Iguane alla conquista di Hollywood: Brachylophus vitiensis (Iguana crestata delle Fiji)

Sarebbe bello, anziche’ fare difficili e pericolose spedizioni, poter scoprire nuove specie di rarissimi animali tropicali standosene comodamente seduti al cinema o magari sul divano di casa a guardare la TV. Ebbene, almeno una volta e’ successo: lo zoologo John Gibbons, mentre guardava il film “Laguna blu” di Randal Kleiser del 1980 (de gustibus…), si accorse che tra i vari animali che venivano inquadrati dalla telecamera c’era una specie di iguana che non corrispondeva a nessuna descrizione nota alla scienza. Gli esterni del film erano stati girati alle isole Fiji e gli animali, che dovevano servire a descrivere l’impervieta’ del luogo, erano stati filmati su un’isoletta disabitata privata per cui fu possibile risalire al luogo d’origine dell’iguana e organizzarvi una spedizione scientifica di controllo. Il rettile divenne cosi’ noto come Iguana crestata delle Fiji o Brachylophus vitiensis, con buona pace di Brooke Shields (Brachylophus significa “corta cresta”, nome che non ricorda molto la “sopraccigliuta” attrice).

I fatti, in realta’, non stanno esattamente cosi’ e quella esposta sopra e’ solo la versione romanzata che compare  spesso negli articoli divulgativi.

Gibbons era un ricercatore dell’Universita’ del Sud Pacifico, che ha una sede anche alle Fiji, e in quegli anni stava lavorando proprio ad un progetto triennale sull’unica altra specie di iguana allora nota nell’arcipelago, l’iguana fasciata (Brachylopus fasciatus). Ha quindi senso che guardasse un film girato “a casa sua” e che notasse immediatamente qualcosa di strano nell’iguana ripresa dal regista. In realta’ io sospetto che Gibbons si fosse gia’ accorto dell’esistenza dell’altra iguana e che abbia cavalcato astutamente l’onda di successo del film per proteggere, rendendolo un santuario zoologico inaccessibile ai visitatori, l’isolotto dove e’ presente il 98% di tutte le iguane crestate, Yadua Taba.

Pare in realta’ che Gibbons avesse trovato in seguito tracce della presenza dell’iguana su ben otto isole  dell’arcipelago, ma non sapremo mai nulla con precisione: il ricercatore mori’ nel 1986 in un tragico incidente in barca insieme alla moglie e ai due figli e tutti i suoi appunti e dati non pubblicati andarono perduti per sempre.

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Iguana crestata delle Fiji, Brachylophus vitiensis. Foto: Wiki

Al momento le circa 10.000 iguane crestate esistenti (la specie compare nella lista rossa della IUCN come “Critically endangered”) risiedono, per quel che si sa, oltre che sulla microscopica e disabitata Yadua Taba anche a Monuriki e negli isolotti del gruppo Yasawa, dove fu girato Laguna Blu. Per fortuna non dovrebbero esserci su Mago Island, che appartiene dal 2007 a Mel Gibson e che (noto da GoogleEarth) ha fatto abbattere una lunga striscia di foresta primaria per costruirvi una pista di atterraggio in terra battuta. E bravo Mel!

A guardarle dall’alto leIsole Fiji non sono altro che un gruppo di atolli e di isolotti vulcanici dispersi nel Pacifico, e il continente piu’ vicino e’ l’Australia. Come ci sono arrivate le iguane? Di sicuro non a nuoto e la questione e’ piuttosto spinosa.

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Si e’ sempre infatti ritenuto che il clade delle iguane avesse avuto origine in Sud America e che tutte specie di Iguana del  Pacifico disperse sugli isolotti vi fossero arrivate navigando sul solito Deus ex-machina, l’isolotto galleggiante di mangrovie guidate dalla corrente sub-equatoriale (se ne e’ gia’ discusso in proposito, e continua a sembrarmi un’idea palesemente stupida: il Sud-America dista infatti 5000 miglia dalle Fiji!). In effetti, dalle analisi genetiche risulta che le iguane delle Fiji si sono separate dalle iguane americane _almeno_ 13 milioni di anni fa e questo si rileva anche dalla diversa morfologia. Come altro si puo’ spiegare quindi la presenza dei Brachylophus in mezzo al Pacifico senza scomodare troppo le mangrovie?

