Il matematico supponente (Horror vacui)

Ho visto in libreria che Piergiorgio Odifreddi ha scritto un nuovo libro, e fin qui niente di male.

Quello pero’ che mi ha lasciato perplessa e’ che il libro si chiama “In principio era Darwin” ed e’ sostanzialmente una ennesima biografia di Zio Carlo.

Quello che mi infastidisce e’ che Odifreddi e’ un matematico. Questa non e’ una colpa in se’, e’ solo che secondo me non ad un matematico, per quanto autorevole, spetterebbe raccontare la vita e soprattutto il pensiero del geniale inglese nel suo bicentenario, ma a qualcuno che l’evoluzionismo lo mastica quotidianamente e professionalmente. Un evoluzionista, insomma, un biologo, che ha affrontato decine di volte gli aspetti tecnici e pratici, oltreche’ filosofici, di quella che secondo me e’ la rivoluzione copernicana moderna.

Ho cominciato allora a chiedermi quale biologo di spicco abbiamo in Italia, quale figura puo’ fare da mediatrice tra l’intricatissimo mondo dell’evoluzionismo e la mia vicina di casa, un Richard Dawkins, insomma, o un PZ Meyers, all’italiana. E la rsposta e’ stata desolante.

Luca Cavalli-Sforza sarebbe stato adatto ma, giustamente, ci snobba e se ne resta negli States. Danilo Mainardi sarebbe perfetto, ma sospetto che non sia molto interessato al lato evoluzionistico della biologia, e comunque entrambi sono piuttosto avanti negli anni e non piu’ sufficientemente “mediatici”, in un mondo di veline. Su Giorgio Celli preferisco non commentare.

E cosi’ ci rimane Odifreddi.

Solo che, Dr. Odifreddi, abbia pazienza: lei lo acquisterebbe un libro scritto da David Attemborough che parla, che so, delle teorie di John Nash? Secondo me no.

Lancio un appello, allora: c’e’ mica qualche eminente biologo/naturalista/evoluzionista disposto a lasciare la scrivania e parlare con la volgata al posto di Licia Colo’? Non ci posso credere che ci sia un cover-up dei media contro gli evoluzionisti italiani…

Published by tupaia on giugno 2nd, 2009 tagged annunci, evoluzionisti, informazione, ricerca, Varie ed eventuali


28 Responses to “Il matematico supponente (Horror vacui)”

  1. restodelmondo Says:

    Percarità non farmi pensare alle *cazzate* (pardon my French) che Odifreddi ha scritto quando ha intervistato Nash. O in generale quando ha parlato di Teoria dei Giochi. Mi prudevano le mani.

    (Ok, ora mi ci hai fatto pensare, quindi tanto vale che espliciti. “Ccccioé, von Neumann era uno stronzo, perché poi, cccioé, si è anche convertito al cattolicesimo e ccccioé, ecco, ha costruito la BombaAtomica e la teoriadeigiochi la usano i militari…”. Ora: era uno stronzo? Sì, probabilmente, almeno in parte. Era maschilista, questo si sa per certo. Nel 1940 non era strano – anche Einstein non fece nulla per aiutare Emmy Noether, per dire, salvo poi scriverne l’obituary. Però von Neumann era anche pronto ad aiutare gente come Stanislaw Ulam che si era trovato a New York con praticamente solo i vestiti che aveva addosso, un fratello da mantenere, e la famiglia ad Auschwitz. Si è convertito al cattolicesimo? Sì. Anche Chesterton e Graham Greene. Sa il Cielo se non perdo occasione di criticare la Chiesa di Roma, ma mi pare un po’ poco. Alla Bomba ci hanno lavorato in tanti. Anche con qualche motivo comprensibile, se non buono – vedi Ulam. Quanto ai militari: quelli usano tutto. Smettiamo di far ricerche sui vaccini perché potrebbero portare ad armi biologiche? E comunque: von Neumann era una delle più grandi menti del ventesimo secolo. Avere la chance di parlarne al mondo – che lo ignora – e ridurlo a una serie di aneddoti, di “non ho le sue posizioni politiche e filosofiche” è da pirla (pardon my Milanese ;-)).)

  2. Alessandra Says:

    Beh, io non lo prenderei nemmeno sotto minaccia il libro di Odifreddi su Darwin !!! Che c’azzecca, come direbbe qualcuno ? A parte che non mi è simpaticissimo per via del suo atteggiamento da razionalista dogmatico ( che personalmente mi sta sullo stomaco tanto quanto l’integralismo religioso )…. pur riconoscendolo certamente brillante sotto certi aspetti… se non altro per il fatto di possedere il talento del tuttologo che in assoluto non è da buttare.

