Il mio amico Camallanus (Contributo al blog di Dund)

Nulla batte l’orrore soprannaturale del sarcoma di Sticker, ma i nematodi ce la mettono tutta. E’ vero che meno di un quarto del totale delle specie è parassita (ma sono sempre 15.000, in continuo aumento perche’ se ne scoprono di nuove ogni anno), e che si va da cosucce simpatiche come le anguillule dell’aceto alle filarie che spazzavano via intere collezioni di scimmie africane negli zoo senza che se ne capisse il perchè. La cosa che mi colpisce di più è la complessità dei cicli vitali di questi affari, e la varietà dei vettori e ospiti intermedi.

Tra i nematodi dell’ordine Camallanida (lo stesso a cui appartiene la famiglia Dracunculidae), c’è un mio vecchio amico chiamato Camallanus. Il genere conta da 9 a 15 specie, secondo chi sia il vostro tassonomo di fiducia, e sono tutti parassiti specie-specifici di pesci d’acqua dolce e marina, cheloni e serpenti.

camallanus.jpg
Camallanus. Da: Nematode (roundworm) infections in fish (2o02) edis.ifas.ufl.edu

 

Camallanus cotti, originario del sud est asiatico ma ora cosmopolita negli acquari, parassita l’intestino dei pesci, causando ischemia e necrosi. Normalmente il suo ciclo vitale prevede un ospite intermedio, generalmente un copepode ciclopoide. Le minuscole larve al primo stadio, ingerite dal crostaceo, raggiungono l’emocele in poche ore, compiono due mute, e raggiungono il terzo stadio larvale dopo circa 11 giorni. Una volta insediate nell’intestino dei pesci predatori del copepode, diventano adulte dopo altre due mute, a 33 giorni dall’infezione nei maschi, e a 42 nelle femmine (il maschio adulto misura 3 mm, la femmina 10: a tutto c’è un perchè).

Il nematode tuttavia sopravvive, anzi ormai infesta ubiquitariamente, anche impianti di stabulazione e acquari, dove non si vede mai un Cyclops. Perchè? Perchè in assenza di ospiti intermedi, il Camallanus può diventare monoxeno (cioè capace di infettare direttamente l’ospite definitivo) per almeno tre/quattro generazioni consecutive. Inoltre le larve al primo stadio sopravvivono più di tre settimane fuori del corpo dell’ospite. E’ un incubo resistente e adattabile, questo signore. Per fortuna ha anche l’elegante abitudine di sporgere per un buon terzo della sua lunghezza dall’ano della vittima, il che lo rende facile da individuare.

camallanus1.jpg

Il Camallanus cotti sporge per circa 1/3 dall’ano del pesce parassitato. da: alaquairum.net

A questo punto, desistendo dall’impulso di rimuoverlo manualmente, sfilandolo – la testa a fresa ha una presa molto tenace sulla parete dell’intestino, immaginate cosa succederebbe – andate a procurarvi il farmaco d’elezione, che è un antielmintico specifico per uso veterinario, altamente tossico. L’equivalente generico costa la metà ma guarda caso, non è mai disponibile. Inoltre, mancando veterinari che si bevano la frottola del gatto/cane da sverminare urgentemente (“ma non aveva 7 anni?”), dovrete ricorrere a tutta la vostra suasoria per far mollare la medicina al farmacista senza ricetta, o giocare la carta dell’onestà e raccontargli la tragedia dei pesci coi parassiti all’intestino, di fronte a tutte le pensionate del quartiere venute a farsi misurare la pressione. Alla fine del trattamento buona parte dei pesci morirà comunque, per mancata espulsione dei parassiti morti, o in seguito alle lesioni necrotiche e/o infezioni secondarie riportate.

Mi perdonerete questi aneddoti che poco arricchiscono la discussione, ma ho spesso l’urgenza di raccontarli e per qualche strano motivo sono apprezzati più in questi contesti che all’aperitivo con gli amici.

