It tastes like chicken: l’uccello Roc (Aepyornis maximus)

Dicomi certi mercatanti che vi sono iti, che v’à uccelli grifoni, e questi uccelli apaiono certa parte dell’anno, ma non sono cosí fatti come si dice di qua, cioè mezzo uccello e mezzo lione, ma sono fatti come aguglie, e sono grandi com’io vi dirò. Egli pigliano l’alifante e pòrtallo su in aire, e poscia il lasciano cadere, e quelli si disfa tutto, poscia si pasce sopra lui. Ancora dicono quelli che l’ànno veduti, che l’alie sue sono sí grandi che cuoprono 20 passi, e le penne sono lunghe 12 passi, e sono grosse come si conviene a quella lunghezza. […] Quelli di quella isola sí chiamano quello uccello ruc, ma per la grandezza sua noi crediamo che sia grifone.

Marco Polo, Il Milione, Capitolo 186: Dell’isola di Madegascar

E’ oggi ben risaputo che non e’ vero che i dinosauri si sono estinti 65 milioni di anni fa con la caduta del famoso meteorite: almeno un piccolo gruppo di saurischi e’ giunto fino a noi sotto forma di uccelli, come ci dicono le analisi del DNA, evolutisi nel Giurassico. Ma se anche non credessimo al DNA mitocondriale, ci basterebbe guardare le zampe di un qualsiasi Ratite per crederci: la fotografia qui sotto non mostra le zampe di un T. rex dietro i cancelli di Jurassic Park, ma le zampe di uno struzzo dietro quelli dello zoo di Whipsnade.

piedistruzzo.jpg

Per gli indo-polinesiani che per primi arrivarono in Madagascar, quindi, e per gli arabi che li seguirono, la vista di un uccello elefante (Aepyornis Maximus) alto piu’ di tre metri e pesante mezza tonnellata deve essere stato uno shock: al giorno d’oggi l’uccello piu’ grande a noi noto e’ lo struzzo (Struthio camelus) , alto 2-2.5 m e pesante 100-130 kg. Possiamo immaginare quindi l’Aepyornis maximus come il cugino gigante di uno struzzo, e quasi certamente con lo stesso carattere: tutto sommato, appartengono allo stesso gruppo di uccelli inetti al volo, i Ratiti. Uno struzzo moderno puo’ calciare con una potenza pari a circa 40 kg/cm2 e ha al termine di ogni zampa un artiglio che puo’ facilmente sventrare un uomo. Se lo si moltiplica per la forza di un animale quattro volte piu’ pesante e due volte piu’ alto, si capisce come mai le mille e una notte prima e Marco Polo poi ritenevano gli uccelli giganti del Madagascar in grado di uccidere un elefante.

I Ratiti (oggi chiamati Struthioniformes) sono un antichissimo ordine monofiletico (discendenti da un unico progenitore) di uccelli inetti al volo che si sono separati quasi subito dalla linea evolutiva degli altri uccelli, il che e’ confermato anche dalle piu’ recenti analisi molecolari. Al giorno d’oggi sono suddivisi nelle varie famiglie dei tinamou (uccelli poco volatori) in Sud America, degli struzzi in Africa, dei rhea sempre in Sud America, degli emu e dei casuari in Australia e dei kiwi in Nuova Zelanda; in piu’ ci sono le famiglie estinte degli Aepyornis in Madagascar, dei Dinornis in Nuova Zelanda e dei Dromornis sempre in Australia. La loro caratteristica piu’ singolare (oltre alle dimensioni mediamente grandi) e’ di non avere, al contrario di tutti gli altri uccelli, lo sterno carenato, bensi’ di averlo piatto come il nostro. Lo sterno negli uccelli e’ un osso di importanza fondamentale perche’ e’ il punto di attacco allo scheletro dei potenti muscoli delle ali necessari per il volo, e la forma a carena consente sia una maggiore superficie di inserzione sia di avere una struttura aereodinamica. Tutti i ratiti (eccetto i Tinamou che pero’ volano pochissimo), di conseguenza, non volano, e molti hanno l’arto superiore variamente degenerato o vestigiale. Conservano pero’ caratteristiche tipiche degli uccelli come le piume e la struttura generale dello scheletro.

