I wurstel con i denti: gli eterocefali glabri (Hetherocephalus glaber)

mole.jpgQuando si pensa a questi roditori, due caratteristiche vengono subito alla mente:

  • sono bruttissimi
  • sono gli unici mammiferi con una struttura eusociale, come le api.

Entrambe queste affermazioni, a mio avviso, peccano di superficialita’.

Il fatto e’ che l’ eusocialita’ degli eterocefali, o ratto-talpa nudi, altro non e’ che la punta dell’iceberg di una serie di meravigliosi adattamenti evolutivi ad un habitat inospitale e povero di risorse, ovvero la zona predesertica del Corno d’Africa; adattamenti che chissa’ perche’ passano sotto silenzio a favore delle due caratteristiche summenzionate, ma che a mio avviso sono ben piu’ sorprendenti e degni di nota.

Prima di analizzarli, pero’, conviene esaminare in dettaglio l’ecologia e l’etologia di questi insoliti roditori.

Gli eterocefali glabri, insieme al resto del loro ordine, i Bathyergidae, si sono distanziati dal resto dei roditori moltissimo tempo fa. Sebbene ne conservino la struttura generale del corpo, lo stile di vita fossorio ha indolipsmole-rat.jpgtto numerosi adattamenti, alcuni dei quali in comune con gli altri animali scavatori come le vere talpe (che pero’ sono insettivori e non roditori): la perdita del padiglione auricolare, l’atrofia degli occhi, capaci di percepire luce o buio, ma non di piu’, gli incisivi che possono sporgere oltre le labbra, grazie ad una chiusura particolare di queste, in modo che scavando la sabbia non entri in bocca all’animale, le narici che si chiudono all’occorrenza per lo stesso motivo, cinque dita sia alle zampe anteriori che posteriori per scavare meglio. I bathyergidae in genere sono solitari e anzi alcuni, come lo stranamente coloratissimo Georychus capensis, hanno un range molto vasto e una densita’ bassissima, il che permette loro di non competere per il cibo in un posto dove questo e’ scarso.

Per via del fatto che sono tutti adattati alla vita in zone aride, tutti i Bathyergidae (incluso l’eterocafalo glabro, il piu’ specializzato di questi topi), non bevono. MAI. Ricavano tutta l’acqua necessaria dai vegetali di cui si nutrono ed hanno dei reni particolarmente adattati per non sprecare la minima goccia d’acqua, un po’ come le tute distillanti dei Fremen di Dune.

E fin qui e’ gia’ una bella collezione di adattamenti curiosi ma, tranne le labbra che si chiudono dietro gli incisivi, nulla di nuovo, tutto sommato.

Due specie di Bathyergidae pero’ sono coloniali (ed eusociali): l’Heterocephalus glaber e Cryptomys damarensis. Gia’, avete letto bene: due, il che toglie all’eterocefalo il primato di unico mammifero eusociale. La fama dell’eterocefalo e’ dovuta al fatto che forma colonie piu’ numerose (fino a quasi 300 individui contro la cinquantina del damarensis) e che e’ molto piu’ brutto, per i nostri standard di bellezza. Trovo curioso che definiamo brutto un animale perche’ ha perduto il pelo. Mi guardo intorno e vedo intorno a me decine di scimmioni nudi che hanno perso il pelo e hanno una disgustosa pelle rosa in vista. Curioso. O meglio, del tutto spiegabile, ma non voglio rubare il mestiere a Desmond Morris, anche perche’ non ne sarei capace. Il sorcio di Damara, per sua fortuna, ha invece un soffice e setoso pelo grigio-beige e un areale meno esteso, nel Damaraland, in Namibia.

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Ratto-talpa di Damara (Cryptomys damarensis). foto da: www.up.ac.za

Ma cosa vuol dire “eusocialita'”? Il termine e’ stato coniato di recente (nel 1966) da Suzanne Batra e definito meglio da Wilson. Tecnicamente, sono eusociali gli animali che rispondono ai seguenti requisiti:

  1. divisione in caste, con una sola femmina riproduttiva
  2. generazioni che si sovrappongono
  3. aiuto cooperativo nella crescita dei piccoli.

