Il Tamandua: un formichiere in canottiera (Tamandua mexicana)

Tamandua allo zoo di Londra

Esistono tre specie di formichieri al mondo, di dimensioni giganti, medie e piccole. Il tamandua e’ quello di dimensioni intermedie, essendo grande piu’ o meno quanto un cane di media taglia, e sembra che tutta la sua esistenza preveda condizioni intermedie: mangia formiche di dimensioni intermedie, va in giro sia di notte che di giorno, sta sia sugli alberi che a terra (al contrario degli altri due formichieri, il gigante che mangia formiche grandi, e’ diurno e vive a terra e quello a due dita, piccolo, che mangia formiche piccole, e’ notturno e strattamente arboricolo). Da perfetto equivalente dell’uomo-medio, anche il tamandua va in giro in canottiera: sul suo pelo dorato e’ disegnata in maniera piu’ o meno marcata e scura (in base alla sottospecie) una “salopette” con due bretelle sulle spalle che arriva fino alle zampe posteriori.

Tassonomia: Non dovrebbe essere complicata, essendoci solo tre specie, ma lo e’ perche’ i tassonomi non sono persone normali. A causa dell’assenza dei denti (le formiche vengono schiacciate tra la lingua e il palato, non c’e’ bisogno di denti) inizialmente formichieri, bradipi ed armadilli erano chiamati “Maldentati”. Poi, siccome il greco fa piu’ figo, l’ordine e’ stato chiamato Xenarthra, che vuol dire “con strane articolazioni”. Adesso formichieri e bradipi, ma non armadilli, fanno parte dell’ordine Pilosa. Va sottolineato che i tre formichieri appartengono a tre generi diversi, con un’unica specie ciascuno.

Descrizione. Vista e udito sono scadenti, ma l’olfatto e’ ottimo, circa 40 volte superiore a quello umano, come testimonia il tartufo sempre umido tipo quello di un cane (che ha un olfatto comparabile). La lingua e’ un organo poderoso lungo, nel tamandua, 40 cm e in grado di muoversi in maniera rapidissima grazie ad un muscolo collegato con lo sterno (muscolo sternoglosso). E’ ricoperta da minuscoli uncini rivolti posteriormente e da una saliva appiccicosa e un po’ viscida che serve a catturare le formiche. Devo dire che quando un formichiere ti infila la lingua nella manica e arriva a leccarti su fino al gomito e oltre e’ un’esperienza… Lo stomaco e’ particolare: i formichieri, unici tra i mammiferi, non producono acido cloridrico: l’acidita’ necessaria per attivare gli enzimi digestivi e’ fornita direttamente dall’acido formico delle formiche. Gli artigli delle zampe anteriori sono lunghi e poderosi, poiche’ servono ad aprire i termitai e i tronchi in cui fanno il nido le formiche. Quando cammina, il tamamdua poggia per terra le nocche e piega all’interno e lateralmente, grazie a speciali articolazioni, gli artigli. I piedi poggiano anche lateralmente e il tutto conferisce all’animale un passo un po’ strano. Il cervello e’ piccolo in proporzione al corpo, ma tutto sommato non e’ che abbiano molto che farsene, a parte puma, giaguari e automobili non hanno altri predatori naturali. La coda e’ lunga e prensile e serve sia a bilanciarsi quando sia alza in piedi per difendersi sia ad arrampicarsi sugli alberi, offrendo una presa ulteriore.

Tamandua prima di leccarmi su fino alla spalla

Distribuzione: Messico, Centro America, Peru’, Venezuela, in foreste anche secondarie, dalla pianura fino a 1600 m di altitudine..

Alimentazione: Formiche, termiti, a volte api, miele, occasionalmente vegetali

Riproduzione: non c’e’ una stagione degli amori ben definita e l’unico cucciolo (raramente due gemelli) nasce in qualunque mese dell’anno. Normalmente i tamandua sono solitari ma i cuccioli restano con la madre anche un anno e piu’. Prima dello svezzamento possono essere sia lasciati da soli in un nido di foglie mentre la madre e’ in cerca di cibo sia portati in groppa alla madre.

Rapporto con l’uomo. Sebbene protetti dalla convenzione CITES che ne controlla l’esportazione, vengono ancora cacciati dalle popolazioni locali sia per la pelle conciata per ottenerne cuoio, sia come cibo per cani. Anzi, a volte vengono uccisi perche’, se assaliti, possono uccidere i cani. Localmente, se termiti e formiche sono molto numerose, possono essere presenti in numero sufficiente da essere frequentemente uccisi dalle automobili. Pare inoltre che, unici tra gli Xenarthra, possano essere addomesticati come pet.

Libri consultati per scrivere questo articolo:

Macdonald, D. W., The encyclopedia of mammals

Reid, F.A., Mammals of Central america and Southeast Mexico

Published by tupaia on giugno 20th, 2007 tagged Insettivori, mammiferi


5 Responses to “Il Tamandua: un formichiere in canottiera (Tamandua mexicana)”

  1. Mr. Tupaia Says:

    Vorrei chiarire per i lettori di questo blog che Mrs. Tupaia NON si è ispirata al sottoscritto parlando di “maschio medio che gira in canottiera”.

    Mr. Tupaia

  2. tupaia Says:

    Visto che me lo hanno gia’ chiesto in due rispondo qui: non so come si faccia a nutrire un pet-tamandua, immagino avendo un sacco di termitai in giardino. Allo zoo gli danno un pastone con una formula nutrizionale studiata appositamente, tipo croccantini per gatti, ma non penso che se si va al pet-shop a chiedere la Hill’s linea tamandua A/D (ant diet) si ottenga qualcosa di utile…

  3. danilo Says:

    Normalmente un basso tasso riproduttivo comporta un’assenza di coevoluzione con la preda. Ciò può essere causato da impossibilità di coevolvere (tipo avvoltoi, che cibandosi di animali morti non creano pressione selettiva e quindi non ne subiscono), oppure da scarsa selettività (tipo albatros, che predando molti pesci diversi ma nessuno in particolare non creano pressione selettiva su nessuna specie in particolare).
    Le formiche e le termiti, come individui, non hanno vita lunga. Ma come colonia sì, però. Se l’unità di selezione è la colonia, allora c’è equilibrio fra la durata della vita del predatore e della preda, il che può forse giustificare un rallentamento nella corsa della regina rossa. Voglio dire, una colonia non può abbreviare più di tanto la sua durata di vita (mettiamo, anche se credo che potrei giustificare l’affermazione), quindi il predatore non è sottoposto ad una severa pressione selettiva. Il che potrebbe giustificare il fatto che i mirmecofagi appartengono a cladi relitti…
    Forse.

    Danilo

  4. danilo Says:

    “Normalmente un basso tasso riproduttivo comporta un’assenza di coevoluzione con la preda”
    Uh…o col predatore, ovviamente. Con colui che dovrebbe coevolvere, insomma.

    Danilo

  5. falecius Says:

    Concordo con Danilo. L’unità riproduttiva degli insetti sociali è la colonia, non l’individuo…

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