ratitevicariance.gif

Beninteso, i ratiti hanno perso l’attitudine al volo secondariamente, cioe’ discendono da un antenato comune che sapeva volare, e non direttamente dai dinosauri. Questo antenato comune volatore e’ vissuto 90 milioni di anni fa nel Cretacico in Gondwana (probabilmente in Antartide) e si sarebbe disperso nei vari continenti che si stavano separando dando origine alle varie specie. Il problema e’ che da qui in poi le opinioni degli scienziati differiscono, le analisi del DNA con concordano tra di loro, e neanche quelle morfologiche, e la filogenesi (chi discende da chi) non e’ chiara, come non lo e’ neanche la modalita’ di dispersione (cioe’ se gli uccelli sono arrivati volando nei vari posti e poi hanno perso l’attitudine al volo o se hanno colonizzato i vari angoli di ex-Gondwana a piedi saltando di isola in isola). Per approfondire la filogenesi dei ratiti con referenze autorevoli qui c’e’ un ottima discussione, io preferisco concentrarmi sul gigantesco uccello elefante del Madagascar.

 

Possibile via di dispersione dei Ratiti. Da www.palaeos.com

L’uccello elefante, anche chiamato uccello Roc dai racconti delle mille e una notte (in cui pero’ lo si credeva volatore, errore conservato nel racconto di Marco Polo) o Vouron Patra (nome locale malgascio che vuol dire uccello degli Ampatres o uccello delle paludi)) e’ il piu’ grosso uccello che sia mai esistito. Le sue uova erano pesanti oltre 10 kg, piu’ grosse di quelle di qualsiasi dinosauro mai esistito, con una circonferenza di 90 cm, un’altezza di 33 cm e un volume di 9 litri (due galloni), l’equivalente di 200 uova di gallina. Sono al limite strutturale delle dimensioni di un uovo, dal punto di vista ingegneristico: un uovo piu’ grande avrebbe scambi gassosi limitati ma sopratuttto sarebbe troppo spesso per essere rotto dal pulcino all’interno.

rocsegg2.jpeg

Comparazione di un uovo di Roc (il primo) con uova di (in ordine da sinista in alto): struzzo, emu, albatros, cigno, anatra, edredone, germano reale, gallina, falco di palude, alzavola, road-runner, civetta delle tane, colino della virginia, picchio dorato, picchio rosso, lark bunting (Calamospiza melanocorys), topino, fringuello, colibri’.
Foto tratta da: Bradbury, 1919

Al contrario dello struzzo e dell’emu’, adattati ad essere uccelli corridori e alla vita nella savana, l’uccello elefante, come l’odierno casuario, viveva nella fitta foresta tropicale dell’isola. A riprova di cio’, oltre alle testimonainze fossili, ci sono le parole del Sieur Etienne Flacourt, primo governatore francese in Madagascar, Direttore della Compagnia Francese dell’India Orientale, successivamente ucciso dai pirati: “Il Vouron Patra e’ un uccello gigante che infesta il paese degli Ampatres [nel sud del Madagascar] e depone uova simili a quelle dello struzzo; per non farle prendere dagli abitanti di questi luoghi, cerca i posti piu’ solitari per rifugiarsi“. Fortunatamente per i Malgasci il vouron patra era roc.giffondamentalmente vegetariano, come tutti i ratiti, del resto. Probabilmente si nutriva di frutti della foresta agendo da dispersore di semi di piante ora in declino o estinte, come la palma da cocco Voanioala gerardii, ora di fatto specie a rischio di estinzione per mancanza di dispersione del seme. Wikipedia riporta (citando Dransfield and Beentje, 1995: 21, 63, 112) che i frutti di alcune palme Ravenea louvelii e Satranala decussilvae sono blu-viola come i frutti mangiati dal casuario; a me sembra un’analogia forzata poiche’ in caso di coevoluzione pianta-dispersore il colore e’ relativo e dipende anche dal resto dei fattori ambientali (le alte montagne della Nuova Guinea sono ben diverse dalla foresta del Madagascar).

