Il nostro amico castoro

“I castori sono roditori beniamini di grandi e piccini perche’ sono buffi, tondi, pelosi e gran lavoratori. Sono anche ingegnosi, perche’ hanno imparato l’arte della costruzione.”

Questo piu’ o meno quel che si leggerebbe sul castoro nell’ipotetico libro ” I nostri amici animali”, o in uno di quegli altri atroci volumi destinati all’infanzia che trattano i bambini da ritardati e generano serial-killer teen-ager.

I castori sono animali in teoria noti a tutti e non particolarmente a rischio di estinzione, e non avrebbero motivo ufficiale di essere qui. La ragione quindi per parlarne e’ solo che dietro l’aspetto buffo e sotto le dighe si celano strane curiosita’ e  una  minaccia ecologica a ben pochi nota.

Esistono due specie di castoro, quello americano, Castor canadensis, e quello eurasiatico, Castor fiber. Le differenze sono minime e consistono in qualche lieve variazione nella forma del cranio, ma esteriormente sono assolutamente indistinguibili. Geneticamente, invece, la differenza e’ grande: 48 cromosomi il castoro europeo, solo 40 cromosomi quello americano, per cui le due specie non sono interfeconde. I castori, con un peso record di 45 kg (ma generalmente intorno ai 30-35 kg), sono i secondi piu’ grandi roditori viventi dopo i capibara. Gli europei sono leggermente piu’ grandi degli americani, ma la differenza non e’ tale da poter essere rilevata ad occhio. Tutti i castori (inclusi quelli estinti) discendono probabilmente da Agnotocastor, un proto-castoro vissuto in America e Asia nell’Oligocene, 32 milioni di anni fa. Fu solo nel Pliocene pero’, 5-1.8 milioni di anni fa, che i primi castori del genere Castor si evolverono (brrr che brutto tempo verbale) in Europa e da li’  giunsero in America, dove sedici cromosomi si fusero a due a due dando origine a Castor canadensis. La forma esterna e’ stata pero’ mantenuta identica in quanto evidentemente ottimale per occupare quella particolare nicchia ecologica.

I due castori oggi viventi sono una specie di relitto evolutivo, sono gli ultimi rappresentanti di un gruppo di roditori un tempo diversificati in moltissime specie e non molto imparentati con nessun altro roditore oggi esistente: nell’albero genealogico dei roditori, i castori fanno un po’ parte per se’ stessi, e soprattutto non sono parenti prossimi delle marmotte o delle nutrie, a cui per molti aspetti assomigliano.

Nel Pleistocene, 10.000 anni fa, , sia i castori europei che quelli americani coesistevano ad esempio tra le altre, con forme giganti, castoroni da oltre un quintale, piu’ o meno il peso di un giovane orso, e lunghi due metri: Castoroides in Nord America, Trogontherium in Eurasia. Buoni per fare la diga sullo Yang-Tze, immagino, con annessa centrale idroelettrica, ma non abbastanza buoni da arrivare sino a noi  per via dell’ultraspecializzazione a vivere nelle paludi e nei canali allagati del Pleistocene. Fortunatamente i castori giganti non costruivano dighe e non tiravano giu’ le sequoie con un morso, avevano piuttosto lo stile di vita di una nutria o meglio, di un ippopotamo solitario, vista la stazza.

Ma perche’ i castori costruiscono le dighe? Cominciamo col chiarire che la diga non e’ intenzionalmente una diga, e’ una tana costruita in una zona inaccessibile, ovvero un’isola artificiale in mezzo al fiume o lago dove la famiglia di castori trova rifugio dai predatori e dai rigori dell’inverno.

