Il segreto del gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala)

Il gobbo rugginoso non e’, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, un capoclan della malavita locale. Non e’ neanche gobbo, se e’ per questo, e neanche di metallo ossidato. Nome bizzarro.

Il gobbo rugginoso e’ un’anatra buffa, stupida e incredibilmente rara. Duffy Duck dopo una lobotomia e un po’ di make-up, insomma. La caratteristica principale del gobbo rugginoso e’ che i maschi, unici tra tutti i volatili, durante la stagione degli amori hanno un incredibile becco azzurro intenso, bellissimo ma che purtroppo aumenta un po’ l’aria stolida, come se ce ne fosse bisogno.

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Maschio di gobbo rugginoso in livrea riproduttiva

Nonostante la mancanza di vivacita’ intellettuale, il gobbo rugginoso padroneggia egregiamente l’arte del nuoto: e’ un piccolo pulcinella di mare delle acque interne ricche di vegetazione superficiale, abilissimo a tuffarsi e a nuotare in immersione alla ricerca di larve di insetti e semi di piante acquatiche. La fregatura e’ che e’ cosi’ adattato a stare in acqua, che le zampe sono spostate indietro rispetto alle altre anatre, e questo gli rende difficoltoso camminare sulla terra ferma, per cui praticamente non va mai o quasi a riva; anche le uova vengono deposte su isole di canne palustri e altra vegetazione acquatica: l’equivalente aviario di un dugongo, insomma. Se e’ per questo, non e’ neanche un gran volatore: se minacciato, preferisce allontanarsi a nuoto e nascondersi tra la vegetazione piuttosto che volare via e per alcune settimane all’anno, durante la muta, e’ completamente incapace di volare. Non ha pero’ mai perso la capacita’ di migrare.

Ho commesso un errore: avrei dovuto usare l’imperfetto invece del presente. Si, perche’ di gobbi rugginosi oramai ne restano pochini. Si stima che la popolazione complessiva era di almeno 100.000 esemplari all’inizio del XX secolo, ridottisi dell’80% a 19.000 individui nel 1991 e forse oramai ne restano meno di 10.000. Le cause di questo declino sono imputabili almeno per il 50% a perdita di habitat: le paludi ricche di fitta vegetazione necessaria al gobbo per nidificare e nascondersi dai pericoli sono state bonificate per l’agricoltura. Altri fattori di rischio sono estesi periodi di siccita’, l’ingestione del piombo dei cacciatori, le reti lasciate per i pesci in cui aggrovigliarsi e affogare, la caccia e la sottrazione delle uova. Oddio, non mi e’ molto chiaro il motivo per cui viene cacciato: pare che le carni siano immangiabili. Sara’ che li in acqua e’ un facile allenamento per il tiro al bersaglio, o che la polvere da sparo dei fucili danneggi irreversibilmente i neuroni dei cacciatori.

L’areale originario comprendeva l’Europa del sud, l’Asia minore e l’Asia Centrale fino alla Mongolia e alla Cina, passando per  il Tagikistan, l’Afghanistan, l’Iran (dove temo che oramai siano finiti tutti in pentola), e poi il Nord Africa (Tunisia e Algeria).

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Distribuzione del Gobbo rugginoso. Da: www.groms.de

In Europa occidentale e’ estinto in natura in Francia e in Italia, mentre la popolazione spagnola e’ passata, grazie ad un intelligente programma di ripopolamento, dai 22 individui superstiti del 1977 a circa 2700 nel 2001, quasi tutti in Andalusia. In Europa dell’Est ancora resiste e forse e’ addirittura in aumento in Israele, Siria, Bulgaria, Romania, Grecia, dove pero’ sverna ma non si riproduce. La tragedia invece e’ avvenuta in Turchia, dove nel principale sito mediorientale di svernamento, Burdur Gölü, si e’ passati da 10.927 uccelli nel 1991 a 653 nel 2001. In Pakistan non e’ andata meglio: si e’ passati da 1039 gobbi a meno di 10 nel 2002.

