Il fossa (Cryptoprocta ferox)

They’re always annoying us by trespassing, interrupting our parties, and ripping our limbs off

King Julien XIII, Madagascar, the Movie

Pensando al Madagascar ci viene immediatamente in mente la grande varieta’ di lemuri residente in quest’isola. E non solo lemuri, ma anche camaleonti insoliti, uccelli giganteschi, insetti incredibili e cosi’ via: fauna insolita, quella del Madagascar.

Ma chi preda i lemuri e gli altri mammiferi strani? Ci sono mammiferi carnivori?

Sfortunatamente per i lemuri, la risposta e’ ovviamente si. I mammiferi carnivori del Madagascar sono pero’ tutti piccoli, rari e furtivi, particolare che evidentemente ha permesso la sostenibiltia’ della popolazione sia dei predatori che delle prede in un delicato equilibrio instauratosi qualcosa come 165 milioni di anni fa, quando, in pieno Giurassico, il Madagascar si separo’ dall’Africa.

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Cryptoprocta ferox. Foto: commons.wikimedia.org

Il piu’ grande di questi carnivori e’ Criptoprocta ferox, il cui nome significa [animale] feroce dal’ano nascosto, non un granche’ come nome, bisogna ammettere: chi glielo ha dato voleva bizzarramente sottolineare che ha una sacca per le giandole anali che nasconde l’ ano, ignorando tutte le altre stranezze di questo animale. Come tutti i carnivori dell’isola anche il fossa discende da un ramo degli Herpestidae, la famiglia delle manguste, anche se ora sono racchiusi in una famiglia tutta loro, gli Eupleridae. In sostanza il Madagascar e’ stato colonizzato, 20-30 milioni di anni fa, da una specie di mangusta che, a causa dell’isolamento dell’isola, ha dato origine a una decina di specie, alcune che continuano a sembrare manguste, altri che sembrano zibetti (come il fossa), ma sono comunque tutti imparentati tra loro: gli zibetti malgasci non hanno niente a che vedere con gli zibetti asiatici o africani. Per passare il canale di Mozambico la fortunata mangusta ha fatto rafting sulla solita zattera di mangrovie (deus ex-machina dello spostamento dei vertebrati terrestri) per circa 400 km. Se mai mi apro un’agenzia viaggi la chiamo “Mangrovia”, e sara’ un successo.

Il primo cenno documentato dell’esistenza dei fossa risale al 1658 quando il Sieur Etienne de Flacourt, Governatore francese del Madagascar, scrisse nel suo libro “Histoire de la Grande Isle Madagascar”: «C’est une bête grande comme un grand chien qui la tête ronde et au rapport des Nègres, elle a la ressemblance d’un léopard, elle dévore les hommes et les veaux. Elle est rare et ne demeure quedans les lieux des montagnes les moins fréquentés» [“e’ una bestia delle dimensioni di un grande cane con la testa rotonda e in base a quanto dicono i negri somiglia a un leopardo e divora uomini e bestiame. E’ rara e dimora solo nei luoghi montani meno frequentati”. Trad. dal francese di chi scrive]. Probabilmente gli informatori di Flacourt si riferivano al fossa gigante, Cryptoprocta spelea o a C. antamba (noto solo per una mandibola fossile ma altrettanto grande), ma dato che comunque nessuno dei due sarebbe stato in grado di divorare un uomo o un vitello e’ un dato da prendere col beneficio d’inventario. Cio’ che ci interessa e’ che all’arrivo dei francesi sull’isola questi animali erano gia’ rari e furtivi come lo sono oggi, e i dati paleontologici dicono che in passato la situazione none ra molto diversa: il numero esiguo e’ lo scotto da pagare per essere al vertice della catena alimentare su di un isola. E’ possibile che il fossa gigante fosse gia’ estinto all’arrivo dei francesi, non essendo riuscito a tollerare il taglia e brucia dei boschi e l’estinzione dei lemuri giganti ad opera delle popolazioni indigene.