Un breve volo pindarico prima di ritornare alle dighe: uno dei motivi per cui i castori piacciono tanto a gente del calibro di C. S. Lewis e’ che sono, eccezionalmente per i roditori, rigidamente monogami e le coppie rimangono insieme sino alla morte di uno dei due partner. Entrambi i genitori contribuiscono ad allevare i piccoli e quando sono piu’ grandicelli i cuccioli del primo anno restano nel nido insieme ai nuovi arrivati del secondo anno, prima di disperdersi (non troppo lontano, pero’!), contribuendo a formare un’immagine di famigliola felice del Mulino Bianco molto invidiata dalla specie umana (che monogama invero lo e’ solo sulla carta, perche’ i primati tendono a non esserlo, checche’ la societa’ proclami).

E insomma, tra cuccioli del primo anno e quelli del secondo anno la coppia  ha bisogno di un posto sicuro dove ospitare tutta la numerosa famiglia. Dal momento che discendono da animali scavatori, se ne hanno la possibilita’ i castori non costruiscono affatto dighe, quelli europei in particolare, preferendo scavarsi tane lungo l’argine dei fiumi come fanno le nutrie. Un parente terrestre americano dei castori, Paleocastor, scavava tane a cavatappo profonde anche due metri e mezzo e larghe 20 cm, che poi fossilizzavano, e i paleontologi si sono a lungo chiesti cosa diamine producesse questi calchi di cavatappi nel terreno. Erano stati ribattezzati Daimonelix e prima di intuire che l’autore fosse Paleocastor si ipotizzavano spugne silicee giganti (e terrestri) o una nuova, ipotetica, specie di pianta. Alla fine trovarono dentro resti fossili di Paleocastor, inclusi castorini neonati, e si capi’ che era semplicemente una tana di castori. I castori moderni non sono cosi’ originali e scavano tane dall’apertura sommersa, come fanno quasi tutti i mammiferi semiacquatici, mentre la camera dove soggiornano e’ circa 1.2-2 m al di sopra dell’entrata, all’asciutto e puo’ essere singola o una penthouse pluriaccessoriata con labirinto di gallerie annesso. Niente di particolarmente originale, insomma.

 

Daimonelix con resti di Paleocastor fossor nella camera per i cuccioli. Foto: coo.fieldofscience.com

La costruzione di dighe vere e proprie avviene, specie nel castoro europeo, quando lo scavo degli argini non e’ un’opzione considerabile, ad esempio perche’ sono bassi o troppo friabili. Piu’ famiglie di castori possono costruire diverse dighe in prossimita’ l’una dell’altra.

Un altro volo pindarico si rende necessario. Per tutta l’infanzia testi sacri della portata de “Il mio amico castoro” e “Le cronache di Narnia” mi avevano indotta nell’erronea convinzione che i castori, come le lontre, mangiassero pesce. Perche’ costruire dighe altrimenti, se non per crearsi l’allevamento di trote, come fa Mr. Castoro ne “Il Leone, la strega e l’armadio”? Il ragionamento non fa una grinza. Si da’ il caso pero’ che i castori siano rigidamente vegetariani e mangino piante erbacee lungo gli argini in estate e corteccia e rami in inverno, con una predilezione per sbranare giovani pioppi, salici e ontani. In autunno, come gli scoiattoli, immagazzinano cibo per l’inverno solo che anziche’ seppellire noci sottoterra nascondono i rami sott’acqua, a ciascuno il suo. Sfortunatamente i castori sono acquatici ma gli alberi no, e i castori non si allontanano mai piu’ di 60 metri dall’acqua. Come fare allora a procacciarsi cibo quando la vegetazione scarseggia vicino alle sponde del fiume?

I castori sono in grado di scavare canali. La costruzione comincia spostando fango e sedimenti con le zampe anteriori da rivoletti che affluiscono nello specchio d’acqua dove il castoro vive, rendendoli piu’ ampi e profondi e puo’ andare avanti anche per qualche centinaio di metri in modo da consentire al castoro di arrivare o in un adiacente corso d’acqua o in una zona di approvvigionamento nuotando e non camminando sulla terra ferma. Questa abilita’ pare sia stata il preadattamento necessario al’evoluzione della capacita’ di costruire dighe, si comincia il corso di ingegneria scavando un canale e si finisce costruendo palazzi e nuovi laghi. Naturalmente anche questo semplice comportamento non e’ senza conseguenze ecologiche in quanto mettere in comunicazione corsi d’acqua precedentemente non collegati causa rimescolamenti genetici delle popolazioni residenti.

