Il diavolo del diavolo

Immaginiamo uno scenario da romanzo fanta-horror. Il protagonista e’ un tumore contagioso che passa da uomo a uomo, e non lascia scampo. Basta il semplice contatto per contrarre questo cancro. Inizialmente il cancro deriva dalla mutazione di un virus innocuo, presente nel DNA da chissa’ quanto tempo, che ad un certo punto cambia posizione nel genoma per una traslocazione e, nella sede giusta, non solo fa impazzire le cellule, causando un cancro, ma addirittura rende le cellule cancerose capaci di passare da uomo a uomo. Non c’e’ scampo.

Avrete gia’ capito che non si tratta della trama dell’ultimo romanzo di Michael Crichton ma di triste realta’. Esistono ben due tipi di cancro contagioso per via diretta, cioe’ non mediato dall’infezione di un virus, ma fortunatamente nessuno dei due coinvolge l’uomo. Per la precisione uno e’ un tumore canino, mentre l’altro e’ un tumore del piu’ grosso marsupiale carnivoro esistente, il dolcissimo (a dispetto del suo nome) diavolo di Tasmania.

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Un cucciolo di Diavolo di Tasmania. (C) Lisa Signorile

Il tumore canino e’ detto sarcoma di Sticker, e colpisce le cellule del sistema immunitario dette istiociti; viene trasmesso ad altri cani sia per contatto che per via sessuale e si sviluppa fino alle dimensioni di un grappolo d’uva, dopodichè scompare gradualmente in pochi mesi sotto l’azione del sistema immunitario del cane. Dall’analisi delle cellule del tumore, si e’ visto che il DNA di queste cellule non ha nulla a che fare con quello delle cellule del cane ospite. Si e’ calcolato che la mutazione della famigerata stringa di DNA di tipo virale che si e’ spostata portando al cancro derivi o da un lupo grigio o da un cane vissuto in oriente tra 2500 e 250 anni fa; piu’ vicino ai 250 che ai 2500, con tutta probabilita’, visto l’alto tasso di mutazioni delle cellule cancerose. Il trucco consiste nel fatto che queste cellule producono una quantità molto limitata delle proteine di superficie usate dai vertebrati per distinguere il sè dal non-sè, e riescono quindi ad evitare l’attacco del sistema immunitario del cane, riuscendo in qualche modo a sopravvivere anche dopo che il tumore vero e proprio e’ regredito.

E’ incredibile! Abbiamo un organismo che geneticamente è un cane, strutturalmente una colonia di cellule indifferenziate, ecologicamente un parassita, tassonomicamente una nuova specie, citologicamente una neoplasia, poeticamente un cane medievale cinese che ha trovato l’immortalita’. Ancora una volta, la realta’ e’ andata molto al di la’ dell’immaginatione di noi piccoli esseri umani: un parassita si e’ evoluto dal cane, e fa in modo che questi si pieghi alle sue necessita’.

Se al cane va maluccio, al diavolo di Tasmania va molto peggio. Il tumore della versione pelosa di Taz non lascia scampo. I primi segni della malattia furono individuati nel 1990, come un tumore facciale che sviluppandosi deturpa l’animale e ne blocca la mandibola, causando la morte per fame dei diavoletti entro sei mesi. Il tumore si diffonde di diavolo in diavolo attraverso i morsi, date le abitudini bellicose di questi animali, e nel 2004 si era gia’ diffuso occupando meta’ dell’isola. Oggi i diavoli di Tasmania stanno sfiorando da vicino l’estinzione se non si riesce a bloccare la malattia (sono in atto diverse strategie, per fortuna). Ancora una volta, il tumore deriva da una linea di cellule mutata appartenuta ad un unico individuo, che si e’ diffusa agli altri diavoli per trasmissione diretta.

Le cellule di un diavolo, divenute immortali, stanno sterminando gli altri diavoli. Suona quasi di profezia biblica.

Articoli consultati:

Zimmer, Carl. A Dead Dog Lives On (Inside New Dogs). In: The Loom

Gramling, C. Poor Devils: Critters’ fights transmit cancer. Science News Online


Published by tupaia on settembre 7th, 2007 tagged evoluzione, mammiferi, predatori


13 Responses to “Il diavolo del diavolo”

  1. il salta Says:

    t’ho linkata. gratis. :-)

  2. il salta Says:

    Scusa, a prescindere da discorsi sul DNA, davanti ai quali, non capendone nulla, resto imbambolato e fò le bomboline dal naso :-P… ma:
    il dolcissimo (a dispetto del suo nome) diavolo di Tasmania.
    …°_°!!! ma non era stato chiamato “diavolo” perché, a dispetto della piccol taglia, era ferocissimo e incazzosissimo? °_°

  3. tupaia Says:

    Poi passa dalla cassa per il link ;)
    Il diavolo di tasmania si chiama cosi’ per via del richiamo, che e’ un urlo agghiacciante che si diffonde nel cuore della notte per chilometri e che terrorizzava i primi coloni. Poi un po’ sono battaglieri, questo si, ma non piu’ dell’orsetto medio

  4. falecius Says:

    In teoria qualsiasi mutazione del genere potrebeb estinguere un specie in (biologicamente) poco tempo, e ne abbiamo due casi tra i mammiferi in 250 anni, (forse). Sono davvero così frequenti i tumori di questo tipo? (Alien in confronto sembra un peluche).