Osservatori ottocenteschi videro nel fossa l’anello di congiunzione tra cani e gatti: in comune tra i due ha gli occhi grandi e frontali e le zampe palmate; del gatto ha le unghie rettrattili, l’abilita’ di arrampicarsi sugli alberi, le pupille verticali, il muso schiacciato (anche se piu’ lungo di quello di un gatto), il baculum sul glande del pene (una struttura ricoperta di barbe spinose che aiuta nella copula), le vibrisse lunghe quanto la testa; del cane ha l’osso penico sviluppato che aiuta nell’incastro durante la copula, il tartufo prominente e privo di peli. Di unico ha le orecchie grandi, rotonde e a sventola, una postura quasi sempre plantigrada e non digitigrada (cammina poggiando tutto il piede per terra e non solo la punta delle dita come fanno canidi, felidi e manguste), il piede che si gira all’indietro di 180 gradi per non perdere la presa sugli alberi, una secrezione arancione che ricopre i peli del ventre del maschio, l’osso penico nel clitoride delle femmine (ouch!)

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Fossa. Foto: Vladimir Dinets

L’aspetto complessivo e’ effettivamente ingannevole, ma e’ solo un meraviglioso esempio di evoluzione convergente che dimostra come da una mangusta, che e’ praticamente una salsiccia semovente feroce e inavvelenabile, si possa ottenere un micio, evento che dev’essere accaduto in modo analogo quando sono apparsi i primi felidi. I naturalisti pero’ furono ingannati, piu’ che dalle similarita’, dall’erronea convinzione che il Madagascar fosse un regno di specie primitive e “non evolute” e che quindi si potessero trovare forme ancestrali di animali che si erano estinte nel resto del mondo. L’idea finalistica dell’evoluzione che si ferma e’ oggi considerata risibile, per fortuna, e dopo aver classificato il fossa tra i felidi si e’ finalmente arrivati a posizionarlo come una famiglia a se stante ma monofiletica grazie all’analisi del DNA, lo strumento piu’ potente che abbiamo per non farci fregare dall’evoluzione convergente e dai creazionisti.

Le dimensioni del fossa sono piu’ o meno quelle di un cane di media taglia, 70 cm circa di lunghezza, una coda di eguale misura e un peso di 5-10 kg. Il fossa gigante, oggi estinto anche se ogni tanto salta fuori un avvistamento poco convincente, era piu’ lungo di circa il 20%. A uno sguardo superficiale, insomma, il fossa sembra un piccolo puma con le orecchie a sventola. I lemuri in realta’ (nche quelli grandi) sono solo una parte della sua dieta, vengono spesso catturati anche mammiferi piu’ piccoli come il tenrec comune, roditori, i ratti importati da noi europei o anche serpenti e lucertole; quand’altro manca, anche insetti. La preda viene inseguita sugli alberi o a terra indifferentemente e l’attivita’ e’ prevalentemente crepuscolare, sebbene il fossa possa essere attivo sia di giorno che di notte.

E adesso che abbiamo esaurito la parte noiosa della descrizione e della filologia, veniamo agli aspetti davvero bizzarri del fossa. Cominciamo dal nome che non ha niente a che fare coi buchi per terra ma viene da una parola in lingua malgascia e pare si pronunci “fusa” con la s dura, non come nel verso del gatto. Ma cio’ che sorprende di piu’ e’ che il fossa ha tali bizzarrie sessuali che fanno sembrare un club londinese il venerdi’ sera un posto normale.

Durante l’adolescenza la femmina del fossa si “mascolinizza”: l’osso penico cresce, si sviluppa un pene come quello del maschio, incluso tutto l’armamentario di spine dure e uncinate verso dietro che ricoprono il glande, il pelo della pancia si ricopre della secrezione arancione tipica del maschio (l’omo vero ha da puzza’). Evidentemente si ha un notevole aumento di testosterone in circolo, ma il motivo per cui cio’ accade e’ ignoto: o e’ dovuto a uno squilibrio ormonale (a noi umani spuntano i brufoli, alle fossa il pisello), oppure ha un ruolo funzionale che non e’ ben chiaro. Questa mascolinizzazione transitoria non e’ nota in nessun altro Eupleride e in realta’ in nessun altro mammifero, forse con l’eccezione di qualche giocatrice di basket under21.

