Il torsalo (botfly), la mosca antropofaga (Dermatobia hominis)

Questo e’ un racconto dell’orrore. Non c’e’ modo di raccontare questa storia in modo leggero, infatti, perche’ tocca la corda di una delle nostre piu’ ancestrali paure: quella di essere mangiati vivi. Se siete impressionabili, non andate avanti nella lettura.

L’idea di essere mangiati morti, peraltro, e’ quasi accettabile: Esistono diversi tipi di larva di mosca, appartenenti ai generi Muscidae, Callophoridae e Sarcophagidae (complessivamente i vari mosconi chiamati mosche carnarie che hanno colori dal nero al blu al verde metallico) che svolgono funzione di decompositori dei mammiferi nutrendosi di carne in decomposizione, e siamo piu’ o meno rassegnati all’idea di finire un giorno “in pasto ai vermi”. I cosiddetti “bigattini” tuttavia non sono in grado di attaccare un organismo in buona salute: la mosca adulta viene attratta dall’odore di carne gia’ in decomposizione perche’ le larve, alla schiusa delle uova, si nutrono di carne le cui proteine sono gia’ state denaturate dall’azione batterica e non sarebbero in grado di fare altrimenti. Le volte in cui una mosca carnaria attacca opportunisticamente un organismo vivente e’ quando ci sono ferite aperte e zone in cancrena e quindi gia’ prive di sensibilita’ e in putrefazione. Cio’ e’ un problema frequente nelle pecore, molto meno frequente nell’uomo, per fortuna.

Non tutte le mosche, tuttavia, ci usano la cortesia di aspettare il nostro decesso, e questo ci porta nel tema di questo post: esistono diversi tipi di mosca in grado parassitare mammiferi vivi e in buona salute, incluso l’uomo, facendone divorare i tessuti dalle larve che vi scavano dentro. Quando cio’ accade si parla in termini tecnici di miasi, che e’ la patologia conseguente all’attacco della larva della mosca. Subito prima di impuparsi di solito la larva fuoriesce in qualche modo, compie la metamorfosi nel suolo e l’adulto vola via liberamente.

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Dermatobia hominis, femmina adulta. Foto da: www.icb.usp.br

Le mosche che causano miasi sono numerose e appartenenti a generi diversi. Una delle piu’ zoologicamente interessanti e’ una mosca del Nuovo mondo (Messico e America Centrale e Meridionale, per la precisione), chiamata Torsalo (Dermatobia hominis), ma e’ piu’ comunemente nota col suo nome inglese di botfly. Questa mosca parassita conigli e bestiame, ma l’infestazione dell’uomo e’ tutt’altro che infrequente, come si intuisce dal nome scientifico, e casi di miasi umana da torsalo sono frequenti ed endemici in tutta l’area del Centro-Sud America. Se contate di andare in vacanza da quelle parti, cominciate a prendere appunti. Si tratta di un moscone lungo un cm e mezzo, piuttosto pesante, molto colorato (addome blu, zampe e testa striate di arancio) e che ronza come le prove di un’orchestra d’archi e pertanto e’ facilmente individuabile (e scacciabile) dalle sue vittime. Per poter deporre le uova indisturbata la femmina deve quindi ricorrere ad uno stratagemma.

Cattura tra le zampe una zanzara (50% dei casi), un moscone ematofago come un tafano o una mosca cavallina (1/3 dei casi) o un qualunque altro dittero succhiasangue che sia piu’ piccolo e piu’ mimetico. Circa una cinquantina di ditteri “trasportatori” sono stati individuati finora, non c’e’ specificita’ e questo rende piu’ difficile il controllo delle infestazioni da botfly. Una volta catturata la zanzara, o quel che e’, la femmina del torsalo depone delicatamente sull’addome del carrier un gruppo di uova, in numero tale che il peso non incida sulla capacita’ di volo del dittero (sui tafani anche una cinquantina), e in una posizione tale da lasciare libere le ali. A questo punto rilascia la preda.

