Il colombo migratore (Ectopistes migratorius) scritto da: Sasha

Questa è una storia di efficienza, la straordinaria efficienza dell’uomo moderno nel compiere anche le imprese che paiono impossibili.

In America esisteva il colombo viaggiatore: era un po’ più grande del piccone selvatico, aveva la coda più lunga ed il collo ed il petto di un rosso vivo (se siete fortunati potrete trovare delle riproduzioni di Audobon, il pittore ornitologo).

 

ectopistes_migratorius.jpg

Ectopistes migratorius. Disegno di Audobon

A quanto si sa, si nutriva di granaglie sfruttando la fonte praticamente inesauribile ( si credeva allora) delle vastissime praterie integrando la dieta con piccole percentuali di frutta e, soprattutto nel periodo riproduttivo, di invertebrati.

In sé l’animale non aveva nulla di eccezionale, tranne il numero: era presente in milioni di individui.

Per dare un’idea nel 1810 A.Wilson osservò uno stormo costituito da più di 2 miliardi di esemplari (avete letto bene ed io ho scritto altrettanto bene: due miliardi).

Questi enormi stormi migravano irregolarmente, probabilmente seguendo le riserve trofiche, ma, soprattutto in inverno, usavano posatoi fissi. Visto che uno stormo poteva essere largo un paio di chilometri e ci metteva ore a passare non era difficile individuare il posatoio per cacciarli. Stessa cosa per le colonie di allevamento che erano, ovviamente, enormi, estese per diversi chilometri quadrati.

È facile farsi un’idea di quante specie dovessero basare la propria sopravvivenza su una tale abbondanza di carne (gli adulti venivano predati da Falconiformi a volo veloce e rapaci notturni, i giovani da serpenti, diversi uccelli rapaci, e mammiferi carnivori a partire dai Canidi fino all’uomo) ma il prelievo non sembrava costituire un problema per il colombo migratore che continuava ad occupare vastissimi territori con una presenza costante.

Ma come in tutte le favole tristi arrivò il cambiamento: arrivò l’organizzatissimo “Uomo bianco” e la pacchia finì.

Con il telegrafo era facilissimo seguire gli spostamenti dei colombi ed attenderli al varco; le descrizioni delle “battute di caccia” hanno dell’allucinante.

La gente interrompeva perfino il lavoro per accorrere sui luoghi in cui i colombi si posavano per il riposo o la riproduzione e durante la notte cominciavano lo sterminio dando fuoco agli alberi prima e fucilando poi gli animali che cercavano di fuggire. All’alba si raccoglieva quello che si voleva e si lasciava il resto ai maiali.

In entrambi i casi (colombi raccolti e colombi lasciati sul posto) si parla di svariate migliaia di animali uccisi ogni volta.

Le cronache parlano di imbarchi di un paio di milioni di esemplari in poche settimane e nel conto mancavano, ovviamente , quelli lasciati ai porci, bruciati etc.

Ricordate la cifra di due miliardi di individui in un solo stormo?

Ricordate la data? 1810.

Nel 1878 era rimasta una solo colonia nel Michigan, nel 1880 rimanevano solo un centinaio di esemplari, nel 1899 fu ucciso l’ultimo animale selvatico.

Negli zoo gli animali si riproducevano a fatica con scarsissima sopravvivenza dei nidiacei.

Nel 1914 l’ultimo colombo migratore morì nello zoo di Cincinnati.

La prossima volta che qualcuno vi dice che la Natura può benissimo reagire all’impatta dell’uomo, non fate il mio errore, non state a raccontare la storia del colombo migratore o passerete per fanatici ambientalisti.