Se il gobbo rugginoso non brilla in iniziativa, noi umani sembra siamo capaci di prendere solo iniziative stupide, e in questo il primato sembrano averlo i britannici. Nel 1930 importarono a scopo “ornamentale” (ma come si fa a considerare un animale “ornamentale” come se fosse un paralume?) alcuni esemplari di gobbo della Giamaica, Oxyura jamaicensis, che e’ un po’ piu’ piccolo, un po’ piu’ color ruggine (infatti gli nglesi lo chiamano “ruddy duck”) e con la testa un po’ meno bianca: il nome specifico leucocephala del gobbo rugginoso vuol dire infatti “dalla testa bianca”, mentre oxyura vuol dire “dalla coda appuntita”.

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Gobbo della Giamaica. Foto da Wikipedia

Il gobbo della Giamaica importato in Inghilterra per far mostra del suo becco blu nei giardini dei ricchi naturalmente scappo’ in breve tempo (nel 1952) e si naturalizzo’ tra le specie aliene riproducendosi allegramente. Oggi, nonostante una feroce campagna di abbattimenti selettivi, ne restano ancora almeno 4000 esemplari. Se fosse rimasto in casa di Sua Maesta’ Britannica, pero’, il danno sarebbe stato incospicuo. Il problema e’ che i gobbi della Giamaica  inglesi decisero di migrare al sud e, come tutti i cittadini britannici, se ne andarono in vacanza in Spagna. Qui hanno cominciato a riprodursi con prole fertile con i pochi gobbi rugginosi superstiti, compromettendone la purezza della razza.

E qui arriviamo alla nota dolente. Questo concetto di “purezza genetica” secondo me e’ stupido sia se riferito ai nazisti, sia se riferito alla zoologia. Per definizione tassonomica, due animali appartengono alla stessa specie se producono progenie fertile. Di conseguenza il gobbo rugginoso e quello della Giamaica sarebbero da considerarsi due popolazioni diverse della stessa specie, e l’incrocio dei due non farebbe altro che aumentare la variabilita’ allelica all’interno della stessa specie, il che di solito e’ considerato bene. Quando pero’ si parte dal presupposto che due animali siano di specie diversa, allora le definizioni precedenti misteriosamente non valgono piu’, un po’ come accade per il gatto selvatico e quello domestico: per salvare la “purezza genetica” del Felis silvestris in Friuli si fanno stragi di mici di casa vaganti, anche se l’operazione e’ completamente inutile. Per salvare la purezza genetica dei nostri gobbetti, dopo averne allegramente devastato l’habitat, facciamo strage degli incolpevoli gobbi della Giamaica, anche se magari l’eterozigosi potrebbe salvare la specie dall’estinzione. Delirante? Secondo me si, e non a caso non mi occupo di conservazione.

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Due maschi in livrea invernale e una femmina (a destra) di gobbo rugginoso

I nostri gobbetti eurasiatici comunque ce la mettono tutta per non estinguersi: in inverno si radunano (radunavano?) in enormi (oggi esigui) stormi e dopo una muta che li rende inabili al volo per un po, in primavera, comincia la migrazione verso i siti di riproduzione dove il maschio, poligamo e armato del suo bel becco blu, si  isola con poche femmine e comincia un curioso rituale di corteggiamento in cui emette buffi richiami e fa una parata tanto per attirare le femmine quanto per tenere lontani i maschi rivali. Le femmine costruiscono nidi piuttosto nudi, su letti di canne, in cui depongono anche 9 uova alla volta, molto grandi in proporzione alle dimensioni dell’animale, che covano per 22-24 giorni. Dopo lo svezzamento dei pulcini, gli adulti subiscono una seconda muta, fatto inusuale nelle anatre, e tornano nei luoghi di svernamento, posto che li trovino ancora. Quale sia il vantaggio di essere inetto al volo per due volte all’anno davvero mi sfugge, ma del resto l’evoluzione si sa che non perdona le scelte sbagliate.

Cosa fare per salvare il gobbo rugginoso da sicura estinzione? In Spagna, come gia’ detto, oramai c’e’ una popolazione di quasi 3000 esemplari, piuttosto stabile e super protetta. Sui gobbi della Giamaica, povere bestie, pende una campagna di eradicazione totale.

