Il micio di Iriomote, il coniglietto di Amami e la capretta Kamoshika (Per fortuna Heidi non aveva gli occhi a mandorla) Parte I

Questo blog parla di creature brutte e poco simpatiche, ma la coerenza non e’ mai stata il suo forte.

Animali che ci inteneriscono e con cui siamo familiari, d’altro canto, hanno dei loro corrispettivi selvatici con cui siamo meno familiari, e che hanno potenzialmente caratteristiche ecologiche ed evolutive interessanti che sarebbe un peccato ignorare solo perche’ si tratta di specie ad elevato effetto Bambi.

Ci sono almeno quattro mammiferi endemici giapponesi che rispondono a queste caratteristiche (certamente di piu’) e che  hanno corrispettivi domestici con cui siamo molto familiari.

La fauna degli isolotti a sud del Giappone proviene tendenzialmente dal sud-est asiatico e vi e’ arrivata in tempi in cui il livello dei mari era molto piu’ basso e le isole erano connesse alla terraferma, ovvero durante una delle varie ere glaciali. L’arcipelago di Ryukyu forma per la precisione un arco insulare vulcanico che si estende da Kyushu, l’isola grande piu’ meridionale del Giappone, sino a Taiwan. Iriomote e’ una delle isole piu’ vicine a Taiwan ed e’ un paradiso tropicale di cui il 90% dei suoi 289 Km2 sono coperti da foresta tropicale e paludi di mangrovie, che guardano verso incontaminate barriere coralline. Non ci sono piste per gli aerei, strade, dighe o altri manufatti, se si escludono i villaggi costieri che ospitano circa 2000 residenti. Il problema semmai e’ che il posto e’ cosi’ bello che attira 150.000 turisti l’anno, ma non riesco a condannarli perche’ vorrei poter essere una di loro.

In questo piccolo paradiso vive il gatto di iriomote, per i tassonomi Prionailurus bengalensis iriomotensis , per i giapponesi Iriomote Yamaneko. Questo felino, delle dimensioni e struttura corporea generale di un gatto di casa, e’ cosi’ ben integrato nel suo ambiente da essere stato scoperto solo nel 1965 e descritto alla scienza due anni dopo, nel 1967, quando due esemplari vivi e diversi crani e pelli furono portati al museo di scinenze naturali di Tokyo. Il suo scopritore ufficiale, Dr Y. Imaizumi, lo descrisse come “a very ancient species, a missing link nearer to the common root of the cat tribe than any other extant species” [una specie molto antica, l’ anello mancante piu’ vicino alla radice comune dei felidi, rispetto a qualunque altra specie esistente].

Nonostante le prese di posizione di alcuni, nonostante il gatto di Iriomote mostri caratteristiche primitive (ad esempio, gli manca un premolare superiore,  gli artigli non sono completamente retrattili e usa latrine in vista per marcare il territorio invece di seppellire gli escrementi) e nonostante viva completamente isolato almeno da 100.000 anni, le analisi molecolari mostrano che in realta’ deve essere considerato una sottospecie del gatto leopardo Prionailurus bengalensis che vive in Asia dall’India alla Corea e non una specie tutta a se’ (quello che una volta si chiamava semplicemente Felis bengalensis, il gatto del bengala, e dai cui incroci coi mici di casa si ottiene la razza Bengal di micio da esposizione). Il fatto che sia interfecondo coi mici di casa secondo me la dice lunga, ma su questo ritornero’ nella seconda parte di questo post.

Gatto di Iriomote Fotosource

In ogni caso, ne rimangono solo un centinaio in tutto, minacciati dalla perdita di habitat sino a che non sono stati istituiti i parchi nazionali, dalla competizione coi mici di casa portati dagli umani, dall’incrocio con i medesimi e dalle auto che ne investono almeno due all’anno. La popolazione oggi e’ ultraprotetta e monitorata ma questo gatto e’ cosi’ elusivo che viene raramente visto, quindi i censimenti vengono effettuati con fototrappole, e i dati restano dubbi. Non esistono programmi di riproduzione in cattivita’ e no, come pet non va bene. Una caratteristica peculiare del gatto di Iriomote (in comune con altri gatti leopardo tipo il gatto pescatore, Prionailurus viverrinus) e’ che ama l’acqua, caccia granchi e pesci in acqua ed e’ stato visto attraversare i fiumi a nuoto (il che potrebbe spiegare come e’ arrivato in origine sull’isola). Sono sicura che non vorreste un gatto che vive nel vostro lavandino e salta nella vasca da bagno per azzannarvi la paperella di gomma (e altro) quando fate il bagno. Sicuramente non vorreste una bestia di quattro chili nelle cui feci si trovano resti (lo 0.6%, ma e’ comunque notevole) dell’endemica (e a rischio di estinzione) sottospecie di cinghiale, Sus scrofa riukiuanus che, per quanto nano e pesante “solo” 45 chili (il maschio), pesa comunque 10 volte il nostro adorabile micetto leopardato. Mangia anche aironi, volpi volanti endemiche, una incredibile quantita’ di uccelli piu’ o meno endemici, ha una predilezione per una specie endemica di scinco, ma non disdegna i ratti neri alloctoni (23% della dieta, tutto sommato i topi sono il primo amore dei gatti) e occasionalmente Trimeresurus elegans, un crotalo endemico dannatamente velenoso per un gatto (letale per l’uomo, che pesa molto di piu’, nel 3-6% dei casi). Secondo una delle mie fonti, questo gatto quando mangia non mantiene il cibo con le zampe anteriori come fanno tutti i gatti, forse un adattamento a una vita arboricola in paludi di mangrovie. Mi chiedo allora come fa a sbranare i cinghiali o spennare gli aironi. I micetti sono molto piu’ precoci dei mici di casa e a tre mesi devono gia’ essere completamente indipendenti.