  5. tupaia Says:

    Falecius: Pare ci sia un tumore simile anche tra i criceti, ma e’ meno chiaro.
    In realta’ questi tumori sono una possibile spiegazione della specificita’ tissutale. Le proteine di superficie delle cellule che danno la specificita’ e che sono cosi’ dannose per i trapianti potrebbero essersi evolute proprio per fronteggiare tumori di questo tipo. Se non ci fossero, sarebbe piu’ facile per cellule impazzite saltare di ospite in ospite, mentre cosi’ devono prima liberarsi di tutte queste proteine per essere in grado di contagiare. Se ci pensi, non c’e’ altra spiegazione per cui l’organismo debba spendere risorse per le proteine da specificita’ se non come forma di difesa da casi del genere. Ovviamente la corsa della regina rossa porta ogni tanto qualche caso a superare questa barriera difensiva.

  6. falecius Says:

    Grazie.

  7. danilo Says:

    Io direi anche un paio di altre cose a riguardo. In primo luogo, non c’è modo di sapere quanto questo tipo di tumori sia effettivamente diffuso. Dubito infatti che sia stata fatta una comparazione del dna dell’individuo e di quello del tumore in un gran numero di specie.
    In secondo luogo penso (opinione mia, beninteso) che il sarcoma di Sticker sia un caso piuttosto inconsueto, in questo tipo di avvenimenti. Infatti le cellule tumorali in un primo tempo non vengono riconosciute, e quindi il tumore può attecchire e venire trasmesso, e in un secondo tempo vengono eliminate, dimodochè non estinguono la specie. Perciò il tumore, e la specie, durano nel tempo e possono essere osservati.
    Ma in quello che io ritengo essere il caso più comune, quello cioè in cui non vengono riconosciute e basta, come giustamente dice falecius dovrebbero (potrebbero) estinguere la specie in tempi piuttosto brevi e, soprattutto, _senza_ lasciare tracce fossili. Il tumore è tessuto molle, non fossilizza.
    Quindi, per quel che ne sappiamo, questo tipo di eventi potrebbe essere rarissimo (su due casi non si possono fare statistiche) o magari comunissimo, solo che non lo osserviamo perchè scompare in breve tempo assieme alla specie attaccata (breve tempo in senso evolutivo…).
    Per essere più chiari, io non penso che le cose stiano così, ma credo che con i dati attuali non si possa escludere la rilevanza statistica di questo tipo di tumori nelle estinzioni.

    Danilo

  8. tupaia Says:

    Danilo: la comparazione tra il DNA del tumore e l’individuo viene fatta in caso di tumore trasmissibile per via diretta. Nella maggior parte dei casi risulta essere colpa di un virus, mi risulta che al momento attuale non si e’ a conoscenza di molti altri casi come questo. Certamente non sapere non vuol dire non esserci, ma diciamo che se fosse una tecnica diffusa ce ne saremmo accorti. Per tutto il resto condivido.

  9. L’orologiaio miope » I licaoni, ovvero la falange canina (Lycaon pictus) Says:

    […] placentati viventi (pari a 142), e terza dopo il diavolo di tasmania (quelli che non hanno il cancro facciale), che totalizza 181 e il quoll maculato che realizza 179 (ma i marsupiali hanno un morso molto […]

  10. gio Says:

    Tupaia, resto sempre piacevolmente colpito dalle tue descrizioni ed essendo un laureato in ctf APPREZZO fin nell’ultima definizione, complimenti, davvero

  11. L’orologiaio miope » Il diavolo alla riscossa (?) Says:

    […] Del tumore facciale del diavolo di Tasmania avevamo gia’ parlato in questo post. […]

  12. giovanni Says:

    30 anni fà ,facevo l’agricoltore e avevo circa un centinaio trgalline ,anatre,tacchini.I polli si ammalavano quasi tutti gli anni di peste dei polli.Ne morivano alcuni .Un anno tutti i polli si erano ammalati,ma non presentavani i sintomi della peste.Allora ho portato i polli all’Istituto Zooprofilattico , dopo l’autopsia mi hanno detto che tutti i polli morti avevano un cancro al fegato.
    Mi sembra logico arguire che un virus abbia fatto scattare l’epidemia.

  13. tupaia Says:

    Giovanni: non necessariamente; poteva esserci un qualche tipo di sostanza oncogena nel mangime, o in un altro fattore ambientale, ma certo poteva benissimo essere un virus. Interessante, pero’.

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