Il miglior amico dell’uomo: il pidocchio (Pediculus humanus)

C’e’ un animale che e’ rimasto accanto all’uomo negli ultimi due milioni di anni, adattandosi ad ogni circostanza, che lo ha seguito fedele in migrazioni, guerre, carestie e pestilenze chiedendogli solo in cambio un po’ di cibo per sfamarsi? si, e non e’ il cane, bensi’ il pidocchio.

Innanzi tutto, sfatiamo un mito: i pidocchi non saltano e non si appostano ad aspettare una vittima di passaggio, perche’ non hanno zampe lunghe come le pulci e non sopravvivono senza un ospite umano. Per passare da uomo a uomo c’e’ bisogno di un contatto diretto. Premetto questo per ridurre l’irrefrenabile istinto a grattarci che si prova non appena si sfiora questo argomento: nessun pidocchio e’ li in agguato pronto a infestarci. E ora, continuiamo pure a leggere senza grattarci troppo, perche’ in fondo a questo post ci sono dati interessanti…

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Noi esseri umani siamo in ogni caso fortunati: rispetto ad altre specie di mammiferi abbiamo pochissimi ectoparassiti, e cio’ e’ dovuto principalmente all’aver perduto il pelo. Parassiti specifici della specie umana sono: i due tipi di pidocchi, di cui parleremo tra poco, le piattole, Pthirus pubis. che poi sono un tipo di pidocchio specializzato a vivere sui peli pubici (ma anche ascelle, barba e perfino sopracciglia!), la pulce umana (Pulex irritans), le cimici dei materassi (Cimex lectularius), alcuni acari come quelli della scabbia (Sarcoptes scabiei). Poca roba, insomma, rispetto ad altri mammiferi e soprattutto ad alcuni uccelli.

Peduculus humanus. Da pathmicro.med

Quasi tutti questi ectoparassiti, inclusi i pidocchi, si cibano di sangue umano. C’e’ pero’ una differenza: animali come le pulci si nutrono di sangue solo allo stadio adulto, mentre allo stadio larvale sono saprofiti, mangiano quello che trovano, insomma. Questo rende piu’ varia la loro dieta. I pidocchi invece si nutrono di sangue per tutto il loro ciclo vitale (che complessivamente dura un mesetto), e cio’ crea un problema: il sangue umano manca di alcuni nutrienti, tipo alcune vitamine del gruppo B, che vengono captate in altre sedi. Per rifornirsi di queste sostanze i pidocchi ospitano, nelle cellule che rivestono l’emocele (equivalenti all’endotelio dei nostri vasi sanguigni), dei batteri simbionti che producono vitamine per loro, e che vengono “infettati” dalla madre alla cellula uovo per essere passati alle nuove generazioni.

I pidocchi pertanto sono tecnicamente parassiti obbligati e continui, cioe’ non scendono mai dall’ospite: la madre produce una saliva collosa con cui attacca l’uovo al capello. Alla schiusa dell’uovo nasce una ninfa (sono insetti del tipo emimetabolo, i piccoli sono simili agli adulti). Dopo tre mute si ha l’insetto adulto, maschio o femmina. Questi copulano frequentemente deponendo 3-4 uova al giorno, circa un centinaio nella vita di una femmina.

Di pidocchi ne esistono due sottospecie, il Peduculus humanus capitis e il Peduculus humanus humanus. Sono morfologicamente indistinguibili ma il primo vive sui capelli, ed il secondo sui vestiti, specie sulle parti in contatto con la pelle, come le cuciture. Il pidocchio della testa e’ innocuo, eccezion fatta per il prurito e l’irritazione delle punture. Il pidocchio dei vestiti, invece, trasmette un batterio piuttosto cattivo, la Rickettsia Prowazekii, che porta il tifo petecchiale. Il batterio uccide il pidocchio, ma troppo tardi: grattandosi per le irritazioni comunque causate dalle punture, il sangue e le feci dell’insetto entrano a contatto con microlesioni causate dal grattamento e la Rickettsia entra nel nostro corpo, causando il tifo. Questa malattia e’ tipica di tutte quelle circostanze in cui esseri umani sono costretti a vivere stressati e ammassati, senza potersi lavare o cambiare i vestiti, come ambienti poverissimi o guerre: fu il tifo, ad esempio, e non proiettili o cannonate, a decimare l’esercito napoleonico in Russia nella campagna del 1812, e fu sempre il tifo a decimare le truppe di Russi e Serbi sul fronte orientale della I guerra mondiale, portandoli ad arrendersi e decimarsi. Chi e’ piu’ pidocchioso, insomma, perde le guerre.