Dal momento che non doveva inseguire prede e che a parte i coccodrilli i predatori piu’ grossi avevano le dimensioni di un cane, gli uccelli elefanti si sono evoluti in modo da essere grossi e pesanti, ma soprattutto lenti. Le ali erano vestigiali e invisibili dall’esterno: a scapola e il carocoide, le due ossa che uniscono l’ala al corpo, erano fuse insieme; l’omero (l’osso del braccio) era lungo appena 10 cm e clavato; lo sterno era ridotto ad una placca corta, larga e piatta. Per converso, le zampe erano elefantine, enormi e possenti: il femore era grande e larghissimo in diametro, cosi’ come il tibiotarso. Il tarso, la parte senza piume negli uccelli, era pero’ sorprendentemente corto in proporzione al resto della gamba, ulteriore conferma che questo uccello non era un corridore veloce. Le zampe erano munite di artigli con cui forse rovistava nella lettiera. Il collo era lungo e robusto, ma probabilmente portato relativamente basso rispetto al corpo, la testa piccola, il becco simile a una lancia a punta larga. Complessivamente, tutto l’aspetto di questo animale era incredibilmente possente, robusto e muscoloso.

rocbones.gif

Scheletro di Uccello elefante, da Wikipedia

Del piumaggio si sa poco, una sola penna e’ stata rinvenuta fossile. Da quella e per analogia con gli altri ratiti la maggior parte degli autori le descrive come “irte e simili a capelli”, insomma piumino lanuginoso tipo quello del kiwi.

Complessivamente, l’aspetto generale dell’uccello elefante (ma anche degli altri ratiti) e’ quello di pulcini troppo cresciuti: corpo coperto di piumino, ali piccole, inettitudine al volo, zampe ben sviluppate, e altre (non meglio specificate dalle mie fonti) caratteristiche infantili nella struttura scheletrica. In poche parole i ratiti sono uccelli neotenici, che hanno conservato caratteri infantili anche da adulti. A quel punto, non e’ difficile immaginarsi la leggenda del Roc di Sindbad (da cui e’ ricalcato il racconto di Marco Polo) da dove sia emersa: marinai arabi approdati sulle coste del Madagascar per disavventura potrebbero essersi addentrati nella foresta (anche se non era consigliabile, i malgasci hanno sempre opposto ferma resistenza alla colonizzazione degli arabi prima e dei francesi poi, limitando gli insediamenti di questi sulle coste) imbattendosi in un colossale uccello dall’aspetto di pulcino alto tre metri. “Se quello e’ il piccolo, come sara’ la madre?”, devono essersi chiesti. Sara’ ovviamente un uccello immenso capace di sollevare un elefante in volo. Anche io me la sarei battuta a gambe levate e avrei ripreso il largo di corsa…

Ma come mai, in assenza di predatori, questi uccelli sono cosi’ grandi? Che lo sia lo struzzo e’ abbastanza logico, un uccello non volatore che condivide l’habitat con iene e leoni deve sapersi difendere. Bisogna anche dire che tutti i ratiti sono (ed erano) piuttosto grandi, come lo era molto probabilmente l’antenato comune, e anche il piccolo kiwi ha ridotto le dimensioni solo secondariamente, come il suo enorme uovo (in proporzione 1/3 della madre) suggerisce. Ciononostante gli uccelli giganti (sopra i 2.5 m) si sono evoluti solo in due casi di ecosistemi insulari: il Madagascar e la Nuova Zelanda (il moa era alto 3.5 m), e in entrambi i casi in assenza di predatori. E’ sicuramente una domanda da un milione di dollari a cui e’ molto difficile dare una risposta. Provo ad azzardare qualche ipotesi, visto che la letteratura e’ cosi’ deficitaria sull’argomento:

  • Selezione sessuale: dai calcoli un uovo di Roc impiegava circa 90 giorni a schiudersi e complessivamente tutto il ciclo riproduttivo doveva avere ritmi piuttosto lenti, dato che l’ecosistema insulare poteva supportare solo una popolazione limitata di questi uccelli. In queste condizioni, in caso di lotta tra maschi vince ovviamente il piu’ grosso e l’unico fattore limitante sono quindi le dimensioni dell’uovo, per cui la popolazione si e’ stabilzzata su questo limite.
  • specializzazione della nicchia ecologica: arrivato in Madagascar, e bloccato li dalla deriva dei continenti, l’antenato del roc si e’ trovato a competere per il cibo con lemuri giganti e ippopotami nani e l’unico modo di sopravvivere era adattarsi ad una nicchia che nessuno voleva, tipo mangiare semi grossi (noci di cocco) che non interessavano a nessun altro, e per far questo doveva sviluppare le dimensioni e la muscolatura necessarie a romperle.
  • selezione da metabolismo: un uccello grande richiede in proporzione meno cibo di un uccello piccolo. Essendo l’ecosistema chiuso, in caso di carestia un animale grande ha piu’ probabilita’ di sopravvivere in assenza di cibo rispetto ad uno piccolo, e questo crea un collo di bottiglia che taglia via i geni delle piccole dimensioni.
  • selezione da habitat: le grandi e forti zampe erano necessarie per farsi largo nella vegetazione, tipo bulldozer (anche se in una foresta primaria non e’ che ci sia tutto questo sottobosco), e magari per procurarsi il cibo in qualche modo, ad esempio aprendo le noci di cocco, o rompendo legno marcescente.
  • deriva genetica: potrebbe aver favorito, in assenza di predatori, la diffusione di una forma di acromegalia (Edinger, 1942), ovvero di gigantismo dovuto ad un’anomalia dell’ipofisi, aiutata da qualche fenomeno di collo di bottiglia (ad esempio, se e’ per prima arrivata in Madagascar su una zattera di mangrovie solo una femmina acromegalica fecondata, sopravissuta per via che un esemplare grande resiste di piu’ al digiuno).
  • difesa del pullo: un pulcino ed un uovo grosso probabilmente era meno predato dai coccodrilli e dal fossa gigante (Cryptoprocta spelea), 10 kg per 80 cm di lunghezza (dati ricavati utilizzando i dati biometrici tratti da Goodman et al. (2004)
  • Selezione casuale: perche’ no, se c’e’ cibo sufficiente e la predisposizione genetica?

Il problema e’ che nella foresta e’ difficile, se non impossibile, trovare fossili, per cui non abbiamo raffronto con i progenitori fossili degli uccelli elefanti.

Abbiamo dunque questa immensa massa di ciccia e muscoli semovente, lenta come un autobus in ora di punta, decisamente stupida (testa molto piccola in proporzione, e bisogna fare spazio nel cervello per la vista e gli altri sensi), non abituata ai predatori e che fa affidamento sulle proprie dimensioni per spaventare i pericoli. La ricetta per un disastro, come il dodo ci insegna. Valga come mia supposizione, ho il sospetto che non temesse la vista dell’uomo e rimanesse li a farsi massacrare da lance e frecce. Cio’ che accadde e’ presto detto: dopo sessanta milioni di anni di pacifica esistenza, circa 2000 anni fa arrivo’ in Madagascar una popolazione dall’Indonesia.

Non si esclude tuttavia che la specie fosse gia’ in declino, e del resto delle sette ventilate specie di Aepyornis a memoria d’uomo si ricordano solo A. maximus e forse un altro piu’ piccolo, Aepyornis medius o Aepyornis hildebrandti. Cambiamenti climatici durante l’Olocene potrebbero aver contribuito a cambiare l’habitat di questo animale superspecializzato e quindi averne minato la presenza.

Il Vouron patra era tuttavia certamente presente all’arrivo dei primi colonizzatori umani, tanto e’ vero che all’arrivo dei colonizzatori europei (che non ne hanno pero’ mai visto uno, o almeno se lo hanno visto non lo hanno lasciato scritto) le storie relative a questo uccello erano presenti nel folklore locale. Indubbiamente l’animale e’ stato direttamente predato dal malgasci, come dimostrano delle tibie forate con utensili (il cui uso resta pero’ ignoto) e altre ossa (lavorate e non) trovate in grotte usate come insediamenti umani, a dispetto di un presunto tabu’ di questi popoli sull’uccello. Indubbiamente sono state predate anche le uova, i cui gusci venivano usati come contenitori (e come dire di no ad una frittata da 10 chili?).

E’ anche possibile pero’ che l’uomo ne abbia causato l’estinzione indirettamente. O tramite la pratica del taglia e brucia che distruggeva interi tratti di foresta e la bonifica delle paludi per piantare risaie, frammentando l’areale dell’uccello roc il quale, essendo gia’ poco numeroso, avrebbe poi faticato a trovare le condizioni per i rari eventi riproduttivi; oppure tramite l’importazione di qualche zoonosi tramite polli o altri animali addomesticati che i coloni indonesiani si erano portati dietro.