Quando una colonia di castori (ovvero mamma, papa’, cuccioli dell’anno precedente ed eventualmente quelli dell’anno in corso) decidono di costruire la villa al mare perche’ le condizioni dell’habitat lo rendono necessario tutta la famiglia contribuisce all’impresa. L’operazione prevede un leggero scavo nel sedimento, sott’acqua e la deposizione di tronchi e rami per l’ammontare complessivo di alcune decine di tonnellate (un castoro solleva facilmente un ramo del proprio peso). Alcuni dei grossi tronchi e rami deposti alla base saranno la fonte di cibo per l’inverno della colonia. Quando l’impalcatura principale e’ posata le vengono aggiunti rametti piu’ piccoli e fango sino a che non diventa completamente impermeabile e termoisolata. La struttura finita puo’ essere lunga sino a 12 m e alta tre, ha diverse camere all’interno (almeno tre), un condotto di areazione al di sopra e un paio di entrate sott’acqua. Tutta l’operazione dura solo una ventina di giorni e di solito blocca completamente o parzialmente il corso d’acqua in cui viene costruita. Cio’ causa l’innalzamento del livello dell’acqua a monte e la formazione di un nuovo lago di sbarramento che puo’ essere lungo anche un chilometro e mezzo. Il nuovo lago consente al castoro non di allevare pesci, ma di poter penetrare nel cuore della foresta e procacciarsi altri alberi e vegetazione da mangiare, ma questo e’ un effetto collaterale. Quello principale e’ di avere un rifugio assolutamente sicuro (a prova di orso) dove allevare la prole e svernare al caldo anche quando l’acqua e’ completamente gelata in superficie: il calore prodotto da una decina di castori cicciotti e pelosi e’ tale che dal condotto di areazione esce spesso caldo vapore acqueo, come vivere dentro una sauna finlandese.

Un miracolo di ingegneria, un esempio unico di ingegnosita’? Niente di tutto questo, naturalmente. E’ certamente vero che i giovani castori apprendono dai genitori l’abilita’ di costruire la diga, cosi’ come un leoncino o un pipistrellino impara dalla mamma a cacciare, l’apprendimento dall’esempio e’ una caratteristica dei mammiferi. Esistono pero’ esempi di tane almeno altrettanto complesse senza che nessuno urli al miracolo. Giusto per rimanere tra i mammiferi le citta’ dei tassi, le tane dei conigli quelle dei criceti e quelle degli eterocefali glabri non sono meno complesse da costruire. Le termiti e le formiche costruiscono tane che fanno sembrare la diga del castoro un gioco per ragazzi, e anche le api e le vespe cartonaie non scherzano. Tra gli uccelli i megapodi sicuramente sono impressionanti almeno quanto i castori, se non di piu’, ma anche il nido di un comune pendolino a me sembra un piccolo capolavoro.

Ma allora, quello che ci impressiona e’ l’abilita’ del castoro, in comune con noi, di manipolare l’ambiente e trasformare l’habitat in cui vive? Indubbiamente, ma anche in questo caso i castori sono in buona compagnia. Jones et al (1994) elencano una incredibile quantita’ di animali capaci di fare altrettanto, che vanno dalle patelle allo zooplankton, dagli alligatori agli elefanti. Diciamoci la verita’ fuori dai denti: i castori sono cosi’ popolari come ingegneri solo perche’ sono diffusi nei paesi occidentali (soprattutto in Nord America) e sono carini.

I bambini indubbiamente li amano, ma le loro mamme a volte anche di piu’. Dai castori infatti si ottengono due beni preziosi: una pelliccia idrorepellente usata per fare cappelli e il castoreum.