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Peduculus humanus humanus (pidocchio del corpo). Da: afpmb.org

Come sempre accade, pero’, non tutti i mali vengono per nuocere e persino i pidocchi possono insegnarci moltissimo su noi stessi.

Innanzi tutto inizialmente c’erano solo le piattole e i pidocchi della testa, perche’ eravamo senza pelo ed andavamo in giro nudi. Ad un certo punto venne fuori dal P.humanus capitis l’altra sottospecie, P.h.humanus, quello che vive nei vestiti. Ora, studiando il DNA, si puo’ risalire con l’orologio molecolare a quando risale questa separazione e risalire pertanto a quando abbiamo cominciato ad utilizzare vestiti. Sembrerebbe che l’evento si sia verificato tra i 110.000 e i 30.000 anni fa, probabilmente 72.000 anni fa, ovvero molto prima dell’invenzione dell’agricoltura, quando eravamo ancora cacciatori-raccoglitori.

Altra informazione interessante che ci viene dall’archeogenetica deriva dallo studio del DNA mitocondriale dei pidocchi.

Ebbene, si e’ visto che il DNA dei pidocchi diverge storicamente circa 1.18 milioni di anni fa. All’epoca questi insetti infestavano le capigliature dell’Erectus, e questo significa che quando questi si sposto’ in Asia, i pidocchi fedeli lo seguirono, causando una diversificazione del materiale genetico per accumulo di mutazioni in popolazioni lontane. Sempre l’analisi del DNA ci dice che invece, circa 100.000 anni, fa i pidocchi sono passati attraverso un collo di bottiglia, ovvero un evento evolutivo in cui solo una frazione della specie sopravvive o comunque si riproduce, causando una diminuzione del numero degli alleli.

Questo dato e’ molto importante in quanto supporta l’ipotesi della singola origine, che sostiene che “tutte le popolazioni umane attualmente viventi fuori dall’africa discenderebbero da un unico esodo avvenuto 100.000 anni fa”, come spiega brillantemente Richard Dawkins ne Il racconto dell’antenato. Questi emigranti Homo sapiens, evolutisi in Africa tra i 200.000 e i 100.000 anni fa, avrebbero rimpiazzato le altre popolazioni umane all’epoca sparse nel resto del mondo, come i Neanderthal e gli Erectus, e non si sarebbero mescolati, ne’ loro ne’ i loro pidocchi, come invece sostiene la teoria dell’origine Multi-regionale.

A conti fatti, se e’ vero che da piu’ di un milione di anni che queste bestie ci causano grattacapi, e’ pero’ anche vero che il loro DNA ce ne ha risolti almeno un paio.

Published by tupaia on dicembre 13th, 2007 tagged evoluzione, Insetti, parassiti


7 Responses to “Il miglior amico dell’uomo: il pidocchio (Pediculus humanus)”

  1. Dimitri Says:

    I fossili di Dmasi sembrano raccontare qualcosa di diverso sulle linee evolutive umane, e, forse , il multireginalismo non è così campato per aria. Quanto si sta conoscendo sulla “trasmissione genetica” orrizontale, dei batteri, potrebbe inficiare quei risultati che la genetica sembra voler imporre al nostre vedere.
    Personalmente penso che la genetica stia correndo troppo nelle analisi, quando ancora si fatica a definire lo stesso concetto di specie.

  2. nicola Says:

    senza fretta, con calma, potresti dirci qualcosa di più sulle piattole, le pulci e gli acari della scabbia?
    grazie

  3. danilo Says:

    Dimitri:
    In primo luogo sembrerebbe cortesia rileggere quanto si è scritto prima di inviare, nel senso che gli errori di battitura non sono indice di niente, ma l’ignorarli è indizio di qualcosa.
    In secondo luogo i fossili, e cioè quello che resta della morfologia, possono essere uno spunto di ragionamento, o una conferma di qualcosa. E però le strutture hanno una base genetica. Se le strutture si salvano in piccolissima parte, e sono gravate da forti limitazioni statistiche, mentre i geni sono esaminabili, beh, a chi credi?
    In terzo luogo la trasmissione genetica fra specie diverse di batteri ha, in questo caso, la stessa attinenza dell’avitaminosi dei bruchi.
    In quarto luogo la definizione di specie ha, in questo contesto, una rilevanza paragonabile a quella della definizione di aspirapolvere.

