di biliardo.
    Lanci la bilia bianca contro il triangolo, e tutte le altre bilie si disperdono in giro per il tavolo. Siccome il risultato non ti piace, togli la bilia bianca.
    E, sorprendentemente, tutte le altre non tornano da sole a riformare il triangolo…

    Danilo

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