Il traffico di pellicce e’ fortunatamente in declino, ma il castoreum (da non confondere col castor oil, che e’ di origine vegetale) e’ ancora ricercato, anche se fortunatamente sempre meno. Questa sostanza viene prodotta da speciali ghiandole poste nell’addome dell’animale e servono, soprattutto al maschio, a marcare il territorio. Delle piramidi alte anche oltre un metro vengono costruite con rami e fango sugli argini e il castoreum viene spruzzato alla sommita’, cosi’ da disperdere meglio l’odore. La sostanza e’ chimicamente molto complessa essendo un misto di centinaia di molecole tra cui fenoli, alcol, salicilaldeidi e castorammina e sin dall’antichita’ e’ stata apprezzata in farmacopea: Erodoto e Ippocrate la indicarono utile contro le malattie dell’utero, Plinio il vecchio e Galeno come rimedio contro crampi e spasmi intestinali, Paracelso contro l’epilessia e nel tempo altri le hanno attribuito proprieta’ contro piaghe, ulcere, mal d’orecchi, costipazione, isteria e anche contro il veleno dei serpenti. La verita’ e’ che, dal momento che i castori mangiano la corteccia dei salici, accumulano acido acetilsalicilico, ovvero aspirina, e un derivato del principio attivo dell’aspirina si ritrova nel castoreum. In tempi recenti il castoreum e’ stato usato usato nella medicina omeopatica e soprattutto come base per i profumi costosi.

Visti i pregi dell’animale (che come bonus e’ anche buono da mangiare) va da se’ che entrambe le specie sono state soggetto di sterminio, al punto che di castori europei nel 1900 ne erano rimasti 1200 in tutta Eurasia in otto popolazioni, in Francia, in Germania, Norvegia, Russia, due in Bielorussia, una sottospecie in Mongolia e una sottospecie in Cina di cui forse restano in tutto 700 esemplari ma non se ne sa quasi niente. In Italia si era estinto gia’ nel XVI secolo.

Il castoro americano gia’ all’inizio del 1800 era localmente estinto in buona parte del suo areale, soprattutto nella parte orientale degli States.

Questa pero’ e’ una storia insolita, perche’ oltre ad esserci il lieto fine si va anche un po’ oltre e si rischia, per eccesso, di ricadere in un finale triste. Entrambe le specie di castoro infatti sono state soggetto di intense campagne di ripopolamento, incredibilmente ben riuscite. Il castoro americano oggi e’ tornato a rioccupare gran parte del suo areale naturale, al punto che in Canada, il suo ambiente per definizione,  ci sono abbattimenti selettivi. Il castoro europeo anche e’ stato reintrodotto in buona parte del suo areale originario e nel 2006 si contavano 639.000 animali, una cifra sicuramente sottostimata perche’ la specie ha avuto una crescita demografica esplosiva anche in zone dove e’ difficile censirla, come la Russia. Le sottospecie originarie se ne sono andate a signore diversamente libere in fatto di costumi sessuali, con l’eccezione di quelle mongola e cinese, ma i castori sono ancora tra noi.

Siccome non si puo’ mai avere troppo poco di una buona cosa, gia’ che c’erano gli allevatori di pellicce (non li chiamerei allevatori di castori) hanno introdotto, con successo, i castori americani in Finlandia e in Russia (istmo di Karelia, bacino dell’Amur e penisola di Kamchatka) e siccome i castori sembrano abilissimi a crescere e moltiplicarsi ci sono ora floride popolazioni di castoro americano che sgomitano con le popolazioni in ripresa di castoro europeo.  Le due specie non sono interfeconde e accade lo stesso fenomeno per cui gli scoiattoli rossi europei sono eliminati da quelli grigi americani, che gli zoologi chiamano meccanismo di esclusione competitiva: non c’e’ competizione diretta e le due specie coesistono pacificamente, ma una e’ leggermente piu’ adatta a sfruttare le risorse della nicchia e lascia l’altra specie a pancia abbastanza vuota da avere meno figli, e quindi lentamente la specie nativa declina.