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Mosca cavallina con il suo carico di uova di botfly disposte sull’addome tipo casco di banane

La zanzara, vinto l’iniziale sconcerto del peso aggiuntivo da trasportare, riprende le sue normali attivita’ che includono pungere voi. Le uova maturano in una settimana circa, delicatamente protette sotto le ali del carrier, e restano in una fase di attesa fino al momento giusto. Il momento giusto arriva quando l’insetto, atterrato sul corpo caldo di un mammifero per nutrirsi (un turista, ad esempio), causa un’improvvisa risalita della temperatura delle uova, che si schiudono all’istante rilasciando piccole larve. Queste possono o insinuarsi nel forellino lasciato dal pungiglione della zanzara o scavarsi la propria strada nel vostro derma in circa 5-10 minuti. A quel punto la larva si scava un vero e proprio tunnel nei tessuti dell’ospite, di cui si nutre, e vi rimane per il tempo di tre mute, che porta via circa 5-10 settimane. Dopo di cio’ di notte o di prima mattina (mai di pomeriggio, evidentemente per evitare la disidratazione) si porta all’esterno del tunnel e si lascia cadere nel terreno, dove si scava una galleria e rimane impupata circa un mese, fino all’emergenza dell’adulto alato e senza bocca.

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Larva al terzo stadio di torsalo. Si notino le file di uncini lungo il corpo. La barra nera corrisponde a 1 mm. foto da: medent.usyd.edu.au

Se la cosa riguardasse che so, solo i conigli, farebbe gia’ abbastanza schifo. Il problema e’ che una larva lunga tre cm e spessa oltre mezzo cm scava e si muove nei nostri tessuti, in posizioni variabili dal collo, alla schiena, alla testa (ovunque la zanzara vi abbia morso). Il tutto e’ ovviamente doloroso, ma la dolorosita’ dipende dalla localizzazione della larva, dato che alcune zone sono piu’ innervate e sensibili di altre. C’e’ un caso documentato in rete di puntura allo scroto, il resto lo lascio come utile esercizio per il lettore. Curiosamente, la larva muore se c’e’ un’infezione secondaria ma cio’ avviene piuttosto raramente anche se siamo in presenza di una ferita aperta. Probabilmente la larva stessa produce qualche sostanza antibiotica e chissa’ se non si possa trarre qualche beneficio da cio’, ad esempio con l’isolamento di una nuova sostanza battericida. Fattosta’ che la zona infestata diventa subito gonfia e tumefatta, formando un granuloma largo alcuni cm. Gli uncini boccali con cui la larva si aggancia e scava nei tessuti, la forma del corpo a pera e la presenza di spine uncinate poste intorno alla zona larga del corpo sono tutti adattamenti che prevengono l’estrazione della larva sino al completamento dello sviluppo. Per poter respirare la larva lascia il forellino d’entrata aperto. Cio’ porta aria fino ai tubicini (trachee) posti sulla “coda” (segmento terminale), che occasionalmente sporge dalla pelle.

Che fare se si viene infestati?

Come sempre la risposta migliore consiste nella prevenzione, evitando di farsi pungere da insetti vestendo abiti che coprono il corpo e usando repellenti per insetti. Se si viene punti, una buona idea e’ intervenire immediatamente rimuovendo le uova e/o cospargendo la zona della puntura di olio canforato, come suggerito qui da un tale Mr Peter Singfield (l’idea non e’ peregrina, l’olio e la canfora soffocano la larva allo stato iniziale e prevengono che l’insetto riesca a scavarsi la sua strada nel derma, impedendo l’infestazione. Il comune Vicks Vapour Rub, quello per curare la tosse, o il balsamo di tigre pare siano eccellenti allo scopo).

Se non si e’ tempestivi nell’intervenire allora ci sono due strade: o attendere pazientemente che la larva se ne vada da sola (sistema adottato, pare, da alcuni entomologi per procurarsi un esemplare dell’adulto, piuttosto difficile da rinvenire) o estrarre la larva. Questa e’ un’operazione piuttosto delicata perche’ se si spezza e rimane parte della larva in situ si possono avere pericolose setticemie. Il sistema piu’ sicuro e’ chiudere il foro d’entrata con vaselina, aspettare che la larva emerga a respirare e catturarla con delle pinzette. In alternativa alla vaselina si puo’ usare una bottiglia riempita di fumo di sigaretta, o del tabacco fermato con del nastro isolante. In tutti i casi, l’operazione di “cattura” con le pinzette ed estrazione e’ delicata ed e’ bene lasciarla fare da mani esperte in ambiente asettico. Se si e’ molto bravi, e si vive nella jungla centroamericana, si puo’ anche “spremere via” la larva trattando la tumefazione come se fosse un grosso foruncolo, ma lo sconsiglio ai piu’ perche’ la larva si puo’ frantumare in situ. Per certo, se tornate da una vacanza in Honduras con una grossa e dolorosa tumefazione, prima di temere per un tumore provate a vedere se un vermone vi scodinzola dopo l’applicazione di un po’ di vaselina. Attenti ai medici, che difficilmente capiranno di che si tratta e vi cureranno per una cisti sebacea, o per un tumore finche’ la larva non fa ciao ciao al chiururgo.

