Il mara (Dolichotis patagonum). Ovvero Otello, dramma in due atti della gelosia. Sottotitolo: Mara, Mr tupaia ed io

Lei era giovane, appena adolescente, tutta scuola e famiglia. Lui l’aveva notata subito, con le sue belle gambe lunghe da antilope, e le sue orecchie sbarazzine un po’ a sventola. E non riusciva a pensare che a lei, a quanto tempo ci sarebbe voluto perche’ lei crescesse abbastanza da formalizzare un’unione. Decise allora di affrettare le cose, e di indurla ad una “fuitina”, come aveva fatto suo padre con sua madre prima di lui, e suo nonno prima ancora. E sarebbero stati sempre insieme. Per sempre.

I gemelli arrivarono l’estate successiva. Lei, cosi’ giovane ed entusiasta, naturalmente si mise subito d’impegno ad organizzare tutto, e subito arrivarono altre giovani coppie per condividere tutti insieme questi momenti. Ma lui era ossessionato: nessuno si doveva avvicinare a lei, nessuno. Soprattutto altri maschi. Era terrorizzato all’idea che lei, che in genere con lui faceva sempre la preziosa, potesse concedersi ad un altro o che, peggio, i gemelli non fossero figli suoi. La seguiva dappertutto, mentre mangiava, mentre andava a prendere i gemelli dal nido, mentre allattava.

Arrivo’ a caricare a testa bassa un passante, accecato dalla gelosia, temendo che lui le avesse messo gli occhi addosso.

No, non e’ l’inizio del prossimo (pessimo) romanzo Harmony. E’ la storia (un po’ romanzata, via), di un parente delle cavie peruviane, il Mara che, per inciso, e’ il terzo roditore piu’ grande del mondo (il primo e’ il capibara, il secondo il castoro).

Descrizione: pesanti otto-dieci chili (quanto un cane di taglia medio/piccola), i mara hanno orecchie grandi e lunghe, dentizione da roditore, muso da canguro e zampe da cervo. La prima volta che ne ho visto uno saltellarmi davanti, di notte, pensavo di stare avendo un’allucinazione e di stare vedendo un incrocio tra una lepre e un muntjac (piccolo cervo cinese). Il pelo e’ corto e fulvo, col dorso scuro tendente al nero, la coda da coniglio, la pancia bianca. Possono saltare fino a due metri di altezza. Hanno tre dita alle zampe posteriori, quattro alle anteriori, terminanti in una specie di zoccolo.

Una coppia di mara (Dolichotis patagonum)

Una coppia di Mara (Dolichotis patagonium) (C) Lisa Signorile

Habitat: I mara vivono nelle steppe desertiche della Patagonia e Argentina, in ambiente arido ma comunque ricoperto di erba.

Alimentazione: Erba bassa, frutta

Riproduzione: come sempre, la parte interessante. I mara sono unici per formare coppie strettamente monogame (caso non comune tra i mammiferi, come gli avvocati divorzisti ben sanno), e al tempo stesso asociali, in quanto la coppia vive isolata dai conspecifici, salvo casi rari di abbondanza di cibo: il maschio”libera” una zona di circa 30m di diametro dalla presenza di altri mara intorno alla femmina e mentre mangiano la coppia si tiene unita da suoni e borbottii.

Ciononostante, i cuccioli sono cresciuti in una specie di nido comune: la femmina scava un buco per terra e partorisce da uno a tre cuccioli direttamente nella buca. Altre coppie, fino a una quindicina o anche piu’, usano la stessa buca per i loro cuccioli. Probabilmente serve a minimizzare i rischi di predatori, perche’ c’e’ sempre almeno un adulto che tiene d’occhio tutto l’asilo nido.

Due volte al giorno la femmina, ossessivamente seguita dal maschio, che ha il compito di tenere unito il legame sociale all’interno della coppia, va ad allattare i piccoli: emette un fischio e i cuccioli escono. La femmina li annusa tutti fino a selezionare i propri e, presili da parte, li allatta. Mentre cio’ avviene il maschio non permette ad altri genitori di avvicinarsi al nido. Si crea cosi’ una coda di genitori che pazientemente attendono che la madre precedente abbia finito di allattare i suoi cuccioli per poter avere accesso ai propri. Se un conspecifico si avvicina troppo il maschio, testa bassa e collo esteso, carica.

mara, eugenio ed io

Un maschio di mara tiene d’occhio Mr Tupaia per assicurarsi che non si faccia venire strane idee sulla sua signora

Ma e’ un Otello a ragion veduta: la femmina e’ ricettiva per mezz’ora due volte all’anno, una a giugno-luglio e una a settembre-ottobre, circa cinque ore dopo il parto. Se non coglie l’attimo potrebbe farlo un concorrente, e in questo caso il maschio perderebbe quella che gli evoluzionisti chiamano fitness, cioe’ i suoi geni non verrebbero trasmessi.

La femmina, d’altro canto, sembra preoccuparsi molto meno di cosa fa il maschio, tanto mater semper certa est.

Puo’ capitare che un maschio “celibe” punti e “rapisca” una cucciolotta ancora nel nido, per assicurarsi evidentemente che non sia gia’ stata fecondata. Tanto carini ma torbidi dentro, a volerla vedere in termini antropomorfici…

Articoli consultati:

Claudia M. Campos, Marcelo F. Tognelli, and Ricardo A. Ojeda (2001) Dolichotis patagonum. MAMMALIAN SPECIES No. 652, pp. 1–5

Libri:

Macdonald, D. W., The encyclopedia of mammals

Published by tupaia on luglio 4th, 2007 tagged mammiferi, roditori

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