    Boh…. che so…. ma allora non sarebbe preferibile un Mainardi per tentare una tale impresa… ? certo, lui pure è piu’ specificamente un etologo….. ma meglio di Odifreddi forse potrebbe fare.

    Buona notte !

  3. lordbyron Says:

    ma allora non sono l’unica a pensare che odifreddi sia “lievemente” antipatico nel suo estremo razionalismo. :)
    tra l’altro, da lettrice, preferisco di gran lunga i libri di Mainardi – il quale fra l’altro ha scritto dei gialli gradevolissimi – che i suoi.

  4. Marco Ferrari Says:

    Il libro di Odifreddi l’ho letto (non comperato – letto). E mi è sembrata una buona favoletta – il tipo sa scrivere – che però poteva scrivere chiunque. Difetti? Non approfondisce alcuni aspetti della teoria che sono fondamentali, sbaglia alcuni particolari che ogni biologo sa a memoria, approfondisce particolari marginali. Fra l’altro ha usato Darwin anche come “compagno di viaggio” nel libro sul cammino di Compostela, scritto con Valzania (un cattolico che dubita dell’evoluzione). Quanto ai biologi divulgatori, Mainardi è decisamente meglio (che sia etologo è poco importante, sempre biologo è e la teoria la conosce) Celli sta scrivendo una serie di articoli (idiosincratici è dire poco) su Tuttoscienze che probabilmente andranno a finire in un libro. Il meglio, ma sta facendo altro tipo di divulgazione, è Telmo Pievani, che scrive anche molto bene e ha già scritto un paio di libri molto buoni. È un filosofo, non va bene?

    P.S. ricordo che alla presentazione di un libro di Odifreddi, l’autore si è spinto a spiegare una particolare ipotesi della vita degli scimpanzé. Io e un collega biologo ci siamo guardati e abbiamo detto “Ma non è così”. Da allora ho sempre avuto l’impressione che non capisse proprio tanto la teoria.

  5. Fabio Says:

    Dico Pievani anche io. La sua “introduzione alla filosofia della biologia” è davvero ottima.
    Come biologo invece dico Alessandro Minelli.
    Per il resto non è automatico, secondo me, il rapporto ottimo ricercatore=ottimo divulgatore.

    Fabio

  6. falecius Says:

    Tupaia, ma perché non ti ci metti tu?

  7. Livio L. Says:

    Appoggio l’idea di Falecius.
    Tupaia, l’anello mancante?
    ;-)

  8. tupaia Says:

    Avete ragione, non avevo pensato a Mainardi ed e’ una mia mancanza. Modifico il post in tal senso. Minelli e’ troppo serio e non si concede abbastanza “in pasto” ai media. Su Celli stendo un velo pietoso. Telmo Pievani e’… un filosofo… certamente e’ competente, ma resta uno che non si e’ mai sporcato le mani e insomma io ho i miei limiti e i filosofi non li reggo.

  9. tupaia Says:

    Fabio: hai perfettamente ragione, un buon scienziato non e’ detto che sia un buon divulgatore, anzi, probabilmente e’ vero il contrario. Ciononostante non e’ un’impresa disperata trovare un accademico che spieghi con semplicita’ e competenza cose complicate, in fondo dovrebbe essere parte del loro mestiere.

  10. Marco Ferrari Says:

    Fammi fare una ricerchina, tupaia, e vedrai che un paio di italiani bravi te li trovo. Che poi riescano a pubblicare, non so, ma bravi sono certo.

  11. Mr. Tupaia Says:

    Mah, io non sopporto Odifreddi dai tempi della sua “intervista ad Adolf Hitler”, e trovo offensivo che qualcuno definisca “razionalismo estremo” l’atteggiamento di un signore che piega i fatti ad una serie di pregiudizi ideologici. Razionalismo è quello di Dawkins o di Hitchens, non quello di Odifreddi.

    Ciò detto, in principio, e al di là del caso specifico, non ci vedo niente di male a che un matematico – o un chimico o un filosofo – scriva un trattato non-tecnico su un’idea la cui influenza si è spinta ben oltre il campo della biologia, e sull’uomo che l’ha avuta e formalizzata. Poi magari (anzi molto probabilmente) mi sbaglio, viste le castronerie che ho letto, ad opera di non-matematici e non-fisici, sul teorema di Gödel e sulla meccanica quantistica; ma anche così, non è certo colpa di Odifreddi se in Italia la divulgazione naturalistica sembra languire.