Quello che pochi sanno, pero’ (e questo e’ il “segreto” del gobbo) e’ che anche in Italia c’e’ un progetto di reintroduzione di questo animale:

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 Oasi Lago Salso: una delle voliere dei gobbi rugginosi

Al momento una cinquantina di gobbi -in origine provenienti dal nucleo spagnolo- vengono tenuti in grandi voliere all’Oasi Lago Salso, a Manfredonia provincia di Foggia. Il progetto va avanti da diversi anni  e al momento e’ supervisionato da un mio amico, il Dr Giuseppe Albanese che ringrazio per le informazioni sulla biologia di questi animali. Gli animali si riproducono bene in cattivita’ e l’habitat che li ospita e’ una immensa, antica palude che attira, oltre alle zanzare, moltissime altre popolazioni di uccelli selvatici, tra cui aironi, gru, spatole, anatre varie e molto altro.

Il problema e’ che al momento pare non ci siano ancora i presupposti per la liberazione di questi individui e il rischio dell’imbreeding e’ rilevante. Soprattutto, se li si liberasse, sarebbero al sicuro nel nuovo sito di svernamento?

Guardiamo in faccia la realta’. Salvo eventi molto improbabili, e’ pressoche’ impossibile pensare di vedere queste anatre tornare  a far mostra della loro aria stolida e del loro bel becco blu negli stagni italiani. Fuori un’altro. Per vederli, temo che non ci siano altre speranze che fare un viaggetto in Puglia all’oasi protetta. Che tristezza!

Published by tupaia on dicembre 21st, 2008 tagged rari, Uccelli


15 Responses to “Il segreto del gobbo rugginoso (Oxyura leucocephala)”

  1. channa argus Says:

    Stramegabello il tuo sito!!! L’ ho scoperto cercando informazioni sul tuatara (a mio parere un’ animale fantastico e misterioso) con google ed è da circa 2 mesetti che vengo a leggere i tuoi post. Mi voglio congratulare con te! Comunque saranno pure tonti ma la specie Oxyura è troppo simpatica!Sono così paciottosi (mi ricordano tanto un mio amico che è cicciottello, bruttino e un un pochino stupido, ma simpaticissimo)!!! La tua afermazione sulla riproduzione (due animali appartengono alla stessa specie se producono progenie fertile) xò non è completamente giusta a mio avviso: anche i cani e i lupi o gli asini e i cavalli si possono riprodurre con successo e grazie alla scienza ora anche tigri e leoni, zebre e cavalli, ecc., pur essendo specie differenti. Comunque secondo me hai ragione sul fatto che le anatre in questione sono due sottospecie e non due specie distinte: un po’ come con la testudo hermanni hermanni e la testudo hermanni boetgeri, che xò sarebbe meglio non far accoppiare tra di loro. Stavolta xò l’ accoppiamento tra i due “romeo e giulietta” è necessario se non vogliamo che facciano la fine dell’ alca impenne (l’ ennesimo animale estinto grazie a dei grossi primati menefreghisti). Ma d’ altronde gli scimmioni pelati vogliono letteralmente demolire anche l’ ultima speranza di salvezza x questi adorabili animali. Ricordo una celebre frase di Einstein: “Ci sono solo due cose infinite: l’ universo e la stupidità umana, ma sull’ universo ho ancora qualche dubbio”.

  2. channa argus Says:

    oh, quasi dimenticavo, se ti serve un’ idea carina per i tuoi post sarebbe bello metterne uno sul channa argus (comunemente noto come testa di serpente o in inglese snakehead), un pesce ultra aggressivo (e lo dimotrano i vistosi morsi che ha lasciato sul corpo dei pescatori) in grado di “camminare” con le pinne e stare fuori dall’ acqua x più di 3 giorni senza morire. Sono estremamente forti e agili anche fuori dall’ acqua e sono in grado di evadere dalle “prigioni” dove sono stati rinchusi dai loro “aguzzini” umani con uno stile migliore di quello di 007(se catturati cercano in tutti i modi di liberarsi e non si fermano davanti a nulla). Si dice che un’ esemplare molto grosso sia riuscito a sfondare il vetro spesso 2cm dell’ aquario nel quale era rinchiuso. Provengono dall’ asia, ma, a conferma della mia teoria di Einstein di prima, qualche furbo gli ha liberati in america, dove stanno provocando danni peggiori di quelli che fa il siluro qui da noi. Si dice, inoltre, che abbia un fortissimo istinto materno (cosa mooolto insolita per i pesci): i neonati vanno a formare una grossa, inconfondibile palla rossa brulicante di vita a pelo dell’ acqua e la mamma rimane a vegliare su di loro, dando anche la vita per salvarli. Spero di essere stata d’ aiuto nel caso di un futuro “blocco dello scrittore” :-)!!!

  3. Landolfi Says:

    Potrei sbagliarmi, ma nel 2006 sono stato al parco delle cicogne a Racconigi e tra molti uccelli ho visto anche il “tuo” gobbo rugginoso. Una decina di esemplari, non so quale sia il piano del parco… Però ci tenevo a segnalarlo. Complimenti per il sito!

  4. Leonardo Says:

    Ciao!
    credo che anche il Bioparco di Roma fu coinvolto in qualche attività di conservazione perchè ricordo che c’erano, anni fa, delle voliere di riproduzione di gobbo rugginoso, anche se non so se tuttora il programma sia attivo.
    Ho visto i jamaicensis in molti laghetti urbani di Londra e li ho trovati veramente belli (e, a loro modo, eleganti) oltre che buffissimi i pulcini e i rituali di corteggiamento.
    Quanto alla questione della “purezza”, mi trovi in parte d’accordo: in casi come questo un rimescolamento con degli individui sicuramente più “rustici” potrebbe rivelarsi salvifico…senza considerare che per gli uccelli (specie quelli acquatici) è difficile identificare delle coppie “certe” di specie…perchè magari gli eventi di separazione sono recenti e/o discontinui e si può formare un vero “gradiente” (tipo i cavalieri d’Italia e molti altri)…
    certo è d’altro canto che certe sottopopolazioni o gruppi possono aver preso una via evolutiva con adattamenti locali specifici, e l’iuntroduzione di geni “abusivi” potrebbe minare un processo adattativo… ma se stiamo parlando di una specie al limite…tutto il discorso cambia, almeno a mio parere ;)

  5. tupaia Says:

    Landolfi: si, hai ragione, ci sono alcuni esemplari anche a Racconigi, ma li il progetto di reintroduzione e’ stato abbandonato e gli esemplari presenti sono quelli residui, molti dei quali consanguinei con i gobbi di lago salso. A quel che mi si dice a Lago Salso, l’unico progetto di reintroduzione ancora attivo in Italia e’ quello pugliese. Non so nulla del bioparco di roma, invece, ma tendo a pensare che se ci sono alcuni esemplari di gobbo e’ per collezione e non per reintroduzione.

  6. tupaia Says:

    Leonardo: sono perfettamente daccordo con la tua analisi della situazione. Le situazioni border line come questa sono sempre difficili da valutare e sicuramente non ci si puo’ rallegrare piu’ che tanto per la presenza dell’ennesimo alloctono. Ci consola il fatto che siamo davanti ad un dato di fatto a cui e’ difficile pensare di rimediare

  7. Leonardo Says:

    tupaia: al bioparco credo proprio si trattasse di reintroduzione, in quanto le voliere erano tutte schermate (con solo due feritoie per osservare) per limitare il disturbo dei visitatori, e l’ambiente dentro era molto “naturale”, infatti era difficile vedere gli individui…poi non so!
    A parte la difficile valutazione di impatto degli alloctoni (in molti casi, non in tutti), ovviamente sono d’accordissimo con te su come non sia così giusto che i “poveri” jamaicensis vengano ora visti come il male in persona (o in pennuto) quando i casini è sempre qualche sprovveduto (umano) a farli…
    Detto questo…lunga vita alle Oxyura!

    PS
    se non sbaglio un’altra specie di gobbo (Oxyura vittata) è rinomata per le sue doti…come dire…di virilità, avendo uno dei peni più sproporzionati tra tutti i vertebrati!

