Il caffe’ con la C di civetta (Kopi luvak)

Il caffe’ piu’ costoso del mondo si ottiene dagli escrementi di un viverride del sud-est asiatico, un piccolo carnivoro grosso quanto un gatto chiamato civetta delle palme. Il nome esatto sarebbe zibetto e non civetta, ma oramai tutti chiamano erroneamente l’animale civetta. La storia l’ho raccontata qui ma a dire la verita’ l’ho riscritta quasi per intero nel libro inserendo dettagli storici e zoologici.

Civetta [zibetto] delle palme (Paradoxurus hermaphroditus). Fonte

Il post sulla civetta chiudeva con la frase “prima o poi la curiosita’ uccidera’ il gatto, o meglio la tupaia, perche’ so che prima o poi quelle otto sterline le vado a spendere in nome della curiosita’ scientifico-gastronomica”.

Ho fatto di meglio, ho speso £16, circa 21 Euro, per 50 grammi di cacca macinata di civetta (420 euro/kg), da bere comodamente a casa. Caffe’ lungo all’americana perche’ oramai mi sono imbarbarita a forza di vivere in quest’isola.

 

Sorprendentemente ne’ l’odore ne’ l’aspetto ricordavano particolarmente la provenienza gastroenterica del caffe’, quindi il primo esame poteva dirsi superato.

 

Oddio, l’odore era strano a dire la verita’, di caffe’  piuttosto leggero e con una strana nota che non riuscivo ad identificare in sottofondo, ma non cattivo. Tempo di procedere con la fase due dell’esperimento.

 

Il colore e’ decisamente piu’ chiaro di quello di un caffe’ regolare e di nuovo l’odore e’ quello di un caffe’ leggero con una strana nota in sottofondo, non di cacca o altra roba disgustosa, solo strana, direi qualcosa tipo “selvatico”. Tempo di passare alla fase tre del piano, facendo uno sforzo cosciente per non pensare alla parola “intestino” associata a “piccolo carnivoro onnivoro non troppo dissimile da un gatto” e all’idea platonica di “cassettina del gatto”.

Ed ecco l’espressione che si ottiene dopo il primo assaggio (l’uso di un assaggiatore volontario era doveroso per registrare i risultati dell’esperimento):

 

Perplesso ma non disgustato, e vagamente compiaciuto. Esperimento riuscito.

In realta’ e’ vero che ha un sapore molto particolare, assaggiandolo ho capito cosa volevano dire quelli che lo descrivevano come un gusto “rotondo” e senza neanche una punta di amaro. Adesso capisco anche il senso dell’operazione commerciale, e’ davvero ottimo e solo al costo di cercare nella piantagione i punti di marcatura con le feci degli zibetti , operazione che qualunque cane ben addestrato sa fare senza problemi.

La mia sola preoccupazione e’ che siccome e’ buono e sta diventando popolare, e anche un po’ trendy, chi abbia a rimetterci siano le civette e con loro quel che rimane del fragile ecosistema delle isole del sud-est asiatico per fare spazio ad ancora piu’ piantagioni e piu’ civette. La mia sola speranza e’ che l’origine del caffe’ sia ben chiara a tutti e che ci siano molte persone con lo stomaco piu’ delicato del mio.

 

Referenze:

ResearchBlogging.orgM.F. Marcone (2005). Composition and properties of Indonesian palm civet coffee (Kopi Luwak) and Ethiopian civet coffee Food Research International DOI: 10.1016/j.foodres.2004.05.008

Published by tupaia on agosto 19th, 2012 tagged mammiferi, moda, ricerca, Varie ed eventuali


16 Responses to “Il caffe’ con la C di civetta (Kopi luvak)”

  1. claudio Says:

    dovevano essere ridotti proprio male per arrivare a inventare una cosa del genere :-/

  2. tupaia Says:

    Tutto ha un perche’, ma non lo posso scrivere qui per motivi di copyright :(
    E comunque anche per mangiare il fromaggio coi vermi bisogna essere messi maluccio

  3. claudio Says:

    si concordo! :-D in fin dei conti sono cacca entrambe le cose XD

  4. tupaia Says:

    mah, dissento, la civetta non digerisce i semi del caffe’, che passano quasi intatti dal suo tratto digerente, salvo qualche modifica enzimatica alla cuticola del seme. Basta lavarli bene. I vermi invece digeriscono il formaggio e scartano… gli scarti.