Ritengo personalmente che tale definizione sia un po’ vaga, in quanto la si potrebbe facilmente applicare anche ad un branco di lupi o di licaoni, ma mi adatto in mancanza di una migliore.

La societa’ degli eterocefali e’ divisa in tre caste: la regina, che e’ l’unica femmina che si riproduce, ed e’ molto piu’ grande degli operai: pesa in media 80 g contro i 30 degli operai;  con le prime gravidanze lo spazio tra le vertebre si allunga, dilatandole enormemente l’addome, come succede ad esempio per la regina delle termiti. Poi ci sono individui di dimensioni intermedie (soldati), maschi e femmine, che all’occorrenza difendono la colonia  tappando i buchi nel nido. Tra questi ci sono almeno tre maschi che si occupano di fecondare la regina. Se la regina muore, e’ tra queste femmine-soldato di taglia media che, dopo lotte feroci, emerge la nuova regina. Infine ci sono gli operai, pure ambosessi, che scavano le gallerie, badano ai piccoli, cercano il cibo etc etc.

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Una “regina” degli eterocafali da alla luce in media ad una sessantina di piccoli all’anno. Foto da: forum.athlonsports.com

Gli operai ovviamente sono sterili, ma non e’ ben chiaro come faccia la regina ad indurre la sterilita’. Ci sono due meccanismi in gioco: uno e’ un’induzione di stress da parte della regina, che li spintona e li “bulla” (e pesa piu’ del doppio di loro). E si sa, quando uno e’ stressato, certe parti anatomiche del corpo non collaborano… Dovrebbero farle causa per mobbing. Il secondo meccanismo si ipotizza sia su base ormonale: quando la regina sta per partorire, a tutti gli operai, maschi e femmine, emergono le mammelle, il che fa pensare che gli ormoni della regina hanno una forte influenza sull’emissione ormonale degli operai. Invece, pare che non ci sia rilascio di feromoni come accade per gli insetti eusociali.

Comunque, non preoccupatevi troppo per gli operai: il loro sindacato a quanto pare funziona meglio del nostro e in realta’ passano un bel po’ di tempo a dormire pigramente. Del resto, con la dieta poco nutriente che hanno non potrebbero fare diversamente, a differenza delle termiti o delle api che non si fermano mai, ma che mangiano miele. Cio’ non e’ senza conseguenze positive per gli eterocefali: i lunghi periodi di inattivita’ li portano a ridurre lo stress ossidativo sulle cellule e li trasforma nei matusalemmi dei topi: laddove un topolino delle case, con lo stesso peso, vive un anno o due, un eterocefalo puo’ arrivare a vivere 28 anni!

La dieta degli eterocefali e’ costituita essenzialmente da radici di vegetali, bulbi e tuberi, tipo la radice dell’acacia o della vite selvatica (Cissus). I bulbi e tuberi piu’ piccini vengono trasportati dagli operai in una camera che funge da magazzino, ma quelli grandi vengono trattati in un modo particolare: vengono lasciati dove sono e scavati dall’interno, attingendo solo dall’organo di deposito della radice e senza rovinare l’esterno dove ci sono i fasci di vasi della pianta. Cio’ consente alla pianta di sopravvivere, e di continuare a produrre amido di deposito per gli eterocefali. Quando una radice e’ stata cosi’ convenientemente sfruttata, il buco viene riempito di sabbia e non piu’ usato fino a rigenerazione dei tessuti. In pratica, gli eterocefali hanno inventato l’agricoltura!

Per via delle grandi quantita’ di cellulosa nella dieta, che e’ indigeribile per tutti i mammiferi, gli eterocefali hanno dei particolari batteri nell’intestino che la demoliscono, come tutti gli erbivori. La coprofagia e’ quindi incoraggiata, piu’ o meno come fanno anche i conigli che rimasticano il pellet (due passaggi nell’intestino sono meglio di uno), e ai nuovi nati in svezzamento gli operai offrono sempre le loro feci per permettere alla flora microbica di stabilirsi nell’intestino dei giovani. Disgustoso ma efficace, e forse non peggio delle pappine della Plasmon.