Sino ad un paio di anni fa, in effetti, non si poteva, e questo e’ il bello della scienza: nuove scoperte la rimettono sempre in discussione. La nuova scoperta in questione e’ il fossile di un’iguana dell’Eocene (fino a 20 milioni di anni fa)  in Europa, Geiseltaliellus longicaudus, trovato nel 2007, e quello ancora piu’ recente di un’ iguana in Mongolia (2008), Temujina ellisoni. L’ipotesi che si puo’ fare e’ quindi quella di una vicarianza: le iguane sono originarie dell’Asia e sino all’Eocene occupavano l’Eurasia e l’Africa. Alcune passarono in Sud America via resti del Gondwana e i lignaggi si separarono. Le iguane delle Fiji deriverebbero quindi non da quelle americane, ma da quelle asiatiche, arrivate saltando di isolotto in isolotto attraverso Melanesia e Micronesia in un tempo in cui la placca delle Fiji era piu’ occidentale. Per un qualche motivo, poi, le iguane Paleartiche (Eurasia, Africa) si sarebbero estinte soppiantate dalle simili agamidi, e i Brachylopus sono tutto quello che resta di loro. Un po’ stiracchiato, ma sicuramente meglio della zattera di mangrovie per 8000 km! I pareri degli scienziati comunque sono ancora discordi, tocchera’ aspettare nuove scoperte.

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La foresta secca di Yadua Taba, l’habitat ideale delle iguane crestate. Foto: apscience.org.au

Le iguane, comunque siano arrivate, se ne sono rimaste in pace dunque nella loro laguna blu per alcuni milioni di anni fino a quando, ovviamente, non e’ arrivato il conto dell’hotel da pagare sotto forma di esseri umani. La conquista delle Fiji prima e delle vicine Tonga poi da parte di popolazioni originariamente provenienti dall’Asia e’ avvenuta circa 3000 anni fa. Al contrario di Brooke Shield che nel film pesca i pesci con le mani, queste popolazioni non devono aver trovato moltissimo da mangiare dal momento che la fauna e’ limitata ad uccelli e qualche rettile. Le iguane pertanto, piuttosto inattive di notte, costituivano una leccornia. Ed e’ cosi’ che si estinse alle Fiji la Lapitiguana impensa, una specie di iguana gigante, insieme a una rana gigante, una tartaruga terrestre, dei rallidi, una beccaccia, colombi e megapodi: tutti mangiati fino all’estinzione. Brachylophus fasciatus si salvo’ perche’ e’ troppo piccola per offrire un pasto decente mentre B. vitensis si salvo’, pur essendo grossa anche 70-100 cm, per una peculiarissima caratteristica di cui si dira’ tra breve.

A parte le dimensioni, l’iguana crestata differisce da quella fasciata per (ovviamente) la presenza della cresta sul collo, alta sino a un centimetro e mezzo, per l’assenza di dimorfismo sessuale, per la forma della gorgiera, per le bande verticali sul corpo, piu’ sottili, per il colore dell’occhio, rosa-dorato, per il maggior numero di scaglie intorno alla bocca, per la pancia piu’ bianca, per le uova e i neonati molto piu’ grossi. Soprattutto pero’ differisce per un comportamento unico tra le iguane: se si sente minacciata, cambia colore in meno di cinque minuti dal verde brillante al nero profondo, apre la bocca e ondeggia il capo. Il risultato e’ cosi’ orrfifico che gli aborigeni delle Fiji avevano un taboo nei confronti di questo animale (ritenuto, erroneamente, velenoso) ed evitavano di molestarlo, il che lo ha salvato da sicura estinzione. Non male per una bestia evolutasi in assenza di mammiferi predatori: a volte essere incazzati neri serve.