Passata l’adolescenza, l’osso penico viene parzialmente riassorbito ma rimane in parte nel clitoride, dove non ha una funzione nota, le secrezioni colorate scompaiono, il pelo torna beige e cominciano gli accoppiamenti.

Quando una femmina di fossa ha il suo periodo di estro sale su un albero e al di sotto, attratto dall’odore, si raduna un gruppo di maschi che competono tra loro con graffi e vocalizzazioni. Poi, uno alla volta, i maschi salgono sull’albero e in equilibrio mooolto precario comincia la copula se vengono accettati dalla femmina. E’ esattamente il comportamento dei gatti di casa, uncini inclusi: bizzarro ritrovarlo identico in un animale selvatico che non e’ neanche un felino. Quello che e’ diverso dal gatto, pero’, e’ che la copula dura tantissimo. Tutti gli autori concordano nel dire “fino a 165 minuti” che sono 2 ore e 3/4. Non so se i fossa siano cosi’ precisi nel calcolare i tempi o se questo numero (165 minuti) derivi da una unica osservazione, magari in uno zoo, visto che in natura e’ difficilissimo osservare quasti animali. Fattosta’ che appena finisce il primo avanti un altro, e cosi’ via per circa una settimana. Considerando tutto, per la femmina dev’essere una settimana davvero sfiancante. Il maschio ha un pene cosi’ ossuto e uncinato sicuramente per rimanere incastrato nella femmina quanto piu’ a lungo possibile, in modo da cercare di sbaragliare la concorrenza degli spermatozoi degli altri maschi.

Dopo tre mesi la femmina concepisce nel cavo di un albero o in buco per terra 2-4 cuccioli che sono completamente inetti, hanno gli occhi chiusi per 16-25 giorni, dipendono esclusivamente dal latte materno per tre mesi e sono belli da sciogliersi, gattini con gli occhioni e le orecchie a sventola. Lo sviluppo e’ lento e i cuccioli passano molto tempo con la madre prima di essere indipendenti. Al secondo anni di vita, a crescita completa, le femmine si mascolinizzano, e diventano sessualmente mature solo al quarto anno. In cattivita’ i fossa vivono circa 20 anni, quindi diciamo che la vita media di un animale selvatico dovrebbe aggirarsi intorno ai 10. Il ritardo nello sviluppo sessuale e’ certamente un altro adattamento per mantenere basso il numero di predatori rispetto a quello delle prede.

Gli indigeni malgasci nutrono una paura superstiziosa nei confronti dei fossa (anche perche’ entrano nei pollai e rubano le galline), e raccontano su questi animali le stesse cose che si sentono in Europa sui lupi, tipo ammoniscono i bambini di non allontanarsi da casa “se no il fossa ti mangia”, o li ritengono capaci di uccidere le mucche (in realta’ sono troppo piccoli per rappresentare un pericolo per l’uomo). Nel film d’animazione Madagascar vengono dipinti come supercattivi, dall’aspetto vagamente di iena e vili. In realta’ si tratta di animali con altrettanta forza e dignita’ di un leone, nel loro ambiente. Probabilmente non ci piacciono perche’ predano i lemuri, che tutto sommato sono nostri cugini.

Di fossa ne restano, si stima, solo 2500 esemplari in tutto il Madagascar e all’attuale tasso di disboscamento la specie e’ a elevato rischio di estinzione nei prossimi anni.

Alcuni dei testi consultati per scrivere questo post:

Macdonald, D. W., (2006) The encyclopedia of mammals, OUP, Oxford

Mongooses and Fossa: Herpestidae – Fossa (cryptoprocta Ferox): Species Accounts

animaldiversity.ummz.umich.edu

Published by tupaia on luglio 9th, 2008 tagged mammiferi, predatori


19 Responses to “Il fossa (Cryptoprocta ferox)”

  1. Sir Biss Says:

    Gli indigeni malgasci hanno paura dei fossa perchè trombano più di loro.
    Questo blog è fenomenale. Grande.