La tana degli eterocefali e’ scavata con un sistema di sofisticata cooperazione tra gli individui e puo’ estendersi in una rete di cunicoli anche per 4 km: l’individuo davanti rimuove il suolo durissimo e compatto con i denti, un po’ per volta, e con le larghe zampe lo spinge sotto di se. Qui l’individuo dietro di lui lo spazza a sua volta sotto di se, a volte procedendo in retromarcia e infine passandolo a chi gli sta dietro, e cosi’ via, sino all’ultimo della fila, lo sfigato, che con le posteriori lo scalcia fuori formando all’esterno un vulcanetto tipo quello delle talpe.

Ma perche’ lo sfigato? Semplice: la vita fossoria e’ un adattamento per la difesa contro i predatori. L’ultimo della fila, quello all’estremita’ del cunicolo, e’ a vista di vari tipi di serpenti che predano gli eterocefali, ma anche di uccelli rapaci e mammiferi, ed e’ quello che con buona probabilita’ finisce mangiato. Non ho trovato dati relativi a come viene deciso chi dev’essere l’ultimo, ma evidentemente tirano alla vibrissa piu’ corta (gli unici peli che gli son rimasti, povere bestie).

E come mai gli eterocefali, a differenza di tutti gli altri Bathyergidae, hanno perso il pelo? La tana degli eterocefali, la cui camera centrale dove tutti si raccolgono e’ posta a due m di profondita’ o oltre, e’ scavata in modo di essere sempre a temperatura costante, intorno ai 30 gradi, tipo una grotta che mantiene la temperatura. Vivendo li da sempre, gli eterocefali hanno perso la capacita’ di regolare dall’interno la propria temperatura corporea come facciamo noi: e’ un buon sistema per risparmiare energie, dato che la loro dieta poco nutriente perche’ troppo ricca di cellulosa non gli permette di sprecarne. Per questo motivo, se hanno caldo scendono piu’ in profondita’ nei cunicoli, dov’e’ piu’ fresco, se hanno freddo o si avvicinano alla superficie (dove in alcune zone si registrano al suolo anche 60 gradi!) o si ammucchiano tutti insieme nella camera centrale. un po’ come fanno le lucertole, insomma, controllano la temperatura tramite il comportamento e non tramite il metabolismo. Non sono gli unici mammiferi con questo problema di eterotermia (lo hanno anche i monotremi, ad esempio), ma sono quelli che lo hanno estremizzato di piu’. Si capisce che in questo contesto il pelo, che serve ad isolare l’animale dagli sbalzi di temperatura, e’ superfluo e tenerlo pulito sarebbe un altro notevole dispendio di energie.

Ultimo nell’ordine, ma forse primo in stranezza tra gli adattamenti degni di nota, c’e’ un particolare stranissimo e inspiegabile: gli eterocefali non sentono dolore! la loro cute manca, a differenza di tutti gli altri mammiferi, della Sostanza P, un neurotrasmettitore che consente ai recettori del dolore posti sulla superficie del corpo di comunicare con le fibre nervose e mandare quindi l’informazione del dolore al cervello. Per dolore si intende quello prolungato, tipo quello indotto da una ferita, da un’escoriazione o da una bruciatura, ma non quello puntiforme tipo il contatto con un ago. Dagli esperimenti condotti, tuttavia, se si bioingegnerizzano gli eterocefali in modo da ridargli il gene per la proteina P, gli animali tornano in grado di sentire il dolore e di reagire ad esso. Per quale motivo si fanno questi esperimenti crudeli su queste bestioline indifese e’ presto detto: molte persone soffrono di una condizione cronica detta fibromialgia che li porta a sentire continuamente dolore in un qualche tessuto molle, tipo un muscolo o un tendine, condizione ben rappresentata nei telefilm dottor House in cui il protagonista, oltre che essere una testa di cavolo, e li non ci si puo’ fare nulla, prende continuamente analgesici per questa patologia. Se si riuscisse a capire bene il meccanismo di regolazione della sostanza P, o se si potesse smorzare localmente il gene che la produce, o in generale si conoscesse meglio la fisiologia del dolore, ad esempio quale terminazione nervosa fa cosa, si potrebbe arrivare ad una terapia efficace per questi pazienti.

