Il carnevale della Biodiversita’ – Bando

Il 15 Dicembre c.a., a conclusione del 2010, anno internazionale della biodiversità, partirà un’iniziativa tra i più prestigiosi blog naturalistici italiani per continuare a sottolineare l’importanza del tema in oggetto, sia all’interno della comunità scientifica sia tra il pubblico.

La prima edizione del Carnevale della Biodiversità avrà come tema:

“INFINITE FORME BELLISSIME”,

tema che i vari Autori svilupperanno con varie sfaccettature in base ai loro personali stili ed interessi. Il blog “L’orologiaio miope” (http://www.lorologiaiomiope.com/) accoglierà questa prima edizione, passando in rassegna gli articoli scritti dagli altri blogger e segnalandone i link.

I blog partecipanti al progetto saranno I seguenti:

Biosproject: Earth http://biosproject-earth.blogspot.com/
Bottiglie di Leida http://www.bottigliedileida.net/
Continuo proceso de cambio http://procesodecambio.linxedizioni.it/
Erba volant http://meristemi.wordpress.com/
Gravità zero http://www.gravita-zero.org/
Leucophaea http://leucophaea.blogspot.com/
L’orologiaio miope http://www.lorologiaiomiope.com/
Mahengechromis Divagazioni di un ciclidofilo http://mahengechromis.blogspot.com/
Oryctes Frammenti di natura http://oryctesblog.blogspot.com/
Paperfish fish biology in progress http://paperfishbiology.blogspot.com/
Scientificando http://scientificando.splinder.com/
Theropoda http://theropoda.blogspot.com/

Il Carnevale della Biodiversità avrà scadenza bimestrale, continuando per tutto il 2011, e sarà ospitato a turno da alcuni dei blog partecipanti.

Il gruppo coordinatore augura buon lavoro a tutti i blog che hanno aderito al progetto e buona lettura a tutti coloro che vorranno partecipare con noi a questo Carnevale.

Livio Leoni, Marco Ferrari, Lisa Signorile

Published by tupaia on novembre 22nd, 2010 tagged annunci, Carnevale della Biodiversita'


9 Responses to “Il carnevale della Biodiversita’ – Bando”

  1. danilo Says:

    Tiger, tiger, burning bright
    In the forests of the night,
    What immortal hand or eye
    Could frame thy fearful symmetry?

    Boh, mi sembrava che ci stesse…

  2. Manuel Says:

    Vorrei solo correggere l’URL di Bottiglie di Leida: http://www.bottigliedileida.net/

    Grazie!

  3. danilo Says:

    “INFINITE FORME BELLISSIME”

    Farei un paio di critiche al titolo, se posso. Critiche che saranno poi demolite dai tecnici, immagino, ma che mi pare ci stiano.
    La prima è sul “bellissime”. Stiamo parlando di biologia o di arte? Abbiamo ancora, da qualche parte dietro al cervello, una concezione del dio creatore? Che fa solo cose belle?
    Io trovo i ragni _orribili_, non bellissimi, ad esempio. Meravigliosamente funzionali, certo, ma, cazzo, belli, proprio no! La forma di un pesce luna è bellissima? Sembra che sia stato ammezzato da uno squalo… Esiste al mondo una persona che possa dire, in tutta onestà, che un lombrico è “bellissimo”?
    Non è che tutte le cose che funzionano siano, per ciò stesso, belle. Sono, per ciò stesso, funzionali e basta. Il bello è un valore aggiunto, aggiunto da noi umani (rileggersi “L’effetto Bambi”).
    La “bellezza”, se pretendiamo di essere evoluzionisti, la bellezza che noi vediamo deve essere funzionale. Alla nostra, o alla loro (fottuti approfittatori), riproduzione. Il bello non è qualcosa che c’è, è qualcosa che funziona. Ora, ammetto che non mi riesce di capire perchè una farfalla possa risultare bella ai nostri occhi e un’altra no, ma sono sia consapevole dei miei limiti di comprensione, sia del meccanismo generale. Epperò, se l’evoluzione funziona, un qualcosa nei colori della farfalla deve avere agevolato o la nostra o la sua riproduzione. Non credo si possa contestare, salvo parlando del caso, o di dio.
    In altri termini, se qualcosa non è stato selezionato in quanto più funzionale (ivi compreso il senso del bello), allora ci vuole dio, o l’assenza di selezione, per spiegarlo.
    “Forme” mi va abbastanza bene. Avrei qualcosa da dire, ma è irrilevante.
    Epperò “infinite” proprio no!
    Come secondo argomento (ok, parto dal secondo) c’è un numero finito di modi di affrontare un ambiente. E un numero finito (minimo) di ambienti in cui, per ora, sappiamo possa esistere la vita. E neppure una definizione univoca di vita, a voler essere pignoli. Ma comunque il concetto era che se devi volare, devi avere portanza, e non ci sono infiniti modi di farlo. Modi _ottimali_ nel contesto. Se devi nuotare veloce e a lungo, una sola sagoma è idrodinamicamente funzionale. E lo stesso sullo scatto breve. Se devi sopravvivvere al’anidrobiosi, non ci sono infiniti modi di farlo.
    L’ambiente pone i vincoli, fisici e chimici, e non lascia infinite opzioni.
    Ma il primo argomento è ancora più limitante. La cascata dell’attivazione dei geni nell’ontogenesi. Una mutazione all’inizio sballa tutto, una mutazione alla fine può portare vantaggio. Il che significa che, salvo botte di culo epocali (Burgess?) _esiste_ una limitazione a livello di bauplan, una limitazione che concede variazioni agli ultimi stadi dell’ontogenesi, e le sega ai primi. Il che è poi il motivo per cui, per dire, alcuni geni hox sono invariati praticamente da sempre. O il motivo per cui un qualche livello di simmetria è sempre, o quasi sempre, conservato. (Sì, ok, è la stessa cosa).
    Non ci sono infinite forme, e non possono esserci, perchè le forme vengono da un percorso storico che ne esclude un mucchio di altre. E sono bellissime solo quelle che piacciono a qualche discendente di bipedi evolutosi nella fossa del Rift, e che le trova bellissime solo perchè, nella fossa del Rift, chi le trovava bellissime ha fatto più figli.
    O no?