In ogni caso, sebbene se ne avessero notizie dai navigatori portoghesi e francesi sin dal XVI secolo, tecnicamente le uova furono “scoperte” solo nel 1850 e la specie fu riconosciuta dal grande naturalista francese Geoffroy de Saint Hilaire solo nel 1851, quando ormai era gia’ da lungo tempo estinta.

Nota di folklore: per chiudere come si e’ iniziato, e’ anche possibile che il racconto di Marco Polo non si riferisse all’uccello elefante, ma ad una rara e immensa aquila, Stephanoaetus mahery o aquila coronata del Madagascar, ora estinta (circa 1500 d.C.) e che predava i grandi lemuri e forse l’uccello elefante stesso (suppongo i giovani). Le caratteristiche di questo uccello ricordano da vicino quelle dell’aquila di Haast (Harpagornis moorei) che predava i Moa in Nuova Zelanda, ma le poche ossa fossili trovate indicano che la dieta dell’aquila coronata fosse indirizzata prevalentemente verso i lemuri giganti: sollevare un uccello di mezza tonnellata la vedo impresa impossibile per qualunque uccello, se la fisica non e’ un opinione. Non e’ escluso pero’ che le due aquile fossero filogeneticamente imparentate, come lo sono l’uccello elefante ed il moa (nella prossima puntata, forse).


Alcuni dei libri e siti consultati per scrivere questo post:

  • David Day (1989) Enciclopedia delle specie estinte (Trad. it), Edizioni Edison, Bologna
  • Tilly Edinger (1942) The Pituitary Body in Giant Animals Fossil and Living: A Survey and a Suggestion The Quarterly Review of Biology, Vol. 17, No. 1 (Mar., 1942), pp. 31-45
  • www.messybeast.com
  • tutta la bibliografia riportata qui: www.geocities.com/vorompatra/reading
  • www.endangeredspecieshandbook.org
  • Goodman S. M., Rasoloarison R. M. & Ganzhorn J. U. 2004. — On the specific identification
    of subfossil Cryptoprocta (Mammalia, Carnivora) from Madagascar. Zoosystema 26 (1):
    129-143.
Published by tupaia on luglio 5th, 2008 tagged Erbivori, Estinti!, neotenia, Uccelli


27 Responses to “It tastes like chicken: l’uccello Roc (Aepyornis maximus)”

  1. falecius Says:

    “che predava i Moa in Madagascar”
    Vuoi dire in Nuova Zelanda?

    A proposito, non esistono “indo-polinesiani”: o “indonesiani” o “maleo-polinesiani” (entrambi corretti, se ti riferisci al Madagascar: il malgascio fa parte del ramo indonesiano delle lingue maleo-polinesiane, che sono il gruppo più ampio della famiglia linguistica austronesiana -remotamente connessa con le lingue austrasiatiche, sinotibetane e tai-kadai, e col giapponese-; se non ricordo male, il malgascio – o per meglio dire, lo Hova – è in particolare imparentato col giavanese; resta non del tutto chiaro come siano arrivati da Giava o dintorni i Malgasci odierni).

  2. tupaia Says:

    falecius: correggo subito la svista, grazie. Sono arrivati su una zattera di mangrovie galleggianti, ovviamente! ;-P

  3. falecius Says:

    Su zattere (o piroghe a bilanciere, forse) è quasi sicuro… dubito che fossero di mangrovie, credo che usassero altri legnami, ma non chiedermi quali (mi pare che ne accenni anche il buon Diamond).

  4. tupaia Says:

    falecius: ehm, stavo scherzando

  5. maus Says:

    2 m x 17 kg più che un serpente è una salsiccia gigante, a occhio dovrebbe avere un diametro di circa 40 cm…
    (un serpente di 2 metri pesa circa 10 volte di meno)

    quindi forse non un mammifero ma, imvho, neanche un serpente.

  6. NetWorm Says:

    Mi si perdoni se, come al solito, anche i miei commenti vanno alla deriva su una zattera di mangrovie allontanandosi man mano dal topic, ma hai scordato di indicare nelle bibliografie il film “stargate” dal quale è tratto il brano del titolo “It tastes like chicken”, pronunciato dal buon egittologo quando mangia quella specie di cosa a metà strada tra un trilobite e un pangolino :D

  7. Stefano Says:

    Si sa niente della cresta ossea del casuario, che secondo la trasmissione del mtDNA potrebbe avere un antenato comune con l’Aepyornis? Ed è vero che questi uccelloni (spero che il filtro passi il termine) ai giorni nostri sono spesso frugivori e poco carnivori? Magari attendiamo le prossime puntate.