L’aumento in numero dei castori americani in Finlandia e’ a dire la verita’ lento, grazie soprattutto al controllo sulla popolazione (leggi: catture e soppressione), ma considerando che le due specie sono indistinguibili a occhio non so esattamente questo controllo come venga esercitato. Curiosamente altre due popolazioni di castoro americano in Europa, in Austria e Polonia, si sono estinte sotto la pressione del castoro europeo: in zone piu’ meridionali e calde, insomma, il castoro europeo ha la meglio, in zone settentrionali fredde vince il castoro americano.

Il ritorno improvviso di tutti questi castori in Europa ha ovviamente ripercussioni sull’attivita’ umana: i castori scortecciano, tagliano gli alberi di pregio, sbarrano corsi d’acqua, creano laghi indesiderati e non disdegnano i campi coltivati. Sembra in realta’ che il danno provocato dai castori sia minore di quello causato da altre specie come cervi e arvicole, ma viene notato per la brusca repentinita’ del suo apparire. Visto che la specie era prima presente, deve in teoria solo ritrovare un equilibrio, se non fosse che mentre era assente gli esseri umani hanno cambiato la composizione forestale e hanno eliminato i predatori naturali dei castori (orsi, lupi, linci, sciacalli, volpi etc), per cui l’equilibrio al momento viene trovato a botte di fucili e trappole, e la storia si alterna con corsi e ricorsi. Di sicuro se arrivasse una colonia di castori a fare la diga nel canale dietro casa, alzasse il livello dell’acqua e mi inondasse casa andrei personalmente a dargli un benvenuto al piombo, sgomitando coi vicini.

Al peggio ovviamente non c’e’ mai fine. Sinora abbiamo visto che i castori reintrodotti nel loro ambiente naturale mostrano la tendenza a una crescita demografica esplosiva. Qualli reintrodotti in un ambiente simile dove pero’ ci sono gli stessi patogeni e predatori, piu’ altri castori come competitori, hanno alterne fortune. Quando i castori li si manda in vacanza in un posto tutto laghi, canali e acquitrini, senza malattie, predatori e competitori e’ la fine. E’ accaduto in Terra del Fuoco, Argentina, dove 50 castori furono introdotti da uno sconsiderato tentativo commerciale del governo e successivamente liberati ne la Isla Grande nel 1946. In poche decadi hanno colonizzato diverse altre isole adiacenti della Patagonia, raggiungendo recentemente la terraferma in Cile. Nel 2008 si calcola ci fossero 0.7 colonie di castoro per km2 con piu’ di 100.000 animali in una superficie di 70.000 km2. Tutti questi castori ovviamente causano pesanti modifiche all’ecosistema, in particolare l’aumento delle zone umide a discapito delle foreste per via della risalita del livello dell’acqua, l’alterazione della composizione chimica dell’acqua, dei sedimenti e del suolo per via dell’accumulo di fosforo, carbonio e azoto organici (leggi: cacca di castoro) e ovviamente l’alterazione pesante della flora e della fauna. Se pensate che io stia esagerando, guardate la foto qui sotto.

Danni da castoro in Patagonia. fonte: scienceblogs.com

I faggi australi del genere Nothofagus, in particolare gli endemici N. pumilio e N. betuloides, non sono adattati all’eccessivo rosicchiamento, scortecciamento e abbattimento da parte dei castori e scompaiono, al contrario di quanto accade ai nostri salici e ontani che si sono coevoluti col “nostro amico castoro”. Anche il sottobosco si altera in modo permanente, le felci australi scompaiono e lasciano il posto alle piante erbacee. Sparargli o distruggere le dighe non sembra al momento essere un sistema efficace di controllo, anche perche’ essendo i castori beniamini di grandi e piccini attirano i turisti a beneficio dell’economia locale e a discapito dell’ecosistema subantartico.