    Di che stai parlando?

    Danilo

  4. tupaia Says:

    Nicola: perchè no? adesso ho una lista d’attesa di tre-quattro bestie orrende, appena possibile passiamo agli acari.

    Dimitri: non mi intendo particolarmente di antropologia, ma mi sembra che in generale i dati raccolti in vario modo (esame del DNA, fossili, parassiti etc) propendono tendenzialmente a sfavore dell’ipotesi multiregionale.

    Non credo che ne’ la genetica in se ne’ i biologi molecolari che studiano il mtDNA vogliano imporre questo o quel modo di vedere, come molte smentite e riconferme nel corso degli anni dimostrano.

    Tuttavia sinceramente non me ne intendo abbastanza da impegnarmi in una discussione sui dati tecnici. Se vuoi pero’ esporre il tuo punto di vista in modo piu’ dettagliato sono tutta orecchi, purche’ naturalmente le affermazioni siano supportate da dati pubblicati.

  5. Dimitri Says:

    Personalmente, avendo poco tempo, sulla tastiera ci mangio e ci bevo e qualche tasto non sempre esegue il suo lavoro. In ogni caso nel mio intervento non c’era traccia di livore al contrario del tuo (parlo ovviamente per l’intervento di Danilo).La contrapposizione offensiva, scusami tanto, è indice di scarso rispetto e di rigidezza mentale. Non sono un professionista ( faccio il magazziniere) ma cerco di fare il possibile nel mantenermi aggiornato su quanto mi interessa; in effetti il mio intervento era e voleva essere superficiale. La genetica non può diventare il Dio dell’evoluzione (vedi le numerosose disgressione sul termine evolvibilità) In fondo esprimevo un diverso modo di vedere che esiste anche ad alto livello intellettivo. Basta confrontare i diversi approcci sul tema di un genetista come Sean Carroll (Infinite forme bellissime) e di uno zoologo come Alessandro Minelli (Forme del divenire). E’ vero, sono testi poco più che divulgativi ma è quanto posso permettermi.
    In fisica si sta aspettando l’intuizione geniale di un giovane (un giovane) che possa finalmente dare un barlume di luce ad una stasi, supportata da un enorme messe di dati teorici. Perchè un giovane?
    La risposta mi sembra semplicissima, una mente aperta e non condizionata.
    In malacologia, un campo a mè più congeniale, se si vanno a rileggere le analisi genetiche solo di qualche anno fa, ci si rende conto di quanto fossero frammentarie, incomplete ed assolutamente non definitive. Siamo solo all’inizio della comprensione dell’analisi genetica ed è in atto una guerra spietata per “tirare conclusioni”.
    Personalmente preferirei un approccio più rilassato, aspettiamo di conoscere di più, dopo, giudicheremo meglio. Manteniamo le menti aperte, ascoltiamo quanto ci dicono altri. Le branchie scientifiche non sono più settori indipendenti, e (per esempio) la genetica non può lavorare e divulgare da sola.
    Tornando al punto in questione, anche se accettiamo l’origine dell’umanità dalla arcinota Eva africana di 200 ky, i reperti di Dmasi, Atuaperca, Ceparano sembrano indicare (e lo dico alti livelli intellettivi) che ci possa essere stato un ritorno in Africa, e che poi dai lì sia avvenuta la radiazione “definitiva”.
    Penso che tenere conto anche di questa ipotesi alternativa non possa fare male ad una analisi storico-genetica.
    Non ci sarebbero state vittorie di parassiti africani su parassiti euro-asiatici, perchè in fondo erano gli stessi.
    Solo questo.
    Sarò un coglione, ma se essere più intelligenti, porta al non rispetto sono fiero di esserlo.

  6. sara Says:

    fanno schifo sono dei animali schifosi!!!!!!!!

  7. una parola nuova :) « storie grezze ed ecologiche.. Says:

    […] moltissimo, tratti da un blog meraviglioso (si chiama “l’orologiaio miope”): Il miglior amico dell’uomo: il pidocchio I grandi antichi Formiche in tacchi a spillo Pubblicato […]

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