  5. danpetr Says:

    @claudio: come dice tupaia i chicchi vengono prima lavati e asciugati all’origine, e questa operazione è ripetuta (una o più volte) prima della torrefazione.
    Ma soprattutto: hai presente la temperatura di torrefazione del caffè? Stiamo tra i 200 e i 300 gradi.
    Quindi la disinfezione è tranquillamente assicurata …

  6. Thal Says:

    @danpetr non credo sia un problema di disinfezione, il punto è che la maggior parte delle persone ci penserebbero due volte prima di assaggiare qualcosa che è passato per l’intestino di un qualunque essere vivente.

    Per quanto mi riguarda è solo un avventura culinaria :D

  7. Thal Says:

    E comunque l’avevo sentito chiamare sempre zibetto, mai civetta prima d’ora.

  8. tupaia Says:

    fortunello/a, i giornali scrivono quasi sempre civetta

  9. Thal Says:

    Allora è sicuramente perché mi informo più sul web che sui giornali :D

  10. orlando Says:

    La rivalutazione degli intestini mi sembra sia ormai un fenomeno mondiale. Ho letto da qualche parte, non ricordo più dove, che per contrastare l’effetto distruttivo degli antibiotici sui batteri intestinali, l’unica soluzione consiste nell’ingerire la cacca delle persone sane (spero opportunamente trattata).Si sta aprendo un glorioso futuro per l’umanità

  11. tupaia Says:

    Giusto perche’ sono tignosa, ecco i risultati di una google fight tra civetta e zibetto
    http://www.googlefight.com/index.php?lang=en_GB&word1=caffe%27+civetta&word2=caffe%27+zibetto

  12. Barney Says:

    Beh, tutta questa storia per delle bacche di caffe’ evacuate dallo zibetto (io voto per questa denominazione, tra parentesi), e poi nessuno che si fa problemi a mangiare uova…

    Anyhow: mi par di capire che la bevanda sia buona, ma che NON giustifichi l’enorme costo a bicchiere. E’ cosi’?

    barney

  13. tupaia Says:

    Il costo e’ giustificato dalla necessita’ di “manodopera” per raccogliere la materia prima, e dalle leggi del mercato e dell’offerta. Il resto immagino sia questione di gusti. Se costasse quanto un caffe’ normale e non avesse implicazioni morali di sfruttamento agli animali lo preferirei senz’altro al caffe’ normale, ma io sono una che beve di preferenza caffe’ solubile tipo nescafe’, quindi non faccio testo.

  14. puntatina Says:

    ma quello in foto è inminoranza? ondata di nostalgia per l’orda sinistraisraeliana: inminoranza, mmax, ipazia, rosalucsemblog.

  15. Landolfi Says:

    Ho provato una volta questo caffè (25€ per la tazzina) e confermo quanto scritto: è buono e particolare. Certo, PER ME, non vale 25€. Ma c’è tanta gente che spende di più per un cocktail il sabato sera…

    Quello che mi chiedo è: che modificazioni potrà mai avere una bacca passata nell’intestino di un mammifero? Non si può semplicemente lasciare le bacche per un po’ in infusione nell’acido?

    Tupaia, chideresti aiuto a Bressanini? Che tra blogger ci si intende :)

  16. tupaia Says:

    @-> Landolfi. 1) Le civette intervengono alla fonte, scegliendo una a una le bacche piu’ mature, cosa che non si fa normalmente in una piantagione
    2) le modifiche sono enzimatiche, quindi non basta l’acido cloridrico, bisognerebbe ricreare tutti i vari cambi di pH e di enzimi che avvengono nel passaggio lungo il tratto digerente.
    Spero di incontrare Bressanini a fine settembre e se lui vuole mi farebbe piacere ospitarlo qui per dire la sua.

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