  12. danilo Says:

    Mr. Tupaia: non ricordo chi l’abbia detto, ma il problema dell’evoluzionismo è che tutti credono di averlo capito. Il che non esclude che un matematico l’abbia capito, beninteso, ma bisogna credergli sulla parola, visto che nel suo ambito accademico non viene giudicato in base a ciò. Voglio dire, io i tuttologi li userei al posto della volpe in quel vostro simpatico sport.

    Marco: se Barbujani ne avesse voglia, avrebbe sia la competenza nella materia, sia quella stilistica.

    Danilo

  13. Vincent Says:

    Non vedo perché dovrebbe essere necessario un biologo per parlare della vita di Darwin o della sua teoria.
    Al limite, volendo essere precisi, dovrebbe essere un naturalista a farlo. Bah!

  14. Luca Says:

    ciao, sono abbastanza nuovo, mi decido a postare solo ora per spezzare una lancia in favore di Telmo Pievani, secondo me anche se è filosofo sarebbe abbastanza adatto a scrivere una biologia di Darwin, soprattutto dato che ha pubblicato i taccuini del suddetto(molto molto belli, mi hanno fatto apprezzare la parte di geologia della sua ricerca), ed ha tradotto se non sbaglio alcuni libri di dawkins…
    comunque, complimenti per gli articoli, in particolare la sacculina mi ha affascinato tantissimo!

  15. tupaia Says:

    Mr tupaia e Vincent: Tutti possono scrivere che Darwin ha passato cinque anni su un brigantino, certo. Il problema viene dopo. Se non e’ una biografia nuda e cruda ma un’analisi del pensiero dell’uomo, e delle sue conseguenze, allora il background conta. Da questo dipende il taglio che si da all’opera. Odifreddi spende un intero capitolo sugli equilibri di Hardy-Weinberg: ovvio, e’ un matematico e li gioca in casa. Ma e’ rilevante nel quadro generale? Il problema della pertinenza lo ha gia’ sollevato Marco nella risposta n. 4, quindi non mi dilungo.
    Il punto e’ che l’evoluzione e’ un’idea semplice ma all’atto pratico dannatamente complessa e leggersi i libri di darwin (come Odifreddi sostiene di aver fatto) non e’ sufficiente ad avere un quadro complessivo, perche’ ai suoi tempi non lo aveva nemmeno darwin. Io sono anni che ci sbatto su la testa (senza eccessivo impegno, devo ammettere) e spesso ho la quasi certezza di non averci capito niente.
    E’ per quello che secondo me e’ necessario uno specialista, tutto qui.
    Tutti possono scrivere un trattato di idraulica, ma poi l’acqua esce dal rubinetto?

  16. tupaia Says:

    Luca: io non avrei niente in principio contro Pievani. E’ che e’ un f… un fi… un filos… un filogh… inutile, non ci riesco :-D

  17. Marco Ferrari Says:

    @danilo. Certo, anche Barbujani è ottimo (ha scritto anche pièce teatrali). Ma ho trovato buono, anche se un po’ dotto, Una lunga pazienza cieca di Barsanti. Scrive bene, e nelle conferenze è molto bravo, Maurizio Casiraghi (ha un blog, qui: http://procesodecambio.linxedizioni.it/)
    Per il resto, siamo al Comma 22: se non sei famoso, non scrivi, e se non ti fanno scrivere non diventi famoso. Per questo poi i libri li scrivono Ancelotti e Totti.
    Marco

    P. S. Se conoscessi Pievani, non saresti così prevenuta. Ha anche due bellissimi bimbi.

  18. Alessandra Says:

    Eddaiii…. secondo me Pievani è uno che ne sa… è un filosofo della scienza, e comunque ha anche acquisito una piuttosto solida preparazione in biologia evoluzionistica !
    Chiedo uno sforzo di comprensione per i filosofi. Io sono un lemuretto ( sì, anche la mia intelligenza è da lemuretto e non evoluta come quella degli scimpanze’ ! ) laureato in filosofia…. e se non fosse stato per quegli studi, che al tempo erano gli UNICI ( purtroppo e per fortuna mi tocca dire ) che mai sarei stata in grado di sostenere, non mi sarei probabilmente mai interessata nemmeno a livello hobbistico di fauna, di etologia, … e di un po’ di evoluzionismo ! Davvero, la filosofia puo’ costituire per alcuni soggetti un’ottima palestra mentale.

  19. Alessandra Says:

    Ottima la modifica al titolo… ! Il matematico supponente, vero ; che talvolta in qaulche dibattito è arrivato a comportarsi da matematico francamente maleducato.