Referenze:

Levsen A., Berland B., The development and morphogenesis of Camallanus cotti Fujita, 1927 (Nematoda: Camallanidae), with notes on its phylogeny and definitive host range, Systematic Parasitology September 2002, 53:29-37.

Levsen A., Jakobsen P.J., Selection pressure towards monoxeny in Camallanus cotti (Nematoda, Camallanidae) facing an intermediate host bottleneck situation, Parasitology 2002, 124: 625-629

Levsen A., Transmission Ecology and Larval Behaviour of Camallanus cotti (Nematoda, Camallanidae) Under Aquarium Conditions, Aquarium Sciences and Conservation, December 2001, vol. 3, n. 4: 301-311

Untergasser D., Malattie dei pesci d’acquario. Diagnosi e trattamento, 1999, Edizioni Primaris

Published by tupaia on gennaio 29th, 2008 tagged invertebrati, parassiti, vermi


17 Responses to “Il mio amico Camallanus (Contributo al blog di Dund)”

  1. sphaerichthys Says:

    Ebbravo rogolino mio!
    Davvero un bel post. Ma l’articolo di Levsen (2002) lo hai in pdf sul pc?
    :-)

    Complimenti anche a Tupaia che ha messo sul suo blog la storia di questi simpatici animaletti.

    Vi linko subito dal mio.

    (E dite quello che vi pare ma a me i parassiti, in termini strettamente eco-evolutivi, fanno davvero impazzire)

    Fabio

  2. tupaia Says:

    Dund scrisse di quel tipaccio in un commento, e siccome mi sembrava una storia troppo carina per lasciarla li dov’era, dove in pochi l’avrebbero letta, gli ho chiesto di ampliare un po’ il tutto per darle il meritato spazio, e dund ha fatto un buon lavoro. Colgo l’occasione per ringraziarlo pubblicamente della collaborazione.
    E adesso basta bestie schifose, saranno interessanti ma ora ci vuole qualche bestiolina pelosa e carina!

  3. falecius Says:

    D’accordo per le cose pelose e carine, ma i nematodi & simili, dal punto di vista evolutivo, m’incuriosiscono: cosa sono? da dove vengono?

    E, à propos, sto cercando un cladogramma dettagliato degli animali, dove lo trovo? I miei vecchi sistemi di classificazione stanno litigando di brutto con il concetto di clade monofiletico (e sottolineo che i dizionari internettesi non riconoscono “clade” come vocabolo italiota).

  4. falecius Says:

    Altra domanda: i phyla di animali terrestri sono solo: anellidi, molluschi, artropodi e cordati? Gli altri sono tutti acquatici (tranne, suppongo, i parassiti)?

  5. danilo Says:

    Beh, dovresti definire “terrestri”… Voglio dire, la maggior parte dei viventi (e intendo proprio la stragrande maggioranza) sono parecchio piccoli, relativamente parlando. Definiresti “terrestre” qualcosa che vive nella pellicola d’acqua che copre il muschio?

    Io credo che il fattore limitante sia l’essersi adattati o meno alla pressione osmotica che comporta il contatto con l’acqua dolce. Ci sono Phyla esclusivamente marini, e Phyla d’acqua dolce e di terra. La vita è iniziata in mare, e il contenuto di soluti nei liquidi organici è compatibile con quello dell’acqua marina ma non, solitamente, con quello dell’acqua dolce. Ci hai mai pensato? Un pesce di lago, buttato in mare, muore per disidratazione…:-)

  6. Marco Ferrari Says:

    Per falecius. Forse cercavi questo ? Abbi pazienza, il sito è piuttosto lento. Per ogni singolo phylum, poi, ci sono cladogrammi più approfonditi.
    Ancora per falecius. Una piccola nota; confondi una classificazione tassonomica (anellidi, molluschi, artropodi e cordati) con una ecologica, i parassiti. E comunque veramente terrestri ci sono anche gli Onychophora e i Nematoda.

    Marco

  7. falecius Says:

    Definiresti “terrestre” qualcosa che vive nella pellicola d’acqua che copre il muschio?

    direi di no :?

    Ci hai mai pensato?

    No, no credo di averlo mai saputo.