  8. Giulio Says:

    Ci credereste se vi dicessi che in certi simpatici uccellini australiani il sesso dei nascituri è determinato…dal colore dei capelli? Si tratta dei diamanti di Gould, coloratissimi passeriformi apprezzati ovunque per la loro bellezza e vivacità (ho trovato interi siti a loro dedicati!), i quali possono avere la testa rossa, nera o gialla. Le femmine decidono il sesso della prole scegliendo il partner dal colore della testa!Per generare più femmine (e avere dunque maggior prole) le madri si accoppiano con partner che hanno il loro stesso colore della chioma, mentre se si accontentano di un partner con il capo di colore diverso, l’80% dei pulcini femmina non sopravvive. Questo a causa di un’incompatibilità genetica tra individui dalle tinte diverse; questi uccelli dunque portano letteralmente i propri geni sulla testa, in modo che la femmina possa valutare la compatibilità genetica dei vari maschi e scegliere di conseguenza. Non so altro sull’argomento (l’ho letto ieri in un paragrafetto del corriere della sera) ma mi sembrava comunque divertente!

  9. falecius Says:

    Giulio: quindi sono nel corso del processo di differenziarsi in specie diverse, immagino…

  10. tupaia Says:

    Giulio: ma questo in natura o in cattivita’?

  11. danilo Says:

    In natura, pare. Ma mi sembra del tutto inattendibile. (Letto anch’io lo stesso paragrafetto)
    Voglio dire, se l’80% dei figli della femmina che si accoppia con il maschio fenotipicamente sbagliato non sopravvive, quante generazioni impiega il maschio fenotipicamente sbagliato a scomparire?

  12. Luca Says:

    Perchè dovrebbe scomparire? E’ il maschio genotipicamente sbagliato per la femmina con la chioma di “quel” colore, ma è quello giusto per la femmina che ha lo stesso colore di chioma.

  13. tupaia Says:

    qui:

    http://scienceblogs.com/grrlscientist/2009/03/genetic_compatibility_drives_m.php

    c’e’ una buona sintesi dello studio e in effetti e’ interessante. Danilo: in natura tendono a non accoppiarsi se hanno la faccina diversa. Anzi, mi sembra un buon esempio di speciazione simpatrica con mortalita’ degli ibridi, mi sembra che tempo fa tu ne cercassi.

  14. Amborello Says:

    Complimenti! L’Oasi Lago Salso e le saline di Margherita di Savoia sono un posto meraviglioso per qualsiasi ornitologo. Ricordo che una delle minacce per i gobbi erano alcuni esemplari di R. norvegicus ghiotti delle loro uova.

  15. Festuceto Says:

    Ciao. Purtroppo da naturalista non condivido il tuo punto di vista. E non è certo la prima volta che sento ragionamenti come il tuo. Qui non si tratta di preservare specie diverse…(il concetto di specie è in parte arbitrario e molte specie affini, in effetti, producono prole fertile), ma di preservare il pool genico di una popolazione. Le popolazioni di gobbo rugginoso hanno una propria “identità genetica” che deve essere preservata, per rimediare ad errori certamente sciocchi (come giustamente scrivevi), quali l’introduzione di specie aliene per finalità discutibili. L’esempio del gatto selvatico, da te citato, mi è più familiare e ti dico che gli ibridi gatto selvatico/gatto domestico, tralasciando le definizioni (e si tratterebbe di due sottospecie distinte), spesso presentano problemi genetici… è ciò che si chiama “depressione da outbreeding”…Alla lunga ciò comporta un calo del “benessere” della popolazione e forse l’estinzione!:)Si può discutere sull’opportunità o meno di sterminare i gatti randagi, ma è un dato oggettivo che l’incrocio di questi con i gatti selvatici sia un male per questi ultimi! Non è questione di “nazismo naturalistico”, ma di lasciare che popolazioni naturalmente -spesso geograficamente- isolate (quindi isolate anche geneticamente) continuino ad esserlo, per il bene di entrambe! non so se mi sono spiegato.

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