    A proposito di quanto dice Mr. Tupaia, beh… purtroppo io non ho mai visto ‘intervista ad Adolf Hitler’. Io ho parlato di razionalismo dogmatico nel senso che il tipo in questione mi sembra uno di quelli che tendono a fare della Ragione l’unico Dio… e, soprattutto, mostrano scarso rispetto per chi è credente o comunque per chi “lascia porte aperte”.
    Puo’ poi ben essere che, in settori che non hanno a che fare con le scienze esatte, cioe’ nella dimensione di valori,ideologie,giudizi sorici etc., come immagino fosse questo il caso, l’Odifreddi si sia mostrato niente affatto razionale………….. lui che invece suppone sempre di esserlo piu’ degli altri.

    Buona notte dal lemuretto

  20. lordbyron Says:

    a parlare di estremo razionalismo sono io. magari avrei dovuto scrivere “estremismo razionalista”: a me sinceramente dà non poco fastidio che odifreddi si permetta di trattare dall’alto in basso tutte le religioni. E lo dico da non-cattolica e non-cristiana. Non è che, per il fatto che lui non ci crede, non ci deve credere nessuno.
    byron

  21. maus Says:

    marco ferrari: “Per il resto, siamo al Comma 22: se non sei famoso, non scrivi, e se non ti fanno scrivere non diventi famoso. Per questo poi i libri li scrivono Ancelotti e Totti.”

    vero per le brossure promosse in tv e che trovi in scaffale da mondadori, ma -personalmente- ritengo che la rete abbia creato una via di fuga al comma 22.

    tranne mainardi e (meno) celli non conosco divulgatori italiani prettamente naturalistici, non è la mia materia e la coltivo poco e marginalmente anche se con piacere.

    ma direi che sono un buon campione degli utenti di divulgazione naturalistica (ché i naturalisti la studiano “in lingua originale”).

    il fatto che questi divulgatori siano pochi o nulli crea uno spazio per un giovane sufficientemente (qualunque cosa voglia dire) esperto, capace, coraggioso e quant’altro, che pensi che possa essere la sua strada.

    “il darwin, l’evoluzionismo e tutto il resto” è argomento troppo arduo per iniziare a pubblicare?
    meglio, il candidato può iniziare a divulgare naturalismo secondo qualche altro criterio, pubblicare qualche volume e intanto lavora al suo progetto per la “trilogia delle galapagos”.

    si potrebbe continuare, ma sono le 4 del mattino…

    ciao

  22. drArnheim Says:

    Spezzo l’ennesima lancia in favore di Pievani, dato che pure io sono un filosofo convertito alle Scienze Naturali (ok, mi sono appena laureato e non gli lucido nemmeno le scarpe, ma l’intenzione è più o meno quella), tanto che ci ho pure scritto una tesi (sulle capacità tecnologiche e culturali delle antropomorfe) e ne ho fatto un progetto di vita.

    Invece su Odifreddi sposo il giudizio di Tupaia (e ora mi sfoglio il blog :P), appena ho sfogliato il libriccino in Feltrinelli mi è parso subito un becero tentativo di saltare sul carro della ricorrenza darwiniana, ed è così odifreddiano (nella sua tensione verso la notorietà) che non mi aspettavo di meno

    Per quanto riguarda i divulgatori italiani effettivamente c’è poco in giro, eccezion fatta per la vecchia guardia che sta perlappunto invecchiando (e io pure su Mainardi ho qualche riserva, mi è parso un po’ semplicistico anche se sta cmq parecchie spanne sopra Celli per dire).

    Ad ogni modo temo che qui, ahimè, stia giocando un ruolo lo stereotipo del filosofo (a là Gabriele Porta), che purtroppo non rende giustizia a una materia talmente variegata da essere rovinata dalla maggioranza di cialtroni che navigano nelle frange più inguardabili (ne so qualcosa).

  23. Marco Ferrari Says:

    Ho capito cosa vuol dire tupaia. Che chi scrive gli (eventualissimi) libri di divulgazione non sia un teorico pur bravissimo come Telmo Pievani, ma un empirico-naturalista con una buona preparazione teorica. Per quello che insiste sullo “sporcarsi le mani”. Uno cioè che si sia fatto un mazzo così sul campo e sappia unire aneddoti di vita vissuta curiosi ma profondi a spiegazione teoriche ma non noiose. Un po’ come la tizia che ha scritto “Doctor tatiana sex advice to al creation” (iperconsigliato) che mi hanno detto stia per essere tradotto anche in italiano, finalmente.
    Se è così forse Pievani non va bene.