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Queste larve di Dermatobia hominis sono state estratte a Siena e Milano da turisti italiani che tornavano dal Nuovo Mondo. Ricordarsi il repellente per gli insetti in viaggio puo’ essere utile. foto da: www.jle.com/en/revues/medecine

Nel caso non foste abbastanza disgustati, vi ricordo che l’infestazione da torsalo, salvo casi di setticemie secondarie, non e’ mortale neanche se diverse larve sono presenti.

Esistono invece delle botfly che depongono direttamente le larve “sparandole” anche a distanze di 15 cm nelle cavita’ nasali dei mammiferi, per lo piu’ delle pecore (Oestrus ovis). Il problema e’ che a volte le larve si scavano la strada nei turbinati raggiungendo le varie cavita’ del capo e causando vertigini, fitte dolorosissime, anoressia e nei casi piu’ gravi la morte. L’uomo, ahime’, puo’ essere accidentalmente (anche se raramente) infestato da questo parassita, che e’ presente anche in Italia. A volte anziche’ nelle narici le uova vengono sparate nelle orecchie, negli occhi o in bocca, causando rispettivamente otiti, congiuntiviti (o peggio, se la larva scava nell’occhio) e problemi respiratori. Si tratta ovviamente di una zoonosi professionale che colpisce per lo piu’ i pastori di pecore, ma se vivete in zone rurali in Abruzzo o in Sicilia, dove a quanto pare e’ endemica, attenti a quel che vi colpisce nel primo pomeriggio (quando le mosche sono piu’ attive e voi appisolati). Ricordo che alle scuole elementari una bambina un po’ “rustica” mi parlo di qualcuno della sua famiglia che aveva avuto i “vermi sotto pelle” vicino agli occhi e io non le credetti, classificando la cosa come una fantasia macabra, ma mi colpi’ al punto che non l’ho mai dimenticata. Adesso, a quasi trent’anni di distanza e dopo aver letto qualche libro, scopro che diceva il vero, e che e’ effettivamente possibile vedere le larve di Oestrus ovis muoversi sotto la cute. La vita a volte ci riserva delle sorprese, e quasi tutte sarebbe stato preferibile evitarle.

Non e’ politica di questo blog mostrare immagini che possano in qualche modo disturbare l’incauto navigatore che capiti qui per caso. Tuttavia consiglio la visione di questo video a chi voglia assistere all’estrazione di larve di torsalo dalla schiena di un turista a Panama e ha lo stomaco forte. Se poi vi piace lo splatter, date pure un’occhiata ai video presenti su questa pagina (i video compaiono nella finestrella solo dopo aver visto quello del turista di panama, per qualche motivo)

N.B. lo so, ci sono molte altre bestiacce come queste che andrebbero menzionate, tipo lo screw-worm, ma non voglio appesantire il post con troppi dati e schifezze. Magari in un altro post.

Published by tupaia on luglio 29th, 2008 tagged Insetti, invertebrati, malattie, parassiti, vermi


25 Responses to “Il torsalo (botfly), la mosca antropofaga (Dermatobia hominis)”

  1. Marco Ferrari Says:

    Hai raggiunto il massimo. Adesso aspetto il prossimo. Cosa ci ammannirai? Qualche bel nematode?