  2. Adriano Says:

    Non so perché ma mi ricordano Mara Venier. Sarà la vecchiaia!
    Adriano

  3. tupaia Says:

    In che senso, scusa? considera che so a malapena chi sia mara venier (una biondona televisiva, no?)

  4. Adriano Says:

    E che ne so. Appena l’ho visto mi è venuta in mente Mara Venier. Saranno gli occhi.
    Ciao!

  5. Janko Says:

    Da quanto sopra, la mascolinizzazione della femmina di fossa dura ben due anni, quanto il periodo infantile, che è tanto su una vita di dieci anni probabili.
    Ipotesi bizzarra: se fosse il modo che i fossa han trovato per rinviare e diminuire la fertilità, ma raggiungendo e mantenendo una forma adulta?
    Potremmo applicarlo alla nostra specie per contenerne la crescita (tra i 15 ed i 30 anni ad esempio), cominciando a selezionare le giocatrici – coi vantaggi laterali di diminuire gli abusi su minori, eliminare le gravidanze troppo precoci, etc.

  6. tupaia Says:

    Janko: la tua ipotesi l’ho azzardata anche io quando ho scritto nel post: “Il ritardo nello sviluppo sessuale e’ certamente un altro adattamento per mantenere basso il numero di predatori rispetto a quello delle prede”.
    La nostra specie gia’ applica questo criterio, almeno nei paesi a bassa crescita, in cui l’eta’ di una donna per avere il primo figlio passa di media i 25-30 anni

  7. Janko Says:

    Lo so che lo applichiamo (con metodi software e non hardware), stavo giocando!
    Quanto alle fossa, quello che volevo sottolineare è che in questo modo sono infeconde ma in forma adulta, senza prolungare il periodo infantile, che è il modo più banale di rinviare l’inizio della fecondità (noi, come detto sopra, usiamo altri modi ancora).

  8. danilo Says:

    Io ci andrei piano con questi discorsi di adattamenti per tenere bassa la popolazione…
    Molto semplicemente, un fossa che ritardasse lo sviluppo sessuale avrebbe meno discendenti di uno che non lo ritardasse, dimodochè il carattere non potrebbe diffondersi alla popolazione. A scapito, forse, della specie, ok, ma la selezione naturale agisce a livello di individuo (o di gene) e non di specie, e non prevede ciò che succederà.

    La regolazione del numero di individui deve avere altre cause, in quanto è matematico che i geni che si diffonderanno saranno quelli di chi lascia più discendenti, e il gene per lasciare più discendenti non fa certo eccezione.

    Per quanto riguarda l’uomo, ci sono dei meccanismi di regolazione della popolazione (ad esempio la sterilità femminile durante l’allattamento), i quali però sono finalizzati al vantaggio riproduttivo dell’individuo. Una femmina di cacciatore-raccoglitore doveva spostarsi di continuo, perciò non poteva avere un altro figlio finchè il primo non fosse in grado di seguire il gruppo con le sue gambe, pena la perdita del primo figlio e dell’investimento che aveva comportato.

    I comportamenti umani attuali, io credo, sono di origine essenzialmente culturale. E comunque niente vieta all’uomo di pensare anche al futuro della specie, oltre che a quello dei suoi geni. Ma la stessa cosa dubito valga per il fossa.