  8. tupaia Says:

    @stefano: la filologia dei ratiti e’ un incubo, se ci metti anche gli estinti peggiora. mi pare di capire comunque che a tutt’oggi gli Aepyornis non sono ben risolti ed e’ difficile dire chi discende da chi. di certo il clade e’ monofiletico.
    Si sono tutti vegetariani. gli uccelloni carnivori non erano ratiti e vivevano in america. Verranno (si spera) in una prossima puntata

    @Maus: in effetti si, ma dipende dalla densita’ del coso. Comunque ho controllato: il fossa attuale e’ lungo 60-70 cm (coda esclusa) e pesa in media 5-10 kg. Il fossa gigante era circa il 25% in piu’ di un fossa moderno, quindi lungo diciamo 75-85 cm (e non due metri) e se anche il peso e’ di circa il 25% in piu’ dovrebbe essere massimo 12.5kg: un bassotto magro, in pratica (non a caso e’ parente delle manguste). Come supponevo su wiki sono scritte un mucchio di ca**ate, ora mi tocca correggere il post. Pero’ l’idea del fossa-salsiccia era carina :). In ogni caso la vipera del gabon e’ lunga sei piedi e pesa 9 kg, solo la meta’, non dieci volte meno.

    @networm: molti miei titoli sono parafrasati da film o libri, speriamo che i produttori e le case editrici non se ne accorgano mai ;-P

  9. falecius Says:

    Tupaia: sì, tu stavi scherzando, ma io no. Sono assolutamente affascinato dall’espansionismo marittimo indonesiano. :D

  10. Mr. Tupaia Says:

    @Networm: in realtà anche quella di Stargate non é una frase originale, nel senso che “it tastes like chicken” é un modo di dire/battuta ben più vecchio che si usa con tutti i cibi mai provati prima di cui non si riesce a definire il sapore – o a decidere se é buono o fa schifo.

  11. madscientist Says:

    Una curiosità riguardo la neotenia dei ratiti: ricordo un racconto di fantascienza di Larry Niven in cui uno struzzo veniva sottoposto ad un trattamento ormonale che gli faceva raggiungere lo stadio adulto, appunto un gigantesco roc che volava via causando diversi guai…

  12. #6 Says:

    Visto che è la seconda volta che lo scrivi, la “teoria del meteorite” è dunque accettata?

  13. tupaia Says:

    #6: che io sappia, tra le varie teorie e’ quella piu’ accreditata e attendibile. lo strato di iridio 65 MYA c’e’ e su questo non si discute. Poi se sia stata una concausa si puo’ discutere, ma personalmente ne dubito.

  14. falecius Says:

    Ho trovato un testo di un autore persiano medievale, Qazvini, che parla di un uccello chiamato Anqa, che sembra avere le caratteristiche del roc miste a quelle della fenice.
    La collocazione sono “le isole a sud dell’Equatore”, come indubbiamente è il Madagascar, all’epoca entrato da poco in contatto col mondo musulmano (la storia del popolamento dell’isola è piuttosto complessa, ma è sicuramente dovuta dei maleopolinesiani, lontani cugini dei maori che sterminarono i moa cugini degli Aepyornis) .

  15. tupaia Says:

    Falecius: slurp! e che dice esattamente? come lo descrive? (la traduzione dal persiano medioevale sarebbe molto apprezzata:-P)

  16. falecius Says:

    Il testo l’ho trovato in traduzione, su un libro che parla della conoscenze biologiche del medioevo musulmano (“lo zafferano e il geco” di Paola Carusi), ma credo che scartabellando potrei trovare anche l’originale (in arabo, non in persiano, anche se è persiano l’autore) in biblioteca, visto che Qazvini non è esattamente un autore irrilevante.
    Lo ‘anqa (si pronuncia ‘anqà) porta i volo elefanti e bufali “come il nibbio col topo”. Viveva tra gli uomini finché un profeta non lo cacciò per le sue malefatte nelle isole a sud dell’equatore dove vivono elefanti, rinoceronti ecc… i quali gli sono sottomessi.
    Caccia anche i serpenti marini. Lascia i resti delle sue prede agli animali sottomessi.
    Vive 1700 anni, si accoppia all’età di 500. La cova spetta al maschio; l’espulsione dell’uovo è dolorosa per la femmina, e per aiutarla il maschio le versa dell’acqua di mare nel canale d’uscita (il mio testo parla di “clistere”).
    Tempo di schiusa delle uova 125 anni.
    Quando il pulcino è cresciuto, il genitore di sesso opposto al suo si immola su un rogo (acceso strofinando il becco dei due compagni), lasciando il figlio o la figlia come compagno dell’altro genitore.
    Alla fine il nostro cosmografo aggiunge prudentemente che non tutte le notizie su questa strana bestia sono attendibili o trasmesse da persone affidabili e la sua è una ricostruzione al meglio delle sue capacità.
    Se ricordo bene, nel romanzo mistico “Il linguaggio degli uccelli” di Faridoddin ‘Attar lo ‘anqa e il roc sono considerati due uccelli diversi, e ‘anqa è tradotto con “fenice”, ma non ho il testo sottomano e non ne sono sicuro; comunque Attar precede di Qazvini di quasi due secoli.
    Il dizionario Coletti persiano-italiano traduce ‘anqa (da lui trascritto “‘ongha”; sembra voce araba) con “uccello mitico di grande saggezza, fenice” mentre dà “rokh” per “roc” (lo stesso nome del pezzo della torre negli scacchi, da cui il nostro “arrocco”; mi chiedo che rapporto possa esserci. L’origine sembra persiana). Eppure lo ‘anqa di Qazvini somiglia più al roc che alla fenice.

  17. falecius Says:

    nel complesso direi che il passo di Qazvini somigli molto ad un tuo post. :D

  18. tupaia Says:

    Falecius: dici che tra mille anni diranno: guarda sta scema che fesserie scriveva sugli animali? :)
    Ti diro': leggendo la descrizione a me questo anca ricorda un mix di mega-aquila e roc. In madagascar c’erano ippopotami nani (oggi estinti) che un marinaio potrebbe confondere coi rinoceronti (sempre pachidermi sono), e magari i cuccioli potavano essere predati dall’aquila.
    Pero’ nello struzzo la cova spetta al maschio e non abbiamo elementi per dire che non fosse cosi’ anche per il roc. Immagino che se vai a fregargli le uova e c’e’ dimorfismo sessuale come nello struzzo ti accorgi subito chi hai di fronte, e i racconti degli indigeni mescolati tra loro potrebbero essere stati in parte la base di questa storia. Il lungo tempo di schiusa e’ anche tipico del roc (90 giorni, tre mesi).
    Non mi trovo pero’ con i tempi: a quando risale l’arrivo degli arabi in madagascar? quando e’ vissuto questo attar?

    senti, tu che sei un linguista mi dici il nome corretto del suono duro della s, quello che si pronuncia sz? son due giorni che mi sfugge la parola (per la pronuncia di foosah)

    Ne ho sentito parlare dello zafferano e il geco. E’ bello?

  19. falecius Says:

    Tupaia: lo zafferano e il geco lo sto leggendo, poi ti dirò.
    Immagino tu intenda la S sorda.
    Attar è vissuto nel dodicesimo secolo, non so quando siano arrivati gli arabi in Madagascar e Qazvini nel tredicesimo.
    Onestamente non so quando siano arrivati gli arabi in Madagascar, comunque abbastanza presto, credo, a giudicare dal fatto che i malgasci usavano un alfabeto derivato da quello arabo (che probabilmente ne sostituì uno più antico, di derivazione giavanese). Il commercio arabo sulle coste dell’ Africa orientale comincia a diventare rilevante nel nono secolo, direi che è plausibile che qualche viaggiatore riferisse del Madagascar già nel decimo/undicesimo secolo.
    I megapodi non hanno la cova maschile? Vista l’origine austronesiana dei malgasci, questo non avrebbe potuto influire sul loro modo di riconoscere maschi e femmine di roc? Ovviamente si tratta di una cosa del tutto ipotetica, e nemmeno particolarmente probabile.

  20. harmachis Says:

    Potrebbe forse esserci un riferimento ai casuari, dato che sia Arabi che Malgasci ebbero contatti con l’area indonesiana?