Gatta di Tsushima con micetto. Fotosource

Il gatto di Iriomote non e’ l’unico gatto selvatico giapponese. Esiste infatti un’altra sottospecie (specie?) di gatto leopardo sull’isola di Tsushima, tra il Giappone e la Corea (e quindi molto lontana da Iriomote) il gatto di Tsushima, appunto, o Prionailurus bengalensis euptilurus o Tsushima Yamaneko. Tsushima ha un clima diverso da Iriomote, e’ subtropicale fortemente influenzato dai monsoni, e di conseguenza anche la vegetazione e’ diversa: niente mangrovie, ci sono solo foreste di conifere e latifoglie sia decidue che sempreverdi succulente, piu’ cerpuglieti di bambu’. Anche qui pero’ la foresta copre quasi il 90% dell’isola. Il bellissimo gatto giallo a pallini di Tsushima sembra pero’ piu’ vulnerabile di quello di Iriomote: mentre nel primo caso la popolazione e’ stabile, nel secondo e’ in declino e su un’isola decisamente piu’ grande (la quinta del Giappone) rimangono circa un centinaio di gatti, sterminati piu’ o meno dalle stesse cause di rischio di Iriomote con in piu’ FIV e FELV, l’AIDS felino, portato dai mici di casa, che manca ancora ad Iriomote. Anche in questo caso siamo in presenza di una sottospecie del gatto leopardo Prionailurus bengalensis e anche in questo caso la divergenza sembra essere avvenuta circa 100.000 anni fa, quello che doveva essere un periodo di forte espansione. Del gatto di Tsushima si sa ancora meno che di quello di Iriomote. Preferiscono le foreste sempreverdi ovunque la qualita’ dell’habitat sia elevata. Geneticamente sono anche loro una sottospecie di A. bengalensis, molto simili geneticamente alle popolazioni coreane (pur essendo considerati una sottospecie differente).

 

 

 

Leyhausen, P. and Pfleiderer, M. (1999), The systematic status of the Iriomote cat (Prionailurus iriomotensis Imaizumi 1967) and the subspecies of the leopard cat (Prionailurus bengalensis Kerr 1792). Journal of Zoological Systematics and Evolutionary Research, 37: 121–131. doi: 10.1111/j.1439-0469.1999.00111.x

Shinichi Watanabe, Nozomi Nakanishi, Masako Izawa (2003) Habitat and prey resource overlap between the Iriomote cat Prionailurus iriomotensis and introduced feral
cat Felis catus based on assessment of scat content and distribution. Mammal Study Vol. 28 No. 1 P 47-56
Masako Izawaa,Teruo Doi, Nozomi Nakanishi, Ayumi Teranishi (2009) Ecology and conservation of two endangered subspecies of the leopard cat (Prionailurusbengalensis)
on Japanese islands. Biological Conservation, 142(9), 1884–1890

ResearchBlogging.org
Tamada, T., Siriaroonrat, B., Subramaniam, V., Hamachi, M., Lin, L., Oshida, T., Rerkamnuaychoke, W., & Masuda, R. (2008). Molecular Diversity and Phylogeography of the Asian Leopard Cat, Felis bengalensis, Inferred from Mitochondrial and Y-Chromosomal DNA Sequences Zoological Science, 25 (2), 154-163 DOI: 10.2108/zsj.25.154

Published by tupaia on maggio 27th, 2012 tagged uncategorised


4 Responses to “Il micio di Iriomote, il coniglietto di Amami e la capretta Kamoshika (Per fortuna Heidi non aveva gli occhi a mandorla) Parte I”

  1. Marco Giancotti Says:

    Mi chiedo come facciano i gatti di Iriomote a dare la caccia ai cinghiali e alle altre bestie più grandi. E’ una versione in miniatura della caccia di leoni o tigri?
    Immagino che lavorino in gruppo.

  2. tupaia Says:

    Mah, io oso sperare che prendano i cuccioli o gli individui malati o moribondi. sono strettamente solitari.

  3. Marco Giancotti Says:

    Sono pur sempre gatti, eh!

  4. Micione Lucinato Says:

    magari ad essere così resistenti come felini… io sono delicato

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