Nella nostra penisola i castori non sono mai stati particolarmente abbondanti, sia perche’ fa caldo sia perche’ il territorio e’ troppo montagnoso per i gusti di questi animali di pianura, sia perche’ da sempre venivano cacciati per pelli, cibo e castoreum, sia perche’ c’era una grossa biodiversita’ di predatori concentrata in un territorio relativamente piccolo. Insomma, quando si sono estinti (erano diffusi prevalentemente in nord Italia) pochi se ne sono accorti. La reintroduzione del castoro in Italia e’ stata pero’ raccomandata in un documento dell’Unione Europea/Convenzione di Berna della Serie Natura ed Ambiente, come riportato sul sito della IUCN, ma fortunatamente sembra che l’Italia abbia ignorato la raccomandazione.

Non cosi’ invece ha fatto la Scozia. Il governo scozzese e’ partito allegramente con un progetto di reintroduzione, incurante del fatto che gia’ i numerosi cervi alloctoni influiscono pesantemente e negativamente sulla struttura forestale. Nell’ambito preliminare di questo progetto di reintroduzione alcuni castori europei, provenienti dalla Norvegia e dalla Germania sono tenuti in cattivita’ in grandi recinti. Guarda caso uno dei castori tedeschi ha introdotto in Gran Bretagna la tenia Echinococcus multilocularis: almeno 49 animali della popolazione bavarese affetta sono stati introdotti e la tenia e’ stata trovata nel fegato di almeno uno di questi animali.

Ovviamente alcuni castori sono gia’ scappati.

Ovviamente alcuni si sono stabiliti in natura e la popolazione selvatica e’ in crescita.

Ovviamente non gli si puo’ sparare perche’ sono tanto carini.

Ovviamente in Gran Bretagna non ci sono predatori piu’ grandi di una volpe

Ovviamente se arrivano qui nel sud dell’Inghilterra e mi allagano casa io calo nel canale le trappole.

L’invasione dei castori e’ cominciata.

 

 

Referenze:

Korth, W. W. (2002)Comments on the Systematics and Classification of the Beavers (Rodentia, Castoridae) Journal of Mammalian Evolution, Vol. 8, No. 4, December 2001. DOI 1064-7554/ 01/ 1200-0279/ 0

Swinehart, A. L. and Richards, R. L. (2001) . PALAEOECOLOGY OF A NORTHEAST INDIANA WETLAND HARBORING REMAINS OF THE PLEISTOCENE GIANT BEAVER (CASTOROIDES OHIOENSIS) Proceedings of the Indiana Academy of Science 110 :151—166

Mayhew, D. F. (1978). Reinterpretation of the Extinct Beaver Trogontherium (Mammalia, Rodentia). Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences, 281(983), 407-438. doi:10.1098/rstb.1978.0004

Hugueney, M. and Escuillie, F. (1996) Fossil Evidence for the Origin of Behavioral Strategies in Early Miocene Castoridae, and TheirRole in the Evolution of the Family. Paleobiology, Vol. 22, No. 4, pp. 507-513

Jones, C. G., Lawton, J. H., Shachak, M. (1994) Organisms as ecosystems engineers. Oikos 69: 373-386

Batbold, J., Batsaikhan, N., Shar, S., Amori, G., Hutterer, R., Kryštufek, B., Yigit, N., Mitsain, G. & Muñoz, L.J.P. 2008. Castor fiber. In: IUCN 2011. IUCN Red List of Threatened Species. Version 2011.2. <www.iucnredlist.org>. Downloaded on 29 April 2012.

Macdonald, David W.; Norris, Sasha (August 30, 2006). The Encyclopedia of Mammals (2 ed.). Facts on File. pp. 930. ISBN 978-0816064946.

Stephen Harris, Derek Yalden (2008) Mammals of the British Isles: Handbook 4th edition. Mammal Society. ISBN-13: 9780906282656

ResearchBlogging.org
Lizarralde, M., Bailliet, G., Poljak, S., Fasanella, M., & Giulivi, C. (2007). Assessing genetic variation and population structure of invasive North American beaver (Castor Canadensis Kuhl, 1820) in Tierra Del Fuego (Argentina) Biological Invasions, 10 (5), 673-683 DOI: 10.1007/s10530-007-9161-6

Published by tupaia on aprile 30th, 2012 tagged alloctoni, Erbivori, mammiferi, roditori