  24. drArnheim Says:

    In effetti la vita (e la ricerca) vissuta quando traspare dai saggi di divulgazione rende tutto più interessante, ed è la mancanza principale di Pievani (che risulta un po’ “accademico”). I naturalisti potrebbero invitare i divulgatori a farsi qualche mese di ricerca ogni tanto, no? io mi ci ficcherei volentieri ad esempio :P (e non sono nemmeno un divulgatore, per ora, figurarsi uno a cui viene comodo anche per lavoro capire come funziona la ricerca sul campo)

  25. Marco Ferrari Says:

    Grazie, se qualcuno mi paga per fare dei mesi di ricerca sul campo ogni tanto, ci vado di corsa, e poi ti scrivo tutti i libri che vuoi. 8-P

  26. tupaia Says:

    Chiarisco la mia posizione sui filosofi che si occupano di scienza, prima di dare adito ad equivoci.
    Io personalmente li vedo un po’ come i critici d’arte, che non sono in grado di dare una pennellata, ma giudicano l’opera finita. Sicuramente c’e’ anche bisogno di chi abbia una visione d’insieme dall’esterno. Pero’ a me i critici hanno sempre dato la vaga impressione di essere dei parassiti (nel senso biologico), cioe’ di campare a spese di chi fa davvero il lavoro.
    Un filosofo non ha mai provato lo sgomento di dati incongruenti, di esperimenti non riusciti, di aimali che si rifiutano di entrare nelle trappole, o che si tolgono il radiocollare, ne’ la morsa del gelo che blocca gli otturatori delle macchine fotografiche, o delle zanzare grosse come elicotteri che passano attraverso i vestiti. Loro vedono il lavoro finito, e lo commentano. E una breve vacanza sul campo non penso cambierebbe di molto le cose.
    Darwin ha avuto bisogno del viaggio sul Beagle e Wallace di girare il mondo sulle navi esploratrici per arrivare alla teoria dell’evoluzione. Un filosofo avrebbe potuto farlo, rimanendosene comodamente seduto a casa? Linneo ha avuto tra le mani decine di specie di animali e piante, che gli venivano comodamente recapitate a Stoccolma, ma l’idea dell’evoluzione non gli e’ mai passata per la testa perche’ lui non ha mai visto i posti dove vivevano questi animali (non e’ mai andato al di la’ della Germania, di fatto).
    Quanto profonda e’ la visione degli “entangled banks” di un filosofo (o di un matematico)?

  27. drArnheim Says:

    vabbè però come i critici d’Arte non spennellano (anche se gente come Gehlen o Dewey, per dirne un paio, ha fatto molto per l’Arte che non va solo prodotta ma anche capita ecc.. ecc.. è un discorso lungo, noioso e fuori tema)i filosofi che si occupano di scienza non devono per forza elaborare nuove teorie scientifiche, quanto (e su questo se la giocano coi grandi scienziati, teorie su come funzioni il processo scientifico in sè.

    Ma questa è epistemologia (e non è il mio forte), qui si parlava mi pare di divulgazione (e/o giornalismo), che significa proprio farsi recapitare lo studio fatto e finito e tradurlo agli interessati che difettino di tempo o capacità per leggerselo in originale, aggiungendo tutto quello che serve a farne capire le implicazioni eccetera (si possono elaborare anche prodotti un po’ più complicati, credo, ma sono un po’ giovane e inesperto per mettermi a speculare su cose che ancora non faccio). Quando dico capacità intendo ovviamente che serve una buona, se non ottima, competenza perlomeno teorica (che poi è la ragione per la quale i divulgatori spesso si specializzano manco fossero scienziati pure loro), ma voglio sperare che sia alla portata anche di chi non fa ricerca per professione, fermo restando che viene utile, se possibile, immergervisi ogni tanto e inserire un po’ di pratica affianco alla teoria nelle proprie “risorse da divulgatore”.

    Sono stato un po’ prolisso, alla fine il succo era “non essere così pessimista tupaia”, magari dai ranghi dei filosofi non esce un nuovo Darwin (e sinceramente non me lo aspetto) ma un po’ di gente in grado di raccontare la ricerca scientifica forse si. Se poi sembra ingiusto a chi si spacca la schiena picconando uno scavo archeologico o impiega mesi per riuscire a osservare un aye-aye in natura beh probabilmente lo è, ma forse ne può venire fuori qualcosa di buono

  28. falecius Says:

    Non trovo che sia ingiusto. A naso credo che siano competenze diverse. Se parliamo di divulgazione (l’epistemologia/filosofia della scienza è un’altra faccenda, ma anche lì, nessuno ha mai preteso che Bachelard sostituisse Heisenberg) in un certo senso è come il rapporto tra scrittore e traduttore, non so se rendo l’idea.

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