  4. emi Says:

    Beh, concordo con Danilo … Il titolo è poetico e accattivante, ma la critica tocca il nervo scoperto! Ormai gli studi di correlazione tra struttura e funzione, integrazione e modularità, a livello micro o macro, per individui o per ecosistemi, ci stanno per fortuna facendo aprire gli occhi su una realtà che ha i suoi incredibili livelli di organizzazione. E questo di fatto sta cambiando moltissimo la nostra stessa percezione del processo evolutivo. Evidentemente comunque qui stiamo parlando dell’eterno dilemma della divulgazione scientifica, ovvero se curare di più il contenuto o il suo pacchetto, in funzione degli scopi che uno si prefigge! Il titolo poetico perde nel contenuto ma guadagna forse nell’intento … L’iniziativa è senz’altro eccellente!!! Avanti tutta …

  5. danilo Says:

    Il mio voleva essere uno spunto di discussione, più che una critica. Voglio dire, magari qualcuno lo legge e imposta il suo post su Conway-Morris, e mi farebbe piacere leggerlo, tutto qui.

    Ma il dilemma della divulgazione, come lo chiami tu, è risolvibile. Il blog che ospita questi commenti lo dimostra, no? Leggibile, chiaro, ma senza fare sconti.

  6. Andrea Says:

    Sono in disaccordo con Danilo.
    Innanzitutto, il titolo “infinite forme bellissime” è una chiara citazione della frase di chiusura de “L’Origine delle Specie” di Darwin. Accanirsi sulla citazione significa aver frainteso perché è stata citata.
    Inoltre, l’argomentazione “evoluzionista” di Danilo è estremamente riduttiva proprio dal punto di vista evolutivo, sia per la concezione di “bellezza” che lui confonde con quella di “suo gusto personale” (suo o della sua specie) e poi perché riduce l’origine evolutiva della bellezza ad una mera interpretazione ultra-funzionalista (come se la bellezza fosse solo l’effetto della selezione sessuale/ambientale), dimenticando che esistono bellezze non-funzionali ma strutturali, che il nostro cervello riconosciamo come belle proprio in virtù di precisi canoni geometrici (che non sono prodotti dell’evoluzione biologica, a meno che non si voglia sostenere l’assurda tesi che i teroemi di Euclide sono insiti nel nostro DNA, e che la bellezza, intesa nel senso classico, sia una proprietà evolutasi per una funzione, e non invece sia un effetto di vincoli geometrico-strutturali alla base della fisica dei corpi).
    Inoltre, chi l’ha detto che i ragni sono brutti? I ragni sono bellissimi: geometrici, simmetrici, eleganti, ovvero: belli nel puro senso di bellezza classica. Non confondiamo il gusto soggettivo con la bellezza oggettiva (ovvero, simmetria, eleganza, proporzione, ecc…).
    Forse, e lo dico con assoluto rispetto, senza polemica, dovrebbe guardare gli esseri viventi per quello che sono (forme bellissime e meravigliose) e non in funzione del suo punto di vista soggettivo, umano e post-moderno.
    Infine, la fauna di Burgess non è “una botta di culo”: l’interpretazione estrema e radicale data da Gould per quella fauna è ormai superata: si tratta di una comune fauna cambriana, eccentrica solo perché fu la prima ad essere così ben nota, e così lontana nel tempo da risultare bizzarra per i nostri schemi zoologici fondati sulle forme attuali.

  7. Marco Ferrari Says:

    @danilo, non fare il furbo 8-). Lo sai anche tu che il poeta della frase si chiama C. R. Darwin. E non è un parente…

  8. Livio L. Says:

    Ah, qui ci scanniamo già sul titolo. Immaginiamoci cosa succederà quando inizieranno ad essere pubblicati i primi post! :-D

  9. Lacy Wolfe Says:

    @danilo, non fare il furbo 8-). Lo sai anche tu che il poeta della frase si chiama C. R. Darwin. E non è un parente…

Leave a Comment