    Marco

  2. tupaia Says:

    Grazie, Marco. Detti da te i complimenti sono absolutely flattering, come dicono gli inglesi.
    Non lo so cosa viene dopo, ci devo pensare un po su. Avrei un altro insetto in serbo di cui ho anche delle foto mie, ma aspetto un po giusto per alternare. Mi suggerivano l’oritteropo, ma non sono molto in umore da oritteropo. Ci vorrebbe qualche bestiola nostrana, giusto per non parlare sempre e solo di esotici. Sarebbe bello parlare della speciazione ad anello del gabbiano reale con la forma nera, ma non e’ un animale strano e quindi qui sarebbe poco pertinente. Anzi, se ti va di parlarne tu mi fai un favore perche’ vorrei leggerne in proposito, e tu sei sicuramente piu’ ferrato di me in materia di evoluzione. Li guardavo dal traghetto calais-dover l’altro giorno e pensavo che e’ un fenomeno bellissimo, solo che quando ho tirato fuori la macchina fotografica sono scomparsi all’improvviso tutti i gabbiani della manica.
    Si accettano suggerimenti…

  3. Marco Ferrari Says:

    Hmmm. è un fenomeno piuttosto vecchio, per così dire, osservato da molto tempo. E per questo mi insospettisce; secondo me c’è qualcos’altro, perché il tutto sembra troppo un esempio da textbook. Purtroppo (!!) oggi pomeriggio parto per le vacanze, e quindi mi devo solo ripromettere di studiare il tutto quando torno. Poiché vado a vedere posti dove di gabbiani ce ne dovrebbero essere un fottio, magari riesco a capire qualcosa.

  4. tupaia Says:

    Marco: buone vacanze, allora! dove vai di bello? sui gabbiani non so, come ti dicevo mi piacerebbe leggerne in proposito, quindi attendero’ pazientemente il tuo rientro dalle ferie.

  5. falecius Says:

    Come è un “umore da oritteropo”? :) Sono curioso.

  6. tupaia Says:

    Non so, tipo che hai un’incredibile voglia di scavare buche e mangiare termiti? :-P

  7. harmachis Says:

    Le termiti stesse sono un soggetto così interessante…

  8. falecius Says:

    Conta lo stesso avere un’incredibile voglia di entrare nei buchi e mangiare [CENSURA]?
    :d
    Comunque è carino, mi immagino un dialogo tipo:
    D: Ciao, come stai?
    R: Così, un po’ oritteropo

    Adesso che ci penso ho sentito un dialogo così:
    D: Com’è il norvegese?(si riferiva alla lingua)
    R: Giallo

  9. falecius Says:

    Harmachis: se ti senti oritteropo, poi non ne parliamo. Fritte diventano interessantissime.

  10. tupaia Says:

    Falecius e Hamarchis: questa conversazione sta diventando vagamente surreale… :-)

  11. peppo Says:

    quando studiavo, ho sempre trovato affascinanti gli animali che riuscivano a procurarsi l’acqua per via metabolica… questo fatto che non avevano bisogno di bere lo consideravo un adattamento straordinario! è proprio così? causa trasloco e scatoloni pieni, non posso controllare quali sono le 2-3 specie che avevo segnato sui miei appunti di zoologia I. ma una di queste mi pare fosse il toporagno. chi ne conosce una più “strana, brutta e poco simpatica”? può essere un idea.

  12. tupaia Says:

    Peppo: grazie per il suggerimento, il topo canguro me lo tenevo infatti per i momenti di crisi come questo… :)

  13. peppo Says:

    prego Tupà, se non si può contare sugli amici virtuali, su chi altro? su quelli in carne ed ossa?
    in cambio permettimi uno sfogo non-pertinente: ho appena dato via Linda e sono triste. :-( Se ne va a Milano ma ha promesso che l’estate torna per le vacanze.

  14. pipp franc Says:

    Nihil novi sub sole. Certe piacevolezze le ricordo sin dai tempi di zoologia 2.
    Di recente ci fu un certo allarmismo per la Calliphora Hominis che provoca una eziologia simile ma decisamente più antropofaga. Anche questa centroamericana, con l’aggravante di essersi insediata nel nordafrica mediterraneo…

  15. Pipp Franc Says:

    …ooopps! Volevo dire Cochliomiya Hominivorax, scusa ma con l’età comincio a prendere cantonate… 8-§

  16. tupaia Says:

    pipp franc: as I said: “N.B. lo so, ci sono molte altre bestiacce come queste che andrebbero menzionate, tipo lo screw-worm, ma non voglio appesantire il post con troppi dati e schifezze”.
    Comunque lo screw-worm in Africa pare sia ben tenuto sotto controllo col rilascio di maschi sterili, sistema che lo ha fatto estinguere negli USA. E mi risulta che l’incidenza maggiore sugli uomini sia della Dermatobia, che e’ tra l’altro molto interessante per il suo sistema di usare un ospite intermedio.