    Danilo

  9. Janko Says:

    Danilo ha perfettamente ragione sul principio, ma il modo di funzionamento dello stesso è estremamente complesso – se fosse semplice, non esisterennero specie a bassa natalità, perché prevarrebbero sempre gli individui (femmine) ad alta natalità. Ci sono le dinamiche delle popolazioni di una località rispetto a quelle di un’altra, ci sono i possibili vantaggi (non so per i fossa) della prole di femmine poco o tardi feconde, etc.
    Quanto alla nota sulle donne del Paleolitico, anche quella situazione mi pare più complessa di quanto detto, in quanto comunque un bambino di un anno od anche meno difficilmente può “seguire il gruppo con le sue gambe”.
    Per le donne odierne, certo che i loro comportamenti sono culturali, ma diffido dell’opposizione tra natura e cultura.

  10. Janko Says:

    Scusate: esisterbbero, non esisterennero.

  11. Janko Says:

    Esisterebbero: finalmente l’ho scritto giusto!

  12. danilo Says:

    Janko: il meccanismo è certamente più complesso, ma si risolve nel fatto di avere il maggior numero possibile di discendenti. Le specie a bassa natalità investono maggiormente sulla qualità dei figli, secondo una strategia equivalente a quella di investire sulla quantità.
    C’è poi da dire che spesso la bassa natalità è associata alla mancanza di competizione preda-predatore (vedi gli elefanti, ma anche gli avvoltoi, o la salamandra atra). Quando la competizione, cioè la pressione coevolutiva, è forte, conviene puntare sul massimo numero e massima diversità.

    Sì, la cosa è certamente più complessa di come l’ho messa giù io, ma rimane il fatto che nessuna specie può evolvere degli adattamenti per ridurre il proprio numero. Se ciò accade, è un effetto secondario. Voglio dire, non sarebbe una ESS.

    La selezione di popolazioni non mi pare sia considrata un gran motore in questo senso, con buona pace di Wynne-Edwards, o come cavolo si scrive. In una popolazione a bassa riproduttività una maggiore fecondità sarebbe premiata, quindi non può essere una ESS, salvo continue estinzioni di popolazioni.

    Per quel che riguarda i cacciatori-raccoglitori, esempi recenti dicono che l’allattamento viene protratto molto a lungo, anche fino ai nove anni. Esistono poi anche tabù riproduttivi, ad esempio fra i pigmei, ma questi sono culturali.

    Danilo

  13. Janko Says:

    Danilo, grazie per avermi data ragione. Intendo, con l’accenno ad elefanti ed avvoltoi, e coi paletti che richiami sulle condizioni in cui si trova la specie: che sono appunto quelle situazioni peculiari entro le quali si sviluppa il singolo adattamento, che è tutt’altro che sempre uguale.
    Se la forma ipersemplificata che proponi fosse vera, la fecondità media di una specie non potrebbe che crescere, e non potrebbero originarsi specie a bassa fecondità – che invece ci sono.
    Devo dire che anche Ms Tupaia pare della mia opinione, o meglio io della sua, visto che è stata la prima a proporla (v. sopra).

    Quanto alle nostre nonne del Paleolitico ed al loro allattamento, non possiedo conoscenze specifiche, ma mi pare davvero strano che l’infertilità da lattazione possa durare ocomunque oltre l’anno, con un bambino che comincia comunque a mangiare dell’altro. Da approfondire.

  14. danilo Says:

    La forma ipersemplificata è la regola di base, punto. Un allele, per fissarsi, deve diffondersi nella popolazione. L’allele per non diffondersi non può fissarsi.

    La fecondità media di una specie è irrilevante, visto che ciò che conta sono i discendenti che arrivano all’età riproduttiva, il che, come ti dicevo, si può ottenere con la strategia del numero o con quella della qualità. E non è concepibile una specie che non ottimizzi il numero di discendenti.

    Perciò, insisto, non ha senso parlare di “strategia per contenere la popolazione”. Se esiste un meccanismo che contiene la popolazione, si è certamente evoluto per altri motivi, visto che un gene per contenere la popolazione non potrebbe mai diffondersi nella popolazione a spese del gene per non contenerla. Semplice logica.
    Quindi, se il fossa ha un prolungato periodo d’infertilità, questo non può essere considerato un adattamento per abbassare il tasso di natalità. Ci si deve invece chiedere cosa abbia selezionato questo adattamento, che ha come effetto secondario quello di abbassare la natalità.
    E credo che Tupaia abbia, lei sì, ipersemplificato, oppure che si tratti di una svista.