19 Responses to “Il nostro amico castoro”

  1. andrea Says:

    sempre iteressante scoprire fatti e misfatti del meravigliosos sistema complesso della natura

  2. Matteo Says:

    Evolvettero? (PS Mi mancavano questi post)

  3. tupaia Says:

    controllato sul dizionario, sembrava strano anche a me. Il blog languiva ahime’ a discapito del libro e per problemi personali, spero ora di tornare ad essere un po’ piu’ costante

  4. sulfrum Says:

    UN tempo da noi c’era la campagna “Salva un albero, mangia un castoro”. Ma allora ha fondamento scientifico!

  5. Matteo Says:

    Mi spiace per i problemi personali, spero che le cose vadano meglio. Comunque, non vedo l’ora che esca il libro!

  6. tupaia Says:

    Sulfrum: lo slogan che citi era il secondo candidato come titolo del post, infatti

  7. tupaia Says:

    Matteo: Relativamente parlando si, va meglio grazie, le cose riprendono il loro corso.

  8. Franco Casini Says:

    Bellissimo post, come sempre.

    Ovviamente eri al corrente del fatto che ” i proto-castori mugghiano in letizia”…

    http://www.pest2000.it/TESTI/malgal01.jpg

  9. tupaia Says:

    Interessante, non sapevo mugghiassero, tantomeno in letizia :D
    Da tove e’ tratta la vignetta?

  10. Franco Casini Says:

    Da “Maledetta Galassia (storie dallo spazio profondo)” di Bonvi-Cavazzano, I grandi comici del fumetto n°3 – Bonelli editore 1999

    Ho ragione di ritenere che almeno un paio delle storie ti risulterebbero assai gradite… ;-)

  11. danilo avi Says:

    Sono io strano, o c’è qualcosa di profondamente surreale nel dover contare i cromosomi di un castoro finnico prima di terminarlo? Mi fa tanto Blade runner…

  12. andrea Says:

    l’orologiaia disse( oppure dice aor.):
    ” i castori sono cosi’ popolari come ingegneri solo perche’ sono diffusi nei paesi occidentali e sono carini.”

    mi fai rivalutare una esaminatrice che a un colloquio mi disse che la dote fondamentale per un ingegnere e’ la simpatia…..
    all’epoca me ne andai via con lacrime di disperazione………

  13. Dedalo Says:

    Danilo, che fine avevi fatto???!!! Il tuo blog lo aggiornerai??

    ciao!

    Ded

  14. tupaia Says:

    Ciao anche a te, Dedalo ;P

  15. Dedalo Says:

    ciao Tupaia! Sì, ci sono anche io, non scrivo mai ma leggo sempre ;)
    Complimenti per tutto: il sito, il libro… Tutto!

  16. danilo avi Says:

    Ciao Dedalo. Sì, aggiornerò a breve. Ho quasi pronto Ciotole II la vendetta. E’ che sono pigro, tutto qui.

  17. carlo Says:

    Io però non capisco la tua posizione sulle specie alloctone.

    una volta hai scritto un post in cui sembravi contenta se in inghilterra ci sono i canguri, adesso sembra che il castoro tedesco sia il MALE

    ???

  18. tupaia Says:

    Carlo: il problema, come ho scritto qui: http://www.lorologiaiomiope.com/linvasione-degli-alieni-continua/, e’ secondo me soprattutto l’impatto che la singola specie ha sull’ambiente. I canguri (wallabies, per la precisione) non riescono ad espandersi e dimostrabilmente non hanno un grosso impatto sull’ecosistema insulare. I castori invece gia’ altrove hanno dimostrato di essere altamente invasivi. Senza un’introduzione controllata, senza predatori e senza foreste che non siano alberi da reddito o parchi io la vedo grigia. Cioe’, no, la vedo rosea, magari qualcuno mi paga tra dieci anni per fargli su un po’ di genetica…

  19. carlo Says:

    grazie,

    dimenticavo:

    mi sei mancata

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