  8. Marco Ferrari Says:

    Anche la superficie di scambio degli alveoli è ricoperta d’acqua. Definiresti “acquatica” un’antilope del deserto? Lo scambio di gas deve avvenire nell’acqua, che sia dentro o fuori.

    Marco

    P. S. danilo, è una provocazione 8-)

  9. danilo Says:

    Non è una provocazione, mio buon amico del Mississipi profondo, è una realtà. Volendo tentare una visione poetica, chi è uscito dal mare deve purtuttavia portarselo dentro.

  10. tupaia Says:

    Falecius: oltre all’ottimo link che ti ha suggerito Marco, dai anche un’occhiata qui: http://www.lorologiaiomiope.com/?p=6

  11. falecius Says:

    Tupaia: quel cladogramma è stato a lungo il mio sfondo del desktop, ma ho bisogno di qualcosa più dettagliato nella zona delle cose pluricellulari e semoventi.
    Per marco: no, mi sono spiegato male, intendevo escludere le specie (di qualsiasi clade) che parassitano quelle terrestri vivendo nei loro “mari interni”, ai fini del conto dei phyla “terrestri”. Sinceramente credevo che i nematodi fossero acquatici, gli Onychophora non so minimamente cosa siano.

  12. falecius Says:

    Cmq l’adeguamento osmotico al mare è qualcosa che varia anche a livello di singoli ordini, (se si accettano i cetartiodattili come ordine e cetacei ed artiodattili come infraordini), o sbaglio?
    Voglio dire, abbiamo mammiferi marini evolutisi indipendentemente da afroteri e laurasiateri, rettili (passatemi il gruppo parafiletico) marini arcosauri, mosasauri, plesiosauri e cheloni, pesci sarcopterigi sia d’acqua salata che d’acqua dolce… (vero anche che, per quanto ne so, non esistono anfibi marini); sembrerebbe un adattamento relativamente semplice?

  13. danilo Says:

    Falecius, io non la vedo così. Secondo me, il fattore limitante è _liberarsi_ dal mare. Nel senso che se imbrocchi il modo di evitare le differenze di pressione osmotica, allora niente ti vieta di ritornare al mare, ma se non lo imbrocchi non ne puoi uscire.
    Cioè, è relativamente semplice il secondo passo, ma solo dopo che hai fatto il primo.
    Ma tieni presente che le mie opinioni sono solo opinioni da dilettante, sia in biologia che in teologia. E, a quest’ultimo proposito, se per caso ti ho offeso me ne scuso. Io non ho niente contro i credenti. Odio i missionari, questo sì, ma tu non lo sei.

  14. falecius Says:

    Non mi hai offeso; anche io sono un dilettante, sia in biologia che in teologia, e per il momento anche in islamologia :D

  15. falecius Says:

    Se poi parliamo di religione, di dubbi ce ne sono tanti, da queste parti. Credo, sì, ma la Chiesa sembra star facendo il possibile per farmi perdere la fede :P

  16. Dund Says:

    Sphaerichthys: grazie :D No, purtroppo dell’articolo ho potuto usare solo l’abstract, ma ti passo il link e magari riesci ad acquisirlo per vie accademiche.
    Combinazione, ho visto che parli di bottleneck nel tuo post. Ne ho capito un decimo – colpa mia, la sua oscurità è della più fine grana eraclitea – ma il discorso dell’allele nerd che in certe condizioni si gioca la sua carta, trasposto su un piano di darwinismo sociale, mi trova entusiasta.

    Tupaia: in ritado, ancora grazie mille a te per aver pubblicato Nematodes II The Revenge.

    “[…] ma ora ci vuole qualche bestiolina pelosa e carina!”

    E cosa c’è di più peloso e carino di un solifugo? :D

  17. sphaerichthys Says:

    Dund: ok per l’articolo.

    Per quanto riguarda il post sui colli di bottiglia. L’intenzione iniziale era molto diversa. E’ uscito cosi ma a posteriori lo vedo più come il delirio di un ex adattazionista.
    :-)

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