 

 

Bibliografia:

Enciclopedia “gli animali e la loro vita” Istituto Geografico de Agostini Novara 1970

Published by tupaia on luglio 4th, 2007 tagged Estinti!, Uccelli


14 Responses to “Il colombo migratore (Ectopistes migratorius) scritto da: Sasha”

  1. tupaia Says:

    Solo un commento: le mie fonti sia on line che cartacee insistono a dire che il colombo migratore, a differenza di quanto scritto da Sasha, si nutrisse principalmente di ghiande, noci e bacche, e non di graminacee o cereali (che integravano solo un po’ la dieta). Tale fatto sembra supportato dall’habitat boschivo e non di campi aperti dell’animale. Solo che, essendo estinto, non potremo mai affermarlo con precisione.

  2. Madscientist Says:

    Da qualche parte (non ricordo dove…) avevo letto anch’io che il colombo migratore si nutriva soprattutto di ghiande noci e bacche, la stessa fonte metteva tra le cause dell’estinzione, oltre alla caccia forsennata, la riduzione delle aree boschive che vrebbe ristretto l’habiyay della specie.

  3. Giam Says:

    Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra di ricordare che l’ultimo colombo migratore “in libertà” fu abbattuto da un ragazzo armato di fionda. Mi sembra che ne parlasse Stephen J. Gould. Magari è una cosa che sa un po’ di leggenda, ma ha una forza di metafora…

  4. Giulio Says:

    Facendo due conti approssimativi, partendo dal presupposto che il piccione domestico mangia circa 30gr di granelle varie al giorno, il solo stormo di 2 miliardi di individui per il mantenimento avrebbe mangiato l’equivalente di 10000 ha(100Kmq) di grano al massimo produttivo teorico(una prateria produce almeno dieci volte meno di 1 ha di grano). Questo dato certamente approssimativo, secondo me concorda con la dieta proposta da Tupaia e con le conclusioni di Madscientist, ma non ci solleva dalla cruda realtà… siamo peggio di Attila.

  5. Madscientist Says:

    A proposito di uccelli estinti: interesserebbe un intervento sull’alca impennis, se sì appena riesco a vincere la mia pigrizia provo a scriverlo, fatemi sapere come posso inviarlo.

  6. tupaia Says:

    madscientist: anche una epidemia e la diminuzione di fecondita’ dovuta alla diminuzione di individui pare abbia fatto la sua parte. Per l’alca scrivimi pure in pvt su lisa@evilfrog.org.uk, ma solo se specifici l’areale durante le glaciazioni (e’ una cosa che mi diverte moltissimo) e menzioni giulio verne ;-p

    Giam: e’ andata prorpio come dici tu, ma mi pare che lo citi anche sasha

  7. tupaia Says:

    giulio: per la precisione Wilson ha calcolato che, se ogni uccello mangia mezza pinta di nocciole e semi al giorno, uno stormo di due miliardi mangia 627.264.000 litri di nocciole e semi al giorno. calcolo confermato da audibon. veramente impressionante!!

  8. L’orologiaio miope » I figli della serva: ogni tanto una storia (quasi) a lieto fine Says:

    […] Il colombo migratore (Ectopistes migratorius) scritto da: Sasha […]

  9. sasha Says:

    ho discusso la dieta del colombo migratore con un paio di ornitologi e
    1) il becco di un colombo può anche aprire una ghianda ma di certo non una nocciola o i frutti delle conifere
    2) la produttività (in semi e frutta) di un bosco è di gran lunga inferiore a quella di una prateria.
    in ogni caso, qualunque cosa mangiassero, il punto, a mio parere, è la loro estinzione

  10. danilo Says:

    Due conti ad occhio. Poniamo che l’efficienza metabolica sia del dieci per cento, e che un litro di nocciole e semi pesi un kg. Uno stormo di due miliardi di colombi migratori avrebbe mangiato, _ogni giorno_, una quantità di cibo sufficiente a produrre carne e ossa bastanti a sei milardi di topi (g.100/cad).
    Per di più, bisogna considerare che tutto quel cibo era cibo eccedente, cioè era disponibile ai piccioni come extra rispetto a quello che veniva consumato dalla fauna residente.
    Lo scenario avrebbe dovuto essere press’a poco questo: il cielo si oscura, in un giorno _tutto_ il cibo sparisce, ogni essere vivente locale che dipenda da fonti di cibo apprezzate anche dai piccioni muore di fame, e così i loro predatori, simbionti, parassiti ecc. Passano i mesi, da zone limitrofe si reintroducono esemplari di topi, scoiattoli, o quel che è, le loro popolazioni cominciano lentamente a riprendersi, e così anche quelle dei predatori, e quando tutto pare indirizzato verso un riequilibrio, il cielo si oscura di nuovo.
    Brr…
    Quello che voglio dire è che uno scenario di questo tipo è verosimile se i piccioni migratori, ripassando ogni anno sugli stessi luoghi, mantenevano bassa la densità dei loro competitori alimentari semplicemente sterminandoli per fame una volta all’anno, perchè altrimenti non si spiegano le eccedenze di cibo. E non voglio neanche pensare alle conseguenze sui produttori di semi e nocciole. Cioè, non è che li producessero per sfamare i piccioni, no? E se ogni tot di tempo tutto lo sforzo riproduttivo delle piante di una zona finisce in pancia ai volatili, questo crea certamente pressioni selettive, ad esempio a favore di una diluizione nel tempo del periodo di maturazione. Il che si ripercuote sui consumatori stanziali. E così via.
    In buona sostanza, questo stormo di miliardi di individui mi sembra o poco verosimile, o spaventoso. E credo che l’estinzione di un parassita dei piccioni in seguito all’estinzione dei piccioni stessi sia solo la punta di un iceberg di sconvolgimenti ecologici e di esplosioni demografiche e estinzioni (almeno a livello locale), solo il surfer appollaiato in cima ad una serie di ondate sul grafico tempo/popolazione scatenate dall’estinzione di Ectopistes e riferite più o meno a tutti gli esseri viventi che si trovassero sulla strada della migrazione di queste cavallette con le piume.
    Ci sono dati in letteratura? Un aumento di disponibilità di cibo di questo ordine di grandezza in un periodo di una sessantina d’anni _deve_ aver creato ogni sorta di casini…

    Danilo

  11. tupaia Says:

    Danilo: domanda spinosa. Comunque tieni presente che la tua analogia con le cavallette e’ perfetta perche’ il comportamento e’ identico: i colombi vivevano per conto loro e di tanto in tanto, in corrispondenza di eccessi di cibo, formavano gli stormi, soprattutto per riprodursi.

    Se scomparissero le cavallette il danno ecologico sarebbe decentrato e non localizzato in una specifica area di passaggio delle cavallette, io penso…

  12. Miguel Martinez Says:

    Altra possibilità ancora: che il numero di due miliardi – che mi sembra affermato da una sola fonte, presumibilmente non dotata di contacolomba elettronico – sia un po’ esagerato.

    Succede ogni giorno nelle manifestazioni politiche a Roma.

  13. tupaia Says:

    Miguel: almeno due diverse fonti sembrerebbero confermare i due miliardi, ma concordo sul fatto che il numero andrebbe ridotto di almeno due ordini di grandezza per avere senso ecologico.

    per quanto riguarda le maifestazioni, si hanno sempre due numeri, uno degli organizzatori, in eccesso, uno degli oppositori, in difetto. Basta fare una media.

    Il problema qui e’ che non possiamo chiedere l’opinione dei colombi sul loro numero

  14. maurizio Says:

    Forse erano molti di più!!
    Quando ero ragazzino in una lettura mi sono imbattuto sui piccioni che migravano e Testimoni oculari affermavano con meraviglia del passaggio di uno stormo che si è protratto per 3 giorni e 3 notti e dovettero attendere la fine del loro passaggio per ripartire.Una fine ingloriosa per una delle specie più diffuse del pianeta-
    E’ imbarrazzante essere umani….

Leave a Comment