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Iguana crestata in posa orrifica, mentre vira dal verde al nero. Foto: iguanafoundation.org

I predatori pero’, sotto forma di gatti e manguste, sono arrivati insieme agli uomini. Arrivarono anche i competitori, sotto forma di capre. L’isola infatti e’ molto arida ed e’ un raro esempio di foresta tropicale secca, ambiente idoneo per le capre che cominciarono a mangiare tutte le specie commestibili anche per le iguane (in particolare Vavaea amicorum, l’albero che produce il frutto preferito di questi rettili, onnivori con forte tendenza al vegetarianesimo), favorendo con cio’ la crescita delle specie non edibili e alterando l’habitat. Per di piu’, sempre per cause umane, numerosi incendi hanno contribuito a devastare l’habitat. Risultato: la specie e’ in declino ovunque tranne che a Yadua taba, dove sin dal 1981 sono stati eliminati tutti i mammiferi, turisti inclusi, e che rimane l’ultimo baluardo per la sopravvivenza delle iguane crestate: sulle altre due isole la popolazione e’ in declino per via di incendi, capre e predatori, e sulle altre e’ completamente scomparsa.

Poco si sa sulla riproduzione di questi animali. I maschi sono territoriali e la specie e’ rigidamente arborea e scende a terra solo per deporre le uova. La femmina scava delle buchette per terra profonde una quindicina di cm, depone le uova e ricopre la buca in modo che lo scavo risulti invisibile. Le uova impiegheranno sino a otto mesi per schiudersi, un tempo veramente lunghissimo per qualsiasi rettile. Particolare curioso, le uova sono in genere quattro e lunghe circa 6 cm. Considerando che la femmina e’ lunga circa 70 cm, in proporzione le uova sono veramente enormi. Chissa’, magari come e’ successo al kiwi le dimensioni dell’animale si sono ridotte (sotto la pressione evolutiva dei predatori umani) ma le uova continuano ad avere le dimensioni originali.

Ed ora, per chiudere, finalmente una buona notizia per tutti gli splitter in ascolto: sono lieta di annunciarvi il recente arrivo in casa Brachylophus di una nuova specie recentemente scoperta, sempre alle Fiji, grazie alle analisi del DNA delle altre iguane:  l’iguana ciaociao, Brachylophus bulabula (“bula” significa “ciao” nella lingua delle Fiji), che ha caratteristiche intermedie tra le due specie gia’ note, B. vitiensis e B. fasciatus. Ovviamente, e’ gia’ considerata una specie a rischio di estinzione per via della perdita di habitat.

P.S.  Le iguane ci hanno preso gusto ad essere filmate 

Alcune referenze consultate

Gibbons, J. R. H. (1981) The Biogeography of Brachylophus (Iguanidae) including the Description of a New Species, B. vitiensis, from Fiji  Journal of Herpetology, Vol. 15, No. 3 (Jul. 31, 1981), pp. 255-273

Harlow, P.S. and Biciloa, P.N. (2001) doi:10.1016/S0006-3207(00)00157-9

http://blogs.nationalgeographic.com/blogs/news/chiefeditor/2008/09/iguana.html

doi:10.1016/j.gene.2008.06.011

Auge’, M. (2007) Past and present distribution of iguanid lizards. Arquivos do Museu Nacional, Rio de Janeiro, v.65, n.4, p.403-416, out./dez.2007 ISSN 0365-4508

Pacific Science 63(2):223-242. 2009 doi: 10.2984/049.063.0205

Published by tupaia on giugno 19th, 2009 tagged Erbivori, rari, rettili


12 Responses to “Iguane alla conquista di Hollywood: Brachylophus vitiensis (Iguana crestata delle Fiji)”

  1. danilo Says:

    Riflessione oziosa…
    Poniamo di avere due specie di iguane che contino tremila esemplari ognuna. Poi si scopre che un terzo di entrambe appartiene ad una specie intermedia fra le due.
    Ora abbiamo tre specie di iguane, e tutte e tre contano duemila individui.
    Gli individui complessivi non sono aumentati, i geni in circolazione neppure, le due specie originarie si sono ridotte di numero, ma abbiamo una terza specie…La biodiversità è aumentata, diminuita, o rimasta uguale? Inoltre, dobbiamo essere dispiaciuti dell’aumentato pericolo di estinzione delle prime due specie, o contenti della scoperta di una terza?

  2. tupaia Says:

    aggiungi che le tre specie sono interfeconde, e solo l’allopatria dovuta al vivere in isole diverse ne limita il flusso genico. Sono tre specie o e’ una sola? Evolution for you…

  3. Networm Says:

    a me interessa che probabilmente non sono commestibili.

  4. tupaia Says:

    Danilo: a pensarci su, penso sia scorretto dare un’attribuzione di merito ad un fenomeno di speciazione. Non dobbiamo essere ne’ contenti ne’ scontenti, stiamo solo assistendo ad un fenomeno di speciazione che non si e’ ancora compiuto, e siamo nel limbo in cui le reciproche posizioni non sono chiare. La biodiversita’ aumenterebbe, se non ci fossimo noi e le capre di mezzo

  5. falecius Says:

    Precisazione: le capre le devono aver portate gli europei, non potevano far parte (a differenza dei ratti, per i maiali dovrei controllare) del pool di animali e piante portati dai primi coloni melanesiani.

    Sulla diffusione delle iguane, dimentichi la teoria del continente perduto di Mu :D !

  6. tupaia Says:

    Falecius: dove ho scritto che le hanno portate i melanesiani?

  7. falecius Says:

    Da nessuna parte, lo notavo io…
    (scusa se sono stato poco chiaro)

  8. Cercoletto Says:

    Mi sono sempre chiesto il perché di quella strana distribuzione geografica che vede gli iguanidi in America, ma non in Africa continentale, per poi comparire di nuovo in Madagascar e in alcune isole del Pacifico. In Africa, al loro posto, ci sono gli agamidi. Ma se il Madagascar era attaccato all’Africa, come mai non si trovano iguanidi anche nel continente nero? E’ vero che da milioni d’anni la grande isola ha avuto un percorso evolutivo sui generis, ma qualche iguana, per il calcolo delle probabilità, avrebbe dovuto sopravvivere anche in Africa, come è successo con il Lori gracile, che, se non sbaglio, è una proscimmia, e che si trova sia in Africa che sulle coste occidentali (Kerala) dell’India, a conferma della deriva dei continenti.

  9. danilo Says:

    Che io sappia, il Madagascar non è mai stato attaccato all’Africa. Faceva tutt’uno, assieme all’India, dell’Antartide, prima di avviarsi verso nord.

  10. Cercoletto Says:

    Eppure, sembra combaciare perfettamente con il Mozambico…

  11. tupaia Says:

    Cercoletto: Ai tempi del Gondwana il Madagascar era attaccato all’Africa, ovviamente, ma si e’ staccato prestissimo, rimanendo per un po’ attaccato ai rimanenti pezzi di Gondwana e poi isolandosi completamente credo durante il Giurassico superiore. Le iguane non sono riuscite a penetrare in Africa perche’ la loro nicchia ecologica era gia’ occupata dalle agamidi.
    A me risulta che il Loris tardigradus (lori gracile) viva solo in Sri Lanka, a meno che non sia stato di recente importato in Africa come specie alloctona.

  12. Cercoletto Says:

    Ti ringrazio Tupaia per la precisazione. Molti anni fa ho fotografato un lori in vendita a Trivandrum, capitale del Kerala (India sud occidentale), ma, come dici tu, in Africa devono esserci altre specie di Lori, non il gracile come io pensavo.

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