  17. Morrigan Says:

    Ciao Tupaia, le larve schifide mi ricordano un anedotto che un collega inglese di Stefano ci raccontò e che capitò a lui medesimo. In pratica fu infestato per ben due volte dalle larve di queste mosche: una prima volta sulla guancia. Aveva una guancia gonfissima e pensava fosse una questione di denti o un superbubbone infiammato. Si fece il viaggio Ghana-Città del Messico (se non ricordo male) con questa guanciona e questo dolore. Arrivato in albergo, la sera, mentre stava in bagno cominciò a sentire qualcosa muoversi nella guancia e dopo poco uscì la larva.. ahia! Pensa se fosse accaduto in aereo.
    L’altro episodio lo ebbe parecchio tempo dopo, sempre dopo essere tornato da uno dei suoi viaggi in paesi tropicali, ma la larva uscì dalla gamba. Non ha avuto effetti collaterali, solo un vago senso di schifo!
    Salutoni!
    Cris con Tabatuga

  18. tupaia Says:

    Morrigan: BRRRRRRR! col rischio che la larva bucasse la guancia e uscisse dall’altro lato! ma che senso! pero’ doveva essere una roba africana e non la dermatobia, se veniva dal ghana.

  19. Adriano Says:

    Non sono arrivato alla fine. Mi è venuto da vomitare alla frase del foruncolo larvoidale da spremere… Io sarei morto.

  20. Manu Says:

    screw-worm? curiosità morbosa.. ma aspetterò paziente che ne parli in maniera ironica..

  21. marco Says:

    sono stato sparato in un occhio da un’insetto da piccolo……nn mi ricordo molto bene quello che mi fecero, ma nn ho avuto conseguenze gravi(tranne una spiccata fobia per gli insetti)…..sn ancora qui a raccontarlo…

  22. Lorenzo Says:

    ottimo articolo. Dovresti farne uno su una mosca ancora più pericolosa che qui in Brasile ha il nome volgare di bicheira. Il nome scientifico è Cochliomyia hominivorax
    Ciao

  23. fabrizio preo Says:

    Mi trovo in Zambia ,Africa, come volontario per un progetto di sviluppo di una fattria. Una mattina della settimana scorsa, mi sono svegliato con prurito e bruciore alla coscia dx. La parte dolorante presentava due punture di insetto. Non ci ho fatto caso, ma il giorno dopo bruciore e prurito sono aumentati, il ”foruncolo” era diventato come una nocciolina e, la parte interessata, arossata e gonfia. Avevo a disposizione solo tintura di iodio e con questa mi sono frizionato ripetendo l’operazione piu’ volte. Dopo 4 giorni, persistendo tutti i sintomi evidenziati, decido di intervenire. Lavo con acqua bollente la parte e strizzo il forucolo. Fa male ma insisto. Esce subito acqua mista a sangue e sorpresa….una larva, viva, delle dimensioni di un chicco di riso Basmati per intenderci. Simile a quella rappresentata nella foto sopra. Disinfetto alla grande e dopo poche ore la parte si sgonfia, il bruciore e il prurito si attenuano. La seonda puntura e’ piccola e penso di lacsiare perdere. Sono troppo sconvolto. Il giorno dopo pero’ sono costretto ad intervenire anche su questa. Stesso risultato. Una larva anche piu’ grande della prima. Ora dopo una settimana mi ritengo fuori pericolo e… molto fortunato. E’ una storia psicologicamente devastante, incredibile ma vera. Le Suore Africane, presso le quali risiedo, mi dicono che e’ raro ma capita! Speriamo sia finita cosi’. Fabrizio

  24. marina Says:

    vorrei sapere da qualcuno una volta entrate dalle fosse nasali quale è la cura e quali esami diagnostici identificano le larve di torsalo.rispondetemi sono una povera disgraziata che sta malissimo.

  25. Carlotta Says:

    Ragazzi non so ancora se si tratti della specie qui descritta, ma lunedi sera ho estratto una piccola larva dal mio fianco…5 mm e senza uncini…in realtà aveva gia fatto praticamente tutto da sola dopo che avevo cosparso la zona di gentalin beta (soffocandola)…ora l’ospite è al san martino di genova…speriamo solo che non ne escano altre!!! Ma comunque, dove me la sarò presa???

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