  21. falecius Says:

    Bisognerebbe verificare: mi sembra che il casuario sia diffuso nelle parti più orientali dell’Indonesia, con le quali sia gli Arabi che i Malgasci erano in contatto indiretto, tramite malesi e giavanesi. Però può darsi.

  22. tupaia Says:

    Falecius e harmachis: tendo a escluderlo. Il casuario vive in nuova guinea in aree di densa foresta. Secondo me un mercante arabo che si fosse addentrato tra i cannibali non sarebbe tornato indietro a raccontare di casuari…
    tra l’altro il causario e’ molto piu’ piccolo del roc (e anche di uno struzzo, se e’ per questo), non credo che avrebbe colpito tanto l’immaginazione.

    Falecius: i megapodi sono grossi quanto tacchini e non sono ratiti. Non sappiamo se i roc avessero dimorfismo sessuale, ma se era come quello degli struzzi non ci vuole molto a distinguere il maschio dalla femmina, senza dover ricorrere a comparazioni con altre famiglie di uccelli

  23. Janko Says:

    Falcius: le lingue del Madagascar son sì di origine indonesiana, ma non tanto vicine al giavanese, piuttosto al dayak (un ramo un po’ diverso, più vicino alle lingue delle Filippine).

    La migrazione (meraviglosa!) avvenne in uno dei primi secoli della nostra èra, ed erano illetterati – dico a memoria, non ho sottomano le fonti, le cercherò poi. La scrittura invece cominciò a diffondersi in Indonesia (dall’India) nel quinto / sesto secolo. Quindi probabilmente la scrttura araba è stata la prima usata dai malgasci.

    Quanto poi ai rapporti delle lingue austronesiche con altri gruppi, non c’è nessun consenso in proposito (un po’ solo per thai-kadai), ad oggi son solo ipotesi.

  24. Janko Says:

    Volevo aggiungere: a quanto pare, non vi sono stati più contatti tra i malgasci e le isole indonesiane dopo la migrazione, fino a tempi recenti.

  25. falecius Says:

    “ma non tanto vicine al giavanese, piuttosto al dayak (un ramo un po’ diverso, più vicino alle lingue delle Filippine).”

    Sì, hai ragione, sul giavanese ricordavo male e mi basavo su un testo molto datato.
    Una teoria attuale dice che i dayak parlanti le lingue del gruppo Barito furono trasportati lì come servi o schiavi di un’élite malese/giavanese che in seguito scomparve o si assimilò a loro, il che renderebbe conto dei numerosi prestiti dal malese (e dal giavanese in minor misura) presenti in malgascio.
    Sull’eventuale esistenza di una scrittura pre Sorabe in Madagascar c’è dibattito, a quel che ricordo.
    I primi contatti tra arabi e Madagascar dovrebbero risalire al X/XI secolo, ma l’intera faccenda mi pare abbastanza nebulosa.

  26. Janko Says:

    Falecius: (ti leggo solo oggi) ma ti pare che serva una teoria così complicata (l’élite malese/giavanese poi scomparsa) per giustificare cose così banali come prestiti da lingue geograficamente vicine? (intendo in Insulindia – prefericsco usare questo come ampio termine geografico invece del troppo “politico” e restrittivo Indonesia)
    Senza contare che si porrebbe in un tempo precedente alla documentazione, quindi bisognerebbe esser certi di chi presta a chi.
    Senza evidenze, è meglio che le ipotesi siano le più riduttive possibili – e poi non ho capito perché l’élite sarebbe malese/giavanese ed i dayak servi: il diverso sviluppo di civilizzazione in Insulindia è un fatto posteriore, dovuto a mille fattori, per di più oggi in via di rapido recupero.

  27. falecius Says:

    Janko: ti leggo solo oggi, anche io. Ti devo comunque una risposta. Le tue obiezioni sono sensate, ma la teoria non è mia, l’ho letta in un articolo (che dubito di riuscire a ritrovare). Credo che chi l’ha scritta avesse, se non evidenze, almeno qualche prova (varietà di riso importate?). E’ vero comunque che in origine la civiltà del Borneo e quelle di Giava e Malacca erano comparabili (sempre se ricordo bene, le prime forme di scrittura nella regione vengono da Kutei, nel Borneo settenrionale).

Leave a Comment