Sul motivo per cui gli eterocefali mancano di sostanza P non ci sono ancora bene le idee chiare. Una possibile spiegazione e’ che nei cunicoli dove vivono c’e’ pochissimo ricambio d’aria, e cio’ crea accumuli di anidride carbonica. Laa CO2 puo’ indurre stati dolorosi cronici nei muscoli e nelle mucose, quindi non sentire dolore sarebbe di certo un vantaggio evolutivo. A cio’ si aggiunga il fatto che la CO2 genera acido carbonico a contatto con l’umidita’, e che la mancanza di Sostanza P rende gli eterocefali insensibili, in modo irreversibile anche in laboratorio, al dolore da ustione da acido.

A proposito di eterocefali e medicina, c’e’ un altro motivo per cui vengono studiati intensamente in laboratorio. Come si e’ detto, nei loro cunicoli si accumula CO2 e il livello dell’ossigeno puo’ scendere al 3%, laddove la normale concentrazione di ossigeno atmosferico e’ del 21%. Cio’ non impedisce ai rattotalpa ciechi di svolgere le loro normali attivita’ in condizioni anossiche senza alcun danno cellulare. Negli esseri umani invece, l’anossia causata da traumi come infarti, ictus, tumori, problemi respiratori, malattie renali, diabete e avvelenamenti vari porta irreparabilmente a danno cellulare con conseguenze a volte nefaste. Capire la fisiologia e le biologia molecolare degli eterocefali potrebbe portare a grandi passi avanti nella cura di queste patologie.

Il termine “brutto” legato agli eterocefali e’ dunque una sciocchezza. Queste creaturine sono delle meraviglie della natura, resistono a dolore, mancanza di ossigeno, stress da invecchiamento, mancanza di acqua e di cibo, temperature estreme. Vorrei vedere quale scimmione nudo e altrettanto “brutto” e’ capace di fare altrettanto!

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Published by tupaia on aprile 25th, 2008 tagged Erbivori, mammiferi, roditori


35 Responses to “I wurstel con i denti: gli eterocefali glabri (Hetherocephalus glaber)”

  1. tupaia Says:

    Date le mie condizioni di non particolare lucidita’, qui da ultimo, vi sarei grata se mi faceste notare eventuali imprecisioni, incongruenze o strafalcioni, in modo da correggere il post. grazie a tutti per la collaborazione.
    Morte ai pollini!

  2. Lopo Says:

    Una correzione marginalissima ad un bellissimo post: la popolazione di Dune è chiamata “Fremen”, non “Freeman”.

  3. tupaia Says:

    lopo: corretto, grazie!

  4. Dund Says:

    ah ecco, allora non va troppo bene. in ogni caso: WOW. mai come per questo post è valsa la pena di aspettare.

    P.S. wurstel, eh. ROTFL

  5. peppo Says:

    tupaia se con la testa intasata di secrezioni pollinee riesci a srivere questi post…!
    complimenti a te ed al… coso con i denti da coniglio ;-)

  6. Stefano Says:

    Interessantissimo animale, di cui non sapevo un’acca e magistralmente raccontato, quindi ancora più complimenti al post su questi Wurstel Dentati, omaggio di Madre Natura a Stuart Gordon. Straordinario anche il discorso dell'”agricoltura” operata da queste bestie.
    A quanto so però, certe società di formiche, evolutivamente più anziane di questi topi nudi, praticano una vera forma di coltivazione di funghi, che fanno crescere nelle profondità dei formicai, su substrati appositamente preparati e masticati di foglie e terreno (se non erro ne parla anche il buon Dawkins).

    A latere: un antico rimedio contro i malanni delle vie respiratorie era un estratto di Drosera. Forse Dundino può fornirci la materia prima

  7. Marco Ferrari Says:

    Perfetto, perfetto, AFAIK. Sono appena tornato da uno spettacolare fine settimana di birdwatching (oltre 70 specie in un paio di giorni!) e mi ritrovo con il mammifero più interessante che c’è. Ottimo. Me lo rileggo con calma nel pomeriggio.

  8. Paolo Says:

    Questo è un fantastico post. Veramente ben fatto. Complimenti! (te lo dico dopo averne letto solo metà, adesso riprendo)
    Paolo

  9. carmelina Says:

    bellissimo post e soprattutto bellissimi gli eterocefali. per me che amo le formiche sono assolutamente fantastici..