    Per quanto riguarda il periodo di allattamento, beh, approfondisci pure.

    Danilo

  15. falecius Says:

    Non ne so quasi niente, ma non si potrebbe immaginare che l’adattamento per tenere bassa la popolazione si sia diffuso dopo diversi cicli di sovrappopolazione/estinzione?
    Però immagino che questo sarebbe ben evidente nella documentazione fossile (il che non è, o si saprebbe, suppongo).

    Mi sembra che tra i vertebrati di solito i predatori siano avvantaggiati in termini di pressione evolutiva da un natalità bassa, e da un investimento parentale relativamente alto (mi pare che Danilo abbia scritto una cose del genere tempo fa).

    Tupaia: ho quasi finito “lo zafferano e il geco”. E’ interessante, anche se affronta molto più gli aspetti culturali che quelli biologici (e quindi è probabilmente più interessante per me che per te).
    Interessantissimo il discorso sui sistemi postali integrati con cavalli arabi, piccioni viaggiatori e in alcuni casi asini, e la parte sul ruolo e l’allevamento di cavalli, levrieri e ghepardi (in realtà i ghepardi non erano allevati ma domati; la particolarità della loro riproduzione e la difficoltà di osservarla era probabilmente – ipotizzo – la causa del loro mancato riconoscimento come specie a sé e la credenza che fossero incroci tra leoni e pantere).

  16. danilo Says:

    Falecius: per quanto riguarda il tuo primo punto, quella era l’idea di Wynne-Edwards. Selezione di gruppo, nel senso che sopravvivono solo i gruppi che non esauriscono il proprio habitat, e quindi si riproducono meno. Ma non funziona. Siccome all’interno dei gruppi che si riproducono meno, chi si riproducesse di più avrebbe più successo (a livello di discendenti), sarebbe necessaria una continua estinzione di gruppi per mantenere la stabilità. E sarebbe anche necessaria una blindatura quasi totale agli scambi genici fra gruppi.

    Per il tuo secondo punto, credo che tu ricordi male. In realtà non è affatto infrequente che un predatore abbia una prole più numerosa di quella della sua preda, e una mortalità più alta. Guarda leoni e zebre, ad esempio.

    Comunque si possono fare ipotesi ragionevoli per il periodo di mascolinizzazione della femmina anche senza tirare in ballo il bene della specie. Supponiamo che l’istinto di esplorare e di cercare nuove zone sia legato al testosterone, e che le femmine che si insediano in nuovi habitat siano avvantaggiate riproduttivamente più di quel che pesa lo svantaggio del ritardo, ad esempio. Si potrebbe giustificare un periodo di mascolinizzazione, no?
    Ma un mucchio di cose potrebbero essere legate al testosterone. Ad esempio la conquista di un territorio favorevole. O un qualche tipo di sviluppo muscolare. O chissà che…:-)

    Danilo

  17. falecius Says:

    Danilo: più che ricordare male (il che è possibile), credo di essermi espresso male. Intendevo riferirmi anche a fenomeni come quello che (sono sicuro di averlo letto da te) porta all”infanticidio’ tra i leoni. Ho sbagliato ad usare la parola “natalità”, parlavo anche di situazioni in cui la specie crea una pressione selettiva aggiuntiva che dovrebbe assicurare una maggiore fitness negli individui che arrivano a riprodursi.
    Per il resto, credo di aver capito.

  18. Elena Says:

    Ciao a tutti!
    Io sto frequentando Scienze Naturali e
    durante il corso di Zoologia generale del primo anno, ci hanno detto che il fenomeno della mascolinizazzione delle giovani fossa è forse anche dovuto ad un’eventuale difesa da parte delle femmine adulte, che scambiano le giovani femmine per dei giovani maschi.

  19. tupaia Says:

    Elena: e come questo avvantaggia le giovani femmine?

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