  10. tupaia Says:

    @tutti: grazie mille per i complimenti, non me ne fate troppi se no mi monto la testa ;-P

    @stefano: dici bene riguardo le formiche che allevano funghi, sono quelle che gli inglesi chiamano leafcutter e gli italiani non so, e se ti mordono fanno un male schifoso. Se e’ per questo le formiche hanno inventato anche la pastorizia, visto che allevano afidi. Quello che volevo dire, e’ che, convergentemente ad altre creature tra cui noi, ANCHE gli eterocefali hanno inventato l’agricoltura.

    @paolo: spiacente che il post sia venuto cosi’ lungo, e’ stata una faticaccia scriverlo sia per l’allergia all’Universo Mondo, sia perche’ c’erano tante di quelle cose da dire che ho dovuto fare una selezione. Spero che leggerlo non sia altrettanto penoso.

    @Marco: sempre bird-watching in Friuli o ti sei spostato altrove? io oggi ero a Milano, invece, e le uniche cose volanti che ho visto erano gli aerei di linea a Linate :( Non so se mi piacerebbe vivere li.

  11. tupaia Says:

    @stefano: interessante questa storia della Drosera. E’ una pianta carnivora mi pare, no? temo tuttavia che la mia parte ammalata sia il sistema linfocitario piu’ che quello respiratorio, che si limita a subire le conseguenze degli anticorpi impazziti.
    Comunque se ne sai di piu’, o se hai dei link, sarei curiosa di leggerli.

  12. Stefano Says:

    Si, la Drosera è un genere carnivoro che si trova un po’ in tutto il mondo. So che nell’alchimia e successivamente nell’erboristeria e in omeopatia veniva consigliata, insieme ad altre erbe, per mal di gola, raffreddori, etc.
    Data l’estrema rarità di queste piante, però, non so se consigliartene la ricerca e la raccolta per farci un decotto.
    Purtroppo non so consigliarti link, io avevo letto qualche articolo tempo fa su qualche rivista di fanatici fitocarnivori.
    Se però cerchi su Google, ad esempio “drosera erboristeria” puoi trovare molto.
    Per quanto riguarda la tua allergia, ti comunico che le Drosere si nutrono anche di polline vagante, per cui riflettendoci meglio non so se il decotto di cui sopra possa essere molto d’aiuto…
    In ogni caso, in bocca al lupo

  13. Marco Ferrari Says:

    Le leafcutter sono del genere Atta e in italiano si chiamano proprie tagliafoglie.
    Birdwatching sul delta (propriamente ero attorno alle valli di Comacchio).

  14. Dund Says:

    Stefano: curioso. domani, a moltissimi anni dall’ultima Drosera coltivata, forse metto le mani proprio su una D. rotundifolia.

  15. onq Says:

    forse ricordo male, ma ci deve essere un passaggio particolarmente visionario nel “gene egoista” dove queste bestiole vengono prese ad esempio e si ipotizza che ogni 1000 generazioni si attivi un gene nascosto e nascano con le ali per migrare.

  16. tupaia Says:

    onq: ma ti riferisci alle formiche o agli eterocefali? non ricordo il passaggio in questione, anche perche’ il gene egoista l’ho letto secoli fa. Pero’ sorci volanti mi sembrerebbe tanto anche per le peggiori sbronze di dawkins…

  17. Stefano Says:

    Colpa mia, Tupaia, con la citazione di Dawkins e delle formiche. A dire il vero non ricordo il passaggio del Gene Egoista in cui si parla del “gene nascosto”, mi ricordo solo la questione dell’agricoltura e della pastorizia (come ha ricordato Tupaia) inventate da loro.
    Un gene che si ripresenta a scadenze regolari di 1000 generazioni non mi sembra proprio una teoria da Dawkins. Quando avrò tempo me lo andrò a rileggere per curiosità

  18. onq Says:

    Ho passato un paio d’ore a scorrere di nuovo la mia copia polverosa del gene egoista credendo di essermi sognato tutto, ma in effetti mi ricordavo bene: la prima nota al capitolo 10 parla proprio delle “talpe nude” paragonandole alle colonie di insetti sociali, Dawkins si sorprende del fatto che non ci siano (come nel caso delle formiche) caste “alate” col compito di fondare altre colonie lontano dalla prima. Vado a citare: “[…] un giorno scopriremo una fase di dispersione che finora, per qualche ragione, è sfuggita all’osservazione. Sarebbe troppo sperare che agli individui che si disperdono spuntino letteralmente le ali! Ma […] potrebbero essere pelosi invece che nudi, per esempio.[…] E’ concepibile che qualche roditore già noto, finora classificato come una specie completamente diversa, si riveli la casta perduta delle talpe nude? […] E se le talpe nude fossero fossero come le cavallette americane, capaci di produrre una casta migratoria distinta ma solo in certe condizioni che, per qualche ragione, non si sono verificate in questo secolo? L’africa orientale del diciannovesimo secolo potrebbe aver sofferto invasioni di talpe pelose che migravano sul terreno come i lemming, senza che alcun resoconto sia sopravvissuto fino a noi.”

  19. Livio L. Says:

    Riapro questo post perché leggendo qua
    http://www.biology-blog.com/blogs/permalinks/4-2006/small-loud-eusocial-and-successful.html
    ho notato che si parla di 9 gruppi di animali che praticano l’eusocialità, ma non si dice quali sono. Secondo voi? Direi formiche, api, vespe, termiti, gamberetti Synalpheus, mammiferi (2 e li conosciamo ormai), alcuni afidi, alcuni tisanotteri. Mi manca un gruppo.

  20. tupaia Says:

    Conoscevo una ragazza che sosteneva di conoscere cinque modi per fare sesso con l’aiuto di un rasoio di sicurezza, ma non ha mai detto quali fossero. Non ti saprei dire, anche perche’ non vedo perche’ gli imenotteri farebbero tre gruppi diversi e i mammiferi no.

  21. danilo Says:

    Beh, gli imenotteri fanno tre gruppi diversi perchè hanno acquisito indipendentemente l’eusocialità tre volte (probabilmente). Credo che il gruppo mancante sia un qualche fottuto coleottero. O almeno così i miei tre neuroni superstiti, scintillando fra loro, ritengono di ricordare.
    E hai fatto bene a non chiederglielo, alla tua amica. Ci sono cose che la mente umana non è ancora pronta a sapere. La mia, perlomeno.

    Danilo

  22. falecius Says:

    Voglia sapere tutto dei coleotteri, afidi e tisanotteri eusociali, e soprattutto dei gamberetti synalpheus.

    (P.S. com’è definita la socilità umana?)

  23. Livio L. Says:

    Dovrei averlo trovato: Austroplatypus incompertus, Curculionidae. Questo la mia mente può acquisirlo. La questione del rasoio no!

  24. tupaia Says:

    Livio: interessante, grazie. Ora il problema resta definire l’eusocialita’. Se la si riduce ad una semplice divisione in caste, allora anche noi siamo eusociali, e saremmo a dieci…

  25. Livio L. Says:

    Perché dici che noi siamo eusociali? Non mi pare che ci sia soppressione della riproduzione in alcuni individui. Cercando qua e là ho trovato anche estratti di libri scientifici dedicati alla eusocialità con diverse definizioni strette, larghe o come vuoi che sia.

  26. danilo Says:

    Proponine un paio, così non devo andare a cercarmele io :-)

  27. Livio L. Says:

    Mi ero perso qui dentro
    http://books.google.it/books?id=qkHHO_SmM_kC&pg=PA2&lpg=PA2&dq=eusociality+coleoptera&source=bl&ots=KFHWG3GaTP&sig=KjqoiydgSEmvy49FX4w-gGuKqpM&hl=it&sa=X&oi=book_result&resnum=3&ct=result#PPP1,M1
    oppure anche qua
    oppure anche qua
    http://www.sekj.org/PDF/anz42-free/anz42-573.pdf

    Temo però che siano solo due suggerimenti in un mare magnum che viaggio al centro della terra è una gitarella in campagna al confronto.

  28. tupaia Says:

    Livio: l’articolo in pdf mi pare ponga esattamente il dito sulla piaga a cui accennavo

  29. Livio L. Says:

    Figurati che sto cercando di scrivere un post su alcuni ciclidi definiti cooperativi dal punto di vista riproduttivo in cui le femmine dominanti sopprimono totalmente e/o parzialmente la riproduzione delle femmine subordinate. Alla faccia del cooperativo.

  30. Walt Says:

    Ri-riapro pure io questo post per aggiungere un altro superpotere posseduto da questi wurstel.
    Non solo “resistono a dolore, mancanza di ossigeno, stress da invecchiamento, mancanza di acqua e di cibo, temperature estreme”. Sono anche estremamente resistenti ai tumori. Recentemente è stato scoperto il meccanismo molecolare di questa resistenza, chi vuole sapere i dettagli può andare a leggere qua:

    http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Longevo_e_a_prova_di_cancro/1340651

  31. Il Prozac agisce controllando i livelli di microRNA | Neoteron Says:

    […] Link consigliati: *L’orologiaio miope* – I wurstel con i denti: gli eterocefali glabri […]

  32. Gabriele Ainis Says:

    Ho scoperto il sito per puro caso (inseguendo un link da FB).
    Davvero complimenti: inserito al volo tra i miei preferiti!
    Suggerirei di rivedere la sintassi di
    “da alla luce in media ad una sessantina…”
    direi piuttosto: “dà alla luce in media una sessantina…” (didascalia della quarta figura).
    Cordialmente,

  33. tupaia Says:

    Il blog di solito lo scrivo verso le due del mattino, quindi la grammatica e’ complessivamente piuttosto onirica, e di giorno ho altre mille cose da fare, per cui non torno quasi mai sui post, confidando che il concetto si capisca. Non parliamo poi degli accenti, dato che uso una tastiera inglese senza lettere accentate.
    Il libro, d’altro canto, ha subito un lungo lavoro redazionale sia in termini di contenuti scientifici che di sintassi che di ortografia, per cui lo consiglio se si aspira a leggere degli stessi animali in un italiano piu’ decente.

  34. Rossana Says:

    A proposito degli esseri umani:
    ci distinguiamo in alcune categorie per il funzionamento del nostro cervello e di conseguenza si differenziano i nostri comportamenti sociali.
    Personalmente rientro nello Spettro Autistico e vengo definita Asperger ad alto funzionamento. Sono da sempre convinta di non avere caratteristiche sociali ma EUSOCIALI, Noi neurodiversi asperger abbiamo molto in comune con il favoloso würstel con i denti che varrebbe la pena approfondire, compreso un innalzamento anomalo della soglia del dolore.
    Sarebbe molto importante incrociare i dati di alcune teorie evolutive relative ai mammiferi eusociali per capire come e quando si sono sviluppati alcuni vantaggi evolutivi tipici dell’Asperger. Forse il ragionamento andrebbe condiviso anche con qualche antropologo. Negli Asperger si rileva una caratteristica che per comodità spesso viene definita “ingenuità sociale” o “ignoranza sociale”, si considera assenza di empatia un modo differente di gestire la manifestazione della propria socialità. Ci stressa molto il linguaggio sociale fatto di codici verbali ed espressivi dei neurotipici mentre siamo propensi ad attivarci nell’accudimento di chi è indifeso sia che abbia o che non abbia grado di parentela in particolari circostanze, al punto che nei quiz di individuazione del quoziente autistico si presume che in questo tipo di neurodiversità si sia portati per esempio al collezionare episodi di accoglimento e adozione di cuccioli di animali randagi in cui ci si imbatte in modo seriale. Rispetto alla cooperazione con i nostri simili i problemi ci sono in assenza di ruoli chiari e ben definiti, e questo fa si che noi si venga considerati inadatto a lavorare in gruppo in questa epoca, ma non siamo inadatti, ma solo disorientati dal diverso modo di comunicare dei neurotonici di cui non comprendiamo i codici e dalla confusione di ruoli e gerarchie consolidate nell’attuale modello lavorativo in cui i talenti e le capacità, le “specializzazioni” non sono più dirimenti in caso di scelta di assegnazione dei ruoli, sottostimati rispetto alla capacità di gestire le relazioni, che è ormai criterio primario nell’assegnazione dei ruoli. Mi piacerebbe confrontarmi con voi.

  35. Rossana Says:

    Ci tengo a precisare che non ho le ali…

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